Napoli, cronaca dal fondo del baratro

Quando si parla di calcio, a Napoli non ci si limita ad una semplice questione sportiva; fin dagli albori del Calcio Napoli la squadra della città è sempre stata la valvola di sfogo di un popolo intero che, in una città dalle molteplici contraddizioni, ha sempre cercato la consacrazione attraverso; il sostegno ai colori azzurri è intrinseco nella maggior parte dei napoletani, basti pensare al fatto che è frequentissimo ascoltare due persone che dopo aver preso un ottimo caffè espresso al bar si congedino col più classico degli arrivederci partenopei ossia il “Forza Napoli!” al quale si risponde con un fermo “Sempre!”.
Per questo motivo oggi una coltre grigia annebbia la città, scurendo l’umore della popolazione, dall’avvocato con cartellina che si reca al Centro Direzionale al parcheggiatore abusivo che dirige la mole di auto nei pressi del Maschio.
Questa coltre è l’incubo della retrocessione che se nelle scorse settimane si manifestava come uno spauracchio per i tifosi, quasi come una sorta di Uomo Nero di infantile matrice, oggi assume profili sempre più netti e delineati nel cuore dei Napoletani: quando sei all’ultimo posto al giro di boa, a 9 punti dalla salvezza, anche il più ottimista dei sognatori inizia a provare l’angoscia.
Quando sei sul fondo del baratro e sei ancora vivo, vi sono pochi ma fondamentali elementi positivi: non puoi scendere più in basso di così, non hai nulla da perdere, puoi guardare solamente verso l’alto cercando di capire come venirne fuori.
È quello che sta accadendo oggi nell’Fm Napoli, dove quattro giovani ragazzi, accomunati dall’amore per questi colori hanno deciso di rilevare una squadra che stenta incredibilmente per provare l’impresa salvezza.
Parliamo di Salvatore Diana, Rito Di Michele e Marco Auritano, già titolari di 3/4 della difesa partenopea, già distintisi per l’aver decurtato il proprio stipendio in modo da consentire alla società una maggiore ossigenazione del bilancio per poter ottenere profili utili all’impresa che devono compiere; a questi si è unito una vecchia conoscenza della squadra, il vecchio capitano Giuseppe Roberti, manco a farlo apposta difensore anch’egli, che non ha potuto resistere al grido di aiuto della sua città ed è accorso a partecipare all’ambiziosa cordata.
Quattro presidenti, quattro difensori che vanno quasi ad incarnare quel celebre “Difendo la città” del famosissimo coro della Curva B.
Nonostante la situazione nera, quello su cui si ha certezza è la serenità dello spogliatoio che pare essersi stretto nel più classico dei patti da spogliatoio, in questo caso un “Patto Scudetto”.
Alla fine di questa stagione ognuno sarà libero di rimanere a Napoli oppure di cercare fortuna in altri lidi, ma per adesso il pensiero è uno solo, raggiungere una salvezza che avrebbe dell’epico.
Quel che certo è che il grosso della difesa azzurra sarà sempre lì, in Serie A o in Eccellenza.

Salvatore Diana.

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