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Intervista completa ad Arnaldo Figoni

Luglio 2019, il Chievo di mister Arnaldo Figoni vince la serie B e viene promosso in serie A. Ora che sono passati due mesi incontriamo il mister gialloblù facendo un analisi approfondita tra passato presente e futuro sul allenatore-giocatore Arnaldo Figoni

Buonasera Arnaldo e bentornato, attualmente sei una colonna del Torino ma prima di andare al Toro dove giocavi? E come giudichi le tue esperienze?

Ho giocato in tante squadre. Iniziai al Chievo, ma per quanto io sia legato a esso, non fu una bella esperienza. Non solo per me. Penso a Fusco, che adesso è un portierone top, e stava in panchina, assolutamente senza senso. Per quanto fosse la Juve di Pizzo (ancora ho i brividi a sentire quel nome) stavo bene. Andavo molto d’accordo con Gallorini e Agosta, quel gruppo whatsapp era il delirio, davvero. Segnai i miei primi due gol nel progetto proprio con la Juve. Gallorini ancora ricorda la mia doppietta contro il Crotone… All’Udinese c’era una sensazione di come tutto stesse andando a rotoli, però nonostante ciò siamo rimasti a formare un gruppo. Poi vabbè abbiamo visto di tutto lì dentro, tra Sandro, i conti in rosso. Bene o male ero diventato quasi un simbolo della squadra. Poi mi dissero che dovevo essere ceduto. Ci stava, anche perché l’Udinese voleva investire parecchio sul mercato, e visti gli schemi di Sandro, io ero abbastanza fuoriluogo. Oltre a quello prendevo quasi mezzo milione, quindi era giusto cedermi. Si interessarono diverse squadre a me, tra cui Inter e Torino. L’Inter aveva quasi chiuso l’affare del secolo: voleva prendermi ad appena 300k più un difensore centrale che poi rifiutò il trasferimento. Alla fine l’Udinese accettò il pagamento dal Torino, e se proprio devo dirla tutta, meglio così. Ho trovato un gruppo fantastico, tanti amici e non andrei via mai. Perlomeno fino a quando non si rompono il cazzo di avermi in squadra!

Prosegue

A fine stagione il Chievo retrocesse e Altomare voleva rifondare la squadra. Decide di vendere me alla Juve. A parte il fatto che non avevo visto mai il campo, mi faceva strano che la Juve fosse interessata a me. Alla fine accettai. 150k più Altomare per andare via dal Chievo. Non mi sono assolutamente pentito in quella circostanza ad abbandonare la nave

Come hai iniziato la tua carriera da allenatore?

Ho iniziato la carriera di allenatore quasi per caso. La prima volta che ho allenato ero annoiato. Visto che al Chievo giocavano sempre gli stessi undici, pensai che potessi fare qualcosa qui all’interno del progetto come allenatore. Ballarini un giorno dice si è liberata la panchina della Samp. Mi propongo e vengo subito preso ad allenare. La squadra era molto valida. La prima partita che ho giocato fu un Sampdoria Progetto Gaming. Giocavo in live contro Alessandro Pironti, partimmo forte e al primo tempo vincevo 3-1. La partita finì 3-3 e crashai anche. Poi avevo capito che non c’era modo di fare meglio. Avevo preso una scoppola impressionante dalla Fiorentina e anche dal Torino. Diedi le mie dimissioni e lasciai perdere. Poi sono tornato ad allenare nuovamente per caso, quando Giunti mi disse: “devi sostituirmi” io gli dissi che non ne avevo voglia, pensa te.

Cosa ne pensi del gruppo del Chievo che hai costruito?

Penso che la gente sottovaluti quello che è l’unità del nostro gruppo. Pur non essendo appariscenti, senza floodare la home del progetto siamo molto uniti. Non posso che essere felice del mio gruppo, si vede che ci tengono davvero alla squadra. Nessuno vuole andare via e io non voglio mandare via nessuno. Sono tutti molto legati alla causa e se sono qui a rappresentare i nostri colori, è per loro.

Invece del gruppo del Torino?

Il gruppo del Torino è un gruppo molto affiatato, mi sono trovato benissimo sin dal primo momento in cui sono entrato. Poi considerato che avevo conosciuto Deidda dal vivo pochi mesi prima, per me entrare in quella squadra era il top. Non rinnego assolutamente la mia scelta

Da quale season partecipi nel progetto e come mai sei entrato?

Faccio parte del progetto dalla primissima stagione. Entrai per caso su suggerimento di Lorenzo Giunti, mio attaccante al Chievo. Siccome sapeva che io gioco a FM, mi disse che stavano aprendo un campionato online. Disse a me, Frisina, Tiberi e altri di iscriversi che serviva gente. Veniamo tutti da un gruppo comune chiamato IMDI. Tiberi andò alla Fiorentina, “tradendoci” per poi raggiungerci un secondo momento. Mi sono iscritto come centrocampista perché serviva gente lì, anche se nella “realtà” in cui scendo fisicamente a giocare sono più offensivo.

Qual è il tuo obbiettivo con il Torino?

Uno non si può dire perché porterebbe una sfiga unica. Però vorrei starci più a lungo possibile, magari diventando un simbolo della squadra. L’obiettivo è un solo, fare sempre meglio. E penso che la cosa sia condivisa anche da tutti gli altri compagni di squadra.

Come hai reagito alle gufate sul tuo Chievo?

Li ho lasciati gufare, avevo un campionato da vincere.

Chi pensi sia stato il rivale in questa stagione del Chievo per la vittoria della Serie B?

Ce ne sono state più di una. A tratti sono stati Entella, Parma, Frosinone. Poi c’è stato il Benevento per un brevissimo periodo, e infine sono uscite fuori Avellino e Vicenza. Però l’unica costante in tutto ciò sembriamo essere noi

Come è stato il passaggio a FM 19?

All’inizio terribile. Non ci capivo nulla. Lo trovavo irrimediabilmente pesante a livello di software e non mi sembrava manco sto granché. Piano piano ho iniziato a lavorarci su e un minimo l’ho capito. Poi quando sono uscite le tattiche Beowulf è come se avessi dovuto imparare nuovamente il gioco da capo. Però rispetto all’inizio va molto meglio, direi.

Hai qualche squadra dove vorresti allenare e/o giocare?

Giocare penso solo Torino in realtà. Mi incuriosiva parecchio l’Inter di Marchese, ma ora come ora non andrei via. Per quanto riguarda allenare penso che risollevare il Genoa sarebbe una bella sfida, ma dall’altra parte non lascerei mai il Chievo se non per la nazionale maggiore. Ma la vedo abbastanza improbabile che io finisca a guidare la selezione di tutto il progetto!

Quanto giochi mediamente a fm?

In realtà gioco in maniera alterna. Prima di iniziare a giocare online, potevo passarci giornate intere senza mai stancarmi. Poi comunque iniziai a giocare a CSGO, successivamente a Overwatch, perciò FM lo giocavo ma non in maniera così assidua, come quando provai FM11. Adesso ci gioco, ma è più una cosa legata ai test per poi dare il meglio durante le live.
Prima facevo le carriere offline, adesso è più una cosa dedicata al testare moduli e schemi. Quindi l’aspetto storytelling è scemato un pochino per dare spazio ad altre cose, come i test che ho menzionato prima

hai qualcosa da dire sulla vincita del campionato?

Niente in particolare, giusto che la letteratura inglese è molto ampia! Oltre a Beowulf (che è una lettura abbastanza pesante) ci sono tanti romanzi come i viaggi di Gulliver, Robinson Crusoe, anche qualcosa di Dickens! Stesso discorso per i festival del cinema, non c’è bisogno necessariamente di andare al Torino Film Festival per interessarsi di cinema!

Pensi di avere le caratteristiche per allenare la nazionale?

Sta agli altri giudicare, non a me

Ultima domanda, cosa ti aspetti da questa Serie A? E dove può arrivare il Chievo?

Non ci poniamo limiti. Puntiamo sempre a fare meglio della stagione prima

Articolo di Francesco Avogaro

Tanti auguri Francesco Avogaro!!

Lo Spezzino intervista in esclusiva uno dei suoi giornalisti più celebri, Francesco Avogaro nel giorno del suo compleanno. Francesco gioca per il Torino di Sedda e Deidda nel ruolo di difensore centrale, conosciuto anche per le sue giocate ma anche qualche intervento killer di troppo. Andiamo ad ascoltare le sue parole

Ciao Francesco, per prima cosa volevamo farti gli auguri di compleanno quanti anni fai?

Grazie per l’intervista ne faccio 16

Parliamo di te come giocatore, una scelta che ci sorprende consiste nell’aver scelto di rappresentare la nazionale neozelandese, c’è una motivazione precisa per tale scelta?

Quando mi sono inscritto al progetto ero convinto di avere molte caratteristiche simili ad un Neo zelandese, amo quel posto e un giorno ci vorrei abitare, possiamo dire che sono Neo Zelandese nel cuore e quando sento il loro inno mi batte il cuore forte come quando sento l’inno Italiano

Sei aggressivo come un neozelandese infatti sei spesso protagonista di entrate piuttosto dure ma anche un vero e proprio collezionista di cartellini gialli e rossi. Come descrivi questo tuo aspetto semplice agonismo o eccesso di foga?

Penso che sia una forma d’arte, la cosa essenziale per essere un difensore puro, il Torino come altre squadre cerca di diffondere questo atteggiamento che ha sempre dato spettacolo nelle partite

Hai citato il Torino che rappresenta il tuo passato visto che è stata la tua prima squadra ma anche il presente, la nostra domanda è cosa ti ha spinto a scegliere il Torino?

In realtà non è stata una scelta nè mia nè della società, è stato il caso che mi ha portato a Torino, menomale che il caso è stato bravo con me

Nella scorsa stagione hai dovuto lasciare la tua attuale squadra e per sei mesi hai accettato di giocare in prestito allo Spezia, perché hai scelto proprio i bianconeri?

Allora, per un periodo avevo i bonus molto alti però non ho mai trovato titolarità a Torino, allo spogliatoio del Torino mi ero affezionato troppo per lasciarlo e quindi l’unica soluzione era andare in prestito, la proposta dello Spezia era quella più allettante e quindi ho deciso di andarci

Mentre per quanto riguarda la tua breve avventura tra gli Spezzini ci puoi raccontare qualcosa?

I primi giorni era come stare da soli, pur mettendoci tutti gli sforzi possibili per legare con la squadra. Grazie all’aiuto del Mister e di alcuni compagni di squadra attivi siamo riusciti a creare un gruppo molto invidiabile. Nella classifica non ci siamo mossi tanto, arrivando ultimi con pochi punti, però penso che la cosa più importante sia stato creare questo gruppo meraviglioso

E ora eccoti ancora qua in maglia granata. In questa stagione stai facendo grandi cose, ti sei conquistato un posto da titolare sia in campionato che in Europa League, come giudichi questa tua prima parte di stagione?

