Wolf3d Main screen

Retroreview – Wolfenstein 3D

Quasi tutti avrete sentito dell’uscita dell’ultimo capitolo della saga di DOOM, l’attesissimo DOOM Eternal! Altrettanto probabile è il fatto che, leggendo queste righe, abbiate già avuto modo di scorrere un numero imbarazzante di recensioni dedicate all’ultimo sforzo di Bethesda. Tuttavia, è largamente probabile che nessuno si sia preso la briga di rigiocarli tutti per spiegarvi come si sia arrivati fino a questo punto. Forse perché non animati dal mio stesso masochismo.

Forte di una quantità imbarazzante di tempo libero, un PC che si rifiuta di funzionare bene e la mia ritrosia ad installare Windows 10, ecco a voi la serie di recensioni più improbabile dell’ultimo mese: da Wolfenstein 3D a DOOM Eternal.

Data la lunghezza dell’articolo, ecco un rapido indice:

1. Introduzione

2. Spiegazione generale

3. Grafica e cosa aspettarci

4. Gameplay

5. Considerazioni finali

6. Dove recuperare il gioco

1. IL NONNO DEGLI FPS

Sviluppato nel 1992 da ID Software, Wolfenstein 3D è considerato quasi universalmente il capostipite del genere FPS (First Person Shooter, o Sparatutto in prima persona) poiché, pur non trattandosi del primo esempio del genere, è stato il primo gioco ad ottenere una meritatissima fama a livello globale. Ambientato in una linea temporale alternativa ma straordinariamente simile alla nostra, ci vedrà impegnati a vestire i panni un po’ laceri di B.J. Blazkowicz: un soldato americano di origini polacche, prigioniero nel castello nazista di Wolfenstein.

Questo personaggio, che ricorda vagamente Karol Wojtyla non foss’altro per la difficoltà nel scriverne correttamente il cognome, la propensione a girare un po’ dappertutto e la fervente fede Cattolica, è anche avo di un’altra nostra conoscenza che potrebbe stupirvi: il mitico Doom Guy.

Svelato l’arcano che sta dietro al fatto di aver voluto rigiocare l’intera serie alla massima difficoltà (comparabile, non esiste una versione Nightmare di Wolfenstein) prima di cominciare a scriverne, oltre ad un eccesso di tempo libero dettato da fattori che ben conosciamo, andiamo a scoprire qualcosa di più su questa leggenda del videoludo. Chissà che non vi possa venir voglia di farci una partita.

2. CHATEAUX WOLFENSTEIN MON AMOUR

L’avventura del nostro amico B.J. è divisa in ben 6 episodi o, se preferiamo, due trilogie distinte: nella prima fuggiremo dalla nostra cella dopo aver recitato il finale del Giulio Cesare con una guardia, a cui avremo rubato la pistola, per poi passare a sventare i folli piani di uno scienziato impegnato a creare dei mutanti. Infine, andremo a fare i conti col Führer in persona al termine del nostro terzo episodio.

Una guardia, uno dei nemici più comuni che affronteremo
Una guardia, uno dei nemici più comuni che affronteremo

La seconda trilogia ci vedrà impegnati ad evitare l’insorgere dell’uso di armi chimiche da parte del regime di Sad- No, momento, quella è un’altra guerra. Dicevo, ci vedrà impegnati ad evitare che i nazisti possano usare armi chimiche per svoltare l’esito della guerra. A questo proposito dovremo infiltrarci in basi ultra-difese e sconfiggere nuovi e vecchi avversari in altri, labirintici livelli stracolmi di nemici.

Tutto questo ci verrà reso nell’eccezionale risoluzione di 320×200 pixel e la bellezza di 256 colori in VGA. Forse oggi potrebbero non sembrarci numeri particolarmente impressionanti, ma per un tempo in cui la grafica CGA od l’EGA a 16 colori era praticamente la norma, stiamo parlando di una rivoluzione.

3. AVREMO SEMPRE BERLINO

Largamente criticato per la violenza piuttosto grafica (in particolare in alcune situazioni) ma soprattutto per la presenza di simboli nazisti quali quadri di Hitler, svastiche ed altre reminiscenze del periodo (arrivando a costare la censura del gioco in Germania, con tanto di regolamentazione legale creata ad hoc), in Wolfesntein 3D avremo modo di districarci tra varie tipologie di livelli accomunati da due fattori chiave: claustrofobia ed incapacità di orientarsi.

Come già detto, l’intero gioco lo vivremo attraverso gli occhi di B.J. e, per quanto immersivo, talvolta renderà difficile il riuscire a trovare la strada corretta. L‘assenza di una mappa (per la prima volta in un titolo ID la vedremo in Doom a fine 1993) è una pecca che, se per l’epoca rappresentava l’assoluta normalità, oggi potrebbe infastidire o persino allontanare potenziali giocatori.

