Final Fantasy 7 Remake: la recensione

Ed infine eccoci qui con Final Fantasy 7 Remake, ben 5 anni dopo l’annuncio dell’E3 che spaccò letteralmente la fiera di Los Angeles. Ricordiamo benissimo la felicità e i dubbi nati la mattina seguente, con quel misto di timore ed entusiasmo tipico delle grandi occasioni. Parlare di Final Fantasy 7 non è facile: il titolo rappresenta un monumento della storia videoludica. Un patrimonio, un gioco che all’epoca riscrisse i canoni e settò nuovi standard qualitativi e quantitativi. E non solo per i suoi indiscussi meriti tecnici, ma per la sua profondità tematica, il carisma dei propri personaggi e una direzione artistica semplicemente perfetta.

In tutti questi anni il gioco dell’allora Squaresoft ha attraversato molte generazioni di giocatori approdando su ogni piattaforma possibile, dando a tutti l’opportunità di essere scoperto nonostante le sue asperità. La forza della sua narrativa d’altronde, fatta di elementi ancora attuali, è riuscita a rimanere intatta e la cosa lo si nota fin dalle prima battute di gioco. Il team di sviluppo insomma si è ritrovato con un fardello importante in mano, diviso tra la necessità di riproporre un’opera fedele a quella originale e l’esigenza di stupire nuovamente il suo pubblico. Un campo minato di emozioni nel quale Square-Enix ha deciso di tornare, dividendo l’avventura originale in un numero ancora imprecisato di parti, per concedersi la possibilità di espandere quella visione che fu così determinante nel 1997.

Final Fantasy 7 Remake rappresenta l’inizio di un percorso, un punto di partenza fedele e allo stesso tempo spiazzante, che potrà farvi innamorare del progetto così come riempirvi di incertezze. Un viaggio che ad ogni passo saprà donarvi quelle sensazioni che già furono del titolo originale, a volte arricchite con degli strati del tutto inediti. Per il fan di vecchia data muoversi nuovamente nel contesto di Midgar vorrà dire riscoprire quegli ambienti vivendoli con una prospettiva nuova, più tangibile. Per chi invece si avvicinerà solo adesso al titolo, sarà scoprire l’iniziale essenza di un immaginario cyberpunk capace di riempire i suoi occhi di grande tristezza e infinita speranza.

Un fiore sul cemento ( Storia )

L’inizio di Final Fantasy 7 Remake è esattamente lo stesso di 20 anni fa. Ci ritroviamo a Midgar, metropoli cupa dal carattere distopico e sede della ShinRa, la compagnia a capo del mondo grazie al suo monopolio sull’energia elettrica. Energia che genera attraverso l’uso di reattori che riescono a convertire la linfa del pianeta, il lifestream, in Mako. Quest’ultimo è un condensato liquido utilizzato non solo per generare elettricità, ma per tutta una serie di applicazioni in campo scientifico e militare. Il processo però sta prosciugando il pianeta della propria risorsa principale e i danni ormai rischiano di essere irreversibili. In mezzo a questa distopia un gruppo di bio-terroristi, gli Avalanche, cercano di fermare la corporazione tentando di distruggere proprio gli otto reattori che circondano la città. L’intenzione del gruppo è salvare Gaia, la terra, e riportare equità in una società in forte disequilibrio.

Nel filmato introduttivo veniamo accolti dall’immagine di una bellissima ragazza intenta in preghiera di fronte ad una tubatura dalla quale fuoriesce del lifestream. La vediamo sentire una presenza e fuggire verso la via principale, lei e i suoi fiori. La telecamera si alza e in una panoramica mozzafiato ecco Midgar in tutta la sua maestosa e angosciante interezza. Una planata rapida e la regia ci porta ad un treno in corsa. Su di questo un ragazzo biondo armato di un gigantesco spadone attende di giungere al proprio obiettivo. Ci ritroviamo poco dopo alla guida dello stesso coinvolti come mercenari in una missione di sabotaggio. Il gruppo è composto da altri tre membri e il loro capo, Barret, di lì a breve sarà al nostro fianco per combattere la resistenza militare della ShinRa.