In realtà sono molto deluso, ma non dalla società o da Sedda.
La società mi ha dato delle grandissime opportunità che non ho saputo sfruttare, ho puntato altissimo con i bonus, sbagliando, perché sono spuntati tanti impegni dietro l’angolo, sto cercando di rimediare in extremis i bonus creatività e condivisioni, però mi sa che per il bonus live sia abbastanza impossibile da rimediare. Sono molto dispiaciuto perché mi hanno dato tanta fiducia che penso di non aver meritato. Prometto che la prossima stagione non rischierò nemmeno un bonus

Dove pensi che arriverà il Torino quest’anno in campionato? E soprattutto come vedi il quarto di finale di Europa League contro l’Arsenal

Siamo nella mischia per l’Europa, ma sono convinto che noi abbiamo una marcia in più. Mentre l’ Europa League è molto fattibile vincerla, ovviamente se Frunzio giocherà in porta e Lupo cc come è accaduto nella partita contro il PG.

Vogliamo chiudere questa intervista parlando del tuo ruolo da giornalista, infatti neanche un mese fa sei diventata il nostro nuovo reporter. Ti piace questo nuova avventura intrapresa e come giudichi il gruppo che ti ha accolto qua su Lo Spezzino?

Avevo perso la capacità di creare meme belli e originali, quindi volevo una nuova soluzione per intrattenere la comunità del progetto, il ruolo del giornalista è il ruolo che mi ha attratto maggiormente.
Il gruppo dello Spezzino è molto Wao, mi hanno accolto calorosamente subito, dal primo Wao, vorrei ringraziare sopratutto Gabriele Di Leo che mi ha sempre dato utili consigli e che mi ha intervistato oggi.

Articolo di Gabriele Di Leo

Juventus – Torino: più di un derby

La pioggia sembra non voler cessare e Torino è un via vai di tram, automobili e gente vestita di cappotti grigi. Questa è la pioggia che preannuncia la primavera e da quì a qualche settimana scoppierà il caldo.

Già da qualche giorno, il buon Santoro invia video di sfottò a mia moglie per fare in modo che io li veda. Nemmeno il tempo di realizzare lo 0-1 impartito al Progetto Gaming in Europa League (con 90 minuti ancora da giocare), che c’è già il derby.

In casa Torino quest’anno ci aspettavamo che andasse meglio, ci aspettavamo di poterci affermare come realtà solida anche nel gioco, ma per vari motivi ci siamo ritrovati a condurre una prima parte di stagione “sciapita”, senza demeriti e senza onori. Da Gennaio però qualcosa è cambiato.

Magari Sedda è solo un tecnico alla Allegri, un allenatore a diesel, che partono piano e poi si ritrovano con la piena potenza di fuoco sul finale.

Già dalla mattina si parte, lo sfottò in pubblica piazza con la dirigenza juventina è parte del derby. Nei bar e nelle scuole ci si confronta su chi sia la squadra più forte, se la Juventus campione d’Italia oppure il Torino che sta facendo sognare quella parte di città romantica e nostalgica.

In casa Torino si preferisce rimanere con un profilo basso, la tensione c’è e tutti l’avvertono, ma io non posso non godermi un giorno simile.

Io, juventino sfegatato nel fuffa, da quando ho messo piede in questo progetto ho sempre voluto ruolare in un unico modo: contro le squadre blasonate e il tifo mainstream. Sì, perché parliamoci chiaramente, è facile tifare per una grande piazza e grandi squadre come Milan, Juventus, Napoli, Roma o Inter. Ma avete mai pensato cosa significhi portare in alto il blasone di squadre come Torino, Genoa, Sampdoria e tutte quelle squadre che sono additate come “fascia media”? Per me questo è uno stimolo immenso. È lo stimolo che mi ha alimentato fin da S2, quando scelsi di vestire granata e aiutare nel costruire un gruppo con determinati aspetti caratteriali e filosofia di approccio al gioco.

11 Marzo 2019 – ore 20:30.

L’Allianz Stadium è già pieno. Lo spicchio di stadio con i 2.075 tifosi granata tra la tribuna Est e la curva Nord viene sovrastato dai fischi dei bianconeri, che sono ben 39.432. Ma loro sono lì, cantano e sventolano bandiere col toro bendato sopra.

Siamo nello spogliatoio, già tutti carichi. C’è silenzio, il mister spiega le ultime indicazioni, ma alcuni di noi sanno già cosa fare. Guardo i miei compagni, vedo che alcuni fanno avanti e indietro nervosamente, mentre qualcun’altro si è immerso nella sua musica preferita.

“Ok ragazzi, ci siamo. È tempo di uscire” esorta il mister.

Ci disponiamo in fila indiana, davanti a tutti c’è Sedda, stasera capitano in assenza di Pauletto. Si guarda con aria di sfida con Agosta, capitano e fantasista della Juventus fin dalla prima stagione. I più concentrati sembrano essere Frunzio e Deidda, con Gianluca Pusceddu gasato a mille per la tensione che si respira in quel minuscolo tunnel.

20:50, si entra in campo.

Il Derby della Mole ha inizio

Inno della Serie A di rito, sguardi dritti verso la tribuna Ovest, scambio di saluti per le telecamere e poi via verso le proprie posizioni in campo.

Sedda stringe la mano ad Agosta, entrambi sono fieri della fascia che portano al braccio e sanno che sarà battaglia vera.

Noi ci disponiamo con Fagone in porta, davanti a lui ci siamo io, Avogaro, Sedda e Frunzio da sinistra verso destra. A fare da diga a centrocampo Gianluca, con Figoni e Deidda a creare occasioni in mezzo al campo. Davanti a me sulla trequarti c’è Vanali, al lato opposto sulla destra Iadicicco. In attacco il solo Pennisi.

La Juventus si schiera a specchio nell’altra metà campo, con Carrano tra i pali, Bassissi, Amadori, Gallorini e Stranges. In mediana Del Prete, regia affidata ai piedi educati di Pejcic e Agosta. Il mio diretto avversario sarà Paudice, sulla fascia opposta ad occupare Frunzio ci sarà Zirattu. Bicocchi, ex granata, unica punta.

L’arbitro osserva le due squadre, porta il fischietto alla bocca, guarda l’orologio, si parte!

Abbiamo pagato caro due svarioni difensivi del nostro portiere, purtroppo.

Entrambe le squadre hanno lottato alla pari, purtroppo la differenza l’ha fatta Carrano che è riuscito ad ipnotizzare il nostro attacco.


A malincuore mi tocca ammettere che per quest’anno il derby è bianconero, essendo l’andata conclusasi con un 1-1 e questo ritorno con un amarissimo 2-0.

E, lasciatemelo dire, è per partite come queste che non ci stancheremo mai di ruolare! Onore ai rivali gobbi, anche se stamattina un tifoso mi chiedeva dove fosse Piazza Castello…

Progetto Gaming – Torino, un derby storico

Intervista con gli allenatori delle due squadre che si fronteggeranno per i quarti di EL.

L’Europa League approda agli ottavi di finale e, con tutte le italiane vittoriose nel turno precedente, per la prima volta le urne ci regalano uno scontro diretto tra due squadre di Serie A per il passaggio del turno.

Almeno un’italiana giocherà i quarti di finale, sarà quella che emergerà dalla sfida tra il Progetto Gaming, di mister Casalati,e il Torino dai sapori sardi, di Giacomo Sedda.

La prima è una società storica, nata all’inizio del progetto, e presieduta da Alessandro Pironti. Proprio lui, che inizialmente ricopriva anche l’incarico di allenatore, ricorda di una prima stagione non proprio brillante e di una coppia d’attacco formata, all’epoca, da Giroletti e dall’ancora attivo Borriello del Bologna, il quale avrebbe segnato la prima, storica rete del Progetto Gaming.

Il Torino ha avuto una genesi più travagliata, come ci racconta lo stesso Sedda, all’epoca giocatore, inizialmente aggregatosi alla rosa per ragioni di tifo in mancanza del suo Cagliari. La prima stagione inizia però col piede sbagliato, così Sedda prende posto sulla panchina della squadra, in piena zona retrocessione, e nomina Maurizio Deidda come DS. Con loro alla guida, il Toro manca la qualificazione europea per un soffio. Una cordata di imprenditori darà poi origine alla società attuale, di cui fanno ancora parte giocatori storici come il già citato Deidda e Pennisi.

Stiamo dunque parlando di due squadre con una storia consolidata e che nell’ultima stagione hanno dimostrato di meritare un posto tra le grandi, non solo del nostro campionato, ma – come testimonia la sfida che li attende – anche a livello europeo. Per celebrare questo inedito derby e capire il clima che aleggia nei due spogliatoi, abbiamo cercato di fotografare il momento di entrambe le squadre coi rispettivi allenatori.

Casalati, congratulazioni per questa qualificazione: dopo un’ottima vittoria a Zagabria, il 2-0 in casa ha messo il punto esclamativo sul passaggio del turno. Siete anche reduci da una roboante vittoria sulla Fiorentina: ritiene che la squadra stia attraversando un particolare momento di forma o è merito di una buona preparazione tattica?

(Cas.) “Grazie mille. Secondo me tutte e due le cose. Diciamo che aver inanellato qualche vittoria consecutiva ci ha ridato grande morale e questo aiuta molto. In più, il fatto che continuiamo a essere una delle migliori difese del campionato, ma abbiamo aumentato il numero di gol fatti, è chiaramente sintomo sia di ottima forma fisica e mentale che di solidità tattica, oltre che di una rosa eccellente e fortemente competitiva”.

Di contro, il Torino ha ben figurato con una netta vittoria in casa dello Zenith. Anche contro di voi disputeranno l’andata fuori casa, siete preoccupato di cosa metterà in campo mister Sedda per cogliervi impreparati?

(Cas.) “Ogni avversario preoccupa, deve farlo. Non avere un minimo di timore nei confronti dell’avversario porta inevitabilmente alla sconfitta. Detto questo andremo a giocarcela a viso aperto come facciamo sempre, anche contro una delle squadre più in forma e pericolose del nostro campionato”.

Mister Sedda, complimenti anche a voi per la qualificazione, ipotecata fin dall’andata in Russia e che, come sottolineato da Casalati, vi proietta come una delle squadre più in forma del momento. Ritenete di arrivare alla sfida coi favori del pronostico?

(Sed.) “Metto un 50/50. Non ho ancora avuto modo di studiare come giochi il Casalati nazionale, quindi dipenderà da quanto tempo potrò dedicare allo studio della tattica del PG. Al momento confido di potercela fare, ma vedo le nostre chance come eguali”.

Vi giocherete l’andata in trasferta, avete già un’idea di come impostare il match per replicare il risultato di San Pietroburgo?

