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Sakura Monogatari: il racconto del ciliegio parte 5

NOTA:Quella che state per leggere è la versione in racconto delle campagne di ruolo di Sakura Monogatari. Leggendo questo racconto potrete facilmente ritrovare nomi di personaggi o situazioni presi da fumetti e anime ispirati al sol levante, in quanto il mio scopo non era quello di creare un racconto “originale” bensì una bella storia a tema Giappone che fosse godibile per i miei compagni di gioco. buona lettura.

Continua dalla quarta parte:

Le consegne alla stazione di posta

I quattro giunsero al villaggio che era quasi metà pomeriggio, e decisero brevemente di esplorarlo. Non videro niente di particolare se non campi coltivati a risaia e boschi sulle pendici delle montagne a ovest.
Nella via principale vari negozianti invitavano a visitare i loro negozi, e fuori dalla bisca c’era la consueta fila di persone.

Poco prima di arrivare alla stazione di posta i quattro vennero fermati da un funzionario imperiale, che diede loro consegne molto precise.

Siccome non sappiamo dove si trovi Akurao voi dovrete proseguire il vostro viaggio verso Izumo, tuttavia vi fermerete ad aiutare più persone possibile, per guadagnare la loro fiducia, mostrare la benevolenza dello shogun e reperire informazioni. potete iniziare da questo villaggio. Noialtri della guardia imperiale cercheremo informazioni nella capitale. Buona fortuna.

I quattro trovarono alloggio per la notte, e al mattino seguente decisero di osservare più attentamente il mercato.
Qui videro che un povero mendicante veniva malmenato da quattro individui, che richiedevano il pagamento di un pizzo giornaliero.
Nello stesso momento il sarto veniva letteralmente lanciato fuori dal suo negozio: non avendo pagato i debiti di gioco il negozio gli era stato espropriato.

Il Mushishi e il Monaco decisero di intervenire, mentre il samurai e l’esorcista andarono a soccorrere il mendicante.

Sistemati malamente gli individui che minacciavano i due abitanti del villaggio i quattro si fermarono a chiedere informazioni a una contadina che, come il mendicante malmenato stava vendendo le verdure di campo sul ciglio della strada.

Quei maledetti Ginzo! Da quando sono qui la vita è diventata un inferno! Quando c’era la famiglia Ishikawa era molto meglio! Pensate che i Ginzo oltre al pagamento del pizzo mensile vogliono anche essere pagati ogni giorno! Ma vi pare? Non abbiamo più niente da mangiare! E quella maledetta bisca poi! Hanno convinto certi idioti che possono guadagnarsi una piccola fortuna ai dadi, ma di certo non con loro!
Ora me ne torno a casa, se volete potete essere miei ospiti, la casa è misera e umile, ma il cibo è onesto, come l’ospitalità.

I quattro seguirono la contadina fino alla sua capanna.

La bisca e il massaggiatore cieco

Il mattino seguente i tre decisero di visitare la bisca, sapendo, dopo aver parlato con la contadina che suo nipote Shichika era un giocatore assiduo.

Dal momento che era sconveniente che un pio uomo si facesse vedere in una bisca il monaco era rimasto a casa della contadina.
Entrati nella bisca vennero accolti da sguardi gelidi e intimidatori, e si misero a puntare.
Il gioco era semplice: bisognava puntare su pari o dispari, e in base al lancio dei dadi il vincitore non solo prendeva la sua posta, ma anche metà della posta degli sconfitti.

Assieme a Shichika nella bisca c’era anche un massaggiatore cieco che faceva le sue puntate in base al suono dei dadi. A quanto pare vinceva spesso, a differenza di Shichika che continuava a perdere. Per questo motivo il Mushishi decise di fidarsi dell’istinto del massaggiatore, e puntò una discreta somma alla stessa maniera dell’uomo cieco.

Vinta una piccola fortuna, il mushishi la donò a Shichika per permettergli di pagare i suoi debiti, e questi con i soldi rimanenti decise di festeggiare l’incontro con i suoi nuovi amici.

Dopo una serata di giochi di abilità, giocolieri e sakè si decise di chiamare due geishe, perchè allietassero la notte con una danza.

