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Intervista a Giuseppe Di Caccamo, artefice del ‘miracolo Trapani’

Sembrava un ambiente problematico, quello del Trapani. Invece l’inizio di stagione 5 sorride ai siciliani, ai piani alti della serie B con 9 punti in 5 partite. Cosa è cambiato a cavallo delle due stagioni? Sicuramente il manico: la sapiente regia di Giuseppe Di Caccamo, trequartista del Progetto Gaming e coach amaranto, ha reso il Trapani una solida realtà della seconda serie. “Anche se non dovevo finire qui – ammette l’allenatore/dirigente – con Rizzuto dovevamo acquistare il Novara, portato alla salvezza lo scorso anno. Poi abbiamo ripiegato sul Trapani, dove c’era tanto lavoro da fare”.

Allenatore da sole due stagioni, Di Caccamo si sta imponendo come uno dei mister più interessanti del panorama PG: un inizio a Novara da traghettatore, poi 12 punti in sei partite con il Palermo poi abbandonato per ‘indisposizioni tecniche’ (pc rotto) e di nuovo l’avventura a Novara, con la salvezza che pareva impossibile. A Trapani è iniziata una nuova sfida: “Il gruppo era totalmente distrutto, lo abbiamo ricostruito da zero mantenendo pochissime pedine. Sin dall’inizio, con l’aiuto del DS Pietro Nicoletto, l’obiettivo era di rifondare la squadra cercando di potare i rami secchi, ma non mi aspettavo di trovare subito ragazzi appassionati al gioco, capaci di ottenere anche 300k in bonus. Un esempio è Iacuaniello, ormai il nostro grafico ufficiale e titolare fino a nuovo ordine, l’ex Crotone Taglione miglior assistman della B e Di Domenico, uno dei pochi rimasti, capocannoniere di categoria!”

Ma gli innesti non bastano, bisogna anche trovare il giusto modulo: “Sono di scuola zemaniana: vince chi segna un gol in più. Abbiamo organizzato 12 amichevoli in estate per trovare il giusto ritmo e lo abbiamo trovato. C’è ancora del lavoro da fare, ringrazio Nicoletto e Rizzuto che mi stanno aiutando al meglio. Stiamo creando gruppo anche al di fuori del progetto, cerchiamo di lavorare al meglio, in vista del mercato di gennaio dove vogliamo acquisti ‘col botto’. Il mio motto? Testa bassa e pedalare, per arrivare a fine stagione come una delle migliori realtà del progetto”.

Intervista multipla con gli editori in gara, per il concorso Miglior Gioco dell’Anno 2019!

Come è noto a tutta la community che segue il Gioco di Ruolo nel bel paese, è ormai imminente l’elezione del Gioco di Ruolo dell’Anno 2019. I finalisti di questa edizione sono 5 titoli fantastici appartenenti ad altrettanti editori che hanno dato prova di grande impegno e dedizione, sia per la cura e la diffusione dei loro prodotti che per l’arricchimento di questa nostra grande passione.

Per questa occasione abbiamo deciso di averli come ospiti per una breve intervista scritta che andasse ad investigare sul percorso svolto da ognuno di loro all’interno di questa nostra realtà. Come vedrete ogni quesito punta più sulle sensazioni e le emozioni provate nel presentare, far giocare e coinvolgere con il loro gioco voi appassionati, piuttosto che sul farli parlare di sistemi e meccaniche, le quali voi certamente le conoscerete piuttosto bene 😉.

Al termine dell’articolo abbiamo invece raccolto le risposte di tutti ad un’ultima domanda generica che non riguarda il rispettivo gioco, ma una panoramica sui concorrenti del concorso. La ragione è che nonostante si tratti pur sempre di una competizione, ciò che sta alla base è la passione di ognuno di noi per il giocare di ruolo, perciò qualunque titolo vinca o qualunque titolo voi decidiate di giocare, tenete sempre presente che a prescindere da nomi e simboli, le persone che lo hanno creato, tradotto e presentato lo hanno fatto con grande passione ed entusiasmo, credendoci tanto da arrivare fin qui oggi.

Buona lettura.

Aces Games è uno dei due concorrenti che può vantare di essere sia editore, sia autore del proprio candidato. Per questa edizione del concorso ci porta la sua seconda opera Heavy Sugar, un originale titolo Teslapunk che ha visto il suo debutto a Lucca 2018.

1. “Heavy Sugar era atteso già prima di essere conosciuto, come è stata vissuta quindi l’accoglienza e l’esperienza del debutto di questo nuovo titolo Teslapunk nel luminoso palcoscenico di Lucca?”

“È stato accolto molto positivamente! Temevamo che un’ambientazione del genere, così fuori dai canoni, avrebbe fatto storcere il naso a molti (le classiche paranoie da prestazione artistica insomma). Però è stato bello vedere quanto in realtà questo secondogenito sia stato trattato con curiosità e avvicinato anche da una nuova branca di giocatori che non conosceva ancora i nostri altri progetti.”

2. “In questi mesi c’è stato modo per la community di gustare Heavy Sugar, con il suo originale sistema di gioco munito di gettoni da scommettere e soprattutto grazie alle coinvolgenti e retrofuturistiche atmosfere di Balhan City. Come è stato il responso del pubblico alle esperienze vissute ed avventure giocate?”

“Una reazione davvero ottima! Il sistema è in grado di far divertire moltissimo attraverso l’incognita e il brivido della scommessa. Aspetti che poi si sposano perfettamente con lo stile dell’ambientazione! Durante il Play di Modena, in cui abbiamo avuto modo di parlare con chi nel frattempo lo aveva già giocato, siamo stati colpiti nel vedere come il gioco avesse attecchito sulle esperienze ruolistiche esattamente come ci eravamo immaginati.”

3. “Dopo il successo di Nameless Land, ora il suo fratellino minore Heavy Sugar si ritaglia il suo meritato spazio, arrivando in lizza come finalista di questo importante concorso.
Quali sono le vostre impressioni ora che si avvicina il verdetto finale?”

“Per noi è stata una sorpresa vedere il nome di quel piccoletto elettrico fra i finalisti. C’erano tantissimi altri nomi di progetti validi e siamo sicuri che la scelta da parte dei giudici non è stata facile, come non lo sarà per decretare il vincitore. In ogni caso, indipendentemente da come vada, è stata un’esperienza stupenda vedere il volto di Heavy Sugar al fianco di altri grandi nomi. E soprattutto, citato dall’organizzazione di Lucca.”

–  Isola Illyon Edizioni concorre al titolo con il fantastico City of Mist, il rinomato titolo di Son of Oak dalla veste grafica sfavillante e le favolose atmosfere noir.

1. “Eccoci qui. Allora, Il titolo di Son of Oak non ha alcun bisogno di presentazioni, ma quali sono gli elementi che vi hanno convinto a volerlo tradurre per l’Italia e portarlo nel panorama della fiera di Modena, non solo fisicamente, ma anche nello spirito dei vostri master?”

