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Benevento New Deal

Oggi ai nostri microfoni Marco Accalai, uno dei nuovi presidenti del Benevento insieme a Manuel Giovannetti, esploreremo con lui l’affaire Rito e cercheremo di capire come intendono far fare al Benevento un’inversione di marcia, nonostante la cocente sconfitta ad opera della Lazio nella finale della Supercoppa Italiana.

Marco, partiamo un attimo dall’inizio, come mai Rito ha “mollato”?

La questione è semplice: Rito non ha “mollato” del tutto, io e Giovannetti dovevamo semplicemente entrare nella dirigenza come ausilio, ma alla fine ci siamo trovati abbandonati a noi stessi.

Esattamente cosa è successo e come mai Rito non ha chiesto aiuto agli admin se lui non poteva più seguire la squadra al 100%?

Rito ha chiesto aiuto agli admin, per questo Filippo, dopo essere stato contattato da noi, ha deciso di concedere questa opportunità a due nuovi utenti piuttosto attivi come me e Manuel, è una scommessa anche per conoscere e farci conoscere all’interno del progetto.

Marco, avete esperienza da DS o da presidenti?

Noi non abbiamo esperienza dirigenziale alle spalle, quindi speravamo di poter fare esperienza con l’aiuto di Rito, anche in vista del fatto che volevamo prendere una squadra di C all’inizio della prossima stagione, posso affermare che l’essere stati abbandonati non ci spaventa, abbiamo sempre costruito squadre nostre da 0 in altri giochi e siamo sempre risultati competitivi.

Anche la rifondazione è una cosa che abbiamo già passato più di una volta in altre sedi, siamo determinati a fare bene.

Avete notizie di Rito? Come mai non può occuparsi della squadra?

Sarebbe bello saperlo, i ragazzi mi hanno detto che non si fa sentire quasi mai nel gruppo presidenza, l’ultima cosa che ci ha detto è che ci vede lanciatissimi e ci lascia le redini della squadra. Noi nel frattempo abbiamo nominato Angelo De Francesco DS e Nico Scardace allenatore. Sinceramente non mi preoccupa perdere giocatori anche se a malincuore.

Il tasto dolente della squadra è il gran numero degli inattivi, avete presentato ricorso?

Valuteremo se ci sono gli estremi per fare ricorso, in questo momento è come se la squadra partisse da 0. L’obiettivo primario è, una volta trovati allenatore e DS, ritrovare il giusto spirito all’interno dello spogliatoio e lasciare andare chi è demotivato, tenerlo contro la sua volontà sarebbe controproducente per entrambe le parti.

Cosa volete ottenere da questa avventura?

Siamo qui per prendere in mano l’intera società, se ci abbiamo messo la faccia è solo per portare buoni risultati! Il nostro allenatore è convinto della possibile salvezza e spera di poter andare avanti anche in Europa.

Ai nostri microfoni anche il DS De Francesco che ci parla del recente passato e del futuro del Benevento:

L’obiettivo della nuova società è quello di rifondare la squadra dopo che l’ambiente è diventato molto aspro e non conforme alle linee che dovrebbero essere alla base di una squadra all’interno del progetto… Questo clima si è creato a causa della vecchia società di cui facevo parte, ma tengo a precisare che subito dopo la mia firma e il mio ingresso in squadra, Rito mi ha lasciato solo, senza nessun appoggio o aiuto.

In questo momento io, Marco, Manuel e Nico abbiamo come obbiettivo principale di stagione il rimanere in A e rifondare il Benevento, andare avanti il più possibile in Europa non guasterebbe…

Quanto alle cessioni di Sangiorgio e Frattoni non c’è stato modo di fargli cambiare idea e di farli rimanere con noi, ma va detto che loro erano i più attivi e quando hanno iniziato a vedere che la squadra stava collassando (Rito era diventato il fantasma del Rito che eravamo abituati a vedere) hanno cercato in tutti i modi di fare qualcosa, provando a riattivare i molti inattivi.

Le squadre di C all’assalto della Coppa Italia

Il quinto turno di Coppa Italia ha visto protagoniste ben tre squadre di Serie C e ben due sono riuscite ad accedere agli ottavi di finale della nostra ambita coppa nazionale: la Torres e il Venezia passano il turno, mentre l’Alessandria si ferma sotto i colpi di un ottimo Bari.

Vediamo nel dettaglio il cammino delle tre squadre

L’Alessandria al primo turno riesce ad avere la meglio sul Como per 3 a 2, al secondo turno riesce a battere la Triestina per 4 a 0, al terzo turno rifila un altro 4 a 0, questa volta ai danni del Mantova. La squadra piemontese sembra abbonata al 4 a 0, al quarto turno la vittima è il Trapani.

Gli orsi si arrendono allo stratosferico Bari con secco 2 a 0, uscendo a testa alta dal San Nicola di Bari e dalla coppa.

Questa la dichiarazione rilasciata dal capitano dell’Alessandria Claudio Di Mauro: “Sono molto orgoglioso e soddisfatto della prestazione della mia squadra.

Abbiamo affrontato il Bari senza nessun timore e non pensando alla evidente differenza di valori. Nel primo tempo abbiamo avuto diverse opportunità di andare in vantaggio ma sfortunatamente non siamo riusciti a trasformarle il goal.

Usciamo da questa Coppa Italia sicuramente a testa alta e con la convinzione di poter giocare alla pari con tutti. Sono sicuro che faremo una seconda parte di stagione da protagonisti poi alla fine faremo i conti.”

La Torres al primo turno maltratta la Casertana con un sonoro 5 a 0, con una tripletta di Benfort e doppietta di Cicerone. Poi è il turno del Pisa, battuto per 3 a 0.

La squadra di Sassari pesca poi l’Ascoli, che viene domata con un rocambolesco 3 a 2, fino ad arrivare al Verona battuto per 6 a 2 con una prestazione maiuscola di Badalamenti.

Scontro epico al quinto turno per i rossoblù: Torres – Milan! La squadra meneghina, scende in campo al Vanni Sanna con una formazione rimaneggiata, mentre la Torres sfoggia il suo migliore organico, avendo la meglio per 4 a 1.

Agli ottavi sorteggio Thrilling: Progetto Gaming – Torres! Sentiamo in merito una dichiarazione del tecnico della Torres Fabio Arcoleo: “Buonasera a tutti. Innanzi tutto, faccio i complimenti ai ragazzi, senza di loro non staremmo qui a parlare dei risultati ottenuti finora. Il nostro cammino in Coppa Italia è stato incredibile e vogliamo continuare a sognare!

