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FM Sound #1: Alberto De Donatis


Di Valerio Cicchinelli. Grafica a cura di Simone Bonaldi


Il calcio è un sport universale. Quest’affermazione per quanto possa sembrare troppo netta, ha in se più di un fondo di verità. Aldilà dei numeri e della grandezza di questo fenomeno sportivo infatti, c’è tutto un affresco di storie ed episodi che vanno a legarsi con le varie fasi della vita della società e delle persone in generale. Dalle tradizioni orali dei nostri nonni, vecchi tifosi ancora legati ad una visione romantica del gioco, agli eventi politici legati a doppio filo con i delicati equilibri internazionali, tanti sono gli aneddoti che è possibile ritrovare nella cultura di massa, che nutre e si nutre di quelle che sono le emozioni e le vicende espresse da questa attività sportiva. Tra i tanti campi interconnessi con questa è innegabile come la musica occupi una grande fetta della scena. Ogni squadra ha il suo inno, ogni competizione la sua sigla, ogni tifoseria la sua canzone e ogni giocatore il suo coro. Tanti i momenti accompagnati da una colonna sonora che diventa simbolo e impalcatura di un ricordo indelebile. Pensiamo a ” Seven Nation Army ” dei Whitestripes per esempio, trasformatasi da canzone simbolo di certo Alternative/Rock a vera e propria mania dopo la vittoria dei mondiali del 2006. Oppure alla bellissima ” Grazie Roma ” di Antonello Venditti, scritta da un cantautore innamorato del calcio e della propria squadra, la Roma per l’appunto, capace così di legare ancora di più una tifoseria forte ed orgogliosa come quella romanista. E ancora gli show per gli eventi più grandi, l’inno della champions, i brividi allo stadio quando sentiamo un coro cantato da 40000 anime unite da una sola passione. Insomma la musica, che è già elemento fondamentale della nostra comunicazione, è decisamente legata a doppio filo con il calcio e le sue storie. Per questo motivo abbiamo deciso di aprire questa rubrica dove andremo ad intervistare gli elementi del campionato di FM proponendo loro di raccontarci attraverso le loro preferenze musicali, opinioni e sensazioni legati ad un giocatore, una partita o all’anima stessa del progetto. Un nuovo e inedito punto di vista dunque, attraversato da note e liriche che potranno dirci qualcosa di più su come viviamo questa passione e su quanto sia forte il legame tra musica e pallone.

Per l’occasione abbiamo deciso di invitare a questa prima intervista uno dei volti più noti del nostro progetto, la persona che ad ogni live ci dona perle su perle con la sua ironia, le sue espressioni e anche con la sua cultura. Stiamo parlando ovviamente di Alberto De Donatis, admin di Progetto Gaming e già Ct della Nazionale Italiana, capitano e Ds del Genoa e Ds del Crema. De Donatis ha più e più volte dimostrato il suo grande amore per la musica e dato il ruolo abbiamo pensato che fosse giusto partire proprio con lui per quella che speriamo possa divenire una rubrica di confronto, scambio e divertimento. Nell’intervista effettueremo sia delle domande relative al progetto, le domande in FM, sia sulla vita privata, quelle AM.  Mettetevi dunque comodi, si parte con la intervista di FM SOUND.


AM ( Amplitude Modulation ): la vita privata.

Buonasera Sig. De Donatis, “Progetto X”  innanzitutto la ringraziamo per averci concesso quest’intervista. Sappiamo della sua grande passione e ci è sembrato naturale cominciare questo percorso partendo proprio da lei e dal suo punto di vista. Prima di passare però alle domande specifiche le chiederei di raccontarci il suo amore per la musica, quella che sente più adatta a se e le band che hanno influito maggiormente sulla sua crescita personale.

Buonasera Progetto X, che piacere! Il mio amore per la musica, eh, quanto tempo avete? Sono cresciuto ascoltando un po’ passivamente Queen e Michael Jackson e un po’ di britpop, causa sorella maggiore. Negli anni del liceo ho cominciato a virare verso un approccio più personale, ma è stato il primo anno di università ad aprirmi le orecchie. Avevo tanto tempo a disposizione, ero per la maggior parte del tempo solo e con finalmente una buona connessione internet. Ricordo ancora adesso il momento in cui ho ascoltato per la prima volta, a luci spente, ” Interstellar Overdrive ” dei Pink Floyd: mi ha trapassato il cervello. Da lì i gusti si sono ampliati ed evoluti; dovessi indicare due generi preferiti andrei sul post-punk/new wave di Joy Division, The Cure e simili da un lato, e sull’alternative rock anni 90 dall’altro. Band che hanno influito ce ne sono parecchie: HIM e Queen agli inizi, Pink Floyd in maniera enorme, Beatles a carrettate, ancora Joy Division, vissuti come una malattia, Cure, Oasis, Smashing Pumpkins come una bella passione, David Bowie a corrente alternata, Nirvana e Pearl Jam per testa e cuore, Ministri da fanboy. Chi mi ha portato a suonare la batteria invece sono stati probabilmente i System of a Down.

Volendo parlare di lei nella vita di ogni giorno, cosa può dirci circa la sua professione? Qual è il lavoro di Alberto e quale canzone pensa possa descrivere il ruolo e il suo impiego?

La mia professione? Insegnante di inglese. Cerco sempre di infilare citazioni di canzoni o di far rapportare i ragazzi ad una musica che, nella quasi totalità dei casi, è percepita come “vecchia” o “troppo difficile”. Per descrivere il mio lavoro userei “A Day in the Life” dei Beatles: la straordinarietà della vita quotidiana, elevata a livelli lirici e musicali incredibili.

A proposito di scuola, ci interesserebbe il suo punto di vista circa lo stato della stessa, la sua condizione e la colonna sonora che potrebbe raccontare al meglio l’attuale condizione di questo elemento culturale così fondamentale per la società.

Lo stato della scuola non è positivo. Servirebbero più risorse, e si parla di tagli. Servirebbe più chiarezza, e aumenta la burocrazia. Ultimamente sono rimasto scottato e decisamente amareggiato dalla mancanza di etica e di responsabilità di alcuni miei colleghi. Non sono un ottimista di mio, ma per alla scuola dedico “Day of the Lords” dei Joy Division: “There’s no room for the weak, where will it end?”.

Ultimamente sappiamo che è stato alle prese con un trasloco e con la sistemazione di una nuova casa. Conoscendo la fatica e l’impegno che questo comporta, qual è, se c’è stata, la musica che ha accompagnato questo spostamento e con quali brani identificherebbe le due abitazioni, sia quella nuova che quella vecchia?

Che bellissima domanda, non ci avevo pensato. C’è stata tanta musica in questa piccola casa sul mare in questi 6 anni, e spero ce ne sarà altrettanta in quella nuova in collina, vicini permettendo. Ci sono stati momenti bellissimi e pagine terribili che mi rimarranno per sempre cucite addosso. Direi “Here is the House” dei Depeche Mode per quella che sto per lasciare e “Brand New Start” degli Alter Bridge per quella nuova.

Capitolo vita privata: senza voler essere indiscreti ciò che ci intriga sapere è se c’è un autore che sente più vicino a quella che è la sua storia personale. L’artista insomma che attraverso le sue liriche e i suoi testi riesce sempre a farle ritrovare un paragone o ricordo rispetto a quello che è il suo presente.

Come tutti ho la sensazione che delle volte le canzoni parlino proprio a te, che siano state scritte spiandoti dal buco della serratura. Nei periodi più bui ho avuto un legame fortissimo con Ian Curtis dei Joy Division e Roger Waters dei Pink Floyd. Ma se dovessi scegliere una canzone che mi centri perfettamente, “Release” dei Pearl Jam. Parla del rapporto di Eddie Vedder con suo padre, figura fondamentale che non c’è più. Quando al loro concerto dell’anno scorso, hanno aperto proprio con quella canzone, sono scoppiato in un pianto a dirotto. “Dear Dad, can you see me now? I am myself, like you somehow”.

Cercando qualche informazione in più su di lei, abbiamo scoperto dei trascorsi radiofonici avuti qualche tempo fa. Sappiamo anche che questa rappresenta una sua grande passione. Nell’ambito di quest’ultima come è arrivato a fare questa esperienza e come si poneva Alberto De Donatis verso i propri ascoltatori?

La radio si. In realtà era la prima volta che mi cimentavo con questo medium. Avevo già presentato manifestazioni qui nel Ponente ligure, soprattutto di stampo musicale, ma il coinvolgimento diretto, cieco ma profondissimo, della radiofonia mi ha conquistato. Progetto Gaming aveva intenzione di aprire una collaborazione con la webradio ” RadioSpeed “, e così Filippo Ballarini mi ha proposto la cosa, questo prima che diventassi admin di Progetto FM nel Maggio 2018. Sarà per la musica, sarà per la voce magari, non saprei. In ogni caso mi sono molto divertito ;era bello sapere che diverse persone da tutta Italia si ritagliavano un piccolo spazio per ascoltare me, i miei ospiti o le mie scelte musicali. Intimo, ma splendido.

C’è un brano legato alla sua squadra del cuore, un inno o comunque qualcosa che le riporta alla mente dei bei ricordi relativi al calcio giocato ?

Sono interista, quindi i bei ricordi scarseggiano! Scherzi a parte, sarebbe facile citare gli inni della squadra. E allora vi dico “You Get What You Give” dei New Radicals; oltre al titolo che racchiude bene l’essenza dell’Inter, mi riporta alla mente al 1998, a Ronaldo, a quell’Inter adolescente, piena di sogni e amarezze.

FM ( Frequency Modulation ): Le domande sul progetto!