“Ciao ragazzi, grazie per questa intervista! City of Mist è una vera e propria bomba!! Ci è piaciuto dal primissimo momento in cui lo abbiamo scoperto e ce ne siamo subito innamorati. Gli elementi più fighi di CoM sono proprio l’ambientazione, gli art pazzeschi e le meccaniche di gioco. L’ambientazione setta il gioco in una Città, che può essere una città contemporanea, anni ‘20 o ‘60, futuristica, distopica o di qualsiasi altro tipo. E già solo cambiare questo aspetto crea una serie di conseguenze in termini di tecnologia esistente, tipo di criminali o di indagini che aggiungono al gioco spunti di idee infinite. Il comparto artistico invece è la cosa che ci ha colpito immediatamente e che infatti ha fatto vincere al titolo il Golden ENnie 2018 come ‘Best Art, Interior’ con questi art che richiamano lo stile dei fumetti supereroistici o di graphic novel dal disegno coloratissimo e realistico. In merito alle meccaniche, City of Mist prevede un sistema di gioco estremamente narrativo in cui sono proprio i giocatori a inventare gli Stati che applicano ai propri bersagli, riuscendo davvero a creare qualsiasi oggetto, equipaggiamento, situazione, creatura o tipo di personaggio in maniera libera da tabelle e rigidi schemi. La fusione tra il Pbta e un sistema di Attributi che danno bonus e malus è davvero funzionale, e rende il gioco facilissimo da giocare, e sopratutto estremamente creativo e narrativo. In un contesto come quello fieristico, giocare one-shot di City of Mist ha dato sfogo alle più disparate idee e strategie dei giocatori che hanno giocato con noi, per cui i nostri MC sono strafelici di averlo giocato e di proporlo nei prossimi eventi. C’è anche chi ha fatto esplodere la Città…!”

2. “Giocare City of Mist è quanto di più vicino c’è a vivere sul tavolo da gioco una profonda graphic novel dai toni noir investigativi, o un’atmosfera più action familiare ai migliori anime. Qual è stato l’impatto sulla community e quali sono state le migliori esperienze che avete condiviso con loro nella città della nebbia?”

“Abbiamo un gruppo Facebook dedicato alla community italiana di City of Mist (https://www.facebook.com/groups/1297235720418683/) in cui ci sono tanti giocatori e dove c’è un continuo scambio di pareri, di risposte alle varie domande su meccaniche e curiosità, oppure di consigli su come sviluppare un determinato tipo di indagine o personaggio. Una delle cose che mi piace è assistere i giocatori con del materiale aggiuntivo. Infatti per City of Mist abbiamo creato (e stiamo continuando a farlo) avventure one-shot in free download, riassunti di meccaniche e Mosse, esempi di gioco, etc. La cosa più bella è poi incontrarci di persona durante gli eventi in cui facciamo community intorno a questo titolo, che è in piena espansione visti tutti i nuovi manuali che stanno per uscire!”

3. “La candidatura di questo titolo non stupisce certo per la sua qualità, ma rappresenta un meraviglioso traguardo per voi di Illyon che avete lavorato magistralmente su di esso. Com’è stata questa prima esperienza all’interno di questo concorso prestigioso?”

“FANTASTICA! Abbiamo festeggiato per due giorni di fila questa nomination perché è stata davvero una bomba! Credo sia la soddisfazione più grande per ogni editore di giochi di ruolo arrivare in finale a questo concorso, e ne siamo davvero felicissimi! Ho seguito il premio negli ultimi anni, e vedere una partecipazione così massiccia di giochi di ruolo vuol dire che questo settore sta crescendo, non solo in termini numerici, ma anche qualitativi. Proprio per questo rientrare nei finalisti ci ha reso ancora più contenti. Il nostro scopo principale è quello di fare giochi curati al dettaglio, che piacciano e facciano divertire al massimo i nostri giocatori. Arrivare in nomination è una cosa che ci sprona a lavorare ancora più sodo e con ancora più impegno. Per cercare di raggiungere questa nomination nuovamente nelle prossime edizioni, con i prossimi giochi. :)”

Need Games! ha già saputo stupirci con titoli fantastici come 7th Sea e Avventure nella Terra di mezzo, per non parlare Tails of Equestria. Ma in questo concorso il loro titolo in finale è nient’altro che Vampiri la Masquerade quinta edizione, e basta che altro vorreste che vi dicessi? Non serve altro 😉

1. “Dunque cominciamo col dire che Need Games! ci spiazza tutti e torna a lavorare con i tenebrosi immortali, ma come vi siete trovati a collaborare personalmente con la White Wolf e le sue creature, che avevano già spopolato negli anni 90?
Soprattutto in vista del palcoscenico di Modena e di tutti gli eventi che gli hanno girato attorno?”

“E’ stato semplicemente fantastico poter lavorare con la White Wolf e Paradox Interactive. Ci sono stati di grandissimo aiuto per la preparazione del materiale, lasciandoci anche molta carta bianca nell’organizzazione di progetti e iniziative. Proprio grazie a questo, è stato possibile organizzare, in collaborazione con PLAY e Camarilla Italia, il Grande Conclave di Modena: l’evento live tenutosi la sera del 6 Aprile. Durante l’evento abbiamo avuto come ospite Jason Carl, responsabile marketing e community per la White Wolf, che si è prestato ad interpretare il Justicar Ian Carfax, giocando in modo divino insieme a tutti noi. E’ stata un’esperienza fantastica!”

2. “L’esplosione della community per questo prestigioso titolo era auspicabile, ma raccontateci com’è vivere questo revival dall’interno, quanto è “non-viva” in queste notti la Masquerade?”

“Ma no! Per quanto riguarda la nuova edizione del gioco di Vampiri la Masquerade non parlerei di un revival, ma di una vera e propria nuova edizione. Basti pensare già solo come l’attualità sia entrata nel mondo della masquerade: tutto il concetto dei social media, l’importanza di tenere informazioni segrete in un mondo dove tutti sanno tutto, l’importanza di figure chiave come gli hacker che possono scovare informazioni scomode in grado di minacciare esseri millenari, per non entrare proprio nel discorso della seconda inquisizione, che ha sconvolto in modo allucinante il mondo dei cainiti per come lo conoscevamo. La risposta della community a tutto questo è stata incredibile. Moltissime persone aspettavano da tempo questo gioco. Volevano il ritorno di un titolo di questo calibro e quindi fin da subito i fan sono stati proattivi e carichi. Per me è semplicemente bellissimo vedere come si stanno sviluppando i “By Night” per le nostre città, e spero di vederne fiorire sempre di più”

3. “Non bastasse la qualità del prodotto, il duro lavoro fatto da voi su questo titolo merita senz’altro la nomina tra i finalisti. Ma, nella vostra opinione, un tale successo era prevedibile? Magari dovuto ad una passione latente che aspettava di scatenarsi. O come nel caso della nuova rivolta anarchica, siete stati colti alla sprovvista?”

“Ad essere del tutto sincero non siamo stati colti alla sprovvista dalla notizia. Quando abbiamo pubblicato vampiri era auspicabile un ottimo successo, perché sapevamo di avere tra le mani un gran bel titolo e così è stato. Sarebbe stato da ipocriti dire che non pensavamo potesse raggiungere ottimi risultati. Ci sono i quattro grandi giochi di ruolo: D&D, vampiri, richiamo di Cthulhu e Cyberpunk; e che di questi se ne parli bene o male rimangono comunque giochi eccellenti. La quinta edizione di vampiri si è rivelata da subito molto buona e quindi sicuramente possiamo dire che potevamo aspettarci questo risultato”

Two Little Mice è il secondo rappresentante autore/editore, nonché una nuova realtà editoriale che si è affermata immediatamente con l’uscita di Household, arrivando tra i finalisti con il suo “Gioco di Ruolo più Piccolo del Mondo.”

1. “Dunque, sebbene appunto Household narri le gesta di piccoli eroi, il gioco vede le luci della ribalta proprio nell’enorme palcoscenico di Modena.
Com’è stato portare il vostro primo prodotto direttamente nella fiera più importante dedicata al Gioco di Ruolo?