Affronteremo una rosa piena di campioni ma che forse in questo momento sta avendo qualche difficoltà di troppo. Il nostro obiettivo, come sempre, è quello di dare il massimo e cercare di portare a casa i 3 punti. Partiamo sfavoriti e nessuno si aspetta una nostra vittoria, Mister Casalati inoltre ci ha già fatto male una volta, stroncando i nostri sogni di serie B ai playoff… vediamo se questa volta riusciremo a fargli uno scherzetto.

Noi andremo lì per portare a casa il bottino pieno e venderemo cara la pelle, conosco i ragazzi e non si tirano indietro chiunque sia il loro avversario. Sarà di certo una grande partita!”

Il Venezia inizia il suo cammino in Coppa Italia dal quarto turno imponendosi per due a zero ai danni della Sambenedettese, al quinto turno riesce ad avere la meglio sul Cesena solo ai tempi supplementari con un gol di Rossato che sancisce il 3 a 2 finale.

Agli ottavi affronterà la pimpante Ancona di Riccardo Rex, sulla partita con il Cesena e sul sorteggio è intervenuto ai nostri microfoni l’allenatore dei lagunari Tommaso Molin: “È stata una bellissima partita, affrontavamo una squadra di due categorie superiori e sapevamo sarebbe stata dura.

L’avevamo preparata bene e alla fine è girato tutto per il verso giusto, ora affronteremo un’altra difficilissima sfida contro la squadra che al precedente turno mi ha eliminato con la Roma, quindi sarà l’occasione per prendersi una rivincita (amichevole dato che io e il buon Rex siamo compagni nel PG), ma la cosa che più mi rende felice è la possibilità per i ragazzi di rivedersi in live cosa che in C si sa è molto difficile.

Chiaramente partiamo iper-svantaggiati ma nel calcio non si può mai sapere.”

La Solitudine del Numero 12

Oggi, cogliendo l’occasione di avere ai microfoni di Progetto X il numero 12 del Milan Pietro Caliendo, vogliamo puntare la lente d’ingrandimento sul ruolo dei numero 12 nel progetto. Il secondo portiere ha subito, nel corso degli anni, un profondo cambiamento, da chioccia per i portieri delle giovanili a vero e proprio rincalzo che non ha nulla da invidiare al numero 1.

Ciao Pietro, presentati ai nostri lettori sia dentro che fuori dal progetto.

Sono uno studente romano che attualmente sta prendendo una magistrale in criminologia, sono entrato a far parte di Progetto Football Manager perché amo il calcio e sono onorato di far parte di un grande club come il Milan

C’è chi considera il secondo portiere come un’entità che si spera non scenda mai in campo, altri li considerano dei titolari a tutti gli effetti che dividono la porta con il numero 1. Senti più tua la prima o la seconda definizione?

Penso sia fattibile dividere la porta con il numero 1, perché è un ruolo instabile nel senso che oggi sei decisivo, domani no. Perciò uno deve allenarsi per essere pronto a subentrare!

Come vivi il tuo ruolo da secondo?

Con tranquillità, rispetto il ruolo che ricopre Sassano in quanto abbiamo un bellissimo rapporto all’intento dello spogliatoio.

Ti è mai balenata l’idea di scendere di categoria, in cerca di un posto da titolare?

Sono partito dal Salò, dove è stata un’esperienza fantastica per poi giungere al Milan. Potrei chiedere di più? Sarà difficile questa stagione, ma sarà un motivo in più per fare il 110%

Capello asseriva che il ruolo del portiere è un ruolo diverso, dove non serve competizione ma serve fiducia, cosa ne pensi tu?

Condivido le parole del mister, perché come ho detto prima con Sassano ci sta un rapporto fantastico e arriverà il mio momento. Credo nel mister Gianberduca, una persona saggia in ogni scelta che compie

Mi piacerebbe commentassi queste due citazioni:

“Il portiere è un ruolo a rischio: ti martellano, e tu sei solo. Ti devi prendere la responsabilità, anche se agisci d’istinto.” (Emiliano Viviano)

“La vita è fatta di piccole solitudini, quella del portiere di più”. (Fabien Bartez)

Condivido in pieno con Viviano, ma anche del collega Bartez. Aggiungo una mia citazione “il potere è un umano che fa cose da alieno”. Il portiere è una missione umanitaria, in quanto deve disinnescare ogni bomba nemica!

L’impegno richiesto al portiere è aumentato notevolmente rispetto al passato, dove l’estremo difensore era solitamente quello che non ci sapeva fare con i piedi e che quindi veniva relegato nella sua porta. Hai dei piedi buoni? Stai cercando di migliorare le tue doti con la palla tra i piedi?

Il mio modello di riferimento, non mene voglia il mister, è Julio Cesar: abile in porta e con i piedi. Mi sento di definirmi discreto, anche perché sennò avrei fatto un altro ruolo (ride ndr)

Parliamo del Milan, riuscirai a giocarti le tue chanches?

sono sicuro che darò il mio contributo dentro e fuori il campo per dimostrare il mio valore! Mi sento parte del progetto e spero di farlo capire a chi vorrà entrare a far parte della grande famiglia Milan

Che stagione farà il Milan?

siamo un gruppo fenomenale con gente attaccata alla maglia, mi sento onorato di farne parte! Scherziamo, ridiamo ma soprattutto lottiamo su ogni fronte.

Terzout! Arriva Gambardella

La Fiorentina cambia di nuovo, Terzo costretto alla dimissioni causa sopraggiunti impegni lavorativi.

L’ex tecnico della Fiorentina ha dovuto rassegnare le proprie dimissioni alla vigilia dello scontro diretto, nella parte bassa del tabellone, contro il Cittadella.

I presidenti Iadicicco e Pusceddu si sono spesi nel tessere le lodi dell’ex tecnico, riconoscendogli il grande merito di aver contribuito a creare un ambiente sano e partecipe nello spogliatoio, precisando che questa non è stata una scelta tecnica nonostante il magro bottino in campionato della Viola.

Pusceddu ha sottolineato come Terzo sia ormai considerato un amico da parte di tutta la squadra, che ha avuto un impatto determinante nella gestione dello spogliatoio nel dopo-Torcolini, invogliando i giocatori della Fiorentina a impegnarsi di più all’interno del progetto.

Il Nuovo Tecnico Viola: Giuseppe Gambardella

La panchina sarà affidata all’esperto Giuseppe “Pippo” Gambardella, che entrerà a far parte anche della dirigenza.

L’ingresso in dirigenza di Gambardella è salutato positivamente da Iadicicco che, conoscendolo di persona, sa che è una persona affidabile, dello stesso parere è Pusceddu che è certo della serietà di Gambardella e del fatto che darà una nuova sferzata all’attività della squadra.

Nonostante il cambio di panchina, gli obiettivi della compagine Toscana non cambiano: playoff e attività, ci dice Angela Iadicicco, non si vuole lasciare nessuno indietro, non ci devono essere inattivi alla Fiorentina targata Iadicicco/Pusceddu/Gambardella.