Sarebbe un vero peccato, considerato invece quanto questo gioco abbia tutt’ora da offrire. Parlando dell’aspetto grafico, le texture degli elementi sono molto curate e spesso meglio rifinite rispetto anche a giochi più recenti e blasonati, e fanno pieno uso della potenzialità dei 256 colori a disposizione. Sebbene i livelli tendano ad assomigliarsi, specialmente all’interno delle trilogie, spesso sono divisi usando texture e colori diversi per aiutare il giocatore a non perdersi. Non troppo.

Allo stesso modo gli sprite dei nemici risultano ben fatti e, talvolta, anche piuttosto convincenti. Discutibile la scelta di vestire di blu, anziché di nero, le SS (o Big Babol come li chiamavo da bambino per via della frase che ripetono nel vedere il giocatore) ma trascurabile. Anche perché la scelta viene riproposta per altri tipi di personaggi, rendendo più facile identificare il nemico a colpo d’occhio. Nel caso del nostro protagonista, invece, lo vedremo nella parte bassa dello schermo passare da fiero e sorridente a sanguinante e pesto al decrescere dei nostri punti vita. O con un enorme sorriso nel momento in cui metteremo le mani sulla mitragliatrice pesante.

Parlando di nemici, quelli che andremo ad affrontare più spesso saranno le Guardie (vestite di marrone e facilmente eliminabili a colpi di pistola, coltello o mitra), seguite dalle più resistenti SS (armati di mitra, sono molto più resistenti delle guardie e, in gruppo, assolutamente letali) e dai veloci Ufficiali (vestiti di bianco, rapidi e letali). A questi vanno ad aggiungersi, per il solo secondo episodio, i mutanti: una simpatica sintesi di tutti gli altri avversari finora incontrati, nonché molto brutti.

Porta chiusa a chiave
Quella che vedete in lontananza è una porta che potremo aprire solo con la chiave corretta

Il comparto sonoro non è da meno, regalandoci musiche un pelo ripetitive sul lungo andare ma assolutamente godibili e che generalmente rendono bene l’atmosfera generale. La versione MIDI di ‘Die Fahne Hoch’ fa pensare ancora oggi, più che al regime nazista, a Wolfenstein 3D, tale è stato l’impatto del gioco sulla coscienza collettiva dei giocatori dei tempi. L’inquietante rumore delle porte che si aprono e chiudono nel livello, invece, ci servirà sia per capire i movimenti del nemico che per aumentare la nostra già elevata ansia. Meno buoni, ma comunque divertenti, gli effetti sonori delle armi e le voci dei nemici.

4. ‘SCUSI, PER L’USCITA?’

È quando cominciamo a parlare di gameplay nudo e crudo che le cose si fanno più… Complesse. Secondo lo standard dell’epoca, l’aumento della difficoltà non corrisponde ad un aumento delle abilità o della mira dei nemici (misericordiosamente simile a quella degli stormtrooper di Guerre Stellari), ma del loro numero.

Stante un’intelligenza artificiale stupefacentemente complessa per l’epoca, che permette ai nemici di organizzarsi, tendere agguati, cercare rinforzi ed entrare ordinatamente da una porta facendosi uccidere, risulta quasi impossibile riuscire a superare alcuni livelli degli ultimi episodi. Forse sarò arrugginito io, ma all’aumentare della difficoltà aumenta sensibilmente la sensazione di frustrazione.

A questo va ad aggiungersi un fattore che, oggi, è quasi dimenticato: la necessità di reperire oggetti di cura. Nella maggior parte degli FPS moderni, infatti, è sufficiente attendere qualche minuto in copertura per guarire magicamente. In Wolfenstein no. Dovremo essere molto cauti nel consumo, peraltro, essendo estremamente difficile reperire polli (l’unità di cura più piccola, da 10%) o medikit (che ci restituiranno circa il 25% di salute). Conservare risorse per ‘dopo’ a volte è una scelta strategica che può cambiare radicalmente il nostro progresso.

Boss del terzo episodio
‘Arruolati, dicevano. Incontrerai persone interessanti, dicevano.’

Mi direte: ‘Che vuoi che sia, al massimo se muoio riparto dal check-‘ HA! No. Non ci sono nè checkpoint, nè autosalvataggi. Si salva dal Menu o con F2 e Dio v’assista se ve ne dimenticherete ad inizio livello. Per un veterano non sarà un problema, ma per qualcuno abituato a giochi moderni potrebbe risultare una sfida nella sfida. Tuttavia, non tutto è perduto: Wolfenstein eredita dalla sua epoca il concetto di ‘vite’. Potrete morire a piacimento (finchè avrete vite) e ricominciare il livello con il solo ausilio di una pistola, 8 colpi ed una grande carica d’ottimismo!