“Il Play di Modena è senz’altro una fiera unica nel suo genere, perché pur essendo molto grande e largamente frequentata, riesce ancora a preservare uno stretto rapporto tra editori/autori e giocatori. Avere la possibilità di presentare Household in quel contesto è sempre stato per noi una grande emozione, ma prima di tutto una necessità.Eravamo fermamente convinti che fosse l’evento più adatto alla migliore ricezione del gioco. Col senno di poi siamo stati veramente fortunati a potervi presenziare, poiché questo ci ha sicuramente permesso di conoscere quelli che sarebbero stati i nostri attuali sostenitori, e di poter raccontare la nostra opera in un contesto tanto importante quanto vivibile ed a misura d’uomo. Dobbiamo senz’altro ringraziare Raven Distribution per aver creduto nel “piccolo” progetto, ed averci dedicato un ampio spazio sia fisico che concettuale durante la manifestazione.”

2. “Grazie ad un sistema narrativo particolare ed immediato, per non parlare del setting peculiare e pieno di dettagli curati da voi nei minimi particolari, Household ha catturato l’attenzione della nostra appassionata community.
Come avete vissuto in questi mesi un tale coinvolgimento al fianco dei vostri colleghi più veterani?

“Siamo rimasti piacevolmente stupidi dalla calorosa reazione della community italiana del GDR nei confronti di Household, che ha sicuramente un setting particolare che può non incontrare il gusto di tutti. Sin da subito editori, autori e giocatori si sono dimostrati aperti e amichevoli nell’accogliere noi “ultimi arrivati”. In molti sono rapidamente diventati nostri buoni amici con i quali condividiamo volentieri serate di gioco e non. Fortunatamente un settore di nicchia come quello dell’editoria ludica non è dominato da una fortissima competizione, ed anzi capita spesso che autori di diverse realtà si ritrovino a collaborare attivamente, a scambiarsi consigli o a partecipare ad eventi passando intere giornate gomito a gomito, sviluppando inevitabilmente una certa complicità. Per noi è stato particolarmente divertente ritrovarci ancora una volta a condividere quest’esperienza con vecchi amici come Curte e Leo, con i quali avevamo già lavorato alla trasposizione seriale di “Anime e Sangue”, e che con i loro GDR hanno molto influenzato la nostra formazione ludica (e le nostre serate).”

3. Il vostro primo titolo arriva in finale al concorso del Gioco di Ruolo dell’Anno, e si può solo immaginare la meritata soddisfazione di un autore per la propria creatura. Ma proprio per questo vogliamo chiedervi di descriverci il vostro stato d’animo in questa impresa che sta per giungere al termine.
Pensate già alle prossime mosse o state vivendo il momento

“Come molti autori italiani abbiamo ricevuto la notizia della nomination mentre eravamo in grave ritardo nella stesura del prossimo manuale, e quindi abbiamo festeggiato lavorando con maggior soddisfazione al nostro Household. Sicuramente quando ci si cimenta per la prima volta in un’opera, ci si espone ad un grosso rischio e bisogna essere pronti ad accettare le critiche così come i complimenti. Ricevere un riconoscimento come questo non può che riempirci d’orgoglio e ci suggerisce che forse, almeno in parte, stiamo andando nella giusta direzione!”

Wyrd Edizioni non è assolutamente nuova ai grandi risultati. Gli editori di Numenera, che vinse il titolo di Gioco di Ruolo dell’Anno 2015, sono dei veri giocatori appassionati e grazie a questa passione nasce la loro costante ricerca di nuovi titoli da proporci. Quest’anno la loro ricerca li conduce nei lontani sistemi del terzo orizzonte di Coriolis, il famoso titolo di Free League (Fria Ligan).

1. “Grazie alla vostra traduzione abbiamo finalmente potuto assaporare tutte le sfumature del titolo di Free League. Cosa vi ha incuriosito tanto da decidere di adottarlo tra i vostri titoli?
Che sensazione vi ha lasciato l’esplorazione dei suoi panorami siderali da parte del pubblico di Modena?

“Siamo sempre molto attenti al panorama internazionale, principalmente quello statunitense, ma da molti anni abbiamo un occhio di interesse anche per molte produzioni europee. Da quelle inglesi a quelle “nordiche”, come possono essere quelle svedesi di Riotminds e appunto Fria Ligan. Seppure meno conosciuta a noi, in gran misura per la questione linguistica, la loro produzione editoriale di GDR è molto ricca, e viene vissuta con grande attenzione sia dal punto di vista tecnico che per l’aspetto grafico ed illustrativo, spesso più curato di molti titoli d’oltreoceano. Al primo impatto Coriolis ci ha colpito per il suo apparato grafico e illustrativo, per la sua coerenza di sistema regolistico, per la sua “lore” alquanto diversa e originale, per il fatto che fosse un titolo sci-fi, in definitiva per la qualità in generale del prodotto. La fantascienza che amiamo e che volevamo giocare, trova in Coriolis un punto di arrivo ben strutturato, e questo ci ha spinto ad approfondire i rapporti con Fria Ligan, ottenendo anche un ottimo risultato con il KS terminato proprio un anno fa. Forse all’inizio abbiamo sentito un po’ di titubanza da parte dei giocatori, più abituati a cimentarsi con il fantasy tradizionale o con ambientazioni pseudo-futuristiche, ma con influenze fantasy (come d’altronde avevamo già con Numenera e The Strange). Ma una volta avuta la possibilità di vedere il libro, di sfogliarlo, leggerlo, e dopo aver iniziato a giocare, è avvenuto un innamoramento che possiamo definire radicale: è scattato qualcosa che ha proiettato Coriolis tra i titoli più interessanti e apprezzati del settore, superando le nostre aspettative, e dimostrando che la fantascienza da noi non è la sorella povera del fantasy, anzi. Vuoi le influenze cinematografiche, i videogames o le serie TV, ma le possibilità di avventura sono veramente infinite, e quindi l’aggancio realistico le rende molto più vive e drammatiche”

2. “Come ha reagito la community nei confronti del gioco, sia per il sistema di regole che permette di essere giocato agilmente, ma soprattutto per il setting così particolare che mescola sapientemente l’animo esotico e spirituale orientale, con l’accattivante progresso scientifico tipico di ogni buon sci-fi?”

“L’immediatezza nel creare un personaggio e la facilità di giocare, le meccaniche sobrie e veloci, sono virtù per ogni gioco di ruolo. La fantascienza è molto più ricca di qualsiasi fantasy, con così tanti aspetti, dalla tecnologia spaziale, alle leggi della fisica, dagli impianti cibernetici all’evoluzione di specie aliene. Tutti questi aspetti, a differenza di un mondo fantasy, devono avere una spiegazione scientifica, un approccio realistico per essere accettabili. Ma non è così semplice integrare tecnologie, navi spaziali, e altre cose in un gioco. Coriolis cerca un approccio futuristico, senza incorrere nel tecnicismo e in ambiti che un giocatore potrebbe non conoscere del tutto, mettendo quindi in rilievo prima di tutto, non tanto l’aspetto tecnologico del Terzo Orizzonte, quanto la sua componente drammatica, di vita ed esperienza sul campo, non diversa da quella a cui siamo abituati, insieme ad una spiritualità mistica, che è il segno della piccolezza dell’uomo di fronte all’universo che ha intorno a sé. Questo elemento è fondamentale, ed è quello che spinge alla scoperta del mondo, crea e modella rapporti, ed è sempre presente nel cuore dei protagonisti. Insomma, nonostante si viaggi su astronavi tra pianeti, l’animo umano resta ancora ancorato profondamente al suo passato, insondabile, come sempre nel rapporto vita-morte. Questi aspetti hanno mosso e scosso in modo nuovo molti giocatori che erano affamati di poter sperimentare una partecipazione più profonda in un ambiente di gioco, che hanno così potuto vivere finalmente storie diverse, più intriganti, realistiche. Che grazie alla ricchezza dell’ambientazione possono essere sempre diverse”

3. “Dopo il successo di titoli come Numenera e Shadow of the Demon Lord, questa nuova localizzazione targata Wyrd arriva in finale, com’è vivere questa esperienza familiare e sempre nuova al tempo stesso?”