Passiamo al progetto FM dunque. La prima cosa che mi viene da chiederle è di assegnare un testo o una citazione, ovviamente corredata della relativa musica, al rapporto che ha con il suo compagno di live, ovvero Filippo Scudetto Ballarini.

Mamma mia, dovrei assegnargli qualcosa di orribile, visto che Fil è musicalmente un unno! In realtà in live ci troviamo bene. Così come mi trovavo bene con Ale ( Alessandro Pironti , ndr. ), e sono felice di assegnargli “The Pretender” dei Foo Fighters. Non che lui faccia finta, ma in fondo quando andiamo in live un po’ di cinema lo dobbiamo fare. E in ogni caso ha scelto lui questa traccia come protagonista della sua umiliazione canora al TwitchCon di Berlino!

Se dovessi io chiederle di esprimere attraverso uno strumentale o un accompagnamento orchestrale quello che per lei rappresenta tutto il progetto gaming ed FM, quale sarebbe la sua risposta e quale sensazione in particolare le restituisce la partecipazione della community.

Un misto tra ” Comfortably Numb ” dei Pink Floyd e ” Tubthumping ” dei Chumbawamba. Ovvero, costruzione di qualcosa di semplice, ma potente ed emotivo, mischiato con un casino inverecondo. Proviamo a mixarle insieme! Anzi no vi prego, non fatelo.

Ct della Nazionale, DS del Crema, Ds e capitano del Genova. Per ognuno di questi ruoli ci può suggerire una canzone o un album che le viene in mente pensando ad ogni singola esperienza e ruolo da lei assunto ?

Ci proviamo!

Ct della Nazionale: ” Stairway to Heaven ” dei Led Zeppelin. Che altro posso sperare di raggiungere?

DS del Crema: qualcosa dei Cream, per ovvie ragioni, “Sunshine of Your Love”!

DS e Capitano del Genoa, spesso inscindibili: ” Silverfuck ” degli Smashing Pumpkins, che saliscendi!

Al Crema la panchina è affidata ad un altro volto noto del campionato, cioè Alessandro Pironti. Qual è il rapporto con il suo allenatore e quale musica, secondo lei, sarebbe più adatta a descrivere quest’ultimo.

Ale è molto più del mio allenatore al Crema, è una figura fondamentale nel gioco e un amico, oltre che un grande intenditore di musica. Mi viene, non so perchè, “All the Young Dudes”, scritta da Bowie per i Mott the Hoople, da dedicare a noi due ragazzini ultratrentenni.

Campionati e nazionali: per ognuna di queste competizioni una colonna sonora. Quale?

Serie A: ” Princes of the Universe ” dei Queen, da dedicare a Lazio e Cremonese e ai rispettivi mister che hanno ucciso il campionato.

Serie B: ” My Favourite Game “, The Cardigans. Musica da auto se ce n’è una, con tutti che scappano, rallentano, si sorpassano.

Serie C: ” Anarchy in the UK ” dei Sex Pistols. E chi ci capisce qualcosa? Disordine organizzato.

La mia nazionale è una superband, ma non alla “We are the World”, bensì più alla Audioslave. Andiamo con “Cochise”. Le under sono qualcosa di giovane e minaccioso, tipo “Violence” dei Blink-182. Il Senegal? ” Sex On Fire ” dei Kings of Leon.

In questa intervista abbiamo voluto indagare un po’ sulla sua persona e i suoi punti di vista. Ci sembra però interessante sapere quale associazione le viene in mente rispetto a noi, cioè a ” Progetto X “.

Progetto X in una canzone, vediamo.: direi ” Informer “, di MC Snow.

Ci nomina gentilmente dei giocatori che per lei sono da considerare dei top del progetto e quelli che considera possano essere degli astri nascenti delle varie competizioni? Nemmeno a dirlo, con una canzone, ovviamente..

Calciatori fortunatamente ne abbiamo tanti, è una community molto positiva. Purtroppo a livello musicale andiamo male, specialmente nel mio povero Genoa. Dai, faccio un elenco, ma di utenti in generale.

Salvatore Campagna: ” Master of Puppets ” – Metallica. Non devo spiegare, vero?

Federico Gallarato:  ” Everlong “- Foo Fighters. Giganti del suono, ma con dolcezza qui.

Paolo Di Stefano: ” Noi Fuori ” – Ministri

Paolo Puzzer & Veronica Di Paolo: ” Old School Hollywood ” dei SOAD (System of a down, ndr. ). Semplicemente me li ricordano.

Nicholas Michelini: ” Beautiful Disaster ” dei 311

Danilo Trojer: Direi ” La Crisi ” dei Bluvertigo.

Paolo Bianchi: qualcosa di figo e di acchiappafighe, tipo ” Sweet Child O’ Mine ” dei Guns n’ Roses.

Nicola Filippone: ” Genova per noi ” di Paolo Conte

Mark Aperio: ” Johnny Come Home ” – FYC ( Fine Young Cannibal, ndr. ). Torna a casa!

Claudio Però: ” Blasphemous Rumours ” dei Depeche Mode

Yuri Monti: qualcosa degli Slipknot, data la maschera. ” Duality” dai.

Piergaetano Fulco: REM con ” The One I Love “. ( Qui DeDonatis ci mima il gesto del cuore, ndr. )

Giacomo Sedda: John Lennon con ” Working Class Hero “

Angela Iadicicco: Lady – ” Modjo “

Salvatore Grassadonia: Lynyrd Skynyd con la loro ” Freebird “. Parte lenta, ma ti travolge.

Mariano Pizzuti: ” Foxey Lady ” di Jimi Hendrix

Luca Franceschi: Zero Assoluto. No scherzo, non posso. Non ce la faccio. Andiamo con qualcosa di irlandese, ” New Year’s Day ” degli U2.

Davide D’Alessandro: The Cure e la loro ” Close to me “.

Daniele Collano: ” Money ” dei Pink Floyd.

Pippo Gambardella: ” I Will Follow ” degli U2.

Donato Sodano: ” Painkiller ” dei Judas Priest. In realtà non c’entra niente con lui, ma era abbastanza minacciosa per il suo ruolo da ranger.

Luca Maso: tutto l’album ” Songs for the Deaf ” dei Queens Of The Stone Age. Gli si addice il titolo.

Luigi Frunzio: ” White Riot ” dei The Clash.

Andrea Conte: ” Monkeywrench ” dei Foo Fighters.

Giovanni Minnicelli: “From Me To You ” dei Beatles. Easter egg!

Gabriele Marchi: ” Teen age Riot ” dei Sonic Youth.

Riccardo Serafini: ” Learn to Fly ” dei Foo Fighters.

Gioacchino Giamberduca: ” Thunderstruck ” degli AC/DC.

Gianluca Pattarozzi: ovviamente il mio coro per lui in inglese.

Nico Scardace: ” Black ” dei Pearl Jam. Povero cuore spezzato.

Claudio Franco: qualcosa di alto livello, tipo Battiato. Facciamo ” Prospettiva Nevskij ” .

Luca Brian Santoro: faccio scegliere a lui, immagino qualcosa di Brutal.

Angelo Giraldi: ” Polaroid #25 ” dei Kill Kenny, lui sa.

Dovesse decidere una colonna sonora ufficiale di questa intervista, quale sarebbe ? E quella dell’intero progetto FM?

Colonna sonora per questa intervista? Abbiamo citato così tanta musica e così diversa che mi viene in mente solo ” London Calling ” dei Clash, un mix geniale di stili e generi.

In conclusione, ci consiglia a noi e ai nostri lettori, qualcosa da mettere in cuffia e ascoltare con voglia e curiosità?

Consigli per gli ascolti, dunque; Come avrete capito sono legato ad un certo tipo di musica “passata”, quindi consigliare qualcosa diventa difficile. Potrei dire Zen Circus o Sunny Day Real Estate, ma in realtà mettete su un bell’album, ascoltatelo tutto dall’inizio alla fine e cercate di capire cosa vi lascia, in quanto a musica e parole. Unknown Pleasures dei Joy Division, The Wall dei Pink Floyd, Low di David Bowie, Revolver dei Beatles, Ten dei Pearl Jam. Ascoltate musica, tanta, col cervello e col cuore. Poi scegliete.

Grazie ancora per la disponibilità, il tempo e le bellissime risposte che ci ha dedicato. E’ stato un vero piacere poter parlare con lei di musica.

Che intervista meravigliosa, è stata una delle cose più stimolanti che abbia mai fatto, grazie di cuore.


A conclusione di questa prima intervista, così come di tutte quelle che verranno, vi lasciamo con un’ultima una piccola sorpresa: alla fine di ogni articolo infatti, troverete di volta in volta una playlist Spotify dove saranno raccolte tutte le canzoni scelte, in modo da poterle ascoltare e poter comprendere ancora meglio le intenzioni delle varie personalità facenti parte del progetto. Non ci resta che augurarvi un buon ascolto.



Alcuni brani potrebbero essere assenti perché non reperibili su Spotify.