(Sed.) “Sicuramente cercherò di replicare la goleada nel primo tempo, che ultimamente sta diventando un “marchio di fabbrica” del Toro, segnare subito per amministrare. Segnalo che Fagone è al momento il portiere con più cleansheet della serie A”.

Dove credete possiate colpire il Progetto Gaming, squadra solida che ha dimostrato, anche con la sonante vittoria in campionato con la Fiorentina, di attraversare un buon momento di forma?

(Sed.) “Penso di colpire sul mister, impedendogli di connettersi al server”.

Casalati, ritiene che affrontare una squadra di Serie A, contro cui siete abituati a giocare durante la stagione, rappresenti un pericolo o un vantaggio?

(Cas.) “Entrambe le cose, perché se da una parte è vero che affrontare una squadra che si conosce e si è già affrontata può dare un vantaggio, è altrettanto vero che gli allenatori del nostro campionato sono molto meno prevedibili di quelli dei campionati esteri. Sicuramente sarà più divertente, questo sì”.

Ha intenzione di cambiare qualcosa rispetto ai titolari che stanno facendo così bene, per mischiare un po’ le carte in tavola e confondere gli avversari?

(Cas.) “Io sono un grande amante delle rotazioni della rosa. Sono dell’idea che la nostra sia una rosa di ventuno giocatori che sarebbero tranquillamente titolari in tutte le altre squadre di A, quindi faremo come sempre: tra andata e ritorno giocheranno tutti, nel limite del possibile ovviamente”.

Sedda, il ritorno si disputerà in un’infuocata Torino e i vostri tifosi, notoriamente fedeli, si aspetteranno di poterci arrivare con la qualificazione già a portata di mano. Sarà così? Se la sente di far sognare i fan, promettendo una finale Europea?

(Sed.) “All’inizio del cammino europeo un dirigente del Toro mi ha, diciamo, canzonato quando ho detto che scommettevo molto sull’Europa League. Ora che siamo molto vicini al risultato ci tengo a salutare il Conte che non si fidava delle mie capacità! Sì, spero di vincerla, onestamente. So che sarà difficile perchè ora inizieranno tutti i derby umani…”.

Quali erano le vostre ambizioni a inizio stagione, mister? Come valuta questa qualificazione agli ottavi di EL?

(Sed.) “Confermarci, nel vero senso del termine. Molti dei nostri giocatori sono giovani in senso progetto, ci serviva confermare l’ossatura, migliorare in attività (cosa che stiamo facendo) e cercare di iniziare a puntare più in alto. L’obiettivo minimo era riqualificarsi in Europa ed iniziare a rompere le palle alle squadre più forti”.

Direi che state procedendo sulla strada giusta! Una vittoria rotonda contro la Lazio e 3 punti preziosi contro il Genoa nelle ultime due partite, ma l’Atalanta continua a stupire e il Napoli non molla, pur non convincendo del tutto: col Crotone saldamente al 5° posto, quanto sarà difficile qualificarsi in EL anche per la prossima stagione e cosa dovrà cambiare in casa Toro per non farsi scappare l’obiettivo? Siete delusi fin qui dal percorso in campionato?

(Sed.) “Son deluso, ma perché avremmo potuto avere meno problemi. Col Crotone alle prime di campionato sono stato buttato fuori, quindi ho perso una partita non giocandola, ahimé. Ma il campionato è ancora lungo, ci sono ancora molte partite da giocare e noi speriamo di poter recuperare i punti persi con questo sprint finale”.

Mister Casalati, con Lazio e Cremonese ad ammazzare il campionato nostrano, il PG si ritrova a lottare per un terzo posto ancora non scontato, contro una Juventus a sua volta attesa a Lione per una difficile trasferta. Ritenete che gli impegni europei debbano avere la priorità su un piazzamento che ha ormai un significato relativo o che, viceversa, sia importante onorare un campionato ancora lungo, per non rischiare di rovinare l’intera stagione?

(Cas.) “Ovviamente la prima cosa che passa per la testa a tutti noi, a partire dagli allenatori fino ad arrivare ai giocatori, è quella di lottare su tutti i fronti e provare a vincere tutto quello che si può. Ovviamente anche noi ci proveremo, ma senza dare per scontato che questo terzo posto ormai sia nostro di diritto. La priorità resta comunque arrivare in Champions il prossimo anno, ma finché avremo modo di lottare per qualche trofeo continueremo a farlo”.

Guardando anche al futuro, quali crede siano i punti forti della rosa a sua disposizione e dove, invece, è necessario migliorare per ambire a risultati più importanti?

(Cas.) “I nostri punti di forza sono senza dubbio la solidità del gruppo e la grande passione e attenzione che i nostri ragazzi hanno nei riguardi della squadra. Siamo tutti in sintonia e in grandi rapporti di amicizia, senza contare che anche a livello tecnico vantiamo elementi di ottimo livello e altri che lo saranno molto presto. Inoltre a fine anno avremo anche Bazzani che arriverà dalla Casertana e sarà una freccia in più al nostro arco. Forse potremmo pensare di cercare un terzino sinistro in più, giusto per avere maggior copertura nel ruolo, ma al momento pensiamo a fare bene quest’anno, il prossimo si vedrà”.

Posso chiederle se la vedremo ancora sulla panchina del PG per la prossima stagione, o ritiene che la sua conferma passi necessariamente attraverso i risultati in Europa?

(Cas.) “Io e il presidente (Pironti, N.d.R.) siamo sempre andati d’accordo sul fatto che se c’è bisogno di muoversi sul mercato si debba farlo solo per giocatori veramente di grande livello o potenzialmente tali. Quindi il metodo sarà quello. Cosi come siamo d’accordo che non centrare l’Europa che conta con una rosa del genere sarebbe da considerarsi un po’ una sconfitta, e io stesso sarei il primo a mettermi in discussione in caso non succeda. Comunque spero di poter restare su questa panchina a lungo e di regalare più di qualche trofeo alla società, che sicuramente merita di vincere il più possibile”.

Per quanto riguarda il Torino, pensando al futuro questa qualificazione porta ossigeno alle casse societarie, immaginiamo: reinvestirete le entrate in miglioramenti della rosa?

(Sed.) “Non credo.La maggior parte (90%) dei giocatori sono attivi e forti, abbiamo un buon numero di prestiti in giro che stanno facendo bene. Sarebbe forse più corretto dire che investiremo in stipendi, ma sul mercato ci muoveremo veramente poco, salvo occasioni spettacolari”.

Vuole farci un nome di una “occasione spettacolare”, un suo pupillo che prenderebbe ad occhi chiusi se si presentasse l’opportunità?

(Sed.) “Il pupillo lo sa, potrebbe arrabbiarsi la squadra forse. Ne nomino due: Luca Franceschi del Bologna e Riccardo Serafini, ora al Parma”.

Naturalmente li prendiamo come semplici attestati di stima ai giocatori e di conseguenza agli allenatori e ai DS che hanno fatto un buon lavoro con loro. Vorrei lasciarla chiedendole un pronostico sulla sfida di Europa League: chi la spunterà e chi sarà il giocatore decisivo?

(Sed.) “Torino ed il Totano”.

Casalati?

(Cas.) “Fare un pronostico su una partita del genere sarebbe come fare 6 al SuperEnalotto senza giocare la schedina, a mio avviso. Però di una cosa sono certo: saranno due scontri pieni di emozioni, che saranno decisi quasi sicuramente da un’invenzione tattica di uno tra me e il caro Sedda”.

Non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo ad entrambi gli allenatori, augurandoci che la sfida sia divertente e tesa come entrambi sembrano presagire e magari, chissà, vedremo proprio una di queste compagini giocarsi la finalissima.

Angela Iadicicco: “Le altre donne amano i gioielli, le macchine costose e le cene lussuose. Io invece amo il Toro, il calcio, cercare giocatori, fare trattative, e vedere le live”.

Questo sabato pomeriggio Lo Spezzino vi propone in esclusiva l’intervista ad Angela Iadicicco una delle storiche ragazze del progetto.

Ciao Angela e benvenuta nella nostra redazione, iniziamo subito parlando del campionato ancora in corso cosa ne pensi dell’andamento del Toro?

Bhe, il Toro non è partito molto bene quest’anno. Mi dispiace, più che altro per la squadra e per il duro lavoro che so fa Il mister Giacomo Sedda. So quanto ci lavora sopra. Il trasferimento da fm17 a 19, ha portato un pò di problemi, per quanto riguarda le tattiche. Il campionato è ancora lungo, anche se siamo ad inizi febbraio, e possiamo recuperare

Nell’intervista a Giacomo Sedda si è parlato molto del Torino sottolineando il magnifico ambiente che si respira all’interno del vostro spogliatoio. Cosa rende speciale lo spogliatoio del Toro?

Lo spogliatoio del Toro è qualcosa di unico. La specialità sta sul fatto che, uno si prende in giro a vicenda, ma nel momento del bisogno, c’è sempre qualcuno pronto ad allungarti la mano per aiutarti. Io credo sia uno degli spogliatoi più belli. C’è complicità, divertimento, affetto, unione e bestemmie

Qual’è il tuo bot preferito su Telegram: Spacobot, bestemmiometro o un altro?

Prima era Spacobot , poi è stato rimosso. Ora è senza dubbio bestemmiometro. È sempre attivo, soprattutto il lunedì e il mercoledi, e quando c’è Figoni

Nel Torino sono presenti due pilastri come Maurizio Deidda e Giacomo Sedda giocatori ed allenatori, il primo siede nella panchina della Lucchese mentre il secondo nel tuo Torino. Chi preferiresti come allenatore tra Deidda o Sedda?

Bhe Deidda è una brava persona, conosce molto bene il gioco, ed è un bravissimo allenatore, ma Sedda non lo cambierei per nessuno, neanche per Guardiola

Il Torino attualmente è impegnato in Europa League competizione che state onorando al massimo. Secondo te a che punto arriverà il Toro in Europa?

Secondo me arriverà in fondo. Io spero in finale, sarei felice di alzare la coppa nel Toro. Poi se non dovesse succedere, pazienza, l’importante è restare con il gruppo

Abbiamo parlato molto della tua squadra adesso parliamo di te Angela. Prima di diventare calciatrice del Toro hai giocato tra le fila dell’ Avellino, come mai questa decisione?

Diciamo che all’Avellino non avevo abbastanza stimoli, così ho chiesto la cessione. Si è presentata l’offerta del Torino, in realtà volevo rifiutare, sono juventina nella realtà, ma è bastato parlare per 5 minuti, prima con Pauletto, e poi con Maurizio per farmi accettare. Diciamo che è stata una scelta basata sull’istinto, non so, mi hanno trasmesso prima Massimo, poi Maurizio, tranquillità. Mi hanno parlato di un gruppo molto attivo, e la cosa mi ha incuriosito. Poi il capitano mi ha detto che c’erano juventini, quindi aa fine ho accettato, e non me ne pento

Chiudiamo l’intervista con questa domanda, con chi hai più legato nella squadra?

