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Spicchio Mariani nuovo redattore del Lo Spezzino

E’ con grande piacere che la redazione del Lo Spezzino annuncia l’ingresso di un nuovo redattore, che va a completare il parco di penne a disposizione del giornale.

Stiamo parlando Spicchio Mariani del Foggia. Mariani si occuperà sia del Foggia, insieme a Nisi e Giovannelli, ma anche del Verona con Crescimone.

Mariani sigla un contratto per Lo Spezzino per tutta la Stagione 4. Il compenso sarà pari al 3.33% dei ricavi complessivi che riceverà il giornale dall’amministrazione a fine stagione, con l’obbligo di scrivere 2 pezzi al mese.

I fondi per il contratto di Mariani sono stati recuperati dall’Ingaggio extra del presidente, che passa dal 30% dei ricavi complessivi al 26.67%.

Diego Spezzacatena

Intervista esclusiva a Michele Minopoli, seconda parte: “Ho quasi sempre risposto ai messaggi degli Admin, però si, qualcosa può ovviamente sfuggire. Non esiste solo il progetto nella vita”

La sua verità sullo Spezia

Care lettrici e cari lettori, benvenuti al secondo appuntamento con la nostra intervista a Michele Minopoli. Oggi giocatore e Direttore Sportivo del Palermo, ma soprattutto in passato Direttore Sportivo dello Spezia. Un’esperienza iniziata col botto, ma finita con una squalifica e una società sull’orlo del baratro.

Il pezzo si presenta come una sorta di conclusione di una trilogia. Quest’ultima è iniziata con il pezzo Spezia, si pagano ancora gli errori delle gestioni precedenti, non solo Minopoli. Che fu firmato dal nostro Direttore Diego Spezzacatena ed è proseguita ieri, con la prima parte dell’intervista esclusiva, Minpoli si confessa: “Mi sento in colpa per quello che ho fatto” , curata dal nostro Vice Direttore Andrea Ingrassia.

Di seguito vi proponiamo le domande proposte dal Direttore Diego Spezzacatena e le risposte di Minopoli.

Ciao Michele. Allora, ho studiato un po’ la storia dello Spezia, compreso il post in cui veniva annunciato il tuo licenziamento. Inoltre, sono andato a leggere più volte l’articolo di Pironti del giorno dopo. E’ vero che gli amministratori ti hanno più volte cercato tra il sabato e la domenica (quando poi avvenne il licenziamento) ma tu preferivi “non rispondere”? Pironti la chiamò simpaticamente nel suo articolo “tattica accucciati e rotola”?

Beh sinceramente non ricordo, ma per quanto riguarda io ho quasi sempre risposto ai messaggi che arrivavano dagli admin (si prende una breve pausa ndr). Però si, qualcosa ovviamente può sfuggire perché, putroppo (ride ndr), non esiste solo il progetto nella vita.

Quando io e te ci siamo sentiti la prima volta, io ti dissi che avevo sentito parlare di te, per “I casini fatti allo Spezia”. Tu però mi dicesti, ridendo, che in realtà di casini allo Spezia già ce n’erano. Puoi raccontarci che situazioni trovasti e quali erano questi “casini”?

Eh si, di “casini” già ce n’erano molti. Il più grave, a parer mio, è stato quello del Bilancio che praticamente era a 0 (successivamente, risolvendo, si scoprii che avevamo oltre 2 Milioni).
Infatti, il Direttore Sportivo precedente non aveva consegnato il bilancio della Stagione 2 e così facendo sono nati molti problemi per quanto riguarda il mercato, i contratti e così via (si concede una seconda pausa breve). Costringendoci anche a vendere giocatori molto validi.

Ho una domanda che mi sorge spontanea dalle tue risposte. Hai detto di aver trovato errori fatti dal Direttore Sportivo precedente, ma, da quello che so, prima di te non c’è stato un altro Direttore Sportivo allo Spezia. Ma potrei essere io poco informato. 

Beh si in effetti non c’era, perché il “Direttore Sportivo” precedente era anche allenatore, quindi faceva entrambe le cose .

Capiscoo. Parliamo di Accardo, giusto?

Si, parliamo di Antonio Accardo. Ovviamente non sto scaricando la colpa su di lui eh, anzi, mi ha anche aiutato a recuperare il tutto.

Certo. Tra l’altro, se ricordo bene, tu come Direttore Sportivo e Canario come allenatore siete subentrati ad Accardo a pochissimi giorni dall’inizio del Stagione 3.

Sì, proprio così. Quindi non abbiamo avuto tanto tempo, ecco.

Perfetto. Volevo chiarire tutti i miei dubbi.

Dopo quel licenziamento “forzato” e i contrasti con l’amministrazione, hai mai pensato di lasciare il Progetto?

No, devo dire di non aver mai pensato di abbandonare il progetto. Cavolo! Ho sbagliato di nuovo. (ride ndr).

In che senso hai sbagliato di nuovo?

Vabbè (non prosegue la risposta ndr).

Oggi cosa fa il Direttore Sportivo Michele Minopoli? E’ tornato a fare il dirigente? Ha trovato qualcuno pronto a dargli fiducia, dopo quelle vicende?