JUVENTUS, HERE WE ARE AGAIN

ULTIMA ORA TORINO: Presidenza Juventus rinnovata

Arrivano importanti notizie da Torino, sponda Bianconera: la dirigenza nelle persone di Luca Amadori, Simone Bonaldi, Marika Calcagno, Alessandro Gallorini e Brian Santoro, ha comunicato di aver rinnovato le quote della presidenza per la Stagione 5 fino a Giugno 2020.
Appena uscito dalla sede Presidenziale abbiamo fermato due dei Presidenti che ci hanno lasciato dichiarazioni in merito.
Il primo a parlare è stato Brian Santoro, ormai elemento di spicco all’interno della Lega Serie A PG:
“Ci siamo riuniti, appena liberi da ogni impegno, per discutere insieme se continuare o meno quest’avventura alla Juventus. Sono bastati 5 minuti, uno scambio di sguardi, un brindisi e la presidenza era già rinnovata ed entrambi gli allenatori confermati.” 
Abbiamo dunque chiesto quali fossero gli obiettivi prefissi:
“Vogliamo dimostrare una volta ancora quanto la dirigenza della Juventus, ed il suo staff, siano coesi e determinati nel continuare questo progetto insieme, uniti, per vincere, ma soprattutto per divertirci.”
A queste parole ha dato subito seguito Luca Amadori, Ravennate fino al midollo ma con il cuore Bianconero:
“Buonasera, parlo a nome mio e dei miei colleghi, i presidenti della Juventus….. anche in S5! Ebbene si, dopo una riunione in uno dei nostri covi segreti, siamo giunti alla conclusione che questo progetto bianconero deve continuare. L’aumento dell’attività media della squadra e i risultati ottenuti sul campo nell’ultimo periodo, uniti ovviamente alla sintonia totale che regna sia in spogliatoio che in dirigenza, hanno fatto sì che si raggiungesse questo verdetto molto velocemente. Inutile dire che sia Terlati che il suo vice Del Prete verranno confermati sulla panchina bianconera.”
In sede abbiamo anche trovato il Capitano storico della squadra, Mattia Agosta, che ha voluto ribadire la sua leadership spendendo qualche parola per la notizia del rinnovo societario:
“Guardando l’operato fatto dalla presidenza sin ora non posso che essere contento di questa notizia. Sono ancora più contento però se penso alle persone che sono dietro il semplice nome di presidenti: è bello vedere presidenti così coinvolti ed inseriti nel gruppo. Spero che il loro rinnovo ci proietti ancor di più verso la conquista del prossimo trofeo.”
La società ha fatto poi sapere che per quanto riguarda il rinnovo per l’affiliazione con la Pro Vercelli bisognerà attendere il termine della Stagione 4 valutando il possibile percorso nei Playoff di Serie C della squadra.

AS Roma: Cenerentola al ballo europeo

Roma. L’Urbe, la Capitale. Una città stupenda, magica, in grado di dominare il mondo nell’antichità, ed oggi capace di regalare, seppur a sorpresa, nel mondo sportivo, notti europee importanti ed indimenticabili ai propri tifosi.

 La Roma, squadra militante in Serie B, è infatti tra le prime sei squadre d’Europa. Certo, non sarà la più prestigiosa Champions, ma per una squadra militante nel campionato cadetto, essere in Europa League ed essere la sorpresa, nonché Cenerentola, della competizione è sicuramente un grande vanto, soprattutto se si ripensa al percorso effettuato dalla società e al passaggio del girone come seconda forza. Percorso partito dal terzo turno preliminare, affrontando l’Hajduk Spalato, passando per Molde, Standard Liegi e Siviglia, che ha portato la Roma a doversela vedere contro l’Eintracht Francoforte, per provare a strappare un pass per le semifinali.

Ma analizziamo con attenzione il percorso della società capitolina, che inizia la sua stagione europea con una vittoria complessiva contro l’Hajduk per 1-0. Al quarto (ed ultimo) turno di preliminare è il momento del Molde, sconfitto per 0-2. Inserita nel girone A, la Roma ha affrontato Craiova, Standard Liegi e Marsiglia. Passata al secondo posto, ai sedicesimi ha sconfitto il Basaksehir con un totale di 5-1. Agli ottavi, poi, la sfida con il Siviglia ed il passaggio del turno, al cardiopalma, al 94° grazie ai gol segnati in trasferta (3-3 il complessivo).         

Anche per questo motivo, oggi siamo qui con Tommaso Molin, presidente ed allenatore della società giallorossa.

Buonasera Tommaso. Innanzitutto, parto facendole i complimenti per la stagione finora disputata. La sua società è, ad oggi, la sorpresa dell’Europa League. Europa conquistata, dalla B, grazie alla vittoria della Coppa Italia. Deve essere per lei motivo di grande vanto, dico bene?

Tommaso: Si anche se la Coppa avrei preferito vincerla sul campo. Comunque sì, finora è stata una stagione intensa, siamo arrivati un po’ a sorpresa ai quarti di Europa League e ora non abbiamo nulla da perdere.

Partendo proprio dalla sua frase iniziale, potrebbe per favore ricapitolare quanto successo la scorsa stagione in Coppa?

 Tommaso: Abbiamo fatto un cammino straordinario arrivando in finale ed eliminando 4 squadre di A (Bari, Crotone, Livorno e Sampdoria) poi avremmo dovuto sfidare in finale il Milan che venne però squalificato a causa dello scandalo Serveropoli, con conseguente assegnazione a noi del trofeo e quindi anche il diritto a partecipare all’Europa League.

Europa League che, per voi, iniziò dallo scontro con l’Hajduk Spalato al 3º turno preliminare. È sicuramente stata una bella cavalcata, la vostra, partendo dai preliminari ed arrivando a dover giocare un quarto di finale così importante. Alla base di ciò c’è anche una forte organizzazione societaria, ma i ragazzi nel corso della stagione sono sempre stati fiduciosi o hanno avuto un momento in cui la fiducia sulle loro, e conseguentemente vostre, capacità fosse in bilico?

Tommaso: Diciamo che iniziare la stagione ad agosto, giocando ogni 3 giorni tra campionato ed Europa League non è stata una cosa semplice da gestire. I ragazzi hanno sempre avuto fiducia anzi, ti svelo una cosa. Dopo l’inizio disastroso in campionato (2 punti in 7 partite) io mi ero autoesonerato, ma furono poi i ragazzi a chiedermi di rimanere e col senno di poi probabilmente hanno avuto ragione.

Ragazzi che, quindi, hanno avuto alla lunga ragione. Escludendo, però, agosto c’è stato un periodo più stressante per lei e per la società in tutto?

Tommaso: Direi agosto o settembre quando andavamo bene in Europa ma male in campionato, dove perdevamo le partite equilibrate e pareggiavamo quelle che dominavamo. Giocando ogni 3 giorni praticamente non vi erano allenamenti e cambiando sempre 5/6 giocatori a partita la conoscenza tattica faceva fatica a salire, poi una volta assestato il tutto le cose sono andate migliorando. Ora il peso della stagione è in mano a d’Anteo, visto che quando inizieranno i playoff io sarò in ferie e toccherà a lui allenare. Abbiamo un accordo che, per ogni gol che subirà la squadra saranno 50k in meno di stipendio per lui e anche per Saladino visto che sono compagni di stanza.

A proposito di campionato. Una stagione favolosa in Europa ma un andamento traballante in campionato che, però, porta la sua squadra in zona playoff. “Colpa” del torneo continentale?

Tommaso: Beh l’Europa League ha portato via tante energie, basti pensare che, per esempio, nelle ultime due live abbiamo giocato 4 partite in 10 giorni (di cui due durante la sosta delle nazionali). Purtroppo le prime 7/8 giornate hanno pesato sul resto della stagione se avessimo quei 9/10 punti in più staremo lottando per la promozione diretta, ma visti tutti gli impegni mi ritengo soddisfatto. Probabilmente all’inizio abbiamo sofferto anche del cambio di gioco e c’è voluta qualche partita prima di trovare la quadra.

La qualificazione ai quarti di finale è arrivata grazie ad un gol al 94°. Credevate tutti nel passaggio del turno, o magari qualcuno aveva già gettato la spugna?

Tommaso: Sinceramente dopo aver preso il 2 a 1 al 90′ pensavo fosse finita, all’andata purtroppo non avevamo sfruttato le occasioni avute, poi però Atudosie ha trovato il gol qualificazione ed ora il sorteggio benevolo ci dà la possibilità di giocarci l’accesso alla semifinale. Personalmente, l’obiettivo erano gli ottavi quindi tutto ciò che viene in più lo ritengo un premio.

Ai quarti avete pescato l’Eintracht. Avete già in mente una strategia per affrontarlo?

Tommaso: Onestamente non ho ancora avuto modo di studiarli, quello che è certo è che poteva andare peggio, abbiamo anche il vantaggio di giocare l’andata in trasferta quindi sarà importante, nel primo match, far gol. Cercando magari di non subirne.

Cosa sarebbe disposto a fare se la sua società dovesse arrivare alla vittoria finale?

Tommaso: Non ci penso, le altre squadre sono tutte molto più forti di noi, pensiamo partita per partita

Se dovesse identificare gli uomini chiave di questa stagione, chi nominerebbe?

Tommaso: Beh sicuramente il presidente Molin! A parte gli scherzi, nomino per correttezza i più attivi, cioè Saladino e d’Anteo, il primo che da centrocampista ha fatto un casino di gol, a memoria 16, il secondo che questa stagione sembra quasi un portiere vero. Ma, sinceramente, meriterebbero la nomina tutti.

Perfetto, grazie mille per la sua disponibilità, in bocca al lupo per il cammino in Europa e per il campionato

Tommaso: Grazie mille.

I ragazzi Terribili dell’Alessandria

9 Maggio 2019: con un comunicato stampa La Sport United Capital Association 800A, già proprietaria del Palermo calcio PG 800A, annuncia la costituzione della nuova consociata Manager Club Network M.C.N. per l’acquisizione della nuova società Alessandria Calcio M.C.N. PG 2019, team che attualmente milita nel girone A del campionato di serie C.

Quel 9 Maggio 2019 è iniziata la favola dei Grigi!

