Quando si parla di Giappone oggi pensiamo alla tecnologia, al cibo e all’intrattenimento dato da manga, anime e videogiochi. Ma il Giappone in passato è stato altro, molto di più. Fino al periodo della Restaurazione Meiji e alla definitiva apertura all’occidente, avvenuta tra il 1866 e il 1869, il Giappone è stato la terra dei Samurai. Da sempre ritenuti tra i guerrieri più feroci della storia, I samurai sono sempre stati circondati da un’aura di misticismo. Guerrieri nati per servire il loro Signore, fanaticamente attaccati al loro codice morale (il Bushido) e sprezzanti verso la morte, questa casta di guerrieri ha da sempre affascinato le persone, portando il mondo dell’intrattenimento (sia occidentale che orientale) a volerli rappresentare e rendere loro onore. Solo un settore non era ancora riuscito a mostrare al meglio il fascino dei Samurai, quello videoludico. O almeno così era fino al 17 luglio scorso, data di uscita di Ghost of Tsushima, ultimo lavoro dello Studio Sucker Punch.

N.B: tutte le immagini presenti nella recensione sono screenshot catturati durante la mia partita grazie alla modalità foto del gioco.

LO YIN E LO YANG

Ghost Of Tsushima è ambientato nel 1274, anno di inizio dell’Invasione Mongola del Giappone. Il protagonista del gioco è Jin Sakai, capo del suo clan e Nipote del Jito (governatore) dell’Isola di Tsushima, Lord Shimura. In un’ultima, disperata battaglia Lord Shimura attacca l’Esercito Mongolo con gli ultimi uomini rimasti. L’esercito guidato da Khotun Khan vince, gli ultimi samurai sono sterminati, Lord Shimura è preso prigioniero e Jin sembra in fin di vita, con ormai niente che può fermare l’avanzata nemica. Il nostro protagonista viene fortunatamente salvato da Yuna, una ladra che insegnerà al Samurai come muoversi furtivamente nell’ombra e a colpire i nemici di nascosto. Questo passaggio è fondamentale. Per un Samurai agire nell’ombra è estremamente disonorevole. I nemici vanno sempre affrontati a viso aperto, non importa quale sia il loro numero. Le prime sessioni di stealth che dovremo affrontare per Jin saranno un momento doloroso, un momento in cui deve rinunciare a essere se stesso, a rinnegare il suo essere Samurai per poter liberare la sua gente e salvare il popolo giapponese. E come per lo yin e lo Yang tutto il gioco si sviluppa su questo dualismo, luce-tenebra, duelli contro assassinii, Samurai contro Shinobi. A livello di gameplay non cambia niente per il giocatore, ma permette di immedesimarsi facilmente nella figura di Jin, permettendo di godersi al meglio il gioco.

LA VIA DELLA SPADA

Parlando della giocabilità di Ghost of Tsushima è necessario affrontare separatamente le varie fasi di gioco. Pur non trattandosi di un Metal Gear Solid o di uno Splinter Cell le meccaniche stealth sono ben realizzate e fortemente ispirate a quelle degli ultimi capitoli di Assassin’s Creed. Le vere novità le troviamo nel sistema di combattimento. A differenza di molti giochi in Ghost of Tsushima non esiste un sistema di lock del bersaglio. I movimenti di Jin saranno sempre liberi e la sua spada colpirà nella direzione in cui muoviamo la levetta sinistra del joystick. Per superare al meglio i combattimenti sarà necessario padroneggiare tre cose: La parata e il contrattacco, gli strumenti ninja e gli stili di combattimento. Jin durante la sua avventura potrà imparare quattro stili di combattimento, ognuno adatto a un tipo particolare di soldato dell’esercito mongolo. Per imparare questi stili sarà necessario uccidere in combattimento un determinato numero di generali nemici, situati nei vari accampamenti mongoli sparsi per l’isola di Tsushima. Gli strumenti ninja saranno fondamentali per sopravvivere a scontri in cui siamo pesantemente in inferiorità numerica. Dai Kunai da lancio alle bombe fumogene passando per ordigni adesivi da attaccare ai nemici, l’arsenale a disposizione di Jin è molto vario e adatto a ogni situazione. Il suo senso dell’onore vacillerà, ma potremo portare a casa la pelle senza particolari problemi. Lo “strumento” più utile a disposizione del nostro protagonista è il contrattacco. Spezzare la guardia al nemico richiede molti colpi e quando si è circondati dai soldati mongoli potrebbe essere fatale abbassare la guardia. Padroneggiare la parata ci permetterà di sbilanciare gli avversari dandoci l’opportunità di sferrare alcuni colpi diretti, spesso fatali. I primi combattimenti saranno frustranti ma una volta presa la mano diventerete il terrore dei Mongoli. Un’altra dimostrazione dell’attenzione di Sucker Punch per i dettagli la possiamo trovare nei duelli (vere e proprie boss fight). Storicamente nel Giappone feudale molte dispute venivano risolte facendo combattere a duello i due guerrieri migliori di uno schieramento. Se da un lato questo permetteva di evitare conflitti su larga scala, questa abitudine portò ad avere un vantaggio tattico per i Mongoli contro i Giapponesi, poco abituati ad affrontare grandi eserciti organizzati. Per un Samurai un duello è qualcosa di sacro, che può essere superato esclusivamente dalle proprie abilità. Per questo motivo durante i duelli sarà impossibile usare gli strumenti ninja. Meglio padroneggiare la parata quanto prima.