Oggi, Michele Minopoli è tornato a dirigere. Prima il Lecce e poi il Palermo, dove sono anche giocatore. Quindi è un doppio onore essere nei Rosanero. Ovviamente voglio assicurare ai miei ragazzi che gli errori fatti in passato non si ripeteranno e, se non saprò qualcosa, chiederò sempre prima di agire.

Non so se hai mai letto questo mio pezzo Spezia, si pagano ancora gli errori delle gestioni precedenti, non solo Minopoli. Se vuoi dire qualcosa in merito, puntualizzare qualcosa, correggere qualcosa, smentire qualcosa, ovviamente puoi farlo.

Michele Minopoli non ha aggiunto altro, non dicendo nulla in merito all’articolo propostogli. La redazione del Lo Spezzino tutta, in particolare nella mia persona, il Direttore del giornale, lo ringrazia davvero moltissimo per la disponibilità e la sincerità nelle risposte. Da oggi al Nurvast Spezia potranno davvero ritenere chiuso questo capitolo, o almeno lo speriamo, così come auguriamo al Direttore Sportivo Minopoli di riscattarsi al Palermo.

Diego Spezzacatena.

Un cuore sardo…Giacomo Sedda

Un saluto ai nostri lettori, e un saluto speciale a Giacomo Sedda. La ringraziamo per la sua disponibilità a rilasciare questa intervista. Ci parli di lei, sia per quanto riguarda i suoi ruoli all’interno del Progetto gaming, sia per quanto riguarda la sua vita privata.

Giacomo: Buongiorno a tutti, sudditi e non. Lavoro come informatico per una azienda della Microsoft, al momento nel settore della robotica. Sono il monarca reggente del regno di savoia ed alleno il Torino.

Ecco signor Sedda, lei è sia presidente, che allenatore del Toro. Come è iniziata questa avventura da presidente? E perchè ha scelto proprio il Torino?

Giacomo: Perché allenavo già da una stagione quando siamo stati messi in vendita. Ed un soggetto ora bannato espresse interesse nella società. Pur di non lasciarla nelle sue mani, preferii agire e comprarla.

Il Toro attualmente ha quattro presidenti, anzi fino a poco tempo fa eravate in cinque. Lei ha iniziato da subito la sua avventura con gli attuali presidenti? Inoltre come è gestire una squadra essendo ben quattro soci?

Giacomo: Già all’inizio dell’avventura eravamo in 5: io, Pauletto, Deidda, Conte e Altomare. Io avevo già l’esperienza di mezza stagione alla Salernitana, dove lasciai la quota per gestire il Toro al 100%. Altomare lasciò a fine stagione, venendo sostituito da Lupo praticamente subito.  Per quanto riguarda la gestione si, non è male avere altre persone su cui contare e con cui confrontarsi.La maggior parte delle volte in cui non si è in accordo, subentrano gli altri dirigenti ma la linea generale di gestione è praticamente condivisa da tutti!

Già, infatti si vede anche da fuori che c’è intesa tra voi presidenti del Toro. Anzi il Toro si può dire che è una delle squadre con un gruppo più unito e compatto del progetto. A cosa è dovuto? Qual è il “segreto” del Toro?  

Giacomo: Il segreto non esiste. Esiste il lavoro, anche nel selezionare i profili interessanti prima delle schede. Ogni singola volta che ci muoviamo per qualcuno valutiamo sia l’attività, o la potenziale attività, che la scheda. Aggiungere ad un team una personalità significa anche fare in modo che si trovi bene e interagisca il più possibile con il gruppo. In questo senso, è indifferente la generazione della scheda, alla fine chi si trova bene resterà (È proverà a portare bonus). Non è un caso che noi oramai si venda poco, puntando sin da subito a formare una sorta di famiglia, e per ora la maggior parte dei giocatori non mi chiedono mai di andarsene.

●Vero, nel Toro c’è questo senso di familiarità, e si vede la mano positiva di tutti voi dello staff. Oltre il presidente, lei è anche l’allenatore di questa squadra. La passione per questo ruolo come è nata?

Giacomo: Son nel progetto da sempre, inizialmente come giocatore perché non mi ritenevo in grado di allenare. Quando l’allenatore del Toro si dimise decisi di provare a salvare la squadra, sedendomi in panchina. Gioco a fm dal 2010, con circa 800 ore annuali su ogni versione uscita da allora.

Quindi ha molta esperienza per quanto riguarda la praticità del gioco. Eppure fare l’allenatore non è una cosa facile, si sente tutto il peso e tutta la pressione addosso. Lei come scarica la tensione prima di una partita? Ha qualche rito?

Giacomo: Si, metto in muto il microfono prima che la Santa sede mandi gli agenti a casa mia. In realtà il mio punching ball è spesso stato Deidda, che sopporta le mie ventimila telefonate.

A proposito di Deidda, il Toro era ad un passo dalla Champions nello scorso campionato. L’ultima partita è stata allenata appunto da Deidda. Gli ha dato qualche indicazione precisa prima di quella partita?

Giacomo: No in realtà non potevo per ragioni personali e non ho avuto modo, dato il tempismo, di poter dare indicazioni al “vice”.

E in linea generale qual è la differenza tra allenare e guardare una partita in live , dove non si può praticamente intervenire? Lei avverte più tensione quando allena o quando non allena?