Le parole a caldo di Pippo: “Voglio continuare a divertirmi in questo progetto e so che la Fiorentina mi permetterà di farlo, non conosco ancora bene la rosa, quindi ci sarà un periodo di profondo studio prima di intervenire sul mercato. Non sono un integralista tattico, per la scelta del modulo bisogna vedere la rosa cosa permette, coinvolgerò la squadra nella scelta del modulo. Di una cosa sono certo tutti i giocatori sono titolari, un occhio particolare andrà a chi è più attivo.”

Salernitana: Ammutinamento (al contrario)!

“È arrivato il momento.

Ufficialmente mi dimetto da allenatore della Salernitana. Dopo due stagioni e mezzo ho deciso di farmi da parte, non si tratta di abbandona la nave o altro ma semplicemente di aver capito che il bene della Salernitana è più importante.”

Questo è l’incipit del post di dimissioni da allenatore della Salernitana di Mirko Sangiorgio, schiacciato dallo sconforto di aver raccolto solo 3 punti (solo pareggi) nelle ultime nove partite, ruolino di marcia che inchioda i granata al 20° posto della Serie B PG.

Il passaggio sofferto continua così: “A Salerno siamo riusciti a creare un gruppo spettacolare, partendo da bonus bassissimi siamo riusciti a diventare i terzi come attività della serie B e tra i migliori del progetto.”

Infatti la Salernitana, anche se non accompagnata dai risultati in campo, ne registra di ottimi in termini di attività, come lo stesso Sangiorgio ha scritto.

“Sono state due stagioni e mezzo ricche di divertimenti e prese in giro. Vorrei ringraziarvi tutti a uno a uno ma il post diventerebbe lunghissimo. Ringrazio i presidenti che mi hanno scelto per avermi dato la possibilità di vivere quest’esperienza, ringrazio tutti i direttori sportivi che hanno lavorato con me e soprattutto i giocatori fantastici che ho avuto la fortuna di allenare. Io resterò con voi con una mansione differente ma continueremo a divertirci, questo è sicuro. Forza Salernitana!”

Lo spogliatoio è andato in subbuglio, c’è stata una vera e propria levata di scudi a favore del mister sotto al suo post delle dimissioni.

Fabbri: Io per questa stagione non posso dire più di tanto, perché come sai bene mi sono allontanato tantissimo dal progetto. Ma il primo anno in B, quando ero presidente, quando ti HO SCELTO, quando tu mi hai scelto, è stato bellissimo! Ci siamo divertiti, abbiamo creduto e sperato di salire in A assieme, abbiamo sempre trovato il modo di venirne fuori; se c’è una piccola cosa che mi ha tenuto legato al progetto, è la tua voglia, la tua simpatia, il tuo gruppo! Non l’ho fatto per fare un favore a te, ma più o meno è cosi, quindi senza te, sarà insensata la mia permanenza… ripensaci!

Fulchignoni: Qua non si vincono soldi, non ci saranno fama e gloria ad attenderci alla fine di questo cammino. A noi non frega nulla se non ci porti in serie A. Il divertimento di questo gioco è stare tutti insieme. Ma se tutti ti stanno dicendo che non condividono questa tua decisione dovresti riflettere. Abbiamo avuto delle sconfitte e con questo? A noi non importa. Giochiamo perché questo è un bellissimo gruppo con te a capo. Vai via tu sicuramente sì perderà questo collante che ci lega tutti.

Tentardini: A volte molte parole non servono. Il bene della Salernitana è il nostro gruppo, il bene della Salernitana è con te mister. Il resto sono chiacchiere. Grazie!

Sono riuscito, in seguito, a sentire direttamente il mister per avere sue ulteriori dichiarazioni.

Mister Sangiorgio, parliamo schiettamente, cosa non sta funzionando alla Salernitana? Mercato sbagliato?

Il ruolino di marcia della squadra è quello di 9 partite di fila senza vittoria.  6 sconfitte e 3 pareggi. Troppo poco per una squadra che a inizio anno puntava ai playoff.

I motivi di questa debacle sono diversi. Dal mercato praticamente inesistente, alle tattiche evidentemente non performanti. Mi prendo la piena responsabilità di tutto, come giusto che sia.

Questo le fa onore, ma non pensa che sia ancora presto per cercare un altro tecnico? La classifica è comunque corta, la decima posizione dista solo 9 punti.

Proprio per questo non volevo perdere tempo, per dare la possibilità al successore di poter lottare per i playoff. Non so se è la soluzione giusta, i giocatori, come ha saputo, stanno protestando e mi chiedono a gran voce di restare. Alcuni chiederanno la cessione perché per loro il progetto sono io. Questo mi fa un piacere immenso e mi dispiacerebbe tanto se una mia dimissione significherebbe “distruggere” la Salernitana.

Se posso svestirmi dal ruolo di giornalista e dire la mia, sono d’accordo con la squadra, la pensiamo un po’ tutti così Mister

Lo so, non pensavo di creare così tanto scalpore. Pensavo di lasciare la parte tecnica a un altro, magari più bravo di me e occuparmi comunque del gruppo come ho sempre fatto da presidente. Non pensavo fosse una scelta così tragica ma questa specie di “rivolta” mi fa pensare e riflettere un bel po’.

Convinto dai suoi giocatori a rimanere al timone della Salernitana, Mr. Sangiorgio suona la carica nella speranza di raddrizzare la stagione della squadra della squadra dell’Ippocampo.

Svestendomi nuovamente dal ruolo di mero cronista, voglio porre l’accento sulle dinamiche coesive del progetto. I gruppi che si creano vanno al di là del mero risultato in campo, centrando appieno l’obiettivo di un gioco di ruolo che rappresenta lo spogliatoio di una squadra che lotta insieme, divertendosi, per un unico ideale, facendo crescere rapporti di amicizia sincera, che travalicano gli schermi.

Brava Salernitana, i complimenti te li meriti tutti!

Nuovo DS per Fiorentina e Pescara

La Fiore fucina di nuovi DS

Quando la Fiorentina deve affidarsi a un nuovo DS, sceglie sempre di lanciare dei novizi per favorirne l’affermazione, di questa scelta e di molto altro ne abbiamo parlato con i presidenti Angela Iadicicco e Daniele Pusceddu e con il neo-DS Alessio Rossiello.

Angela Iadicicco e Daniele Pusceddu cosa vi spinge a investire sui nuovi DS?

Angela: Io penso che bisogna sempre dare un’opportunità a tutti: è giusto formare persone nuove in modo che queste entrino nel meccanismo del progetto al 100%. Così crescerà anche il progetto stesso. Mi piace trasmettere quello che io stesso ho imparato, avendo come esempio Deidda, Conte, Benedetti.