Prima dell’acquisizione da parte della Manager Club Network M.C.N. gestita dai soci Alessandro Riggio, Giampiero Joel, Leo Vecchio, Fabio Arcoleo e Salvatore Grassadonia l’Alessandria stazionava tra le ultime in classifica. Con la rivoluzione societaria sono arrivati anche nuovi calciatori, nuova linfa che ha fatto la fortuna della squadra, permettendo fin da subito di premere forte sull’acceleratore.

Alla corte di Grassadonia, alla sua prima panchina all’interno del progetto, sono arrivati:

Di Mauro, Bottino, Garofalo, Baio, Lima, Fontana, Tarantino, i fratelli Ragona, Scibetta, Const, Jerome, i fratelli Ceraolo e Castiglia.

Giusto il tempo di studiare i calciatori e le loro caratteristiche che mister Grassadonia schiera un 4-2-3-1 con l’obiettivo di scardinare le difese avversarie. Pronti, via… 4 – 1 in trasferta contro l’Albinoleffe e subito 3 punti per i grigi; più equilibrata, invece, la sfida contro il Pordenone in casa, terminata 2 – 1 per l’Alessandria, con le reti di P. Ceraolo e G. Ragona.

Bel gioco, ottimi risultati e primi calciatori in evidenza: tra i più spiccano P. Ceraolo, M. Scibetta e Jerome molto presenti sia in campo che all’interno dello spogliatoio, estremamente partecipi alla vita del Progetto e del Club.

Come un fulmine a ciel sereno però, il 22 Maggio 19 arriva la prima battuta d’arresto: sconfitta per 2 – 1  in trasferta a Varese e primi dubbi sul 4 – 2 – 3 – 1  da parte di mister Grassadonia, il quale senza fare drammi si rimbocca le maniche e rimodella la squadra con un più semplice e coperto 4-4-2, avanzando Const dalla trequarti a fianco della prima punta, così da poter sopperire alle partenze di P. Ceraolo e M. Scibetta, andati a titolo definitivo al Palermo.

Da quel momento in poi l’Alessandria sa solo vincere: arrivano due vittorie schiaccianti contro Alto Adige e Como Pirates, entrambe in casa per 3 – 0; Successivamente tocca al Monza in trasferta soccombere per 3 reti a 2, fino ad arrivare al vero capolavoro tattico: 5 – 0  in casa di un Venezia che lotta per l’approdo diretto in serie B. Entusiasmo alle stelle e grande partecipazione da parte di tutti i ragazzi dell’Alessandria, che da quel momento verranno soprannominati “I Ragazzi Terribili”.

Nel frattempo, saluta pure G. Castiglia (girato in prestito al Palermo) ed arrivano A. Acciaroli e G. Corveto anche loro con la formula del prestito secco dal Palermo. Gli avversari seguendo le trattative speravano in un ridimensionamento della rosa ma, come insegna la proprietà commutativa: “cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia”; Nuovi innesti subito integrati in rosa e grigi che firmano il loro record stagionale di vittorie consecutive, sette, in concomitanza al record di gol segnati in stagione, ben 9 ai danni dell’Albese del DS Campagna.

Purtroppo, nulla dura in eterno e ci pensa il Crema allenato da mister Pironti a riportare i ragazzi terribili con i piedi per terra: 3 – 2 in trasferta e testa alla prossima partita, per ripartire, per l’orgoglio.

Le motivazioni sono tantissime, così com’è tanta la rabbia per una sconfitta a Crema e questo fortunatamente si trasforma in una prestazione eccezionale, che disbriga subito la pratica Treviso. Sei reti ed il solito Jerome in stato di grazia: 16 reti in undici presenze per lui.

Arrivano tre punti per niente scontati anche in casa del Verona, terminata 2 – 4 per i ragazzi di Grassadonia.

Lo spogliatoio è coeso, mister e presidenza lavorano a stretto contatto e c’è ottimismo sul futuro della Società. Si parla di un gruppo veramente solido, attivo sulle vicende sia del club dove militano che del Palermo, in quanto sperano in futuro di poterne far parte.

Mancano ancora quattro partite alla fine del campionato: Mantova, Udinese, Juve Domo e Pro Vercelli; 12 punti che potrebbero anche dire play-off: Fin dove arriveranno i ragazzi terribili dell’Alessandria?

Federico Gallarato, il Re Mida del progetto

Federico Gallarato è un utente attivissimo all’interno del Progetto, presente già dalla Stagione 1.

Quest’anno, a coronamento di un lunghissimo percorso, è stato premiato con il più prestigioso dei premi personali, il pallone d’oro. Con il suo club sta dominando il campionato di Serie A ed è anche arrivata la convocazione in Nazionale maggiore. In questa intervista a 360° scopriremo meglio chi è Federico Gallarato sia fuori che dentro il progetto.

Ciao Fede, innanzitutto grazie per avermi concesso quest’intervista.

Federico Gallarato: Calciatore, allenatore, DS… Prima di parlare dei record su record che stai collezionando quest’anno, volevo chiederti: Chi è Federico Gallarato nella vita di tutti giorni? Lavori o studi? Altri hobby oltre Progetto Gaming?

Federico Gallarato è uno studente di Ingegneria Energetica al Politecnico di Milano, che cerca (e spera) di riuscire a laurearsi il prima possibile. In questo periodo di sessione d’esami, tante cose purtroppo passano in secondo piano ed è difficile mantenere tanti svaghi. A parte le cose che mi danno più stimoli, come ascoltare la musica e seguire il campionato del Progetto FM, dipende molto dal periodo e dal mood, non ho qualcosa di “fisso”

Tornando al Progetto, stai ottenendo dei record incredibili, il tuo nome è ricorrente e sembra che qualsiasi cosa tocchi si trasformi in oro. Partiamo da Gallarato calciatore: uno scudetto in arrivo anche grazie ai tuoi trenta (e più) gol stagionali; dove nasci calcisticamente? Come sei arrivato al pallone d’oro?

Beh, non proprio tutto, dei bei gol me li sono mangiati (ride).

Quella che sto vivendo al momento con la Lazio è sicuramente la mia stagione più prolifica a livello individuale, dai gol al Pallone d’Oro. A fine stagione (spero) arriverà lo scudetto, il mio secondo personale, che dimostrerà come il Gallo, anche se cade dal melo, è in grado di rialzarsi e di volare più alto di tutti. La squadra è stata assemblata perfettamente dal lavoro di Michelini e Pattarozzi, la loro gestione e dedizione quasi maniacale alla squadra ha permesso di creare una macchina pressoché perfetta.

Non sarà una lotta facile, la Cremonese è un avversario veramente ostico e al nostro livello, gestita molto bene da Campagna, che ci darà battaglia anche nelle prossime stagioni. Sono uno di quei giocatori che si possono considerare se vogliamo “veterani”, sono nel progetto dalla prima stagione. Ho avuto la fortuna di poter giocare nell’Inter, la mia squadra del cuore, quando allora era allenata da mister Mattia Crippa. All’inizio voleva giocare col 4-4-2, che su FM 17 non rendeva molto. Chissà cosa avrebbe potuto fare in questa stagione, dato che il modulo che oggettivamente gira meglio sul motore di gioco è proprio il 4-4-2. È stato molto avanti.

Poi c’è stata una di quelle storie che si possono definire “sliding doors”. Crippa ha dovuto saltare qualche partita, serviva un sostituto. Era estate, mi sono proposto, ma lo speedtest non era abbastanza veloce e allora è stato scelto un altro giocatore della squadra come sostituto, ovvero Cristian Marchese.

Con lui allenatore ho vissuto la stagione più entusiasmante in assoluto da giocatore: Campionato, Coppa Italia, Supercoppa Italiana. Finora nessuno è riuscito nell’impresa. La cosa che però mi è rimasta impressa di quella stagione era la coesione del gruppo, la ricordo ancora con piacere.

L’ultima stagione è stata una transizione, prima il cambio di allenatore, poi a Gennaio la cessione alla Lazio restando fino a fine stagione all’Inter. Raggiunta l’Europa saluto la squadra e promettendo di tornare… e poi ho sempre voluto avere un presidente pelato.

Il pallone d’oro è stato un bel premio per l’attività di queste 4 stagioni, ho praticamente sempre preso bonus, e poi questa stagione in game è stata veramente un successo.

Da allenatore invece non sai fare altro che vincere! il Parma è a pochi punti dal campionato che conta, una A che immagino sogni da tempo.

Qual è il tuo segreto? E’ meramente una questione statistica (chi ha la rosa più forte vince) o c’è dell’altro secondo te? Conta avere uno spogliatoio unito ai fini dell’obiettivo? Se ti dico Beowulf cosa mi rispondi?

Da allenatore mi sto divertendo veramente molto, è sicuramente il ruolo più entusiasmante di tutto il Progetto!

Questa stagione sta andando molto meglio rispetto alla scorsa, ma abbiamo ancora le partite più difficili da giocare. Non solo le top 3 di B, anche altre 4 squadre che sono in orbita Playoff. La A ovviamente è un sogno, la squadra è unita e abbiamo già ipotizzato i vari potenziamenti, sappiamo cosa fare per diventare una bella realtà. È un bell’ambiente, sono contento di come sta andando. Non abbiamo inattivi, abbiamo 3 giocatori da 300k di bonus e un paio da 200k, anche sotto questi termini sono veramente molto soddisfatto dello spogliatoio.

Sicuramente chi ha la rosa più forte ha più possibilità di vincere, ma il lavoro specifico dell’allenatore è una variabile importante: Studiare l’avversario, le loro tattiche, i loro schemi… tutto questo può fare la differenza rispetto a chi mette la tattica, i giocatori, e fa “inizia partita”. In più, ho la grandissima fortuna di potermi confrontare con allenatori del calibro di Campagna, Figoni, Staniscia, Belli. Mi hanno dato molto, sia la scorsa stagione quando con Staniscia (allora non ancora membro del Progetto) abbiamo elaborato il 4-1-2-3 che poi ci ha permesso di salvarci e fare un gran girone di ritorno, che in questa quando con Campagna ci siamo messi a lavorare sulle nostre tattiche e sul contrattacco delle altre.

