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Federico Gallarato, il Re Mida del progetto

Federico Gallarato è un utente attivissimo all’interno del Progetto, presente già dalla Stagione 1.

Quest’anno, a coronamento di un lunghissimo percorso, è stato premiato con il più prestigioso dei premi personali, il pallone d’oro. Con il suo club sta dominando il campionato di Serie A ed è anche arrivata la convocazione in Nazionale maggiore. In questa intervista a 360° scopriremo meglio chi è Federico Gallarato sia fuori che dentro il progetto.

Ciao Fede, innanzitutto grazie per avermi concesso quest’intervista.

Federico Gallarato: Calciatore, allenatore, DS… Prima di parlare dei record su record che stai collezionando quest’anno, volevo chiederti: Chi è Federico Gallarato nella vita di tutti giorni? Lavori o studi? Altri hobby oltre Progetto Gaming?

Federico Gallarato è uno studente di Ingegneria Energetica al Politecnico di Milano, che cerca (e spera) di riuscire a laurearsi il prima possibile. In questo periodo di sessione d’esami, tante cose purtroppo passano in secondo piano ed è difficile mantenere tanti svaghi. A parte le cose che mi danno più stimoli, come ascoltare la musica e seguire il campionato del Progetto FM, dipende molto dal periodo e dal mood, non ho qualcosa di “fisso”

Tornando al Progetto, stai ottenendo dei record incredibili, il tuo nome è ricorrente e sembra che qualsiasi cosa tocchi si trasformi in oro. Partiamo da Gallarato calciatore: uno scudetto in arrivo anche grazie ai tuoi trenta (e più) gol stagionali; dove nasci calcisticamente? Come sei arrivato al pallone d’oro?

Beh, non proprio tutto, dei bei gol me li sono mangiati (ride).

Quella che sto vivendo al momento con la Lazio è sicuramente la mia stagione più prolifica a livello individuale, dai gol al Pallone d’Oro. A fine stagione (spero) arriverà lo scudetto, il mio secondo personale, che dimostrerà come il Gallo, anche se cade dal melo, è in grado di rialzarsi e di volare più alto di tutti. La squadra è stata assemblata perfettamente dal lavoro di Michelini e Pattarozzi, la loro gestione e dedizione quasi maniacale alla squadra ha permesso di creare una macchina pressoché perfetta.

Non sarà una lotta facile, la Cremonese è un avversario veramente ostico e al nostro livello, gestita molto bene da Campagna, che ci darà battaglia anche nelle prossime stagioni. Sono uno di quei giocatori che si possono considerare se vogliamo “veterani”, sono nel progetto dalla prima stagione. Ho avuto la fortuna di poter giocare nell’Inter, la mia squadra del cuore, quando allora era allenata da mister Mattia Crippa. All’inizio voleva giocare col 4-4-2, che su FM 17 non rendeva molto. Chissà cosa avrebbe potuto fare in questa stagione, dato che il modulo che oggettivamente gira meglio sul motore di gioco è proprio il 4-4-2. È stato molto avanti.

Poi c’è stata una di quelle storie che si possono definire “sliding doors”. Crippa ha dovuto saltare qualche partita, serviva un sostituto. Era estate, mi sono proposto, ma lo speedtest non era abbastanza veloce e allora è stato scelto un altro giocatore della squadra come sostituto, ovvero Cristian Marchese.

Con lui allenatore ho vissuto la stagione più entusiasmante in assoluto da giocatore: Campionato, Coppa Italia, Supercoppa Italiana. Finora nessuno è riuscito nell’impresa. La cosa che però mi è rimasta impressa di quella stagione era la coesione del gruppo, la ricordo ancora con piacere.

L’ultima stagione è stata una transizione, prima il cambio di allenatore, poi a Gennaio la cessione alla Lazio restando fino a fine stagione all’Inter. Raggiunta l’Europa saluto la squadra e promettendo di tornare… e poi ho sempre voluto avere un presidente pelato.

Il pallone d’oro è stato un bel premio per l’attività di queste 4 stagioni, ho praticamente sempre preso bonus, e poi questa stagione in game è stata veramente un successo.

Da allenatore invece non sai fare altro che vincere! il Parma è a pochi punti dal campionato che conta, una A che immagino sogni da tempo.

Qual è il tuo segreto? E’ meramente una questione statistica (chi ha la rosa più forte vince) o c’è dell’altro secondo te? Conta avere uno spogliatoio unito ai fini dell’obiettivo? Se ti dico Beowulf cosa mi rispondi?

Da allenatore mi sto divertendo veramente molto, è sicuramente il ruolo più entusiasmante di tutto il Progetto!

Questa stagione sta andando molto meglio rispetto alla scorsa, ma abbiamo ancora le partite più difficili da giocare. Non solo le top 3 di B, anche altre 4 squadre che sono in orbita Playoff. La A ovviamente è un sogno, la squadra è unita e abbiamo già ipotizzato i vari potenziamenti, sappiamo cosa fare per diventare una bella realtà. È un bell’ambiente, sono contento di come sta andando. Non abbiamo inattivi, abbiamo 3 giocatori da 300k di bonus e un paio da 200k, anche sotto questi termini sono veramente molto soddisfatto dello spogliatoio.

Sicuramente chi ha la rosa più forte ha più possibilità di vincere, ma il lavoro specifico dell’allenatore è una variabile importante: Studiare l’avversario, le loro tattiche, i loro schemi… tutto questo può fare la differenza rispetto a chi mette la tattica, i giocatori, e fa “inizia partita”. In più, ho la grandissima fortuna di potermi confrontare con allenatori del calibro di Campagna, Figoni, Staniscia, Belli. Mi hanno dato molto, sia la scorsa stagione quando con Staniscia (allora non ancora membro del Progetto) abbiamo elaborato il 4-1-2-3 che poi ci ha permesso di salvarci e fare un gran girone di ritorno, che in questa quando con Campagna ci siamo messi a lavorare sulle nostre tattiche e sul contrattacco delle altre.

Sull’uso della Beowulf come “ok raga, ho trovato una tattica buggata, la metto e vinciamo”, sono contrario. È vero che da’ risultati, ma è una cosa fine a sé stessa, la tattica perfetta non esiste. Esistono tattiche, come la Beowulf quest’anno o “la cinesata” di FM 17, che girano meglio di altre su molte squadre, ma secondo me, bisogna comunque studiarle e lavorarci sopra per far rendere la rosa al meglio. Prendere spunto da queste tattiche è assolutamente una cosa positiva, se non avessi studiato la cinesata non avrei mai saputo come impostare efficacemente una difesa a 3, se non avessi studiato la Beowulf ora sicuramente non sarei in questa posizione. Andare di testa propria spesso non porta a nulla, è sempre importante aprire i propri orizzonti e imparare.

Ed invece da DS, qual è l’acquisto di cui vai più fiero? Hai già degli obiettivi in mente? Chi vedresti bene in gialloblù?

Fare il DS è anche un ruolo molto importante e divertente, sicuramente meno stressante. Sì, ho una bella lista di giocatori in ogni ruolo che viene costantemente aggiornata, sia in base alla loro scheda che alla loro attività. Mi piacerebbe creare un modello stile Atalanta o Ajax, portando in prima squadra i giovani meritevoli. Al momento, gli unici acquisti praticamente “programmati” sono due giocatori della Juve Stabia ed altri della rosa sono seguiti molto da vicino. Acquisti da altre squadre non li posso ancora valutare, almeno non prima di vedere i soldi disponibili la prossima stagione.
Da DS al momento non ho fatto moltissimi acquisti, dato che ufficialmente da DS ho fatto solo questa sessione invernale, portando a Parma Motta, Giovannini e Tripicchio. Dovessi sceglierne uno, direi Giovannini, non tanto per la qualità (grezza ma potenzialmente molto interessante) o per l’attività (potrebbe raggiungere i 300k di bonus), ma per il significato che ha rappresentando il legame tra Parma e Juve Stabia

Gallarato va di pari passo con Collano, dal Parma alla Juve Stabia, dodicesima nel girone C della serie C. Un rapporto che da Parma prosegue fino a Castellammare di Stabia: cosa ti lega al Presidente, che rapporto avete? Con la Juve Stabia credete alla possibilità dei play-off?

Con Collano c’è un gran rapporto e mi ritengo fortunato ad avere un presidente così. Quando mi ha scritto la prima volta, dato che era da poco nel Progetto, ho avuto paura che fosse uno di quelli che sono super entusiasti per tutto e poi finiscono stufandosi in fretta o facendosi bannare per eccesso di entusiasmo. Invece, dimostra di essere un ottimo Presidente, c’è molta intesa e abbiamo la stessa visione del futuro delle due squadre. Inoltre sono felice che ci sia anche un rapporto umano! Ci siamo incontrati per una pizza con altri giocatori del Parma, è stato divertente! E ci ha anche pagato da bere dopo.