Giacomo: Quando non alleno tantissime volte vorrei poter urlare agli allenatori in live quando penso di poter cambiare qualcosa per cercare di risolvere le partite, ma so che verrei odiato quindi resto nel mio. Allenando ho comunque sotto controllo tutto, quindi porto il peso degli errori ed il merito delle intuizioni, non reggerei al vedere le partite senza allenare.

In fondo anche per i giocatori non è facile vivere le partite e saper di non poter far nulla, figuriamoci per un allenatore. Lei oltre ad essere presidente del Torino, è anche presidente del Cagliari. Per chi non conosce il motivo di questa scelta, può spiegarlo?

Giacomo: Quando il progetto stava nascendo, ci si poteva iscrivere in qualsiasi società a scelta. Io chiesi di giocare nel Cagliari. Ma gli admin, all’epoca, lo avevano rimosso per fare spazio al Fublet. Ho rotto i coglioni per tre stagioni per questa cosa.

Nello specifico, perchè proprio il Cagliari?

Giacomo: Perché sono di Cagliari, tifo il Cagliari, vivo a Cagliari

Quindi, lei è stato uno dei primi ad iscriversi al progetto. Come ha conosciuto Progetto Gaming?

Giacomo: Per caso in realtà. Vidi un post di un certo Filippo e decisi di iscrivermi, tirando dentro al gruppo (ed alla squadra scelta) anche il povero Deidda.

Lei conosce Deidda di persona, anzi vi conoscete ancor prima del progetto. Conosce qualcun altro di persona? E chi le piacerebbe conoscere, in particolar modo, tra gli utenti del gruppo?

Giacomo: Beh si, ho conosciuto tantissime persone ai vari raduni. Oltre agli admin, Damla, tutti i partecipanti al mondiale, Frunzio… Se potessi incontrerei tutti di persona, o quasi.

Siamo alla fine dell’intervista. Per concludere le chiedo: quali saranno i progetti e gli obiettivi per la nuova stagione? Sia in ottica Toro, sia per il Cagliari.

Giacomo: Onestamente? Non ci mettiamo obbiettivi al momento. Il Cagliari sarebbe bello salisse in b, ma più credibilmente deve costruire la rosa per restare in serie C, qualsiasi cosa in più sarà gradita. Per il Torino, il minimo è confermarsi, il massimo migliorarsi.

La ringraziamo per la sua disponibilità, è stato un piacere averla con noi. Se ha qualcosa da aggiungere o qualcosa da dire…Intanto le faccio un grosso in bocca al lupo per la nuova stagione ed un felice 2019.

Vi ringrazio per l’occasione e colgo l’occasione per augurare un buon campionato a tutti.

Lucca Comics e Progetto FM: un mese dopo

Da sempre le fiere sono la miglior opportunità per dare un volto alle persone conosciute online su blog e facebook.

Questo Lucca Comics and Games 2018 è l’occasione per me di incontrare gli amici di “Diventare calciatori su fm”, un gioco di ruolo sul calcio su FB.

Il tutto parte da Jessica, la mia fidanzata, che venerdì 02 novembre mi propone di andare in Toscana… la sua prima fiera cosplay!

Spargo subito la notizia sul gruppo per offrire passaggi last minute: arruolo Filippo B. per l’intero viaggio e Paolo V. per il solo ritorno.

La giornata di sabato 03 novembre si preannuncia una di quelle sfacchinate tanto pesanti quanto avvincenti: meteo incerto e rientro in nottata.

Alle 03.30 la sveglia interrompe le poche ore di sonno: l’idea è di partire molto presto per sfruttare al meglio la giornata e non incontrare nessun tipo di inconveniente.

Partiamo da Como alle 04.00, in 40 minuti siamo da Filippo a Milano: questa l’unica deviazione. Il viaggio, infatti, scorre veloce ed alle 08.00 siamo già all’uscita autostradale Lucca, come previsto.

Come temevo, nonostante la partenza ad orario folle, si presenta comunque il problema parcheggi: la città è piena di cartelli con la grande “P”, ma sono tutti pieni.

Continuiamo a girare a vuoto fintanto che non scorgo un parcheggio privato, dentro un cortile, ovviamente a pagamento.

Prima di dare 20€ al custode ci ricorda che il cancello verrà chiuso alle 21.00 : cosa vuoi che sia, mica dobbiamo stare a Lucca fino a quell’ora…

08.40 finalmente possiamo sgranchirci le gambe e camminare: solita accortezza da ingegnere, salvo la posizione dell’auto e in 10 minuti siamo alle mura.

Per entrare in città occorre fare la fila sotto il metal detector, esibite borse e zaini, compilare il modulo Daspo ed essere vaccinati: purtroppo molti ragazzi han dovuto abbandonare pezzi dei loro cosplay per il solito abuso di potere di alcuni steward…

Ore 08.55 non c’è fila e agevolmente andiamo a ritirare il braccialetto: strumento che si rivelerà inutile, dato che per entrare negli stand chiedono comunque anche il biglietto.

Gli espositori aprono le porte alle 09.00 , ma non vogliamo essere i primi ad entrare: cogliamo così l’occasione per fermarci a rifiatare in un bar e notifichiamo la posizione al gruppo de “i sardi”.

Su 1.900 utenti del gruppo, infatti, almeno duemilatrecentocinquantuno sono di Cagliari e dintorni: perciò “i sardi” sarà la convenzione con cui chiamerò l’intero branco.