Daniele: Investiamo sui nuovi ragazzi soprattutto per farli appassionare al progetto e per crescere all’interno di esso.

Rifareste tutte le scelte societarie che avete fatto o cambiereste qualcosa della vostra esperienza alla Fiorentina?

Angela: Io non sono pentita delle scelte fatte, perché sia quelle positive che negative hanno insegnato qualcosa. Le cose negative aiutano più di quelle positive. Magari cercare Terzo, sempre se fosse stato libero, per la panchina della Fiorentina, dopo le dimissioni di De Giosa nella stagione 4, ma non è stato così, ed è giusto che le cose abbiano fatto il loro corso.

Daniele: Penso che mi muoverei con più calma adesso che ho immagazzinato una buona esperienza ho una visione più ampia nel progetto.

Cosa deve saper fare un DS per essere considerato un BUON DS?

Angela: Fare il DS non è facile, ma non è neanche difficile. Devi impegnarti, ma ciò non vuol dire che ti ruberà tempo. Con il nuovo bilancio ci sono delle scadenze, ma se fai le cose come si deve, non arrivi al giorno della scadenza che devi compilare tutto. Devi avere stima e rispetto verso gli altri DS, senza provare a fregarli. Devi avere attenzione per la squadra, esserci per essa, motivarla e controllare se c’è qualcosa che non va. Insomma non è solo vendere un giocatore a 4 Milioni o comprare il top player. Siamo una community e il fattore umano conta parecchio.

Daniele: Per me un buon Ds deve avere in primis la voglia di mettersi in gioco, socializzare, saper contrattare, avere spirito di iniziativa e avere l’ambizione di far crescere la propria squadra.

Cosa vi ha fatto scegliere Alessio? Cosa spicca in lui?

Angela: In realtà lui già si propose la prima volta che cercavamo un DS, ma alla fine la spuntò Aruta, anche perché Rossiello non aveva ancora il patentino. Adesso abbiamo puntato su Alessio perché mi sembra una persona intraprendente e che si impegna tanto. L’ho visto coinvolto e pronto a buttarsi in questa nuova avventura

Daniele: Quando uno si propone come DS è già una cosa positiva, perché essendo uno dei ruoli più difficili del progetto bisogna in primis aver voglia di farlo, poi avere come detto prima spirito d’iniziativa. Lui ha avuto entrambe le cose.

Io sono sempre stato dell’idea che nel Progetto ti diverti se ti impegni nel Progetto, Alessio Rossiello la pensi anche tu così?

Alessio: Sono d’accordissimo sulla cosa, anche perché la trovo una cosa abbastanza inutile essere utenti passivi. Una volta che si è nel gruppo, uno deve sempre cercare di dare il meglio, che hai uno o più ruoli, magari si possono trovare nuove amicizie e allargare anche il modo di vedere una cosa, confrontandoti con altre persone. Quindi sì: uno più si impegna, più si diverte (ovviamente impegni in real life permettendo, a mio avviso il progetto non toglie tempo, quindi si riesce a far conciliare perfettamente le cose)

Alessio Rossiello mi parli di te, del tuo rapporto con il progetto?

Alessio: Tutto iniziò quando non c’era ancora tutta la competizione ed i vari campionati, vedendo il buon Filippo che simulava le partite col Drink Team.

Un giorno, incuriosito, gli chiesi se sarei potuto entrare nella squadra. Venne creata così prima l’Entella e poi il Nac come squadre satellite; da quel momento ci fu il passaggio a Progetto Gaming e quindi la creazione della serie A e il Progetto come lo conosciamo adesso. Sono stato prima portiere della Roma e poi, grazie a Franceschi, portiere del Bologna (colgo l’occasione per salutare tutto il gruppo), e ora mi ritrovo nelle vesti di DS della viola.

Il me nella vita reale rispecchia il me nel progetto:  sono stato portiere di calcio a 11 arrivando in D (quindi con i ruoli ci troviamo perfettamente), la scheda tecnica iniziale combaciava con il mio stile di portiere (ottimo nello specchio della porta, pessimo nelle uscite) e soprattutto altezza e peso sono perfettamente uguali, quindi mi sono ritrovato davvero me stesso nei panni di un giocatore di serie A.

Oltre al calcio ho come passione le varie tecnologie in generale, i computer, fare lunghe passeggiate e lunghi tratti con l’auto… Beh, diciamo le cose che piacciono a tutti i ragazzi.

Inizialmente nel progetto entrai in punta di piedi, poi pian piano feci amicizia con  Trementozzi (primo allenatore avuto), poi con Franceschi (che ho avuto il piacere di incontrare più di una volta dal vivo) e man mano ho visto anche persone della mia città e limitrofe (Terzo è quello con cui ho “legato” di più in quanto ci siam visti in più di un’occasione, poi andando a Milano incontrai Pironti e Ballarini, al raduno a Napoli incontrai Torsello, Aruta, lady Angela, Maiorano, Gambardella, i Fulco’s ed altre persone. Al secondo raduno ho avuto il piacere di rivedere Terzo, Angela, Aruta, Gambardella (e consorte), quindi diciamo che il progetto mi ha fatto scoprire ed incontrare persone splendide che ormai posso definire amici.

Su cosa ti baserai nel momento in cui dovrai scegliere che stipendio dare a un giocatore? Hai già pensato a delle clausole in particolare?

Alessio: Su ciò mi trovi impreparato a dir la verità, ma non mi preoccupo affatto: come prima cosa parlerò con i giocatori per capire che intenzioni avranno, ossia se vogliono essere partecipi di questa avventura o essere semplici spettatori. In base alle loro risposte mi adeguerò di conseguenza.

Sono una persona a cui non piacciono i giri di parole e arrivo dritto al sodo, quindi se un giocatore garantisce attività e la si nota, non vedo il perché non adeguargli in futuro il contratto.

Ovviamente, ci metterò il mio per tenerli attivi e mi metterò a disposizione su eventuali richieste od altro, parlandone anche con i 2 presidenti.

Se c’è dialogo, confronto e serietà da parte di tutti, si potrà andare avanti su tutti i fronti e far crescere la società e conseguentemente la squadra.

Rivolgendoci al Progetto e non solo alla Fiorentina, avete qualcosa da dire alle nuove leve?

Angela: Inviterei chi magari ha intenzione di buttarsi nel ruolo da DS (aggiungo anche presidente, allenatore, MM, giornalista), ma ancora non lo ha fatto, di non preoccuparsi, molto si impara strada facendo. “Nessuno nasce imparato”, recitava un vecchio detto.

Daniele: vorrei motivare soprattutto i nuovi a intraprendere cariche, perché non solo ci si diverte di più ma si dà al progetto modo per crescere. A noi della Fiorentina piace motivare i nuovi (e i vecchi) utenti.