“Partecipare ad un concorso è sempre una prova difficile, perché ogni anno ci sono produzioni sempre più belle ed interessanti. Abbiamo vinto con Numenera, siamo arrivati in finale una prima volta con Dragonero, poi con La Guardia dei Topi, e ora con Coriolis. Per cui ogni volta è davvero sempre diverso. Il fatto di essere lì dopo così tanti anni ci fa piacere, perchè vuol dire che i nostri titoli sono sempre al passo con le tendenze. Quando presentammo Numenera, avevamo già fatto fare un passo avanti al settore GDR con qualcosa di nuovo e fuori dai consueti schemi a cui il pubblico era abituato. Ma anche quando non siamo stati presenti, per esempio con Mostri?! Niente Paura!, abbiamo introdotto qualcosa di nuovo. Mostri è stato il primo GDR per bambini a vincere premi internazionali. Abbiamo aperto ad un genere e ad un pubblico completamente nuovo. Da allora potete vedere quanti si siano mossi verso quel pubblico, e quante iniziative sono state portate avanti. Lo stesso dicasi per Shadow of the Demon Lord, un horror così puro non c’era, e oggi invece sembra essere di moda… Insomma possiamo dire con franchezza di aver aperto molte strade che prima nessuno osava percorrere. E con Coriolis stiamo aprendo ad un futuro di nuovi giochi sci-fi che sicuramente arriveranno nei prossimi anni, che arrivino in finale o meno”

E ora l’ultima domanda per tutti:

“Fino a qui abbiamo parlato dei vostri singoli giochi, e finora condividete tutti lo stesso risultato nel concorso per il Gioco di Ruolo dell’Anno.
A questo proposito vorremmo chiedere: cosa vi ha colpito degli altri titoli in lizza?
Quale pensate sia la loro migliore caratteristica?”

Aces Games: “Beh, anzitutto vedere Heavy Sugar a fianco di un colosso come Vampiri (titolo che già molti, me compreso, davano per scontato di trovare in finale) è stato un immenso onore. È uno dei giochi con cui sono cresciuto in questo mondo e penso abbia ottime possibilità di vincere. Specie vedendo il grande lavoro di traduzione e distribuzione fatto dai ragazzi della Need Games.
Per quanto riguarda Household, l’ho conosciuto e preso subito durante il Play di Modena, anche se non ho avuto ancora modo di giocarci. L’ambientazione è fantastica e sognante, come i disegni che lo riempiono. Una vera chicca! Ed è bello inoltre vedere un secondo partecipante italiano in finale, almeno non ci sentiamo soli!
Di Coriolis mi ha colpito molto la profondità dell’immaginario visivo, tanto che sono riuscito ad apprezzarlo nonostante non sia un amante dello sci-fi. Tuttavia, purtroppo, non ho potuto ancora provare questo titolo, come neanche City of Mist… Lo so, scrivendo GDR sono diventato un pessimo giocatore! Parlando di CoM, i ragazzi di Isola Illyon hanno dovuto affrontare una grande sfida, e nonostante tutto sono riusciti nell’intento, portando in finale un lavoro tanto mastodontico.
Non ho molti metri di giudizio per fare un pronostico, ma devo dire che in ogni caso, il risultato del vincitore non sarà una sorpresa: tutti e 5 quei manuali meritano il titolo allo stesso modo!
*Sussurra piano: FORZA HEAVY SUGAR!*
Grazie ancora e buon lavoro ragazzi ;)”

Isola Illyon Edizioni: “Conosco personalmente tutti gli editori e autori italiani dei titoli in finale per il Gioco di Ruolo dell’Anno e credo che tutti siano dei giochi da fuoriclasse, che meritano alla grande la finale! Coriolis e Vampiri non hanno bisogno di presentazioni. Entrambi vengono da un successo internazionale, chi da un editore che sta facendo davvero la differenza come Fria Ligan, chi da un brand che ha segnato la storia del gioco di ruolo. Titoloni che fanno bene al panorama dei GDR disponibili in italiano, e questa è tanta roba. Sui titoli italiani, Household e Heavy Sugar, credo che ci sia un mix talmente forte di impegno, grinta, creatività e trasformazione di tutte queste energie in un manuale completo, che queste opere trasudano voglia di innovare ad ogni pagina. E questo è fondamentale, trovo proprio che rispondere al desiderio di creare qualcosa con dei prodotti così sopraffini è un modo di innovare e nobilitare il mondo del gioco di ruolo, a prescindere dai premi e dai vincitori”

Need Games: “Conosco bene gli altri 4 titoli, in particolar modo Household e Heavy Sugar, il primo sono anche stato fortunato a riuscire a giocarlo con Rico. Per quanto riguarda City of Mist ho potuto giocarlo e leggermi il manuale che è decisamente un bel tomo, come pure Coriolis che sono riuscito a leggere e giocare qualche volta. I punti di forza di questi titoli sono abbastanza evidenti, in tutti e quattro i casi ci troviamo di fronte ad eccellenti ambientazioni originali, ognuno a modo suo. Dal Sci-Fi futuristico dal sapore de le mille e una notte nello spazio, come direbbe Marchino su Coriolis; a City of Mist col suo setting che mi ricorda American Gods per le leggende e divinità che vivono in mezzo alla gente comune; per arrivare ad Heavy Sugar col suo meraviglioso Teslapunk super originale per il quale mi complimento con Simone; per passare infine ad Household che come ho detto è uno di quelli che conosco meglio perché mi ha colpito col suo setting ambizioso, particolare e originale nel nostro panorama”

Two Little Mice: “Tutti i titoli in concorso sono a nostro parere accomunati da una cura editoriale non comune, e da ambientazioni ricche e dettagliate. Ciascuno a suo modo rispecchia quegli stessi parametri che noi abbiamo cercato di rispettare nella stesura di Household, ed in qualche modo è emblematico della nostra visione del GDR. Qualunque sia il vincitore, sarà un titolo che punta ad andare nella nostra stessa direzione, ed in qualche modo questa per noi è una riconferma della strada che abbiamo deciso di seguire. Oltre a questo, tutti i titoli in concorso sono editi o scritti da buoni amici per cui possiamo avere la certezza che in ogni caso l’esito di questa edizione porterà alla premiazione di un ottimo gioco (e degli ottimi professionisti che ci sono dietro) e sarà un’occasione per festeggiare”

Wyrd Edizioni: “I titoli in lizza, come abbiamo detto, sono tutti molto interessanti quest’anno. Chi per “amarcord”, chi per “originalità”, chi per “genere alternativo”. Insomma, tutti a loro modo contribuiscono a rendere il panorama più bello e più ricco di sempre. Una cosa che secondo noi li accomuna tutti è la cura estetica. Non che le belle immagini da sole possano fare un GDR, perchè un GDR che si rispetti deve essere una sintesi di regole, giocabilità e aspetto grafico. Ma tutti i giochi in gara hanno in qualche modo una loro estetica, diversa e legata al prodotto. Questo vuol dire che gli artisti diventano sempre più importanti, e che il loro estro creativo non è più solo di contorno, ma costituisce elemento essenziale. Che poi è la caratteristica che colpisce per prima suscitando l’interesse di chi decide di giocare”

Bene! Queste erano le parole di tutti gli autori ed editori in lizza, in ognuna di queste testimonianze abbiamo potuto apprezzare le emozioni vissute e le opinioni maturate durante l’itinerario svolto fin qui, nonché la volontà di fare sempre meglio. A brevissimo ci sarà la premiazione, ed auguriamo buona fortuna a tutti, ben consapevoli che ognuno di loro ci riserverà senza dubbio altre grandi sorprese in futuro.