Le strade si riempiono sempre più di colsplayers, ed ecco che finalmente, tra fiumi di ragazze vestite da Harley Quinn, spuntano i sardi!

Paolo V., Maurizio D., Arnaldo F. , Giacomo S. e, più tardi, Angelo Z. . Seguono, poi, amici dall’anagrafe meno nobile: Luca F. , Alessandro D’A. e Lucia Z.

Si sa come va a finire quando la comitiva è composta da più di una persona: il gruppo si sgretola e si passa il tempo a rincorrersi.

Il primo punto di frattura è lo stand dei giochi da tavolo: lì è facile perdermi, dato che i board games sono la mia più grande passione.

Neanche fingo di interessarmi al gruppo, che già sto percorrendo tutti gli outlet e negozi vari, sincerandomi solo di non smarrire Jessica.

La parte “Games” di Lucca non è particolarmente avvincente, messa a confronto col Modena Play. Comunque non importa quanto una fiera sia grande o piccola, se c’è modo di giocare, io gioco! Peccato solo che il poco tempo a disposizione non permette di fossilizzarsi ai tavoli.

Usciti dal padiglione iniziamo a vagare per la città, senza cartina: la città non è grande ed in poco tempo siamo in grado di orientarci perfettamente.

Tra un messaggio e l’altro per trovare un punto d’incontro con i sardi, capita spesso di interrompere la chat per scattare foto ai cosplay.

Quest’anno, dato il poco preavviso, non sono riuscito ad organizzarmi con un costume: ricordo però le emozioni che si prova quando la gente ti ferma per una foto o un apprezzamento. Ogni richiesta di fermarti è un premio al tuo impegno per quei mesi di lavoro in cui ti sei costruito la tua opera d’arte.

Sono lenti i movimenti con cui interpreti il ruolo e metti in posa il tuo personaggio: cerchi di farne apprezzare ogni dettaglio.

Ci sono due tipi di cosplay che apprezzo particolarmente: quelli ottimi e quelli super originali, fatti comunque con un minimo di impegno.

Ho sempre rispetto il lavoro di chiunque: purtroppo, però, vedere cinquecento costumi tutti uguali nasconde chi quel cosplay l’hanno fatto perfetto, facendotelo quasi evitare.

Una breve lista di cosplay che ho apprezzato: lo Zio Fester, il Gatto e la Volte Steampunk, Bender, due genitori truccati da Puffi col loro cucciolo sul passeggino col cappellino a fungo, C17 e C18, il gruppo di Hercules, il gruppo delle Principesse Disney (fantastica Mulan che si faceva i selfie!), il gruppo Peter Pan, Cappuccetto Rosso e l’Esorcista scarrozzata su un letto con ruote a una piazza e mezzo.

Dopo qualche concentrico giro sulle mura ci siamo riuniti al gruppo sardo col quale tentiamo di andare al Japan Town: un giardino chiuso accessibile solo mediante braccialetto. La lunga fila per entrare ci permette di rifiatare, senza smettere di ammirare le sfilate di cosplay.

Entrati nell’area Japan veniamo accolti da una boccata d’aria fresca: tanto spazio in cui potersi muovere liberamente, dopo ore di spalla contro spalla.

Ricordavo questa zona come una elite dei migliori costumi, con un palco per le sfilate e altre cose uniche: ritrovo, invece, solamente i negozi lungo il perimetro quadrato e lo stand Bandai.

Non ha ancora piovuto (e mai pioverà, per fortuna), la luce cala e fa posto al freddo: in tutto questo inizia a salire anche un certo languorino.

I sardi, così, prenotano in una pizzeria a mezz’oretta da Lucca, a Bagni di Lucca, ipotizzando che tutti i ristoranti in città sarebbero stati pieni.

Si sono ormai fatte le 18.00 e facciamo il punto della situazione sulle mostre e stand mancanti: anche frugando in tutte le viuzze non rimane troppo da vedere.

Forse 24 euro per il biglietto è un prezzo eccessivo rispetto a quanto offerto: ma LC&G c’è solo una volta all’anno e va vissuta senza rimpianti.

Alle 19.00 gli espositori chiudono le serrande e i sardi si congedano, dandoci appuntamento alle 20.30. Guardandoci intorno, ogni ristorante è libero, perciò non servivano tanti chilometri per mangiare.

Il cellulare notifica solo un quarto d’ora a pieni per arrivare all’auto: il traguardo è ormai vicino.

Vedendo i compagni di viaggio Filippo e Jessica convinti e decisi, li seguo e ripongo in tasca lo smartphone, disattivando navigatore.

Cammina cammina, però, sembra quasi che stiamo girando intorno. Ormai rassegnati, dinnanzi a noi si materializza un imponente negozio della Chicco mai visto prima: ci arrendiamo così all’evidenza di esserci persi.

E per fortuna che da buon ingegnere sono paranoico e mi ero salvato la posizione sul cellulare, ormai unica nostra ancora di salvezza: mancano ancora 37 minuti e 2 chilometri.

Sono le 19.40 ed abbiamo già percorso 24 km, qualche passo in più non sarà un problema: l’unica ansia ormai è di trovare il parcheggio chiuso, nonostante avessimo un buon margine di tempo.

20.20 , ecco finalmente il cancello tanto atteso… ancora aperto! “Stiamo partendo, pochi minuti e siamo lì” notifichiamo con bluff ai sardi.