Sull’uso della Beowulf come “ok raga, ho trovato una tattica buggata, la metto e vinciamo”, sono contrario. È vero che da’ risultati, ma è una cosa fine a sé stessa, la tattica perfetta non esiste. Esistono tattiche, come la Beowulf quest’anno o “la cinesata” di FM 17, che girano meglio di altre su molte squadre, ma secondo me, bisogna comunque studiarle e lavorarci sopra per far rendere la rosa al meglio. Prendere spunto da queste tattiche è assolutamente una cosa positiva, se non avessi studiato la cinesata non avrei mai saputo come impostare efficacemente una difesa a 3, se non avessi studiato la Beowulf ora sicuramente non sarei in questa posizione. Andare di testa propria spesso non porta a nulla, è sempre importante aprire i propri orizzonti e imparare.

Ed invece da DS, qual è l’acquisto di cui vai più fiero? Hai già degli obiettivi in mente? Chi vedresti bene in gialloblù?

Fare il DS è anche un ruolo molto importante e divertente, sicuramente meno stressante. Sì, ho una bella lista di giocatori in ogni ruolo che viene costantemente aggiornata, sia in base alla loro scheda che alla loro attività. Mi piacerebbe creare un modello stile Atalanta o Ajax, portando in prima squadra i giovani meritevoli. Al momento, gli unici acquisti praticamente “programmati” sono due giocatori della Juve Stabia ed altri della rosa sono seguiti molto da vicino. Acquisti da altre squadre non li posso ancora valutare, almeno non prima di vedere i soldi disponibili la prossima stagione.
Da DS al momento non ho fatto moltissimi acquisti, dato che ufficialmente da DS ho fatto solo questa sessione invernale, portando a Parma Motta, Giovannini e Tripicchio. Dovessi sceglierne uno, direi Giovannini, non tanto per la qualità (grezza ma potenzialmente molto interessante) o per l’attività (potrebbe raggiungere i 300k di bonus), ma per il significato che ha rappresentando il legame tra Parma e Juve Stabia

Gallarato va di pari passo con Collano, dal Parma alla Juve Stabia, dodicesima nel girone C della serie C. Un rapporto che da Parma prosegue fino a Castellammare di Stabia: cosa ti lega al Presidente, che rapporto avete? Con la Juve Stabia credete alla possibilità dei play-off?

Con Collano c’è un gran rapporto e mi ritengo fortunato ad avere un presidente così. Quando mi ha scritto la prima volta, dato che era da poco nel Progetto, ho avuto paura che fosse uno di quelli che sono super entusiasti per tutto e poi finiscono stufandosi in fretta o facendosi bannare per eccesso di entusiasmo. Invece, dimostra di essere un ottimo Presidente, c’è molta intesa e abbiamo la stessa visione del futuro delle due squadre. Inoltre sono felice che ci sia anche un rapporto umano! Ci siamo incontrati per una pizza con altri giocatori del Parma, è stato divertente! E ci ha anche pagato da bere dopo.

Mi sento il suo braccio destro e la gestione delle due squadre, oltre ai consigli per il giornale Offside, è la dimostrazione.
Ai Play-off, anche se sappiamo che sarà veramente molto difficile, ci crediamo. Se li raggiungessimo, vivremo il sogno partita per partita. Se non dovessimo arrivarci potremmo guardare con orgoglio ciò che abbiamo fatto finora, un bel punto di partenza per la prossima stagione.

Tornando all’off game, hai dato una consistente mano al progetto andando a lavorare sul database: riusciresti a spiegarci di cosa ti sei occupato? quanto è importante per lo svolgimento dei campionati?

Praticamente nelle tre stagioni passate su FM 17, gli sviluppi del gioco hanno portato squadre a giocare in divisioni diverse da quelle presenti di default su FM 19. Per questo, è stato necessario creare con l’editor un file che permettesse di avere le squadre nella divisione “giusta” rispetto al nostro campionato. Tipo la Lucchese in B, la Cremonese in A, oppure la stessa creazione di squadre come Fublet, PG e DT.

In più, alcune piccole modifiche alle regole, ad esempio che dalla serie C non si retrocede.

È stato un lavoro molto lungo, avendo spesso a che fare con crash da correggere in fase di programmazione o errori generali che si vedevano solo facendo prove pratiche di funzionamento in game. Una delle cose più complicate è stata la partecipazione alla Coppa Italia, fatta mantenendo la struttura attuale, che fa iniziare le squadre temporalmente in base alla serie ed alla posizione in classifica. L’unica cosa che non sono riuscito a ricreare sono i playoff di C perfettamente realistici, ci ho dovuto rinunciare per motivi soprattutto di tempo e di pazienza.

Chissà nei prossimi anni, con la crescita del progetto, che modifiche si dovranno fare: Più squadre? Più campionati? Chi può dirlo.

Infine vorrei chiederti se hai un aneddoto (anche più di uno ovviamente ) da condividere con noi, qualcosa che nessuno sa o che magari è passato in sordina, di Gallarato all’interno di Progetto Gaming.

Quando mi sono iscritto avevo messo come squadre preferite Inter e Torino. l’Inter era quasi completa ed il Torino era vicinissimo a prendermi. Poi si sono accorti che la rosa dell’Inter non era completa ed ho vestito da subito la maglia nerazzurra.

Un’altra cosa che mi viene in mente: Quando ho accettato l’offerta della Lazio ho mandato un audio a Marchese nel quale glielo dicevo, praticamente piangendo… al raduno FMilano mi ha detto che lo conserva ancora!

24 Ore per la vita: Ciao Gabri

Da quel tragico 20 giugno in cui un incidente ha sottratto all’affetto dei suoi cari il quindicenne Gabriele Cipolla, la community di Progetto Gaming (luogo ludico in cui Gabriele era amato e attivo partecipante) ha ragionato su come onorarne al meglio la memoria.
Ha deciso, alla fine, di onorare Gabriele facendo ciò che gli riesce meglio.

Per questo motivo, dalle 8:00 di venerdì 5 luglio alle 8:00 di sabato 6 luglio, Progetto Gaming terrà una maratona di 24 ore sul suo canale https://www.twitch.tv/progettogaming in cui si alterneranno streamers e ospiti della community tra momenti di puro intrattenimento, Talk Shows e sessioni di gioco con uno scopo benefico: tutto il denaro ricavato dalle visualizzazioni e da eventuali donazioni sarà infatti destinato alla Lega Tumori di Milano e la donazione sarà effettuata a nome di Gabriele Cipolla.
Questa è la scaletta di “24 Ore per la Vita”:

8:00 – 12:00 Alessandro Pironti con Apex
12:00 – 14:00 Filippo Ballarini con Formula 1 2019
14:00 – 16:00 3SkynE con Path of Exile
16:00 – 17:00 Alessandro Pironti con un talk e ospiti
17:00 – 19:00 Stenik con Fortnite
19:00 – 21:00 Elvis Lupo con Monster Hunter World
21:00 – 23:00 Luigi Frunzio ed Eric Botter con Apex
23:00 – 24:00 Luigi Tencar di Nerdando con Crash Team Racing
00:00 – 03:00 TheDarkTongo con LoL
03:00 – 06:00 Aloxz con Magic
06:00 – 08:00 Alessandro Pironti con Apex e saluti finali

In vista della maratona, la community di Progetto Gaming sarebbe felice se chiunque avesse un canale Youtube, un account Instagram, un profilo Facebook, un sito web o sia presente in qualsiasi altra piattaforma, desse risonanza all’evento (https://www.facebook.com/events/648413459006010/). Sarà il miglior modo di onorare la memoria di Gabriele: giocando, serenamente, tutti insieme.

“Voglio portare il Pisa in serie B”, il capitano Pietro Nicoletto si racconta.

“Con il Padova cerco il riscatto dopo la disfatta della retrocessione da parte della società reale”.

Pietro Nicoletto è uno dei giocatori emergenti più attivi e interessanti del panorama di serie C: da gennaio capitano del Pisa, squadra in piena zona playoff nel girone B, e da metà stagione anche presidente e DS del Padova, che lotta per agganciare il decimo posto nel girone A.
L’ultima giornata è stata sfortunata per entrambe le compagini, col Pisa che ha perso 2 a 1 in casa contro l’Americandy Siena, secondo, e il Padova sconfitto 2 a 0 col Pordenone, quinto, all’Euganeo.

Ai nostri microfoni racconta le sue aspettative sul finale di stagione, i rapporti coi compagni di squadra e la dirigenza, e ci concede in esclusiva uno scoop sul suo futuro in una squadra di A.
[Rettifica dell’autore: nella serata di ieri, poco dopo questa intervista, è arrivata la conferma ufficiale anche da parte dell’Inter, Nicoletto sostituirà come DS l’uscente Daniele Broccolo].

Buongiorno Pietro, siamo reduci dalla 32a giornata, in cui sia Padova che Pisa hanno perso di misura contro due avversari validi e candidati alla promozione. Vuole darci un suo commento sui risultati?
“Certo: la sconfitta del Pisa è stata molto brutta, in quanto eravamo in vantaggio grazie al gol di Gugliotta, ma poi al 90° ed al 95° abbiamo subito i due gol che ci hanno condannato. La sconfitta del Padova contro il Pordenone ce l’aspettavamo di più perchè avevamo diversi giocatori infortunati e il mister Castelli ha dovuto schierare giocatori fuffa. Dispiace, ma ci rialzeremo”.

