Lost In The Dungeon – RECENSIONE

Lost in the Dungeon

Le acque del mare cullano il nostro viaggio, una voce attira la nostra attenzione, alziamo gli occhi.  Ad accoglierci c’è un uomo, vecchio e dall’aria decrepita. Degno erede del mitologico Caronte è intento a traghettarci verso una sconosciuta e apparentemente pericolosa landa desolata. Senza sapere come ci siamo arrivati, non ci resta che seguire il corso degli eventi. Così inizia la nostra avventura alla ricerca della verità, ma per farlo non basta ovviamente qualche bella parola o passeggiata tra i boschi. A contrapporsi tra noi e i nostri obbiettivi ci aspettano infatti orde di creature, mostri e tante tante tante morti.

 

 

Persi di nome e di fatto

Lost in the Dungeon, sviluppato  da un team di italiani in collaborazione con Eggon -software house dedita principalmente alla creazione di titoli mobile- è in poche parole un dungeon crawler con ambientazione fantasy medievale, un tipo di videogioco che presenta alcune caratteristiche derivate direttamente dai giochi di ruolo, in particolare Dungeons & Dragons. Particolarità di questo gioco è che tutti i combattimenti contro Goblin&co sono basati sull’utilizzo di carte. Passando da un dungeon all’altro affronteremo infatti i nemici con il nostro deck personalizzato. Ci troveremo inizialmente a scegliere la nostra classe tra le tre disponibili: Guerriero, Ladro o Mago e in base alla nostra scelta avremo accesso al primo deck composto da un massimo di venti carte. E’ molto importante sapere che la scelta non ci impedirà più avanti di utilizzare le carte corrispondenti a tutte e tre le classi, permettendoci di scegliere il set più adatto ai nostri gusti e necessità.

 

 

Il primo luogo che visiteremo e che sarà anche base per ogni nostro viaggio è una locanda sperduta; al suo interno troviamo gli unici esseri viventi che probabilmente non tenteranno di ucciderci, due uomini dall’aspetto losco: un possente locandiere e un taciturno ramingo incappucciato. Il primo ci indicherà le nostre missioni, spiegandoci con il proseguire del gioco quali sono i nostri obbiettivi. Il secondo ci venderà e comprerà equipaggiamento e oggetti che otteniamo alla fine dei combattimenti. L’equipaggiamento è diviso in quattro campi: collane, anelli, armature e armi. Ognuno dona al nostro eroe caratteristiche che vanno ad aumentare quelle già in nostro possesso, come potenza di attacco, vita o mana. Come ogni RPG fantasy che si rispetti avremo occasione di trovare oggetti di diversa rarità, fattura e tipo (asce, spade, archi, armature di pelle o di ferro, anelli, ciondoli ecc.). E’ essenziale prima di ogni scontro scegliere il miglior equipaggiamento possibile per soddisfare le nostre necessità. Purtroppo con il proseguire del gioco si ha la tendenza a passare a trovare l’uomo incappucciato esclusivamente per vendere oggetti e accumulare oro, estremamente importante e unico modo per essere traghettati tra i vari dungeon e utilizzare pozioni e antidoti.

 

 

In quella che viene definita la nostra “Nuova Casa” non troviamo solo i due uomini. Cliccando su di un tavolo possiamo accedere all’elenco delle carte in nostro possesso e a quelle sbloccabili ad ogni passaggio di livello. E’ diviso in cinque tipologie di carte diverse:

Guerriero: Basate sul danno fisico e la diminuzione dei punti difesa dei nemici.

Ladro: Basate sugli attacchi furtivi e velenosi.

Mago: Basate sugli attacchi magici come fuoco e ghiaccio.

Pozioni: Qui possiamo trovare le carte corrispondenti alle pozioni di cura e antidoti.

Eroiche: Qui possiamo trovare le carte uniche sbloccabili al termine dei dungeon.

Una volta sbloccate tutte potremo scegliere tra un totale di una sessantina di carte. Ma dato che come già detto è possibile sceglierne solo venti per il nostro deck, è molto importante adottare un giusto equilibro di carte necessarie a completare le missioni assegnate. Ad esempio nel primo dungeon del gioco ci troveremo ad affrontare serpenti velenosi che ci costringono a portarci dietro delle carte “Antidoto”. O viscidi ratti che grazie alla loro abilità si nascondono aumentando i punti difesa, infrangibili se non si hanno carte come “Testata” che li diminuisce ad ogni utilizzo.

 

 

Quante volte devo morire?

