Storie in alto mare…

Il veliero è partito da tre giorni, verso terre ignote. Non sappiamo ancora dove ci porterà, ma il capitano mi sembra alquanto convinto di quello che fa. Le speranze nostre sono con lui: sono passati tempi difficili, il lavoro è tanto e il guadagno poco, ed alcuni tra i nostri migliori elementi sono andati via, in cerca di fortuna altrove.

Certo, la sua fama non è delle migliori. Tra alcuni equipaggi dei mercantili nostri concorrenti non girano belle voci. Pare che un anno abbia diviso molto male il ricavo tra i comuni, nonostante i soldi ci fossero, ed alcuni siano stati in miseria. Come se non bastasse, quando le cose si stavano mettendo malissimo, si scoprì che una delle scialuppe era stata calata ed il capitano era scomparso. Se quella nave non è affondata, è solo perché uno dei mozzi prese l’iniziativa e la fece attraccare in acque sicure. Da quel momento, quella nave è diventata una delle più temute e non è ben visto da quelle parti.

E lui dov’era andato? Secondo alcuni a meridione. Un ricco commerciante, attratto dalla possibilità di arricchirsi ulteriormente, gli affidò un buonissimo vascello, attrezzata di un punto in bianco. La dirottava in tempeste, giorni di secca e tutto sembrava filare liscio. Dopo qualche viaggio, tuttavia, il suo datore di lavoro vide che i risultati scarseggiavano, che ci fossero delle perdite a causa delle sue avventure. Decise di lasciarlo a terra, preferendo un nome nuovo, non senza qualche sorpresa. A quanto pare, fu una scelta lungimirante, perché ora ambiscono ad entrare tra le grandi. Dopo il licenziamento, si perdono le sue tracce. Si narra che per un po’ avesse lavorato sotto effigie dei quattro mori, risultando ad un certo punto uno dei proprietari di un’azienda molto fruttuosa. Era tutto tranquillo, sembrava che avesse trovato l’ambiente giusto, nonostante volesse dopo 45 secondi l’addio del suo superiore. Solo che la bandiera più prestigiosa a quei tempi aveva interesse a portarlo da loro e l’amore fosse contraccambiato dal marinaio. Così, un giorno, lasciò tutto agli altri soci e andò da loro, rimanendovi fino a quando non fu chiamato dal mio datore di lavoro.

Altre storie dicono che avesse guadagnato abbastanza da mettere in piedi una propria nave, con tanto di equipaggio e che l’avesse affidata ad un capitano, abile abbastanza da renderla per un lungo periodo una delle migliori a solcare queste acque. Poi, probabilmente per qualche traversata a vuoto, arrivò a litigarci. La vecchia guida si dimise e lui l’affidò ad un altro capo, che si limitò ad incassare quanto bastasse per sopravvivere, ma che abbandonò una volta compiuto l’ultimo viaggio della stagione propizia. All’approdo dell’imbarcazione, comunque, il nostro capitano aveva già abbandonato quel progetto. Leggende dicono che avesse un’altra nave, che mai andò al largo e rimase in porto, abbandonata a sé.

Nonostante tutto, io credo nelle capacità del mio capitano. Certo, mi sembrano pochi i viveri imbarcati per un’avventura così lunga, e la stessa sensazione mi è parsa simile anche per l’equipaggiamento per difenderci dai pirati, ma il nostro datore di lavoro gli ha dato fiducia. E io ho fede in loro. Dopotutto, non calerà l’unica scialuppa su questa nave per andarsene di punto in bianco durante una bonaccia, mentre tutti dormono, no?

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