In chiusura, oltre a ringraziare nuovamente tutti i membri delle case editrici partecipanti che hanno risposto alle nostre domande, voglio ringraziare Daniele Iannucci, che mi ha dato una mano con le domande, ed Elvis Lupo, che mi è stato di grande aiuto nelle pubbliche relazioni con gli editori.

Grazie a chiunque sia giunto fin qui per l’attenzione, alla prossima!

Un sogno da cui ripartire – Intervista a Tommaso Molin

Buongiorno, oggi siamo qui con una persona che non ha certo bisogno di presentazioni, Tommaso Molin, presidente di Roma e Venezia. A mente fredda, Tommaso, come reputi la stagione appena conclusa?
E’ stata una stagione lunga, che ci ha visto arrivare fino alla semifinale di Europa League e quindi ad un passo dal sogno di vincere un trofeo europeo. Purtroppo, ma lo sapevamo fin dal principio, il percorso europeo ha inevitabilmente compromesso il cammino in campionato, campionato concluso a pochi punti dai playoff.”

Roma, Venezia, Progetto Gaming; personaggio super impegnato insomma. Hai la sensazione che avresti potuto fare di più, o ti ritieni comunque soddisfatto dei risultati ottenuti?
“Credo che onestamente fare più di così fosse difficile. Al massimo c’è il rammarico per la Coppa Italia persa da giocatore, ma come presidente sono estremamente soddisfatto delle mie due squadre, che hanno dovuto affrontare avversari molto competitivi.”

Andando a ritroso: quale è il momento che ricordi con più piacere, e quello che invece ti è particolarmente doloroso da ricordare?
“Per il più brutto direi in assoluto la già citata finale di Coppa Italia, mentre il più bello è quello che deve ancora arrivare, e mi auguro possa farlo nella stagione che sta per iniziare.”

Cosa ti aspetti da Roma e Venezia per questa stagione?
“Dalla Roma mi aspetto la promozione in A, non abbiamo più scuse, sebbene il campionato sarà ancora più equilibrato di quello appena concluso. Per il Venezia mi auguro un campionato di alta classifica, con l’obiettivo di ripetere la scorsa stagione.”

Non temi la feroce concorrenza di compagini quali Genoa e Fiorentina, dunque.
“Le temo eccome, anzi. Penso che al momento ci siano potenzialmente una decina di squadre che possono lottare per la promozione diretta, ma noi non possiamo più sbagliare.”

Ultima domanda: se potessi prendere un qualunque giocatore da una qualunque squadra, chi sarebbe e perché? Di contro, se dovessi cedere tutti i tuoi giocatori tranne uno, chi terresti con te?
“Difficile rispondere ad entrambe le domande. Come giocatore da acquistare direi Tuccio, per il quale avevo fatto un’offerta, sia per scheda che per attività. Se potessi non cederei nessuno dei miei, ma chiaro che se qualcuno dovesse volere una nuova esperienza cercherei di accontentarlo. In particolare ho un feeling speciale con Saladino, il quale ha già ricevuto un’offerta in particolare, e D’Anteo.”

Saladino, già. L’uomo dai gol pesanti, una sorta di Bello Di Notte diciamo. Chissà che qualcuno non provi a strappartelo… (Tommaso ride, ndr).

Dalla Sardegna con furore: Pasqualino Beccu

Bene, iniziamo dal principio: facciamo una rapida presentazione per i lettori che non ti conoscono.
Salve a tutti, il mio nome è Pasqualino Beccu, provengo dalla Sardegna, esattamente da Silanus (un paese di poco più di 2300 abitanti). Ho 19 anni e sono un nuovo giocatore del neonato FM Messina.

Hai iniziato da pochissimo, eppure ti stai già dimostrando molto carico e attivo. Come sei venuto a conoscenza del progetto?
Conosco il progetto ormai da mesi grazie al mio carissimo amico Luca Siracusa, il quale ha tentato di convincermi per poi riuscirci in un secondo momento. I miei primi rifiuti son stati causa di impegni lavorativi e relativi allo studio, tuttavia sono molto felice di aver aderito a questa “piattaforma innovativa”.

Essendo un neoiscritto, avrai ricevuto decine di offerte sotto il tuo post di iscrizione: la scelta del Messina è casuale o c’è qualcosa in particolare che ti ha spinto lì?
Io ed il presidente Giuseppe Roberti abbiamo parlato tanto insieme e alla fine sono molto felice del fatto che siamo riusciti a trovare un accordo. Ho visto tanta fiducia nella dirigenza giallorossa, volevano che io giocassi qua, ho sentito fiducia nei miei confronti e questa è la motivazione principale che mi ha portato in questa fantastica casa: l’FM Messina.

C’è un giocatore del mondo fuffa a cui ti ispiri in particolare?
Sicuramente Andrea Pirlo, non a caso abbiamo un ruolo molto simile e vari punti di forza in comune. L’ispirazione nei suoi confronti è elevata e spero che, un giorno, sentirete parlare delle “maledette di Beccu”.

Ultima domanda, poi ti lascio libero di tornare agli allenamenti. Ti sei già posto obiettivi personali e di squadra per questa stagione?
Il mio principale obiettivo è quello di divenire la bandiera del Messina: sogno la fascia da capitano per questa stagione. Tuttavia non penso arriverà visto che abbiamo numerosi giocatori più meritevoli, ma sarò felice di dare il mio contributo… E magari di portare la società in Serie B a suon di assist e con qualche gol che fa sempre bene.

Il Miglio Verde – una chiacchierata con Bifano e Urbano.

Premessa doverosa: succede che qualcuno sbagli, violi le regole e che quindi venga sanzionato.
Generalmente si va da sanzioni minori come la multa sullo stipendio, con percentuali variabili a seconda della gravità dell’infrazione.
Ma nei casi più gravi, si viene bannati.

Il ban, generalmente, si ridiscute ogni fine anno e gli Admin decidono, secondo valutazioni che riguardano possibilità di recidiva, sincero pentimento e rinnovata fiducia, se riammettere un utente o meno.
L’intervista ha per protagonisti due riammessi, due utenti “celebri” non solo per la sanzione, ma anche per la loro attività nel progetto.
Si tratta di Alberto Bifano e Silvio Urbano.

Salve Alberto.
Innanzitutto bentornato nel Progetto Football Manager: qual è stata la prima sensazione che hai provato una volta rientrato in gioco?

Ciao a tutti, grazie per l’accoglienza. Sono rientrato nel gruppo semplicemente per divertirmi con chi ho stretto un buon rapporto d’amicizia. Ho notato che molti dei ragazzi che conoscevo mi han riaccolto subito, ma anche chi ha parlato male di me, dopo il ban alle spalle, ha poi fatto la bella faccia come se io non sapessi cosa hanno detto.

E’ passato un bel po’ di tempo dal tuo ban. Sei rimasto, in qualche modo, in contatto col Progetto? 

Sono rimasto in contatto con gli amici, ma non parlavamo molto del progetto perché non era più una cosa che ci accomunava. Alcuni di loro facevano parte del vecchio giornale “IlCarro”, altri conosciuti all’Inter e un paio di giocatori del Milan che allenavo. Sono ancora molto legato con tutti e come ho detto prima, è soprattutto per divertirmi con loro che sono rientrato.

Al momento del tuo rientro hai trovato collocazione nella Lucchese: è stata una scelta contingente o programmata? In base a cosa hai scelto loro? 

