RetroReview – Alone in the Dark (1992)

Cosa vi dice il nome Alone in the Dark? Poco o nulla, immagino. Se vi chiedessi di Resident Evil invece? Ecco. Alone in the Dark potrebbe essere considerato, ed in effetti è, il padre di tutti i survival horror. Dallo stesso Resident Evil a Silent Hill o Martian Gothic, tutti fanno riferimento ad un unico progenitore. Lui.

Logo Infogrames per Alone in the Dark
Il logo di Infogrames renderizzato in 3D

Realizzato nel 1992 dai francesi di Infogrames, oggi diventata Atari dopo l’acquisizione di quest’ultima, Alone in the Dark segna una punta miliare nell’evoluzione dei videogiochi. Seppur non famoso quanto DOOM, per dirne uno, sono parecchi i giochi contemporanei che non sarebbero esistiti senza il frutto delle fatiche di Infogrames.

Vogliamo andare a scoprire come mai?

SOLI NEL BUIO

Alone in the Dark è un gioco d’azione in terza persona. Nello specifico, come già detto, il primo survival horror ad arrivare sui nostri schermi. Basato sui racconti di H.P. Lovecraft, questa storia a tinte piuttosto fosche prenderà molto, molto rapidamente una piega piuttosto brutta.

Alone in the Dark intro
“Faccio un salto a prendere un pianoforte e torno raga!”

Siamo nel 1924, in Lousiana. Jeremy Hartwood, proprietario di una tenuta chiamata Derceto, ha deciso d’indossare una cravatta di canapa un po’ troppo stretta. Per quale motivo l’avrà mai fatto? Sarà la domanda alla quale i nostri due protagonisti cercheranno di dare una risposta. Quantomeno, quello sarà l’incipit della storia per uno dei due

Lara Croft chi?

I panni che saremo chiamati a vestire saranno, alternativamente, quelli di Edward Carnaby o di Emily Hartwood. Il primo, investigatore privato dalla storia creditizia da far invidia all’Argentina, accetterà la chiamata di un’antiquaria. Questa gli chiederà di recuperare un vecchio pianoforte da Derceto, pagando 150$ in contanti.

Emily, per contro, è la nipote del fu Jeremy e non è per nulla convinta che la scelta dello zio sai stata spontanea. Nella sua presentazione, peraltro, sono presenti diversi indizi e consigli piuttosto preziosi.

Lo scopo dei due, inizialmente diverso, andrà rapidamente a coincidere man mano che la vera natura di Derceto si farà palese. Forze occulte e maligne abitano in quella casa, considerata non senza motivo un luogo misterioso e maledetto. Per uscirne vivi, sia Emily che Carnaby (nel gioco non si incontreranno mai) non avranno che un’opzione: sconfiggere il male che si nasconde nelle caverne sottostanti la casa.

Non chiudete quella porta!

“Oh belin, un altro turista che si è perso.”

Sin dall’introduzione saremo accolti da scene tipiche dei classici dell’orrore: porte che si chiudono da sole, figure artigliate che scrutano i nostri passi dalle finestre, ed un senso generale di inquietudine ed ansia. Tutto ciò viene accentuato dalla colonna sonora, che ben ci cala nella tensione dell’esplorazione.

I lugubri corridoi di Alone in the Dark non hanno nulla di che invidiare a giochi più recenti, e già il percorso che il nostro personaggio seguirà fino alla soffitta sarà sufficiente per far correre la nostra fantasia.

Sarà una volta preso il controllo, tuttavia, che le cose cominceranno a farsi più interessanti.

ORRORE PER INTERPOSTA PERSONA

I controlli sono piuttosto semplici, anche se talvolta li percepiremo come non eccezionalmente responsivi. Potremo muoverci usando le frecce sulla tastiera, mentre con Invio richiameremo l’inventario. Questo ci servirà sia per fare il conto degli oggetti che abbiamo con noi, sia per scegliere come interagire col mondo esterno. Ad esempio, se usare il tasto azione (spazio) per colpire, cercare o spingere.

Sempre da qui potremo anche leggere libri, pergamene ed altro (spesso, ma non sempre, una buona idea), bere medicinali ed in generale interagire con oggetti che avremo raccolto per la casa. Una parte fondamentale del gioco sarà proprio l’esplorazione: ci troveremo spesso a cercare oggetti nelle librerie, sugli scaffali o persino in posti meno immediati.

Edward Carnaby cerca di mantenere il distanziamento sociale da uno zombie

Non sempre gli oggetti, anche essenziali, saranno in posizioni intuitive o anche solo eccessivamente immediate. Talvolta ci troveremo anche in situazioni in grado di compromettere la prosecuzione del gioco. Ad esempio, senza uno specifico oggetto ‘nascosto’ (ma neanche troppo), non potremo sbaragliare il boss finale.

Il bagno è sempre in fondo a destra

Molte azioni che dovremo intraprendere, le potremmo considerare poco chiare. Perlomeno per come siamo abituati adesso, visto che in genere i giochi ci tengono per mano e consolano non appena qualcosa ci fa la bua. Sei morto? Non preoccuparti, campione! Puoi ricarica dal salvataggio automatico. Ti hanno ferito? Parliamone di fronte ad una tazza di tè mentre la vita si ricarica.

Qui non è così. Se sei morto, prega d’aver salvato prima. Se sei stato ferito, buona fortuna: i medikit sono pochissimi e vanno saputi dosare con ESTREMA cautela. Stai entrando in una stanza buia ed hai una lampada in mano? Dubito potrai interagire con l’ambiente, a meno che tu non abbia una terza appendice prensile.