Oshino, Mei e il pugnale nascosto

Giunsero dopo meno di mezz’ora due Geishe itineranti, che rispondevano al nome di Oshino e Mei. delle due, la prima danzava, e la seconda suonava lo shamisen.

Furono accolte da applausi e vociare confuso, solo il massaggiatore parve turbato.
La danza fu magistrale, e ancora una volta solo il massaggiatore non si espresse.

Con un rapido movimento della mano Mei staccò le corde dal suo strumento, preparandosi a sfoderare quella che sembrava una spada. Solo allora il
massaggiatore parlò:

“Mei, come mai hai tolto le corde al tuo strumento? C’è forse una spada li dentro?
E tu, Oshino? non è forse vero che sei un uomo?”

Sakura monogatari: il racconto del ciliegio parte 4

NOTA:Quella che state per leggere è la versione in racconto delle campagne di ruolo di Sakura Monogatari. Leggendo questo racconto potrete facilmente ritrovare nomi di personaggi o situazioni presi da fumetti e anime ispirati al sol levante, in quanto il mio scopo non era quello di creare un racconto “originale” bensì una bella storia a tema Giappone che fosse godibile per i miei compagni di gioco. buona lettura.

Continua dalla terza parte:

Sakura Monogatari capitolo Secondo: il viaggio e i poteri


Appena entrati nel Templio i quattro si accorsero che qualcosa non andava.
Nonostante fosse un Templio molto famoso pareva abbandonato ormai da decenni.
Solitaria, a fare la guardia, c’era la mummia di un monaco, seduto nella posizione del loto.
Solo che anzichè avere le mani giunte in preghiera aveva tra le mani una pergamena, e pareva che la porgesse ai visitatori.

Riconoscendo in questo gesto qualche tipo di messaggio il Venerabile Monaco Prese in mano la pergamena.
Questa si sbriciolò al contatto senza rivelare i suoi segreti, ma nello stesso istante si aprì una porta segreta, che rivelò una scalinata che pareva scendere nella profondità della terra.
Accese alcune fiaccole scesero le scale, fino a trovarsi in una sala di preghiera sotterranea.

I doni del dio Hachiman

In essa solo una statua del dio Hachiman, sul cui piedistallo erano presenti sette cavità, evidentemente studiate per alloggiare altrettante sfere.
Di queste però solo cinque erano occupate:
Un globo rosso, come le fiamme che ardono nel cuore degli uomini
Un globo blu, come il fulmine che implacabile cala sul suo bersaglio
un globo bianco, come il ghiaccio dei propositi che nulla scioglie
Un globo marrone, come la terra che tutto sorregge.
Fu così che una volta che li presero in mano, dai globi si generarono altrettante armi:
al mushishi venne conferito lo spadone del fuoco, al samurai venne garantita la katana del fulmine, all’esorcista la lancia del ghiaccio, e infine al venerabile monaco l’ascia della terra.
Capendo che quelle armi erano un dono della divinità Hachiman per adempiere alla loro missione i quattro ringraziarono sentitamente con offerte e preghiere, e si diressero verso il villaggio vicino, nel quale era presente una stazione di posta.

Sakura Monogatari – il racconto del Ciliegio: Parte 3

NOTA:Quella che state per leggere è la versione in racconto delle campagne di ruolo di Sakura Monogatari. Leggendo questo racconto potrete facilmente ritrovare nomi di personaggi o situazioni presi da fumetti e anime ispirati al sol levante, in quanto il mio scopo non era quello di creare un racconto “originale” bensì una bella storia a tema Giappone che fosse godibile per i miei compagni di gioco. buona lettura.

Prosegue dalla seconda parte.

Il secondo giorno e Nue

La mattina del secondo giorno il sole sorse in tutto il suo splendore, e i partecipanti del torneo, tutti desiderosi di farsi notare e di ricevere la ricompensa, si prepararono a combattere. Tuttavia appena prima del primo incontro il cielo parve rannuvolarsi, e con un terribile fulmine apparve davanti all’imperatore un Nue(1). Subito la bestia cercò di attaccare i nobili presenti sul palco d’onore, ma con grande sacrificio le guardie lo tennero a bada. Fu allora che Ushimata Gonzaemon partì alla carica, seguito da pochi altri lottatori. I quattro, che quel giorno non avrebbero dovuto combattere stavano passeggiando per i quartieri della città quando udirono il trambusto e si affrettarono a tornare al palazzo. Nel frattempo Il solo Ushimata teneva testa al Nue, dopo che questi aveva massacrato tutte le guardie e tutti i lottatori che avevano cercato di fermarlo. Appena arrivati il samurai e l’esorcista corsero a dare manforte a Ushimata, mentre il venerabile monaco corse alla loggia imperiale per innalzare una barriera, permettendo così allo shogun e all’imperatore di mettersi in salvo. Il mushishi intanto cercava di curare quante più persone possibili. Vista la mancata riuscita della sua missione, il Nue con un fragoroso fulmine se ne tornò da dove era venuto. L’imperatore era salvo, tuttavia ogni lottatore del torneo rimasto era morto, eccetto che per i quattro e per il prode Ushimata, che stremato dalla fatica e dalle ferite subite era accasciato a terra, sanguinante. Il mushishi trovò il sacchetto che Ushimata usava per custodire i denti degli avversari e glielo consegnò, ben sapendo che qualsiasi tentativo di salvarlo gli avrebbe provocato solo dolore inutile. In dono, come ultimo gesto Ushimata gli donò la sua arma, poi spirò. Quando le guardie di palazzo uscirono per affrontare il Nue videro che i quattro stavano pregando per la prode anima di Ushimata, e per quelle di tutti gli altri caduti. Fu lo shogun stesso a chiamarli nella sala riservata alle udienze imperiali.

Caccia ad Akurao

Sia l’imperatore che lo shogun erano adornati delle loro armature di battaglia, tuttavia erano ben protetti da oltre cento guardie armate. I quattro, seguendo il rituale alla perfezione, consegnarono ogni tipo di arma all’ingresso dei quartieri imperiali, e giunti alla porta della stanza attesero di essere convocati. Una volta entrati nella stanza la porta venne chiusa dietro di loro, e solo allora lo shogun parlò.

“Nobili guerrieri, solo voi siete sopravvissuti tra quelli che hanno partecipato al torneo, e solo voi, assieme al prode Ushimata avete reso possibile la salvezza dell’imperatore. Per questo motivo verrete dichiarati i vincitori del torneo, e come da promessa vi saranno donati oro, terra e un titolo nobiliare. Ora vedete bene la situazione in cui versa questa casa: il maledetto Akurao ha mandato una delle sue belve, un Nue, a cercare di uccidere il nostro amato Imperatore! E durante un giorno propizio per giunta! Per questo motivo chiedo a voi, esponenti di virtù quali coraggio, forza, rettitudine e compassione, di accettare l’incarico di uccidere Akurao e liberare così il nostro Imperatore dal tormento che lo affligge! Se accetterete riceverete oro, terra e un titolo nobiliare superiore a quello che avete appena ricevuto, e sarà ereditario per tutte le generazioni future. Se mi porterete la testa di Akurao sarete a tutti gli effetti parte della famiglia imperiale”. Fu il Mushishi a parlare per primo: “Accettiamo non per la ricompensa, ma per fare quello che è giusto”.

Lo Shogun fu molto lieto di quelle parole, e confermò le ricompense promesse. Poi spiegò ai quattro che le poche informazioni in loro possesso, ormai molto datate, davano Akurao come residente a Izumo, la leggendaria terra dei morti ad ovest. Diede loro cavalli e cibo per una settimana di viaggio, e il sigillo imperiale. Con esso avrebbero dovuto portare la pace nelle province che avrebbero attraversato, per farsi dare maggiori informazioni sul demone Akurao e su dove si trovasse. I quattro partirono il giorno stesso, fermandosi appena fuori città per rendere omaggio a un famoso Templio che si ritenesse essere un luogo molto pio e sacro, dedicato al dio Hachiman(2) 1.Nue: bestia leggendiaria con corpo di tigre, faccia di scimmia e coda di serpente, si ritiene possa trasformarsi in nuvola e controllare i fulmini 2.Hachiman: dio della guerra nipponico, in realtà fusione tra il Buddha e il dio shintoista della guerra.

Fine capitolo primo

Sakura Monogatari – il racconto del Ciliegio: Parte 2

NOTA:Quella che state per leggere è la versione in racconto delle campagne di ruolo di Sakura Monogatari. Leggendo questo racconto potrete facilmente ritrovare nomi di personaggi o situazioni presi da fumetti e anime ispirati al sol levante, in quanto il mio scopo non era quello di creare un racconto “originale” bensì una bella storia a tema Giappone che fosse godibile per i miei compagni di gioco. buona lettura.

Prosegue dalla parte 1

Il duello dell’esorcista

Che i combattenti del secondo duello si facciano avanti

Questo fu l’ordine dato dal gran ciambellano, e a tale comando si alzarono l’esorcista e una nobile dama in armatura. L’esorcista indossava una tunica e dei pantaloni, un cinturone al quale erano legate una ventina di boccette di ceramica sigillate, e portava con se una Yari(1). La donna samurai invece imbracciava una naginata(2), e sembrava estremamente intenzionata a devastare chiunque osasse sfidarla. Forse l’atteggiamento gentile dell’esorcista venne scambiato per una presa in giro: sta di fatto che la guerriera si infuriò terribilmente e caricò l’esorcista con estrema violenza. Dopo aver subito alcuni colpi senza reagire non erano ancora chiare le intenzioni dell’esorcista, mentre la sua avversaria, che pensava di essere sottovalutata, si infuriava sempre di più. Fu in quel momento che l’esorcista si decise ad aprire una delle sue boccette e a versarne il contenuto per terra, davanti alla sua avversaria. Visto che dalla boccetta parve non uscire niente la samurai perse ogni parvenza di pazienza e caricò con un grido che avrebbe reso silenzioso un colpo di cannone. Tuttavia non raggiunse mai il bersaglio, dato che venne scaraventata a più di tre metri di distanza da una misteriosa forza invisibile. Quando fu chiaro che il combattimento non sarebbe continuato, visto che la samurai era priva di coscienza, l’esorcista si mosse come per far rientrare qualcosa nella boccetta. I più attenti dichiararono che gli era sembrato di vedere una donna eterea, con una misteriosa maschera sul volto e armata di bastone, che obbediente rientrava nella boccetta. Il secondo combattimento aveva un vincitore.

La sfida del samurai

Il terzo combattimento fu uno sfoggio di arti marziali molto eloquente: sia il samurai che lo yamabushi erano grandi combattenti, ma il senso del dovere e la preparazione del samurai erano superiori. Il combattimento vide vincitore il samurai, ma la sconfitta non lasciò disonorato lo Yamabushi che venne successivamente contattato da un emissario dello shogun perchè entrasse nei ranghi delle guardie di palazzo.

Il tocco del monaco

Fu poi il turno del venerabile, che si trovò ad affrontare un rozzo guerriero di provincia. Costui evidentemente basava la sua strategia sulla sua smisurata forza fisica piuttosto che sull’intelligenza. Il Venerabile monaco intanto si era prodigato nella scrittura di alcuni amuleti che teneva nella sua tasca sinistra. Quando il guerriero di provincia, armato di una grossa ascia cercò di colpirlo, il monaco semplicemente scartò di lato, toccando con la sua mano il torace del guerriero. Questi immediatamente cadde a terra, come schiacciato da una forza tanto sovverchiante da ammaccare l’armatura. Con la calma che lo contraddistingueva e senza alcuna fatica il monaco tornò nella posizione da cui era cominciato il combattimento. Il guerriero di montagna non avevendo capito la situazione si rimise in posizione, anche se malfermo sulle gambe, e preparò un secondo attacco. Ancora una volta il monaco schivò molto agilmente, e con due dita toccò la piastra posteriore dell’armatura del guerriero, che colpito come da un fulmine si accasciò a terra. Solo in quel momento i due amuleti che il monaco aveva piazzato sul suo avversario andarono in bricole. Il venerabile fece un inchino allo shogun e pregò il Buddha che il suo avversario non avesse subito troppo dolore, per poi ritornare al suo posto tra gli altri partecipanti.

La benevolenza del Mushishi

Fu infine il turno del mushishi, il quale dovette affrontare un avversario di non poco conto: uno dei maestri di Kempo della scuola dello shogun. Questi salì sul ring disarmato, e così fece il mushishi, che si mise a meditare sul tatami. Anche il maestro di Kempo studiava il suo avversario, e come colpirlo mentre si trovava in seiza(3). All’improvviso il Mushishi aprì gli occhi e fissò intensamente il maestro di kempo, senza distogliere lo sguardo. Quest’ultimo parve comportarsi stranamente: dapprima agendo con insicurezza, come se qualcosa lo stesse osservando alle sue spalle, e successivamente cercando di parare colpi inesistenti. Proprio in uno di questi momenti, mentre il maestro di Kempo era impegnato a scrutare dietro di lui, il mushishi si alzò e colpì il maestro con un lieve buffetto sulla nuca. Il maestro ne rimase fortemente sorpreso, ma comprendendo la superiorità del suo avversario fece un inchino e si ritirò dalla competizione, conservando il proprio onore. Il mushishi spiegò poi ai suoi compagni conosciuti la sera prima che aveva stabilito un contatto mentale con il suo avversario tramite un mushi, una delle creature che lui era in grado di controllare, per farlo distrarre.

La fine della giornata

Altri combattimenti si susseguirono, e tra chi decise di ritirarsi e chi venne sconfitto i partecipanti restanti ammontarono a circa un quarto. Il primo giorno di torneo era passato sotto gli occhi dell’imperatore e del cielo, e tutta la corte imperiale ne era piacevolmente rimasta sorpresa. I contententi rimasti fecero una grande festa per onorare gli dei e ringraziare delle vittorie sul campo. La seconda giornata del torneo sarebbe iniziata il mattino seguente.

1. Yari: lancia giapponese 2. Naginata: alabarda 3.Seiza: posizione seduta sulle ginocchia tipica delle arti marziali

Sakura Monogatari – il racconto del Ciliegio: Parte 1

NOTA:Quella che state per leggere è la versione in racconto delle campagne di ruolo di Sakura Monogatari. Leggendo questo racconto potrete facilmente ritrovare nomi di personaggi o situazioni presi da fumetti e anime ispirati al sol levante, in quanto il mio scopo non era quello di creare un racconto “originale” bensì una bella storia a tema Giappone che fosse godibile per i miei compagni di gioco. buona lettura.

Sakura Monogatari capitolo primo: Il grande torneo

Nel ventesimo giorno del dodicesimo mese del quinto anno del periodo Edo (20 dicembre 1608) gli emissari dello Shogun Tokugawa Yeyasu vennero inviati in tutta la terra di Yamato, affinchè comunicassero il seguente proclama:

Io, Tokugawa Yeyasu, grandissimo Shogun della Terra di Yamato e servitore del Divino Imperatore dichiaro che in occasione del secondo giorno del primo mese del sesto anno del periodo Edo (2 gennaio 1609), data di inzio dei festeggiamenti per la nascita del Divino Imperatore ci sarà nella nostra splendida capitale un maestoso torneo di arti marziali e magiche. Il torneo sarà aperto a tutti, Nobili, Samurai, Monaci e perfino alle classi inferiori, cui sarà eccezionalmente consentito di Entrare nei confini del palazzo imperiale dove si svolgerà il torneo.

In molti si presentarono la notte precedente al giorno stabilito, per farsi registrare dalle guardie di palazzo. ad ogni iscritto venivano confiscate le armi e gli oggetti magici: una volta sigillati in una scatola laccata sarebbero stati riconsegnati prima del turno di combattimento del proprietario. Tra tutti spiccava un guerriero, sia per l’imponente statura che per il portamento feroce.

Ushimada Gonzaemon e i quattro

Il guerriero dalla statura imponente era Ushimaga Gonzaemon, discepolo della scuola Tora no Hi. Era facilmente riconoscibile per l’orrenda cicatrice che solcava la sua faccia da orecchio a orecchio. Voci dicono che fu il suo stesso maestro a ferirlo, quando Gonzaemon osò rivolgere la parola alla figlia del suo sensei. Portava con se il suo Tsuburi, una spada di legno da allenamento grossa almeno due volte un normale tsuburi, e appeso alla obi un sacchetto di seta nera, nel quale era solito raccogliere i denti dei suoi nemici dopo che li avesse sconfitti. Come era prevedibile si creò uno spiazzo vuoto intorno al guerriero errante: nessuno voleva in alcun modo offenderlo. Gli altri guerrieri presenti invece avevano un atteggiamento più rilassato. Uno ad uno vennero registrati dalle guardie di palazzo ed entrarono nella cittadella imperiale. Vista l’ora tarda vennero alloggiati in uno stabile e nutriti con riso, pesce alla brace e alghe marinate. Ognuno svolgeva i propri riti secondo le abitudini, e in particolare quattro persone si ritrovarono a chiacchierare amichevolmente tra di loro. Il primo era un Mushishi, un farmacista itinerante con il suo bagaglio di medicine e unguenti. Fumava tranquillamente una sigaretta fatta di foglie essiccate e arrotolate, intanto che, appoggiato al muro sorseggiava un po’ di sakè e conversava allegramente con un monaco dallo spirito gioviale e misericordioso, come si addice ai discepoli della setta Nichiren. Il Venerabile era solito sgranare il proprio Jizu durante la conversazione. Con loro discorreva un esorcista, che indossava la casacca tipica del suo ordine e che con uno strofinaccio puliva accuratamente una vecchia e logora tazzina da the. Infine un samurai era intento a praticare la meditazione e a ripensare alle tecniche del suo maestro quando dei servitori entrarono nella stanza per prendere le stoviglie usate della cena.

“Perchè ci avete sequestrato le nostre armi?” Chiese una voce tra tanti. “Senza di esse non potremo difenderci se uno di noi cercasse di avvantaggiarsi per il torneo” Quello che sembrava il capo dei servitori, un nobile del settimo grado, rispose: “Per la sicurezza dell’Imperatore e dello Shogun siete stati temporaneamente privati delle vostre armi. Il regolamento di palazzo vieta che vengano usate in questa area. La sola eccezione è per l’area dei duelli.” “La verità è che volete ucciderci tutti, ditelo apertamente”

Queste parole uscirono dalla bocca del samurai che fino a poco tempo prima indulgeva nella meditazione. Subito il Monaco e il Farmacista errante si adoperarono per tranquillizzare gli animi rispettivamente del nobile e del samurai, il quale non aveva compreso quale assurdo insulto le sue parole rappresentassero per la casata Imperiale, che li stava ospitando. Il nobile, ascoltando le sagge parole del farmacista ignorò il suo diritto di vendetta sul samurai di campagna che aveva osato infangare il nobile gesto dello Shogun, e una volta che tutte le stoviglie furono raccolte i servitori se ne andarono. Passò la notte e fu mattina, e i guerrieri vennero sorteggiati per l’ordine dei duelli. Il primo a battersi sarebbe stato Ushimata Gonzaemon, successivamente l’esorcista contro una nobile donna guerriera del casato imperiale, per terzo il samurai che non sapeva tacere contro un guerriero di montagna. Nel pomeriggio si sarebbero affrontati il Monaco contro una guardia di palazzo e il mushishi contro un maestro di lotta a mani nude.

Il primo combattimento

Lo shogun stesso concesse l’onore di un suo discorso agli sfidanti.

“Nobili guerrieri di Yamato!” La sua voce era autorevole e potente. “In realtà questo torneo cela una ulteriore opportunità. Un maledetto demone, di nome Akurao ha recentemente attentato alla vita del nostro Mikado, e fallito il suo tentativo ha giurato che avrebbe ucciso l’Imperatore discendente della Dea Amaterasu. A chiunque di voi vincerà il torneo verranno donati oro e terra, e verrà concesso l’onore di partire alla caccia del maledetto Akurao. Accettate l’offerta e verrete promossi al grado di consigliere. Sconfiggete Akurao e potrete sposare una delle belle concubine di palazzo, diventando, a tutti gli effetti, parte della famiglia imperiale. Portate onore alle vostre famiglie!

