The Resistance: AVALON, storia di un gioco e dei suoi giocatori

Due giochi da tavolo hanno segnato la mia formazione come giocatore: Seven Wonders e The Resistance: AVALON (Da qui in avanti, solo Avalon). In qualche modo, il percorso che mi (ci) ha portato a fondare una associazione e a sbattersi per mantenerla attiva è cominciato con questi due giochi. Parleremo di 7 Wonders un’altra volta, se vi va, questo articolo è la storia mia, dei miei amici e di Avalon.

Per cominciare, cos’è Avalon? E’ un social deduction game in cui alcuni giocatori sono servitori di Artù, del bene, e altri di Mordred, malvagi. Per farla semplice, tutti hanno un ruolo nascosto e l’obiettivo del gioco è smascherare le volgari menzogne di Michele, che chiaramente è uno sporco servitore del male, non ascoltatelo, non vedete che vi sta manipolando, santo cielo guardate come se la ride l’infame, cosa altro devo fare per convincervi che è malvagio?

La meccanica è tenuta al minimo sindacale: a turno si è incoronati re e si deve mandare una squadra di persone in missione. Una volta decisa la squadra la si mette ai voti (eh, lo so… la monarchia assoluta non è più quella di una volta), se approvati dalla maggioranza, gli eroici membri della squadra ricevono due carte: SUCCESSO e FALLIMENTO e ne scelgono una segretamente. Se tutte le persone in missione votano successo la missione è riuscita, se anche solo uno solo vota fallimento, la missione è fallita. I buoni vincono con 3 missioni su 5 riuscite, i cattivi con 3 su 5 fallite.

Il trucco, ovviamente, è che i cattivi, soprattutto Michele, possono scegliere di bluffare e votare successo. L’altro trucco, ovviamente, è che i cattivi tra di loro sanno chi sono e possono fare squadra, i buoni no. Il terzo trucco, meno ovvio, è che quello che ho appena detto è falso e uno dei buoni, Merlino, sa chi sono i cattivi. Il quarto è che se Merlino viene scoperto dai cattivi a fine partita, questi ultimi vincono in automatico. Ci sono un altro paio di trucchi, ma avete il quadro.

In sostanza, una versione un pelo più ricercata di Lupus in Tabula, se mai ci avete giocato. Niente di che, anche graficamente parlando, direte voi, cosa ci troviamo io e i miei soci di così interessante? Beh… molto. Abbastanza da averci giocato, facilmente, più di 500 partite. Forse più di 1000.

Ho giocato ad Avalon per la prima volta 4 o 5 anni fa, non ricordo di preciso, a casa di alcuni amici di Padova. Perché ero a Padova? Beh, ero ospite di un amico che ho conosciuto giocando a un vecchio gioco di figurine collezionabili chiamato VS System. VS System è un’altra fetta notevole del mio percorso come giocatore e ci sarebbe una storia anche su di esso,  che però non ho il tempo, ora, di raccontare. Per farla breve ed evitare di trasformare questo articolo in un telefilm di 10 stagioni su come qualcuno ha incontrato la madre di qualcun altro, ero lì per giocare a VS System e rivedere un po’ di gente. A casa di un amico dell’amico, ci sediamo attorno a un tavolo e mi vengono spiegate le regole del gioco.

Sfruttando il vantaggio, quasi legale, datomi dal fatto che nessuno al tavolo mi conosce bene, indosso la mia miglior faccia di culo e faccio vincere una delle prime partite alla mia squadra dichiarandomi apertamente Merlino all’ultimo turno. Nessuno dei loro cattivi riesce a convincersi che qualcuno possa essere così ritardato da regalare loro la vittoria (ricordate, scoprire chi è Merlino significa autowin per i servitori di Mordred) e la faccio franca. A quel tavolo, perché sia chiaro, non era seduto Michele, Michele era a casa sua, e ancora non aveva mai giocato ad Avalon. Già era palesemente malvagio, comunque.