L’incipit è fulminante, capace di spezzare da subito ogni vostra resistenza. Guidando Cloud nel proseguo dell’avventura faremo i conti con un immaginario fantascientifico ma attuale, come solo i grandi classici sanno essere. L’imponente città industriale, divisa in settori e scale sociali nette e “ schiaccianti “, non sarà solo lo sfondo della nostra avventura ma vera e propria “ protagonista “ della vicenda. In Final Fantasy 7 Remake alzare la telecamera e osservare l’immensa sovrastruttura sopra le teste dei nostri personaggi sarà sempre stupefacente, regalandoci la netta sensazione di qualcosa di soverchiante e assolutamente innaturale. La vicenda ci porterà ad approfondire ogni caratteristica dell’ambiente circostante e dei personaggi che la compongono. Verremo infatti a conoscenza dei loro lati più umani, delle loro debolezze e delle loro speranze, guardandoli evolvere ad ogni dialogo, ad ogni evento.

Separare in varie parti Final Fantasy 7 ha dato modo al team di sviluppo, composto dai membri originali e capitanato da Tetsuya Nomura, di amplificare il già ampio novero di sensazioni insito nella storia. La visione di insieme sarà infatti più ampia, dandoci modo di osservare più da vicino sia il contesto sia le conseguenze delle nostre e delle altrui azioni. La vicenda ci permetterà di osservare il racconto con delle sfumature nuove, molto mature, donandoci una lettura più completa di alcuni personaggi prima relegati a semplici comparse. E’ il caso di Jessie, una dei membri dell’Avalanche, che qui recita un ruolo fondamentale tanto nella vicenda quanto nella narrazione, fatta di momenti in cui toccheremo con mano il dolore per le conseguenze della propria condotta. Ma molti altri personaggi, come Don Corneo o Hojo, beneficeranno di un approfondimento importante, che li renderà ancora più vivi e fondamentali nell’evoluzione delle vicende.

Ci verrà inoltre raccontata l’umanità di ogni settore di Midgar, della vita della propria gente, delle loro routine, delle loro ambizioni, dei loro sogni. Daremo uno sguardo al lato umano della ShinRa, dei suoi operatori, di tutti quei cittadini coinvolti e assorbiti, loro malgrado, in un sistema consolidato e comodo. Le loro storie si intrecceranno con le nostre, aggiungendo pathos e profondità alla costruzione di un mondo che sembrerà sempre vivo e credibile.

Al netto di qualche lieve stortura rispetto alla sceneggiatura originale, il gioco si mantiene abbastanza fedele al suo passato, anche in presenza di una linea narrativa aggiuntiva del tutto inedita e imprevista. L’operazione di ammodernamento perciò, ci sembra riuscita. Questo equilibrio viene però rotto nel capitolo finale, che tanto sta facendo discutere e che in effetti rappresenta una netta rottura con la tradizione del titolo. Un momento che non può non risultare estraneo al mondo di Final Fantasy 7 e che potrebbe suggerire la presenza di cambiamenti radicali nel proseguo dell’avventura.

Nonostante le rassicurazioni di Yoshinori Kitase ( director del titolo originale ) infatti, molti sono i dubbi circa le reali intenzioni per il futuro del progetto. Dilemmi e teorie non hanno tardato ad emergere, e siamo certi che si accumuleranno fino a quando non potremo toccare con mano le successive parti di gioco. Attesa divenuta già spasmodica, legata alla speranza che la struttura narrativa fondamentale del titolo non venga alterata e che il finale dell’episodio appena trascorso non sia che una leggera deviazione attuata per un eccesso di foga artistica.

Sopra la testa un cielo di metallo ( la struttura di gioco )

Chiariamolo fin da subito: Final Fantasy 7 Remake non è un open world. La struttura del gioco infatti si basa su una suddivisione in capitoli che ci permetterà, di volta in volta, di esplorare un’area ben definita di Midgar. Non avremo dunque la possibilità di muoverci liberamente per la città, ma ogni ambiente sarà legato alla narrazione di quella specifica sezione. Ammettiamo che per alcuni questo potrebbe rivelarsi un limite, ma a nostro giudizio l’approccio è più che giustificato proprio in virtù dell’essenza originale del gioco. Questa linearità infatti è ereditata proprio dal titolo del ‘97 e ben si adatta ad una regia che nel remake si dimostra particolarmente curata e cinematografica. Le cut-scene a cui avremo modo di assistere ci doneranno sempre una forte emozione, riuscendo nell’impresa di aumentare l’immersione in un mondo così vario e caratterizzato.

