Il mio addio a Kentaro Miura

Il 20 Maggio viene annuciato il decesso del mangaka e maestro Kentaro Miura, uno degli autori più influenti di sempre grazie alla sua opera ” Berserk “.

Allora, andiamo con ordine. Il 6 Maggio Kentaro Miura ci lascia a causa di una dissezione aortica. Lo scopro oggi.  Oggi, a due giorni dalla morte di Franco Battiato. Quindi nemmeno il tempo di ripigliarmi un attimo. E vabbè. Che ci vogliamo fare? Aspetta un attimo. Cos’è quella faccia? COME SAREBBE CHI  È KENTARO MIURA (si lo so che lo conoscete fatemi essere teatrale dai). ORA VI SEDETE E MI ASCOLTATE (leggete, vabbè ci siamo capiti).

Autore di opere autoconslusive semplicemente meravigliose, come Japan o Gigantomachia, ma soprattutto del monumentale Berserk. Quest’ultimo è la sua opera più conosciuta e importante nella cultura del fumetto mondiale a causa dei temi estremamente maturi, crudi e spietati. Grimdark come poco altro al mondo, Berserk ci trasporta nel Dark Fantasy più tetro e violento, coccolati e viziati da tavole meravigliosamente cesellate come mosaici di inchiostro. Il tutto affiancate da fiumi di parole che sembrano scritte da mano quasi divina. Sesso, massacri, guerra e traumi sono il pane quotidiano di questo lavoro, che andava avanti dal 1989 e del quale, purtroppo, non vedremo mai il finale ( forse, ndr. ).

Ero al liceo quando scoprii Berserk. Per uno appassionato a bestia di fantasy, GDR e di Black Metal più intransigente come me, era solo questione di tempo prima che mi imbattessi in questa meraviglia che già dal primo volume ( ristampato ) fu come una mazzata in mezzo al naso. All’epoca ero stanco dei soliti manga Soft Fantasy che giravano tanto e fu una manna per me. Un tratto che trasudava cattiveria allo stato brado e dolcezza quando serviva, storia semplicemente stupefacente e colpi di scena di una crudeltà unica. Ogni cosa trovava posto in un mondo che rendeva non solo necessario tutto questo, ma che lo poneva a norma. Per lungo tempo questi sono stati gli anelli della catena che mi teneva imprigionato alle fredde, squallide mura delle sue segrete.

Il manierismo di Kentaro Miura

L’amore per questa bestia sacra non è dovuto solo alla truculenza visiva e psicologica. Ogni singola pagina di Berserk si basava sulla verosimiglianza storica. A partire dal protagonista Guts, ispirato palesemente a Pier Gerlofs Donia, eroe conosciuto per la sua enorme forza. Il suo spadone esposto al Museo della Frisia di Leeuwarden misura oltre due metri e pesa circa 6 chili e mezzo. Non vi sembra molto? Provate a brandirlo. Ve lo dice uno che ha praticato scherma storica. Poi ne riparliamo. Da Pier Gerlofs prese quindi l’idea dell’enorme arma brandita da Guts, e sempre a Donia, si ispirò per una storia basata sulla vendetta personale, rendendo il protagonista dell’opera un antieroe meraviglioso. Un uomo mosso da rancore e rabbia costruite magistralmente durante l’arco narrativo dell’Armata dei Falchi, la parte sicuramente che preferisco.

Per la protesi meccanica invece prese spunto da Götz von Berlichingen, altro condottiero storico che si fece costruire un braccio adatto a brandire una spada. Alla faccia di chi mi diceva ” E ma non è possibile che ci fosse una cosa simile blablabla “.

Le stesse armature sono basate su uno studio maniacale sia storico che di Design. Ogni armatura che appare è reale o realistica, e in ogni caso, se venissero costruite, sarebbero perfettamente indossabili e funzionali. 

Insomma sì, Berserk è un’opera incredibile sia nella parte artistica che in quella della ricerca e della scrittura. UNA. BESTIA. IMMORTALE. (Zodd reference intended)
Ma ha un enorme difetto. Un’opera del genere richiede una infinità di tempo già solo per la pianificazione. Metterle su tavola pure di più. Inizia nel 1989 al ritmo di un capitolo ogni morte di papa, tant’è che si è arrivati al 2021 alla bellezza di 378 capitoli senza però avere una conclusione. Una perdita umana e artistica, quella di Kentaro Miura, incalcolabile, che non porterà mai Guts ad avere la sua vendetta. Il suo viaggio mai sarà concluso, aggiungendo un involontario dramma alla sua travagliata storia.

Le influenze sul mondo videoludico.

Berserk come avete capito è una roba bestiale e non è passato certo inosservato. Il suo avvento ha ispirato artisti di ogni genere, dalla musica ( a partire dai nostrani Bejelit che hanno basato la loro breve discografia sul manga di Miura o con la canzone cover Blood and Guts dei  Mourning Hours per dirne due) ad altri fumetti e manga. E sì, persino i videogiochi hanno avuto la loro parte di ispirazione. Su tutti Dark Souls.

Dark Souls e Berserk
La stessa Eclissi presente in Dark Souls III è una palesissima ispirazione a Berserk.
Immagino non sia necessario aggiungere altro

Iniziamo dalla primissima reference che abbiamo: il Marchio Nero dei Non Morti richiama il Marchio dei sacrificati. Entrambi sono il fulcro della simbologia delle rispettive opere e indicano non solo il destino dei protagonisti, ma anche il cammino tortuoso e lastricato di sacrificio e sofferenza. Il Globo dell’Occhio Rosso poi somilglia parecchio al Bejelit e in maniera simile cerca di esaudire il desiderio di potere del proprietario. Questi artefatti servono per invadere i mondi di altri giocatori al fine di ucciderli e rubare le loro umanità, mentre l’amuleto di Berserk (per farla semplice) viene usato per richiamare La Mano di Dio e ottenere da loro potere oltre ogni immaginazione.

La più conosciuta (e riconosciuta) è ovviamente la citazione che si ha con il leggendario Artorias, il cavaliere di Lord Gwyn, la cui posa iconica è presa da un’altra altrettanto imponente tavola e copertina del manga originale. In entrambi i casi possiamo riconoscere quella posizione e magari a immaginarne i movimenti veloci e distruttivi della bossfight più bella di tutto il primo episodio di Dark Souls. Esiste persino una fantastica Mod che sostituisce il cavaliere Artorias con Guts.

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Oltre a tutto questo, l’artwork della saga stessa ha avuto enormi influenze da Berserk. In entrambe le opere si può respirare l’impotenza di una lotta impari, della disperazione, dolore e terrore assoluto. Prendiamo ad esempio il Drago Famelico. Potrebbe essere messo benissimo in una qualsiasi scena ambientata durante la terribile Eclissi e non stonerebbe minimamente.

Il nostro buon fabbro Andre poi sembra essere basato su Godo, altro personaggio chiave della prima parte della narrazione. Insomma, avete capito l’antifona. C’è talmente tanta roba che non mi basterebbero ore per parlare di tutte i richiami, anche più piccoli, all’interno della serie Souls.


In un colpo solo dunque, perdiamo un autore eccezionale e la fonte di ispirazione per una delle mie saghe preferite di sempre che hanno fatto dell’oscurità e del dolore il proprio punto forte. La prossima volta che vi fate una partita a Dark Souls date un occhiata in più al mondo nel quale vi state avventurando e ringraziate sì From Software, ma anche Kentaro Miura. Dal canto mio, lo ringrazierò per sempre.

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