Usciamo dalla città, sapendo di doverci poi tornare per prendere l’autostrada: finalmente alle 21.00 il meritato ristoro.

La pizza non è delle migliori, ma la compagnia sarda la rende comunque apprezzabilissima: tra un’Ichnusa e l’altra, però, sono già le 22.00 ed è ora di ritornare.

L’adrenalina di questa lunga giornata mi permette di guidare spedito ed essere a Milano in sole 3 ore, dove lasciamo gli amici Paolo e Filippo.

Finalmente alle 02.00 anche noi di Como rincasiamo, chi sa se i sogni saranno belli quanto la giornata appena trascorsa.

Fabio Bicocchi

L’attacco dei giganti (e la difesa dei puffi)!

Parte un nuovo format, che vi porterà a scoprire i vincitori delle più improbabili sfide che il nostro progetto saprà offrirvi.
In questo primo test di esempio, abbiamo scelto di schierare i migliori giganti (il team Giraffe, solo giocatori alti almeno 1,90m) e i migliori piccoletti (team Suricati, solo giocatori max 1,70m).

Il team “Giraffe” (immagine sopra) non poteva schierare ali (no, non ce ne sono in db di così alte), quindi ho optato per un modulo che passi per vie centrali, con difesa abbastanza bassa, lanci lunghi, cross spioventi, contrasti duri.

Nessun problema “ali” per il team Suricati (foto in alto) che punta invece su una difesa alta, nessuna perdita di tempo, passaggi misti, pressing a tutto campo, mai contrasti aggressivi e sovrapposizione di terzini/ali in fase di possesso. I cross? ovviamente bassi!

Ecco il video della partita: poche azioni ma… sorprendenti  😀

Avete in mente altre sfide da proporci? Scrivete direttamente a me!

Alessandro Pironti, redazione di Progetto-X

Napoli, cronaca dal fondo del baratro

Quando si parla di calcio, a Napoli non ci si limita ad una semplice questione sportiva; fin dagli albori del Calcio Napoli la squadra della città è sempre stata la valvola di sfogo di un popolo intero che, in una città dalle molteplici contraddizioni, ha sempre cercato la consacrazione attraverso; il sostegno ai colori azzurri è intrinseco nella maggior parte dei napoletani, basti pensare al fatto che è frequentissimo ascoltare due persone che dopo aver preso un ottimo caffè espresso al bar si congedino col più classico degli arrivederci partenopei ossia il “Forza Napoli!” al quale si risponde con un fermo “Sempre!”.
Per questo motivo oggi una coltre grigia annebbia la città, scurendo l’umore della popolazione, dall’avvocato con cartellina che si reca al Centro Direzionale al parcheggiatore abusivo che dirige la mole di auto nei pressi del Maschio.
Questa coltre è l’incubo della retrocessione che se nelle scorse settimane si manifestava come uno spauracchio per i tifosi, quasi come una sorta di Uomo Nero di infantile matrice, oggi assume profili sempre più netti e delineati nel cuore dei Napoletani: quando sei all’ultimo posto al giro di boa, a 9 punti dalla salvezza, anche il più ottimista dei sognatori inizia a provare l’angoscia.
Quando sei sul fondo del baratro e sei ancora vivo, vi sono pochi ma fondamentali elementi positivi: non puoi scendere più in basso di così, non hai nulla da perdere, puoi guardare solamente verso l’alto cercando di capire come venirne fuori.
È quello che sta accadendo oggi nell’Fm Napoli, dove quattro giovani ragazzi, accomunati dall’amore per questi colori hanno deciso di rilevare una squadra che stenta incredibilmente per provare l’impresa salvezza.
Parliamo di Salvatore Diana, Rito Di Michele e Marco Auritano, già titolari di 3/4 della difesa partenopea, già distintisi per l’aver decurtato il proprio stipendio in modo da consentire alla società una maggiore ossigenazione del bilancio per poter ottenere profili utili all’impresa che devono compiere; a questi si è unito una vecchia conoscenza della squadra, il vecchio capitano Giuseppe Roberti, manco a farlo apposta difensore anch’egli, che non ha potuto resistere al grido di aiuto della sua città ed è accorso a partecipare all’ambiziosa cordata.
Quattro presidenti, quattro difensori che vanno quasi ad incarnare quel celebre “Difendo la città” del famosissimo coro della Curva B.
Nonostante la situazione nera, quello su cui si ha certezza è la serenità dello spogliatoio che pare essersi stretto nel più classico dei patti da spogliatoio, in questo caso un “Patto Scudetto”.
Alla fine di questa stagione ognuno sarà libero di rimanere a Napoli oppure di cercare fortuna in altri lidi, ma per adesso il pensiero è uno solo, raggiungere una salvezza che avrebbe dell’epico.
Quel che certo è che il grosso della difesa azzurra sarà sempre lì, in Serie A o in Eccellenza.

Salvatore Diana.

Fublet: un successo al PLAY di Modena 2018

Adulti e bambini innamorati di Fublet

Fublet, Fublet, Fublet, quanto ci piaci caro Fublet!

Sì, perché la creatura di Paolo Bianchi e Bruno Carfì targata Anonima Editori ha riscosso un enorme successo al PLAY di Modena.