Nobody expects the Casertan Inquisition

Oggi ho intervistato un giocatore eccentrico, Difensore della Casertana e Crociato, un personaggio spiazzante, in grado di rispondere alla domanda: “Vuoi che la tua ruolata sia totalmente da inquisitore o posso fare domande anche al te stesso in real?”, in questa maniera: <<Non sono certo ci sia una reale differenza tra i due, ma per me va bene se vuoi allargare il campo.>>

Signori è con noi, accompagnato dal suo DS/Allenatore Simone Moricca, Montgomery Scott!

Montgomery, mi parli delle sue origini?

Montgomey Scott: Guardi, sono nato in una famiglia come tante. Gente onesta, lavoratori, molto religiosa nonostante i tempi che viviamo. Certo, può sembrare strano oggi pensare che il figlio di un falegname possa diventare un personaggio abbastanza famoso da meritare un’intervista, ma sono sempre stato un tradizionalista. Ho cominciato a giocare a calcio per caso, in parrocchia, dopo la Messa.

Mi dicono che negli anni delle giovanili l’abbiano trovato più volte a vestire una cotta di maglia sotto la maglia delle sua squadra, cosa insolita per il calcio moderno, cosa mi può dire a riguardo?

M: Guardi, so che può suonare strano, ma mi creda: fa miracoli un po’ di sacrificio per potenziare i propri muscoli. Mente sana in corpo sano. Indossare una cotta di maglia da 20 chili tempra il fisico, sicuramente, ma permette anche di volare una volta tolta per la partita. Potremmo dire che è come spogliarsi del peso dei peccati dopo una confessione. Giocando come difensore è importante essere sempre scattanti e, soprattutto, pronti ad ogni sacrificio per preservare l’integrità dell’area. Lei mi capisce.

Sono totalmente d’accordo, la realtà è molto più aspra degli allenamenti di Mimì Ayuara o di quelli di Dragon Ball. La sua realtà è molto più simile agli scenari ritratti dal video di Rosenrot dei Rammstein?

M: In un certo senso è così. La vita di un calciatore, soprattutto se ligure, è un costante susseguirsi di rancore, odio e privazioni. Eppure, tutto va vissuto nell’ottica redentiva del raggiungimento del bene superiore della squadra, anche se questo comporta talvolta delle scelte drastiche come nel video da lei citato. Quando qualcuno sbaglia, va punito severamente. È quello che faccio quando qualcuno, ad esempio, fa l’errore di entrare nella nostra area.

D’altro canto, è vero anche negli spogliatoi. Molto spesso mi è capitato di parlare con il Dott. Moricca riguardo le mie prestazioni, che talvolta ho trovato deludenti. Purtroppo, non ha mai approvato la mia proposta di usare un piccolo flagello per motivare la squadra.

Però devo dire che la proposta del nuovo allenatore di sottoporre i calciatori ad allenamenti a base di lunghe marce, giornate al poligono ed esercitazioni d’artiglieria è stata subito accettata. Abbiamo a cuore i nostri tesserati ed è giusto formarli in modo che abbiano la preparazione per un lavoro alla fine della carriera pedatoria.

A tal proposito mi viene in mente una frase che ripeteva spesso mio padre, legata alla battaglia della Somme nella Prima Guerra Mondiale: “L’artiglieria conquista, la fanteria occupa”, cercate di declinare questa massima anche in campo?

Simone Moricca: Durante la battaglia di Verdun sa quanti soldati hanno versato sangue, tra morti e feriti? Circa 600mila. Eppure, con l’aiuto dell’artiglieria, è bastata una dozzina di soldati del Brandeburgo per catturare il forte principale francese e dissanguare l’esercito nemico.

Noi cercheremo non solo di fare qualcosa di simile, ma anche di arrivare a marciare su Parigi.

Scott, voglio tornare un attimo alle origini, ha detto che ha iniziato per caso, in parrocchia, ci racconta come?

M: Certamente. Deve sapere che, quand’ero bambino io, già imperversavano queste mode dei cellulari, degli autoscatti e quant’altro. Un giorno, un ragazzino, tentò di fare una bravata in chiesa e di riprendersi col cellulare. Fortunatamente Don Guido lo vide, gli assestò un bel ceffone a cinque dita in faccia e fece cadere il cellulare. Ad essere del tutto onesto, il mio fu più un tentativo di evitarne una rovinosa caduta, ma il destino volle che prendessi detto arnese col collo del piede e lo sparassi direttamente oltre la porta d’ingresso. Ricordo ancora il volto sgomento del ragazzo, l’esultanza di Don Guido con tanto di “GOAL!” e la successiva sgridata. Per non aver preso in pieno il ragazzo. Fu allora che cominciò ad allenarmi: prima come attaccante, ma vista la mia propensione al contrasto preferì l’aiutarmi a studiare meglio come chiudere l’avversario in un angolo e proteggere la porta come un buon soldato di Cristo. Mi disse: “Sii come quella sentinella di Pompei che morì alle porte della città poiché nessuno venne a darle il cambio, ma combatti come gli Spartani alle Termopili quando qualcuno cerca di superarti”.

La mia più grande soddisfazione, ad oggi, è aver fornito l’assist decisivo nella partita contro l’Atletico Salesiano al grido di: “Scoutatemi questo!”.

Davvero interessante, ci vuole parlare dell’approdo alla Casertana e l’impatto che ha avuto con la Serie C?

M: Guardi, è accaduto tutto durante un pellegrinaggio a Lourdes. Mi ero recato là per un periodo di ritiro spirituale insieme ad alcuni amici, quando ho incontrato in maniera del tutto casuale il Dott. Moricca che stava accompagnando alcuni anziani. Stavamo giocando contro una squadretta di francesi della S. Pio X sul prato antistante la grotta, e ne avevo appena falciati un paio quando, prima di arrivare alle mani, qualcuno mi ha afferrato la spalla. Lì per lì ho pensato ad un miracolo, ma quando mi sono girato ho visto il Dott. Moricca fissarmi intensamente e dirmi: “Ragazzo, la vuoi mettere questa fottuta rabbia sotto contratto?”. I miei genitori non sono stati entusiasti del mio trasferimento in una zona tanto distante da casa, ma fortunatamente il mio contratto mi permette una certa… Libertà di movimento.

