Schermata iniziale Doom II

Retroreview – DOOM II – Hell on Earth

DOOM II, forse più ancora di DOOM, è un argomento difficile da trattare. Non perchè si tratti di un gioco di qualità inferiore al primo capitolo, quanto per… Beh, per il fatto di essere, sostanzialmente, un’espansione glorificata. Fermi con quelle vesti che i sarti costano! Ho delle buone ragioni per dirlo e, se avrete la pazienza di leggere questa recensione, forse potrete anche preferirmi a Barabba. Forse.

Livello iniziale DOOM II
Finalmente a casa!

Prima di iniziare, permettetemi di segnalarvi le recensioni dei precedenti capitoli, in modo da poter seguire anche quelle cose che in queste righe vengono date per scontate. Parliamo di Wolfenstein 3D, capostipite della serie, e DOOM (1993). Se non avete ancora avuto modo di leggerli, andate pure a farlo ora. Vi aspetto qui. Fate con calma.

Seguito ufficiale ed attesissimo di DOOM, DOOM II è frutto ancora una volta degli sforzi di ID Software ed è stato rilasciato al pubblico subito dopo l’estate del 1994. In questo periodo, già colmo di imitazioni e cloni, DOOM II riuscì comunque ad imporsi sulla concorrenza. Forte del suo nome e, soprattutto, di uno stile di gioco ben consolidato, aggiunge alle pur parche novità un elemento piuttosto inaspettato.

Con questo titolo, infatti, i timidi accenni di competizione tra giocatori visti in DOOM diventano una realtà viva. Che sia via cavo seriale, sia per null-modem o per protocollo IPX, con DOOM II nasce la sanguinaria scena degli FPS competitivi. Per venir fraggata da lì a poco.

AMORE, SONO A CASA!

DOOM II – Hell on Earth, come intuibile dal titolo, inizia la propria storia riprendendo là dove il primo DOOM ci ha lasciato. Dopo gli eventi descritti dal finale (che non vi narrerò per non spoilerare, sia mai non l’abbiate ancora giocato), ed il rocambolesco viaggio di Thy Flesh Consumed (Ultimate Doom), ci troveremo finalmente a casa. Letteralmente.

Un esempio dei nuovi panorami ‘cittadini’

Nonostante i nostri eroici sforzi per evitarlo, il portale che avrebbe dovuto permettere l’invasione della terra da parte di alieni e demoni è rimasto aperto abbastanza a lungo da far sì che… Beh, che questo effettivamente accadesse. Destino? Lentezza da parte nostra? Abilità dei nemici? Impossibile a dirsi. Quel che sappiamo è che la nostra avventura inizierà alle porte dello Spazioporto. Da qui dovremo aprirci la strada in una Terra devastata e largamente irriconoscibile per via dell’influenza alieno-demoniaca (molto complottista come cosa).

DOOM II si dipana per 32 lunghi, e piuttosto ostici, livelli tutti da scoprire: passeremo dal nostro approdo sulla superficie terrestre al cuore dello spazioporto, dove dovremo liberare i nostri compatrioti e permettere loro di fuggire nello spazio. Da qui partiremo alla volta della nostra città, il centro dell’invasione infernale. In pratica siamo antesignani dello ‘smart working’.

Risolto il problema d’infestazione cittadino, avremo modo di tornare ancora una volta all’inferno per chiudere la partita una volta (si spera) per tutte. Ci riusciremo? Questo è tutto da vedere. Le legioni infernali si sono riorganizzate, e stavolta hanno qualche asso in più nelle maniche.

VECCHI AMICI E VOLTI NOTI

A cercare d’impedirci di portare a casa il risultato troveremo vecchie conoscenze ma anche nuovi nemici. Soldati armati di mitragliatrici gatling e simpatici scheletri armati di bazooka ci accoglieranno a braccia aperte, mentre versioni depotenziate del Baron of Hell (dette Knights of Hell) rinfoltiranno le fila dell’inferno.