Ma partiamo dall’inizio.

La giornata inizia con Alessandro, Damla, Filippo, Luigi, Paolo e Bruno che sono già a Modena da giovedì.

Ci siamo sentiti telefonicamente e li raggiungo in auto da Milano, nonostante le tangenziali milanesi non siano il prototipo di “viabilità modello” alle otto del mattino.

Metà mattinata arrivo allo stand e si inizia a dare una mano a Paolo e Bruno nell’allestimento dei tavoli da gioco e Filippo nell’allestimento della postazione di ProgettoFM.

Alessandro, Damla e Luigi saranno impegnati al PLAY Trade, insieme ad altri autori, editori e commercianti del settore, per buona parte della giornata.

Inizialmente pensavamo che quattro tavoli fossero troppi, dato che non volevamo creare un effetto di “vuoto” con un solo tavolo occupato su quattro disponibili.

Poi, ecco che arriva il primo curioso. Un espositore.

Paolo inizia a dimostrare il gioco, spiega meccaniche, l’espositore sembra abbastanza preso.

Parliamoci chiaro, presentando un gioco ad una fiera di soli giochi da tavolo, il rischio di trovare persone del settore molto critiche e che si annoino facilmente è molto alto!

Comunque, la dimostrazione va bene, l’espositore ringrazia calorosamente Bruno e Paolo e se ne va dopo quasi un oretta di gioco.

Fublet testato dal pubblico

Arrivano le 14:00, finalmente si apre al pubblico!

Bastano una manciata di minuti e già i primi due visitatori sono incuriositi dal gioco.

Vogliono provarlo.

Paolo gli mette a disposizione un tavolo ed inizia ad arbitrare la dimostrazione.

Dopo poco, ecco che arrivano due bambini, affascinati da questo gioco sul calcio.

Secondo tavolo occupato, con Bruno intento a spiegare ed arbitrare la partita.

I bambini prendono il gioco con curiosità, mentre l’autore spiega loro dinamiche e regole di gioco.

Dopo un paio di turni incerti per capire come girano le dinamiche del gioco, i bambini iniziano a giocare con gusto.

Finita la partita, chiedono alla mamma di acquistarne una copia. E non saranno gli unici.

Man mano che il tempo passa, sempre più persone si fermano a guardare le partite gestite da Paolo e Bruno, mentre io e Filippo continuiamo a promuovere il gioco e il ProgettoFM.

Si chiacchiera, qualcuno si iscrive al ProgettoFM, qualcun’altro attende qualche minuto prima di provare Fublet.

Alla fine, fortunatamente, i tavoli sono sempre pieni.

Il Feedback

Giocando a Fublet si capisce che è un gioco facile da imparare e mai scontato.

Sì, perché nonostante il gioco si strutturi in sole cinque fasi per giocatore, le variabili di sviluppo

In serata, infatti, lo abbiamo provato anche io e Luigi e, nonostante io sia un tipo di giocatore abbastanza negato alle troppe regole ed un neofita dei giochi da tavolo, l’ho trovato abbastanza fluido ed intuitivo.

Stessa cosa confermata da vari giocatori adulti e, soprattutto, dai bambini.

Sì, perché vedere bambini tra i dieci e quattordici anni appassionarsi così tanto ad un gioco strategico è un qualcosa di stupefacente.

Complimenti quindi ai ragazzi di Fublet, sperando che questo sia solo un piccolo passo verso una scalata di successo.

Ah, quasi dimenticavo, non perdetevi il lancio di Fublet anche su Kickstarter.

Lancio che avrà luogo a breve, molto breve.

 

ProgettoFM: lente d’ingrandimento sul Crotone

Analisi Crotone

Ad inizio anno a Crotone credevano di doversi accontentare di una comoda salvezza.

I Bookmaker infatti la davano in dodicesima posizione per il finale di stagione, quotando la sua vittoria a 1 a 26.

Gli Squali, invece, stanno sorprendendo tutti.

La compagine di Walter D’auria, infatti, si ritrova in quinta posizione a battagliare da outsider per un posto nell’Europa di prima classe.

Sì, perché una formazione simile non può accontentarsi di un campionato anonimo da dodicesimo posto.

Ma capiamo meglio a cosa deve la sua ascesa il Crotone, oltre alla bravura del suo mister e all’affiatamento del gruppo.

Partiamo dall’ala devastante Antonio Bozza.

Scheda della brillante ala del Crotone Antonio Bozza di progetto fm campionato 2017/2018

Scheda Antonio Bozza Crotone 2017/2018

L’ala beneventana ha infatti collezionato dieci assist e cinque gol in appena ventiquattro presenze.

Oltretutto ha un ottima percentuale di passaggi riusciti che si attesta sul 73%.

Infine, oltre a saper costruire gioco, sa andare anche abbastanza bene in porta, cosa che gli è valso un bottino di 5 gol e una media di tiri in porta del 54%.

Oltre al giovane Bozza, bisogna sottolineare la pericolosità di altri due soggetti; Giuseppe Foti e Andrea Pizzi.

Il primo è il centravanti titolare del Crotone, tanto da essere arrivati a quota quindici gol in ventinove presenze, con l’aggiunta di cinque assist.

Pizzi, invece, è il classico uomo che quando entra dalla panchina spacca la partita.