Vi svelo un piccolo retroscena: ero rimasto in buoni rapporti anche con la Salernitana e con il mister Sangiorgio, tant’è che parlai con lui, che mi propose di andare da loro se fossi tornato. Il giorno del reintegro, non conoscevo la nuova regola riguardante lo scambio inattivi-attivi. Pensavo fosse come quando fui bannato, cioè che solo le squadre con nuova presidenza, potessero acquistare nuovi utenti in cambio di inattivi. Dunque avevo escluso la Salernitana per questo. Poi dovetti scegliere tra le squadre che mi contattarono. Tra queste c’erano molte proposte importanti e ho scelto la Lucchese. Mister Sangiorgio mi contattò subito dopo spiegandomi che potevo andare alla Salernitana e non era come pensavo io, ma ormai per la Lucchese era tutto ufficiale. Ho scelto la Lucchese tra le squadre che mi volevano perché ho fiducia nel mister Deidda e nel DS Gallo, che conosco abbastanza bene e so che potrebbe essere l’inizio di un buon percorso di reintegro. Diciamo però che ho rifiutato molti soldi offerti da altre squadre.

Il tuo rientro vuol dire che l’Amministrazione della community ha deciso di avere fiducia in te. Se dovessi dare un suggerimento ad un nuovo utente, cosa diresti? E a un utente bannato che, magari, desidera di rientrare?

Ringrazio chi ha deciso di ridarmi fiducia. Ad un utente bannato direi di pensare a ciò che ha sbagliato e di riparare agli errori per poter rientrare. Ad un nuovo utente dico di godersi il gioco e trovare qualcuno con cui si trova a proprio agio per divertirsi. Di fare domande a chi è indicato a rispondere per quanto riguarda il gioco e capire come comportarsi all’interno del gruppo. Vi ringrazio per l’intervista e ringrazio gli admin per l’opportunità.

Salve Silvio. Innanzitutto bentornato nel Progetto Football Manager: qual è stata la prima sensazione che hai provato una volta rientrato in gioco? 

Innanzitutto grazie per l’intervista, beh la sensazione principale è stata di felicità per essermi tolto questo grande peso che sarebbe il ban dal Progetto, appunto.

Al momento del tuo rientro, hai trovato già collocazione in una squadra? Come ti hanno accolto?

Allora credo che si sappia che sono tornato al Drink, avevo comunque mantenuto ottimi rapporti con tutti e con Ballarini. Appena sono tornato è stata comunque una bella accoglienza tipo Cioè che mi dice: “Magari non ti sbannano!”

Quindi il rapporto non è mai venuto meno fra te e il Progetto, o le persone che ne fanno parte. Sei parte di quelli che dimostrano che c’è sempre la possibilità di rimediare ad un errore. Nel tempo che sei stato fuori hai seguito il progetto, o le sue Live? Come hai ingannato l’attesa? 

Sì, mi sono fatto vivo a volte nelle live, e quando avevo il tempo le seguivo. Le vedevo comunque con meno frequenza, visto seguirle più attivamente che non mi avrebbe portato nessun beneficio in game, diciamo. Mi sono comunque abbastanza informato sulla vita del Progetto attraverso diversi amici lì dentro.

Per essere rientrato vuol dire che si è fatto affidamento sulla possibilità che la fiducia in te sia ben riposta. Se dovessi dare un suggerimento ad un amico che compie un errore, cosa gli diresti? 

Beh c’è da dire sicuramente una cosa, una persona se vuole rientrare lo decide a prescindere da un consiglio di una persona X. Dipende anche dal tipo di errore. Credo che comunque gli direi di non perdersi d’animo e di aspettare la fine del ban e rientrare più forte di prima. Gli direi anche di non fare più cazzate del genere, e ovviamente di comportarsi bene durante il periodo di ban e non escogitare account fake e altro.

Qui si conclude l’intervista, con una piccola riflessione da condividere: gli errori si compiono, e generalmente il ban è proprio l’ultima ratio, cui si giunge se ciò che si è fatto è grave. Ma generalmente conta molto, agli occhi di chi deve giudicare il rientro (che dopotutto è sempre possibile) che la persona dia modo di dimostrare che il suo interesse per il gioco è genuino.
Perché Progetto Football Manager è un gioco.
Una simulazione di dinamiche complesse, ma sempre un gioco: vincere è bello, soprattutto quando lo si fa regolarmente.
Divertirsi, con tutti, è vitale.

Tra Aquila e Biscione

Giovanni Gallo: Buonasera sig. Esposito, grazie per il tempo concesso.
Dunque, come ben tutti sappiamo lei ha dichiarato di voler essere ceduto dal Cesena, come mai questa scelta?

Giovanni Esposito: Buonasera a lei e grazie per il tempo che mi sta dedicando. Cesena è stata la mia casa per due stagioni e mezzo e insieme alla società ho preso la decisione di provare nuovi lidi… Nuovi stimoli.

Giovanni Gallo: Sappiamo che ci sono due squadre particolarmente interessate, Inter e Lazio. Con la prima che sembra essere stata beffata al fotofinish dai biancocelesti. Potrebbe svelarvi alcuni retroscena delle trattative?

Giovanni Esposito: Ah sapete proprio tutto insomma. Con l’Inter era quasi tutto fatto dato che sono stato personalmente a Milano per seguire le trattative legate alla mia persona. Nei giorni successivi però è arrivata la Lazio con un’offerta maggiore ed un progetto molto più ambizioso. Vedremo l’evolversi della trattativa ma siamo a buon punto e siamo sicuri che la chiusura avverrà a mercato aperto. Intanto domani mattina voleró nelle sedi della Lazio per limare alcuni dettagli.

Giovanni Gallo: E cosa l’ha convinta ha scegliere la società biancoceleste a discapito dei meneghini? Non credo si parli solo di progetto ambizioso o mi sbaglio?

Giovanni Esposito: Beh diciamo che dopo sei anni di progetto questa è stata una delle prime chance irrinunciabili. Ricordo gli anni neri del progetto e la separazione che ci fu tra me e Di Gloria (ndr attaccante Lazio). Diciamo che ha contribuito tanto anche la mia amicizia con lui dato che è stata la prima persona con cui ho fatto amicizia.

Giovanni Gallo: Bene, come crede che questo trasferimento possa influenzare le scelte di calciomercato della sua attuale squadra e delle società coinvolte?

Giovanni Esposito: Sa penso che a Cesena possano fare un grande mercato perché il DS Cafarella è una persona con la quale non si scherza sulle trattative. L’Inter con la nuova gestione De Donatis penso possa dar fastidio sul mercato perché dopo la delusione con Il Genoa ha voglia di riscatto con i nerazzurri. La Lazio penso chiuderà qualche colpo per completare la rosa anche se penso sia già bella pronta.

Giovanni Gallo: Perfetto, credo sia tutto. Se vuole aggiungere qualcosa o salutare qualcuno faccia pure.

Giovanni Esposito: Mi permetto di salutare tutto il Cesena e tutta la redazione di Offside alla quale sono molto legato per i testi delle canzoni di Serafini.

Giovanni Gallo: Ancora grazie per l’intervista un saluto ed in bocca al lupo per il prosieguo della sua carriera.

Giovanni Esposito: Grazie a voi! Quando volete io ci sono.

Scritto da Giovanni Esposito

Revisionato da Del Prete Antonio

Mister Alfredo Aloi si racconta

Brian: “Buonasera sono Luca Brian Santoro, presidente e direttore sportivo di Juventus e Pro Vercelli, e giornalista del Devil Project.
Questa sera siamo con il signor Alfredo Aloi, anzi, vista la sua nuova carica all’interno del Progetto, mi permetta di chiamarLa mister Alfredo Aloi. Buonasera Mister!
La ringrazio per avermi concesso questa intervista, è un vero piacere per me essere il primo ad intervistarLa, sia successivamente al conseguimento del patentino da allenatore, sia come prima intervista da quando è all’interno del progetto ed anche, a quanto pare, per dare a tutto il progetto una lieta notizia.”