Per quanto riguarda l’impatto con la serie C, devo dire che si è rivelato più duro di quanto mi aspettassi. La prima partita è andata benone, abbiamo giocato bene come squadra e portato a casa un risultato importante, ma quest’ultimo incontro è stato deludente. Devo assolutamente fare di meglio e resistere come resistettero i nostri ad El-Alamein. Purtroppo, invece, siamo stati un po’ la Linea Maginot della situazioni e temo di aver fatto la fine del Belgio, meritando pienamente un votaccio al termine dell’impresa

S: Quando ci sono dei ragazzi così polivalenti, che arano la fascia, macellano caviglie, ergono muri e difendono le trincee, lasciare che il loro talento sia vanificato è un peccato. Dobbiamo aiutare i nostri giovani ad emergere e costruire un futuro migliore per il bene supremo (del Re e) della Patria, no?

Almeno, questo è quello che ci siamo detti nelle ultime riunioni di Lega… Con Montgomery ci siamo solo portati avanti sui nostri programmi.

M: Assolutamente. Dio è con noi, e le prossime partite lo dimostreranno. Siamo come gli ultimi cavalieri asserragliati a Kerak, non passerà il nemico.

S: Insomma, ecco perché Montgomery gioca nella Casertana: Dio lo vuole, Dio è con noi.

Montgomery Scott sta cercando, in qualche modo, di catechizzare lo spogliatoio? in troppi nel mondo del calcio nominano il nome di Dio invano…

M: Sì, è uno dei primi impegni che mi sono preso arrivando in squadra. Se vogliamo vincere, dobbiamo essere prima di tutto vincenti nella nostra vita interiore e di fede ed è per questo che ogni giorno ci impegniamo come squadra a migliorarci. C’è sempre chi resta un po’ indietro e va motivato a fare di meglio, ma ho convinto il nostro Fu- il nostro DS a portare direttamente alla S. Messa di Natale la squadra alla vicina parrocchia di S. Michele Arcangelo. I compagni per ora non ne sono entusiasti, ma sono certo che una volta superate le prime resistenze e placati gli animi di chi avrebbe voluto andare in discoteca a perdersi nel peccato, si convinceranno che è il modo migliore per prevalere sull’attuale tendenza negativa.

S: Le dirò una cosa: un tesista dell’Università della Campania ha rilevato che negli ultimi 13 mesi la Madonna è stata citata quotidianamente nei discorsi dei casertani da circa il 5% della popolazione, con picchi del 7% nei mesi di maggio e giugno. Non ci crederà, ma dopo l’arrivo di Monty nel mese di agosto siamo arrivati all’83% della popolazione che citava quotidianamente la Madonna, e le proiezioni su settembre ci danno il tasso in crescita all’86%.

Poi certo, non sta a noi indagare se siano rosari o imprecazioni, ma il dato è notevole.

M: Come diceva P. Pio, chi bestemmia attira su di sé le maledizioni del Cielo. Immagini cosa può capitare in uno spogliatoio dove questo accade spesso.

S: E voglio comunque dire che non è normale uno che entra negli spogliatoi con cilicio, rosario e fucile!

M: Questo è vero, ma va detto che non c’era altro modo per riportare ordine là dentro. Da quando il vecchio Gerardo ha fatto sentire la propria voce, il tasso di blasfemia si è ridotto drasticamente.

Moricca, quindi è una sorta di amore/odio? Sono più i pro o i contro?

S: O lo fanno Santo o lo ammazzano. Finora ho dovuto stuccare 719 colpi non andati a segno nello spogliatoio, quindi le lascio immaginare quale sia la più probabile tra le due. Io ho pagato più in colorificio che di stipendio, ma lui deve per forza avere protezioni molto potenti.

O, in aggiunta, gli altri hanno una mira di merda e devono allenarsi di più.

M: Erano pallini piccoli piccoli. Da passerotto. (Montgomery dice “Cit.”)

S: Sì, ma tu sei un cinghiale, santo cielo!

ATTENZIONE! È un’invocazione o un’imprecazione?

S: Invoco che possa fornirci tanto ragù di cinghiale. E anche del cinghiale in agrodolce.

I pasti vanno preparati, e non posso fare affidamento solo sul contrab… Sullo zio macellaio dei marketing manager.

Arriviamo al suo numero di Maglia, qual è e cosa ha di speciale?

Ho scelto io stesso l’88 come numero di maglia per molti, e spero evidenti, motivi. Chiaramente parlo del fatto che esso rappresenta l’infinito e la duplicità dello stesso: da un lato l’infinita sapienza divina nella creazione, dall’altro l’infinita misericordia e l’invincibile giustizia del Signore che osserva ogni nostra azione. Ogni nostro pensiero. Ogni nostra omissione. Ecco, quando scendiamo in campo con il collega Sisto, che ha preso invece il numero 14 in memoria dei 12 apostoli, Cristo e S. Paolo che divenne il 14° apostolo, io credo che si formi una coppia di difesa inarrestabile e benedetta. Spesso ho sentito delle illazioni senza fondamento riguardanti tale numero, ma come le confermerà il DS si tratta di bufale messe in mezzo da gente che vorrebbe screditare il buon nome della squadra.

S: Purtroppo, i tifosi del Livorno si sono risentiti parecchio, così come al contrario pare che le loro maglie siano diventate cult nella curva laziale, insieme alle icone dell’operazione nostalgia Gascoigne e Di Canio… Posso dire invece che apprezziamo maggiormente gli attestati di stima che abbiamo ricevuto dal Savoia e dai francesi del Croix de Savoie, ma anche dal Nizza, dall’Ajaccio e dal Rijeka e dall’Istra 1961. Stiamo tornando a farci conoscere, ecco.

D’altronde, credo sia naturale avere dei progetti di espansione e rinforzare i legami coi nostri fratelli d’oltreconfine. (di sottofondo parte la Canzone del Piave)

Montgomery Scott qual è la giornata tipo di un crociato/giocatore di calcio?

M: Sveglia al mattino presto per la preghiera, poi tanto esercizio fisico, un pranzo gustoso ma leggero, un rapido riposino e poi di nuovo ad allenarsi. La sera è dedicata agli hobby: miniature, videogiochi, lettura, ed infine alla preghiera prima del sonno. Essere un calciatore, avere la possibilità di influenzare le vite degli altri, è una responsabilità che un uomo non dovrebbe affrontare da solo: per mia fortuna ho una dirigenza attenta, un Dio benevolo, amici fedeli ed una famigli amorevole a supportarmi e guidarmi per il retto cammino. Anche se andassi per valle oscura non temerei alcun male. L’importante, per me, è arrivare al termine di ogni giornata sapendo di aver combattuto la buona battaglia, terminato la corsa, conservato la fede.

Scott mi è giunta voce che lei è diventato il punto di riferimento spirituale per Invernizzi, che dopo una gloriosa carriera in A è arrivato a Caserta a vivere il suo tramonto professionale, infatti cito testualmente il portiere: “Dall’altra, molti di quei soldi andavano a ripagare i debiti che da sempre accumulo per la mia dipendenza da alcool e gioco d’azzardo. Alcuni nuovi compagni, non posso dire i nomi per riservatezza, mi stanno portando verso una vita di sobrietà e ritiro spirituale. Ne uscirò più forte.”, parla di lei?