Egli, infatti, non parte mai titolare, ma nonostante ciò ha marcato per otto volte le porte avversarie, partendo undici volte dalla panchina a partita in corso.

Piccola chicca statistica: Pizzi ha una media gol/minuti giocati superiore a quella di bomber di razza come Pizzo, Tuccio e Congedo.

Egli, infatti, ha la media di un gol ogni 77 minuti.

Un match tutto da gustare, quindi, quello che si prospetta alla ventottesima giornata di Serie A del ProgettoFM.

Stiamo infatti parlando di Crotone – Drink Team.

All’Ezio Scida le due formazioni si daranno battaglia per capire che tipo di campionato condurre nel finale.

Il Drink Team, essendo la capolista, vorrà dimostrare di essere realmente l’ammazzacampionati come dimostrato finora.

Il Crotone, d’altra parte, cercherà l’aggancio al quarto posto della Juventus, qualora i bianconeri dovessero capitolare a Bologna, con i rossoblu in piena corsa Europa League ad una sola lunghezza dalla Sampdoria e quattro dal Crotone stesso.

Vi aspettiamo per questa scoppiettante giornata di campionato Mercoledì 28/03/2018 su Canale Twitch Progetto Gaming

Alla scoperta di Mister Agosta

A tutto Agosta

Da 2 stagioni allenatore del Sassuolo e da pochissimo dell’u-19 dopo un sondaggio che l’ha visto trionfare, ecco qui con noi mister Mattia Agosta, gentilissimo nel concedermi parte del suo tempo per questa intervista.

Mister benvenuto, i nostri amici lettori sono curiosi, ci racconti come è venuto a conoscenza del progetto e di come la scelta sia caduta sulla sua attuale squadra

Il progetto l’ho conosciuto quando ancora Filippo gestiva solamente il Drink Team e il Drink Team B, sono entrato nel Drink Team B, il Virtus Entella all’epoca, e dopo un paio di settimane Filippo ha annunciato questo grande progetto che io ho subito abbracciato scegliendo la Juventus. Son diventato allenatore qualche giorno dopo, volevo scegliere la Juventus come squadra da allenare, ma era stata già presa e tra quelle disponibili il Sassuolo era quella che mi intrigava di più e alla fine sono stato molto contento di averla scelta.

Parlando proprio del Sassuolo; la precedente stagione è stata esaltante, come mai questo calo improvviso nonostante il gruppo sia attivo e compatto?

Sinceramente non so spiegarmelo bene, ma in molte partite abbiamo fatto troppi errori difensivi che abbiamo pagato caro e abbiamo sofferto del calo di forma di alcuni giocatori rispetto alla scorsa stagione, anche se nelle ultime partite ci stiamo riprendendo.

Il 3-3 contro il Drink Team è stata una manna dal cielo, una grande partita contro la prima della classe. Cosa pensa di questo risultato e dei suoi ragazzi?

Sono molto soddisfatto della prestazione, i ragazzi hanno continuato a lavorare sodo per raggiungere il meritato pareggio fino al fischio finale,dimostrando molto attaccamento alla maglia.

Domanda spinosa; mi può dire 3 giocatori che reputa fondamentali?

Mi sento di dire, non in ordine ovviamente: Tuccio, leader sia dentro che fuori dal campo. Cavaliere, che è il perno del nostro centrocampo e Vichi; un treno sulla fascia quasi impossibile da fermare.
Ma ci sono ovviamente altri giocatori che sono molto importanti.

Parliamo adesso della sua U-19.
Come si sente ad aver questa responsabilità di plasmare giovani e fargli trovare un’identità di squadra, visto i grandi prospetti presenti?

Sono entusiasta di questo ruolo e sono molto contento perché sono stati i giocatori stessi a scegliermi come loro mister. Farò il possibile per non deluderli e bissare i risultati dell’ex mister Crippa.

Un piccolo spoiler sulle convocazioni che farà e se ci sono nella sua mente uomini che sono fondamentali per questa Under 19?

Posso anticiparti solamente che per le prossime convocazioni, per vari motivi che dirò poi, convocherò soltanto giocatori che non sono stati convocati la volta scorsa. Per le convocazioni ancora successive convocherò poi il meglio del meglio.

Quali sono i suoi obbiettivi a breve e lungo termine riguardante la nazionale giovanile?

Voglio innanzitutto raggiungere la qualificazione al mondiale, e spero poi di arrivare in fondo alla competizione, poiché dispongo di una squadra fantastica.

Un’ultima domanda prima di separarci, come vede il suo futuro nel progetto e quali piani ha in mente?

Per quanto riguarda il mio futuro fuori dal campo, sono allenatore e ds del Sassuolo e spero di ricoprire questi incarichi il più a lungo possibile perché siamo un gruppo fantastico, stessa cosa per la panchina dell’Under-19.
Dentro al campo, sono il vice capitano della Juventus e sto disputando una stagione fantastica, il mio obiettivo per fine stagione è avanzare il più possibile in Champions con i bianconeri e magari raggiungere la doppia cifra di reti stagionali.

Bene Mattia, grazie per il tuo tempo e buona fortuna nel proseguimento della tua carriera!

Grazie mille, alla prossima!