Ci saranno comunque dei momenti durante i quali potremo esplorare liberamente almeno 3 settori. In queste fasi il gioco ci dona la possibilità di portare a termine degli incarichi secondari piuttosto semplici, ma che aggiungono ulteriori strati alla vicenda. Attraverso di questi potremo recuperare qualche nuova arma, affrontare dei mini-boss, alcuni mini-giochi e sbloccare materie ed evocazioni che risulteranno particolarmente utili nel proseguo dell’avventura. Inoltre alcune delle nostre azioni potranno modificare l’ottenimento di ulteriori scene aggiuntive, cosa che si rifletterà soprattutto dopo aver completato il gioco. L’end-game infatti ci darà la possibilità di monitorare ogni nostro progresso, permettendoci anche di affrontare il gioco in una modalità Difficile impegnativa e ben congegnata. Questa modalità ci darà la possibilità di ottenere ulteriori bonus e oggetti, oltre che selezionare a nostro piacimento quale capitolo rivivere per primo.

Una sorta di “ new game plus “ nel quale aumenterà sensibilmente il grado di sfida. Qui gli avversari si faranno particolarmente più ostici, capaci di abbattervi in pochi colpi. Ci sarà inoltre proibito l’utilizzo degli oggetti curativi e non ci sarà permesso di riposare per recuperare i punti magia. Diverrà essenziale calcolarne l’utilizzo e studiare con cura i pattern nemici, se non si vorrà affrontare gli scontri facendo affidamento sulla sola forza fisica. Potremo inoltre sfruttare quest’occasione per portare i personaggi al loro level cap, fissato a 50. Nel complesso la durata del gioco si attesa sulle 40/50 ore per la prima run, da raddoppiare qualora si volesse rivivere l’avventura nella modalità hard.

Per quanto riguarda la traduzione dei dialoghi, c’è da segnalare come il gioco vi dia la possibilità di impostare le voci in giapponese o in inglese. I sottotitoli invece saranno per default in italiano, a meno che non vogliate modificare la lingua base della console. L’adattamento nelle varie lingue, vive però di differenze abbastanza nette. Se la versione giapponese è ovviamente quella più fedele allo scritto originario, altrettanto non si può dire per la versione anglosassone e quella italiana. Entrambe soffrono di alcune libertà interpretative, con la versione italiana che sui primi capitoli rimane molto fedele per poi perdersi un po’ nelle parti successive. A voi la scelta insomma.

Spada, Mitraglia e Guanti ( Il sistema di combattimento )

Una delle componenti più convincenti di questo Final Fantasy 7 Remake è senza dubbio il suo sistema di combattimento. Square-enix arrivava a questo lavoro dopo Final Fantasy XV, titolo che aveva fatto storcere il naso a buona parte dei fan della serie. Il timore iniziale era quello di ritrovarsi davanti ad un meccanismo poco profondo e semplicistico, privato degli elementi fondamentali del proprio passato. Ad oggi possiamo dire che il rischio non solo è stato ampiamente sventato, ma che ci troviamo di fronte ad un ibrido quasi perfetto. Una visione a cavallo tra tatticismo e azione continua. Durante le battaglie infatti potremo controllare ogni personaggio del nostro party, con il quale sferrare uno dei due suoi attacchi a sua disposizione. Premendo i grilletti posteriori potremo cambiare il personaggio attivo, che avrà dunque delle istanze uniche, oltre a tutto un pattern d’attacco ben definito e caratterizzato.

Con Tifa affrontaremo i nemici a mani nude utilizzando tutta una serie di tecniche marziali, mentre con Barret sfruttare il mitragliatore per attaccare dalla distanza. La varietà insomma non manca. Durante gli scontri poi, colpendo i nostri avversari, andremo a ricaricare una barra detta ATB. Questa è divisa in due blocchi, che una volta caricati ci daranno la possibilità di attivare con il tasto X un super slow motion. Questa pausa tattica, ci permetterà di decidere con maggiore calma le azioni da eseguire. Dal menù di battaglia potremo dunque decidere di selezione una magia, un’abilità o un oggetto . Il costo per l’uso di queste azioni sarà diverso, a seconda della loro potenza e del loro raggio d’azione. In alcune condizioni inoltre, avremo modo di utilizzare delle evocazioni o le nostre limit, mosse “ finali “ che si sbloccheranno subendo un dato numero di danni.