Se il Pisa sembra poter raggiungere agevolmente i playoff, il Padova naviga in tutt’altre acque. Gli avversari da rincorrere (Como, Pro Vercelli, Monza) lottano per non perdere terreno e a questi si è di recente aggiunto il Crema, con una società che punta subito forte alla B. Ci sono speranze per i tifosi biancoscudati di arrivare a giocarsi la promozione?
“Sì, il Pisa è nono e ha un buon distacco ma sicuramente staremo attenti ad ogni partita senza sottovalutarla, l’anno scorso ci ha insegnato molto. Per quanto riguarda il Padova la questione è più difficile perché siamo al 13esimo posto con 7 punti di distacco, le partite non sono molte ma sono convinto che la mia squadra ci proverà sicuramente”.

Le chiedo un pronostico: chi andrà in Serie B quest’anno, secondo lei?
“Udinese, Empoli e Cagliari sicuramente. Per l’ultima speriamo il Pisa!”.

Proviamo a giocare di fantasia: Padova e Pisa si scontrano alle fasi finali dei playoff, per chi fa il tifo?
“Domanda tosta a cui non so rispondere, sarei contento in ogni modo”.

Conosciamo meglio Pietro Nicoletto: da quanto è capitano al Pisa, e cosa l’ha portata lì, e quando invece ha deciso di acquisire la proprietà della sua squadra cittadina?
“Sono capitano del Pisa da gennaio (nel gioco), in fin dei conti da quando Locatelli se n’è andato! Spero di essere un esempio da seguire per i miei compagni, ho fatto alcune cose per meritarmi il loro appoggio e rispetto. Al Pisa mi ha portato il mio amico Castelli consigliandomi di iscrivermi al progetto, e così ho fatto. Come hai detto tu sono padovano e ho acquistato la società a metà di questa stagione con appunto Mattia (Castelli, N.d.R.), l’idea è venuta sul gruppo whatsapp del Pisa e poi Ciampaglia e Croatti ci hanno aiutati! Li ringraziamo molto”.

Qual è il suo rapporto con allenatore e dirigenza del Pisa?
“L’allenatore è Luca Ciampaglia ed è uno dei migliori nel suo ruolo, farà molta strada, ne son convinto. È ormai un amico che mi ha aiutato e consigliato molto. Amico perchè ci siamo raccontati fatti molto personali, conoscendoci solo da cellulare e di conseguenza fidandoci molto. Un giorno spero di incontrarlo dal vivo, chissà magari sotto la torre!
Il mio rapporto con Croatti (presidente), Ciampaglia (presidente) ed Esposito (DS) è davvero ottimo e li ringrazio molto per la fiducia che mi stanno dando”.

E a Padova, chi è il mister?
“Per il momento è il mio socio Mattia Castelli, abbiamo voluto fare una cosa tutta nostra. Infatti lui fa il mister ed il presidente mentre io DS e presidente”.

Vi ritenete soddisfatti del vostro operato fin qui?
“Sì, assolutamente. In meno di due settimane sono riuscito a formare il primo 11 titolare come promesso al mio primo acquisto Ceol. Pian piano stiamo completando la rosa, siamo 14 su 15”.

Abbiamo appena appreso che sta facendo l’esame per diventare DS, è così?
“Oggi ho risposto alle domande facendo 100% dopo qualche tentativo, mentre poco fa ho fatto l’esame orale con Filippo (Ballarini, N.d.R.) è sono stato abilitato. Ho già dei contatti con qualche squadra importante, a breve avrete l’esito”.

Ci vuole svelare da parte di chi sono arrivate le offerte?
“L’offerta che ho accettato è da parte di una squadra di Serie A (Inter, N.d.R.) con una tifoseria fantastica. Io faccio parte di loro quindi darò il massimo perchè so cosa significa!”.

Quali sono i suoi migliori ricordi di questa stagione, con entrambe le squadre?
“A Pisa sicuramente il primo goal segnato in carriera ai danni del Carpi nella vittoria per 5-0 e poi, sicuramente, l’ufficialità di essere diventato il capitano. Al Padova il miglior ricordo, oltre al fatto di essere riuscito a unire un gruppo di persone, è quello che stiamo riuscendo a farci notare nelle zone di metà classifica come speravamo”.

Da presidente del Padova, quali giocatori ha imparato a stimare – o magari vorrebbe acquistare – e, da capitano del Pisa, quali sono i compagni da cui non vorrebbe mai separarsi?
“A Padova abbiamo fatto acquisti mirati dove mancavano uomini reali, per il momento ci stiamo soffermano su questo. Alla domanda sul Pisa mi è molto difficile risponderti perchè il gruppo è veramente legatissimo e tutti sono particolarmente attivi però è giusto fare qualche nome: Castelli perchè siamo amici reali, Mezzadri perchè è uno dei migliori centrocampisti di C e B a cui auguro il meglio, Fadi (padovano anche lui) ed infine la coppia OmarPaperini: i due pisani DOC”.

Si comprerebbe al Padova?
“Prima dicevo che acquistare il Padova è avvenuto nella chat del Pisa e ora mi spiego meglio. Scherzando con il mister gli ho detto “quando mi vendete al Padova, alla mia squadra del cuore?” e lui mi rispose “guarda che è libera, compratela“. Da lì io e Castelli abbiamo cominciato a lavorare.
Comunque no, al Padova voglio ricoprire ruoli dello staff”.

Ci ha detto di essere un grande tifoso della squadra dove entrerà come DS; Pisa e Padova hanno delle tifoserie ‘calde‘?
“Sì, assolutamente. Con il Padova cerco il riscatto dopo la disfatta della retrocessione da parte della società reale, mentre i pisani ci chiedono molto dopo la sconfitta in finale dei playoff dello scorso anno e la promozione della squadra reale in Serie B”.

Ci vuole cantare il coro o il motto preferito dei vostri tifosi?
“I cori che preferisco sono quelli che fa Omar negli audio che ci manda sulla chat, prendendomi in giro”, ride. “Gli dico solo che le gocciole le ho finite! Tutta la squadra capirà!”.

È molto diversa la vita nei due spogliatoi?
“È diversa perché il Padova esiste da poco, i giocatori si conoscono poco, ma son sicuro che riusciremo a creare una bellissima atmosfera come al Pisa”.

Ha qualche aneddoto da raccontarci?
“Nella squadra toscana, dove sono il capitano, ho voluto omaggiare il nostro portierone Paperini lasciandogli la mia fascia nell’ultima partita contro il Siena. Essendo un derby ci teneva molto, ma soprattutto se l’è meritata! E questo lo farò sicuramente con altri compagni”.

Domanda da bot: dove vorrebbe giocare la prossima stagione?
“La prossima stagione giocherò sempre a Pisa, ho parlato con i presidenti ed il DS per un contratto molto importante perché credono in me, ma oltre a questo voglio portare la squadra in Serie B!”.

Visto che la classifica del girone A è in continua evoluzione, le propongo di provare a rifarla dandoci un voto per ogni squadra.
Udinese, Juve Domo e Venezia hanno dimostrato che hanno le potenzialità di fare bene anche nella categoria superiore, ottenere solo 5 sconfitte non è da tutti. Voto 10 a chi riuscirà a spuntarla!
Albese, Pordenone, Verona e Cuneo sono tutte più che sufficienti, ovviamente, l’unica che spero non vada in B è il Verona. Ma solo per questioni di rivalità, non me ne voglia il presidente. Credo però per il momento l’Albese abbia un voto superiore rispetto alle altre concorrenti.
Tra Mantova, Como, Pro Vercelli, Crema e Padova, il Mantova è quella che merita di più, le altre sono tutte vicine, ballano tra la sufficienza e l’insufficienza.
Infine Alessandria, Varese, Tristina e Albinoleffe sono squadre che son sicuro l’anno prossimo faranno bene e punteranno alla promozione, poco sotto la sufficienza perché alcune sono state acquistate da poco”.

In generale, qual è la sua esperienza fin qui nel progetto? Di cosa è soddisfatto, cosa vorrebbe migliorare col tempo?
“L’esperienza è ottima perchè ho conosciuto ottime persone ed in poco tempo son passato dalla sola carriera giocatore fino a coprire quasi tutti ruoli nello staff. Prossimo passo: allenatore!”.

Juventus – Torino: più di un derby

La pioggia sembra non voler cessare e Torino è un via vai di tram, automobili e gente vestita di cappotti grigi. Questa è la pioggia che preannuncia la primavera e da quì a qualche settimana scoppierà il caldo.

Già da qualche giorno, il buon Santoro invia video di sfottò a mia moglie per fare in modo che io li veda. Nemmeno il tempo di realizzare lo 0-1 impartito al Progetto Gaming in Europa League (con 90 minuti ancora da giocare), che c’è già il derby.

In casa Torino quest’anno ci aspettavamo che andasse meglio, ci aspettavamo di poterci affermare come realtà solida anche nel gioco, ma per vari motivi ci siamo ritrovati a condurre una prima parte di stagione “sciapita”, senza demeriti e senza onori. Da Gennaio però qualcosa è cambiato.

Magari Sedda è solo un tecnico alla Allegri, un allenatore a diesel, che partono piano e poi si ritrovano con la piena potenza di fuoco sul finale.

Già dalla mattina si parte, lo sfottò in pubblica piazza con la dirigenza juventina è parte del derby. Nei bar e nelle scuole ci si confronta su chi sia la squadra più forte, se la Juventus campione d’Italia oppure il Torino che sta facendo sognare quella parte di città romantica e nostalgica.

In casa Torino si preferisce rimanere con un profilo basso, la tensione c’è e tutti l’avvertono, ma io non posso non godermi un giorno simile.

