Persona e la Maschera Pirandelliana

Da pochissimo è uscito Persona 4 Golden su PC. Ora, Io ho sempre avuto una relazione molto strana con i jrpg, soprattutto con questa saga. Non faccio altro che ripetere quanto i jrpg non siano roba per me, Eppure, Come già detto nell’articolo riguardante Chrono Trigger, vai a guardare la lista di dei miei giochi preferiti o quelli che mi rigioco puntualmente ogni anno, ne saltano fuori più di quanti ne vorrei ammettere.
Con la saga persona la cosa si fa ancora più strana.

Ero tanto curioso di questa Saga per via di una mia amica che me ne ha fatto una testa a palla.
Allora, mi sono detto “Sì, che cavolo, la provo”.
E visto che sono abbastanza puntiglioso per certe cose ,decido di provare dal primo episodio.

Conoscevo la saga Shin Megami Tensei, della quale è uno spin-off, e visto che le meccaniche di base mi piacevano ho pensato che un tentativo non sarebbe stato male. Bene, droppato in tempo zero perché aveva tutto quello che detestavo dei jrpg.
Non era assolutamente brutto, magari i giochi brutti fossero così, ma a parte l’ambientazione moderna non non ci vedevo nulla di speciale, e quel che ho trovato era poco consono ai miei gusti.
Passo al 2, entrambe le parti, e niente.
Stessa cosa.
Con il 3 credo che le cose andranno diversamente, vista l’aggiunta degli elementi Dating SIM.
Il mix mi incuriosì tantissimo ma ancora una volta un buco nell’acqua.
Decisamente più vicino a quello che cercavo, ma decisamente troppo Shonen (manga tipicamente indirizzato ad un pubblico giovane), quindi meh, niente (Lo so, sono un rompiscatole e mi meriterei una caterva di sprangate in faccia, ma che ci posso fare).
Ma mi arrendo? No.
Arriva il 5.
Esplodo.
Ora, Questo è quello che dico essere una bomba!

Le tematiche si fanno mature, più vicine al Seinen (pensato per un pubblico più maturo per intenderci) dove la critica sociale si mischia con quello psicologica dei protagonisti.
Allora ne parlo tutto gasato con questa mia amica e mi assicura che allora anche il 4 mi sarebbe piaciuto a bestia, ma non ho mai trovato una copia per la mia cara ps2 e non ho mai avuto la Ps Vita.
Quindi Rip.
E INVECE NO.
Se avete la memoria di un pesce rosso (tipo la mia per intenderci), come ho detto prima ESCE PER PC.
E quindi, finalmente, riesco a recuperare questo benedetto P4.
E devo dare ragione a quella mia amica (GRAZIE ALICE!) perché pure qui ritrovo quello che mi è tanto piaciuto nel 5, anche se reso in maniera diversa.

Il dettaglio che cercavo e mi attrae, è il fattore delle Persona, una rivisitazione dell’idea di Maschera espressa da Pirandello (e degli stand di Jojo ma qui sono dettagli), e come tali vengono usate da espediente non tanto per dare il via alla trama dei vari episodi, ma sono più il mezzo che ci permette di conoscere per davvero il nutrito cast di personaggi che incontriamo nei vari titoli.
Decisamente troppo acerbo nei precedenti titoli, in P4 e P5 questo intelligente escamotage raggiunge la giusta maturazione stilistica e narrativa, ma sotto due diversi punti di vista.

Andiamo con ordine: inizio col dire che cercherò di tenere al minimo gli spoiler nonostante siano giochi che sono in giro da un po’, ma se non volete sapere proprio nulla di nulla al riguardo FERMATEVI ORA.

Siete ancora qui? Ok, io vi ho avvertito quindi ora è responsabilità vostra.
Si diceva:

Nel quarto capitolo si nota come il rifiutare se stessi portino soltanto a conflitti e al dolore e, in certi casi, alla morte.
I personaggi di persona 4 indossano costantemente una maschera e ad essa sono incatenati.
Solo quando quella viene forzatamente tolta, nel mondo delle ombre, trovano la forza per andare avanti.
Per acquisire il vero potenziale, capiscono quanto sia necessario accettare quella parte tenuta all’oscuro, e che quella vista tutti i giorni i nostri amici i nostri parenti è solo una maschera.
Qualcosa che nasconde i nostri sentimenti più profondi.
Riescono ad andare oltre la paura del mettersi a nudo, riuscendo a dar voce a tutti i propri pensieri.
Anche quelli apparentemente ignobili hanno un valore e una dignità che deve essere liberata, non repressa, poichè non sono tanto questo genere di idee ad essere la nostra identità, pur facendone parte e ne siamo legati a doppio filo.
Esistono, ma non ci dominano e riusciamo ad agire come sappiamo essere meglio per noi.