Sono particolarmente legata a buona parte del gruppo, quando ci si sente quotidianamente, poi ti ci affezioni, e io sono una persona che magari non si affeziona subito, ma quando si affeziona da tutto. Se dovessi farti dei nomi, in particolare, ti direi: Deidda, che mi da sempre molti consigli; Massimo perchè mi aiutata ad integrarmi quando sono arrivata; Sedda anche se a volte mi fa incazzare ; Conte e Lupo anche se mi prendono in giro; e ultimamente Figoni(mi fa morire dalle risate) e Pusceddu Daniele che è il mio grande socio.
Poi anche Fabio, che anche se non è più in squadra, resta sempre il mio grandissimo fratellone, mi supporta e mi sopporta, è quello che mi conosce più di tutti, oltre al fatto che conosce tutti i miei segreti. Se dovessimo litigare, dovrei ammazzarlo.

Articolo di Francesco Avogaro

In lotta per l’Europa – Analisi 10 Giugno – Parte 1

Nella live del 10 Giugno 2019 sono ripartite le competizioni europee in Progetto FM. Un inizio alquanto incoraggiante per le squadre italiane coinvolte nell’Europa League, dove su cinque scontri si ottengono cinque vittorie. Meno ottimismo per quanto viene dalla Champions League, dove la Lazio ha pareggiato in casa 1-1 contro il Liverpool, ed è chiamata a vincere (o pareggiare con almeno due reti segnate) ad Anfield.
I risultati ottenuti verranno confermate dalle statistiche delle partite in questione? Oppure il risultato poteva essere molto diverso?

Lazio – Liverpool 1-1
L’unico match della Champions League vedeva coinvolta la Lazio di Nicholas Michelini contro una delle squadre più temibili del gioco, il Liverpool. Avversaria molto pericolosa, complice anche la tendenza al pressing del club inglese, strategia di gioco molto premiata su FM.
La Lazio si schiera in campo secondo il suo classico 4-4-2 con una piccola eccezione: a centrocampo non troviamo Salvatore Campagna, indisponibile, ma Alessio Scarciotta. Sulla fascia destra troviamo quindi Danilo Falzone.

Le statistiche parlano di una partita molto combattuta: il Liverpool ha preferito avere il pallino del gioco, come evidenziano 364 passaggi e un possesso palla che si attesta al 56%, mentre la Lazio ha preferito con azioni molto veloci e che portassero al tiro molto più velocemente, con 18 tiri al termine della partita e 267 passaggi.
La tendenza a colpire rapidamente si vede anche dal numero di contrasti effettuati: se la Lazio ha eseguito 34 contrasti, il Liverpool lo ha fatto solo 12 volte. Statistiche coerenti quindi anche col fatto che fosse il Liverpool ad avere per lo più il pallone e che dovesse costruire azioni più ragionate.
Nel Liverpool ha spiccato in particolare Mohamed Salah, autore anche della rete del momentaneo 1-0 con un’azione solitaria che ha poi concretizzato in rete. È un errore di Alexander-Arnold invece a dare la possibilità alla Lazio di segnare il goal dell’1-1 con Federico Gallarato. Tuttavia, neppure il golden boy spicca più di tanto in questa partita, dove determinante nel mantenere la squadra a galla dopo l’1-0 è stato Davide Costarella.
Nessuna delle due squadre ha chiamato in causa la panchina, con la Lazio che esegue la prima sostituzione solamente al 90° e il Liverpool che non inserisce nessuno.
Nel complesso, un pareggio giusto per quello che si è visto e per quello che i numeri raccontano. Un 1-1 più utile al Liverpool che alla Lazio, ma che non preclude la possibilità di passare il turno per i biancocelesti.

Dinamo Zagabria – Progetto Gaming 0-1
Il primo degli scontri di Europa League vede invece la squadra cremasca affrontare la Dinamo Zagabria, squadra assolutamente alla portata dei biancoblu.
Progetto Gaming che si schiera attraverso un 4-4-1-1 in linea, priva di Mark Aperio, sostituito per l’occasione da Tommaso Molin. Vincono i ballottaggi davanti Pasquale Canario e Luca Bisceglie, con il primo che si colloca a trequarti, mentre in porta trova posto Francesco Miliani.

Un risultato che sta molto stretto ai biancoblu, perché la partita è stata letteralmente dominata. La Dinamo ha tirato per la bellezza di una volta in tutti i 90 minuti, mentre il PG ha fatto addirittura 14 tiri in porta.
Progetto Gaming che ha ottenuto anche il 58% del possesso palla, con 372 passaggi all’attivo, 25 calci d’angolo e anche una chiara occasione da goal.
Tuttavia, non era giornata per Pasquale Canario, che esce dal campo con un mesto 6.4, e per Lucia Zanotti, che sbaglia il rigore del possibile 2-0, mentre era sicuramente in forma il portiere Livakovic per i croati.
Fortunatamente per i lombardi, Bisceglie risolve e segna il goal dell’1-0, ma neppure con le sostituzioni il risultato varia ulteriormente.
La palma di migliore in campo va divisa equamente ai due laterali Molin e Alessandro Sgrò, il primo autore dell’assist dell’1-0, il secondo per le sue incredibili galoppate che hanno messo in crisi la difesa degli slavi.
Il Progetto Gaming ottiene una vittoria, anche se al termine della partita ha molto da recriminare a sé stessa: il passaggio del turno non è in cassaforte come per le altre squadre impegnate nella stessa competizione, anche se, viste le statistiche, neanche troppo dubbia. Il calcio è tuttavia strano, e si augura che non sia un’occasione mancata.

Zenit – Torino 0-4
Un altro degli scontri di Europa League vedeva invece il Torino chiudere la pratica qualificazione contro lo Zenit San Pietroburgo, la squadra più ostica tra quelle sorteggiate in questo turno di competizione.
Granata che si schierano un 4-4-1-1 asimmetrico, con in attacco Agostino Lupo a sostegno della punta Chrisitan Pennisi. A centrocampo spazio per i fratelli Pusceddu, accompagnati da Samuel Setzu e Angela Iadicicco.

Il Torino tiene il controllo del pallone, con un 61% di possesso palla, 421 passaggi concretizzati, 16 calci d’angolo e 10 tiri in porta. Tuttavia, mantiene anche la sua nomea che la ha contraddistinta sempre e commette ben 13 falli. I granata prendono anche due pali, a conferma di come il risultato poteva essere più tennistico. I 4 tiri in porta dei russi sono la conferma di un gioco molto offensivo, che ha lasciato dei momenti in cui lo Zenit, in contropiede, è riuscito a impensierire l’estremo difensore Claudio Fagone.
La palma di migliore in campo va condivisa tra Daniele Pusceddu, autore di 3 assist, e Francesco Terlati, autore del goal che sbloccato la partita. A rete anche Iadicicco, Gianluca Pusceddu e Pennisi.
In situazione di puro controllo spazio anche per il nuovo arrivato Simone Perossa, che gioca gli ultimi tre minuti della partita al posto di Fagone.
Più oscura, soprattutto in confronto al compagno di reparto Francesco Avogaro che prende 8.5, la prestazione di Nicolò Martinelli, che prende solo 7.0.
La partita di ritorno sembra una formalità per i torinesi, che possono amministrare l’enorme vantaggio ottenuto da questa partita: il passaggio del turno è ormai ad un passo.

Giacomo Sedda a 360 gradi: il ruolo di admin, il Cagliari, il Torino e molto altro

Ciao Giacomo e benvenuto nella nostra redazione. Partiamo con una novità, da pochi giorni sei diventato admin ci puoi spiegare il motivo di tale scelta?

Un saluto a tutti. Beh,non mi sono mai candidato per il ruolo,il motivo credo lo si debba chiedere agli admin che mi hanno proposto la carica in realtà.

Cosa si prova ad essere admin?

È…strano?
Mi fa onore che mi sia stata data la possibilità e riconosciuta almeno la capacità per farlo. Ho la fortuna che ci sia molta esperienza,quindi per ora sto più che altro osservando il modus operandi dei miei predecessori. Sono molto contento e fiducioso di fare il bene del progetto

Nel progetto hai da poco acquistato il Cagliari che milita nella serie C girone C. Attualmente siete primi in classifica quali sono i vostri obbiettivi per questa stagione?

L’obbiettivo è quello di salire in B, inoltre il cagliari è stato inserito per me in serie C, perche fu tolto all’inizio per dare spazio al Fublet

Oltre ad essere presidente del Cagliari sei anche presidente e allenatore del Torino. Il Torino è una della squadre più attive del progetto ci puoi descrivere meglio l’ambiente che si respira nel vostro gruppo?

Guarda, alla fine è diventata per molti una seconda casa, quotidianamente cazzate e discorsi seri si susseguono nella chat
a luglio andrò a monaco ad una cerimonia di uno dei miei “Giocatori” in compagnia di un’altro che mi seguirà, questo tipo di rapporto oramai,siamo inclusivi con i nuovi arrivati e formiamo sempre uno zoccolo duro

La tua squadra quest’ anno non è partita nel migliore dei modi visto che i risultati fin ora sono stati piuttosto altalenanti che giudizio dai a questa prima parte di stagione e quali sono i vostri obbiettivi per la seconda parte?

Beh,migliorarci. Non siamo andati bene ma non siamo cosi lontani dal possibile traguardo dell’europa, l’eliminazione in coppa italia ci ha scottato,ma in europa league possiamo ancora giocarci le nostre chance. Stiamo andando peggio di quanto preventivato,ma abbiamo ancora i mezzi ed il tempo per risollevarci.

Per quanto riguarda questa sessione invernale di mercato avete messo a segno qualche colpo per invertire la rotta?

Veronica Di paolo dal PG, Terlati Dal Cagliari nostra affiliata ed è stato anche richiamato Setzu sempre dal cagliari

Un personaggio molto importante per il tuo Torino è sicuramente Maurizio Deidda ci puoi dare un giudizio su Deidda?

Deidda come calciatore…beh…è forte ma LENTO, come persoaggio molto meglio,prende anche troppe decisioni da solo (eh) come quella di abbandonarmi per andare ad allenare la Lucchese per un #roadtoSerieC. Anche se spesso viene contattato, non fa più parte della dirigenza Torino da molto oramai,cosa che a me dispiace tanto in quanto il Toro è sua creatura quanto mia,ma ha preferito rifondare la lucchese con coraggio

Un altro personaggio di cui ci piacerebbe parlare è Andrea Conte anche lui si può considerare un pilastro del tuo Torino?

ahime ,si un altro ecclettico, ds, controllore bilanci, terzino scarso. Tutti questi ruoli ma neanche mezzo fatto bene

Per chiudere questa magnifica intervista hai qualche obbiettivo personale da raggiungere o qualche obbiettivo futuro?