Io, juventino sfegatato nel fuffa, da quando ho messo piede in questo progetto ho sempre voluto ruolare in un unico modo: contro le squadre blasonate e il tifo mainstream. Sì, perché parliamoci chiaramente, è facile tifare per una grande piazza e grandi squadre come Milan, Juventus, Napoli, Roma o Inter. Ma avete mai pensato cosa significhi portare in alto il blasone di squadre come Torino, Genoa, Sampdoria e tutte quelle squadre che sono additate come “fascia media”? Per me questo è uno stimolo immenso. È lo stimolo che mi ha alimentato fin da S2, quando scelsi di vestire granata e aiutare nel costruire un gruppo con determinati aspetti caratteriali e filosofia di approccio al gioco.

11 Marzo 2019 – ore 20:30.

L’Allianz Stadium è già pieno. Lo spicchio di stadio con i 2.075 tifosi granata tra la tribuna Est e la curva Nord viene sovrastato dai fischi dei bianconeri, che sono ben 39.432. Ma loro sono lì, cantano e sventolano bandiere col toro bendato sopra.

Siamo nello spogliatoio, già tutti carichi. C’è silenzio, il mister spiega le ultime indicazioni, ma alcuni di noi sanno già cosa fare. Guardo i miei compagni, vedo che alcuni fanno avanti e indietro nervosamente, mentre qualcun’altro si è immerso nella sua musica preferita.

“Ok ragazzi, ci siamo. È tempo di uscire” esorta il mister.

Ci disponiamo in fila indiana, davanti a tutti c’è Sedda, stasera capitano in assenza di Pauletto. Si guarda con aria di sfida con Agosta, capitano e fantasista della Juventus fin dalla prima stagione. I più concentrati sembrano essere Frunzio e Deidda, con Gianluca Pusceddu gasato a mille per la tensione che si respira in quel minuscolo tunnel.

20:50, si entra in campo.

Il Derby della Mole ha inizio

Inno della Serie A di rito, sguardi dritti verso la tribuna Ovest, scambio di saluti per le telecamere e poi via verso le proprie posizioni in campo.

Sedda stringe la mano ad Agosta, entrambi sono fieri della fascia che portano al braccio e sanno che sarà battaglia vera.

Noi ci disponiamo con Fagone in porta, davanti a lui ci siamo io, Avogaro, Sedda e Frunzio da sinistra verso destra. A fare da diga a centrocampo Gianluca, con Figoni e Deidda a creare occasioni in mezzo al campo. Davanti a me sulla trequarti c’è Vanali, al lato opposto sulla destra Iadicicco. In attacco il solo Pennisi.

La Juventus si schiera a specchio nell’altra metà campo, con Carrano tra i pali, Bassissi, Amadori, Gallorini e Stranges. In mediana Del Prete, regia affidata ai piedi educati di Pejcic e Agosta. Il mio diretto avversario sarà Paudice, sulla fascia opposta ad occupare Frunzio ci sarà Zirattu. Bicocchi, ex granata, unica punta.

L’arbitro osserva le due squadre, porta il fischietto alla bocca, guarda l’orologio, si parte!

Abbiamo pagato caro due svarioni difensivi del nostro portiere, purtroppo.

Entrambe le squadre hanno lottato alla pari, purtroppo la differenza l’ha fatta Carrano che è riuscito ad ipnotizzare il nostro attacco.


A malincuore mi tocca ammettere che per quest’anno il derby è bianconero, essendo l’andata conclusasi con un 1-1 e questo ritorno con un amarissimo 2-0.

E, lasciatemelo dire, è per partite come queste che non ci stancheremo mai di ruolare! Onore ai rivali gobbi, anche se stamattina un tifoso mi chiedeva dove fosse Piazza Castello…

Scontro al vertice in serie B: Chievo – Vicenza

Partita di cartello in serie B, dove l’ex capolista Chievo ospiterà la vera rivelazione del campionato, il Vicenza dei miracoli di Paudice e Arnone.

Ho avuto il piacere di raccogliere alcune dichiarazioni del presidente biancorosso Arnone e del tecnico scaligero Figoni.

Arnone ci descrive uno spogliatoio calmo e tuttavia carico, nella speranza di dimostrare, ancora una volta, di non trovarsi in vetta per caso, con la voglia di giocarsela con tutti dando sempre il 100%. Continua dicendo che partite del genere sono da tripla e che gli episodi la faranno da padrone, quindi la concentrazione dovrà essere massima.

Dal punto di vista tecnico, Arnone pensa che il suo Vicenza, pur avendo studiato l’avversario, continuerà con la filosofia di gioco adottata finora, considerando che la sua squadra si presenta a Verona con l’organico al gran completo. Sugli avversari, Arnone è concorde sul fatto che si tratta di un’ottima squadra che sta rispettando tutte le aspettative che la vedevano come una delle favorite per la promozione se non persino per il titolo. Su Figoni ammette di conoscerlo poco dal punto di vista umano, ma l’ottimo lavoro che sta facendo è sotto gli occhi di tutti.

Figoni, dal canto suo, lamenta il fatto che la stagione del Chievo stava procedendo a gonfie vele fin quando, incredibilmente, c’è stata un’involuzione a cavallo degli scontri diretti, tra di questi, questo è, secondo il tecnico, quello più importante, perché in caso di sconfitta potrebbe complicarsi in maniera seria il cammino per la promozione. Il rammarico, prosegue Figoni, è quello di non essere al top della forma: al momento c’è un piccolo trend positivo e sembra che la squadra si stia lentamente rialzando, ma c’è da considerare che il Chievo esce da un mese in cui ha preso almeno quindici gol in cinque partite, quindi non possiamo di certo affermare che sia il miglior Chievo della stagione.

Dal punto di vista tecnico, l’allenatore dei clivensi ci confida di aver notato alcuni aspetti tattici che tenterà di sfruttare a proprio vantaggio, ma di non aver ancora deciso la formazione di partenza: il CT non vuole neanche snaturare l’assetto tattico della squadra, visto che gli esperimenti condotti durante la stagione non hanno prodotto gli effetti desiderati e la paura di prendere gol ha fatto in modo che la squadra si chiudesse troppo, portando comunque gli avversari a far gol. L’allenatore starebbe quindi valutando di ritornare a un atteggiamento più arrembante, cosa che ha caratterizzato il gioco del Chievo della prima parte della stagione.

Alla domanda cosa ne pensasse del Vicenza, il tecnico ci riferisce che nonostante ci siano stati degli screzi in passato, legati alla partita di andata, gli riconosce il merito di tutto quello che ha ottenuto finora, specialmente perché il loro calcio non è condizionato dalla “letteratura inglese“.

Dal momento che la letteratura inglese è stata tirata in ballo, non potevo esimermi dal chiedere cosa se ne pensasse delle tattiche Beowulf e simili:

Paudice (allenatore del Vicenza) risponde in maniera netta dicendo di non conoscere molto queste tattiche, essendo sicuro che la bravura degli allenatori si veda in tante altre cose e non nella conoscenza e nell’utilizzo di tattiche altrui.

Figoni scende più nei particolari mettendola sul piano del gioco e del divertimento: “L’utilizzo di queste tattiche è una cosa lecita. Ma non mi piace usare delle tattiche già predefinite. È un discorso che ho fatto anche ai ragazzi del Chievo, ne ho anche scritto nel gruppo squadra. Parlavo soprattutto di vedere il progetto come un divertimento e per divertirmi gioco come voglio io. Se poi ci riesco bene, altrimenti pazienza, prendo quell’esperienza come buona e cerco di limare i difetti. Che ci fossero tattiche scaricate dal web era un po’ un segreto di pulcinella… L’unico lato positivo è che si è alzato il livello della competizione, costringendo gli allenatori a vivere la sfida ancora più a fondo.”

Progetto Gaming – Torino, un derby storico

Intervista con gli allenatori delle due squadre che si fronteggeranno per i quarti di EL.

L’Europa League approda agli ottavi di finale e, con tutte le italiane vittoriose nel turno precedente, per la prima volta le urne ci regalano uno scontro diretto tra due squadre di Serie A per il passaggio del turno.

Almeno un’italiana giocherà i quarti di finale, sarà quella che emergerà dalla sfida tra il Progetto Gaming, di mister Casalati,e il Torino dai sapori sardi, di Giacomo Sedda.

La prima è una società storica, nata all’inizio del progetto, e presieduta da Alessandro Pironti. Proprio lui, che inizialmente ricopriva anche l’incarico di allenatore, ricorda di una prima stagione non proprio brillante e di una coppia d’attacco formata, all’epoca, da Giroletti e dall’ancora attivo Borriello del Bologna, il quale avrebbe segnato la prima, storica rete del Progetto Gaming.

Il Torino ha avuto una genesi più travagliata, come ci racconta lo stesso Sedda, all’epoca giocatore, inizialmente aggregatosi alla rosa per ragioni di tifo in mancanza del suo Cagliari. La prima stagione inizia però col piede sbagliato, così Sedda prende posto sulla panchina della squadra, in piena zona retrocessione, e nomina Maurizio Deidda come DS. Con loro alla guida, il Toro manca la qualificazione europea per un soffio. Una cordata di imprenditori darà poi origine alla società attuale, di cui fanno ancora parte giocatori storici come il già citato Deidda e Pennisi.

Stiamo dunque parlando di due squadre con una storia consolidata e che nell’ultima stagione hanno dimostrato di meritare un posto tra le grandi, non solo del nostro campionato, ma – come testimonia la sfida che li attende – anche a livello europeo. Per celebrare questo inedito derby e capire il clima che aleggia nei due spogliatoi, abbiamo cercato di fotografare il momento di entrambe le squadre coi rispettivi allenatori.

