Age Of War: alla conquista del Giappone feudale con sette dadi!

Scatole quadrate e tagliacarte a forma di Katana

Un giorno vado nella mia fumetteria di fiducia, con una piccola sommetta da spendere e nessuna idea precisa su come farlo -anche se l’idea di fondo era di spenderla in giochi da tavolo-. Nella vetrina vedo una scatola quadrata, di circa 10 cm di lato, con il disegno di un samurai in armatura, un castello e una scritta in font orientaleggiante che recitava “Age of War”. In sostanza ho sfondato la porta della fumetteria a calci lanciando due banconote al proprietario (il gioco costa infatti solo 15 euro) e sono tornato a casa con il mio piccolo tessssssoro. Aprendo la scatola vedo il contenuto: 14 carte, sette dadi speciali, 1 regolamento. Mi parte subito la tristezza pensando che la mia scatola sia fallata, e invece leggendo il regolamento mi rendo conto che la scatola è stata riempita correttamente. 22 elementi soltanto. La mia mente ragiona ormai in puro stile samurai: o è perfetto o è un totale fallimento. Preparo già il mio tagliacarte a forma di Katana per concedere al gioco l’opportunità di una morte onorevole e inizio a leggere il regolamento. Age of War

Castelli di carte o carte di castelli?

Per prima cosa osservo le carte. Sono divise in sei clan: Chosokabe (nero, due castelli), Oda (giallo, quattro castelli), Mori (rosso, due castelli), Shimatzu (verde, un castello), Tokugawa (grigio, tre castelli) e infine Uesugi (viola, due castelli). Le carte vengono disposte in ordine sparso sul tavolo, a faccia in su. il retro delle carte presenta lo stemma delle rispettive famiglie e un numero, la cui utilità spiegheremo più avanti. Il fronte delle carte presenta, oltre a un bel disegno del castello in questione, dei riquadri con i simboli dei dadi, dette linee di difesa, e anche qui un grosso numero.

Sette dadi alla conquista del mondo

Il gioco vero e proprio è veloce e intuitivo: il giocatore di turno tira i sette dadi, e immediatamente decide se conquistare un castello o ritirare. age of war dadi Partendo dal basso verso l’alto si sconfiggono le varie linee di difesa del castello. Come? Mettendo da parte i dadi necessari. Ad esempio: la prima linea di difesa del castello di Azuchi richiede cinque spade. siccome sono fortunato e ho tirato i dadi come in foto sopra, metto da parte il dado con 3 spade e quello con 2 spade. Prima linea di difesa superata. Adesso prendo i dadi restanti e li ritiro: per superare la seconda linea mi servono due cavalieri. Purtroppo però sono sfortunato e me ne esce solo uno. Cosa faccio adesso? Sacrifico un dado -che tolgo dal gruppo di quelli da tirare- e ritiro i dadi: per fortuna sono usciti due cavalieri. Metto da parte anche questi due dadi, assieme ai due con le spade e ritiro i due dadi restanti. Almeno uno deve essere un arco. Nemmeno il terzo lancio mi sorride come il secondo, sacrifico un dado, e me ne rimane solo uno da lanciare. Esce l’arco, e il castello è mio: prendo la carta e la metto faccia in su davanti a me. Adesso è il turno del giocatore alla mia sinistra, che decide di conquistare proprio quel castello che io mi sono appena sudato. Oltre alle tre linee di difesa che ho dovuto conquistare io, lui deve conquistare anche la linea “bonus”, quella con l’elmo samurai bianco su sfondo rosso. Il gioco termina quando l’ultimo castello al centro del tavolo è stato preso (quindi può continuare virtualmente all’infinito), e successivamente si calcolano i punti: vanno sommati quelli sul fronte di ogni carta, e nel caso un giocatore abbia tutti i castelli di un clan, anche quelli sul retro.

Voto e osservazioni

La semplicità e la minimalità che a prima vista mi avevano terrorizzato sono invece il punto di forza di questo gioco, che invoglia a giocare anche coloro che dei giochi da tavolo non si fidano. La scatola è di cartone solido e ben rifinita, con immagini molto belle e suggestive. Le carte alla stessa maniera sono solide ed eleganti, e oserei dire in linea con l’estetica orientale. I dadi poi sono Bellissimi, incisi con precisione e belli colorati. Non posso che dare un voto di 10/10, in parte forse dovuto anche al mio amore per il Giappone e la sua storia.

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