In A Wicked Age Recensione

Masters Inc. : In A Wicked Age – La Recensione!

Una nuova recensione da parte dei nostri cari amici di Masters Inc. per un gioco , In A Wicked Age, nato dal genio creativo di Vincent Baker!

Amanti dei GDR, venite a me!

La scorsa volta vi ho parlato di ” I Coboldi mangiano i bambini “. Ora sto per presentarvi un gioco che non richiede preparazione, che permette di sviluppare una storia a capitoli su più sessioni e che accontenterà anche quei giocatori che vogliono del contrasto tra i rispettivi personaggi. Sto parlando di In A Wicked Age, la creatura Sword and Sorcery di Vincent Baker. Quest’ultimo, per chi non lo sapesse, è l’autore di Apocalypse World, edita nel 2008 per la Lumpley Games. Ve lo dico da subito: scordatevi i fantasy con elfi pucciosi e principesse brave solo ad attendere!

L’impostazione iniziale

In A Wicked Age verrete trasportati in un mondo in cui la civiltà è ancora una novità e dove demoni, dei e mortali lottano tra loro per stabilire il proprio destino. Queste razze sono effettivamente giocabili, così come fantasmi, stregoni, barbari e qualsiasi altro topos del genere. In una sessione dunque capiterà spesso che qualcuno muova un mortale, qualcun altro una divinità e via dicendo. La creazione dei propri avatar è uno degli aspetti più divertenti. In pieno accordo con l’atmosfera Sword and Sorcery e con la filosofia pick and play, il master consulta una tabella chiamata Oracolo, che fornisce spunti vaghi ma intriganti su personaggi, eventi e località che potrebbero essere presenti nella storia. I giocatori a loro volta possono giocare un personaggio scritto esplicitamente negli spunti dell’Oracolo o qualcuno che ques’ultimo non menziona. L’importante è che questo abbia senso all’interno del mondo di gioco.

Alcuni esempi

Facciamo un esempio: gli spunti dell’Oracolo sono un sottoufficiale senza scrupoli e con grandi ambizioni. Un lord minore, crudele e potente. Il figlio ricco di un mercante, raffinato e astuto e Il passaggio di un’armata fantasma.

In questo caso, i giocatori, possono decidere di interpretare uno di questi avatar, tra cui uno dei fantasmi. Ma possono anche decidere di prende il controllo del generale che ha massacrato l’armata prima che questa diventasse spiritca. Oppure il mercante padre del giovane astuto. Un sistema semplice e veloce che lascia libero spazio alla creatività e scongiura al tempo stesso il blocco da foglio bianco. Qualcosa che aiuta a definire l’ambientazione, dando pochi ma precisi dettagli sul mondo, che riducono il rischio di avere al tavolo punti di vista troppo diversi su come dovrebbe essere. Per riprendere gli spunti dell’Oracolo sopra citati, è probabile, ad esempio, che nella vostra storia ci siano intrighi aristocratici e una guerra di qualche tipo.

Guerra di nervi

La creazione dei personaggi continua con l’assegnazione di dadi scalari a sei statistiche. Questi, come gli approcci di Fate Accelerato, rappresentano i modi in cui si possono intraprendere le azioni, compresa la creazione opzionale di un Potere Speciale.

Infine, si arriva al vero fulcro del gioco: la definizione dei desideri dei nostri alter ego. Interessi e ambizioni potenti e contrastanti con quelli degli altri avatar, che li porteranno a scontrarsi con loro senza pietà. Ogni sessione sarà infatti un film d’azione dalla tensione crescente, in cui vedrete i personaggi pianificare il proprio destino, avvicinarvisi con arroganza e infine entrare in conflitto diretto con chiunque si trovi sulla loro strada per uscirne vincitori o ridotti in briciole.

Per il master è semplice far scattare i conflitti, mentre ai i giocatori viene spontaneo perseguire i propri interessi. Tuttavia, il gioco potrebbe comunque essere ostico per chi è alle prime armi, perché richiede che i giocatori siano proattivi anche nel dare al volo dettagli sul loro passato. Fondamentale si rivela essere la gestione della suspence da parte del Master. Senza di questa infatti il conflitto rischia di perdere l’appuntamento con il suo climax, come la scena madre di un film che ha fatto accumulare aspettative, ma che non avviene mai o troppo presto.

Conflitto

Il sistema dunque è focalizzato sul conflitto. Come in molti giochi narrativi, In A Wicked Age definisce ” scontro ” ogni situazione in cui un personaggio vuol fare qualcosa e un altro gli si oppone attivamente. Per la sua risoluzione il gioco chiede ai suoi partecipanti di narrare quali approcci desiderano impiegare durante l’azione, tirando e confrontando i dadi corrispondenti per aggiudicarsi il diritto di descrivere la scena e di difendersi dalle brutte cose raccontate.

Considerando che il conflitto dura massimo tre round, il sistema risulta semplice e flessibile al punto giusto, concedendo vari tipi di approccio. Ci si ritroverà così a divertirsi tanto nel picchiarsi, quanto nell’assistere al dialogo di due lord che cercano di trascinarsi a vicenda in una trappola diplomatica.

Il peso dell’età

Tuttavia il gioco ha i suoi anni e con questa dinamica li dimostra tutti. I risultati dei dadi infatti, non offrono in alcun modo spunti per creare fiction come accade, ad esempio, coi PBTA, lasciando tutto in mano al “ bravo master ” e ai “ bravi giocatori ”, che spesso si troveranno a far scontrare i loro personaggi l’uno contro l’altro senza che il facilitatore possa venire in loro aiuto nella narrazione, muovendo i png.

Il manuale, di sole 36 pagine, è una lettura veloce e ricca di esempi, ma le regole potrebbero essere riordinate e spiegate meglio. Le giocate risultano comunque molto varie grazie a quattro Oracoli, ognuno dotato di un tema diverso. Al loro interno si possono trovare, infatti, da idee per giocare intrighi e cospirazioni a prompt per storie in cui i protagonisti devono venire a patti coi tormenti del loro passato. La longevità inoltre è garantita dall’enorme quantità di Oracoli fanmade. Il gioco dà il meglio di sé su campagne di qualche sessione (quattro o cinque minimo) in cui interpretare personaggi diversi per scoprire il mondo da più punti di vista.

Ma, se siete curiosi, Masters Inc è pronta a farvelo provare in una Oneshot. Mi raccomando, non mancate: non capita tutti i giorni di provare un gioco minore di un autore che ha fatto la storia!

Recensione a cura di Greta Carrara

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