Xenoscape, la bio fantascienza che ci piace.

Xenoscape è il nuovo gdr cartaceo post fantascientifico prodotto dalla Tin Hat Games, incentrato sullo sviuppo dell’organismo del proprio personaggio e sulla capacità di sopravvivere ad un mondo selvaggio e ricco di sorprese. Per voi amanti dello spazio inesplorato ecco un piccolo approfondimento della quickstart fornita dagli autori.

Un pubblico difficile

Esiste, nel complesso mondo dei giocatori di ruolo, una categoria di soggetti, di cui faccio fieramente parte, che non esiterò a definire senza alcuna ombra di dubbio come la più bassa lega di spregevoli e ciniche bestie senza cuore che l’universo abbia mai partorito, e sto parlando ovviamente degli amanti del genere fantascientifico. Questo perché noi, infide serpi delle galassie, vogliamo sentirci rassicurati da una serie di schemi ripetitivi che conosciamo e che ci cullano facendoci sentire costantemente protetti e al caldo. Parlo di quel genere di “topos” come gli esoscheletri potenzianti e i miglioramenti genetici, o le flotte intergalattiche e i raggi radioattivi in grado di polverizzare galassie nel freddo gelo di uno spazio vuoto e ostile; tutte cosucce che in qualche modo ci rincuorano.

Clone

Quello che però ci rende veramente una masnada di esseri disprezzabili, è il fatto che dentro di noi si annida un pericolosissimo parassita, attaccato saldamente alle nostre cortecce cerebrali, che ci fa gridare e invocare di continuo all’innovazione, allo stupore fanciullesco e alla perfezione stilistica, rendendoci le bestie bipolari che siamo e facendo diventare praticamente impossibile appagare il nostro appetito. Ed è proprio in questo continuo ricercare la “zuppa della nonna” e il piatto gourmet sperimentale che ci viene servito in tavola Xenoscape ed è un qualcosa che noi non abbiamo ancora mai assaggiato.

Materia

La quickstart di Xenoscape ci introduce in un universo ormai dimenticato, e più precisamente su Materia, pianeta in cui le ere sono passate relegando al mito la concezione dei lunghi viaggi spaziali e lasciandoci di fatto in un mondo all’apparenza antico, selvaggio e duro; un mondo dove la natura è padrona, la vita senziente è legata alla sopravvivenza e al baratto e la civiltà non è che un ricordo ormai sbiadito. Un fragile ecosistema che si sorregge su speranze flebili e dove addirittura il reame del “sogno” può riservare sorprese di ogni sorta. Le razze sono evolute in maniera caotica, assoggettate per lo più alla mutevole volontà di madre natura, dando vita ad alberi senzienti e ad una fauna costellata dalle più letali delle caratteristiche genetiche.

Non ci saranno cadetti spaziali o fucili al plasma a salvarci in questo quadro primitivo e spietato. Ci si potrebbe chiedere dunque dove risieda l’elemento “tecnologico” in tutto questo susseguirsi di natura e asperità. La risposta non potrebbe essere delle più semplici poiché, anche in questo, Xenoscape ci stupisce: razze di artropodi dalle gerarchie piramidali e virus in grado di controllare il loro ospite e sostituirne la coscienza si alternano a cloni in capsule sotterranee, risvegliati dopo lunghi letarghi, e androidi discendenti delle macchinazioni scientifiche di un impero umano ormai passato. Ed io un gioco così non l’avevo ancora mai visto.

Ci si ritrova circondati dall’ostilità della natura sconosciuta e allo stesso tempo si incappa in potenti reliquie che altro non sono che utensili e tecnologie di epoche dimenticate nei continui cicli naturali di Materia.

Un “sistema” innovativo

Quando ci si pone davanti all’idea di concepire una campagna dalle tinte fantascientifiche, si fatica sempre ad uscire da quelle impalcature classiche della fantascienza contemporanea. Qui invece il creatore di Xenoscape ha consegnato fra le mani di qualsiasi master, o narratore come viene chiamato nella quickstart, la materia (e non uso a caso questa parola) necessaria per creare un’avventura che non è più monodirezionale e impuntata sul concludere la storia guadagnando oro o punti esperienza per poi passare al nemico successivo, ma porta i giocatori a dover letteralmente sopravvivere alle crudeltà di un mondo selvaggio attraverso la gestione dei punti di forza del proprio personaggio.

