Retroreview: Heretic (1994, PC)

Se DOOM è il padre degli FPS moderni e Wolfenstein il nonno, Heretic può essere considerato lo zio strano della famiglia. Raccontare la storia di questo prodotto, sviluppato da Raven Software e pubblicato da ID nel 1994 è un po’ complicato: per certi versi sarebbe sufficiente copiare la recensione già prodotta di DOOM, per altri…

Diciamo che Heretic è qualcosa di più di un clone di DOOM trapiantato in un’ambientazione fantasy. Siamo di fronte ad un FPS (first person shooter, o sparatutto in prima persona) vecchia scuola. Basato sul motore grafico di John Carmack e guidati dalla mente di John Romero, la Raven ci ha regalato con Heretic una versione di Doom ambientata nel medioevo fantasy che tutti avremmo voluto.

Schermata iniziale di Heretic
La schermata iniziale del gioco

Da un lato abbiamo il classico FPS in cui lo scopo principale, se non unico, è quello di sterminare tutto ciò che ci si para di fronte. Dall’altro, da elementi più tipici di un GDR, come l’esplorazione e la presenza di poteri ed oggetti in grado di cambiare drasticamente le dinamiche del gioco.

Nei panni di un eroe elfico senza nome, saremo chiamati a difendere la nostra gente ed il nostro mondo dalla minaccia di D’Sparil, cavalcatore di serpenti. Grossi serpenti. Molto grossi. Insieme ai suoi due fratelli. Anche loro cavalcatori di serpenti. Però solo di D’Sparil e del suo serpente dovremo preoccuparci in questa prima incarnazione.

Siete pronti a prendere in mano la vostra bacchetta e lanciarvi in questo mondo di avventura, orrore e gloria? Andate pure avanti voi, io vi raggiungo.

HERETIC: SERPENT RIDERS E BACCHETTE IN MANO

Il gioco in sè è a tutti gli effetti uno sparatutto classico, con un’ambientazione che qualcuno potrebbe definire simile a quella che avremmo potuto trovare in titoli più antichi. Uno su tutti potrebbe essere il meno noto sparatutto Catacomb Abyss, predecessore di Wolfesntein e DOOM, a sua volta preceduto da Catacomb 3D, a sua volta preceeduto da The Catacomb.

Quest’ultimo, uno sparatutto 2D con visuale dall’alto, è uno dei primissimi titoli di ID e condivide con Heretic un elemento piuttosto importante: il boss finale. Sarà qui, infatti, che incontreremo per la prima volta D’Sparil, e sarà amore a prima vista.

A differenza di DOOM, tuttavia, la storia di Heretic è un pochino più articolata e tipica dell’ambientazione. D’Sparil, dopo aver ottenuto con l’astuzia e la manipolazione il controllo del mondo di Parthoris con i suoi due fratelli maggiori Korax ed Eidolon, soggioga i sette regni del mondo prendendo via via possesso delle menti dei loro Re e riportando la pace.

Gargoyle all'attacco
“Che carini, sembra stiano salutando!”

Per ringraziarli, i festanti cittadini dei regni erigono dei templi su cui viene posto il simbolo della religione dei cavalcaserpenti: il tridente. Gli unici a non piegarsi a questa nuova religione mondialista sono gli elfi di Sidhe, che vengono marchiati come eretici, non inclusivi ed omofobi.

Forti del loro libro sacro, nelle cui pagine è impressa la profezia dell’avvento dei Serpent Riders e delle loro armate demoniache, uno di questi eretici (noi) partirà alla volta della fonte del potere nemico. La libertà di Parthoris dipenderà solo da noi.

Teologicamente scorretto, pastoralmente efficace

La nostra avventura ci condurrà attraverso tre episodi, il primo dei quali inizialmente distribuito come shareware (software di libera distribuzione), che dovremo attraversare affrontando ore di nemici. Fin qui nulla di nuovo o straordinario, direte voi. Sarà sempre il solito corri, spara, cerca la chiave ed esci dal livello. In effetti sì, ma con alcune differenze sostanziali.

Anzitutto, i nemici saranno numerosi. Molto numerosi. Anche a livelli di difficoltà relativamente bassi sarà complicato riuscire a portare a casa la pelle senza ricorrere a stratagemmi ed oggetti. In secondo luogo, molti degli elementi fondamentali (chiavi, oggetti, passaggi) saranno rivelati solo con un’esplorazione attenta del livello.