Vorrei la giocare la champions e provare a segnare almeno un gol. Come dirigente spero di far trovare tutti bene nel toro e di migliroare ancora nell’ambito attività e diventare il terzino più forte del progetto,ma solo per appendere la lastra sotto casa Conte

Passiamo ai saluti,prima di chiudere vuoi salutare qualcuno in particolare?

Oltre ai miei giocatori e collaboratori,si…
un Saluto Festoso a Luca Franceschi
Luca… PRRRRRRRRRRRRRRR

Articolo di Gabriele Di Leo

IlCarro intervista: Giacomo Sedda, in Sedda al Toro!

Il Torino è certamente una delle squadre più carismatiche e famose all’interno del Progetto Gaming, perciò abbiamo voluto intervistare uno dei suoi personaggi più storici, protagonista anche di una delle dualità più belle del Progetto, Giacomo Sedda.

Buonasera Giacomo, grazie per aver accettato di parlare ai Microfoni de IlCarro!

Buonasera, e grazie a voi!

Bene, iniziamo subito chiedendo, chi è Giacomo Sedda fuori dal Progetto Gaming?

Sono un… quasi trentenne sardo, di Villacidro. Nella vita mi occupo di informatica, principalmente di robotica, sono un grande appassionato di calcio, motori e “nerdone”.

Prossima domanda, Sedda o Deidda? Com’è nata questa battuta sui cognomi?

Oddio… in realtà la cosa ha avuto origine perchè molto simili, anche nel modo in cui si pronunciano, e perché spesso venivo taggato in ogni post dal sopra citato Maurizio. Non aiutava di sicuro il fatto che fossimo rispettivamente allenatore e DS del Torino, cosa che aiutava alla confusione. Siamo anche compaesani, quindi con cadenza identica nel parlato. Per chi non ci ha mai visto in faccia dev’essere stato facile sia confonderci che credere fossimo la stessa persona, alcuni ancora ci confondono dopo averci conosciuto (ciao Damla!).

Chi è Sedda invece nel Progetto Gaming?

Allenatore del Torino, presidente dei Granata ma anche del Cagliari, rompicoglioni di prima categoria verso gli admin… e un decente terzino destro? Onestamente penso che Pironti, Ballarini e De Donatis siano arrivati ad odiarmi, dal numero di volte che vedono il mio nome apparire nella casella di facebook (ride ndr.)

Iniziamo dal Terzino Destro, sei qui dalla Stagione 1, puoi raccontare la tua storia da Veterano del Progetto Gaming?

Beh come giocatore, son sempre stato al Torino come DC/DD e poi anche TFD. Non mi sono mai mosso di società, né mai lo farò. La cosa piu simpatica è il modo in cui sia finito nel Toro. Son stato praticamente nei primi ad iscrivermi, quindi tutte le rose erano ancora incomplete, e in disperata ricerca di terzini. Istintivamente dissi al buon Ballarini di volermi iscrivere al Cagliari, dovendo subire l’onta di leggere che fine fu fatta fare ai gloriosi rossoblu… Scambiati di posizione per un fublet (minuscola volontaria) di cui nessuno aveva sentito parlare… Quindi, scelsi la seconda squadra (se volete posso fornire anche foto, ho le maglie da allegare) che ho sempre seguito in italia. Non ero granchè all’inizio, ma seguivo sempre le live – all’epoca le mentali erano decise dalla tua presenza in live – e potei usare gli stipendi per le doti tecniche… finendo al livello in cui sono ora. Prettamente difensivo, ma mi piace cosi, son sempre stato il primo a uscire per cartellini anche nella realtà.

Bene, si può dire quindi che hai gettato le basi del Torino insieme agli altri ragazzi, perciò hai assistito a tutte le leggende createsi nello spogliatoio. Iniziamo con una delle più recenti, iniziamo con Pauletto Killer, come è nata questa figura mitologica?

(ride ndr.) Pauletto killer. Beh, alla fine della stagione 1 ci trovavamo in una situazione che dire di merda sarebbe eufemistico. I pochi attivi erano il nucleo portante, ma erano meno degli 11 titolari. Dato che non avevamo un nome forte dovevamo crearlo, quindi iniziammo a creare dei personaggi ed un “brand” e dato che quello della squadra forte ed elegante era per noi impossibile (anche per classifica e altro), puntammo sull’ignoranza e casinismo come punto cardine per ruolare le nostre attività. Pagelloni ignoranti, sempre in mezzo alle cagnare e cosi via, dopotutto solo cosi siamo riusciti ad attrarre persone come Conte alla nostra scuderia. Il perchè fu scelto Massimo? Guardalo in faccia, era la persona ideale nel ruolo ideale.

Parlando proprio di Conte, un altro motto della squadra a quanto pare sia “Conte è Scarso”, sei per il sì o per il no?

Sì, assolutamente. Ora si sta montando la testa, ma la prima stagione passata ad allenarlo fu un incubo e LUI LO SA.

Bene, domanda finale sullo Spogliatoio, Team Vanali o Team Pusceddu? Qual è la storia dietro questo scontro?

Team Vanali. La questione è nata lo scorso anno, in quanto Paolo era, appunto, fortissimo. Al punto da essere il salvatore della patria anche in nazionale, ma Pusceddu quest’anno lo sta scavalcando nelle gerarchie, creando appunto una sorta di Guerra Santa tra il Vero Dio e il Nuovo Messia. Come dire, son due con un ego smisurato, difficile farli convivere nello stesso spogliatoio! Ovviamente team Vanali da giocatore, da presidente e da allenatore darei altre risposte.

Passiamo adesso al Sedda allenatore, qual è la storia del Ragazzone sulla panchina del Torino da Stagione 1?

Inizialmente non mi sentivo cosi bravo ad allenare da espormi in un torneo online, quindi accettai di buon grado la candidatura di Bucci, restando in disparte. Infatti la mia prima richiesta ufficiale arrivò, in realta, per allenare la Fiorentina, in quanto fu la prima piazza che si liberò. Ma ritirai la candidatura perchè il mio allenatore, all’epoca, non gradiva l’idea di avere un giocatore Mister da un altra parte. I risultati però scarseggiavano, portandolo a dimettersi alla fine. Al che, con noi in zona retrocessione rossa, decisi di provare a salvarci e presi la panchina del Toro. Da penultimi arrivammo a 3 punti dall’Europa, con una bella cavalcata terminata con un 5 a 4 nello scontro diretto col Sassuolo di Agosta (maledetto).

Apriamoci all’angolo della tattica, in questa Stagione 4 si è passati ad un cambio di Gioco, da FM17 a FM19, ciò ha comportato un grande stravolgimento di equilibri, con squadre cardine come il Genoa vicine alla zona retrocessione. Vogliamo quindi chiedere, cos’è cambiato a livello tattico su Football Manager? Statistiche? Modi di giocare?

Credo i modi di giocare, ma non solo. I grandi cambiamenti del 19 son anche rappresentati dalla coesione squadra e equilibrio spogliatoio, cose che prima non erano così importanti. il match engine, che prima favoriva molto i moduli centrali, ora sembra invece favorire i moduli che più concentrano le loro forze sulle fasce, e non tutte le società erano pronte a questo tipo di stravolgimento, sia dal punto di vista tattico che dal punto di vista umano. Con la nuova versione inoltre, sembra sia cambiato parecchio il metodo di impostazione del lavoro difensivo, sulla quale alcuni allenatori devono ancora trovare una quadra. Non è strano infatti che alcune squadre sulla carta più forti siano giù. Alla fine il passaggio ad un simulatore nuovo chiede tempo per essere studiato, e alcuni allenatori piu di altri hanno potuto studiare sicuramente di più e i risultati si vedono.

Da allenatore del Torino, se puoi dircelo, come ti sei adeguato con questi cambiamenti? Hai qualche chicca tattica per i nostri lettori?

Al momento, son passato temporaneamente ad un 4-4-2 per garantirci più copertura, ma sto studiando varianti tattiche che ci permettano di tornare a sfruttare tutta la rosa in pieno. Non ho grandi soluzioni nel senso di perle, però posso dire che potrebbe tornare di moda un modulo che usai nella stagione 1 particolarmente “difensivo”.

Bene, passiamo adesso al Deidda presidente del Torino, quali sono gli obbiettivi per questa stagione?

Andare piu in fondo possibile nelle tre competizioni, la finale di Coppa Italia ci è sfuggita contro le milanesi (motivi diversi) per ben due volte di fila, mi piacerebbe riuscire a giocarla. Sull’Europa League, finché non si incontra qualche umana son confidente si possa andare avanti.

Bene, come sempre, vogliamo offrire uno spazio per le squadre di C e B, da Presidente del Cagliari, descriva il suo progetto e dia un motivo per entrare in terra Sarda!

Il Cagliari è ahimè già pieno. Come motivazione avrei detto che si entra a far parte di un bel gruppo, che punta a risalire in Serie A il prima possibile per tornare a far parte dei grandi, pieno di attivi e di gente che tiene fino al midollo per i colori che porta!

Bene, arriviamo alla parte finale dell’Intervista. Appelliamoci al Sedda Persona, colui che segue le live, che commenta e che grazie a questo Progetto ha potuto fare amicizia con tanti ragazzi. Com’è il rapporto con Bicocchi? Com’è quello con Deidda, il condividere l’avventura nel Progetto ha rafforzato l’amicizia che c’era già fra voi due? Ci sono altre persone con il quale hai stretto una grande amicizia?

Prima di tutto, ciao Fabio! Allena quel cazzo di Senza Palla che sei sempre in fuorigioco (ride ndr.). Sì, grazie al progetto ho stretto molte amicizie che vanno oramai al di là. Il sopra citato Fabio, per esempio, mi farà compagnia ad una cerimonia di un altro presidente del Toro a luglio (no spoiler). Giusto per dimostrare quanto stringenti i rapporti stiano diventando. Se dovessi contare le amicizie, beh… in ordine sparso: Conte, Pauletto, D’Anteo, Franceschi con cui ci amiamo e ci odiamo, Martinelli, il buon Ballarini al quale ho quasi rotto lo scheletro a calcetto, l’ovvio Pironti (al quale è lievemente più difficile farlo senza pagarne le conseguenze…), il Pirotecnico Frunzio, l’incroyable De Donatìs e tanti altri. Benedetti, appunto, che ancora piange all’idea di essere diventato il mio ds… Deidda, beh, già mi sentiva spessissimo, ora il ritmo dei nostri scambi è quasi da stalking (ride ndr.).

Penultima domanda, quante bestemmie segna il bestemmiometro nel momento in cui stiamo scrivendo?

Ultima domanda, poi posso finalmente liberarti! Fatti una domanda e datti una risposta!