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Per poter accedere alle varie magie sarà necessario ricorrere all’utilizzo delle materie. Queste sfere di diverso colore incarnano varie tipologie di attacchi elementali, bonus passivi o azioni di supporto, che potrete ottenere inserendole negli slot di armi o accessori. Il sistema in Final Fantasy 7 Remake è fedele all’originale e permette di impostare a nostro piacimento il setting desiderato per ogni personaggio. Equipaggiandole e partecipando alle battaglie inoltre, queste accumuleranno punti AP, che le faranno salire di livello aumentandone di molto l’ efficacia. Il sistema è stratificato e permette di ottenere ulteriori vantaggi collegando tra loro alcune di queste sfere. Per quanto riguarda le abilità invece, queste saranno apprendibili attraverso l’uso delle proprie armi. Ogni strumento bellico infatti avrà una sua abilità specifica, che una volta appresa rimarrà a nostra disposizione nonostante il cambio di equipaggiamento.

Tra le materie ottenibili ci saranno anche quelle dedicate alle evocazioni. A differenza di quanto accadeva nell’episodio originale, queste non saranno equipaggiabili come le altre, ma avranno a disposizione un solo slot specifico. Purtroppo però non potremo ricorrere a questi esseri divini ogni volta che vogliamo, ma saremo costretti ad attendere che il gioco ce lo permetta. In alcune battaglie particolarmente lunghe o difficili, si attiverà una barra apposita che, una volta riempita, ci darà modo di richiamare sul campo una delle entità da noi scelte. Una volta giunta in nostro soccorso non ci sarà possibile utilizzarla direttamente, ma farle eseguire delle azioni utilizzando l’ATB del personaggio attivo. Nel frattempo la barra apparsa a video andrà via via consumandosi, fino a scomparire del tutto. A quel punto l’evocazione eseguirà il suo attacco finale andando a infliggere ingenti danni ai nemici schierati.

In Final Fantasy 7 Remake inoltre è stata aggiunta la possibilità di espandere le caratteristiche della propria arma. Ad ogni livello infatti, o con l’acquisizione di specifici manuali, otterremo dei PE. Questi saranno spendibili in un’apposita sferografia, che ci permetterà di potenziare lo strumento in svariati modi. Potremo decidere di aumentare l’attacco o la difesa, di dotare l’arma di altri castoni oppure di abilitare alcune funzioni accessorie. Ci saranno armi che andranno addirittura a modificare l’approccio del personaggio, donandogli un’istanza completamente diversa rispetto a quella standard. Nel titolo inoltre trovano spazio anche la parata e la schivata, che diverranno fondamentali nei capitoli più avanzati e soprattutto nella modalità hard.

Ben inserito e piuttosto importante è il meccanismo relativo alla “ tensione “ dei nostri avversari. Attaccandoli infatti, avremo la possibilità di riempire una barra posta sotto il valore della vita del nostro nemico. Questa si ricaricherà più o meno velocemente a seconda della strategia adottata. Colpire un nemico sfruttando una sua debolezza, attaccarlo durante una sua azione, parare con il giusto tempismo infatti, ci aiuterà a velocizzare l’operazione. Una volta riempita la suddetta barra, il nemico cadrà in uno stato di crisi durante il quale i danni inferti aumenteranno considerevolmente.

Nella sua totalità dunque, il combat system risulta essere assai divertente, diretto ma anche molto tattico. L’unica sbavatura è forse rappresentata dal sistema di evocazione, che avremmo preferito un pochino più libero. Al netto di questo il sistema funziona egregiamente e sarà, con molta probabilità, lo standard per le prossime parti e i prossimi progetti a venire.

1997/2020 ( Audio e Video )

C’è da dirlo: l’impatto visivo di Final Fantasy 7 Remake è semplicemente grandioso. Il lavoro svolto dal team grafico ha saputo riportare tutti i ” quadrettoni ” del passato in una forma che dona ancora più forza al character design di Tetsuya Nomura. Sarà una gioia osservare i personaggi tanto in battaglia quanto nelle scene di intermezzo. In queste, la modellazione poligonale restituisce un’emotività viva e palpabile, capace di trasmettere con assoluta semplicità le sensazioni vissute dai nostri protagonisti.