Particolarmente significativo al riguardo, sia per il mio discorso che da un punto di vista psicologico, è rappresentato dal personaggio di Chie in P4.
Il dialogo con la sua parte oscura, che lei rinnega e quindi siamo forzati a combattere, è particolarmente interessante, poiché vengono esposti dei pensieri che sono tanto aberranti quanto, tristemente, umani.

Solo una volta sconfitta la creatura nata da questi crudeli angoli della mente della ragazza, lei capisce quanto questi sentimenti siano Certamente parte di lei, ma non qualcosa che la dominano.
Una volta accettati, quindi gettando la maschera, riesce a scoprirsi.
Li vede per quello che sono: niente più che una minima parte di lei ed è il sapere che esistono ma che non vengono assecondati a renderla la persona che è.


É interessante vedere come il nostro alter ego di P4 reagisce alla propria Persona (e quindi Vero Io)
Mantre Joker di P5 ottiente la maschera in modo molto simile ai suoi compagni, il Protagonista di P4, a differenza dei suoi amici, non deve combattere i propri sentimenti, ma li accetta subito riconoscendosi in essi, ed è per questo che lui è diverso: lui non porta nessuna maschera.
Quello che si vede è ciò che è.
Questa è una scelta abbastanza ovvia, visto che decideremo le sue azioni e la sua visione del mondo.
Quello che dobbiamo scoprire lo sapremo già.
Come però mi fa giustamente notare la mia amica (E di nuovo: GRAZIE ALICE!) lui non si limita a questo: essendo la carta numero 0, può allo stesso momento vedere e capire le maschere altrui come nella Novella 1, Nessuno e 10000, poichè, potendo usare più Persona contemporaneamente, riesce a capire più sfaccettature più nascoste e profonde delle persone che ha attorno.
Questo viene evidenziato dal fatto che, ogni volta che legheremo con qualcuno, viene evidenziata la Persona che ci permette dipotenziare maggiormente il rapporto (e quindi quella che ci permette di comprendere meglio chi abbiamo di fronte)

Il quinto capitolo si differisce non solo per il dettaglio del protagonista, ma perché si pone ad apparente antitesi di quanto viene espresso in P4.
Per quanto anche i Phantom Thieves si liberino della propria Maschera per rivelare la propria Persona, nel mondo delle ombre (nel quale agiscono), gliene viene messa un’altra che però gli viene messa da chi li guarda e rappresenta come vengono percepiti, rendendola l’armatura del proprio io che gli serve per scontrarsi con ciò che hanno davanti, il nemico che rappresenta una società che non li rispecchia o che li combatte, addirittura.
Questo rispecchia più il pensiero di Oscar Wilde, proprio lui infatti disse “Date ad un uomo una maschera ed egli vi dirà la verità”, ma non per forza le due idee entrano in contrasto.

Indossare la maschera e toglierne una: due visioni fortemente contrastanti eppure che si completano a vicenda.
Come?
Sta tutto in quello che si vuole rappresentare e, da questo punto di vista, i due giochi mostrano due sfere ben distinte: quello dell’intimità e quello Sociale.

Da una parte abbiamo la maschera che dobbiamo avere per poter combattere ad armi pari contro quello che ci viene lanciato ed è quindi una forza che siamo costretti ad avere e che ci consente quindi di sopravvivere, di andare avanti, in questo mondo.
Dall’altra capire che l’accettazione di noi stessi e parti integranti della crescita e del rafforzamento personale.

Queste due visioni si possono tranquillamente riassumere dicendo “C’è un tempo è un luogo per ogni cosa”.
Un momento in cui esporre chi siamo davvero nel nostro profondo, con difetti e pregi, e dall’altra mostrare ciò che possiamo essere quando le necessità ce lo impongono.
Nella novella di Pirandello un un avvocato si concede quei 15 minuti di follia, ovvero lui si chiude nel suo studio e sclera di brutto. Impazzisce.
Una pazzia controllata, un punto in cui lui accetta ciò che ha davvero dentro, e lo sfoga in maniera anche infantile, uscendo totalmente di testa per quei 15 minuti di libertà assoluta.
Un punto della sua vita dove lui detta totalmente la maschera perché ne ha bisogno per esprimere ciò che è personalmente.
All’infuori di quei 15 minuti, però, lui indossa una maschera con la quale si fa scudo e da Essa ne trae forza, non in una ribellione come in persona 5, ma in modo simile diventa la chiave dei suoi successi conseguiti durante la vita e che lo hanno portato ad essere un avvocato con uno studio personale.
Due facce della stessa medaglia, come le maschere dei vari Persona, accettarle entrambe ci arricchisce, apre le porte della gabbia che tengono il nostro potenziale rinchiuso.

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