Un unico rammarico che ho da quando son al progetto, e al Toro in generale, è quello di non aver allenato sin da subito. Quindi, se mi chiedessi di cambiare qualcosa della mia carriera nel progetto, mi candiderei subito come allenatore tutto qua.

Va bene, grazie mille per l’intervista e alla prossima!

Alla prossima! Grazie ancora.

Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi…

Stefano Stranges a tu per tu con noi di Progetto X

Ciao Stefano, è un piacere poter intervistare un membro storico del Progetto, per chi non ti conoscesse presentati in-game e off-game.

Ciao Salvatore, il piacere è mio di essere intervistato da un grande giornalista come te. Per me è un onore far parte di questo bellissimo progetto da anni, anche se c’è chi vi partecipa anche da più tempo ancora. Comunque io mi chiamo Stefano, ho 35 anni (ma ne dimostro molti meno, almeno all’interno… *ride* N.d.R.) e sono di Roma, anche se originario della Calabria (un bacio al mio compare Nicola Filippone).

Nella vita sono un praticante avvocato, con la passione della danza (ho ripreso da pochi mesi le lezioni e a giugno farò il saggio dopo 4 anni di stop forzato), del calcio e del cinema (collaboro con una casa di produzione).

Nel gioco ricopro con orgoglio il ruolo di terzino destro nella Juventus campionessa uscente d’Italia (un abbraccio a compagni, mister e dirigenza e a tutti i tifosi), nonché di direttore sportivo nella Salernitana (in coppia con Francesco “waoooo” Avogaro) e del Catania nata da poco, con obiettivi non proprio celati di conquistare la serie A con i granata per bissare l’impresa di Livorno con il mitico Claudio Franco (che abbraccio) e la serie B con il Catania, anche perché così non mi toccherebbe scegliere in quale rimanere nel caso si trovassero a giocare entrambe nella stessa serie (ovviamente un bacione a tutti i compagni, mister, dirigenza e tifosi di entrambe). [nota della redazione: se il Catania salisse in B e la Salernitana in A, per la regola del “monoruolo” non potrebbe coprire l’incarico in entrambe comunque]

Mi hai raccontato dei tuoi giri nel progetto, sia come calciatore che come DS, faresti un piccolo excursus della tua carriera anche per i nostri lettori?

La carriera da calciatore non è molto movimentata (si fa per dire…): cresciuto nella primavera dell’Inter, sono stato ingaggiato dal Livorno neo promosso in B. Qui ho conosciuto gente fantastica, come il mister Franco che mi manca tantissimo (con tutto il rispetto per mister trovato con cui mi sto trovando molto bene), o Salvatore Campagna con il quale ho un rapporto di amore-odio (lo stimo moltissimo e gli voglio tanto bene ma ogni tanto litighiamo, ma per fortuna passa subito), nonché un grande amico come Filippo Pitorri, che è entrato poco dopo di me nel progetto. Con questo fantastico gruppo, di cui ho avuto anche l’onore di essere direttore sportivo, siamo riusciti nell’impresa di centrare la serie A, sotto l’ottima guida di mister Franco (che è riuscito sempre a tenere unito il gruppo e attivi i singoli giocatori, salvo casi eccezionali, oltre a trovare sempre la tattica e la formazione giusta per arrivare a centrare questo storico traguardo).

L’anno successivo partimmo nel migliore dei modi con un 5-0 al Napoli, ma poi entrammo in crisi, pur riuscendo nell’impresa di arrivare in semifinale di coppa Italia (peccato per l’ultimo step, perché se avessimo vinto con la Roma ora giocheremmo in Europa, ma inutile piangere sul latte versato e in bocca al lupo alla Roma per il cammino europeo).

Purtroppo alla fine siamo retrocessi all’ultima giornata non riuscendo a battere lo Spezia e da allora è scoppiato il caos, con il mister che per motivi di tempo dovette rassegnare le dimissioni, alcuni suoi fedelissimi e altri giocatori che volevano mantenere la serie A che chiesero la cessione e così via fino a quando, a seguito del nuovo caos portato da Altomare, anche io e Del Prete abbiamo deciso di migrare per altri lidi.

Ora giochiamo entrambi alla Juventus (che ringrazio ancora per aver creduto in me e avermi concesso l’onore di indossare questa storica e gloriosa maglia) dove abbiamo ritrovato anche due ex compagni di squadra ai tempi di Livorno (Perfetti e quel matto di Amadori).  Mi spiace solo di non aver trovato anche Mirco Diotto, passato da poco al Drink Team, che stimo molto.

Ho anche avuto il privilegio di essere convocato nella nazionale maggiore e addirittura di fornire un assist per uno dei gol segnati in quel periodo (contro la Croazia) – approfitto per ringraziare ancora il CT per avermi dato questa fantastica opportunità -.

La carriera da DS  è molto più movimentata. Iniziai a Livorno come già accennato nella stagione della promozione in A, poi venni esonerato e passai dopo poco all’Udinese, una nobile decaduta che puntava al pronto ritorno in A, ma per evitare conflitti in sede di mercato con l’altro DS di allora, Davyd Andryesh che saluto, decisi di farmi da parte e arrivò l’offerta del Torino, che mi diede l’occasione di lanciarmi in una piazza importante, ma per vari motivi delusi le aspettative e così decisi di lasciare spazio ad un DS migliore, che potesse portare la squadra dove meritava, ovvero in Europa se non allo scudetto.

Tornai allora al Livorno fresco di retrocessione per provare a replicare l’impresa fatta con mister Franco, ma purtroppo il caos scoppiato me lo ha impedito e sono stato nuovamente esonerato, ora ricopro l’incarico a Salerno con obiettivo serie A e a Catania con obiettivo serie B. Spero di ripagare al meglio la fiducia delle due società.

Al Torino cosa non ha funzionato? Da quel poco che ho visto del progetto il Toro è una delle realtà più coese e forti che ci sono in giro…

Al Torino c’era il problema che loro usano una Chat diversa da whatsapp, quindi spesso mi ritrovavo a leggere messaggi magari importanti anche con grande ritardo, anche perché dovevo al tempo stesso seguire la Chat del Livorno su whatsapp, così ho deciso per il bene della squadra di lasciare in modo da poter far posto ad un DS migliore che potesse portarli ad ottenere grandi successi.

Comunque confermo che il Torino è una grande famiglia oltre che grande squadra. Sono tutti molto attivi, si ride e si scherza, ci si aiuta a vicenda Etc, infatti mi mancano molto, siamo rimasti in ottimi rapporti e chissà che un giorno non potrò tornare da loro.

Qual è il segreto per rimanere attivo, da così tanto tempo, all’interno del progetto, cosa ti spinge ad andare avanti stagione dopo stagione?

Il segreto è che ogni volta che ho tempo vado subito in pagina ufficiale o nelle pagine ufficiali delle squadre dove gioco e nelle chat Whatsapp per tenermi sempre informato, commentare, dare consigli Etc.

Ad esempio per ultimo ho indetto un sondaggio nella pagina del Catania per scegliere le tre nuove maglie, per far divertire i giocatori a disegnarle e postarle in modo che così restano anche attivi. Mi spinge la passione per il calcio in generale, per football manager nello specifico, ma anche il fatto che qui sopra ho conosciuto persone speciali con cui ho legato molto, ma anche con gli altri compagni di progetto è sempre bello ridere e scherzare e scambiare pareri. Poi vuoi mettere la gioia di vedere le persone felici quando condividi con loro traguardi come ad esempio la promozione in a con il Livorno? E peccato che non esistano anche i tifosi veri perché fare felice una città come ha fatto Franco a Livorno sarebbe una gioia immensa, ma già sapere che i tuoi ragazzi, magari alcuni che hai scelto tu per la rosa o comunque che hai comprato su indicazione del mister o del presidente, sono felici per aver centrato un grande traguardo.

Ci parli meglio del tuo secondo allontanamento da Livorno? Hai qualche commento in merito?

Commenti non ce ne sono perché è passato e perché a mente lucida capisco che purtroppo sono cose che possono capitare.

Comunque praticamente è successo che io e Del Prete iniziavamo a non vedere di buon occhio Altomare, perché non era mai presente, sbagliava i potenziamenti e i ruoli in campo dei giocatori, così Antonio Del Prete ha deciso di parlare con il presidente (anche lui molto poco presente, ma posso capire gli impegni extra gioco, anche se, secondo me, il presidente è una figura fondamentale in una squadra ed è sempre meglio se sia molto attivo come ad esempio i presidenti della Salernitana o quello del Catania – alla Juventus mi pare di aver capito non ci siano) per chiedere l’esonero, ma Oliver Major ritenne più giusto vederlo prima in azione per non prendere decisioni affrettate, così ho ricevuto la richiesta di cessione di Del Prete che non si rispecchiava più nel progetto Livorno, credo più o meno per lo stesso motivo mio – ovvero l’assenza del presidente e del mister, l’inattività di molti giocatori e la partenza di colonne come Campagna (che con Franco teneva unito e attivo lo spogliatoio) o Amadori (ritrovato poi a Torino).

Visto che anche Del Prete, uno dei pochi attivissimi, nonché mio amico, voleva lasciare, ho capito che non si poteva più andare avanti perché il progetto del Livorno non combaciava col mio di ripetere l’exploit dei tempi di Franco, così anche io chiesi la cessione, ma ne io ne Antonio Del Prete sapevamo che non ci si potesse vendere tra DS, ma pensavamo che solo se uno fosse stato giocatore e DS per vendersi avrebbe dovuto chiedere al mister o al presidente, così, visto anche le nuove richieste di cessione che iniziavano ad arrivare dopo la nostra cessione, il presidente ha deciso di licenziarci, peccato perché io e Antonio (Del Prete N.d.R.) avevano deciso di provare a mettere a segno qualche colpaccio per dare una mano alla rinascita del Livorno, ma non ne abbiamo avuto tempo.

Sono sicuro che il Livorno si risolleverà, soprattutto se Oliver Major avrà più tempo da dedicargli e se arriverà un allenatore valido come quello che sostituì Altomare (gli chiedo scusa se ora non mi viene in mente il nome ma penso che abbiate capito a chi mi riferisco).

Vorrei chiederti qualcosa in più sulla cessione Campagna, visto che a più riprese Pironti ha dichiarato che avrebbe speso tranquillamente 3 milioni per assicurarsi le prestazioni sportive di Salvatore, come mai non avete fatto partire un’asta che sicuramente vi avrebbe garantito un introito molto maggiore?

Io, riguardo la cessione di Campagna, posso parlare da esterno, perché al tempo ero ancora a Torino. Sinceramente rimasi basito quando lessi che era stato ceduto a quella cifra. I primi tempi i cui ero DS a Livorno gli ritoccai il contratto per convincerlo a rifiutare le offerte di top team e non indebolire la squadra che stava lottando per la promozione in serie A, gli misi anche una clausola da 7 milioni (su consiglio, altrimenti la avrei fatta anche da 10) per far cedere sul nascere ogni possibile pretendente al suo cartellino.