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Intervista al “Gattuso” del Milan PG

Qualche settimana fa il Milan sembrava dire addio al sogno scudetto, quando l’ormai ex allenatore Sapi rassegnava le sue dimissioni da allenatore dei rossoneri proprio nel pieno della stagione. La società, colta di sorpresa, decide di affidare il ruolo di traghettatore al giocatore/allenatore Marco Scarfone, terzino destro titolare dei rossoneri, che abbiamo proprio qui con noi per fargli qualche domanda sulla sua esperienza al Milan e nel progetto.

Benvenuto Marco, allora partiamo proprio dalla sua esperienza come allenatore. Come valuta fin qui il suo debutto e cosa lo ha spinto ad accettare una panchina così bollente?

Grazie mille per l’invito intanto, beh al momento la mia esperienza sulla panchina del Milan si può definire soddisfacente. Siamo partiti  con 2 sconfitte, contro PG e Udinese, che hanno minato  un po’ il morale dei ragazzi, ma nel momento del bisogno hanno tirato fuori lo spirito di gruppo ottenendo 2 vittorie che reputo fondamentali, in particolare con la Juventus, rianimando il sogno scudetto.

Parlando proprio delle sconfitte, in particolare quella con l’Udinese, c’è stato un momento in cui hai pensato di non essere pronto per questa panchina?

Non è stato un momento facile per me, a quei tempi l’Udinese aveva cambiato allenatore ed era a rischio retrocessione. Poi, dopo aver visto i loro recenti risultati e l’ottimo lavoro di Vito Pizzo, possiamo dire che quella sconfitta assume un altro sapore. In quel momento la squadra ha mostrato il suo spirito di gruppo e la fiducia nei miei confronti, quindi possiamo dire che, invece di farmi titubare, ha rafforzato ancora di più la mia forza di volontà.

Arrivate così col morale alle stelle in vista del Drink Team, con però una qualificazione in finale di Coppa Italia ancora in ballo. Dall’altra parte, il Drink Team si ritrova a dover lottare solo per lo scudetto dopo la cocente uscita dall’Europa League contro lo Schalke. Come pensi reagiranno gli attuali leader della classifica?

Non è sicuramente facile per loro, abbiamo visto il crollo dell’Inter dopo la brutta sconfitta col Bilbao, e lo stesso Drink Team ha faticato con il Sassuolo dopo lo Schalke. Sicuramente partiamo favoriti dal punto di vista mentale, soprattutto in caso di qualificazione in finale, ma vorranno riprendersi e quale occasione migliore se non durante la sfida con la seconda in classifica davanti al proprio pubblico.

Le prestazioni di Tomassetti stanno lasciando molti esperti a bocca aperta, col ragazzo che segna da quattro partite di fila per un totale di 6 goal. Cosa puoi dirci di questo periodo di forma del suo giocatore?

Tomassetti è un ragazzo giovane, ma ha da subito conquistato i tifosi con le sue prestazioni. Sono contento che sia tornato ai suoi livelli, è e sarà fondamentale per la rincorsa scudetto. Senza tralasciare Morganti, anche lui troverà il suo spazio nel finale della stagione, e sono sicuro che contribuirà a suon di goal come sa fare.

Mancano 12 giornate alla fine della Serie A, dove pensi possa arrivare questo Milan, ora che ha ritrovato la sua quadra?

Preferisco evitare di fare previsioni, vista la mia nomea di gufo ahahah. No comunque, bisogna ancora lavorare molto in queste partite, ma abbiamo la possibilità di giocarci una grossa fetta del campionato questo lunedì. Se dovessimo vincere col Drink Team, sicuramente non vedo perchè smettere di inseguire lo scudetto, ma bisogna fare attenzione anche all’Inter lì dietro, che sono sicuro darà filo da torcere fino alla fine.

Passiamo ora al profilo del tuo giocatore, le recenti indiscrezioni ti vedono come probabile convocato nell’Under 21 italiana. Cosa ne pensi al riguardo?

Preferirei parlarne una volta arrivata l’ufficialità, penso che ci siano una cinquantina di potenziali candidabili che meritano la nazionale e sapere di essere tra questi mi riempie di orgoglio. Continuerò a giocare come so, dando il massimo ad ogni partita e per questi colori, e se ciò non basterà per la convocazione, potrò comunque dire di aver fatto il massimo per me ed il Milan.

Un’ultima domanda prima di separarci, come vede il suo futuro nel progetto e quali piani ha in mente?

Sono contentissimo nel mio ruolo nel progetto, sia come persona perchè sento che la mia attività viene apprezzata e riconosciuta, sia come giocatore ed allenatore, poichè vedo i miei sforzi venire ripagati anche sul campo. Ho pochi piani in mente, vorrei aiutare il Novara, la mia città di residenza,  a salire in Serie A se ci sarà occasione, ma sto già lottando per lo scudetto con la mia squadra, non posso chiedere di meglio se non la Nazionale.

C’è qualcuno che vuoi salutare o ringraziare?

Sicuramente tutti i ragazzi del Milan, che sono la mia seconda famiglia, ed i compagni di birra Lopresto e Morganti. Senza dimenticare Marchese, che reputo una figura simbolo di questo progetto e persona fantastica, e gli amici del Torino, a cui auguro una tranquilla salvezza (perchè si sa, impossibile quest’anno l salvezza, no?).

Bene Marco, grazie per il tuo tempo e buona fortuna nel proseguimento della tua carriera!

Grazie mille, alla prossima!