Mi sento il suo braccio destro e la gestione delle due squadre, oltre ai consigli per il giornale Offside, è la dimostrazione.
Ai Play-off, anche se sappiamo che sarà veramente molto difficile, ci crediamo. Se li raggiungessimo, vivremo il sogno partita per partita. Se non dovessimo arrivarci potremmo guardare con orgoglio ciò che abbiamo fatto finora, un bel punto di partenza per la prossima stagione.

Tornando all’off game, hai dato una consistente mano al progetto andando a lavorare sul database: riusciresti a spiegarci di cosa ti sei occupato? quanto è importante per lo svolgimento dei campionati?

Praticamente nelle tre stagioni passate su FM 17, gli sviluppi del gioco hanno portato squadre a giocare in divisioni diverse da quelle presenti di default su FM 19. Per questo, è stato necessario creare con l’editor un file che permettesse di avere le squadre nella divisione “giusta” rispetto al nostro campionato. Tipo la Lucchese in B, la Cremonese in A, oppure la stessa creazione di squadre come Fublet, PG e DT.

In più, alcune piccole modifiche alle regole, ad esempio che dalla serie C non si retrocede.

È stato un lavoro molto lungo, avendo spesso a che fare con crash da correggere in fase di programmazione o errori generali che si vedevano solo facendo prove pratiche di funzionamento in game. Una delle cose più complicate è stata la partecipazione alla Coppa Italia, fatta mantenendo la struttura attuale, che fa iniziare le squadre temporalmente in base alla serie ed alla posizione in classifica. L’unica cosa che non sono riuscito a ricreare sono i playoff di C perfettamente realistici, ci ho dovuto rinunciare per motivi soprattutto di tempo e di pazienza.

Chissà nei prossimi anni, con la crescita del progetto, che modifiche si dovranno fare: Più squadre? Più campionati? Chi può dirlo.

Infine vorrei chiederti se hai un aneddoto (anche più di uno ovviamente ) da condividere con noi, qualcosa che nessuno sa o che magari è passato in sordina, di Gallarato all’interno di Progetto Gaming.

Quando mi sono iscritto avevo messo come squadre preferite Inter e Torino. l’Inter era quasi completa ed il Torino era vicinissimo a prendermi. Poi si sono accorti che la rosa dell’Inter non era completa ed ho vestito da subito la maglia nerazzurra.

Un’altra cosa che mi viene in mente: Quando ho accettato l’offerta della Lazio ho mandato un audio a Marchese nel quale glielo dicevo, praticamente piangendo… al raduno FMilano mi ha detto che lo conserva ancora!

24 Ore per la vita: Ciao Gabri

Da quel tragico 20 giugno in cui un incidente ha sottratto all’affetto dei suoi cari il quindicenne Gabriele Cipolla, la community di Progetto Gaming (luogo ludico in cui Gabriele era amato e attivo partecipante) ha ragionato su come onorarne al meglio la memoria.
Ha deciso, alla fine, di onorare Gabriele facendo ciò che gli riesce meglio.

Per questo motivo, dalle 8:00 di venerdì 5 luglio alle 8:00 di sabato 6 luglio, Progetto Gaming terrà una maratona di 24 ore sul suo canale https://www.twitch.tv/progettogaming in cui si alterneranno streamers e ospiti della community tra momenti di puro intrattenimento, Talk Shows e sessioni di gioco con uno scopo benefico: tutto il denaro ricavato dalle visualizzazioni e da eventuali donazioni sarà infatti destinato alla Lega Tumori di Milano e la donazione sarà effettuata a nome di Gabriele Cipolla.
Questa è la scaletta di “24 Ore per la Vita”:

8:00 – 12:00 Alessandro Pironti con Apex
12:00 – 14:00 Filippo Ballarini con Formula 1 2019
14:00 – 16:00 3SkynE con Path of Exile
16:00 – 17:00 Alessandro Pironti con un talk e ospiti
17:00 – 19:00 Stenik con Fortnite
19:00 – 21:00 Elvis Lupo con Monster Hunter World
21:00 – 23:00 Luigi Frunzio ed Eric Botter con Apex
23:00 – 24:00 Luigi Tencar di Nerdando con Crash Team Racing
00:00 – 03:00 TheDarkTongo con LoL
03:00 – 06:00 Aloxz con Magic
06:00 – 08:00 Alessandro Pironti con Apex e saluti finali

In vista della maratona, la community di Progetto Gaming sarebbe felice se chiunque avesse un canale Youtube, un account Instagram, un profilo Facebook, un sito web o sia presente in qualsiasi altra piattaforma, desse risonanza all’evento (https://www.facebook.com/events/648413459006010/). Sarà il miglior modo di onorare la memoria di Gabriele: giocando, serenamente, tutti insieme.

“Voglio portare il Pisa in serie B”, il capitano Pietro Nicoletto si racconta.

“Con il Padova cerco il riscatto dopo la disfatta della retrocessione da parte della società reale”.

Pietro Nicoletto è uno dei giocatori emergenti più attivi e interessanti del panorama di serie C: da gennaio capitano del Pisa, squadra in piena zona playoff nel girone B, e da metà stagione anche presidente e DS del Padova, che lotta per agganciare il decimo posto nel girone A.
L’ultima giornata è stata sfortunata per entrambe le compagini, col Pisa che ha perso 2 a 1 in casa contro l’Americandy Siena, secondo, e il Padova sconfitto 2 a 0 col Pordenone, quinto, all’Euganeo.

Ai nostri microfoni racconta le sue aspettative sul finale di stagione, i rapporti coi compagni di squadra e la dirigenza, e ci concede in esclusiva uno scoop sul suo futuro in una squadra di A.
[Rettifica dell’autore: nella serata di ieri, poco dopo questa intervista, è arrivata la conferma ufficiale anche da parte dell’Inter, Nicoletto sostituirà come DS l’uscente Daniele Broccolo].

Buongiorno Pietro, siamo reduci dalla 32a giornata, in cui sia Padova che Pisa hanno perso di misura contro due avversari validi e candidati alla promozione. Vuole darci un suo commento sui risultati?
“Certo: la sconfitta del Pisa è stata molto brutta, in quanto eravamo in vantaggio grazie al gol di Gugliotta, ma poi al 90° ed al 95° abbiamo subito i due gol che ci hanno condannato. La sconfitta del Padova contro il Pordenone ce l’aspettavamo di più perchè avevamo diversi giocatori infortunati e il mister Castelli ha dovuto schierare giocatori fuffa. Dispiace, ma ci rialzeremo”.

Se il Pisa sembra poter raggiungere agevolmente i playoff, il Padova naviga in tutt’altre acque. Gli avversari da rincorrere (Como, Pro Vercelli, Monza) lottano per non perdere terreno e a questi si è di recente aggiunto il Crema, con una società che punta subito forte alla B. Ci sono speranze per i tifosi biancoscudati di arrivare a giocarsi la promozione?
“Sì, il Pisa è nono e ha un buon distacco ma sicuramente staremo attenti ad ogni partita senza sottovalutarla, l’anno scorso ci ha insegnato molto. Per quanto riguarda il Padova la questione è più difficile perché siamo al 13esimo posto con 7 punti di distacco, le partite non sono molte ma sono convinto che la mia squadra ci proverà sicuramente”.

Le chiedo un pronostico: chi andrà in Serie B quest’anno, secondo lei?
“Udinese, Empoli e Cagliari sicuramente. Per l’ultima speriamo il Pisa!”.

Proviamo a giocare di fantasia: Padova e Pisa si scontrano alle fasi finali dei playoff, per chi fa il tifo?
“Domanda tosta a cui non so rispondere, sarei contento in ogni modo”.

Conosciamo meglio Pietro Nicoletto: da quanto è capitano al Pisa, e cosa l’ha portata lì, e quando invece ha deciso di acquisire la proprietà della sua squadra cittadina?
“Sono capitano del Pisa da gennaio (nel gioco), in fin dei conti da quando Locatelli se n’è andato! Spero di essere un esempio da seguire per i miei compagni, ho fatto alcune cose per meritarmi il loro appoggio e rispetto. Al Pisa mi ha portato il mio amico Castelli consigliandomi di iscrivermi al progetto, e così ho fatto. Come hai detto tu sono padovano e ho acquistato la società a metà di questa stagione con appunto Mattia (Castelli, N.d.R.), l’idea è venuta sul gruppo whatsapp del Pisa e poi Ciampaglia e Croatti ci hanno aiutati! Li ringraziamo molto”.

