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Noi giochiamo… e tu? :-)

“Chi sono io? Non ho un ruolo importante nel villaggio, sono un semplice contadino…”. “Bah, contadino! tutti i lupi mannari sostengono di essere dei contadini! al rogo!” Gli sguardi corrono di viso in viso, cercando di carpire un’emozione che possa far cadere in trappola l’avversario, o solo cercando appigli ai quali aggrapparsi per scagionare sé stessi, mentre un moderatore cammina tra i tavoli, in attesa di chiamare tutti al voto e decidere chi dovrà essere eliminato dal gioco. Stiamo giocando a Wherewolf: possiamo essere in 8 o anche in 54, ci basta un mazzo di carte e voglia di stare insieme e divertirci in maniera complessa ma alla portata di tutti, siamo tutti accomunati solo da una cosa, la voglia di giocare e restare giovani, mentalmente e nell’animo. Il gioco è cosa antica e componente essenziale della vita di un individuo. Col gioco rafforziamo le nostre abilità cognitive, sociali, razionali, mnemoniche, fisiche e chi più ne ha, più ne metta. Il gioco non smette mai di essere entusiasmante, perché sono i giochi stessi a evolversi, con un’offerta sempre più articolata, per tutti i gusti, le età, il numero di giocatori e il tempo che pensiamo di dedicare alla sessione ludica. A un certo punto, però, moltissimi smettono di giocare, sostenendo che “sono ormai grandi per queste cose”. Grandi? E che diamine vuol dire “esser grandi”? Farà forse buon gioco a chi produce balocchi per bambini, far credere che gli svaghi sono per i piccoli, che gli adulti “sono seri” e altre castronerie simili, ma lasciatevi servire: forse agli adulti il gioco serve anche di più, per evadere da realtà complesse e spesso grigie, per riscattare una giornata piena di bocconi amari da mandare giù e quando, più in generale, sentiamo il rischio che i rimpianti crescano, lasciando i sogni al palo, a ridursi come una stanca fiamma sotto gocce di pioggia. Forse un giorno, da padre di famiglia, tornerò a casa dopo una giornata d’ufficio, stanco e con tanti “vaffa” non recapitati ai meritevoli destinatari e avrò la forza, dopo cena, di posizionare la mappa al centro del tavolo, riprendere le schede della volta prima e chiamare a raccolta la famiglia: “Damlaaaaaaa, Danielaaaaa, Davideeeee (sì, tutto con la D…), è ora di ammazzar draghi, impugnate le vostre matite, controllate le schede, si parte per il mondo di Dungeons & Dragons” (edizione 3.5 o 5, ovviamente). Ecco perché ora esiste Progetto Gaming, in poche e sconclusionate righe: noi vogliamo vivere… quindi vogliamo giocare; noi vogliamo stare assieme, felici… quindi vogliamo giocare; noi vogliamo che chiunque possa sedersi al nostro tavolo e condividere il viaggio… quindi vogliamo giocare. Vorremmo che la magia del gioco, che sa essere svago, allenamento, sessione educativa, sogno, libertà, riscatto, raggiunga tutti, dandogli nuova linfa. Quando ci ritroviamo, fisicamente o virtualmente, siamo tutti amici (anche chi incontriamo per la prima volta è un nostro grande amico), sappiamo di essere in luoghi sicuri al riparo dallo scherno e giochiamo liberi, al più banale dei card game o al più elaborato dei giochi da tavolo, con l’intimo e inconfessabile (oops!) sogno che la sessione non finisca mai. Dai, un altro turno, uno ancora soltanto…