Casalati, congratulazioni per questa qualificazione: dopo un’ottima vittoria a Zagabria, il 2-0 in casa ha messo il punto esclamativo sul passaggio del turno. Siete anche reduci da una roboante vittoria sulla Fiorentina: ritiene che la squadra stia attraversando un particolare momento di forma o è merito di una buona preparazione tattica?

(Cas.) “Grazie mille. Secondo me tutte e due le cose. Diciamo che aver inanellato qualche vittoria consecutiva ci ha ridato grande morale e questo aiuta molto. In più, il fatto che continuiamo a essere una delle migliori difese del campionato, ma abbiamo aumentato il numero di gol fatti, è chiaramente sintomo sia di ottima forma fisica e mentale che di solidità tattica, oltre che di una rosa eccellente e fortemente competitiva”.

Di contro, il Torino ha ben figurato con una netta vittoria in casa dello Zenith. Anche contro di voi disputeranno l’andata fuori casa, siete preoccupato di cosa metterà in campo mister Sedda per cogliervi impreparati?

(Cas.) “Ogni avversario preoccupa, deve farlo. Non avere un minimo di timore nei confronti dell’avversario porta inevitabilmente alla sconfitta. Detto questo andremo a giocarcela a viso aperto come facciamo sempre, anche contro una delle squadre più in forma e pericolose del nostro campionato”.

Mister Sedda, complimenti anche a voi per la qualificazione, ipotecata fin dall’andata in Russia e che, come sottolineato da Casalati, vi proietta come una delle squadre più in forma del momento. Ritenete di arrivare alla sfida coi favori del pronostico?

(Sed.) “Metto un 50/50. Non ho ancora avuto modo di studiare come giochi il Casalati nazionale, quindi dipenderà da quanto tempo potrò dedicare allo studio della tattica del PG. Al momento confido di potercela fare, ma vedo le nostre chance come eguali”.

Vi giocherete l’andata in trasferta, avete già un’idea di come impostare il match per replicare il risultato di San Pietroburgo?

(Sed.) “Sicuramente cercherò di replicare la goleada nel primo tempo, che ultimamente sta diventando un “marchio di fabbrica” del Toro, segnare subito per amministrare. Segnalo che Fagone è al momento il portiere con più cleansheet della serie A”.

Dove credete possiate colpire il Progetto Gaming, squadra solida che ha dimostrato, anche con la sonante vittoria in campionato con la Fiorentina, di attraversare un buon momento di forma?

(Sed.) “Penso di colpire sul mister, impedendogli di connettersi al server”.

Casalati, ritiene che affrontare una squadra di Serie A, contro cui siete abituati a giocare durante la stagione, rappresenti un pericolo o un vantaggio?

(Cas.) “Entrambe le cose, perché se da una parte è vero che affrontare una squadra che si conosce e si è già affrontata può dare un vantaggio, è altrettanto vero che gli allenatori del nostro campionato sono molto meno prevedibili di quelli dei campionati esteri. Sicuramente sarà più divertente, questo sì”.

Ha intenzione di cambiare qualcosa rispetto ai titolari che stanno facendo così bene, per mischiare un po’ le carte in tavola e confondere gli avversari?

(Cas.) “Io sono un grande amante delle rotazioni della rosa. Sono dell’idea che la nostra sia una rosa di ventuno giocatori che sarebbero tranquillamente titolari in tutte le altre squadre di A, quindi faremo come sempre: tra andata e ritorno giocheranno tutti, nel limite del possibile ovviamente”.

Sedda, il ritorno si disputerà in un’infuocata Torino e i vostri tifosi, notoriamente fedeli, si aspetteranno di poterci arrivare con la qualificazione già a portata di mano. Sarà così? Se la sente di far sognare i fan, promettendo una finale Europea?

(Sed.) “All’inizio del cammino europeo un dirigente del Toro mi ha, diciamo, canzonato quando ho detto che scommettevo molto sull’Europa League. Ora che siamo molto vicini al risultato ci tengo a salutare il Conte che non si fidava delle mie capacità! Sì, spero di vincerla, onestamente. So che sarà difficile perchè ora inizieranno tutti i derby umani…”.

Quali erano le vostre ambizioni a inizio stagione, mister? Come valuta questa qualificazione agli ottavi di EL?

(Sed.) “Confermarci, nel vero senso del termine. Molti dei nostri giocatori sono giovani in senso progetto, ci serviva confermare l’ossatura, migliorare in attività (cosa che stiamo facendo) e cercare di iniziare a puntare più in alto. L’obiettivo minimo era riqualificarsi in Europa ed iniziare a rompere le palle alle squadre più forti”.

Direi che state procedendo sulla strada giusta! Una vittoria rotonda contro la Lazio e 3 punti preziosi contro il Genoa nelle ultime due partite, ma l’Atalanta continua a stupire e il Napoli non molla, pur non convincendo del tutto: col Crotone saldamente al 5° posto, quanto sarà difficile qualificarsi in EL anche per la prossima stagione e cosa dovrà cambiare in casa Toro per non farsi scappare l’obiettivo? Siete delusi fin qui dal percorso in campionato?

(Sed.) “Son deluso, ma perché avremmo potuto avere meno problemi. Col Crotone alle prime di campionato sono stato buttato fuori, quindi ho perso una partita non giocandola, ahimé. Ma il campionato è ancora lungo, ci sono ancora molte partite da giocare e noi speriamo di poter recuperare i punti persi con questo sprint finale”.

Mister Casalati, con Lazio e Cremonese ad ammazzare il campionato nostrano, il PG si ritrova a lottare per un terzo posto ancora non scontato, contro una Juventus a sua volta attesa a Lione per una difficile trasferta. Ritenete che gli impegni europei debbano avere la priorità su un piazzamento che ha ormai un significato relativo o che, viceversa, sia importante onorare un campionato ancora lungo, per non rischiare di rovinare l’intera stagione?

(Cas.) “Ovviamente la prima cosa che passa per la testa a tutti noi, a partire dagli allenatori fino ad arrivare ai giocatori, è quella di lottare su tutti i fronti e provare a vincere tutto quello che si può. Ovviamente anche noi ci proveremo, ma senza dare per scontato che questo terzo posto ormai sia nostro di diritto. La priorità resta comunque arrivare in Champions il prossimo anno, ma finché avremo modo di lottare per qualche trofeo continueremo a farlo”.

Guardando anche al futuro, quali crede siano i punti forti della rosa a sua disposizione e dove, invece, è necessario migliorare per ambire a risultati più importanti?

(Cas.) “I nostri punti di forza sono senza dubbio la solidità del gruppo e la grande passione e attenzione che i nostri ragazzi hanno nei riguardi della squadra. Siamo tutti in sintonia e in grandi rapporti di amicizia, senza contare che anche a livello tecnico vantiamo elementi di ottimo livello e altri che lo saranno molto presto. Inoltre a fine anno avremo anche Bazzani che arriverà dalla Casertana e sarà una freccia in più al nostro arco. Forse potremmo pensare di cercare un terzino sinistro in più, giusto per avere maggior copertura nel ruolo, ma al momento pensiamo a fare bene quest’anno, il prossimo si vedrà”.

Posso chiederle se la vedremo ancora sulla panchina del PG per la prossima stagione, o ritiene che la sua conferma passi necessariamente attraverso i risultati in Europa?

(Cas.) “Io e il presidente (Pironti, N.d.R.) siamo sempre andati d’accordo sul fatto che se c’è bisogno di muoversi sul mercato si debba farlo solo per giocatori veramente di grande livello o potenzialmente tali. Quindi il metodo sarà quello. Cosi come siamo d’accordo che non centrare l’Europa che conta con una rosa del genere sarebbe da considerarsi un po’ una sconfitta, e io stesso sarei il primo a mettermi in discussione in caso non succeda. Comunque spero di poter restare su questa panchina a lungo e di regalare più di qualche trofeo alla società, che sicuramente merita di vincere il più possibile”.

Per quanto riguarda il Torino, pensando al futuro questa qualificazione porta ossigeno alle casse societarie, immaginiamo: reinvestirete le entrate in miglioramenti della rosa?

(Sed.) “Non credo.La maggior parte (90%) dei giocatori sono attivi e forti, abbiamo un buon numero di prestiti in giro che stanno facendo bene. Sarebbe forse più corretto dire che investiremo in stipendi, ma sul mercato ci muoveremo veramente poco, salvo occasioni spettacolari”.

Vuole farci un nome di una “occasione spettacolare”, un suo pupillo che prenderebbe ad occhi chiusi se si presentasse l’opportunità?

(Sed.) “Il pupillo lo sa, potrebbe arrabbiarsi la squadra forse. Ne nomino due: Luca Franceschi del Bologna e Riccardo Serafini, ora al Parma”.

Naturalmente li prendiamo come semplici attestati di stima ai giocatori e di conseguenza agli allenatori e ai DS che hanno fatto un buon lavoro con loro. Vorrei lasciarla chiedendole un pronostico sulla sfida di Europa League: chi la spunterà e chi sarà il giocatore decisivo?

(Sed.) “Torino ed il Totano”.

Casalati?

(Cas.) “Fare un pronostico su una partita del genere sarebbe come fare 6 al SuperEnalotto senza giocare la schedina, a mio avviso. Però di una cosa sono certo: saranno due scontri pieni di emozioni, che saranno decisi quasi sicuramente da un’invenzione tattica di uno tra me e il caro Sedda”.

Non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo ad entrambi gli allenatori, augurandoci che la sfida sia divertente e tesa come entrambi sembrano presagire e magari, chissà, vedremo proprio una di queste compagini giocarsi la finalissima.