Qual è il suo rapporto con allenatore e dirigenza del Pisa?
“L’allenatore è Luca Ciampaglia ed è uno dei migliori nel suo ruolo, farà molta strada, ne son convinto. È ormai un amico che mi ha aiutato e consigliato molto. Amico perchè ci siamo raccontati fatti molto personali, conoscendoci solo da cellulare e di conseguenza fidandoci molto. Un giorno spero di incontrarlo dal vivo, chissà magari sotto la torre!
Il mio rapporto con Croatti (presidente), Ciampaglia (presidente) ed Esposito (DS) è davvero ottimo e li ringrazio molto per la fiducia che mi stanno dando”.

E a Padova, chi è il mister?
“Per il momento è il mio socio Mattia Castelli, abbiamo voluto fare una cosa tutta nostra. Infatti lui fa il mister ed il presidente mentre io DS e presidente”.

Vi ritenete soddisfatti del vostro operato fin qui?
“Sì, assolutamente. In meno di due settimane sono riuscito a formare il primo 11 titolare come promesso al mio primo acquisto Ceol. Pian piano stiamo completando la rosa, siamo 14 su 15”.

Abbiamo appena appreso che sta facendo l’esame per diventare DS, è così?
“Oggi ho risposto alle domande facendo 100% dopo qualche tentativo, mentre poco fa ho fatto l’esame orale con Filippo (Ballarini, N.d.R.) è sono stato abilitato. Ho già dei contatti con qualche squadra importante, a breve avrete l’esito”.

Ci vuole svelare da parte di chi sono arrivate le offerte?
“L’offerta che ho accettato è da parte di una squadra di Serie A (Inter, N.d.R.) con una tifoseria fantastica. Io faccio parte di loro quindi darò il massimo perchè so cosa significa!”.

Quali sono i suoi migliori ricordi di questa stagione, con entrambe le squadre?
“A Pisa sicuramente il primo goal segnato in carriera ai danni del Carpi nella vittoria per 5-0 e poi, sicuramente, l’ufficialità di essere diventato il capitano. Al Padova il miglior ricordo, oltre al fatto di essere riuscito a unire un gruppo di persone, è quello che stiamo riuscendo a farci notare nelle zone di metà classifica come speravamo”.

Da presidente del Padova, quali giocatori ha imparato a stimare – o magari vorrebbe acquistare – e, da capitano del Pisa, quali sono i compagni da cui non vorrebbe mai separarsi?
“A Padova abbiamo fatto acquisti mirati dove mancavano uomini reali, per il momento ci stiamo soffermano su questo. Alla domanda sul Pisa mi è molto difficile risponderti perchè il gruppo è veramente legatissimo e tutti sono particolarmente attivi però è giusto fare qualche nome: Castelli perchè siamo amici reali, Mezzadri perchè è uno dei migliori centrocampisti di C e B a cui auguro il meglio, Fadi (padovano anche lui) ed infine la coppia OmarPaperini: i due pisani DOC”.

Si comprerebbe al Padova?
“Prima dicevo che acquistare il Padova è avvenuto nella chat del Pisa e ora mi spiego meglio. Scherzando con il mister gli ho detto “quando mi vendete al Padova, alla mia squadra del cuore?” e lui mi rispose “guarda che è libera, compratela“. Da lì io e Castelli abbiamo cominciato a lavorare.
Comunque no, al Padova voglio ricoprire ruoli dello staff”.

Ci ha detto di essere un grande tifoso della squadra dove entrerà come DS; Pisa e Padova hanno delle tifoserie ‘calde‘?
“Sì, assolutamente. Con il Padova cerco il riscatto dopo la disfatta della retrocessione da parte della società reale, mentre i pisani ci chiedono molto dopo la sconfitta in finale dei playoff dello scorso anno e la promozione della squadra reale in Serie B”.

Ci vuole cantare il coro o il motto preferito dei vostri tifosi?
“I cori che preferisco sono quelli che fa Omar negli audio che ci manda sulla chat, prendendomi in giro”, ride. “Gli dico solo che le gocciole le ho finite! Tutta la squadra capirà!”.

È molto diversa la vita nei due spogliatoi?
“È diversa perché il Padova esiste da poco, i giocatori si conoscono poco, ma son sicuro che riusciremo a creare una bellissima atmosfera come al Pisa”.

Ha qualche aneddoto da raccontarci?
“Nella squadra toscana, dove sono il capitano, ho voluto omaggiare il nostro portierone Paperini lasciandogli la mia fascia nell’ultima partita contro il Siena. Essendo un derby ci teneva molto, ma soprattutto se l’è meritata! E questo lo farò sicuramente con altri compagni”.

Domanda da bot: dove vorrebbe giocare la prossima stagione?
“La prossima stagione giocherò sempre a Pisa, ho parlato con i presidenti ed il DS per un contratto molto importante perché credono in me, ma oltre a questo voglio portare la squadra in Serie B!”.

Visto che la classifica del girone A è in continua evoluzione, le propongo di provare a rifarla dandoci un voto per ogni squadra.
Udinese, Juve Domo e Venezia hanno dimostrato che hanno le potenzialità di fare bene anche nella categoria superiore, ottenere solo 5 sconfitte non è da tutti. Voto 10 a chi riuscirà a spuntarla!
Albese, Pordenone, Verona e Cuneo sono tutte più che sufficienti, ovviamente, l’unica che spero non vada in B è il Verona. Ma solo per questioni di rivalità, non me ne voglia il presidente. Credo però per il momento l’Albese abbia un voto superiore rispetto alle altre concorrenti.
Tra Mantova, Como, Pro Vercelli, Crema e Padova, il Mantova è quella che merita di più, le altre sono tutte vicine, ballano tra la sufficienza e l’insufficienza.
Infine Alessandria, Varese, Tristina e Albinoleffe sono squadre che son sicuro l’anno prossimo faranno bene e punteranno alla promozione, poco sotto la sufficienza perché alcune sono state acquistate da poco”.

In generale, qual è la sua esperienza fin qui nel progetto? Di cosa è soddisfatto, cosa vorrebbe migliorare col tempo?
“L’esperienza è ottima perchè ho conosciuto ottime persone ed in poco tempo son passato dalla sola carriera giocatore fino a coprire quasi tutti ruoli nello staff. Prossimo passo: allenatore!”.

Juventus – Torino: più di un derby

La pioggia sembra non voler cessare e Torino è un via vai di tram, automobili e gente vestita di cappotti grigi. Questa è la pioggia che preannuncia la primavera e da quì a qualche settimana scoppierà il caldo.

Già da qualche giorno, il buon Santoro invia video di sfottò a mia moglie per fare in modo che io li veda. Nemmeno il tempo di realizzare lo 0-1 impartito al Progetto Gaming in Europa League (con 90 minuti ancora da giocare), che c’è già il derby.

In casa Torino quest’anno ci aspettavamo che andasse meglio, ci aspettavamo di poterci affermare come realtà solida anche nel gioco, ma per vari motivi ci siamo ritrovati a condurre una prima parte di stagione “sciapita”, senza demeriti e senza onori. Da Gennaio però qualcosa è cambiato.

Magari Sedda è solo un tecnico alla Allegri, un allenatore a diesel, che partono piano e poi si ritrovano con la piena potenza di fuoco sul finale.

Già dalla mattina si parte, lo sfottò in pubblica piazza con la dirigenza juventina è parte del derby. Nei bar e nelle scuole ci si confronta su chi sia la squadra più forte, se la Juventus campione d’Italia oppure il Torino che sta facendo sognare quella parte di città romantica e nostalgica.

In casa Torino si preferisce rimanere con un profilo basso, la tensione c’è e tutti l’avvertono, ma io non posso non godermi un giorno simile.

Io, juventino sfegatato nel fuffa, da quando ho messo piede in questo progetto ho sempre voluto ruolare in un unico modo: contro le squadre blasonate e il tifo mainstream. Sì, perché parliamoci chiaramente, è facile tifare per una grande piazza e grandi squadre come Milan, Juventus, Napoli, Roma o Inter. Ma avete mai pensato cosa significhi portare in alto il blasone di squadre come Torino, Genoa, Sampdoria e tutte quelle squadre che sono additate come “fascia media”? Per me questo è uno stimolo immenso. È lo stimolo che mi ha alimentato fin da S2, quando scelsi di vestire granata e aiutare nel costruire un gruppo con determinati aspetti caratteriali e filosofia di approccio al gioco.

11 Marzo 2019 – ore 20:30.

L’Allianz Stadium è già pieno. Lo spicchio di stadio con i 2.075 tifosi granata tra la tribuna Est e la curva Nord viene sovrastato dai fischi dei bianconeri, che sono ben 39.432. Ma loro sono lì, cantano e sventolano bandiere col toro bendato sopra.

Siamo nello spogliatoio, già tutti carichi. C’è silenzio, il mister spiega le ultime indicazioni, ma alcuni di noi sanno già cosa fare. Guardo i miei compagni, vedo che alcuni fanno avanti e indietro nervosamente, mentre qualcun’altro si è immerso nella sua musica preferita.