Non solo i personaggi hanno decisamente giovato di questa reinterpretazione, ma anche gli ambienti generali di Midgar ne sono stati coinvolti. Il grande immaginario cyberpunk del titolo è stato riportato in una maniera assolutamente credibile. Integrando degli elementi del nostro presente, il team ha saputo creare un mescolanza sopraffina. Non ci sarà affatto difficile immaginarci in mezzo alle vie dei bassifondi o a quelle della città alta, tanta è la sensazione di familiarità che ci concederà la scenografia. Innumerevoli saranno le occasioni in cui fermarsi ad osservare gli splendidi scorci che incontreremo, o i momenti in cui rimanere sorpresi per una regia sempre molto curata ed efficace. Una direzione artistica che esalterà ogni momento di gioco, arricchito da ore di filmati e cut-scene mai noiosi e sempre splendidamente diretti.

Per quanto riguarda le prestazioni di gioco, durante le nostre sessioni con una PS4 standard, non abbiamo mai avuto un tentennamento. Il frame rate di Final Fantasy 7 Remake infatti si è sempre mostrato solido, anche negli scontri più numerosi e concitati, sempre ricchi di bellissimi effetti particellari. Tra scie luminose, esplosioni, scosse elettriche e quanto altro, il titolo è sempre rimasto ancora ai 30 fps dichiarati.

In questo senso non capiamo bene come, in alcune parti, l’impianto visivo presti il fianco ad alcuni momenti meno ispirati. Ci saranno delle sparute occasioni in cui la qualità generale sembrerà un po’ più bassa della media, con alcune texture che sembreranno non caricarsi per quanto scialbe. Un numero estremamente ridotto di oggetti, fortunatamente, che non lede in nessun modo la struttura generale del titolo. Segnaliamo inoltre qualche problema sul lato telecamera, con dei movimenti a volte imprecisi che comunque non compromettono in maniera persistente l’esperienza di gioco.

In Final Fantasy 7 Remake la musica ha un ruolo di primo piano. Il lavoro di Nobuo Uematsu rimane a distanza di tanti anni tra i migliori del panorama videoludico. Girando per Midgar ascoltando i classici del titolo andrà a richiamare le nostre emozioni, ricordandoci il valore passato dell’opera, emozionandoci quando partirà il tema di Aerith o divertendoci durante la classica fanfare di vittoria. Trattandosi di remake inoltre, avremo il piacere di ascoltare delle ottime rivisitazioni dei brani, remixati sempre ad opera del maestro nipponico. Questi copriranno un gran numero di generi, passando dalla musica elettronica a quella rock, sperimentando sonorità country e concedendosi ampie escursioni nel panorama jazz. Nel gioco inoltre ci sarà possibile collezionare le musiche, ritrovando degli appositi vinili da poter poi riprodurre in alcuni jukebox sparsi nella cittadina. Potremo recuperare ben 31 di questi brani, tra i quali è presente anche qualche chicca inaspettata.

Square-Enix dunque si dimostra assai capace nell’utilizzo dell’Unreal Engine 4, forte di un’idea finalmente ben precisa. Una strada che ci auguriamo possa essere quella tracciata per tutte le future produzioni.

Conclusioni

A 23 anni di distanza Square-enix riesce nel riproporre uno dei suoi più grandi classici in una veste nuova. Il grande immaginario del titolo è ancora più tangbile, valorizzato da una una direzione artistica semplicemente eccellente. Una struttura che benchè lineare non annoia, gestita da una regia sapiente in grado di comunicare con efficacia ogni singola emozione. Il sistema di combattimento si presenta come uno dei fiori all’occhiello del titolo, unendo azione e tradizione in un ibrido coinvolgente e divertente. Con una grafica al top e l’accompagnamento di una musica ormai leggendaria, Final Fantasy 7 Remake si presenta al suo pubblico come una fedele trasposizione dell’opera originale, arricchita di ulteriori sottotesti che ci faranno conoscere ancora meglio la realtà di Midgar. Unica grande macchia del titolo il capitolo finale, un episodio ” estraniante ” che ci lascia sospesi nell’attesa di poter riprendere la fantastica epopea di Cloud e compagni.

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