Non siamo ai livelli di Hexen (che recensiremo a breve), ma in Heretic la componente di esplorazione e ricerca gioca un ruolo fondamentale. In aggiunta, c’è da considerare l’elemento della verticalità: primo nel suo genere, infatti, Heretic introduce la necessità di spostare la visuale verso l’alto e verso il basso. O quantomeno, la possibilità di farlo.

Certo, venendo dall’esperienza di DOOM qualcuno potrebbe trovare questa opzione poco utile o superflua. Questo finchè uno sciame di gargoyle infuriati non finirà per planarci addosso. In quel momento capiremo perchè guardarci intorno, ma anche sopra, tenderà ad essere una pia pratica per evitare una rapida morte.

LA DURA VITA DELL’ERETICO

Per riuscire nella nostra impresa serviranno armi. Tante armi. Ed Heretic non è avaro nel metterle a nostra disposizione: il nostro arsenale risulterà essere particolarmente variegato e convincente, anche se non eccessivamente esteso. La particolarità rispetto ad altri giochi del periodo, e ricalcante la natura più ‘fantasy’ e ‘GDR’ del titolo, è il fatto che non tutte le armi abbiano la stessa efficacia sul nemico.

I guanti del necromante, cortesia dell’Imperatore Palpatine, ci faranno urlare “ILLIMITATO POTERE!”

Alcune saranno molto efficaci contro, ad esempio, le mummie ma non altrettanto contro i cavalieri. Se la balestra eterea farà danni incredibili alla maggior parte dei nemici fisici, le apparizioni, i fantasmi ed i nemici più eterei non subiranno che pochi punti ferita per colpo. Se mai.

Spesso dovremo cambiare in maniera repentina e situazionale il nostro approccio, andando a valutare quale sia l’arma migliore da impiegare e, talvolta, se sia il caso di scartabellare nel nostro inventario alla ricerca di un oggetto in grado di cambiare le sorti di uno scontro.

Di fronte ad un esercito di nemici potremmo voler utilizzare un Tomo del Potere, un oggetto che incrementerà il danno e modificherà il comportamento delle nostre armi. A petto di avversari più forti che numerosi (con alcune eccezioni) il Morph Ovum sarà la soluzione ideale: trasformando i nostri oppositori in polli li renderà quasi completamente inoffensivi. A parte per quei fastidiosi becchi con cui cercheranno di colpirci.

Volare, oh oh!

Una delle grandi innovazioni di Heretic, come già citato, è la verticalità dei livelli. Spesso e volentieri ci trovemo non solo a dover trovare il modo di colpire i nemici in alto, ma anche trovare il modo di raggiungere oggetti ed aree apparentemente al di fuori del nostro raggio d’azione.

Cultista di D'Sparil
‘Sì, sono un cultista malvagio. Da cosa l’hai capito?’

Come fare, dunque, a raggiungere quella stramaledetta uva che, per inciso, è chiaramente acerba? Semplice. In alcuni livelli troveremo un oggetto che ci permetterà di volare per brevi lassi di tempo e, oltre a raggiungere posizioni altrimenti impossibili, anche di piombare sui nostri nemici. Sia che siano controllati dal PC, sia che siano umani.

Ebbene sì: anche in Heretic avremo modo di collaborare o, ben più spesso, spararci a vicenda con altri giocatori umani! Capirete bene che se in DOOM la conoscenza dei livelli poteva essere determinante in uno scontro, qui la competenza nell’uso degli oggetti può decisamente ribaltare un DeathMatch in cui ci troviamo alle strette.

Se già il gioco in modalità singola è una piccola perla, è la componente multiplayer a garantirne la sopravvivenza nel tempo. Seppure in secondo piano rispetto ad altri titoli, le arene di Heretic non hanno granché da invidiare alla concorrenza. Anzi.

UN PIACERE PER GLI OCCHI E PER LE ORECCHIE

Heretic è costruito sullo stesso motore grafico di DOOM, per quanto in una versione modificata per poter andare incontro alle necessità specifiche del titolo. In particolare gli effetti di luce (già particolarmente belli in DOOM) vengono rielaborati e migliorati (!) per rendere in maniera più spettacolare l’effetto gotico e cupo del titolo odierno.

