UnMetal – Ritorno alle origini del mito

Prima di parlare di UnMetal è necessaria una piccola premessa. Tutti voi conoscerete di sicuro Metal Gear Solid. Non lo metto neanche in dubbio, perché se state leggendo queste pagine immagino sapiate cosa sia un videogioco. Se ne avete mai visto almeno o ne avete anche solo sentito parlare, Metal Gear Solid è un nome che non può esservi sconosciuto. Saranno meno invece quelli che hanno avuto modo di giocare i titoli precedenti, prima ancora della Saga Solid.
Perchè sì, Metal Gear Solid è il terzo capitolo della serie Metal Gear.

Si va indietro nel tempo, con Metal Gear e Metal Gear 2: Solid Snake. Entrambi i titoli sono stati sviluppati inzialmente per MSX, anche se il primo ha visto il proprio rilascio anche sul primissimo NES. Alla loro uscita a ebbero modo di rivoluzionare il mondo dei videogiochi, adattando il classico genere Action allo stile più ragionato e raffinato dello Stealth.
Prima di essi gli esempi si contavano sulla punta delle dita, come 005 o Castle Wolfenstein (sì, QUEL Wolfenstein nacque come Stealth), giochi ben più statici e meno accessibili sia come distribuzione che come fruizione (il primo era un titolo arcade, il secondo per Apple II).

UnMetal vuole essere un enorme tributo questo glorioso passato, mischiando un pizzico di avventura grafica per quel che riguarda la risoluzione di semplici enigmi utilizzando e combinando oggetti tramite un inventario.

Parliamo di UnMetal

La trama è un palese pretesto per dare inizio a un gioco militaresco, condito da una grafica Pixel Art veramente squisita che richiama moltissimo la veste del magico MG2.
Quello che gli autori di UnMetal capiscono al volo è che, se dal lato gameplay possono difendersi bene, non era proprio il caso di osare con un scrittura troppo seria. Saggiamente hanno optato per uno stile più leggero, la cui vena umoristica del gioco lascia capire le intenzioni dei programmatori di non prendersi troppo sul serio.

Pur non essendo particolarmente brillanti (certo non si parla di Lundini) i tanti intermezzi comici sono piacevoli e spezzano il ritmo nella maniera giusta. Già all’inizio mi ha strappato un sorriso quando, durante la cutscene iniziale, il protagonista, il signor Fox, dice di essere stato arrestato per un crimine che non aveva mai commesso. Fin qui tutto ok, ma ecco arrivare subito dopo il flashback nel quale, circondato dalle guardie, una gli punta l’arma addosso gridando “Sei in arresto per un crimine che non hai mai commesso!”

Le presentazioni, infatti, sono in puro stile da schermata di un Picchiaduro anni 90

Tutti i dialoghi sono sia sottotitolati che recitati e mi ha fatto immensamente piacere, nonchè ridere, il fatto che il protagonista, oltre a essere modellato in maniera simile a Solid Snake dei primi capitoli, sia doppiato in modo da ricordare la voce dello storico David Hayter con un risultato esilarante.

Dettagli che fanno la differenza

Inutile dirvi che non si eauriscono qui gli aspetti interessanti: UnMetal, infatti, non si limita ad un ironico remake dei primi MG, ma aggiunge qualche piccolo extra, come il sistema di punti esperienza e la simpatica possibilità di scelte multiple in alcuni dialoghi, cambiando radicalmente alcune scene.

Ci sono tanti altri aspetti davvero intriganti, come il dissanguamento visibile a schermo e non solo come stato alterato, che vedrà il nostro protagonista lasciare una scia di sangue al proprio passaggio. Le boss fight sono divertenti, anche se non particolarmente originali. Le ho prese per quello che sono: l’ennesimo Topos del genere.

Anche qui, però, non si è persa l’occasione di rimarcare lo stile del gioco. Le presentazioni, infatti, sono in puro stile da schermata di un Picchiaduro anni 90. Buoni anche gli effetti e la colonna sonora. L’ovvia ispirazione presa dai vari MG e MGS è palese, e ne imita bene le atmosfere.

Concludendo…

Ho giocato ogni Metal Gear esistente, compreso l’episodio semisconosciuto per Game Boy Color, Metal Gear: Ghost Babel.

In ogni episodio (a parte l’orribile Snake Revenge per NES, un sequel spurio) ho sempre sentito particolari sensazioni che mi spingevano a giocare quasi ininterrottamente. Non solo per la trama, ma proprio per gameplay che davano quel brivido e soddisfazione unica nel passare un’area senza farsi beccare. Sensazioni che mi hanno sempre guidato nel sottogenere Stealth, da Thief fino a Hitman, passando per un Tenchu ed un Dishonored.

Facendolo, ho potuto osservare una graduale evoluzione del genere, con l’approccio silenzioso che si è fatto via via più raffinato pur senza mai dimenticare le basi date dai Metal Gear. Ecco, queste basi, quella sensazione, quel brivido, giacciono anche in UnNetal, nella maniera più primordiale. Titolo consigliatissimo per chiunque sia un fan della saga di Kojima o per chi vuole riscoprire il genere a partire dai suoi albori.

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