“Ok ragazzi, ci siamo. È tempo di uscire” esorta il mister.

Ci disponiamo in fila indiana, davanti a tutti c’è Sedda, stasera capitano in assenza di Pauletto. Si guarda con aria di sfida con Agosta, capitano e fantasista della Juventus fin dalla prima stagione. I più concentrati sembrano essere Frunzio e Deidda, con Gianluca Pusceddu gasato a mille per la tensione che si respira in quel minuscolo tunnel.

20:50, si entra in campo.

Il Derby della Mole ha inizio

Inno della Serie A di rito, sguardi dritti verso la tribuna Ovest, scambio di saluti per le telecamere e poi via verso le proprie posizioni in campo.

Sedda stringe la mano ad Agosta, entrambi sono fieri della fascia che portano al braccio e sanno che sarà battaglia vera.

Noi ci disponiamo con Fagone in porta, davanti a lui ci siamo io, Avogaro, Sedda e Frunzio da sinistra verso destra. A fare da diga a centrocampo Gianluca, con Figoni e Deidda a creare occasioni in mezzo al campo. Davanti a me sulla trequarti c’è Vanali, al lato opposto sulla destra Iadicicco. In attacco il solo Pennisi.

La Juventus si schiera a specchio nell’altra metà campo, con Carrano tra i pali, Bassissi, Amadori, Gallorini e Stranges. In mediana Del Prete, regia affidata ai piedi educati di Pejcic e Agosta. Il mio diretto avversario sarà Paudice, sulla fascia opposta ad occupare Frunzio ci sarà Zirattu. Bicocchi, ex granata, unica punta.

L’arbitro osserva le due squadre, porta il fischietto alla bocca, guarda l’orologio, si parte!

Abbiamo pagato caro due svarioni difensivi del nostro portiere, purtroppo.

Entrambe le squadre hanno lottato alla pari, purtroppo la differenza l’ha fatta Carrano che è riuscito ad ipnotizzare il nostro attacco.


A malincuore mi tocca ammettere che per quest’anno il derby è bianconero, essendo l’andata conclusasi con un 1-1 e questo ritorno con un amarissimo 2-0.

E, lasciatemelo dire, è per partite come queste che non ci stancheremo mai di ruolare! Onore ai rivali gobbi, anche se stamattina un tifoso mi chiedeva dove fosse Piazza Castello…

Scontro al vertice in serie B: Chievo – Vicenza

Partita di cartello in serie B, dove l’ex capolista Chievo ospiterà la vera rivelazione del campionato, il Vicenza dei miracoli di Paudice e Arnone.

Ho avuto il piacere di raccogliere alcune dichiarazioni del presidente biancorosso Arnone e del tecnico scaligero Figoni.

Arnone ci descrive uno spogliatoio calmo e tuttavia carico, nella speranza di dimostrare, ancora una volta, di non trovarsi in vetta per caso, con la voglia di giocarsela con tutti dando sempre il 100%. Continua dicendo che partite del genere sono da tripla e che gli episodi la faranno da padrone, quindi la concentrazione dovrà essere massima.

Dal punto di vista tecnico, Arnone pensa che il suo Vicenza, pur avendo studiato l’avversario, continuerà con la filosofia di gioco adottata finora, considerando che la sua squadra si presenta a Verona con l’organico al gran completo. Sugli avversari, Arnone è concorde sul fatto che si tratta di un’ottima squadra che sta rispettando tutte le aspettative che la vedevano come una delle favorite per la promozione se non persino per il titolo. Su Figoni ammette di conoscerlo poco dal punto di vista umano, ma l’ottimo lavoro che sta facendo è sotto gli occhi di tutti.

Figoni, dal canto suo, lamenta il fatto che la stagione del Chievo stava procedendo a gonfie vele fin quando, incredibilmente, c’è stata un’involuzione a cavallo degli scontri diretti, tra di questi, questo è, secondo il tecnico, quello più importante, perché in caso di sconfitta potrebbe complicarsi in maniera seria il cammino per la promozione. Il rammarico, prosegue Figoni, è quello di non essere al top della forma: al momento c’è un piccolo trend positivo e sembra che la squadra si stia lentamente rialzando, ma c’è da considerare che il Chievo esce da un mese in cui ha preso almeno quindici gol in cinque partite, quindi non possiamo di certo affermare che sia il miglior Chievo della stagione.

Dal punto di vista tecnico, l’allenatore dei clivensi ci confida di aver notato alcuni aspetti tattici che tenterà di sfruttare a proprio vantaggio, ma di non aver ancora deciso la formazione di partenza: il CT non vuole neanche snaturare l’assetto tattico della squadra, visto che gli esperimenti condotti durante la stagione non hanno prodotto gli effetti desiderati e la paura di prendere gol ha fatto in modo che la squadra si chiudesse troppo, portando comunque gli avversari a far gol. L’allenatore starebbe quindi valutando di ritornare a un atteggiamento più arrembante, cosa che ha caratterizzato il gioco del Chievo della prima parte della stagione.

Alla domanda cosa ne pensasse del Vicenza, il tecnico ci riferisce che nonostante ci siano stati degli screzi in passato, legati alla partita di andata, gli riconosce il merito di tutto quello che ha ottenuto finora, specialmente perché il loro calcio non è condizionato dalla “letteratura inglese“.

Dal momento che la letteratura inglese è stata tirata in ballo, non potevo esimermi dal chiedere cosa se ne pensasse delle tattiche Beowulf e simili:

Paudice (allenatore del Vicenza) risponde in maniera netta dicendo di non conoscere molto queste tattiche, essendo sicuro che la bravura degli allenatori si veda in tante altre cose e non nella conoscenza e nell’utilizzo di tattiche altrui.

Figoni scende più nei particolari mettendola sul piano del gioco e del divertimento: “L’utilizzo di queste tattiche è una cosa lecita. Ma non mi piace usare delle tattiche già predefinite. È un discorso che ho fatto anche ai ragazzi del Chievo, ne ho anche scritto nel gruppo squadra. Parlavo soprattutto di vedere il progetto come un divertimento e per divertirmi gioco come voglio io. Se poi ci riesco bene, altrimenti pazienza, prendo quell’esperienza come buona e cerco di limare i difetti. Che ci fossero tattiche scaricate dal web era un po’ un segreto di pulcinella… L’unico lato positivo è che si è alzato il livello della competizione, costringendo gli allenatori a vivere la sfida ancora più a fondo.”

Progetto Gaming – Torino, un derby storico

Intervista con gli allenatori delle due squadre che si fronteggeranno per i quarti di EL.

L’Europa League approda agli ottavi di finale e, con tutte le italiane vittoriose nel turno precedente, per la prima volta le urne ci regalano uno scontro diretto tra due squadre di Serie A per il passaggio del turno.

Almeno un’italiana giocherà i quarti di finale, sarà quella che emergerà dalla sfida tra il Progetto Gaming, di mister Casalati,e il Torino dai sapori sardi, di Giacomo Sedda.

La prima è una società storica, nata all’inizio del progetto, e presieduta da Alessandro Pironti. Proprio lui, che inizialmente ricopriva anche l’incarico di allenatore, ricorda di una prima stagione non proprio brillante e di una coppia d’attacco formata, all’epoca, da Giroletti e dall’ancora attivo Borriello del Bologna, il quale avrebbe segnato la prima, storica rete del Progetto Gaming.

Il Torino ha avuto una genesi più travagliata, come ci racconta lo stesso Sedda, all’epoca giocatore, inizialmente aggregatosi alla rosa per ragioni di tifo in mancanza del suo Cagliari. La prima stagione inizia però col piede sbagliato, così Sedda prende posto sulla panchina della squadra, in piena zona retrocessione, e nomina Maurizio Deidda come DS. Con loro alla guida, il Toro manca la qualificazione europea per un soffio. Una cordata di imprenditori darà poi origine alla società attuale, di cui fanno ancora parte giocatori storici come il già citato Deidda e Pennisi.

Stiamo dunque parlando di due squadre con una storia consolidata e che nell’ultima stagione hanno dimostrato di meritare un posto tra le grandi, non solo del nostro campionato, ma – come testimonia la sfida che li attende – anche a livello europeo. Per celebrare questo inedito derby e capire il clima che aleggia nei due spogliatoi, abbiamo cercato di fotografare il momento di entrambe le squadre coi rispettivi allenatori.

Casalati, congratulazioni per questa qualificazione: dopo un’ottima vittoria a Zagabria, il 2-0 in casa ha messo il punto esclamativo sul passaggio del turno. Siete anche reduci da una roboante vittoria sulla Fiorentina: ritiene che la squadra stia attraversando un particolare momento di forma o è merito di una buona preparazione tattica?