Troveremo anche delle sorta di grossi scimmioni che, dal canto loro, ci lanceranno contro enormi palle di fuoco a riptezione. I nemici muoiono troppo in fretta? Niente paura: c’è l’Arch Vile pronto a farli risorgere, tra un attacco e l’altro a nostro danno. Indimenticabile anche l’Elemental of Pain, Cacodemone marrone che ci scaglierà addosso teschi fiammeggianti, in grado di sopraffarci rapidamente.

Per riuscire a fronteggiare queste nuove leve dell’inferno, avremo a nostra disposizione una nuova, esaltante arma: la doppietta. Se il fucile a pompa ha fatto storia, la doppietta è rimasta nel cuore di più di un giocatore, entrando di prepotenza tra le icone della serie. Utilizando le stesse munizioni del fucile, ma scaricandole due a due come le ciliege, la sua potenza è imbarazzante.

Alcuni colpi ben piazzati sono perfettamente in grado di sbaragliare anche i nemici più feroci, se sparati in corpo a corpo, mentre i più leggeri sono falciati come grano maturo ad ogni colpo. La soddisfazione nell’usarla contro gruppi di soldati è palpabile e, spesso, risolverà situazioni apparentemente mortali.

Le altre armi rimarranno ognuna al proprio posto, senza novità in alcun senso. Occasione mancata per ribilanciare alcune delle meno usate? Forse. D’altra parte i due Carmack hanno preferito non discostarsi troppo dall’originale. Si sa, chi lascia la strada vecchia per la nuova…

… DIETRO L’ANGOLO IL CYBERDEMONE TROVA

Poco da dire sul fronte dei potenziamenti: DOOM II è più generoso in termini di munizioni ed oggetti di cura da trovare rispetto al predecessore, anche se in molti livelli saremo comunque costretti a fare attenzione alle nostre riserve.

Ad invisibilità, supervita, visori notturni ed invulnerabilità, va ad aggiungersi un nuovo oggetto che ripristinerà salute e vite al 200% in un colpo solo. La palla bianca, che troveremo in alcuni punti segreti, è nota come “Megasphere” e spesso cambierà in nostro favore situazioni al limite.

La Megasphere, ancora di speranza

Nulla di nuovo sul fronte delle chiavi (o teschi), che rimarranno sempre nella colorazione giallo-rosso-blu, legate a porte di uguale colore.

Anche i segreti saranno ancora lì ad attenderci, nascosti tra pulsanti da premere, acrobazie da compiere e muri ben mimetizzati. Avremo a disposizione ben due livelli segreti da scoprire (e non sarà facile). Dove ci porteranno? Diciamo che faremo un… Salto nel passato.

Da segnalare anche un’easter egg presente nell’ultimo livello, che per essere visto richiederà, però, l’uso di alcuni cheat. Diciamo che toccherà davvero scervellarci per trovare la soluzione, e capire cos’aveva in mente uno dei due sviluppatori di DOOM II.

MOTORE CHE VINCE NON SI CAMBIA

Parlando di grafica e sonoro, non si possono che confermare i già ottimi giudizi dati al primo capitolo. Qui, tuttavia, troviamo il più significativo dei cambiamenti, che andrà ad influire molto anche su titoli futuri di altre case. Parliamo del design dei livelli, che passano dall’essere parallelepipedi cavi ad uno sviluppo anche e soprattutto in verticale.

In molte istanze dovremo più o meno agevolmente scalare palazzi, colpire e venir colpiti da mostri nascosti in alcove particolarmente elevate, talvolta senza neppure vedere i nemici. Cambieranno anche le ambientazioni, aggiungendo zone urbane e persino verdi alle ben note lande infernali e basi spaziali.