Poi come sapete venni licenziato dal Livorno e da allora non mi interessati più io del mercato. Il fatto di aver venduto uno dei migliori top player in circolazione – se non il migliore – a 1.5kk, fa pensare a grave incapacità di chi lo ha venduto o ad un gesto di gran magnanimità dello stesso. D’accordo che Salvatore premeva per andarsene perché non voleva perdere il treno della nazionale – e ci può stare, anche se io avrei provato a convincerlo a conquistarlo con l’attività – però si poteva gestire meglio la situazione, in modo da venderlo al giusto prezzo se non di più attraverso un’asta che sicuramente ci sarebbe stata intorno ad un giocatore di questo livello.

Mi fa ridere poi che sia stato accusato di averlo venduto ad un prezzo irrisorio, quando al tempo ero DS del Torino e che una volta capita la gaffe esce fuori che chi doveva seguire ogni minima cosa riguardante la squadra non sapeva chi avesse venduto il giocatore e alla fine era proprio lui. Quindi in base a ciò deduco che sia stata scarsa esperienza, però ormai è andata così inutile piangere sul latte versato. Importante è che il giocatore sia contento perché anche io ho sempre messo davanti la felicità dei giocatori, poiché un giocatore scontento non farà mai il bene della squadra

Come ti trovi alla Juve? Avresti mai pensato che la squadra sarebbe stata in grado dell’exploit Scudetto dopo “progettopoli”?

Mi sto trovando molto bene. Oltre agli ex compagni di Livorno ho trovato ragazzi fantastici, un grande mister e un ambiente ideale per fare bene. Mi sono ambientato subito. L’impresa post progettopoli è la conferma che nulla è impossibile. Basta credere nei propri mezzi, essere ottimisti e lavorare sodo.

E’ la prima volta che giochi in Champions, ci descrivi l’emozione che si prova?

È un’emozione indescrivibile, anche se vai in panchina, il solo sentire l’inno della champions ti fa tremare le gambe. Poi sentire centinaia di migliaia di tifosi urlare “The champions” alla fine mette i brividi. Non da meno l’emozione di poterti confrontare con realtà e campioni provenienti da tutta Europa. Peccato solo per l’inizio, avrei sperato in un risultato positivo ma la competizione è ancora lunga.

Dove arriverà la Juve quest’anno?

La Juve è una signora squadra e lo ha dimostrato anno scorso, può andare lontano

Che ambiente c’è a Salerno? Un commento sull’inizio di Stagione della Salernitana?

C’è un ambiente fantastico: i tifosi ci sostengono sempre fino al fischio finale, vengono a dare il loro supporto anche agli allenamenti. I giocatori sono molto uniti e danno sempre il 100%, fino all’ultimo, poi spesso ridiamo e scherziamo tra noi per tenere sempre alto il morale. Il mister è davvero valido, riesce a tenere attivi i giocatori, tiene unito il gruppo, è stato in grado di risolvere la falsa partenza con la sconfitta con la Lucchese e i due pareggi di fila rischiando un cambiamento tattico molto offensivo che ha portato grandi risultati. Anche i presidenti sono molto attivi e interessati all’andamento della squadra. L’inizio è stato molto sfortunato, con la Lucchese due pali, due rigori contro e un’espulsione, avremmo meritato molto di più e se avessimo vinto non avremmo rubato nulla, poi la vittoria con la Spal sudata e due pareggi di fila, ma con il cambiamento tattico messo in atto dal mister abbiamo trovato il giusto equilibrio mettendo a segno una bella serie di risultati positivi con vittorie di prestigio come il 4-2 al Parma in coppa Italia o il 5-2 alla Roma in campionato. Se continuassimo così credo che potremo andare davvero molto lontano.

Parliamo di Nazionale, la lotta è accesissima per conquistare un posto in squadra, cosa si deve fare per meritare la Maglia Azzurra?

Come dicevo sopra ho avuto l’onore di indossare la Maglia Azzurra in passato e di fornire anche un assist nella partita persa 2-1 con la Croazia. È un’emozione indescrivibile poter indossare la maglia che rappresenta il tuo paese. Ovviamente si c’è sempre una lotta senza tregua per guadagnarsi un posto in nazionale. Un consiglio che mi sento di dare è dimostrare attaccamento a squadra di appartenenza e al progetto restando molto attivi, poi bisogna dare sempre il massimo per ottenere ottimi risultati e, riguardo la nazionale maggiore, giocare in serie A, almeno in passato non venivano convocati giocatori di altre serie.

Il DS è un ruolo molto divertente, ti permette di avere a che fare con molte persone del progetto, come vivi questo ruolo? Ci sveli qualche trucchetto del mestiere?

Divertente ma molto duro e di grande responsabilità, non è per tutti. Devi tenere sempre sotto controllo il bilancio, aggiornarlo ad ogni piccola modifica, passare copia al presidente, devi trattare con i colleghi in fase di mercato per comprare al meno possibile o vendere al più possibile, devi redigere i contratti e depositarli dopo averli trattati Etc. Io lo vivo bene perché mi è sempre piaciuto, nonostante le tante difficoltà che si incontrano lungo il percorso. Ho ottimi rapporti con tutti i componenti delle squadre per cui lavoro. Trucchetto del mestiere è tenere tutto in ordine a portata di mano, controllare sempre che sia tutto in regola, avere un filo diretto col mister per capire le sue necessità in sede di mercato, mantenere ottimi rapporti anche coi giocatori e cercare di tenerli attivi, ci sono tanti altri consigli che potrei dare, però sappiate che se vorrete intraprendere questa carriera è tosta, ma ne vale la pena, soprattutto quando il tuo lavoro porta vantaggi alla squadra

Il Catania sta volando, come hai costruito la squadra? Hai seguito la tua esperienza o la scelta dei giocatori è stata collegiale insieme alla dirigenza?

Lavoro di concerto, anche alcuni giocatori presenti in rosa mi hanno segnalato qualche nuovo iscritto. ci siamo concentrati molto sulle caratteristiche per prendere il meglio e finora lo abbiamo fatto

Come invogli le nuove leve a rimanere attivi? E’ più difficile mantenere l’attività delle nuove leve o dei giocatori di vecchia data?

Cerco di dare il buon esempio essendo tra i più attivi della squadra, mi informo sulle loro giornate e qualsiasi cosa li faccia trovare bene in squadra e sul progetto, poi cerco di organizzare eventi come contest, come quello per le tre maglie nuove del Catania. Poi ovviamente ci saranno motivi vari per cui alcuni non lo resteranno, però noi faremo di tutto per renderli attivi. In teoria è più difficile per le lunghe leve restare attivi perché può capitare che sopraggiunga la noia dopo tanto tempo, mentre magari le nuove leve viaggiano sulle ali del l’entusiasmo per l’ebrezza della nuova esperienza.

Come convinceresti un tuo giocatore a intraprendere la carriera di DS o di Presidente? Io noto che troppi elementi attivi nel progetto non vogliono fare il grande salto, come li sproneresti?

Potrei dire che mettersi in gioco in ruoli come questi ti aiuta a crescere. Direi quantomeno di provare perché soprattutto il lavoro da DS è tosto ma bellissimo da svolgere

Essendo nel progetto da tanto tempo, avrai sicuramente stretto amicizia con tantissime persone, a chi ti sei legato di più? Ci racconti un aneddoto divertente che lo/la riguarda?

Sono talmente tanti che per non dimenticare nessuno, non mi sento di citare un nome.

Il tuo momento di gloria nel progetto qual è stato? E la tua più grande delusione?

La convocazione in nazionale come singolo e la promozione in A con il Livorno come gruppo.
La mia più grande delusione è la retrocessione con il Livorno arrivata in modo beffardo.

E l’altrettanto beffarda mancata qualificazione alla Champions con il Torino.

Qual è l’obiettivo di Stefano per quest’anno?

Centrare tutti gli obiettivi con le squadre in cui gioco: scudetto e Champions con la Juve, promozione in A con la Salernitana e promozione in B con il Catania, poi magari trovare il mio primo gol in campionato e ritrovare la convocazione in nazionale

Stefano, grazie del tempo che ci hai dedicato e alla prossima

Grazie a voi. Un abbraccio a tutti

Prima candelina per Angela

Angela “Lady Torino” Iadicicco

Di solito faccio le grafiche di augurio di buon compleanno ai miei compagni di squadra della Torres, invece stasera sono qui a rendere omaggio, con un’intervista, a una delle persone che da più tempo calcano i campi del Progetto:  Angela Iadicicco che oggi compie il suo primo anno all’interno del gioco.

Angela, per chi non ti conoscesse presentati in game e in real-life:

Salve a tutti, innanzitutto sono onorata per questa intervista. Gioco nel Toro, e sono presidentessa del Vicenza e dell’Empoli, e ds dell’Empoli. Nella vita real studio Scienze dell’Educazione, sono una persona semplice, anche se per certi versi complicata, sono simpatica e mi affeziono molto alle persone, odio la falsità e le persone che non dicono quello che pensano, sono molto schietta e se devo dire una cosa, anche se può essere sbagliata, la dico. E’ per questo che, forse, posso risultare antipatica.  Amo il calcio e sono tifosissima della Juve.

Partiamo con una domanda di rito, come hai conosciuto il progetto?

Ho conosciuto il progetto grazie a Valerio Arnone, (che è anche il mio socio). Un giorno, in un gruppo whatsapp in comune, ha parlato del progetto, e, anche se non avevo capito bene di cosa si trattasse, spinta dalla curiosità e dall’istinto, ho deciso di iscrivermi. Penso se non fossi stata così curiosa, non ne avrei mai fatto parte. Viva la curiosità.

Sbaglio o ti chiamano Lady? Da dove è venuto fuori questo soprannome?

si mi chiamano Lady, precisamente Lady Torino. Il soprannome mi è stato dato da Fabio Bicocchi quando giocava ancora nel Toro, il motivo è stato perché ero l’unica donna del Toro e perché lui lo trovava carino.

Un anno sono tante stagioni, sono tanti giorni passati a leggere il gruppone, a conoscere persone, a impegnarsi per una bella invenzione ma soprattutto a divertirsi, se dovessi cristallizzare dei momenti fondamentali della tua esperienza finora: quali sarebbero?