(Cas.) “Grazie mille. Secondo me tutte e due le cose. Diciamo che aver inanellato qualche vittoria consecutiva ci ha ridato grande morale e questo aiuta molto. In più, il fatto che continuiamo a essere una delle migliori difese del campionato, ma abbiamo aumentato il numero di gol fatti, è chiaramente sintomo sia di ottima forma fisica e mentale che di solidità tattica, oltre che di una rosa eccellente e fortemente competitiva”.

Di contro, il Torino ha ben figurato con una netta vittoria in casa dello Zenith. Anche contro di voi disputeranno l’andata fuori casa, siete preoccupato di cosa metterà in campo mister Sedda per cogliervi impreparati?

(Cas.) “Ogni avversario preoccupa, deve farlo. Non avere un minimo di timore nei confronti dell’avversario porta inevitabilmente alla sconfitta. Detto questo andremo a giocarcela a viso aperto come facciamo sempre, anche contro una delle squadre più in forma e pericolose del nostro campionato”.

Mister Sedda, complimenti anche a voi per la qualificazione, ipotecata fin dall’andata in Russia e che, come sottolineato da Casalati, vi proietta come una delle squadre più in forma del momento. Ritenete di arrivare alla sfida coi favori del pronostico?

(Sed.) “Metto un 50/50. Non ho ancora avuto modo di studiare come giochi il Casalati nazionale, quindi dipenderà da quanto tempo potrò dedicare allo studio della tattica del PG. Al momento confido di potercela fare, ma vedo le nostre chance come eguali”.

Vi giocherete l’andata in trasferta, avete già un’idea di come impostare il match per replicare il risultato di San Pietroburgo?

(Sed.) “Sicuramente cercherò di replicare la goleada nel primo tempo, che ultimamente sta diventando un “marchio di fabbrica” del Toro, segnare subito per amministrare. Segnalo che Fagone è al momento il portiere con più cleansheet della serie A”.

Dove credete possiate colpire il Progetto Gaming, squadra solida che ha dimostrato, anche con la sonante vittoria in campionato con la Fiorentina, di attraversare un buon momento di forma?

(Sed.) “Penso di colpire sul mister, impedendogli di connettersi al server”.

Casalati, ritiene che affrontare una squadra di Serie A, contro cui siete abituati a giocare durante la stagione, rappresenti un pericolo o un vantaggio?

(Cas.) “Entrambe le cose, perché se da una parte è vero che affrontare una squadra che si conosce e si è già affrontata può dare un vantaggio, è altrettanto vero che gli allenatori del nostro campionato sono molto meno prevedibili di quelli dei campionati esteri. Sicuramente sarà più divertente, questo sì”.

Ha intenzione di cambiare qualcosa rispetto ai titolari che stanno facendo così bene, per mischiare un po’ le carte in tavola e confondere gli avversari?

(Cas.) “Io sono un grande amante delle rotazioni della rosa. Sono dell’idea che la nostra sia una rosa di ventuno giocatori che sarebbero tranquillamente titolari in tutte le altre squadre di A, quindi faremo come sempre: tra andata e ritorno giocheranno tutti, nel limite del possibile ovviamente”.

Sedda, il ritorno si disputerà in un’infuocata Torino e i vostri tifosi, notoriamente fedeli, si aspetteranno di poterci arrivare con la qualificazione già a portata di mano. Sarà così? Se la sente di far sognare i fan, promettendo una finale Europea?

(Sed.) “All’inizio del cammino europeo un dirigente del Toro mi ha, diciamo, canzonato quando ho detto che scommettevo molto sull’Europa League. Ora che siamo molto vicini al risultato ci tengo a salutare il Conte che non si fidava delle mie capacità! Sì, spero di vincerla, onestamente. So che sarà difficile perchè ora inizieranno tutti i derby umani…”.

Quali erano le vostre ambizioni a inizio stagione, mister? Come valuta questa qualificazione agli ottavi di EL?

(Sed.) “Confermarci, nel vero senso del termine. Molti dei nostri giocatori sono giovani in senso progetto, ci serviva confermare l’ossatura, migliorare in attività (cosa che stiamo facendo) e cercare di iniziare a puntare più in alto. L’obiettivo minimo era riqualificarsi in Europa ed iniziare a rompere le palle alle squadre più forti”.

Direi che state procedendo sulla strada giusta! Una vittoria rotonda contro la Lazio e 3 punti preziosi contro il Genoa nelle ultime due partite, ma l’Atalanta continua a stupire e il Napoli non molla, pur non convincendo del tutto: col Crotone saldamente al 5° posto, quanto sarà difficile qualificarsi in EL anche per la prossima stagione e cosa dovrà cambiare in casa Toro per non farsi scappare l’obiettivo? Siete delusi fin qui dal percorso in campionato?

(Sed.) “Son deluso, ma perché avremmo potuto avere meno problemi. Col Crotone alle prime di campionato sono stato buttato fuori, quindi ho perso una partita non giocandola, ahimé. Ma il campionato è ancora lungo, ci sono ancora molte partite da giocare e noi speriamo di poter recuperare i punti persi con questo sprint finale”.

Mister Casalati, con Lazio e Cremonese ad ammazzare il campionato nostrano, il PG si ritrova a lottare per un terzo posto ancora non scontato, contro una Juventus a sua volta attesa a Lione per una difficile trasferta. Ritenete che gli impegni europei debbano avere la priorità su un piazzamento che ha ormai un significato relativo o che, viceversa, sia importante onorare un campionato ancora lungo, per non rischiare di rovinare l’intera stagione?

(Cas.) “Ovviamente la prima cosa che passa per la testa a tutti noi, a partire dagli allenatori fino ad arrivare ai giocatori, è quella di lottare su tutti i fronti e provare a vincere tutto quello che si può. Ovviamente anche noi ci proveremo, ma senza dare per scontato che questo terzo posto ormai sia nostro di diritto. La priorità resta comunque arrivare in Champions il prossimo anno, ma finché avremo modo di lottare per qualche trofeo continueremo a farlo”.

Guardando anche al futuro, quali crede siano i punti forti della rosa a sua disposizione e dove, invece, è necessario migliorare per ambire a risultati più importanti?

(Cas.) “I nostri punti di forza sono senza dubbio la solidità del gruppo e la grande passione e attenzione che i nostri ragazzi hanno nei riguardi della squadra. Siamo tutti in sintonia e in grandi rapporti di amicizia, senza contare che anche a livello tecnico vantiamo elementi di ottimo livello e altri che lo saranno molto presto. Inoltre a fine anno avremo anche Bazzani che arriverà dalla Casertana e sarà una freccia in più al nostro arco. Forse potremmo pensare di cercare un terzino sinistro in più, giusto per avere maggior copertura nel ruolo, ma al momento pensiamo a fare bene quest’anno, il prossimo si vedrà”.

Posso chiederle se la vedremo ancora sulla panchina del PG per la prossima stagione, o ritiene che la sua conferma passi necessariamente attraverso i risultati in Europa?

(Cas.) “Io e il presidente (Pironti, N.d.R.) siamo sempre andati d’accordo sul fatto che se c’è bisogno di muoversi sul mercato si debba farlo solo per giocatori veramente di grande livello o potenzialmente tali. Quindi il metodo sarà quello. Cosi come siamo d’accordo che non centrare l’Europa che conta con una rosa del genere sarebbe da considerarsi un po’ una sconfitta, e io stesso sarei il primo a mettermi in discussione in caso non succeda. Comunque spero di poter restare su questa panchina a lungo e di regalare più di qualche trofeo alla società, che sicuramente merita di vincere il più possibile”.

Per quanto riguarda il Torino, pensando al futuro questa qualificazione porta ossigeno alle casse societarie, immaginiamo: reinvestirete le entrate in miglioramenti della rosa?

(Sed.) “Non credo.La maggior parte (90%) dei giocatori sono attivi e forti, abbiamo un buon numero di prestiti in giro che stanno facendo bene. Sarebbe forse più corretto dire che investiremo in stipendi, ma sul mercato ci muoveremo veramente poco, salvo occasioni spettacolari”.

Vuole farci un nome di una “occasione spettacolare”, un suo pupillo che prenderebbe ad occhi chiusi se si presentasse l’opportunità?

(Sed.) “Il pupillo lo sa, potrebbe arrabbiarsi la squadra forse. Ne nomino due: Luca Franceschi del Bologna e Riccardo Serafini, ora al Parma”.

Naturalmente li prendiamo come semplici attestati di stima ai giocatori e di conseguenza agli allenatori e ai DS che hanno fatto un buon lavoro con loro. Vorrei lasciarla chiedendole un pronostico sulla sfida di Europa League: chi la spunterà e chi sarà il giocatore decisivo?

(Sed.) “Torino ed il Totano”.

Casalati?

