Immagine in evidenza 198x

RISULTA DIFFICILE dare una definizione precisa di un gioco come 198X: il modo più semplice per descriverlo è forse quello di un viaggio nella cultura dei videogiochi (e dei videogiocatori) degli anni ’80 e dell’inizio degli anni ’90, attraverso gli occhi di una ragazzina con evidenti problemi sociali e famigliari di cui andremo, in qualche modo, a vestire i panni.

Più che di un gioco in senso stretto, potremmo parlare di una serie di giochi raggruppati in maniera un po’ rocambolesca all’interno di un contenitore, se non adirittura di un esperimento di trasmissione di un’esperienza che va oltre il solo gioco narrando le sensazioni che un’adeloscente di quegli anni ha provato nello scoprire un mondo in cui essere qualcuno, o qualcosa, di diverso. Gli sviluppatori sono riusciti nell’intento? Più o meno.

UN BEL GIOCO DURA POCO e 198X, da questo punto di vista, è un gioco eccezionale. Terminato in poco meno di due ore, il giocatore si troverà quasi sicuramente perplesso di fronte a ciò che i suoi sudati risparmi avranno finito per mettere di fronte ai suoi occhi. L’incipit è molto interesante: ci troveremo, infatti, sul un vagone di un treno metropolitano diretto verso chissà quale improbabile periferia d’oltreoceano, impersonando un non meglio definito tizio incappucciato. Ovviamente, non appena scesi, ci troveremo impegnati a dover mollare sganassoni a destra e a manca contro punkabbestia e quelle che potrebbero essere (anche a giudicare da nomi ed abbigliamento) delle prostitute.

Nella migliore tradizione dell’epoca, avremo per le mani un simpatico picchiaduro a scorrimento (Beat ’em up) in stile Final Fight. Genere amatissimo all’epoca, ha perduto lustro col passare degli anni, scomparendo quasi del tutto dall’immaginario collettivo e dalle proposte delle varie case. Aprendoci la strada suon di manrovesci, mazzate ed imprecazioni e senza alcuna descrizione dei comandi (raggiungibile soltanto premendo ESC, nota dolentissima considerato il tipo di gioco: negli anni ’80 manuali o istruzioni a schermo erano la norma) raggiungeremo in un battibaleno la fine del nostro viaggio, venendo trasportati verso le luci di una città in lontananza. Ovviamente non prima di averci lasciato con l’amaro in bocca, non potendo terminare lo scontro. Dopotutto è più importante la storia, no?

Esempio sezione Beat 'em up!

Un esempio di scena della sezione Beat ’em Up!

LA RISPOSTA CORRETTA è no. Per quanto la presentazione grafica sia assolutamente gradevole, con una spettacolare vista della città ed un

riuscitissimo effetto retrò/pixel art che risulta in un impatto estremamente curato, ci ritroveremo nella cameretta di una ragazzina che, con la voce di Amanda Lear affetta da un forte mal di gola, ci racconterà l’immensa tristezza e solitudine della propria vita. Non esattamente quello che mi sarei aspettato, ma ok. Senza che questa ci venga presentata, scopriremo che la sua vita è triste, monotona, noiosa, e vorrebbe andare da qualche altra parte. Praticamente la storia di un qualsiasi adolescente, con in più il fatto di aver perduto il padre. È morto? I genitori hanno divorziato? È uscito a comprare le sigarette e non è mai più tornato? Non lo sappiamo, ed al gioco non sembra importare granchè.

Fatte armi e bagagli, la nostra si inoltra nella buia notte della periferia americana e si spinge verso zone via via più pericolose. Da sola. Di notte. Negli anni ’80. Dopo esser arrivata, non si sa bene in che modo, incolume là dove la madre le ha sempre detto di non andare per nessuna ragione (livello di ribellione > 9000), scopre l’esistenza del mostro che ha divorsato le vite di decine di miglia di adolescenti: una SALA GIOCHI.