Mi piace immaginare che quella fulgida vittoria abbia accecato i miei amici padovani e che, ogni volta che si ritrovano per giocare ad Avalon, chiudano gli occhi, in silenzio, per contemplare la mia superiorità per un paio di minuti. Probabile.

Torno in zona Treviglio e comincio a parlare di questo nuovo gioco ad amici, Isaia, Jenny, Damo e compagnia danzante e ai miei fratelli, due, per chi se lo stesse domandando. Non so bene come una copia di Avalon sia entrata in mio possesso, suppongo mi sia stata regalata… è stato un bel po’ di tempo fa e la mia memoria non è più quella di una volta, fatto sta che comincio ad intavolare Avalon in qualche serata tra amici e il gioco piace.

In effetti, piace parecchio. Cominciamo a giocarci regolarmente, diciamo due o tre volte al mese fino a che, a un certo punto, non decido di andare in Erasmus per un annetto in Norvegia. Per 12 mesi circa niente Avalon, e la nostra storia si mette in pausa. Quando torno sono successe diverse cose irrilevanti, altre più rilevanti, ma i miei amici sono comunque ancora gli stessi.

Continuiamo ad intavolare Avalon, dopo il mio ritorno, ed è a quel punto, se non ricordo male, che Isaia compra The Resistance (solo “The Resistance”, senza “:”, senza “AVALON”, in sostanza, il gioco originale da cui Avalon è derivato) e ci accorgiamo di aver giocato con le regole sbagliate per più di tre anni. TRE ANNI. Le lezioni che impariamo in quel periodo sono due, la prima è SEMPRE rileggere le regole, la seconda è che di Michele è meglio non fidarsi, dato che è chiaramente un seguace di Mordred.

Correggiamo le regole e il gioco migliora ancora. A questo punto cominciamo a giocare ad Avalon più spesso. Sempre più spesso. Ogni sabato sera, ogni venerdì sera, ogni mercoledì in cui usciamo per bere qualcosa. Sempre, due o tre partite a sera. Giochiamo talmente tanto che, anche nella mia memoria bucata, è impressa l’immagine delle carte di Avalon appoggiate sui tavoli di tutti i pub in cui io sia stato negli ultimi tre anni. Tutti. Consumiamo le tessere di cartoncino e strapazziamo le carte all’inverosimile.

Perché? Forse perché il gioco è facilmente trasportabile, forse perché occupa poco spazio sul tavolo, forse perché è semplice da insegnare o forse perché non conosciamo molte alternative. E’ importante? Non saprei dire come mai ho riletto così tante volte “La Leggenda dei Drenai”, uno dei libri che mi ha accompagnato durante tutta la vita, ho un sacco di “forse” anche per quello, ma nessuno di essi cambia il ruolo del libro nella mia rampante passione per la letteratura di genere.

Tornando alla nostra storia, in quel periodo di tempo ci sono alcune delle partite più appassionanti che io abbia mai giocato, non solo ad Avalon, ma in generale. L’articolo è già lungo, per cui mi limito a ricordare una partita giocata intorno alle due di notte, a casa mia, dove mio fratello Patrick ha fermato il gioco per circa 20 minuti appena prima dell’ultimo turno per analizzare tutte le possibili combinazioni malvagio/buono prima di indicare la squadra esatta e vincere la partita. Notevole.

E ormai ci siamo… Ad Agosto 2015 iniziamo a trovarci in fumetteria (ComiXrevolution Treviglio) al mercoledì sera e nell’arco di qualche mese decidiamo di fondare l’associazione Games Wonders (Ci trovate su facebook, cagate il like). Per un po’, sull’onda della novità dei nuovi giochi, Avalon è stato relegato in qualche borsone pieno di scatole… ma è sempre lì, e se venite a trovarci un mercoledì sera, accetteremo volentieri la sfida.

A patto che accettiate l’idea che Michele sia, a priori, un seguace di Mordred. Perché ODIA che lo si accusi senza una buona ragione e non usa internet granché, quindi ci sono buone probabilità che non legga questo articolo, il che vuol dire che lo manderete fuori di testa.

Il che è un bene, a dirla tutta. Perché è cattivo.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento