“Il Drago nel videogioco”, Sea of Solitude e Storia

La figura del drago è una delle più usate e abusate della storia del videogioco e non solo. Ma quali sono i significati celati dietro questa creatura?

Alcuni sono ormai nauseati dall’ennesima presenza del drago nelle nuove uscite, altri rimangono ancora incantati dalla sua possente figura nel videogioco; ma vi siete mai soffermati sul suo significato? E’ effettivamente lo stesso per varie culture?


“El Dragón posee la capacidad de asumir muchas formas, pero éstas son inescrutables. En general lo imaginan con cabeza de caballo, cola de serpiente, grandes alas laterales y cuatro garras, cada una provista de cuatrouñas.”

” Il drago ha la capacità di assumere diverse forme, che sono però imperscrutabili. Generalmente lo si immagina testa equina, coda di serpente , grandi ali laterali e quattro zampe dotate di quattro artigli.


Generalmente, quando pensiamo ai draghi, li immaginiamo come enormi creature magiche alate e artigliate. Esseri da sconfiggere (o da crescere e domare), per eccellere nel videogioco. Questo è dettato da una certa letteratura e consuetudine nel mondo videoludico e cinematografico.

Il drago nel videogioco, diverso nella letteratura

Occorre precisare che la figura del drago cambia, sia nella sua rappresentazione sia nella simbologia, in  base alla cultura a cui facciamo riferimento. Per semplificare si può ricondurre le caratteristiche in due grandi gruppi: orientale e occidentale.

illustrazione da Fabio Porfidia- “Oberon, la Guerra dei Maghi“, Vincent Books, Raven Distribution. Ink on paper

Nel corso del tempo, i testi e le rappresentazioni orientali tendono a raffigurarlo come simbolo delle forze creative e benefiche , mentre in quelli occidentali assume una delineazione negativa (devastazione e pericolo, terribile portatore di morte e rovina), adattando l’iconografia alla funzione.

Assai longevo, il drago si crede nasca da un uovo raro che necessita di almeno un secolo per la schiusa e che la fonte della sua saggezza risieda appunto nei secoli di sviluppo del corpo ( 500 anni per iniziare ad assumere l’aspetto caratteristico e altri 500 anni per completarlo e raggiungere l’età matura atta alla riproduzione) .

La visione occidentale

Nell’esoterismo il drago costituirebbe la prova da superare per colui che voglia impossessarsi del suo sapere ( mangiandone il cuore ) e questa concezione viene riproposta in vari videogiochi come Skyrim e  Dragon Age 4 . In altri è il mostro a protezione di inestimabili tesori spesso, ma erroneamente, associati a dune immense di monete e monili in oro.

Parlando simbolicamente, il drago è la parte ignorata, celata o rinnegata, che riteniamo più oscura di noi stessi. Quella della quale ci vergognamo più o meno consciamente e che si pone a cartina tornasole della nostra umanità. Affrontando le tenebre, riconoscendo l’esistenza di tali forze oscure, accettandole e dominandole, il protagonista può trarne forza, proprio come l’eroe che vincendo il drago ne esce arricchito.

Il Drago nel videogioco, in Germania

Sea of Solitude (dall’acronimo piuttosto significativo: SoS) è un gioco sviluppato da Jo-Mei Games, un gruppo indipendente tedesco, e pubblicato da EA.

Le influenze germaniche ( e dunque scandinave ) si riscontrano nel rappresentare l’oscurità con diverse chimere, una fra queste il mostro dalle sembianze da volatile. Molto vicina all’immagine mentale che associamo alla parola “ drago”, ma ancora pregna della cultura classica.

E’ alato, incute timore con le sue linee nette e accuminate, sia nel becco, sia nel definire i quattro artigli. Negli occhi brucia il fuoco della vita e invitano l’eroe a desistere nella prosecuzione.

Sea of Solitude

Drago acquatico. Kay naviga sola nell’oscurità

Il Drago nel videogioco ( e non ) è esattamente questa lotta interiore contro la corruzione della nostra essenza. Mutaforma e terrificante, come nell’iconografia classica, si può trovare lungo tutto il walkthrough di Sea of Solitude, una figura scura dagli occhi rossi sempre diversa, eppure la stessa.

Kay, una ragazza della quale si sa ben poco all’inizio del viaggio ( in realtà nemmeno si capisce il genere del protagonista ), è completamente priva di empatia nei confronti dei propri familiari. Risentita e sofferente verso di loro, è letteralmente “in un mare di guai”. Náufraga in un abisso di allegorie.

Arroccata nella propria visione e percezione degli eventi, non riesce a discostarsi da essi e riconoscere come i propri comportamenti influiscano sulle vite altrui. Fintanto che non si renderà conto di quanto sia stata egocentrica, la scala di colori , le musiche e il livello dell’acqua non evolveranno.

Dragare, analizzare, assumersi le proprie colpe, empatizzare, affrontare i demoni, soffrire e infine mettere fuori la testa dall’acqua e tirare un respiro di sollievo, anche se un attimo prima rischiavi di annegare.

Sola (come in tutte le sfide contro il drago che è in noi o che trasliamo al nostro esterno e nella maggior parte dei videogiochi nei quali devi sconfiggerlo), attanagliata dalle parole che la perseguitano durante il viaggio e rimuginante,  per uscire dalla realtà cupa e desolata,  deve continuare a navigare dentro a ogni situazione che la faceva soffrire, affrontarla,  per comprendere, lottare e tornare a vedere la luce.

Appuntamento alla prossima parte, nella quale andremo ad analizzare altri aspetti relativi a questa figura!

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