NON UNA DI QUELLE MODERNE con slot machine o videopoker. No, una vera sala giochi con cabinati di Space Invaders, OutRun, Operation Wolf, abitata dalla tipica fauna di disadattati, nerd, ed un paio di tamarri per buona misura. In pratica un Lucca Comics ma in piccolo. La sua sorpresa nel trovare un posto simile oggi fa chiaramente sorridere, ma ai tempi la tecnologia era decisamente meno presente nella vita comune e trovare un luogo simile equivaleva, a tutti gli effetti, al ritrovamento di un Santo Graal della misantropia e della possibilità di essere allegramente introversi pur in un ambito “sociale”.

Attratte dalle decine di macchinette colorate e lampeggianti, finalmente si deciderà a farci giocare al secondo minigioco: uno sparatutto a scorrimento con ambientazione spaziale. Decisamente divertente, in questo caso, è un altro ottimo esempio delle tipologie di giochi presenti all’epoca. Anche qui dovremo indovinare i comandi, che misericordiosamente rimarranno invariati rispetto al primo gioco*, ed ancora una volta verremo catapultati fuori non appena sconfitto (questa volta sì) il secondo “boss” del minigioco.

IN TOTALE AVREMO CINQUE GIOCHI da poter provare: un picchiaduro a scorrimento (stile Final Fight), uno sparatutto a scorrimento (stile Gradius), un simulatore di guida (alla OutRun), un platform/action sempre a scorrimento laterale in cui controlleremo soltanto l’attacco ed il salto ed infine un labirinto in cui una “scheda madre” ci ripeterà ad nauseam frasi. Il tutto risulterà intervallato da intermezzi che seguiranno momenti della vita della ragazzina e che, in teoria, dovrebbero aiutare a creare l’atmosfera ma finiscono, perlopiù, ad essere un’accozzaglia piuttosto noiosa di sequenze pur ottimamente animate.

Il livello di qualità e divertimento dei giochi dipende dai propri gusti, ma in generale trovo che la classifica sia simile a quella dei film di Guerre Stellari: i primi tre sono gli unici davvero belli, mentre le sequenze di salto e soprattutto il labirinto lasciano piuttosto a desiderare. Carina la scena finale, meno carino il fatto che una volta ormai convinti che si avrà modo, perlomeno, di giocare una versione “estesa” dei giochi provati, compaia un “TO BE CONTINUED”. Wow.

Logo sezione racing

I loghi dei vari giochi sono straordinariamente curati

ANDANDO A CONCLUDERE, 198X è sicuramente un’esperienza interessante per chi non avesse vissuto gli anni ’80 e volesse avere un assaggio di ciò che voleva dire per un ragazzo dell’epoca scoprire il mondo dei videgiochi e, magari, provare qualcosa d’epoca. Tuttavia, e questo un po’ mi spiace, non sono certo lo consiglierei. Certamente non a prezzo pieno: per quanto l‘impanto audio (ad eccezione della terribile voce narrante) e quello video siano sicuramente una buona spanna sopra la media, c’è molto di meglio là fuori e, tanto per i nostalgici quanto per i curiosi, esiste sempre l’opzione emulazione.

Con una durata che varia dall’oretta alle due ore (generalmente punteggiate da frustrazione nel dover ricominciare daccapo un sequenza perchè non sono spiegati bene i comandi, in particolare nel labirinto), ed un prezzo di listino di cica 10€, ci sono sicuramente modi migliori per spendere i propri soldi.

PRO

+ Graficamente eccezionale

+ C’è una buona varietà di contenuti

+ Giochi fedeli allo spirito ed al gameplay dell’epoca

+ Musica ed effetti sonori sopra la media

CONTRO

– Brevissimo

– Storia che ha del potenziale, ma rimane inesplorata

– Impossibile saltare le sequenze cinematiche

– Doppiaggio terribile

– Costo non irragionevole, ma praticamente è una demo