(Cas.) “Fare un pronostico su una partita del genere sarebbe come fare 6 al SuperEnalotto senza giocare la schedina, a mio avviso. Però di una cosa sono certo: saranno due scontri pieni di emozioni, che saranno decisi quasi sicuramente da un’invenzione tattica di uno tra me e il caro Sedda”.

Non ci resta che fare un grosso in bocca al lupo ad entrambi gli allenatori, augurandoci che la sfida sia divertente e tesa come entrambi sembrano presagire e magari, chissà, vedremo proprio una di queste compagini giocarsi la finalissima.

Master & (non) Commander. Il duro lavoro di un admin

Ci risiamo. Ma alla fine il presentarsi ciclico di problemi potrebbe far parte del gioco, così come il doverli risolvere e spiegarne il come e il perché. E di nuovo. E poi di nuovo ancora.

Si potrebbe riassumere così il ruolo di un buon admin, qualunque sia l’ambito in cui opera: forum, gioco più o meno virtuale, vita reale. Ma vogliamo un po’ approfondire la cosa, nei limiti del possibile.

Lungi da me voler fare pubblicità alle ultime questioni riguardanti ban e smantellamenti di squadre, ma inevitabilmente l’attenzione va a quello e allo step mediatico-sportivo che coinvolge il Crema. Uno step che personalmente dimostra la bontà del progetto, la sua curva di crescita arrivati quasi agli sgoccioli della Stagione 4 e quello che potrebbe diventare – forse – se l’“esperimento Crema” dovesse funzionare.

Quello che voglio dire è che molte volte, anche se non sembrerebbe vedersi, un admin lavora per noi e non contro di noi giocatori. Per renderlo magari più semplice e limpido, userò una similitudine. Riguarda il mondo generale di gioco di ruolo e il concetto al suo interno della figura del Master.

Il Master di gdr, ve lo posso assicurare essendolo in prima persona, deve sbattersi per quattro in organizzazione, decisioni, pianificazioni e qualora i giocatori del party andassero fuori strada – e succede spesso – essere pronto a riportarli sulla retta via. Anche in modi che, per l’appunto, non si capiscono immediatamente. Ma è tutto comunque fatto per il bene del party o, se rapportato tutto nel nostro caso, della community.

Un’altra cosa che ad esempio potrebbe succedere è, ovviamente, l’essere scontenti del Master. Per come amministra, per come organizza, per come conduca il gioco, per le “regole del tavolo” che tanto conoscono i giocatoridiruolo. Può capitare allora che ne si parli prima tra giocatori e solo dopo con il master, magari parlicchiandogli pure alle spalle; si fa, lo abbiamo fatto/facciamo/faremo tutti, perché è nell’indole dell’essere umano. Ma nell’essere umano c’è anche il capire dai propri errori e capire cosa sia o debba essere meglio per la propria sopravvivenza; un giro filosofico ampio, lo ammetto, che però riporta ad una cosa da imparare prima possibile: un buon giocatore fa un buon master, che porta a un buon gioco, che crea un giocatore felice. Essere buoni giocatori per avere, tramite il Master, un buon gioco.

Quello che si vuole sottolineare con questo articolo è che cose come i ban, gli strike, gli smantellamenti non sono punizioni (se non per pochi che lo meritano) ma decisioni da dover prendere per riportare la community e tutto un mondo di gioco sulla retta via. Per il bene prima di tutto nostro, che lo viviamo solo da “spettatori giocanti”.

E in quanto spettatori, fidiamoci di chi tiene il microfono del potere: sono Master, non Commander.

Ciampaglia: strisciato dalla prima stagione

Oggi con noi c’è un membro storico del progetto, uno di quegli utenti che ci sono da sempre e che non ha perso la voglia di impegnarsi e di divertirsi, uno che da sempre è “strisciato” e ha deciso di non abbandonare colori sociali nella sua nuova avventura: Luca Ciampaglia!

Luca quando ti sei iscritto al progetto?

Sono giocatore della prima stagione, pensa mi sono iscritto i primi giorni del Progetto.

Soprattutto sono rimasto nella stessa squadra fino ad oggi (l’Inter n.d.R.) e sono stato il primo giocatore della squadra ad essere creato.

Ed è la prima esperienza da allenatore?

La prima esperienza da allenatori è stata all’Inter nella stagione 3 verso Gennaio (nel gioco) per poi dimettermi a causa problemi personali.

Come ti stai trovando con fm 19? Che ne pensi delle tattiche più performanti? La beowulf, la tff?

Con fm19 mi sto trovando bene, offline si vince facilmente, son riuscito a fare oltre 1200 ore di gioco, le tattiche beowulf o simili diciamo che non mi scandalizzano, bisogna anche personalizzarle, cosa che è non facile.

Come ti trovi con Alaimo? Hai mai chiesto dei consigli?

Diciamo che sono stato io a ingaggiarlo, lo conoscevo già da tempo per il suo canale YouTube e per il gruppo Telegram, ci sentivamo sempre lì, essendo secondo DS dell’Inter, con il nostro ex allenatore che aveva problemi di salute non riusciva mai ad allenare; mi sono dato da fare è ho ingaggiato Pietro Alaimo non appena si dimise dall’Akragas

Da quanto sei allenatore del Pisa?

Sono allenatore del Pisa da dicembre 2018, Andrea Cafarella mi taggò in un post in cui il Pisa cercava un allenatore, in seguito fui contattato da Esposito e da lì partì la mia esperienza all’ombra della torre

Come giudicheresti il mercato di riparazione del Pisa? Sono stati tutti innesti richiesti da te?

Riuscire a convincere gente a venire a giocare in serie c è qualcosa di difficile, far mercato non è semplice, gli innesti li ho richiesti io e il DS ha saputo accontentarmi anche se stiamo ancora cercando delle pedine per completare al meglio la rosa

Siamo nella seconda fase della s4 potresti fare un appello ai ragazzi in scadenza, che diresti per convincerli a venire al Pisa?

Il Pisa è una famiglia che sa accogliere gente nuova, nei momenti brutti che ognuno di noi può sperimentare loro sono sempre disponibili, lo posso dire per testimoniare per esperienza personale.

Domanda di rito e altrettanto di rito i gesti scaramantici: dove arriverà il Pisa quest’anno?

Spero più in alto possibile ovvero la Serie B, anche se la vedo difficile dato che dobbiamo ancora centrare i play off

I play off sono alla vostra portata, che posizione in classifica pensi di raggiungere?

Per adesso siamo noni, possiamo fare di più arrivando ottavi, ma bisogna stare attenti alla Sambenedettese

Partire dagli ultimi posti disponibili nei playoff non è vantaggioso, stai già pensando a una nuova tattica o rimarrai fedele al tuo modo di allenare?

Già da domani stavo pensando di cambiar modulo dato che simulando la tattica non funziona come vorrei

E poi finalmente arriviamo alla tua presidenza, come è arrivata la proposta di Croatti?

In realtà nasce da un’idea mia, ho sempre sognato di diventar presidente, come dicevo prima sia la dirigenza che i giocatori ci sono sempre stati quando ho attraversato momenti difficili, momenti nei quali pensavo di dimettermi, il loro affetto e la loro vicinanza mi hanno dissuaso, anzi mi hanno spinto oltre, di questo li ringrazio vivamente!

Col tempo ho creato bei rapporti con un paio di giocatori; uno dei primi è Nicoletto: ragazzo simpatico e molto disponibile, Giovanni Esposito altra bella persona e che mi è stata vicina, per arrivare poi al Presidente Matteo Croatti, una bella persona, seria e allo stesso tempo simpaticissima, gode della mia stima incondizionata.
Quando il Pres ha letto il messaggio nel quale gli esprimevo la mia voglia di affiancarlo come socio mi ha espresso subito la sua gioia, c’è grande voglia da parte mia di fare bene come suo socio nella Presidenza del Pisa.

Un bello spot per il progetto, un gioco che crea affinità e amicizie, cosa che credo ti abbia tenuto incollato a esso nel corso delle stagioni, qual è il segreto per non farti passare la voglia e cosa diresti a chi ancora non ha la febbre da progetto?

Consiglierei di conoscere nuove persone, cosa che ho fatto io allenando il Pisa, soprattutto cercare di creare gruppo con i compagni, dal momento che che possono nascere nuove amicizie all’interno del gruppo, un po’ come ho fatto io. Il progetto non l’ho mai considerato come un gioco dove conta vincere, l’ho sempre considerato un ottimo modo di divertirsi e conoscere gente nuova

In calce chi vorresti salutare?

Saluto Andrea Cafarella, colui che mi taggò sotto il post del Pisa, poi saluto il mio vecio Pietro Nicoletto, persona davvero simpaticissima!

Grazie Luca

Grazie mille a voi!

