Progetto FM – Leotta analizza: il Torino di Sedda

Dato che ieri in live ho vinto, e non è quindi ancora arrivato il momento di sentirmi dire “ma cosa ne vuoi sapere tu, che hai perso contro l’xxx”, ne approfitto per scrivere un altro articolo. Ho deciso di cavalcare l’onda come un politico furbacchione, e sfrutterò la notizia del giorno:

Per sua fortuna l’esonero fatto da Cairo ai fini del progetto non ha rilevanza, e di conseguenza anche questa volta la candidatura di Alberto De Donatis non spiccherà il volo.

Ciò che resta reale è un avvio di stagione a dir poco deludente per un Torino che, a detta di tutti, sarebbe dovuta essere una delle pretendenti al trono su cui siederà almeno fino a fine anno Salvatore Campagna.

ANALISI ROSA

Portieri: il titolare è indubbiamente Claudio Fagone, ottimo portiere tra i pali, molto debole dal punto di vista tecnico. Il vice è una delle schede più scarse che io ricordi, Federico Farolfi Marini sembra abbia detto in fase di iscrizione di assegnargli solo 9 e 10, e poi per mantenere il trend li ha ottenuti pure in determinazione ed impegno.

Difensori: il pacchetto difensivo del Torino è abbastanza strano. Gli unici terzini che sono indubbiamente tali si chiamano Andrea Conte ed Enrico Ferrara. Conte è un buon terzino, anche se per i miei gusti ha troppi valori nella media e poche eccellenze. Ferrara deve ancora fare moltissima strada per arrivare a un livello accettabile. Il terzo, che il gioco descrive come esperto difensore centrale, è Giacomo Sedda, che per quanto mi riguarda è assolutamente molto più terzino che centrale. Il discorso contrario va fatto su quello che credo sia la soluzione di emergenza a sinistra, cioè Andrea Ciavarella, che ritengo un centrale, ed anche un bel centrale se avesse qualche punticino in più qua e là. Altro difensore che può giocare terzino sinistro è Nicolò Martinelli, ma in questo caso non lo vedo assolutamente adattabile, se non tramite forzatura. Completano il reparto Francesco Avogaro (no mediano, please), per il quale investirei tutto in intuito e posizione (e se rimane qualcosa per il PA), e Daniele Collano, su cui si estende il no-mediano, e che deve portare un bel po’ di 12 in alto per essere considerato un top a livello difensivo.

Centrocampisti: mi tolgo subito il dente, così va via pure il dolore: è vero che in passato mi sono dichiarato hater di Arnaldo Figoni, ma nemmeno io sarei arrivato alla perfidia di schierarlo regista avanzato o falso 9. Figoni è chiaramente un centrocampista centrale; l’unica cosa su cui è ammissibile disquisire è se sia un centrocampista di quantità o un regista arretrato con compiti di difesa. Io propendo attualmente per la prima opzione, ma dico che per gli ultimi anni di carriera sparerei a manetta visione di gioco e PA. Poi qualcuno potrebbe dire “ma punta è naturale, gniiii” (e quel qualcuno potrebbe essere – stato – Figoni) e allora dico che sì, effettivamente può giocare anche da punta, in serie C senza tante pretese di segnare, o da riserva in una squadra di B che punta a retrocedere. Gianluca Pusceddu è un centrocampista di sostanza, cui però mancano ancora molti punti in un bel po’ di skill. Maurizio Deidda è un ottimo regista arretrato, un giocatore completo. Marika Calcagno segue abbastanza la scia di Pusceddu, peccato per il 10-10 in determinazione e impegno perché secondo me gli sarebbe preferibile. Mauro Palmieri mi sembra il classico enganche argentino, il giocatore bassino, tecnico ed agile, ma gracile. Con un po’ di fantasia in più mi ricorderebbe El Pitu Barrientos. Ultimo centrocampista è Daniele Pusceddu, duttile ma leggermente meglio da esterno sinistro che da centrale al momento.

Attaccanti: Agostino Lupo viene visto dal gioco come ala, per me è un attaccante. Anzi, un buon attaccante. Alessio Pascale manca in bonus, ma soprattutto in tecnica e controllo palla – troppo bassi per questi livelli -. Infine c’è una delle punte più in difficoltà della serie A: Christian Pennisi. Vero che per essere un top della categoria gli manca un pochino di movimento senza palla, ma vero pure che parliamo di un attaccante dalle caratteristiche fenomenali. Va solo messo nelle condizioni per sfruttare le sue capacità, perché 4 gol in 22 partite non sono normali per un attaccante così forte.

Iadicicco: Non sapendo dove collocarla, ho creato la categoria. Ha giocato (poco) da esterno destro, da trequartista centrale e adesso la blasfemia da quinto di centrocampo sulla linea dei fluidificanti. Anche qui, un grossissimo no e mi riallaccio al discorso Figoni: la Iadiciccio non ha assolutamente nulla del terzino, è praticamente nulla in contrasti, marcatura e posizione. Ma se in rosa c’è la necessità di adattare qualcuno come punta, ritengo sarebbe stato decisamente meglio adattare chi avrebbe rischiato di rimanere fuori, come lei, piuttosto che il migliore (o comunque uno dei migliori) centrocampisti che hai. Anche perché, come potete vedere, se consideriamo solo ciò che serve a giocare come punta, non demerita nei confronti di Figoni.