Ce ne sono tanti, prima di tutto il mio arrivo al Torino, è stato il momento chiave. Arrivare al Torino mi ha dato tanto, lì ho imparato tante cose che prima non sapevo, ho imparato come funzionasse il gioco e a capire il meccanismo. Un altro momento importante è stato l’acquisto del Vicenza, ho potuto mettere in pratica quello che avevo imparato al Toro, così come acquistare l’Empoli. Inoltre un altro momento fondamentale è stata l’ultima partita di campionato, perdere all’ultima giornata e vedere infrangersi il sogno Champions mi ha fatto capire tante cose, mi ha fatto capire quanto io amassi questa squadra, gioire e soffrire con i compagni per qualcosa. Per me quello è stato un momento fondamentale perché anche le cose negative possono lasciarci qualcosa. Un altro momento bello, ed attuale, è la convocazione in nazionale

Il progetto come lo vivi? Hai contribuito anche tu alla sua evoluzione? E al suo ingrandirsi?

Io lo vivo in modo quotidiano, lo vivo con passione e con il sorriso. Per me non è solo un gioco, è qualcosa di più e ridere e scherzare sul gruppo principale, sui gruppi squadra e in chat. E’ gioire per un risultato buono, è avere adrenalina e ansia per una partita, arrabbiarsi per una partita finita male. Lo vivo con emozione. Credo molto in questo progetto, e soprattutto credo  molto negli admin, e chi ne fa parte, per questo ho deciso di ricoprire un ruolo importante, cioè il presidente, nel progetto.

Parliamo della tua esperienza da calciatore, hai sempre militato nel Toro?

Prima di arrivare al Toro, ero all’Avellino. Esperienza breve

Qual è il rapporto con i tuoi compagni?

Sono tutti cattivi e antipatici… Scherzo! Bellissimo, ho un bel rapporto con i miei compagni. Sono molto legata a loro, voglio bene a tutti, a Maurizio, Massimo, Giacomo, Andrea… Siamo un gruppo molto unito e compatto, e questo grazie ai presidenti; ridiamo, scherziamo, ci prendiamo in giro, li tempesto di messaggi nella chat gruppo, poi c’è Daniele che manda sempre foto di cibo, e mi fa morire dalle risate. E’ stata questa loro complicità e unione che mi ha fatto amare questi colori, mi sentirei persa se dovessi lasciare questa squadra.

Quali sono gli obiettivi stagionali del tuo giocatore? E del Toro?

Il mio obiettivo è quello di fare e dare il meglio alla squadra. Onorare questa maglia fin in fondo, fammi trovare pronta nel momento del bisogno, e dare una mano sempre. L’obiettivo del Toro è senza dubbio confermare la buona stagione fatta nella stagione passata, e fare bella figura in Europa League

La tua esperienza all’interno del progetto ti avrà fatto conoscere tantissime persone, con chi hai legato di più? (Puoi fare più di un nome ma i lettori gradirebbero anche qualche aneddoto)

Si, ovvio qui ho conosciuto tante belle persone. Con chi ho legato di più? In primis con Fabio Bicocchi. Per me è come un fratello, c’è un rapporto bello, anche se non ci conosciamo dal vivo, lui sembra conoscermi meglio di chi invece mi conosce di persona, a volte sembra capace di leggermi nel pensiero. Mi è stato vicino anche nei momenti un po’ negativi (non parlo del progetto),e lo ringrazierò sempre questo, so che per me ci sarà sempre, come io ci sarò per lui. Sa ascoltare e ti sa consigliare, è quella persona che, quando sei giù di morale, basta sentire e ti fa tornare il sorriso, è terapeutico. Poi ho legato anche con Maurizio Deidda, se sono arrivata dove sono, la maggior parte del merito è il suo, e io non smetterò mai di ringraziarlo. E’ riuscito a trasmettermi la passione per il progetto, inoltre mi ha dato una mano a capire come funzionasse il gioco, mi ha dato consigli, e, ad ogni dubbio che avevo su qualcosa, mi ha sempre dato una risposta. E’ una persona stupenda, sempre disponibile e gentile con tutti. Sono contenta di averlo conosciuto e di quello che ha fatto per me. Ho legato anche con Massimo Pauletto, il capitano del Toro, è una persona molto simpatica e divertente, sempre con la battuta pronta, e con le parole giuste per motivare noi del Toro, e in squadra c’è bisogno anche di persone così. Lo vedo un ottimo compagno per bere birre. Voglio citare sia Giacomo Sedda che Andrea Conte, mi hanno trasmesso i valori del gioco e il valore della squadra, sono persone straordinarie e capaci di coinvolgere i componenti della squadra. Anche loro mi hanno aiutata molto , anche in questioni extra progetto. Aggiungo anche Valerio Arnone e Davide Saladino, il primo è il mio socio, lo conosco ancora prima di entrare nel progetto e anche se spesso mi viene a punzecchiare, sono molto affezionata a lui, il secondo è il mio ds del Vicenza, lo conosco da poco ma, appena arrivata al Vicenza, mi ha accolto bene, mi ha dato una mano a conoscere la squadra, e mi ha aiutato parecchio quando sono diventata ds dell’Empoli.

Quale è stato l’episodio più divertente all’interno del progetto?

Non ce n’è uno in particolare (sono troppi), ma se dovessi scegliere, quello che mi ha fatto morire dalle risate, è stato il video divertente creato da Fabio sui noi giocatori del Toro, dove io interpretavo la Cenerentola del Toro.

E la tua delusione più cocente?

La delusione più grande è stata quando il mister del Vicenza è andato via cosi all’improvviso. Avevamo fatto il mercato insieme, e in base alle sue scelte. Non è stato il fatto che sia andato, ma il modo in cui lo ha fatto. Io in mattinata avevo capito che ci fosse qualcosa che non andava, così gli avevo mandato un messaggio, ma non avevo ricevuto risposta. Poi lui il pomeriggio stesso, aveva comunicato, tramite un post sul gruppo, il suo abbandono. Sono rimasta delusa da questo comportamento, avrei preferito saperlo in privato, e non tramite un post.

Sei riuscita a conoscere membri del progetto dal vivo?

Si, ho conosciuto Andrea Conte e Marika Calcagno a Caserta, in quanto Andrea doveva portarmi la maglietta del Toro, Marika era da poco iscritta nel progetto e da subito ho avuto l’impressione di conoscerla da molto tempo, peccato abiti lontano! Andrea è molto simpatico e non è cattivo come sembra in gruppo.  Poi ho conosciuto Maurizio Deidda a Firenze, conoscerlo mi ha fatto piacere, quello che pensavo su di lui ho avuto modo di confermarlo da vicino. Solo che mi ha fatto camminare troppo per Firenze.

So che oltre a fare il giocatore, sei anche DS, giornalista e presidentessa sia del Vicenza che dell’Empoli, affermare che sei una persona multi-tasking sarebbe un eufemismo, come riesci ad organizzare tutto?

Il segreto sta nel circondarsi anche di collaboratori fidati e per fortuna, sia all’Empoli che al Vicenza li ho trovati. Il progetto mi porta via molto tempo e ne sono felice, perché vivo la cosa con passione. Sono una presidente abbastanza presente, sia durante le partite, che nella quotidianità. I momenti di pausa e di svago, li dedico ad ascoltare la squadra e a mandare messaggi alla squadra. Cerco di essere più disponibile possibile. Per il ruolo del ds, forse è un po’ impegnativo, soprattutto nel periodo del calciomercato, ma svolgo la cosa con passione. Sono ds da poco quindi ancora devo vivere il calciomercato vero e proprio, ma credo che con lo spirito giusto si possa riuscire a viverlo con serenità.

Qual è il segreto con quale riesci a fare gruppo? Al Vicenza, in S3, sono andati la bellezza di 880k di bonus attività, per non parlare del Torino dove avete preso quasi 2,5 Milioni. Come riesci a motivare i giocatori a impegnarsi nel progetto?

Per quanto riguarda il Toro, il merito va ai presidenti e ai senatori, sono riusciti a coinvolgere le persone nel progetto, sia per quanto riguarda le live sia per l’attività. Per quanto riguarda il Vicenza, io sono arrivata quasi a fine stagione, quindi non mi prendo il merito della scorsa stagione. Cerco di coinvolgere la squadra, e di renderla partecipe, grazie anche all’aiuto di Valerio, del ds, del mister Carlo e del mm Fabio. Voglio creare un gruppo unito e compatto, e voglio che ci sia rispetto verso tutti, dal presidente al magazziniere. Solo creando un gruppo unito, si può portare la squadra ad essere parte attiva del progetto, insieme e con obiettivi uguali, Non costringere chi non vuole farlo, anche perché le cose fatte per forza non vengono mai bene.

Hai attraversato, da spettatrice, tutti i vari scandali che si sono succeduti all’interno del Progetto, cosa porta, secondo te, la gente a barare? Come mai non si riesce a seguire una linea di condotta che sia compatibile con l’agonismo e con il fair-play?

Secondo il mio parere, chi ha barato lo ha fatto perché non riesce a comprendere la bellezza e la semplicità del gioco. Chi bara vuole vincere a tutti i costi, ma non capisce che la vera bellezza del gioco è divertirsi e passare del tempo insieme, confrontarsi con la squadra, vivere una sana rivalità con gli altri, seguire con divertimento e passione le live e la squadra.

Cosa consiglieresti ai neo-iscritti per vivere al meglio l’esperienza di gioco?

Quello che consiglio io e che rispecchia anche il mio modo di fare, è vivere il gioco con passione, di creare un legame con i compagni di squadra, senza rivalità o antipatie, accettare la panchina, perché conta il gruppo, rispettare le scelte del mister e non lamentarsi. Consiglio di vedere, non tanto il nome della squadra, ma chi ne fa parte e se si crea legame con i compagni.

Cosa diresti a chi ha le potenzialità per ricoprire altri ruoli all’interno del progetto ma si limita a fare il calciatore?

Direi di buttarsi, se davvero crede in quella cosa. Basta circondarsi delle persone giuste, e chiedere aiuto e consigli a persone fidate. Non lasciarsi demoralizzare, e pensare che non può farcela. Bisogna credere in se stessi e nelle potenzialità che abbiamo.

Cosa vorresti che fosse implementato all’interno del progetto?

Il progetto già cosi va bene. Una cosa che mi piacerebbe è vedere coinvolgere le persone in live, intendo proprio intervenire in live tramite discord magari. Magari un presidente, un ds, un senatore di una squadra, un giocatore chiave, per parlare delle sensazioni pre-partita, oppure parlare del post partita. Una sorte di intervista, insomma

Ci faresti un bilancio finale sulla tua esperienza?

La mia esperienza è positiva. Gioco in una bellissima squadra, in compagnia di persone stupende. Sono presidente di due squadre bellissime, che mi stanno dando parecchie emozioni e soddisfazioni. Sono legatissima ai miei giocatori. Sono stava convocata in Nazionale. Faccio parte della Redazione Progetto X, dove ci sono persone che stimo, come Pironti. Credo che più di così non possa andare, mi manca solo l’esperienza da allenatore, magari più avanti inizierò a pensarci

Tanti auguri Angela e grazie da parte di tutta la community di Progetto FM!

Grazie a te. Un saluto a tutti