Alfredo: “Grazie a Lei per l’opportunità, il piacere è tutto mio.”

Brian: Prima di cominciare con le domande, chi è Alfredo Aloi nel progetto? Come sei arrivato nel nostro campionato e cosa l’ha “spinta” a farne parte, attivamente?”
Alfredo: “Sono appena diventato allenatore del Livorno, ma sono anche portiere de L’Aquila e giornalista di Devil Project. Mi sento molto attivo e voglioso di far parte di questo brillante progetto perché penso che sia un’idea molto bella e che riunisce migliaia di appassionati di fm e di calcio in generale. Il mio arrivo nel progetto è stato abbastanza casuale, ho visto un post di una squadra del progetto che cercava giocatori, allora mi sono informato e mi sono iscritto, tutto qui.”

Brian: “Congratulazioni per il suo nuovo incarico mister Aloi, conosciamo le vicende del Livorno e devo ammettere che è molto brutto vederlo in quella posizione in classifica. Crede riuscirà a dare alla sua squadra quella marcia in più per raggiungere la salvezza?”
Alfredo: “Grazie mille! Io sono una persona realista e molto autocritica e riconosco che sarà veramente dura salvarsi. Questo però non vuol dire che ci arrenderemo, sputeremo sangue fino a quando la matematica ci salverà!”

Brian: “Queste sono proprio le dichiarazioni che un giornalista vorrebbe ricevere durante un’intervista.
Quindi mi conferma un Livorno agguerrito, che non si è lasciato andare alla depressione da ultima in classifica ma che ha voglia di esprimere il proprio gioco fino all’ultimo minuto di questo sorprendente campionato di serie B Progetto Gaming, a testa alta. Questo le fa molto onore.
Parliamo di tattiche, di visione di gioco, ha già avuto la possibilità di realizzare quali saranno le strategie per tentare la salvezza? Ha già avuto la possibilità di parlare con la squadra ed i suoi senatori?”

Alfredo: “Ho avuto qualche discussione con il presidente e parlato un po’ con la squadra sugli obiettivi e le sensazioni generali e devo dire che non mi aspettavo un ambiente così “vivo” in una squadra condannata alla retrocessione. Ancora devo conoscere bene i giocatori sul campo di allenamento ma ho già qualche idea in mente su qualche formazione da applicare!”

Brian: “La ringrazio per il tempo dedicatomi, e Le auguro di raggiungere gli obiettivi prefissati.”
Alfredo: “Grazie a Lei per l’intervista, è stato un immenso piacere.”

Articolo di Luca Brian Santoro

IlCarro intervista Lorenzo Savini

Lorenzo Savini, benvenuto. Ci parli di lei nel Progetto e al di fuori di esso.
Allora, innanzitutto un caloroso benvenuto a tutti i lettori che hanno deciso di perdere tempo leggendo le mie dichiarazioni. All’interno del Progetto sono un centrocampista dell’Avellino. Altri ruoli, al momento, non ne ho.
Al di fuori del Progetto sono uno studente universitario che vive tra Rimini, città dove risiede la mia famiglia, e Forlì, città dove studio.

Prima di parlare dell’Avellino, è noto che ultimamente è stato piuttosto vicino agli admin dando loro una mano nell’organizzazione di Progetto Gaming, non solo per quanto riguarda FM. Vuoi parlarci di questa esperienza e magari far capire ai lettori il grande dietro alle quinte di PG?
Sì, sicuramente i più attivi e i più presenti si saranno accorti che non sono un utente “nullafacente”. Da qualche mese a questa parte è nata una grande amicizia soprattutto con Alessandro, con il quale ho un gran bel rapporto. Naturalmente vado d’amore e d’accordo con tutti gli admin, ma sento quotidianamente Alessandro per i più svariati motivi, ed è per questo che ci fidiamo l’uno dell’altro (almeno dal mio punto di vista).
Comunque, mi sono accorto di una cosa “lavorando” dietro le quinte e dando una mano: Progetto Gaming ha un enorme potenziale, sotto tutti i punti di vista. L’entrata della società Crema all’interno di Progetto Football Manager è solo l’inizio di ciò che accadrà. Bisogna continuare a crederci e lavorarci tutti i giorni, perché Progetto Gaming si può togliere tante soddisfazioni. Forse è proprio questo il miglior pregio di Alessandro: la costanza.

Un suo pensierò più sviluppato sull’ingresso del Crema Calcio?
È un grandissimo passo in avanti per Progetto Gaming. A mio parere entrare anche nel mondo del calcio reale o fuffa che dir si voglia è un ottimo modo per farsi conoscere. Chissà, magari un giorno potrò dire “ho giocato con Javier Zanetti”…
A parte gli scherzi, ora bisogna saper gestire bene tutto il gruppo, ancora di più di come non si sia già fatto: bisogna far cogliere a tutti l’importanza di quanto accaduto e al tempo stesso non tralasciare gli altri 2300 utenti che ci sono. È un lavoro molto difficile, ma a farlo ci sono delle persone in gamba, quindi sono molto fiducioso.
Detto ciò, forza Crema!

All’Avellino invece come sta andando?
Molto bene. Ad essere sinceri all’inizio ero parecchio titubante: aspettai molto prima di ascoltare l’offerta del DS Damiano Mattia, insieme ad uno degli ex presidenti Nicolò Baiardi. Proprio per questo motivo scelsi di inserire una clausola all’interno del mio contratto, di modo tale che un club fosse libero di pagare quella cifra e comprarmi senza problemi.
Inizialmente anche in-game la situazione non era rosea: la squadra era un tantino altalenante, sbagliavamo partite molto semplici. Ultimamente però abbiamo iniziato a vincere tanto e giocare bene, con conseguente miglior attacco del campionato e quarto posto a -4 punti dal Vicenza capolista. L’obiettivo è sicuramente quello di centrare la promozione diretta, ma le avversarie sono molto forti. Staremo a vedere.

Per quale motivo ha deciso di lasciare il Milan per andare comunque in Serie B?
Inizialmente, dopo lo scandalo Serveropoli avevo intenzione di rimanere. Ci sono stati alcuni fatti, che non starò qui a citare, che mi hanno fatto cambiare idea e chiedere la cessione all’allora DS Bicocchi. Le uniche due squadre interessate erano Inter e Avellino, ma la prima non formulò mai ufficialmente un’offerta. Ecco quindi come sono arrivato all’Avellino.

Ci parli dell’atmosfera dello spogliatoio dell’Avellino. Ci sono dei leader o qualcuno che tira le fila in particolare?
Diciamo che, essendo uno dei membri più attivi nel Progetto e aiutando anche gli admin quando necessario, sono diventato per tutti un punto di riferimento. Anche il mio mister e il mio DS ogni tanto mi chiedono qualcosa, ma l’atmosfera è molto bella… si ride, si scherza insieme. Come in molti spogliatoi c’è chi è più presente e chi meno, ma siamo tutti in armonia, uniti per centrare la promozione. Una menzione in particolare la vorrei fare per Damiano Mattia: sta svolgendo il ruolo di direttore sportivo in maniera impeccabile, fa i salti mortali per tenere attivo tutto il gruppo (finora in questa stagione non abbiamo avuto malus inattività se non per un giocatore che ha abbandonato il Progetto). Quindi vorrei fargli i miei più sentiti complimenti, perché dal mio punto di vista, sta svolgendo un ottimo lavoro.