M: Invernizzi ha molto sofferto per i suoi peccati, ma non è dipesa da me la sua conversione, quanto dal Signore che ha aperto la sua mente ed il suo cuore alla conversione. Io, al massimo, posso essere un indegno intermediario che fa il possibile per accompagnare un fratello verso la luce. Talvolta ci vuole fermezza, talvolta ci vuole durezza, talvolta serve invece misericordia. Od una sfida che non poteva rifiutare, e che ha perso. È un giocatore di calcio eccellente, ma non altrettanto si può dire per le sue capacità di videogiocatore, per sua fortuna.

È stato grazie a questi che abbiamo potuto stabilire un legame, una connessione, portandolo ad abbandonare uno stile di vita dissoluto per potersi affacciare a qualcosa di più sano, sobrio e, mi si permetta, economico.

S: Voglio dire al ragionier Pizzuti che le voce “cappellano militare” e “confessore personale” non vanno a bilancio, li paga lui con l’8 per 1000

A entrambi chiedo, per concludere, cosa vi aspettate l’un dall’altro in questa stagione?

M: Non ho aspettative sull’operato del Dott. Moricca, ho solo piena ed incrollabile fede nel fatto che farà ciò che è necessario per la squadra, anche se talvolta troveremo le sue azioni incomprensibili o discutibili. Lui è la nostra guida, a noi seguirlo verso la vittoria finale.

S: Abbiamo per le mani il potenziale di un giovane uomo superiore per talento, e spero anche come persona, ai tanti che si sono dichiarati “atleti di Cristo” negli ultimi anni. Mi aspetto che Monty faccia dire di sé “cristo che atleta!” e si guadagni sul campo una convocazione in Nazionale Under 19. Tra i ragazzi della sua età è probabilmente il più patriottico in circolazione.

E poi, con tutto l’aiuto possibile, che sia determinante nel giungere all’obiettivo promozione.

Il Vecchio del Campobasso

Oggi siamo qui con Francesco Vecchio, che ha accettato il nostro invito.

G: Ciao, sono felice che tu abbia trovato un minuto per partecipare a questa intervista. Innanzitutto, presentati.

F: Ciao, io sono Francesco Vecchio, ho 16 anni e vivo a Catania. Nella vita faccio lo studente della terza superiore (I Liceo) al classico M. Cutelli di Catania. La mia passione nella vita è il calcio che seguo a 360° ed è, ovviamente, presente per me nella vita di tutti i giorni. In particolare, sono un grandissimo tifoso del S.S.C. NAPOLI da 6 anni a questa parte; come Nazionali le 2 che tifo sono Italia e Belgio. Nella vita, oltre a studiare, sono anche un attaccante (AS, ATT) del Campobasso.

G: Come hai conosciuto il Progetto?

F: Allora, tutto ebbe inizio dal Big Bang…. Ehm, volevo dire…. Mentre camminavo per via Cagliari per andare alla posta, calpestai una gomma da masticare… in quell’attimo nacque il tutto (o come diremmo in filosofia: l’Archè). Quando successe ciò, io sentì dentro me una forte e strana voglia di bestemmiare, pertanto contattai immediatamente mio cugino Luciano Castorina (giocatore della Torres) per spiegargli tutta la situazione. In quel momento, quest’ultimo notò che dentro di me c’era la stoffa adatta per poter entrare in un certo gruppo WhatsApp di nome Diocesano. In codesto gruppo c’erano altre due persone, dove una di queste mi offrì l’opportunità di poter giocare con la maglia del Campobasso Calcio, cosa che mi attirò subito e presentai il mio curriculum alla squadra rossoblù.

G: Quali sono le tue impressioni all’interno del Progetto? Come ti trovi?

F: Fin da quando entrai per la prima volta in questa realtà chiamata “Campobasso”, notai subito un atteggiamento amichevole ed addirittura familiare. Mi hanno accolto come se mi conoscessero da una vita e questa cosa mi ha stupito incredibilmente, a tal punto che, anche ricevendo offerte da squadre sulla carta più forti, sono rimasto per inseguire l’obiettivo da tutti noi imposto: LA SERIE B.

G: So che hai cominciato l’avventura nel Progetto solamente verso la fine della Stagione 4, ma quali sono i tuoi principali obiettivi?

F: Innanzitutto dare il tutto per tutto affinché la mia squadra riesca a staccare il biglietto per la Serie B, ma se devo svelare un obiettivo personale, posso dire che terrei ad avere più presenze possibili, ma bisogna giocare bene per poter ambire alla titolarità. Spero anche di alternare goal ed assist nelle mie buone prestazioni.

G: Cosa ti ha convinto a scegliere il Campobasso del presidente Stranges e dell’allenatore Raoul Guzzi?

F: Come ho detto precedentemente, appena sono entrato nel Progetto, ho avuto il caloroso benvenuto da parte della società, in particolare del mister Raoul Guzzi e del presidente Stranges. Quest’ultimo è stato immediatamente disponibile a spiegare le regole e a limare gli ultimi dettagli del contratto; parlando invece del mister, posso dire che ha avuto subito grande fiducia in me, facendomi entrare nelle gerarchie della squadra piano piano.

G: Tra la fine della vecchia stagione e l’inizio della nuova c’è stato il calciomercato, e molte squadre, anche di categoria superiore, hanno cercato di ingaggiarti. Cos’è che ti ha fatto dire di no?

F: Come avevo detto prima, ciò che mi ha spinto a prendere questa decisione è stato il fatto che all’interno di questa società c’è molta fiducia nelle potenzialità dei calciatori impiegati e c’è un obiettivo da raggiungere che mi pongo come primo step della mia carriera.

G: Stiamo entrando nel vivo della Stagione 5, e il Campobasso già si trova nelle posizioni più alte della classifica. Dove potrebbe arrivare quest’anno?

F: Bisogna continuare così, perché siamo nella strada giusta e possiamo anche puntare a posizioni più ambite se le altre squadre ce lo concedono. Ma ripeto, noi dobbiamo continuare così, non guardando la classifica e con i risultati degli altri campi che potrebbero affliggerci sensazioni negative. In poche parole, fiducia perché questa squadra è in grado di mettere in difficoltà qualunque avversario.

G: Alla fine della Stagione 4, nel Campobasso solo 3 giocatori (te compreso) hanno ottenuto almeno un bonus. Hai intenzione di caricarti la squadra alle tue spalle e aiutarla a raccattare bonus?

F: Caricarmi la squadra credo sia un termine troppo azzardato, ma ripeto, sono pronto a dare il 101% per questa maglia, sperando che i miei compagni facciano lo stesso.