La follia nel calcio: Triestina Asylum Project

Quando è entrata a far parte del campionato di Serie C del progetto, in molti si sono domandati quale fosse lo scopo di un’iniziativa simile. Attuare un servizio di recupero sociale attraverso lo sport non rappresenta una novità, ma lo è se il contesto nel quale viene attuato è di livello professionistico. Ci stiamo ovviamente riferendo alla ” Triestina Asylum ” o ” Tristina “ come cinicamente viene chiamata nell’ambiente. La squadra, composta per lo più da criminali affetti da disturbi mentali, è attualmente penultima in classifica ed alterna buone prestazioni a cali di concentrazione clamorosi. La nuova proprietà, insediatasi a metà campionato, si dichiara ambiziosa e sta cercando attraverso il duro allenamento e al lavoro del proprio direttore sportivo, Mariano Pizzuti, detto Potter, di risollevarsi dalla posizione attualmente ottenuta.  Tanti sono i dubbi circa le modalità attuate dal management del progetto e proprio per rispondere a queste domande abbiamo deciso di contattare direttamente la presidenza, rappresentata dal dr. Yuri Monti, per poter richiedere un incontro. Con una certa sorpresa abbiamo ricevuto piena disponibilità e siamo riusciti ad ottenere un’intervista a cui hanno partecipato anche due giocatori della squadra, ovvero Valerio Giuseppini, difensore centrale della formazione e Andrea Belli, terzino sinistro. In pochi lo sapranno ma la squadra tiene i suoi allenamenti e la sua preparazione all’interno di un carcere, un luogo in cui i calciatori possiedono anche un alloggio permanente nel quale poter continuare a scontare le proprie pene. Arrivati dunque alla struttura non abbiamo potuto non notare il clima un po’ macabro della stessa; l’effetto è di base estraniante e da subito ci lascia perplessi. Veniamo invero accolti con molta cortesia da una delle guardie, che ci dà il benvenuto e ci accompagna subito verso l’ufficio nel quale si terrà tutta l’intervista. Ci ritroviamo perciò a percorrere un corridoio in disuso dove le celle che lo costeggiano sono vuote e pulite e il silenzio sembra essere irreale. L’unica cosa che riusciamo ad ascoltare sono i rintocchi dei nostri passi ed difficile non pensare a come, ogni Lunedì e Mercoledì, i soggetti internati all’interno delle mura si giochino poi i 3 punti necessari a scalare la classifica di serie c. Arrivati all’ufficio troviamo il presidente e i giocatori ad aspettarci. Il Dott. Monti ci saluta con la sua solita maschera da Clown e ci presenta uno ad uno gli intervistati. Non abbiamo purtroppo il piacere di conoscere di persona il Ds nonché seconda presidenza della società, ovvero il già citato Dott. Potter, che ci viene detto essere particolarmente impegnato nella gestione delle economie dell’azienda. Inutile nascondere una certa inquietudine iniziale; il clima infatti è degno di un horror e dalle finestre filtra molta poca luce. A questo si aggiunge un clima di tranquillità che sembra però irreale, quasi indotto. Preso dunque posto e preparata ogni cosa per poter cominciare l’intervista, partiamo proprio dal presidente della Triestina.


Buongiorno Presidente, innanzitutto la ringrazio per la disponibilità. Passando subito alle domande, come è nata l’idea di acquisire la triestina?
 
Buongiorno a lei signor Cicchinelli asd, lei ha davvero un bel coraggio a venire qui lo sa? Non lo farebbero in molti ed io apprezzo i coraggiosi, ma stia attento che a volte il troppo coraggio è sintomo di stupidità, asdasdasd. Per rispondere alla sua fastidiosa curiosità; Trieste aveva un ex ospedale psichiatrico ormai in disuso, sito in una grossa area con padiglioni e altre cose che potevano esserci utili, abbiamo pensato di ristrutturarlo e di farci un bel campo da calcio, portando qui i peggiori criminali e psicopatici provenienti da varie parti d’italia. Così nasce l’Asylum.

Si fa un gran parlare del fatto che lei indossi costantemente una maschera da Clown, da cui deriva anche il suo soprannome, Clownz. Come mai questa scelta e perché proprio questo soggetto ?
 
Mettiamo subito in chiaro una cosa; vuole essere mio amico ? Allora non pronunci mai più la parola CLOWNZ senza la Z finale, io non sono un pagliaccio da due soldi, sono IL CLOWNZ e la cosa capisce bene che è ben diversa HAAASDasdasd. E ricordi bene una cosa, SIGNOR CICCHINELLI! Io non indosso una maschera, io sono la maschera!

Il progetto Asylum si prefissa il recupero di criminali affetti da disagio mentale, ecco, ci può spiegare in grandi linee quali sono i metodi, i percorsi e le prospettive che riservate ai vostri internati ?
 
Metodi? Percorsi? Prospettive asdasd? Li raduniamo tutti insieme, gli diamo una palla e preghiamo che nessuno ci lasci le penne, le basta ?

In questo momento la squadra gravita al penultimo posto della classifica ma avete sempre dischiarato una certa ambizione in quanto a risultati. Com’è il clima con i suoi collaboratori e come valuta il vostro operato fino a questo momento ?
 
Guardi qui tocca un tasto piuttosto dolente; forse lei non lo sa ma l’allenatore del Crema era il mio mister qui a Trieste, e per questa spiacevole vicenda io non ho ancora avuto modo di sfogare la mia rabbia, avrei voglia di spaccare un bel visino…asdasd…ma oggi sarò il Clownz buono e le risponderò. Il nostro operato fin ora è stato deludente, non siamo riusciti ancora a far capire a quella feccia che voi chiamate giocatori che questo è calcio e non una rissa da saloon, quest’ anno speriamo di arrivare almeno al quartultimo posto, ma vi posso garantire che il prossimo anno, l’ Asylum sarà nei primi posti a combattere per la promozione asdasdasd, ovviamente se i ragazzi saranno ancora tutti vivi. ringrazio comunque il Ds Pizzuti e il nuovo mister Fulco, anche detto lo sceriffo, che mi supportano e sopportano asdasdasd.
 
Passando a lei Sig. Belli, nell’ambiente la chiamano fallani, da dove viene questo soprannome?
 
Il nomignolo che oramai fieramente porto da almeno 2 decadi mi fu rifilato dal Jullare e Valerio…Trattasi di un personaggio scroccone in un doppiaggio di Ruffini ( Comico televisivo, ndr. )
 
Ci descriva un po’ le sue caratteristiche o quelle a cui pensa di essere più portato. C’è un giocatore a cui sente di ispirarsi?
 
Sportivamente parlando sono un campione olimpico di sbornie che si sta disintossicando in questa struttura.
 
Com’è il rapporto coi suoi compagni e con il mister? Sente la fiducia della squadra nei suoi confronti ?
 
Sento la fiducia maggiormente dello psicologo e dei miei compagni di cella, ma non vi dirò chi sono perché mi picchiano di notte.
 
Molto bene…e per quanto riguarda lei Sig. Gritino, anche da lei vorrei un commento sul suo soprannome se possibile?
 
Il mio soprannome è semplice, bello e simpatico da pronunciare! È d’impatto, facile da ricordare ed è un rafforzativo della parola “cretino”… In realtà è solo perché sono talmente stupido e dislessico che non riesco a dire “cretino” e mi esce fuori “Gritino”!
 
Secondo lei qual è la caratteristica principale che deve avere un buon difensore centrale? Quali sono, secondo lei, i giocatori più forti visti in questo ruolo?
 
Un buon difensore deve essere stronzo, forte, potente e deve immedesimarsi nel pensiero dell’attaccante per cercare di anticipare le sue mosse… Sin dai miei primi anni di vita non sono mai riuscito a capire il mio di cervello, ma entrare in quello degli altri mi resta decisamente più facile! Ma ci sono altre persone che fanno i difensori centrali nel progetto?! Pensano tutti a stare davanti alla porta cercando di segnare! Nelle poche partite che ho giocato, oltre ad aver già sdraiato tante persone ho segnato 2 gol, potrei dire che sono io il più forte ma non vorrei sbilanciarmi o potrei ottenere due settimane di cella d’isolamento…
 
Come centrale di difesa lei si trova spesso a fare i conti con molti bomber di razza. Cosa pensa in quei momenti, quando deve marcarli o togliere loro il tempo di reazione. Come agisce?
 
Ha mai provato a correre dietro ad un maiale impazzito pensando che ti farai il suo bello stinchetto al forno con le patate da li a poche ore?! Penso a questo! Infatti gioco sempre con una bustina di Ariosto nascosta nel calzettone!
 
Ora passiamo alle domande generiche. Saranno le stesse per tutti voi, un po’ come fosse un’intervista a tre. La prima curiosità che io ed i nostri lettori hanno è la seguente: cosa vi piace fare aldilà dello giocare a calcio? Ci sono interesse per i quali vi sentite portati o che vi aiutano magari a concentrarvi nel vostro percorso?
 