Veniamo ora al combattimento, una volta traghettati verso la missione entriamo in una sorta di “stanza da gioco”. La schermata è molto semplice, nella parte bassa dello schermo troviamo le nostre statistiche, tra cui vita, mana, punti difesa, monete e punti azione, le tre carte selezionabili e il deck con le rimanenti 17. Sulla parte alta dello schermo troviamo invece il numero delle stanze che sarà necessario attraversare prima di raggiungere il boss finale, e quindi la fine del dungeon. Oltre naturalmente alle tre carte “mostro” raffiguranti il nome, i punti vita e punti difesa delle creature che affronteremo. Ad ogni turno, che inizierà con una nostra mossa, potremo selezionare e utilizzare solo una delle tre carte in campo. Quest’ultima in base al tipo scelto consumerà punti azione, mana, vita o punti difesa e una volta trascinata verso l’obbiettivo, che sia il nostro eroe o il nemico, verrà consumata e scartata, dopo aver ovviamente compiuto il compito richiesto. Ritengo importante sottolineare che se da una parte troviamo delle carte corrispondenti alle creature che affrontiamo, ognuna con i propri punti vita; dal nostro lato il deck è composto esclusivamente da azioni che il nostro eroe compie, come se le carte fossero l’equivalente di una combinazione di tasti, attacchi e difese. Fattore che si differisce dall’evocazione di creature di altri giochi come Magic: The Gathering, Hearthstone o Yu-Gi-Oh!.

 

 

Se fino ad ora il gioco vi è sembrato semplice scordatevelo. Lost in the Dungeon lo possiamo considerare il Dark Souls dei videogiochi di carte. La curva di difficoltà impenna sin da subito, morirete spesso e la frustrazione crescerà in voi. Questo perché già dalla prima battaglia i nemici sono al di sopra delle nostre possibilità: stanza dopo stanza sarà necessario mantenere la lucidità e pregare di mantenere qualcuno dei nostri lifepoints, per non parlare del fatto che nel caso venissimo uccisi perderemmo tutti i progressi fatti nelle precedenti stanze da quando siamo entrati nel dungeon. Ad ogni vittoria ottenuta in una stanza avrete però la possibilità di tornare alla locanda, guadagnare l’esperienza ottenuta fino a quel punto e ottenere bauli premio, contenenti equipaggiamento e oggetti da indossare o rivendere. Ne consegue un gameplay fatto di crafting e continui tentativi spesso inutili. Da giocatori incalliti quali siamo non ci lasciamo naturalmente abbattere e battaglia dopo battaglia, insulti dopo insulti andiamo avanti fino al primo boss. Questo non perché siamo autolesionisti ma perché Lost in the Dungeon sembra volerci sfidare a trovare il miglior modo di affrontare la sfida che ci pone davanti, costringendoci a riprovare e riprovare, comprare, vendere e ancora riprovare fino a quando non si è pronti ad avere i mezzi giusti per vincere. Una bella sfida, ma purtroppo dopo quattro ore siamo ancora li a tentare di superare il secondo dungeon, affrontando gli stessi mostri decine di volte e senza particolari evoluzioni del gameplay.

 

 

A questo punto è importante dire che Lost in the Dungeon è disponibile sia per PC che per device mobili, il che influisce molto sul giudizio del gioco. Infatti è innegabile che da giocare su Android e iOS durante una pausa lavorativa o in attesa del tram, possa essere un buon passatempo, con meccaniche semplici ma un buon livello di strategia da utilizzare. Lo stesso vale graficamente, soddisfacente su mobile, bisogna lodare il design delle carte e l’artwork delle ambientazione, su cui ci è stato sicuramente speso molto tempo. Peccato per le animazioni degli attacchi abbastanza ripetitive. Il sonoro non ha nessuna pretesa, ma le musiche presenti sono pregevoli e donano un senso di rilassatezza, immergendoci nell’ambientazione fantasy del gioco.

 

 

 

Lost In The Dungeon è in conclusione un buon gioco di carte, visivamente e musicalmente molto interessante, che punta molto a prendere il giocatore per la gola e costringerlo a migliorarsi. Non è adatto ai giocatori occasionali, diventando frustrante e a tratti noioso a causa di una poca varietà di scelte e opzioni, sia nei combattimenti che nella gestione del nostro eroe. Ma per gli appassionati del genere e chi cerca un ottimo passatempo, può rimanere un’ottimo titolo da giocare sui dispositivi mobili -meno da PC- tirando fuori da chi sa apprezzarlo la voglia di sfida vecchio stampo, qualità rara ultimamente.

 

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