ASPETTI TATTICI

Le prime 13 giornate il Torino si è affidato a una difesa a 4 e al centrocampo a 3, mentre davanti si alternavano 2 esterni larghi ed una punta, o più spesso, un trequartista e 2 attaccanti. Questo modulo prevede l’utilizzo di due terzini a sostegno, un difensore che imposta e un difensore centrale nei 4. A centrocampo al centro il regista arretrato, e al suo fianco una mezzala e un centrocampista di quantità. Sulla trequarti un centrocampista offensivo o un regista avanzato e nei due davanti sono cambiate più posizioni, con prevalente alternanza di falso 9, uomo d’area e punta completa. Spesso nel secondo tempo il modulo passava all’albero di natale, con l’inserimento di Angela Iadicicco da attaccante di sostegno.
Il Torino adotta uno stile di gioco personalizzato che si basa su una squadra molto stretta:

Il problema di un posizionamento così stretto quando giochi con un solo giocatore sulle fasce è che ogni volta che gli avversari portano due uomini sugli esterni il terzino va a difendere dentro l’area di rigore e si crea una superiorità numerica che è spesso fatale:

Troppi gol subiti dal Torino con la difesa stretta

Allora chi gioca con il 4-3-1-2 è condannato a perdere? No, però istruzioni di squadra, centrocampisti e terzini, secondo me, vanno impostati diversamente. Innanzitutto non conviene assolutamente tenere la squadra stretta in fase difensiva, e successivamente si può andare a ragionare sui ruoli. Una mezzala è già un giocatore che copre una porzione più esterna del campo, ma il centrocampista di quantità non è molto indicato. Se devo giocare con questo modulo preferisco impiegare un carrilero lì. Un’altra idea potrebbe essere quella di giocare con il regista arretrato che, invece di supportare, difende. Giocherebbe qualche metro indietro e potrebbe dare più densita alla difesa. Inoltre non sono un fan dei terzini semplici a sostenere, specie quando hai giocatori come Sedda e Conte che sono propensi ad attaccare.

Dopo la severa sconfitta subita contro l’Empoli (1 a 5), il Torino ha provato a emulare proprio lo stile della squadra che li aveva sconfitti, il 3-5-2 col mediano, marchio di fabbrica di Paride Di Iure prima e di Guido Leone, suo giocatore alla Fiorentina, all’Empoli adesso. Dopo una fortunosa ed eroica vittoria in 10 contro il Bologna si sono però ripresentati gli stessi problemi di sempre: la squadra fatica a creare e soprattutto non riesce a segnare.

Esclusa la partita contro il Progetto Gaming, il Torino non ha mai segnato più di un gol in campionato, un dato abbastanza grave, che la pone come il secondo peggior attacco della serie A (12 gol contro gli 11 del Sassuolo ultimo in classifica).

Se chiudo gli occhi e ragiono da allenatore del Torino, con la rosa a disposizione credo che giocherei con un 4-4-2 asimmetrico, con Pusceddu sulla linea dei centrocampisti a giocare stretto e lasciare campo al terzino per spingere. Sulla trequarti a destra Iadicicco, con la cerniera di centrocampo Deidda-Figoni e davanti Pennisi-Lupo. Chiaramente con un gioco molto più spregiudicato dell’attuale.

BILANCIO FINALE

Che il Torino abbia dei problemi sulla struttura della rosa è certo. Sicuramente, ad esempio, manca un terzino sinistro. Perché non puoi giocare in campionato e in Europa contemporaneamente pensando che se ti manca (o è fisiologicamente stanco) Conte vai ad adattare un centrale. Anche perché di centrali ne hai 4, e pure quelli teoricamente vanno girati. Aggiungiamo pure che sulla fascia destra tra il titolare e la riserva la differenza è colossale, e si capisce come sulle fasce difensive del Torino qualcosa andrebbe fatto. Motivo ulteriore per cui non capisco questo passaggio alla difesa a 3, a essere sincero. Tecnicamente, questo è un modulo che si adatta a chi ha dei terzini portentosi, quelli del Torino sono buoni, ma vanno benissimo per la difesa a 4. Al centro del campo la squadra è coperta molto bene. Va deciso come giocare per scegliere cosa comprare davanti: se passi al 4-4-2 serve un CS ed un TD (o una punta se si vuol far giocare Lupo TD), se passi al 4-3-3 puro servono 2 punte con caratteristiche diverse da quelle attuali. Uno dei due deve essere un giocatore di grande tecnica, agilità e intelligenza, e l’altro un finalizzatore (o al massimo un fulcro).

E infine eccoci alla classifica: il Toro di Sedda viaggia davvero in pessime acque, più per quanto fatto vedere, che per i punti raccolti. Mi auguro che possa intervenire bene sul mercato di gennaio imminente e risollevarsi, dato che la zona rossa dista solo 4 punti (e Lucchese e Sampdoria hanno una partita in meno)

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento