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Recensione di Blair Witch

Il terrore spesso proviene dalla nostra mente, altre da quello che si ha attorno, dalle persone che incontriamo. Ma in molte occasioni la paura si annida laddove inizia un sentiero. Ispirato alla pellicola del 1999, tornata in auge nel 2016, Blair Witch, prodotto da Bloober Team, casa produttrice polacca già famosa per Observer e gli apprezzati Layers of Fear, non racconta soltanto una classica storia dell’orrore. Si concentra a essere uno spaccato della vita di un uomo afflitto dai sensi di colpa e dalla costanza di essersi ormai perso… Ma non soltanto in un bosco.
Tutto inizia con la sparizione di un bambino nella foresta delle Black Hills, conosciuta agli abitanti di Burkittsvile, nel Maryland, come la dimora maledetta di una strega che venne uccisa alla fine del ‘700 per l’omicidio di alcuni bambini. Ellis, un ex poliziotto e militare, deciderà di prendere parte alle ricerche assieme a Bullet, un pastore belga che sarà l’unico essere amichevole durante l’intera esperienza di gioco. Ma è meglio mantenere un tono più moderato. Il team polacco ha convinto su diversi aspetti, meno su altri. Le scelte azzeccate passano da sistemi già visti in altri horror più blasonati e tecnicamente meglio realizzati come Resident Evil, Silent Hill, Outlast o il tanto apprezzato Alien Isolation. Ma riescono a convincere, nonostante fossero meccaniche già pregustate precedentemente.

Un’atmosfera da incubo…

L’oscurità presente in questo titolo porterà il videogiocatore a domandarsi perché Ellis, spinto dai suoi sensi di colpa, abbia deciso di intraprendere una strada maledetta per cercare un bambino scomparso nella foresta di Black Hills. La cornice ideata da Bloober Team per la realizzazione dell’ambientazione è stata curata nei minimi dettagli ed è riuscita a convincerci totalmente soprattutto per la sua originalità. L’esposizione all’oscurità assicura una buona dose di terrore e angoscia soprattutto nei pochi luoghi chiusi ma ben strutturati sparsi per l’ambientazione. L’atmosfera cresce fin dall’inizio. Una volta scesi dalla macchina, il videogiocatore avrà di fronte un’intera schiera di volanti della polizia sparse all’inizio del sentiero. Quando lo si seguirà, inconsapevoli dove condurrà, la prima impressione sarà di curiosità. Una curiosità che durerà poco, perché vorrete tornare indietro. In effetti, non vi è nulla di più curioso dell’ignoto, soprattutto quando ciò concerne con la vicenda di un bambino scomparso in una foresta. Ma il lato predominante è la serietà imprevedibile con cui viene trattato ogni singolo istante. In Blair Witch si cammina su un filo che potrebbe far cadere il videogiocatore da un momento all’altro o indurlo a pensare, riflettere sul perché stia realmente accadendo tutto ciò. Le sequenze al buio, in cui si muoverà Ellis, sono talmente convincenti e reali che si prova un’empatia tale da restare sgomenti per la sua ottima realizzazione, a partire da quando un evento qualsiasi all’interno dell’esperienza mischierà terrore e incredulità nella mente del videogiocatore.
Ogni rumore induce a fermarsi e controllare che non vi sia nessuno a osservare, a percepire ogni nostra sensazione di sgomento e paura. Ed è questo ciò in cui Blair Witch convince: un’atmosfera innovativa, diversa da altri titoli del genere, affinata e in grado di coinvolgere. Empatica, seriosa, non per tutti: un condensato di emozioni che unisce meraviglia e sgomento.

Un survival poco approfondito…

Laddove l’atmosfera riesce non solo a convincere e a meravigliare, c’è un aspetto dell’esperienza semplificata ma non ben definita. Ellis sarà munito di un walkie talkie con cui mettersi in contatto con lo sceriffo e la squadra di ricerca, un cellulare per chiamare Jess, un inventario in cui tenere i biscotti di Bullet, una torcia e una telecamera, che non sarà subito disponibile.
Quest’ultima fungerà per esaminare gli indizi delle cassette che si troveranno nel corso dell’esperienza. Infatti saranno elementi fondamentali per proseguire all’interno delle vicende di Blair Witch.

L’unica luce nell’oscurità…

Nella foresta delle Black Hills niente è amichevole. Gli idoli sparsi per l’intera foresta come monito a non proseguire spingeranno a fermarsi e a riflettere su chi li abbia lavorati.
Il rapporto con Bullett, che è ben rappresentato, sarà la luce nell’oscurità in grado di risvegliare il lato umano di Ellis, fin troppo tormentato dagli orrori che ha vissuto nel suo passato e che lo hanno indotto a soffrire del disturbo post traumatico da stress, una malattia diffusa fra i reduci di guerra. Per proseguire nella foresta di Blair sarà fondamentale instaurare un rapporto con Bullet, il quale avrà bisogno di attenzioni quanto Ellis.
Il pastore belga lo avvertirà dei pericoli, andrà alla ricerca di materiali utili e annuserà gli indizi sparsi nella sterpaglia o sui massi raccolti da Ellis. Il rapporto fra i due, perché Bullett è un vero e proprio protagonista dell’avventura, potrà determinare uno dei quattro finali all’interno dell’esperienza. Ellis avrà bisogno di Bullett e Bullett sentirà il bisogno di Ellis. Sarà determinante alimentare e affinare il rapporto fra i due. Basterà aprire una finestra dedicata al pastore belga per farlo stare al piede, mandarlo alla ricerca di materiali o cassette per la videocamera, o sgridarlo a causa della sua curiosità e della tipica avventatezza di un cane. Su questo aspetto, il team polacco è riuscito a inserire una meccanica originale, un’idea capace di convincere per la sua profondità. Un rapporto così, nel bel mezzo di una foresta maledetta, non solo fa emozionare e riesce persino a strappare un raro sorriso, ma rimarca un lato umano, il migliore dell’essere umano: l’amore.

Un lato tecnico da rivedere…

Quello in cui Blair Witch pecca è la sua ottimizzazione superficiale, che sarebbe dovuta essere affinata al meglio durante lo sviluppo. Ciò che rovina l’esperienza sono i frequenti cali di frame, Ellis che si blocca in un punto e non si riesce più a muovere; un input lag che spesso porta a ricaricare l’ultimo salvataggio perché non apre l’inventario o non permette al videogiocatore di recuperare una cassetta o un documento importante ai fini della trama di gioco. U

Una buona rigiocabilità…

Per arrivare ai titoli di coda di Blair Witch passeranno almeno sette ore, ma non c’è da spaventarsi… Almeno, non per chi vorrà vestire nuovamente i panni di Ellis. Il titolo vanta di ben quattro finali alternativi e di obiettivi e collezionabili in grado di fornire fino a venti ore di gioco effettive.

In sintesi…

Bloober Team è una casa produttrice giovane e ancora in tempo per migliorare le sue ottime idee a livello di trama e sviluppo del gioco. Con Blair Witch questo miglioramento è passato da un’atmosfera onirica e oscura a qualcosa di ben più profondo. Ellis è un personaggio tormentato dai fantasmi del passato, da visioni causate dal disturbo post traumatico da stress e da quel che la strega di Blair decide di mostrargli. Disponibile su GamePass, è una nuova esclusiva Microsoft.
Un titolo appagante, da un lato umano. Rivedibile e migliorabile, da un lato tecnico.

GamePass: annunciati i giochi di Settembre

Il servizio di casa Microsoft si amplia con nuovi titoli disponibili per Xbox One e PC, offrendo piccole perle videoludiche. Da domani, giovedì 5 Settembre:

Dead Cells, famigerato per le sue componenti rogue like e metroidvania a scorrimento in 2D;
Metal Gears Solid HD Edition: 2 & 3, che non ha bisogno di presentazioni ed è assolutamente retrocompatibile.

A seguire, il 6 Settembre:

Gears 5, che verrà rilasciato gratuitamente un giorno prima a tutti gli abbonati al GamePass.
Creature in the Well.

Dopodiché, come se non bastasse, in data 12 Settembre:

Enter the Gungeon, rogue like sviluppato da Dodge Roll.

GoNNer – Bluberry Edition.

L’esperienza di GamePass, che non è più soltanto un abbonamento, è il vero fiore all’occhiello di questa generazione.
La grande notizia (per noi e per voi che saprete TUTTO da noi in tempo reale), è che Progetto Gaming parteciperà al X-BOX Fanfest di Milano del prossimo 10 novembre, un evento a lista chiusa da leccarsi i baffi.

A presto per altre news!

Recensione di Devil May Cry 5

Tutto è iniziato molti anni fa, come qualsiasi storia che ha lasciato nelle nostre anime un segno profondo e dal fascino nostalgico, lontano. Dal 2001 col primo Devil May Cry su PlayStation 2, un’ondata di novità all’epoca, fino a oggi, a una generazione nuova, alla travolgente uscita del quinto capitolo della serie di Capcom, tornata al centro del mondo videoludico dopo aver sviluppato e pubblicato un profondo remake di Resident Evil 2, che ha convinto la critica e il videogiocatore.
Ma Devil May Cry, tornato alla ribalta con questo quinto capitolo, è riuscito a convincerci totalmente per una storia intensa e drammatica nonostante i suoi tratti ironici e goliardici, capace di emozionare nella sua semplicità. Dal dinamico sistema di combattimento a un comparto grafico e di contenuti da lasciare di stucco.
Tutto inizia cinque anni dopo gli eventi di Devil May Cry 4, con Nero che ha aperto la propria agenzia di caccia ai demoni in un furgone assieme a Kyrie, la sua ragazza; e Nico, la sua armaiola e autista. Un uomo misterioso, nascosto da un cappuccio, si presenta alla sua porta e gli strappa il braccio destro, a cui è attaccato il suo Devil Bringer, l’unica parte del suo corpo a mantenere la propria forma demoniaca. Questo gesto aprirà un portale e libererà Urizen, un demone risorto, a Redgrave City. Dante, che avrà la visita di V, un personaggio enigmatico, accetterà l’incarico di richiudere il portale e tornare al suo luogo d’infanzia.


Le Tre Fiere…

Per parlare di Devil May Cry in maniera scrupolosa è necessario esaminare il sistema di combattimento e le scelte di Capcom in questo quinto capitolo. Mantenendo una forma fluida e dinamica, lasciando spazio a combo e abilità appaganti soprattutto a una difficoltà elevata, l’esperienza si esalta raggiungendo una semplicità naturale attraverso le movenze di ogni personaggio giocabile, facendosi apprezzare soprattutto nelle coreografie durante i combattimenti e nelle valutazioni degli stessi.
Infatti, durante l’esperienza si potranno vestire i panni di Nero, Dante e V, le Tre Fiere del titolo che avranno abilità differenti e attrezzature uniche, capaci di sgominare intere orde di demoni assetati di sangue. A partire da Nero, che è il protagonista portante di questo quinto capitolo, il suo arsenale sarà variegato e unico. Dotato soltanto di un braccio con cui brandisce Red Queen e la Revolver Blue Rose, l’armaiola Nico gli fornirà per quello amputato dal personaggio misterioso diversi “Devil Breaker” che potranno essere utilizzabili durante i combattimenti. Da quello che fermerà il tempo e gli consentirà di colpire i nemici e alimentare le combo più disparate, a quello in grado di spazzare via i nemici e afferrarli per schiantarli sul terreno.
Il misterioso V, che avrà dalla sua un libro che menzionerà citando passi dello stesso, è più debole e vulnerabile a causa di un avvenimento presente nella storia. Evocherà tre spiriti per attaccare e proteggersi dai nemici: Shadow, la pantera; Griffon, un grifone; Nightmare, un colosso che sarà possibile utilizzare soltanto con il Devil Trigger, un’abilità che potenzia il personaggio utile per sgominare quelle orde insopportabili inviate per fermare la vostra avanzata. V potrà finire i nemici col suo bastone, che aumenterà il punteggio finale nel corso del combattimento e unirà spesso combo divertenti e devastanti.
Per quanto riguarda Dante, che sarà giocabile in vari frammenti dell’esperienza, sarà sempre sempre armato con la Rebellion e le Devil Arm, a cui verranno aggiunte anche il Balrog, un set di guanti e stivali in armatura pesante in grado di combinare diverse mosse di arti marziali e “Cavaliere”, una motocicletta capace di investire e sminuzzare – se brandita in entrambe le mani – i propri avversari. Anche Dante come V potrà usufruire del Devil Trigger, in cui si trasformerà nella sua forma demoniaca per annientare i demoni inviati da Urizen.
Il sistema di combattimento, coinvolgente e coreografico, riesce a incanalare in sé l’intensa complessità mista a semplicità, innovazione e tradizione per appassionare ampiamente chiunque sia incuriosito da variare attacchi e schivate durante il corso dell’intera avventura. Per migliorare le abilità e le armi sarà importante raccogliere le Gemme Rosse, acquisibili soprattutto battendo i nemici o dopo le boss fight, o nelle varie zone del gioco. Le Gemme Viola fungeranno per migliorare il Devil Trigger fino al massimo e lo stesso vale per le Gemme Blu, che aumenteranno la vitalità.

“From the ashes, the Hell…”

Capcom ha curato profondamente le zone di gioco, scegliendo un approccio senza freni per mostrare uno scenario in cui perdersi e meravigliarsi per i dettagli che non si limitano soltanto a stupire. Ogni area è differente dall’altra e liberamente esplorabile nei suoi bivi e nelle sue vie secondarie, che portano a zone in cui attivare le missioni segrete che fungeranno per aumentare l’esperienza di gioco e le proprie abilità. Il videogiocatore verrà spinto anche a recuperare più Gemme Rosse possibili scegliendo di distruggere gli ammassi di cristalli di sangue che sosterranno le varie aree di gioco. Un infernale spaccato di meraviglia che si miscela al meglio con l’innovazione che Capcom ha deciso di inseguire per compensare al meglio una profondità nel gameplay che non annoia mai in nessun frangente dell’esperienza e non ha cali di tensione.
Dalle ceneri i nostri personaggi si muoveranno per quel che resta di Redgrave City in uno spaccato ormai divorato da alberi demoniaci e rovine, polvere e cittadini consumati dallo spietato Urizen.
Una nota positiva anche per le arene diversificate nelle boss fight, che fanno in modo di coinvolgere ancora di più il videogiocatore fino a immedesimarlo all’interno del gioco. Ben pochi titoli riescono a creare un’empatia simile, emozionando in larga parte per quello che riescono a manifestare nelle dinamiche e nelle scelte di produzione che raramente raggiungono dei livelli così soddisfacenti.

Un comparto grafico di altissima qualità…

Hidetaki Itsuno, nella realizzazione di questo quinto capitolo, ha voluto affidarsi al RE Engine, definendo meglio le aree e i personaggi in termini particellari e delineando con più accuratezza e precisione le espressioni facciali. Cionondimeno sono gli effetti ambientali che attorniano l’esperienza, rendendo il fotorealismo proposto da Capcom più fluido e coinvolgente come ai tempi di Resident Evil 7, meravigliando soprattutto per gli effetti elementari più complessi.

La fluidità e il dinamismo di una serie che non invecchia…

Poiché si parla di Devil May Cry, il tema portante è la sua rigiocabilità. Il videogiocatore potrà iniziare il titolo a Umano e Cacciatore di Demoni, concludendolo e poi ricominciarlo per migliorare la sua esperienza con livelli più complessi, che in totale sono sei e aumentano la longevità del titolo.
Per chi è appassionato di obiettivi e trofei, rigiocare un qualsiasi Devil May Cry mette in luce la serietà e la passione di Capcom per questa serie. Con Devil May Cry 5 si ripete la stessa formula ma in maniera più appagante. Tutto quello che non si è riusciti a fare nella prima run potrà essere affrontata successivamente in un livello di sfida che deciderà il videogiocatore.
La qualità è soprattutto nei dialoghi tra i personaggi, costruiti egregiamente e ritrattati in una chiave innovativa. Difficilmente l’ironia pungente di Dante o la sfacciataggine di Nero non vi coinvolgeranno. Il doppiaggio in inglese arriva a essere convincente e ben strutturato, ma consiglio di giocare il titolo col doppiaggio giapponese per godere della lingua originale di un titolo questo titolo maestoso.

In sintesi…

Di dubbi non ce ne sono: Devil May Cry 5 è il degno ritorno della serie Devil May Cry per gli appassionati e chi si approccia a questa serie per la prima volta. Coinvolgente, divertente, mai banale o scontato. Rigiocabile e intenso, strutturato egregiamente in termini di gameplay e longevità, che si attesta sulle quindici ore per concludere la storia o in sessantasei se si decide di vestire i panni di Nero, V e Dante a tutte le difficoltà proposte dal team di Osaka, alla ricerca degli obiettivi o dei trofei, delle missioni segrete o dei collezionabili.
Un titolo innovativo, superlativo e deciso che mantiene tradizione e si prospetta all’innovazione per non deludere nessuno.

Uno stadio esclusivo dedicato agli Esports e al gaming

Non per una partita di Champions o Premier League, una finale di Europa League o del Sei Nazioni, ma uno stadio dedicato agli Esports e a tutto il gaming, un luogo di aggregazione per gli appassionati e gli addetti ai lavori. Dove? Nella ridente cittadina di Amsterdam, casa dell’arte e dell’Ajax.
Già stata sede di importanti eventi come la finale di Heartstone del 2018 e delle finali di Super Mash Bros Ultimate, il Rabo Esports Stadium, che verrà inaugurato nel 2020, è nato per creare un’alternativa più sicura e diretta, oltre che raggiungibile, a chiunque voglia seguire dal vivo i momenti più emozionanti dei tornei inerenti ai giochi più venduti del momento. Da Overwatch a Call of Duty, che è l’evento più atteso; da Fifa a PES, da For Honor a Rocket League.
Occhi puntati ad Amsterdam, al Robo Esports Stadium, il passo avanti che ci voleva per ogni appassionato di videogiochi, augurandoci che esempi del genere possano raggiungere anche il nostro Paese e il resto d’Europa, affinché possano essere alla portata di tutti.

Xbox FanFest 2019: evento speciale per il lancio di Gears 5

A Milano, il 6 Settembre Microsoft terrà la seconda edizione del fanfest dedicato ai suoi fans. Sarà curioso seguire le uscite inerenti a Gears 5 per festeggiare il suo lancio imminente, titolo che in molti attendono dopo il trailer dell’ultimo E3, in cui al Gamescom cui è stata presentata la modalità Orda, una delle opzioni più interessanti all’interno del gioco in modalità multiplayer, apprezzata in passato e ora migliorata, capace di essere giocata fino a cinque giocatori. Una breve spiegazione: a ogni dieci ondate, si presenterà un boss che sarà importante uccidere per proseguire alla fase successiva, e così finché ciò non vi condurrà alla morte, o alla vittoria.

I biglietti sono già disponibili sul sito della Microsoft:
https://www.microsoftevents.com/profile/form/index.cfm?PKformID=0x7448172abcd  

L’evento si terrà presso lo Spazio Scalarini.

Recensione di Far Cry New Dawn


Ubisoft è una casa produttrice che è riuscita a ritagliarsi nel mondo videoludico una fetta importante di utenza, spesso producendo e pubblicando titoli memorabili come Assassin’s Creed e Far Cry.
In tal senso, ha contribuito la sua evoluzione alle richieste di una gran parte del mercato rispettando totalmente la sua filosofia. Con Assassin’s Creed Odyssey, titolo che viene aggiornato frequentemente e offre un moltitudine di contenuti, si è sperimentato un primo approccio in salsa GdR, più profondo rispetto a Origins, capace di fondere le meraviglie dell’Antica Grecia alle origini dei Frutti dell’Eden.
La casa produttrice francese ha tentato di ampliare la stessa metodologia in Far Cry New Dawn, seguito di Far Cry 5, ambientato nella contea di Hope County, in Montana, diciassette anni dopo le vicende del Novellino impersonificato dal videogiocatore nel conflitto contro la famiglia Seed.
Dopo il disastro nucleare, i sopravvissuti si ritrovano a dover combattere per ogni risorsa e contare sulle proprie forze per contrastare le gemelle Mickey e Lou, a capo dei Guerrieri della Strada, un gruppo che si è impossessato di gran parte degli Stati Uniti e anche di Hope County.
Il videogiocatore vestirà i panni di uno scapestrato e molto fortunato straniero che si ritroverà a dover conquistare ogni parte di Hope County con fucili a pompa, dinamite e… Sparaseghe. Verrà incaricato di proteggere Prosperity e far crescere la comunità in vista delle minacce correnti reclutando ogni aiuto possibile.

Una personalizzazione simile al predecessore, ma…

Una volta scelto il sesso e gli indumenti del personaggio in una schermata che non offre una vasta scelta per personalizzarli, al videogiocatore verranno presentati i tratti, utili per sviluppare le abilità passive del personaggio e farlo sopravvivere all’inferno nucleare proposto da Ubisoft. Se nel predecessore alcuni strumenti venivano già forniti, in questo sarà importante sbloccarli coi punti tratto attraverso le missioni secondarie, la liberazione degli avamposti, la ricerca dei materiali, la caccia e il reclutamento di specialisti come in Far Cry Primal e Far Cry 5. In totale sono venticinque tratti, contenenti il rampino, la fiamma ossidrica o il paracadute, strumenti fondamentali per avanzare nell’avventura.

… Ma coi GdR ci azzecca ben poco.

Forse imponendoselo, Ubisoft ha deciso di seguire una linea ruolistica che è stata implementata in maniera frammentaria all’interno di questa nuova produzione. Laddove un convincente sistema di shooting riesce a tenere incollato il videogiocatore, quest’ultimo si ritrova davanti a una quantità esigua di armi da utilizzare in cui sarà costretto ad aumentare di grado non migliorando le proprie caratteristiche, se non quelle del banco da lavoro e di tutta Prosperity. I gradi delle armi sono tre: base, secondo, terzo ed élite. Non cambiano né migliorano l’esperienza di gioco. Anzi, quest’ultima viene appesantita da un tentativo di emulare un gioco di ruolo, che però si ritrova a essere una scelta confusionaria all’interno di un titolo che dovrebbe ricordare la frenesia, la pazzia e un buon condensato di adrenalina. Laddove le armi venivano migliorate cacciando o cercando i materiali adatti in Primal o in Far Cry 5, con la possibilità in quest’ultimo di personalizzarle con mirini o silenziatori, in Far Cry New Dawn questa possibilità non c’è. Le armi sono tutte, noiosamente, impostate.

Stessa mappa, mondo diverso…

Ubisoft ha puntato su questa apocalissi nucleare ripresentando la medesima mappa di Far Cry 5, però cambiando alcune delle location più famose e scegliendo di presentare un mondo di gioco ormai totalmente avvolto dalla natura. Infatti questo è l’aspetto più convincente, sebbene ci siano altri titoli più ispirati. Quel che resta di Hope County è originale, diverso da un deserto sabbioso alla Mad Max o in un mondo devastato da radiazioni onnipresenti come in Fallout. Ubisoft ha puntato a offrire qualcosa di diverso, però mantenendo l’ambientazione già conosciuta al videogiocatore e all’appassionato di Far Cry 5. Non brilla, non è da lode. Ma è originale.

Reclutare per vincere…

Come già espresso, sarà fondamentale reclutare degli specialisti per continuare l’avventura in Far Cry New Dawn. In tal senso, il videogiocatore incontrerà personaggi vecchi e nuovi. Avrà a che fare con un cinghiale e un cecchino provetto, Hurk e Nick Rye, entrambi già conosciuti in Far Cry 5. La presenza di ogni specialista sarà fondamentale per il miglioramento di Prosperity in cui sarà possibile migliorarla dal menù raccogliendo l’etanolo, elemento fondamentale per l’intera campagna e le strutture, come il rame per il personaggio e altri vari componenti di creazione, che serviranno soprattutto per il crafting di alcuni oggetti per non essere mai carenti di esche o kit di pronto soccorso.

In sintesi…

Far Cry New Dawn è un titolo piatto e poco ispirato, forse troppo legato alla nuova filosofia di Ubisoft sui suoi marchi più importanti. Sebbene sia un’avventura che può essere conclusa in una quindicina di ore, resta comunque una grande occasione mancata per ripresentare Hope County in una chiave diversa, migliore e soprattutto in linea con quello che in molti aspettavano dopo un buonissimo lavoro con Far Cry 5. La linea ruolistica ora intrapresa da Ubisoft è riuscita a convincere con Assassin’s Creed, ma con Far Cry è un esperimento poco riuscito.

Saranno Famosi: Yuri Monti

Difensore centrale della Lupa Roma, 18 anni.

Senza ombra di dubbio ci troviamo davanti ad una delle migliori promesse del girone C della serie C, ma anche dell’intero panorama italiano. Monti è un difensore centrale molto forte che fa della tecnica la sua maggiore virtù. A soli 18 anni, infatti, possiede alcune caratteristiche davvero mostruose per il ruolo, come contrasti e marcatura, entrambi a 16. Come se non bastasse, Yuri ha anche un fortissimo senso della posizione (17), che lo porta ad essere quasi sempre al posto giusto nel momento giusto. Un giocatore con queste caratteristiche non può passare inosservato, ed infatti è arrivata pochi giorni fa la sua convocazione nell’Italia under 21.

Altre punti di forza di Monti si riscontrano indubbiamente tra le qualità fisiche, dove spunta una accelerazione a 16 ed una velocità a 17. Questi valori rendono Yuri uno dei difensori più veloci, capace di rientrare velocemente in una situazione di contropiede. Per questo, è il candidato ideale a rimanere come ultimo baluardo in caso di calci d’angolo o punizioni avanzate.

Da difensore centrale puro con compiti puramente difensivi, Yuri Monti è insuperabile. Se proprio volessimo trovare qualcosa in cui potrebbe migliorare, senza dubbio sarebbe la massima elevazione (per rendersi ancora più insuperabile nel gioco aereo) e la freddezza, con quest’ultima in realtà un po’ bassa (9). Alzando un po’ il valore della freddezza, Yuri Monti potrebbe davvero ambire ad eliminare le poche sbavature in quelle partite di per sé già perfette.

La Lupa Roma ha trovato in Monti un vero e proprio diamante, non solo per le sue abilità ma anche per i risultati che sta conseguendo sul campo. Su 31 presenze, infatti, il nostro Yuri è riuscito a mantenere una grandissima media di 7.21, con prestazioni coronate da un assist ed un goal.

Monti è un giocatore di cui sentiremo parlare sicuramente nel progetto, grazie anche ad una attività invidiabile che lo porta ad essere sempre al centro dell’attenzione. Con la sua maschera, le sue prestazioni sul campo ed il suo “progetto” nell’Asylum, Yuri Monti ha ancora molto da dire nel Progetto; ed Il campionato non vede l’ora di poterlo continuare ad ascoltare.

Scitto da Alessandro Caluri

Revisionato da Antonio Del Prete

Conferenza Stampa: Juventus – Fiorentina

Due squadre con una situazione di classifica completamente diverse.

Da un lato la Juventus di mister Terlati cerca di confermare il terzo posto e tenere a distanza il Progetto Gaming dal prossimo posto certo per la Champions League di S5.

Dall’altro c’è la Fiorentina che tenta di rimanere a galla in una spietata lotta salvezza che vede invischiata mezza classifica.

Press Room Allianz Stadium

Arriviamo nella sala stampa dell’Allianz Stadium e partiamo con le domande a mister Torcolini:

Buongiorno mister, come Progetto X avremmo delle domande da farle, ma partiamo dalla preparazione; affronterai una squadra in buona forma e ancora impegnata in ambito europeo e nazionale per un posto in Champions League S5, mentre per voi ogni punto guadagnato è oro nella corsa salvezza. Come intendi approcciarti contro gli uomini di Terlati stasera?

La Juventus è una squadra anni luce avanti a noi. Hanno giocatori attivi e importanti che hanno giocato in competizioni importanti e prestigiose come la Nazionale o la Champions. Sono una delle squadre più forti del campionato, non è facile per noi sopratutto per la posizione e lo svantaggio dell’ultimo posto disponibile per salvarsi. Giocheremo alla morte come sempre sperando in un risultato positivo.

Se hai avuto modo di studiare la Juventus, qual è secondo te il punto debole su cui fare leva e su cosa dovrete prestare attenzione?

Attenzione su tutto. Giocano con le ali, Paudice è un giocatore che “conosco” perché l’ho allenato nel fantasy pg e mi piace molto, è un profilo forte e può crearci problemi. La Juve ha 11 uomini più i sostituti che possono entrare ed essere capaci di mettere in difficoltà chiunque. Dovremo giocare in modo perfetto, spero che le mie tattiche diano effetto positivo, con la Cremonese non è andata come speravo. Con l’Atalanta in ambe le partite sia il 2-1 crashato che il 4-1 registrato ho visto qualche sprazzo del mio calcio. Bisogna essere perfetti e sperare che loro non siano al top.

Hai giustamente fatto notare come i vostri prossimi avversari siano forti in base all’attività che svolgono da più stagioni. Tolto la stella della squadra Marchi, chi è, secondo te, un possibile uomo simbolo per il futuro dei Viola?

Stiamo valutando i profili giusti per la prossima stagione. Stiamo valutando tutto, qualsiasi persona adatta pur di portare bonus in questa squadra. Non voglio gente demotivata, voglio gente che rema dritto come tutti, che sia trainante verso i compagni! Quindi tutti sono sotto la lente, speriamo in risposte positive.

Da tempo, negli ambienti di mercato, si parla di un forte interesse della Lazio e della Cremonese per Marchi. Ha avuto modo di parlare con il giocatore e capire quali siano le sue intenzioni in vista della S5, anche in caso di retrocessione?

Allora io sono arrivato da poco, ho parlato con la società, mi hanno informato che Marchi vuole andare via, lo sappiamo tutti è inutile nascondersi. Non ho parlato direttamente con lui, ci sarà modo e tempo. Ovviamente se dovessi riuscire a convincerlo a rimanere, sarebbe un colpo di mercato ulteriore per noi. In tal caso invece dovesse ribadire la volontà di andare via proveremo a soddisfare le sue richieste. Ma prima dare soldo e dopo vedere cammello come si suol dire. Deve arrivare una proposta in tal caso che ci faccia sorridere sopratutto a noi, perché perdiamo un giocatore importante e nel mercato di ora i giocatori forti e attivi costano.

Ha espresso eventuali preferenze su quali sono le squadre presso cui andare a giocare?

Non posso dirlo. Le questioni di spogliatoio rimangono nello spogliatoio.

Ringraziamo mister Torcolini, dall’Allianz Stadium è tutto.

Juventus – Torino: più di un derby

La pioggia sembra non voler cessare e Torino è un via vai di tram, automobili e gente vestita di cappotti grigi. Questa è la pioggia che preannuncia la primavera e da quì a qualche settimana scoppierà il caldo.

Già da qualche giorno, il buon Santoro invia video di sfottò a mia moglie per fare in modo che io li veda. Nemmeno il tempo di realizzare lo 0-1 impartito al Progetto Gaming in Europa League (con 90 minuti ancora da giocare), che c’è già il derby.

In casa Torino quest’anno ci aspettavamo che andasse meglio, ci aspettavamo di poterci affermare come realtà solida anche nel gioco, ma per vari motivi ci siamo ritrovati a condurre una prima parte di stagione “sciapita”, senza demeriti e senza onori. Da Gennaio però qualcosa è cambiato.

Magari Sedda è solo un tecnico alla Allegri, un allenatore a diesel, che partono piano e poi si ritrovano con la piena potenza di fuoco sul finale.

Già dalla mattina si parte, lo sfottò in pubblica piazza con la dirigenza juventina è parte del derby. Nei bar e nelle scuole ci si confronta su chi sia la squadra più forte, se la Juventus campione d’Italia oppure il Torino che sta facendo sognare quella parte di città romantica e nostalgica.

In casa Torino si preferisce rimanere con un profilo basso, la tensione c’è e tutti l’avvertono, ma io non posso non godermi un giorno simile.

Io, juventino sfegatato nel fuffa, da quando ho messo piede in questo progetto ho sempre voluto ruolare in un unico modo: contro le squadre blasonate e il tifo mainstream. Sì, perché parliamoci chiaramente, è facile tifare per una grande piazza e grandi squadre come Milan, Juventus, Napoli, Roma o Inter. Ma avete mai pensato cosa significhi portare in alto il blasone di squadre come Torino, Genoa, Sampdoria e tutte quelle squadre che sono additate come “fascia media”? Per me questo è uno stimolo immenso. È lo stimolo che mi ha alimentato fin da S2, quando scelsi di vestire granata e aiutare nel costruire un gruppo con determinati aspetti caratteriali e filosofia di approccio al gioco.

11 Marzo 2019 – ore 20:30.

L’Allianz Stadium è già pieno. Lo spicchio di stadio con i 2.075 tifosi granata tra la tribuna Est e la curva Nord viene sovrastato dai fischi dei bianconeri, che sono ben 39.432. Ma loro sono lì, cantano e sventolano bandiere col toro bendato sopra.

Siamo nello spogliatoio, già tutti carichi. C’è silenzio, il mister spiega le ultime indicazioni, ma alcuni di noi sanno già cosa fare. Guardo i miei compagni, vedo che alcuni fanno avanti e indietro nervosamente, mentre qualcun’altro si è immerso nella sua musica preferita.

“Ok ragazzi, ci siamo. È tempo di uscire” esorta il mister.

Ci disponiamo in fila indiana, davanti a tutti c’è Sedda, stasera capitano in assenza di Pauletto. Si guarda con aria di sfida con Agosta, capitano e fantasista della Juventus fin dalla prima stagione. I più concentrati sembrano essere Frunzio e Deidda, con Gianluca Pusceddu gasato a mille per la tensione che si respira in quel minuscolo tunnel.

20:50, si entra in campo.

Il Derby della Mole ha inizio

Inno della Serie A di rito, sguardi dritti verso la tribuna Ovest, scambio di saluti per le telecamere e poi via verso le proprie posizioni in campo.

Sedda stringe la mano ad Agosta, entrambi sono fieri della fascia che portano al braccio e sanno che sarà battaglia vera.

Noi ci disponiamo con Fagone in porta, davanti a lui ci siamo io, Avogaro, Sedda e Frunzio da sinistra verso destra. A fare da diga a centrocampo Gianluca, con Figoni e Deidda a creare occasioni in mezzo al campo. Davanti a me sulla trequarti c’è Vanali, al lato opposto sulla destra Iadicicco. In attacco il solo Pennisi.

La Juventus si schiera a specchio nell’altra metà campo, con Carrano tra i pali, Bassissi, Amadori, Gallorini e Stranges. In mediana Del Prete, regia affidata ai piedi educati di Pejcic e Agosta. Il mio diretto avversario sarà Paudice, sulla fascia opposta ad occupare Frunzio ci sarà Zirattu. Bicocchi, ex granata, unica punta.

L’arbitro osserva le due squadre, porta il fischietto alla bocca, guarda l’orologio, si parte!

Abbiamo pagato caro due svarioni difensivi del nostro portiere, purtroppo.

Entrambe le squadre hanno lottato alla pari, purtroppo la differenza l’ha fatta Carrano che è riuscito ad ipnotizzare il nostro attacco.


A malincuore mi tocca ammettere che per quest’anno il derby è bianconero, essendo l’andata conclusasi con un 1-1 e questo ritorno con un amarissimo 2-0.

E, lasciatemelo dire, è per partite come queste che non ci stancheremo mai di ruolare! Onore ai rivali gobbi, anche se stamattina un tifoso mi chiedeva dove fosse Piazza Castello…

Crash Team Racing Nitro Fueled

Come in molti sapranno, dalla mezzanotte del 21 Giugno 2019 è stato finalmente reso disponibile il remake di Crash Team Racing, gioco che anni fa è stato capace di far divertire grandi e piccini a suon di sgommate e missili in faccia. Ma cosa aggiunge questo “nuovo” titolo? Andiamo a scoprirlo!
Nel remake di CTR, giocabile su diverse piattaforme (PS4, Xbox, Switch e Steam) il giocatore ritrova tutto quello che aveva lasciato quasi vent’anni fa… e molto di più!
Il titolo, infatti, oltre alla sempreverde modalità offline offre una vasta scelta per quanto riguarda l’online, mettendo a disposizione tutte le piste vecchie con in più alcuni ripescaggi dal secondo titolo (Crash Nitro Kart).

Modalità di gioco

Oltre all’avventura classica, che è un po’ la base del gioco, c’è la possibilità di gareggiare contro il tempo, di giocare alla modalità “CTR” (dove devi raccogliere dei gettoni, oltre ovviamente ad arrivare primo) e la battaglia. C’è una grandissima selezione di personaggi, dal tradizionale Crash ad alcuni dei suoi nemici storici come Papu Papu o Pinstripe. La novità principale, oltre ovviamente all’aggiunta dell’online, è l’enorme personalizzazione che il gioco ci mette a disposizione; ad ogni gara vinta infatti ci vengono regalati dei gettoni con i quali è possibile comprare alcuni accessori, come ad esempio la skin di Crash sommozzatore (che abbiamo visto in Crash 3) o il colore blu elettrico per il proprio kart. Nel Pit Stop (Questo il nome del negozio) è possibile anche sbloccare personaggi. Il gioco ha la funzione di salvataggio automatica, quindi non c’è neanche la preoccupazione di dimenticarsi di salvare. Per quanto riguarda l’online, forse la parte più interessante, è possibile gareggiare con utenti di tutto il mondo in tutte le modalità previste nell’offline; puoi fare una corsa semplice oppure una battaglia, con tutte le sue numerose modalità. Per ogni gara puoi scegliere il numero di NPC che parteciperanno e la pista sulla quale correre.

Detto questo, è un gioco che merita di essere comprato, quindi riscaldate i motori e tuffiamoci insieme nel passato!