LA VITA DEL SAMURAI

Durante il viaggio per liberare la sua terra dai Mongoli Jin potrà visitare molti luoghi, tutti utili alla sua crescita come guerriero. Ci sono i santuari Shintoisti, ognuno raggiungibile solo grazie alle capacità atletiche del nostro protagonista (in puro stile Assassin’s Creed), dove potremo ottenere degli amuleti molto potenti in grado di potenziare le caratteristiche di Jin. Molto importanti i santuari di Inari, divinità della fertilità e dell’agricoltura; visitandoli sarà possibile aumentare il numero di amuleti equipaggiabili. Per raggiungere questi santuari sarà necessario trovare le tane delle volpi (l’animale simbolo di Inari) disseminate per la mappa e farci guidare da questi animali fino al santuario più vicino. Per aumentare il nostro vigore (utile per utilizzare alcune abilità speciali) dobbiamo visitare gli spezza bambù e superare la loro prova. Per aumentare la salute massima di Jin possiamo visitare le sorgenti termali naturali disseminate per la mappa di gioco e goderci un meritato attimo di riposo. Immancabili i villaggi e le fattorie da liberare dagli invasori. Una volta scacciato il nemico in queste località possiamo trovare mercanti e fabbri dove poter acquistare elementi cosmetici nuovi come colori per le armature o copricapi e dove poter potenziare il nostro equipaggiamento. Un’altra attività che possiamo fare tra un combattimento e l’altro è la composizione degli haiku. Gli Haiku sono componimenti poetici nati in Giappone e sviluppatisi soprattutto nel Periodo Edo. Si dice che i Samurai si impegnassero molto in questa arte e che comporre haiku li aiutasse anche in battaglia. Si tratta di un momento di totale distacco dalla realtà della guerra che stiamo vivendo, permettendoci di staccare un attimo la spina e recuperare energie mentali.

I SUONI DI TSUSHIMA

Il comparto audio di Ghost of Tsushima è di altissimo livello. La colonna sonora, composta da Shigeru Umebayashi e Ilan Eshkeri è potente, ti entra dentro e ti sconvolge, contribuendo a far immergere completamente il giocatore nelle atmosfere di gioco. Nonostante questo, per la maggior parte del tempo di gioco avremo nelle orecchie solamente i suoni ambientali, anch’essi ben realizzati e molto realistici. Cavalcare in una prateria sentendo i tuoni in lontananza e il cielo che inizia a oscurarsi per un imminente temporale è qualcosa che difficilmente si dimentica. Il doppiaggio è di ottimo livello in tutte le lingue ma è consigliabile mantenere il doppiaggio giapponese per aumentare il realismo.

LA MODALITÀ FOTO E LA GRAFICA

Ghost of Tsushima lascia semplicemente a bocca aperta. L’isola di Tsushima è un’esplosione di colori, un luogo sempre pronto a lasciare il giocatore senza fiato grazie a una direzione artistica di livello altissimo. Guardarsi intorno e perdersi nella natura dell’isola a volte dimenticando la propria meta sarà qualcosa di estremamente piacevole ogni volta. Per chi non avesse interesse per la natura ma volesse vivere un’esperienza cinematografica d’altri tempi, Sucker Punch mette a disposizione fin da subito la Modalità Kurosawa. Filtro bianco e nero, bande nere agli estremi dello schermo e sarà come essere in un film del famoso regista giapponese. L’espressività dei volti e il livello di dettaglio dei personaggi non è elevatissimo, peccato. La modalità foto di Ghost of Tsushima permette di creare vere opere d’arte, anche nelle mani di un principiante. Per ottenere lo scatto migliore sarà possibile cambiare ora del giorno per avere la luce desiderata, cambiare condizioni atmosferiche, aggiungere particelle e elementi visivi come lucciole di notte oppure foglie che cadono e chi più ne ha più ne metta. Il rischio di passare più tempo nella modalità foto che nel gioco è estremamente alto.

UN MIX BEN REALIZZATO

Arrivati alla fine di questa recensione una domanda sorge spontanea: è davvero così bello Ghost of Tsushima? Sebbene la risposta sia sicuramente positiva, è necessario concludere citando anche alcune note dolenti. Per quanto interessante e ben realizzato sia, il sistema di combattimento del gioco può essere padroneggiato in tempi relativamente brevi, abbassando di fatto il livello di difficoltà di molto. Inoltre i potenziamenti che Jin può acquistare salendo di livello sono talmente forti da poterci rendere virtualmente immortali. Oltre ad giocare a un livello di difficoltà elevato i giocatori più esperti potrebbero trovarsi costretti ad alzare artificialmente il livello della sfida offerta dal gioco ignorando i potenziamenti da level up e non andando alla ricerca degli amuleti più potenti. Un altro aspetto che alcuni giocatori potrebbero trovare negativo riguarda la struttura di gioco. Un po’ Assassin’s Creed, Un po’ Far Cry, con un sentore di The Witcher 3 e di Legend of Zelda (soprattutto quest’ultimo per quanto riguarda il senso di meraviglia che si prova scoprendo nuove aree della mappa), chi cerca un gameplay 100% originale potrebbe trovare Ghost Of Tsushima un titolo senza una sua identità, per quanto questo mix di feature sia realizzato ottimamente. Inoltre, se non si ha una grande passione per il Giappone feudale e per il mito dei samurai (a differenza di chi scrive questa recensione) potrebbe risultare difficile appassionarsi del tutto al gioco. Ghost of Tsushima è un titolo molto ambizioso che non ha paura di mostrare le sue ispirazioni e che, nonostante alcuni difetti di gameplay, può garantire svariate ore di divertimento a chi decide di dargli una possibilità.