CLOWNZ: Si fidi di me, lei non vuole che io risponda a questa domanda!
 
FALLANI: Mmmhh cosa mi piace e mi aiuta oltre al calcio… 3 dosi di asdasd al di e sfogarmi maltrattando e offendendo Mr #Fulcout.
 
GRITINO: Ho tante passioni ma tante tante… Però finisco sempre per non fare niente e a dire solo cazzate… quando non sono chiuso nella cella di isolamento… Mi concentro sulle parole che mi dissero il mio Ds ed il Presidente per convincermi a giocare, “se diventi un calciatore famoso poi se scopa! “
 
Quali sono le vostre prospettive di vita? Cosa pensate di fare una volta che sarete riabilitati, ci avete già pensato ?
 
CLOWNZ: Spero di svegliarmi domattina … Asdasd.
 
FALLANI: Uscireeee??? Sono matto mica stronzo!
 
GRITINO: Voglio comprarmi uno chalet di montagna, andare a pescare nei torrenti, nei laghi, e vivere il mio isolamento, non quello dell’asylum! Voglio stare in pace, non dire più cazzate ma pensare solo a tutte quelle dette in questi anni.
 
Cosa avreste fatto se non questo? Avete ricevuto altre proposte per quanto riguarda il percorso riabilitativo o avresto voluto intraprendere un’altra carriera rispetto a quella del calciatore?
 
CLOWNZ: Sarei stato qualcosa di molto più pericoloso di quello che sono attualmente.
 
FALLANI: Mi scusi egregio Cicchinelli ma ho lottato per arrivare qui dentro! C’era una fila che manco alla posta il giorno delle pensioni! Da ex alcolista in lenta ripresa le direi cosa vuoi di più dalla vita?
 
GRITINO: Non ci ho mai pensato… sono nell’asylum da tanto tempo, non so cosa avrei potuto fare… Forse il coglione in televisione o al cinema, magari accanto a Boldi e De Sica in qualche cinepanettone!
 
Capitolo delicato: l’amore. Siete fidanzati o avete qualche anima affine che vi aspetta?
 
CLOWNZ: Lei aspetterebbe uno come me ? Signor Cicchinelli! HAAAASDASDASD
 
FALLANI: Amore? É una guerra persa…AMIR non mi vuole.

GRITINO: Ho una compagna che da anni mi è vicina e sostiene di assecondarmi ed aiutarmi… In realtà penso sia più pazza di me! E’ la classica persona che a primo impatto pensi “che carinaaaa! quanto è dolce, educata, sofisticata ma allo stesso tempo semplice!” Dopo due giorni capisci che è un potenziale serial killer, fredda e spietata come un sicario! Viso pallido e sguardo perso nel vuoto…
 
Siamo praticamente alla fine di questa intervista, a cui vi ringrazio di aver partecipato. Volevo, se fosse possibile, proporvi un piccolo e assolutamente innocuo test. Vorrei sottoporvi tra immagini prese da un test di Rorschach e chiedere ad ognuno di voi cosa vede all’interno di ognuna delle tre figure. La cosa non ha alcun fine o valore scientifico ovviamente, non essendo laureato in nessuna delle discipline inerenti a questo esame, ma ho pensato, dato il contesto, che fosse interessante potervi chiedere questo sforzo. E’ possibile  ?
 
CLOWNZ: Lei vuole che io faccia il giochino delle immagini ? Forza giochiamo pure…

Viene mostrata la prima immagine:

CLOWNZ: In questa ci vedo una zucca di Halloween con delle orecchie asdasdasd.

FALLANI: Questo è un giullare che ride e si fa beffe di me.

GRITINO: Il simbolo della Dainese ubriaco.

Viene mostrata la seconda immagine:

CLOWNZ: In questa una donna che si guarda allo specchio.

FALLANI: Sono sicuro, sono i lividi sulla mia schiena.

GRITINO: Una fettina di emmenthal tagliata a cazzo.

Viene mostrata la terza immagine:

CLOWNZ: IO QUESTA NON LA COMMENTO ! NON È SPECULARE ! MI DA FASTIDIOOOOOO.

FALLANI: Questa è una bozza della tattica del nuovo mister.. Lui la chiama Beowulf. Ma secondo me si è solo soffiato il naso su un fazzoletto e vuole far vedere che ci capisce qualcosa..

GRITINO: Una pizza funghi e salsiccia.


Le strade del progetto 2

Il Debutto: Triestina Asylum – Crema 


” Contrasto perso per Cicchinelli,

che sembra aver perso la bussola dopo un primo tempo

tutto sommato discreto. ” 

Il debutto non era stato certo dei migliori. Aveva atteso da tanto quel momento e forse questo gli aveva tirato un brutto scherzo. L’ansia e lo stress si erano in effetti fatti sentire, e il risultato non aveva facilitato le cose. Mentre era sul campo pensava ” dobbiamo farcela, deve esserci un modo per svoltare la partita a nostro favore “, ma gli avversari sembravano in giornata ed avevano quel qualcosa in più che non si riesce a decifrare. Alla fine non era riuscito a dare il suo contributo, non come avrebbe voluto. Nel primo tempo, con la partita ferma sul pari, sentiva le gambe abbastanza sciolte, come se fossero sempre pronte per uno scatto  o una lunga cavalcata lungo la fascia ma la Triestina Asylum si era in effetti rivelata una squadra piuttosto arcigna e i suoi giocatori molto difficili da gestire. Nonostante l’impegno la squadra si era fatta schiacciare nella propria metà campo e non riusciva ad attuare il gioco richiesto dal proprio allenatore. Nel secondo tempo il copione non era cambiato e al 54′ tutto era cambiato. Espulsione per Garbati e squadra in dieci. Non ci volle molto per il goal: al 60′ azione manovrata degli avversari e palla in rete da parte di Helm Street. Ne sarebbero arrivati altri due a soli sei, con Bizzarri, e dodici minuti di distanza, con Gharaba. Improvvisamente le energie erano venute meno, sostituite da un nervosismo di fondo che gli aveva impedito di reagire con lucidità. E più il tempo passava più la rabbia montava. A nulla era valso il goal della bandiera al 94′. La sconfitta era stata netta e Valerio non era affatto contento per come aveva giocato.  


” Finisce 3 a 1 una partita dominata dalla Triestina Asylum. Passo falso del Crema invece, che dovrà probabilmente intervenire sul mercato per colmare le lacune mostrate questa sera. ” 
 

Nello spogliatoio si respirava l’aria della sconfitta, ma non c’era pessimismo. Guardandosi attorno, le facce dei compagni erano quelle di chi sa che la situazione migliorerà, che la partita appena trascorsa era solo il primo tassello di un percorso di crescita. Valerio era arrabbiato con se stesso, dalle tribune era partito qualche fischio e si era reso conto di essere stato il peggiore in campo. Il mister Alessandro prese la parola:  << Ragazzi miei non vi preoccupate. Abbiamo impostato una partita abbastanza accorta, dove fare molto pressing, in un centrocampo con una discreta densità, giocando poi sui lanci lunghi per la punta e gli esterni. Andava anche bene con la Triestina, ma dopo un primo tempo giocato alla pari, l’espulsione di Garbati ci ha messo in difficoltà. Ora pensiamo alla prossima partita con l’Alto Adige. In questi giorni dovrebbero arrivare anche altri innesti per aumentare le rotazioni. Vedrete che saremo molto più competitivi. Forza Crema! >>


” Cosa penso della partita dice ? Uno scempio! Sono delusissimo.  Tutto il progetto ci guardava e noi ci siamo fatti mettere sotto dal Crema. Loro un cartellino rosso e noi? noi? Dovrò fare un bel discorsetto ai ragazzi HAAAsdasdssd. La vittoria dice ? LEI QUESTA ME LA CHIAMA VITTORIA ? ” 
 

Su queste ultime parole il presidente della Triestina Asylum, tale Yuri Monti detto Clownz per via della maschera che usava indossare, si era voltato e aveva cominciato a ridere e a parlare da solo, come se ci fosse qualcuno nella sua testa. Valerio era incredulo. Aveva sentito delle voci circa lo strano comportamento dei membri di questa squadra, ma non aveva immaginato l’entità della cosa. Quelle dichiarazioni comunque, così folli, lo avevano in qualche modo sollevato dal senso di colpa. Sapeva in cuor suo che prima o poi si sarebbe ripresentata l’occasione per pareggiare il conto. Avrebbe speso ancora più impegno per potersi migliorare e sapeva che anche i suoi compagni lo avrebbero fatto. Glie lo aveva visto negli occhi. Anche il mister, per quanto dispiaciuto, gli aveva trasmesso questa sensazione. Aveva dato loro la netta impressione che quello sarebbe stato soltanto l’inizio, un passo falso che avrebbero sistemato, solo il primo tassello di un percorso in crescita ricco di soddisfazioni.