Call Of The Sea: Recensione

Call Of The Sea: la recensione.

Abbiamo provato il nuovo titolo di Out Of The Blue, Call Of The Sea, ed ecco le nostre impressioni.

Premessa

Premetto, premetto. Devo premettere davvero tanto perché da giocatore incallito di Sea Of Thieves, mi sono avvicinato a questo titolo con molta diffidenza e, mi vergogno anche a dirlo, pregiudizio.Già, perché se c’è una cosa che dopo svariati anni di videogame avrei dovuto imparare è che non si può mai giudicare un titolo a partire dalla copertina (o dallo screenshot se preferite).

È una fredda Domenica di Dicembre, di un pessimo anno che volge al termine e sfoglio annoiato il Gamepass, proprio come spesso mia moglie si ritrova a sfogliare gli immensi cataloghi on demand per poi alla fine esordire con un “ma non c’è niente di interessante”. Prendo lo smartphone, spulcio i social per un minimo d’ispirazione ed eccoli lì, un paio di contatti che parlano di cimentarsi in Call Of The Sea, disponibile dal giorno del lancio proprio sul Gamepass, gratis.

Mi convinco e scommetto la mia giornata di riposo su questo puzzle game ambientato su un isola che mi ricorda troppo il gioco piratesco di casa Rare.

Ambientazione

Come anticipa anche la descrizione in catalogo, Call Of The Sea è un puzzle game ambientato negli anni ’30 del secolo scorso (autunno-inverno del 1934 per la precisione).

La protagonista che apprestiamo ad impersonare è Norah Everhart, docente d’arte con un certo retaggio culturale ed una visione molto romantica di un mondo che, sappiamo bene, da lì a breve avrebbe conosciuto gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Norah ci fa capire fin da subito che ha sofferto di problemi deambulatori, al fianco del suo letto c’è un bastone da passeggio che poco si addice ad una donna che dovrebbe essere nel fiore degli anni. Purtroppo la nostra brillante insegnante d’arte è vittima di una strana malattia che la delibita in continuazione e l’ha già privata della madre, morta a causa dello stesso male. Una malattia genetica che Norah impara a gestire e conviverci anche grazie all’aiuto del suo grande amore Harry, che lei stessa definisce suo marito, amico e fratello.

È proprio Harry il movente della nostra avventura. L’avventuriero statunitense è deciso a pagare ogni prezzo per poter trovare una cura al male di sua moglie e decide di partire alla volta di un isola al largo di Tahiti, nel cuore dell’Oceano Pacifico, verso un luogo che pare avere la risposta a tutte le domande che la coppia di sposi si fanno sulla condizione clinica di Norah.

Dal punto di vista artistico mi viene solo da tirare giù il cappello e inchinarmi davanti al lavoro fatto su Unreal Engine. Paesaggi armoniosi, scorci davvero incantevoli e una fedeltà al dettaglio di alto pregio nonostante la natura cartoonesca dei disegni.

Gameplay

Call Of The Sea è sicuramente un titolo poco adatto per chi cerca le azioni rapide, corse dinamiche e quel ritmo frenetico che ormai contraddistingue la maggior parte dei giochi odierni. Ci ritroveremo a poter camminare oppure avere un andatura più accelerata, ma scordatevi di poter balzare su e giù per la nostra amata isola.

Per poter risolvere i puzzle ed addentrarci in questo mondo lovecraftiano dovremo infatti analizzare bene l’ambiente che ci circonda e risolvere i puzzle con le informazioni che l’amato Harry ci lascia man mano che cerchiamo indizi sul suo destino. Visuale sempre in prima persona quindi, zero abilità speciali, ma un approccio estremamente umano e soprattutto delicato che si addice al carattere gentile e romantico di Norah .

Anche la cura del suono è di pregevole livello. Consigliamo di giocarlo in cuffia per poter assaporare tutta l’immersione che può offrire il gioco con i suoi rumori d’asse di legno scricchiolanti, mareggiate e utensili in ferro cigolanti al ritmo del vento. Il gioco presenta un doppio finale, che varia a seconda della scelta optata. Non prendete il titolo come un “one-shot”, ma valutate di giocarlo almeno due volte.

Conclusioni

In definitiva, possiamo dirlo senza alcun rammarico, Call Of The Sea è stato capace di emozionare.

Grazie all’evoluzione della prospettiva con cui Norah affronta questo viaggio, la quale approda su un isola magica e carica di misteri con un sintomo di incertezza e termina con una presa di coscienza di se stessa che mai si sarebbe immaginata di avere, ci fa riflettere molto sulle condizioni umane e sicuramente in molti di noi si riconosceranno nei sentimenti di pena, irrequietezza e paura che la nostra protagonista prova durante la sua avventura.

È un gioco mirato ad un pubblico adulto, ma soprattutto sensibile. L’empatia in questa avventura è tutto, oltre che un minimo di memoria fotografica e logica che aiutano molto nella risoluzione degli enigmi.

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