Gli sprite dei nemici risultano generalmente convincenti e curati, ma non sempre sono scelti con eccessivo buonsenso. Nel secondo episodio, in particolare, verremo a contatto con una palette di colori che farà sembrare i peggiori livelli di Wolfenstein dei capolavori di buongusto. In questa simpatica ammucchiata di marroni, neri e luci basse verranno inseriti dei nuovi nemici. Indovinate di che colore? Ecco.

Un maestoso stormo di Gargoyle su cielo recuperato da DOOM

Sempre nel secondo episodio avremo anche modo di provare una fortissima sensazione di deja-vu guardando il cielo. Non a caso, peraltro, visto che si tratta dello stesso cielo visto in Inferno, il terzo episodio del primo DOOM. Cielo che vince non si cambia, dopotutto.

Un altro punto in comune col più famoso titolo ID è la vena splatter/horror del gioco. In moltissime istanze vedremo i nostri nemici esplodere (più o meno letteralmente) in mille, sanguinolenti, pezzi. Così come sarà possibile trovare, disseminati per i livelli, cadaveri e residui delle precedenti vittime di D’Sparil e compagnia

Nulla da dire per quanto riguarda l’impianto sonoro: le musiche ambientali sono asolutamente perfette, e la presenza di rumori quali voci disincarnate, catene e persino i rumori stessi dei nemici aumentano esponenzialmente la nosta ansia ad ogni piè sospinto.

Qui Raven è stata molto brava a replicare lo stile di ID, che dai tempi di Wolfenstein per l’appunto è maestro nel farci rimanere costantemente in allerta solo con grugniti e suoni di cui non riusciamo a capire la provenienza.

ERESIA, ERESIA CANAGLIA

Andiamo al dunque: Heretic ha retto alla prova del tempo? La mia personale risposta è un deciso ‘sì’, ed è tale proprio per la particolarità dell’ambientazione, la cura dei dettagli e la somiglianza all’immortale DOOM. Pur non avendo avuto lo stesso successo di quest’ultimo, Heretic è stato la piattaforma di lancio per il forse più famoso (ed apprezzato) Hexen, cui è seguito l’amato Hexen II (recensiremo entrambi a breve).

In apertura abbiamo definito DOOM il padre degli FPS ed Heretic lo zio un po’ strano: spero di avervi fatto capire, nel corso di questa lunga review, cosa intendevo. Sicuramente un giocatore abituato ai titoli più recenti potrebbe non trovarsi proprio benissimo con controlli piuttosto acerbi, o con le limitazioni derivanti dall’uso della sola tastiera.

Mummia che lancia teschi infuocati
Alcuni nemici sono persenti in più varianti, come questa mummia che ci lancerà contro teschi infuocati

Per ovviare a questo problema, tuttavia, un gruppo di appassionati ha realizzato una soluzione eccellente: Doomsday è un’utility creata appositamente per poter rigiocare DOOM, Heretic ed Hexen con tutti i crismi della modernità.

Dal supporto per il movimento WASD e mouse a texture ad alta definizione, anti-aliasing e risoluzioni per schermi 16:9, persino il più viziato degli zoomer potrà scoprire questi titoli senza dover ripetere ad libitum: “Eh, ma sono vecchi!“, costringendoci a diventare bonzi buddhisti per evitare di trucidarlo. Heretic rimane un gioco non particolarmente indicato per i bambini, a meno che non siano già sufficientemente psicopatici, mentre per tutti gli altri rimane assolutamente un FPS da provare almeno una votla nella vita.

COME LO GIOCO, DOVE LO TROVO

Per chi possiede una copia registrata di Heretic, rimangono le solite raccomandazioni: il gioco gira perfettamente su DOSBox, mentre chi volesse giocarlo su una macchina fisica avrà bisogno almeno di un 486 a 66Mhz. Stesso discorso per chi volesse emulare su 86Box/PCEM.

Per il giocatore medio, invece, la soluzione migliore e più rapida rimane quella di acquistare il titolo su Steam. Sulla piattaforma Valve è disponibile anche la collezione intera, con tanto di espansioni, Hexen ed Hexen 2 per circa 10€ (prezzo di listino).

Attualmente né il gioco, né i suoi seguiti sono disponibili su GOG. Una manccanza che rattrista molti (me in particolare), ma questo nulla toglie alla qualità dell’offerta su Steam che vi consiglio stante il prezzo assolutamente ragionevole in ogni caso.

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