Molto spesso le risorse di cui abbiamo bisogno saranno nascoste tramite dei muri mobili, o ‘segreti‘, che generalmente non sono nè visibili nè indicati in alcun modo. L’unica via per trovare quanti più segreti possibile sarà premere compulsivamente il tasto ‘usa’ sulla maggior parte delle superfici che incontreremo. Dopo averle disinfettate. Questo è talvolta l’unico modo per riuscire a superare un livello, un boss molto difficile, od accedere ai mistici livelli segreti. Livelli che vi consiglio CALDAMENTE di evitare senza prima aver salvato al termine del livello precedente in quanto rappresenteranno vere e proprie sfide d’abilità.

Sempre in questi segreti, spesso, troveremo anche un altro degli elementi tipici di Wolfenstein: i tesori. Disseminati per i livelli, questi saranno essenziali per incrementare il nostro punteggio. A che servirà mai, vi chiederete. Ebbene, oltre a poter fare i bulli con gli amici ottenendo il primo posto nella nostra classifica locale, ci consentiranno di ottenere nuove vite una volta raggiunto una determinata soglia. Queste ultime potranno anche essere recuperate sotto forma di grosse bolle azzurro/blu con la nostra faccia stampata sopra. Nel farlo, ci ritroveremo anche a piena salute, cosa che spesso ci salverà da situazione davvero complicate

Talvolta dovremo anche andare alla ricerca di chiavi (d’argento, d’oro, od entrambe) per poter proseguire all’interno del livello o per raggiungere tesori parzialmente nascosti. Spesso le troveremo custodite da un grosso numero di soldati, oppure seminascoste negli anfratti meno esplorati del livello. Di fronte ad una grande porta nera o grigia, sapremo di aver bisogno di girare ancora a lungo per i labirinti di Wolfenstein.

Le armi a nostra disposizione, decisamente poche per gli standard a cui siamo abituati, sono efficaci in situazioni diverse: il coltello sarà la nostra ultima risorsa quando cominceranno a scarseggiare le munizioni, la pistola si rivelerà sorprendentemente utile a corto raggio, il mitra sarà la nostra arma principale e si rivelerà ottimo sia sulla breve che sulla lunga distanza ed infine… La Gatling, la nostra mitragliatrice pesante, sarà l’unica soluzione di fronte a grandi gruppi di nemici o boss di fine episodio. Quest’ultima, tuttavia, prosciugherà le nostre munizioni più di quanto potrebbe fare un pessimo divorzio con le nostre finanze.

Verboten!

5. MA ALMENO È DIVERTENTE?

Volendo trarre una conclusione definitiva, Wolfenstein 3D è un gioco invecchiato stupefacentemente bene. Ad oggi risulta ancora godibile, accettando di scendere a qualche compromesso, e rimane una pietra miliare imprescindibile nell’evoluzione del mondo dei videogiochi. Adatto sia al nostalgico che all’appassionato che vuole farsi un’idea di come sia iniziato tutto, consiglio di giocarlo prima di avventurarsi nelle basi lunari del primo DOOM.

La presenza di un paio di scene particolarmente crude mi impongono di mettere sul chi va là un genitore che volesse farvi giocare bambini molto piccoli od impressionabili, mentre mi sento di poter rassicurare chi soffre di mal di mare: non c’è il fastidiosissimo effetto di ‘head bobbing’ che troviamo, ad esempio in DOOM stesso. Per quanto riguarda il discorso epilessia, non essendovi (generalmente) lampi o artifizi grafici particolari: anche qui, con un po’ d’attenzione, si può andare tranquillamente andare ad esplorare i meandri del Reich.

Per il momento, dal fronte occidentale è tutto. Ci ritroveremo a breve per parlare del prossimo gioco nella serie, e probabilmente uno dei più famosi in assoluto nella storia dei videogiochi: il primo capitolo di DOOM.

6. COME PROCURARSI WOLFENSTEIN 3D

Attualmente, Wolfenstein 3D è regolarmente in vendita insieme alle sue espansioni ufficiali (Spear of Destiny, sempre di ID e due Mission Pack) su GOG.com al costo di 8.99€ a prezzo pieno. Nulla vieta, però, di attendere una delle numerose occasioni in cui trovarlo con sconti generosi (personalmente l’ho acquistato a meno di 3€). Alternativamente è possibile provare la versione Shareware del gioco, che include soltanto il primo episodio, direttamente da Archive.org.

Per chi possedesse una copia fisica del gioco, o ne avesse conservato gli archivi, è assolutamente viabile utilizzare DOSBox per emulare l’ambiente adatto.

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