Sono di questo periodo anche livelli aggiuntivi piuttosto famosi, come la ricostruzione quasi completa della Morte Nera (!) o Fort Alamo, talvolta ispirati anche dalle aggiunte stilistiche di questo secondo capitolo.

‘GO UP TO YOUR BUDDY, KILL HIM WITH YOUR GUN’

Demoni che praticano distanziamento sociale

Come accennato in precedenza, è proprio con DOOM II che la scena competitiva multiplayer prende piede. A differenza delle versioni iniziali di DOOM, qui era possibile lanciare partite multiplayer con alcune opzioni interessanti: armi persistenti, munizione che ricompaiono, nessun nemico sulla mappa… Insomma, la possibilità di avere, per la prima volta, arene dove potersi menare come fabbri ferrai senza distrazioni.

Basta scegliere il livello, impostare le proprie preferenze, e via. Non più limitati al solo gioco cooperativo, nacquero anche veri e propri servizi dedicati per poter giocare online (ebbene sì) con persone di tutto il mondo. Servizi chiaramente pionieristici e non sempre funzionanti al 100%, specialmente considerato il livello delle infrastrutture di rete italiane, ma nondimento interessanti.

Più o meno in quest’epoca nacquero anche le prime, vere, LAN. Generalmente organizzate da pochi appassionati, visti come delle specie di pariah, rappresentavano la soluzione più realistica per giocare insieme: spostarsi fisicamente, col proprio PC, fino a casa di un amico od una zona attrezzata per l’occasione. Con buona pace di chi, ai tempi, definiva i videogiocatori degli asociali.

Ci vorranno ancora anni prima di arrivare ad una scena multiplayer degna di nota (ne parleremo con Quake II), ma è qui che le fondamenta sono gettate. Ad oggi è ancora possibile trovare appassionati che si affrontano, cuffie alla mano, tra i cunicoli di DOOM o tra i grattacieli di DOOM II, per rendere l’idea di quale impatto abbia avuto il nostro sul panorama videoludico.

È TUTT’ORO QUEL CHE LUCCICA?

Andando a tirare le somme di questo secondo capitolo nell’epopea, sorge spontanea la domanda: fu vera gloria? La risposta è… Circa. Amatissimo dai contemporanei, divorato a più riprese, precursore di molti titoli a venire, DOOM II può essere visto come il pieno compimento dell’idea di DOOM o come un’espansione molto bella.

‘Diventa un marine, dicevano. Vedrai il mondo, dicevano.

Non essendovi stato alcun vero balzo in avanti, infatti, è difficile pensare a DOOM II come ad un prodotto realmente nuovo. Certo, le innovazioni ci sono e la qualità pure. Riesce persino a ricavare una propria identità separata dall’originale. Cosa manca allora?

Viene meno il senso di scoperta del primo titolo, l’eccitazione per qualcosa di completamente nuovo. Stante anche una maggiore dimensione dei livelli, spesso avremo la sensazione di esserci persi o non saper dove andare, che talvolta si tramuterà in aperta frustrazione. Ad Ultra Violence il gioco rischierà persino, a tratti, di diventare semplicemente fastidioso anche a causa di alcuni dei nuovi nemici.

Se il primo DOOM è da consigliare e giocare senza la minima riserva, DOOM II è sicuramente pane per i denti degli appassionati della serie ma potrebbe deludere quanti si aspettino qualcosa in più di una seconda, generosa porzione dello stesso piatto.

COME LO GIOCO?

DOOM II può girare agevolmente su qualsiasi macchina fisica od emulata 386 o superiore, in ambiente DOS. Potrete usare DOSBox, PCEM, VirtualBox o VMWare per lanciare la vostra copia originale, oppure potrete acquistare il gioco già configurato (e con una discreta serie di livelli aggiuntivi) direttamente su GOG.com.

Sta a voi decidere come affrontare l’inferno in terra, ma ricordate… La salvezza della specie umana dipende da voi. Ci vediamo allo spazioporto.

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