Come da cerimoniale ci fu una danza propiziatoria: cinque abili suonatrici accompagnavano le precise e delicate movenze di altrettante giovani fanciulle. Si levarono commenti a mezza voce tra la folla, di coloro che già si credevano vincitori del torneo e pregustavano la loro vita alla corte imperiale dopo che avessero riportato la testa di Akurao. Terminata la danza venne sgomberato il cortile, e Ushimata Gonzaemon da una parte e il suo sfidante dall’altra presero posizione. Lo sfidante di Ushimata era l’orgoglio della sua famiglia e del suo maestro: veloce, forte e scaltro, si diceva che non avesse mai perso un duello. Sguainò la spada e si mise in guardia. Il combattimento tuttavia ebbe esito immediato: bastò un rapido colpo di Gonzaemon, il quale colpì orizzontalmente la mascella del povero samurai. Dopo che per un minuto il samurai non dette segno di rialzarsi Ushimata Gonzaemon venne proclamato vincitore, e intanto che il samurai veniva soccorso tra gemiti incomprensibili Gonzaemon posò la sua arma a terra e si chinò a raccogliere i denti del suo avversario sparpagliati sul terreno. In quell’esatto momento molti dei partecipanti che avevano commentato con spavalderia quale delle danzatrici avrebbero sposato, si alzarono, fecero un inchino e si ritirarono per sempre dal torneo, terrorizzati dalla ferocia della tecnica di Ushimata.

Cinque avventurieri magici nel Giappone feudale – Sakura Monogatari Ep.1

https://youtu.be/FdxqC-leO_U

GDR

Se ti dicessi…

Se ti dicessi che vivrai un’esperienza unica? Se ti dicessi che avresti a tua disposizione il più potente processore mai creato, una memoria illimitata e la grafica migliore di sempre? Se ti dicessi che la trama è avvincente e totalmente imprevedibile, che non riuscirai mai a prevedere il comportamento degli altri personaggi? Se ti dicessi che il tuo destino è legato a un filo, e che proverai l’atrocità del dubbio ogni volta che dovrai fare una scelta? Se ti dicessi che sia che finisca bene o che finisca male potrai sempre parlarne con i tuoi compagni di avventura davanti a una birra gelata, e che ricorderete ogni momento con quel misto di gioia e malinconia? Se ti dicessi che ti basterebbero meno di 50 euro per letteralmente decenni di divertimento? Se ti dicessi tutto questo di direi: benvenuto nel mondo dei giochi di ruolo.

Che cos’è un gioco di ruolo?

Un gioco di ruolo è un gioco, da giocare da solo o in compagnia, che ti permette di impersonare un personaggio. Non solo compirai delle azioni come se fossi il tuo personaggio, ma lo interpreterai, recitandone il carattere, i desideri e le paure. Tutto quello che devi sapere sul tuo personaggio è scritto in uno o più fogli, chiamati scheda del personaggio. In essa troverai quanto è forte, veloce o abile, che magie può lanciare e che oggetti ha. Saprai anche che codice di comportamento adotta, se cattivo fino al midollo o al limite della santità, passando per tutte le sfumature che ci sono in mezzo. Ti chiederai a questo punto: “ e tutto il precedente discorso sulla grafica e il processore con potenziale illimitato?” Beh vale ancora. Perché il processore più potente al mondo resterà sempre il tuo cervello, e la grafica migliore del mondo anche quella puoi trovarla li.

Che cosa mi servirà per giocare?

Una matita, un kit di dadi (stranissimi e bellissimi) un gruppo di amici e il manuale. Tutto qui. Sta a vostra discrezione tutto il resto, come la presenza di patatine, bibite, birre, cibo vario, musica per creare l’ambientazione (noi di Progetto Gaming una volta abbiamo addirittura usato una macchina del fumo). Per esempio nella giocata di ruolo che dirigo, dal titolo Sakura Monogatari e di cui facciamo una diretta in streaming tutti i mercoledì sera su twitch.com usiamo dei piccoli accessori per ogni personaggio, come ad esempio gli amuleti scritti in caratteri giapponesi per il monaco e così via.

scheda gdr

la meravigliosa vista di ogni giocatore di ruolo

Per qualunque altra informazione non esitare a contattarci! E mi raccomando: mercoledì sera sintonizzati su twitch.com e cerca la diretta di Progetto Gaming!