G: Hai già conosciuto membri del Progetto offline? Vorresti partecipare ad un suo raduno?

F: Purtroppo della mia squadra non conosco nessuno di presenza, ma conosco un giocatore della Torres: cioè Luciano Castorina, che è mio cugino. Mi auguro un giorno di poter partecipare a un raduno, mai dire mai.

G: Chi ti sta più simpatico all’interno del Progetto?

F: Non c’è chi più o chi meno, ma siamo tutti uniti per soddisfare le aspettative della dirigenza.

G: Cosa consiglieresti a tutti per vivere al meglio il Progetto?

F: Farsi piacere tutto il contesto e farlo solo se piace davvero, per poter sfornare prestazioni all’altezza del club. E soprattutto rispettare le regole del gioco.

G: Cosa cambieresti all’interno del Progetto?

F: Nulla, è tutto perfetto.

G: Grazie per il tempo che ci hai dato. Ci potresti fare un saluto alla redazione di Progetto X?

F: Un saluto a tutti i tifosi del bel calcio, alla redazione di Progetto X e forza Campobasso!

Sambenedettese, l’anno della conferma

Cari lettori, bentornati nella rubrica: ConosciamoCi meglio

In questa prima intervista della S5 andiamo ad analizzare una delle rivelazioni delle prime giornate: La Sambenedettese. Lo facciamo con il suo presidente Giorgio Sciubba e il suo allenatore Giovanni De Lucia.

Ciao Giorgio, Perché hai deciso di diventare presidente?

Volevo iniziare un progetto tutto mio, ed appena la C è diventata umana mi ci sono fiondato. È una bella sfida, partire da zero, con la paura di iniziare il campionato senza avere 15 giocatori e senza allenatore, ma, per fortuna, ho superato alla grande questo problema.

Perché hai scelto la Sambenedettese?

La mia prima scelta era Perugia, perché sono diventato simpatizzante della squadra da quando studio in questa bellissima città, ma era già presa. Allora ho scelto la Samb, altra squadra che simpatizzo perché ogni anno vado al mare lì vicino.

La scorsa stagione è stata al di sopra di ogni aspettativa ed è culminata con l’uscita ai Playoff proprio contro il Perugia. Mi puoi descrivere tutte le emozioni della scorsa stagione?

Il nostro obiettivo era quello di arrivare ai playoff, eravamo una delle poche squadre non affiliate, quindi partivamo svantaggiati. Siamo partiti con il freno a mano, siamo stati fuori dai playoff per la maggior parte del campionato, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. La squadra era molto soddisfatta, e ha cominciato a credere alla B. Prendere il Perugia al primo turno era destino, perché è anche la squadra del mio amico ed attuale mio presidente William Cioè. Erano più forti, quindi sapevo che non avremmo superato il turno, ma ero comunque deluso.

Parliamo un po’ del mercato estivo. È stata una rivoluzione o avete trattenuto tutti i vostri giocatori?

Abbiamo preso solo 4 giocatori: Lava, Conte, Zauli e Pezzella, per sostituire: gli svincolati Constantino, Sciammetta, Ciro de Martino (in prestito dall’Udinese) e Patrick Capobianco (trasferimento al Napoli). Quest’ultimo è stata un cessione sofferta, ma quando chiama la A è difficile rifiutare. Abbiamo trattenuto tutti gli altri perché è importante avere un gruppo solido e attivo (abbiamo portato 1.5 milioni di bonus) come il nostro. Sono arrivate offerte importanti per i fratelli Scasciafratti, Tommasi, Antonuccio e Aiello ma era meglio per noi (e per loro) rimanere.

Ti aspettavi questo inizio di campionato?

Si, siamo partiti forte, dobbiamo arrivare almeno tra le prime 3. Il livello del nostro girone si è alzato, la SPAL pare imbattibile, poi ci sono tuttocuoio San Marino, Sanremese e Piacenza, ma possiamo dire la nostra, e queste tre partite lo hanno dimostrato.

Passiamo a fare alcune domande a Giovanni .

Ciao Giovanni, Giorgio mi ha accennato che ti ha lasciato carta bianca. Come la vivi questa cosa?

Mi ha fatto molto piacere la fiducia, non c’è dubbio, anche perché mi dá più responsabilità e meno spazio all’interpretazione del mio operato. Mi viene data libertà in tutto e questo metterà subito in luce le mie responsabilità in eventuali sconfitte inopportune.

Qual è la tua filosofia? Cambi modulo in base all’avversario o hai un modulo fisso? Sei un catenacciaro o uno che vuole calcio spettacolo?

La squadra è costruita per essere quadrata in campo, esprimere un gioco pulito lasciando comunque spazio alle qualitá dei singoli, che hanno qualche guizzo nei piedi e lo dimostrano ad ogni partita. Per fortuna abbiamo una rosa eterogenea quando limitata, quindi mantenendo lo stesso modulo di base riusciamo a dare un po’ di variabilità a seconda dei titolari, questo ci aiuta molto ed è anche la direzione in cui sono andati i potenziamenti. Tutto il resto lo si ottiene col giusto equilibrio tra catenaccio e attacco totale.

Avete una stella in squadra?Parlaci un po’ di lui.

Quest’anno si stanno spostando un po’ gli equilibri, ma oggettivamente il primo a raggiungere un traguardo importante è stato Federico Scasciafratti. Tuttavia la sua convocazione in nazionale non mette in secondo piano le prestazioni assurde degli altri 14, che in un modo o nell’altro contribuiscono tutti alla stessa maniera. Il bello è che il gruppo è coeso dentro e fuori dal campo.

Chi è l’utente che sia per le ottime prestazioni in campo e sia per l’attività può fare meglio nel progetto?

Ce ne sono vari in squadra, chi per creatività, chi per motivazione, chi per l’ironia… Si distinguono quasi tutti. Hanno un modo di comunicare e partecipare che in altre squadre non ho visto.

Ultima domanda per tutti e due: quali sono i progetti futuri?

Giovanni: Fare bene con questa squadra per quest’anno. La promozione è un obiettivo, ma ci lavoriamo con calma. In più penso che sarà la mia ultima stagione da allenatore, per vari motivi. Ma lo dicevo anche dopo Udine… su questo non so darti risposte sicure perchè non mi fido nemmeno di me.

GiorgioLa B, provare quel campionato, giocare contro le squadre storiche di quel campionato. Un obbiettivo importante è quello di diventare una squadra ancor più attiva, applicare il modello Frosinone, squadra a cui mi ispiro.

Ringrazio il presidente e l’allenatore per l’intervista concessa, e gli auguro le migliori fortune per la stagione appena cominciata.

Scritto da Fiore Gabriele Giordano | Revisionato da Gad Hakimian