Squamato

Perché ciò che mi suggerisce che Xenoscape possa diventare una vera e propria meraviglia, in un mondo di scenari fantascientifici ripetitivi, è proprio il suo sistema di gioco incentrato sull’organismo biologico di ogni razza. Non si parla più del continuo susseguirsi del lancio di un dado da contrappore ad un numero prestabilito.

Qui ogni giocatore dovrà essere in grado di gestire al meglio le proprie risorse che rappresentano la vera “moneta” che permetterà agli avventurieri di affrontare le minacce che il narratore gli porrà innanzi. I singoli pg avranno, in base alle loro caratteristiche di base, determinati punteggi che andranno a generare un vero e proprio organismo dotato di tre sistemi principali ovvero energia, sistema immunitario e sistema nervoso. Da ognuno di questi sistemi si potranno attingere punti extra per fronteggiare le varie sfide; ed è proprio qui che la sagacia tattica dei giocatori dovrà venire fuori, poiché ognuno di questi sistemi avrà un numero determinato di punti che, se ridotti allo zero, porteranno a conseguenze terrificanti.

Rischio, scelta e sopravvivenza

Bisognerà così saper rischiare, prevedendo il grado di minaccia dei propri nemici o delle azioni che si vogliono compiere, e sarà necessario scegliere come affrontare un determinato scontro, decidendo se caricare a testa bassa e prosciugare quindi il proprio organismo per una vittoria rapida, o se affaticare il nemico, il quale è gravato dallo stesso sistema di punteggio, con una tattica più attendista. In un attimo ci si ritrova a pensare a come mantenere il più possibile le energie in un gioco di scelte che trasuda potenziale interpretativo e immersione sotto molteplici livelli.

La strategia e l’inventiva vengono in questo modo premiate da un sistema di combattimento volto a testare la freddezza e la capacità di adattamento dei giocatori, i quali non dovranno più limitarsi a superare una classe armatura con un semplice tiro di dado ma dovranno di volta in volta rischiare le loro risorse vitali. Su Materia infatti sarà necessario fare affidamento su gli strumenti che il proprio corpo riuscirà a fornire e bisognerà, per riuscirci, procacciarsi il cibo per la sopravvivenza ed evitare di rischiare inutilmente di intaccare il proprio organismo.

Piacere per gli occhi

Passiamo a questo punto ad una descrizione doverosa, seppur rapidissima, del contenuto della quickstart. In circa una novantina di pagine i produttori si sono prodigati nel fornire un quadro abbastanza esaustivo (ma ancora ovviamente incompleto) del sistema di gioco e di combattimento, insieme ad alcune delle sue variabili, con cui è già possibile affrontare un’avventura. Oltre a questo, troviamo una breve e chiara descrizione delle razze che ci aspetteranno su Materia, il tutto condito da artwork da urlo e illustrazioni estremamente dettagliate che non possono non farmi applaudire al lavoro degli artisti che le hanno concepite.

Altra piccola chicca è l’avventura pronta “Micomachia” in cui sarà possibile provare il gioco seguendo un canovaccio prestabilito, di modo da poter avere una panoramica più chiara sulle varie dinamiche di Xenoscape. Si arriva infine alla mia parte preferita, ovvero le ultime pagine in cui troviamo le descrizioni dei vari png e pg di Materia che tuttavia eviterò di spoilerarvi. Posso solo dire che anche qui, autore e artisti meritano un applauso.

Non mi resta che concludere augurandomi che il gioco completo mantenga e sviluppi il livello già elevato che si intravede dalla quickstart perché, come ho scritto all’inizio, a fruirlo saremo noi “spregevoli e ciniche bestie senza cuore” e parlerò a nome di tutti dicendo che, dopo un assaggio del genere, le nostre aspettative sono già molto alte.

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