Humankind: OpenDev Victor alla prova

Humankind, the final frontier. Eccovi i viaggi della civiltà prescelta durante la sua missione millenaria, diretta all’esplorazione di strani nuovi mondi, alla ricerca di altre risorse e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima.

Scegliere la storica introduzione di Star Trek per introdurre Humankind? Sì, perché il titolo di Amplitude che SEGA si appresta a distribuire ha il potenziale – al momento solo di potenziale si può parlare – per superare i limiti che finora solo Sid Meier ha raggiunto.


Cos’è Humankind?

Humankind è, in primo luogo, un gioco 4X con tutte le sue caratteristiche chiave: c’è l’esplorazione della mappa – a base esagonale, come Civilization a partire dal mai troppo lodato capitolo V – con i vari terreni e le meraviglie naturali, c’è la raccolta e lo sviluppo delle risorse presenti sulla mappa, c’è l’espansione dei confini, c’è la possibilità di sterminare gli altri giocatori. Explore, exploit, expand, exterminate: le 4X sono tutte presenti e possibili, se non doverose.

Nelle sue fondamenta Humankind attinge dunque pienamente all’identità di base di Sid Meier’s Civilization, e ciò in sé non è negativo: è una strada sicura e consolidata, che tuttavia deve portare a pensare in cosa Humankind è diverso da Civ, e perché lo dovremmo comprare sperando di non trovare un clone di qualcosa che già abbiamo nella nostra libreria?

La prima novità, la più importante a livello di gameplay, è il fatto che la nostra civiltà si possa modificare nel tempo. Inizieremo come generica popolazione neolitica, poi quando avremo racimolato abbastanza punti potremo scegliere quale civiltà diventare – sempre che altre civiltà arrivate prima non ci abbiano “rubato” la scelta desiderata, ed allora dovremo accontentarci di una scelta di ripiego. Passando all’epoca successiva, tuttavia, non saremo legati da alcun vincolo di tipo storico o culturale o geografico, quindi per fare un esempio potremo tranquillamente passare dalla Cina Zhou ai Persiani Achemenidi e poi nell’epoca successiva ai Normanni e così via, basandoci esclusivamente sul tratto distintivo della civiltà (espansionista, militarista, scientista, commerciante…) e sui relativi bonus ed unità speciali.

Il principio esplicito solo nel titolo del gioco, infatti, è che non andremo a simulare l’ascesa di una civiltà in mezzo alle altre, ma interpreteremo la nostra via di evoluzione dell’intera umanità rispetto alle altre vie possibili (e scelte dagli altri giocatori, umani e non).

humankind opendev victor

Un’altra importante novità, che strizza invece l’occhio ai Grand Strategy prodotti da Paradox Interactive come Europa Universalis e Crusader Kings, è rappresentata dalla meccanica GDR costituita dagli eventi, che avranno conseguenze diverse nell’immediato e nel tempo a seconda della scelta che il giocatore prenderà. Sarà curioso vedere se ciò darà linfa a nuovi eventi e, perché no, a belle mod che vadano a rendere più bilanciato ed avvincente il gioco.

Interessante anche il sistema di combattimento di Humankind, che si differenzia in maniera intelligente da quello di Civ: qui è il singolo esercito a combattere, schierando tutte le unità presenti al suo interno nell’area di combattimento e vivendo le diverse fasi della battaglia nello stesso turno. Gli scontri saranno così più rapidi e circostanziati nella linea temporale, rendendo così maggiormente realistiche battaglie che altrimenti avrebbero potuto occupare addirittura decenni prima di essere risolte. Per quanto abbiamo percepito provando la beta, questo sistema sarà comunque bilanciato maggiormente nei prossimi mesi.

La gestione della diplomazia al momento è uno dei punti più deboli di Humankind, a causa dell’elevata aggressività della IA nei confronti del giocatore. È anche vero che, nelle poche ore di test, non è stato chiaro (a causa dello stile di gioco lineare per fare variazioni sugli errori delle partite precedenti) se fosse un difetto strutturale oppure se fosse la risposta ai tratti delle civiltà scelte, quindi è più corretto indicarlo come un forte sospetto della necessarietà di qualche correzione.

Il sistema dei trattati di pace e delle rivendicazioni, inoltre, risulta difficile da gestire in maniera intelligente: capita di subire paci non negoziabili (e non rifiutabili) in base al punteggio di guerra raggiunto dal nemico, e se le pretese territoriali sono ristrette il carico grava maggiormente sul tesoro, in maniera tale da rendere impossibile un risanamento della civiltà sconfitta.


La gestione dell’impero

Intelligente il sistema di gestione del territorio delle città e degli avamposti, anche se proprio questi ultimi fanno dubitare della loro effettiva utilità in luogo di città vere e proprie funzionanti al 100%, soprattutto in ottica di produzione delle unità. Forse sarebbe più utile una differenziazione tra città, con un numero ristretto di edifici ed unità da poter costruire, e metropoli/capitali, con il pieno range produttivo a disposizione.

Ancora povero e relativamente lento l’albero tecnologico, che speriamo di vedere espanso in futuro in modo da rendere Humankind (e l’enciclopedia interna che sarà sviluppata) in grado di rivaleggiare pienamente con Civilization.

Da esplorare meglio, inoltre, il ramo economico e commerciale: il sistema di commercio al momento sembra difficile da avviare in maniera efficace per le risorse strategiche e commerciali, e l’impatto delle guerre come detto in precedenza può essere devastante.

Lo sviluppo sociale, come altri punti di Humankind, prende ispirazione da altri titoli: le politiche che si attivano (e che il popolo può chiedere di modificare) modificano l’orientamento verso i poli di un asse, come si può osservare bene in Imperator: Rome o in Victoria II, per citare nuovamente casa Paradox, e questo permette una certa flessibilità di gioco. Anche le rivolte, che siano insurrezioni armate o rivoluzioni, ricordano quelle di Imperator o di Europa Universalis

Il sistema religioso si basa su una forma base che viene arricchita di volta in volta, in base ai “punti fede” acquisiti, con punti del credo, in maniera del tutto similare rispetto a quanto accade sia in Civilization sia in Crusader Kings. Ad ora sembra espandersi in base all’influenza culturale delle civiltà e, oltre ai bonus dei singoli credo, è importante come rivendicazione di città e avamposti stranieri con religione a predominanza della propria religione. Un vero e proprio instrumentum regni.


Humankind: OpenDev Victor – Il bilancio finale

La versione della beta di Humankind che prende il nome da Victor Hugo mette in luce, tra solidi punti di forza ed evidenti debolezze un potenziale tutto da coltivare nelle ultime settimane di sviluppo e nei successivi (e sicuri) aggiornamenti.

Potenzialmente Humankind può essere un ottimo prodotto, se le lacune della beta saranno curate in maniera equilibrata, e di avere dunque una sorta di “Civilization 6.5” nella fiduciosa attesa del nuovo capitolo della saga di Sid Meier.

Il rischio di avere l’ennesimo clone distribuito da SEGA di un titolo già esistente, come nel caso di Endless Space con Stellaris, è tuttavia concreto ed elevato.

Humankind sarà disponibile per PC a partire dal 17 agosto 2021 ed è acquistabile in pre-purchase su Steam, Google Stadia ed Epic Games Store a 49.79€, poi il prezzo salirà a 59.99€.

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