Questo, aggiunto alla necessità piuttosto pressante, di usare il comando ‘cerca’ un po’ dappertutto, tende a rendere piuttosto complesso l’approccio per un giocatore meno smaliziato od attento.

“Scusi, chi ha fatto palo?”

Hai paura del buio?

Questo non toglie qualità al gioco, anzi. Alone in the Dark costringe il giocatore ad una sfida con sè stesso e con le proprie paure, facendo i conti con una realtà che raramente perdona gli errori. Derceto lavorerà attivamente per farci la pelle, e l’atmosfera di ostilità e tensione sarà onnipresente.

Mancherà qualche volta il senso di direzione: l’unica mappa della villa a nostra disposizione, sarà quella che ci costruiremo in testa. Questo potrebbe portarci a dimenticare di visitare questa o quella zona, o magari non esplorarla a sufficienza.

In ogni caso, questo potrebbe essere un problema per alcuni. Specialmente i giocatori meno pazienti potrebbero trovarsi a mal partito, se abituati ad incarnazioni più recenti e cariche d’azione del genere. Per contro, proprio questa necessità d’investigare e di rimanere sempre all’erta, Alone in the Dark potrebbe attirare l’attenzione dei più metodici ed investigativi.

Non siamo soli

Attenzione a pensare che non vi sia azione nel gioco. Spesso e volentieri avremo incontri ravvicinati e decisamente pericolosi con gli abitanti di Derceto: zombie, fantasmi e strani creature faranno più volte la loro comparsa. Generalmente quando e da dove meno ce lo aspetteremo.

Non solo nei libri, talvolta troveremo indizi girovagando per la casa

Il mix di nemici è vario ma non incredibile. Più che sufficiente per coglierci di sorpresa, ma non tale da impedirci di finire il gioco con discreta facilità. In questo saremo aiutati anche dalle armi che potremo trovare in giro: arco e frecce, un fucile, una pistola, coltelli e persino delle spade.

Non tutti saranno ugualmente vulnerabili ad ogni tipo di arma, o affatto. Anche qui toccherà usare intuito, ragionamento e salvataggi costanti.

DAGGHEROTIPI E GRAMMOFONI

Dal punto di vista dell’impianto grafico, siamo di fronte ad un primissimo esempio di 3D poligonale usato in maniera massiccia. Se oggi può far sorridere vedere i nostri protagonisti composti da una serie piuttosto ampia di triangoli grandi quanto un sogno, per i tempi l’immagine era di un gioco assolutamente d’avanguardia.

La grafica poligonale dei modelli tende a stridere un pochino con quella più classica, e molto curata, di fondali ed oggetti di sfondo. Generalmente capiremo di poter interagire con un oggetto proprio per la sua diversa conformazione, se poligonale o meno. Spostare un armadio in computer grafica sarà possibile, una libreria disegnata no.

In generale l’aspetto risulta piacevole e piuttosto definito, considerati i limiti tecnici dell’epoca. Più problematica è la gestione della telecamera che, come nella moltitudine dei suoi eredi, spesso gioca contro di noi anziché con o per noi. Un po’ come l’Italia nelle guerre mondiali.

Rantola ancora, Sam

Vedremo spesso questa schermata. Morti noi, le forzze del male avranno via libera

Se l’aspetto grafico è uno dei punti di forza di Alone in the Dark, l’impianto audio è ciò che completa l’atmosfera. Dalle musiche di tensione ai lamenti, dai versi dei mostri in agguato al suono raspante dei vinili nel grammofono, ogni cosa ha una sua precisa ragion d’essere e si dimostra puntualmente appropriata.

Parlando nello specifico del grammofono, e dei dischi di musica classica ad esso legati, non posso che plaudere alla qualità ed alla scelta delle tracce. Interessante anche l’uso che sarà necessario farne nel gioco per risolvere un particolare enigma.

CONCLUDENDO

A petto di tutto questo, possiamo tranquillamente dire che Alone in the Dark è sicuramente un titolo che presenta delle qualità innegabili. Soprattutto sotto il profilo storico, il gioco merita di essere perlomeno visto, se non provato in prima persona.

Purtroppo il processo d’invecchiamento non è stato particolarmente generoso e, per quanto sia tutt’ora estremamente valido, il titolo di oggi può non riuscire a far sognare come un tempo. Od avere incubi quanto un tempo. Lo consiglierei? Sì, specialmente agli appassionati di Lovecraft, agli amanti dei giochi investigativi ed a chi apprezza i survival horror basati più sulla tensione che sull’azione.

Tenderei a sconsigliarlo, invece, a chi ama principalmente l’azione e la grafica all’avanguardia dei più recenti titoli del genere. Pur riuscendo ad apprezzarne l’idea, potrebbero non amare particolarmente il gioco in sé.

DOVE LO TROVO

Il gioco è disponibile per PC MS-DOS e Mac. Supponendo siate i fieri possessori di una copia fisica, per poter giocare ad Alone in the Dark avrete bisogno di un 286 con almeno 16MB di RAM ed una scheda VGA (fisico o su PCEM/86Box), o di DOSBox.

I dischi non sono più leggibili o non li trovate? Niente paura, perchè GOG è in grado di offrirvi l’intera trilogia a circa 5€, già configurata. In questa versione avrete la possibilità di provare anche il teaser di Alone in the Dark 2 (il gioco in questione si chiama Jack in the Dark), e di scegliere la lingua del gioco stesso.

Spero di avervi dato un’idea precisa di cosa può aspettarvi accettando di recarvi a Villa Derceto. Se accetterete l’invito ad entrare, ricordate sempre… Ci sono destini ben peggiori della morte, ed in strani eoni persino la morte può morire.

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