FOR THE DUNGEON – La recensione

Avete sempre interpretato eroi implacabili contro orde di mostri e piccoli umanoidi di bassa lega? For The Dungeon ribalta i ruoli!

Tornano le recensioni di Masters Inc. per scoprire e riscoprire giochi ed esperienze dal sapore ” ruolistico “. For the Dungeon è il secondo gioco della serie di recensioni dedicate a Jordan Palmer, dopo quella di Mage Against the Machine.

WHO – Chi è l’autore

Jordan Palmer è un autore amatoriale di giochi di ruolo da tavolo, in particolare di quelli in cui a fare da padroni sono l’improvvisazione e la narrativa corale da parte del gruppo.

Al momento conta cinque progetti portati a termine con successo su Kickstarter. Oggi ci dedicheremo a quello con una vena maggiormente comica: For the Dungeon.

WHAT – Cosa vuole raccontare questo gioco

Tutti coloro che hanno giocato almeno una volta ad un GdR con ambientazione Fantasy (qualcuno ha detto Dungeons&Dragons?) avranno una chiara iconografia in mente. Al sentire parole come Orco, Goblin, Coboldo e altre del genere, la mente di questi giocatori ricorderà subito quella carne da macello che viene mandata dal Signore del Dungeon a morire in mala maniera contro gli avventurieri di turno, giusto?

Bene! Ribaltate completamente questo concetto!

In For the Dungeon i giocatori saranno chiamati ad interpretare proprio quei mostri di bassa lega (sebbene il manuale non impedisca di andare ad interpretare creature più particolari) per svolgere missioni per conto del Signore del Dungeon di turno. Il tutto allo scopo di portare avanti oscuri piani di cui, con ogni probabilità, i personaggi non vedranno mai la realizzazione.

Tutto qui in realtà. Questo gioco non ha nessuna pretesa di portare un’incredibile innovazione nel panorama ludico per quanto riguarda la narrativa o il tipo di storie che si vanno a giocare. Lo scopo di questo titolo è di prendere il classico rovescio della medaglia degli eroi Fantasy e vederlo in una chiave assolutamente comica.

HOW – Come funziona il gioco

L’impianto base di For the Dungeon si rifà al rodato sistema dei Powered by the Apocalypse, il sistema di regole su cui poggiano giochi come Apocalypse World, Dungeon World e Urban Shadows. Nel farlo il gioco modifica leggermente il sistema di risoluzione e di gestione del tiro di dado, integrando alcuni concetti da giochi come FATE e i suoi vari correlati.

Semplicemente, quando un giocatore tenta una Mossa ( il nome con cui le Azioni che innescano tiri di dado sono definite in questo tipo di giochi ), tira un pool di dadi a sei facce. Il quantitativo di questi ultimi viene definito dal numero di tratti del Personaggio che riesce a portare in gioco per quella specifica Mossa.

In base al risultato più alto ottenuto, l’azione può essere andata:

  • Male (3 o meno): L’azione non riesce, oppure pur riuscendo ha gravi ripercussioni sui personaggi. Da notare che questo risultato può anche innescare un Fallimento Critico;
  • Benino (4 – 5): L’azione è riuscita, ma ci saranno dei compromessi a cui i giocatori dovranno sottostare. Potrebbe rivelarsi, ad esempio, essere un colpo che non è proprio andato a segno. Oppure si potrebbe essere costretti a rinunciare ad un oggetto prezioso pur di poter sopravviere a una brutta situazione;
  • Bene (6): L’azione è riuscita senza nessuna conseguenza negativa e, possibilmente, i Personaggi si sono portati a casa qualche beneficio inatteso.

Questo sistema è poi arricchito dai Talenti dei personaggi, che permettono loro di andare a piegare leggermente alcune delle regole esposte sopra, o agire ignorandole completamente in determinati casi.

Oltre a questo il gioco mette a disposizione una classica forma di Limitato controllo narrativo, spesso concessa nei GdR moderni. Qui trasposti nella forma di Punti Zelo, essi permettono di compiere azioni come evitare una orrenda morte oppure ripetere un tiro del cui risultato non siamo soddisfatti.

In tutto questo non si può certo dire che For the Dungeon brilli per qualche particolare illuminazione dal punto di vista delle regole. Nel suo complesso è un gioco che funziona su meccanismi rodati e che fa della comicità il suo punto forte.

WHY – Perché giocarlo

La principale ragione per giocare a For the Dungeon è il cambio di punto di vista rispetto al classico gioco Fantasy, e per la chiave comica con cui questo viene affrontato.

Il gioco, inoltre, si impernia su un sistema di regole che lascia grande libertà ai giocatori per quanto riguarda la creazione del personaggio e la risoluzione delle azioni. In particolare il titolo non relega ad un attributo/abilità/caratteristica specifica la risoluzione di una macrocategoria di azioni, ma invita il giocatore a portare i tratti del proprio personaggio attivamente nella narrazione. Infine, For the Dungeon può essere considerato un buon punto di ingresso per i giochi del sistema Powered by the Apocalypse, in quanto è uno dei prodotti più leggeri e veloci (ed economici) che sfruttino questo engine di regole.

WHERE – Dove potete trovarlo

Siete curiosi e vorreste provare il gioco in prima persona? Perfetto, tutto ciò che dovrete fare non sarà altro che collegarvi alla pagina itch.io di Jordan Palmer, di cui vi lasciamo il link!

Articolo a cura di Massimo Nespoli.

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