E Scarpati, invece, che tipo di allenatore è? Alcuni dicono sottovalutato.
Mi metto in prima fila ad urlarlo: Scarpati secondo me è uno degli allenatori più sottovalutati all’interno del Progetto. Mette grande voglia, prepara ogni gara al meglio. È anche un ragazzo molto simpatico, si sta bene con lui. È proprio il prototipo di allenatore che secondo me si dovrebbe sedere sulla panchina di ogni squadra di questo GDR.

Alla luce delle belle parole spese finora, se non dovesse essere Serie A a fine stagione, resterebbe ad Avellino?
Tutti vogliono che io rimanga, ma non ne sono così sicuro. Ho due clausole diverse, in base alla categoria nella quale l’Avellino giocherà la prossima stagione. Penso che faremo fede alle clausole per vendermi, perché sono dei prezzi ragionati e giusti per il mio cartellino.
Traendo le somme, non penso di rimanere ad Avellino se non dovessimo salire in A. Ma manca ancora qualche mese, quindi staremo a vedere cosa accadrà.
Tengo a precisare che adesso, il primo obiettivo, è arrivare in Serie A. Al mercato ci si penserà a tempo debito.

Lei stesso ha ricordato la sua forte presenza all’interno del Progetto. Ma è vero che sta pensando di cimentarsi anche come allenatore, magari a partire dalla prossima stagione?
Si, è proprio così. Ho organizzato e partecipato al Fantasy PG, dove sono arrivato agli ottavi e ho perso contro un grandissimo allenatore come Fabrizio Lopresto. Al torneo di FM Milano ho fatto una figuraccia, ma lasciamo perdere. Voglio mettermi in gioco, soprattutto nella gestione dello spogliatoio: voglio essere protagonista di Progetto Football Manager, in tutti i suoi aspetti.

E da dove le piacerebbe partire?
Domanda molto interessante. Sicuramente la Serie C sarà la mia ultima scelta. Non perché sia meno attraente o meno competitiva, ma perché vorrei allenare in tempo reale la mia squadra. Quindi sceglierei la Serie A perché ho notato che la Serie B è molto più competitiva: non c’è un divario tecnico enorme tra le squadre di B nelle prime 15 posizioni, ogni gara è sofferta. In Serie A invece non è proprio così secondo me. Mi proposi come allenatore del Drink Team per la prossima stagione, quando Trojer diede le dimissioni. Filippo non mi scartò a priori: sarebbe una bella sfida con la quale iniziare.

E questa Serie B così competitiva secondo lei chi la vince?
Chi la vince non saprei dirlo, ma so dire che Chievo e (spero) Avellino saranno le due squadre che otterranno la promozione diretta. Per i play-off vedo bene il Frosinone o il Benevento: Frattoni è un grande allenatore, si toglierà delle soddisfazioni.

Tornando a Progetto Gaming in tutte le sue sfaccettature, ci può svelare qualche anticipazione su qualche novità che arriverà da qui a breve?
Il canale Twitch di Progetto Gaming sta crescendo sempre di più, grazie anche alla forte community di Progetto Football Manager che segue le live anche al di fuori del Progetto Calcio. Prossimamente arriveranno altri streamers per arricchire ulteriormente la programmazione giornaliera di live sul canale e molto altro è in cantiere!

Bene, grazie per il suo tempo, concludiamo pure con un suo pensiero libero a piacere.
Spero vivamente di incontrare il Genoa in Serie A il prossimo anno. Grazie a voi per l’intervista!





Apperò! IlCarro intervista Claudio Però

Claudio Peró, un piacere averla qui con noi. Solitamente iniziamo così: ci racconti di lei dentro e fuori dal Progetto.
Ciao Nicholas, il piacere è tutto mio. Diciamo che non sono il tipico “role player” con una seconda identità, sono esattamente come molti mi conoscono… un tenero e coccoloso bestemmiatore, no battute a parte sono uno a cui piace divertirsi e fare un po lo scemo tra amici, cosi da rendere la giornata più serena, quindi diciamo che chi mi ha conosciuto sa che non ci sono differenze tra i “due profili”, infatti quando presi la panchina dell’Entella feci un discorso a tutti i ragazzi spiegando proprio questo.

Visto che l’ha citata, partiamo proprio dall’Entella. Un resoconto di quanto fatto finora dal suo arrivo a Chiavari a oggi? Tiri un po’ le somme.
Prima di tirare le somme calcistiche voglio parlare del gruppo; era un gruppo non dico di inattivi, ma diciamo semi-attivi e non avevano chiarissimo l’idea del Progetto, non erano inseriti del tutto. Il risultato più bello che posso raggiungere è stato proprio questo: tirare su un gruppo vero, un gruppo unito, un gruppo forte.
Per molti che lo vedono da fuori potrebbe risultare una banda di pazzi, che parlano di trash, figa, bestemmiano e si insultano dalla mattina alla sera, ma appena uno dei ragazzi dice che c’è un problema c’è la fila per dargli sostegno in ogni momento del giorno o della notte; ciò che abbiamo creato è una vera famiglia, e questa è la cosa credimi che mi rende in assoluto più orgoglioso della squadra.
Per quanto riguarda i meriti sportivi è una bella sfida questa, siamo ancora in lotta per i playoff, purtroppo abbiamo buttato via parecchi punti per strada, ma siamo ancora li nel gruppone, tutti rincorrono tutti e perdono punti preziosi. Ovviamente speriamo di arrivare tra le prime due, in caso contrario sono sicuro che la prossima stagione saremo ancora qui a parlare del medesimo obbiettivo, perché i ragazzi meritano la massima serie sia per attività che per come e quanto si sono avvicinati al Progetto.

Quale è stata la chiave nel realizzare questo processo? Oltre sicuramente al fatto che lei è un utente della prima ora e quindi risulta di per sé ben predisposto nel trasmettere il senso del Progetto.
L’aiuto di tutti, devo essere sincero. Poi grazie ai Fulco, che erano una parte molto importante della vecchia guardia dell’Entella, sono stato accolto benissimo; penso anche il fatto di aver messo le cose in chiaro sin dal primo giorno abbia aiutato a creare questo tipo di rapporto all’interno, poi ovviamente quando arriva un nuovo allenatore non lo si conosce si è diciamo un po’ più tutti motivati a far meglio, un po’ come nella realtà. Infatti molti dei miei ragazzi sono passati da 0/100K di bonus a raddoppiare se non a triplicare questa cifra, quindi è questo quello che intendo; fortunatamente è stato un gruppo aperto a questo tipo di esperienza, alcuni meno di altri ovviamente, però purtroppo succede, non tutte le ciambelle escono col buco (ride, ndr).
Per fare un bellissimo esempio, ho parlato bene o male con tutti i ragazzi in privato: ce n’era uno fomentatissimo dalla possibile lotta per i playoff, dopo cinque partite di campionato dove effettivamente avevamo fatto bene se ne esce dal nulla dicendo “Mi sono rotto, addio”. Sono cose che destabilizzano, ma alla fine siamo sopravvissuti fino a gennaio con due difensori centrali di ruolo (ride ancora, ndr).

Veniamo ora al Genoa. Stagione da incubo finora, inutile negarlo, specialmente rispetto a quelle che erano le aspettative.
È esclusivamente un aspetto tattico, oltre a parecchia malasorte, che vi condanna attualmente in zona retrocessione? O c’è dell’altro secondo lei?

Beh, la Serie A, essendo la massima serie, è un sogno ambito da molti. Tutti, chi più chi meno, lavorano sodo dietro alla propria squadra al fine di portare le situazioni a loro vantaggio; è ovvio che in una competizione cosi accanita paghi ogni punto perso, ed è ancora più scontato che l’inizio non proprio prolifico dell’attacco, soprattutto il mio (una sola rete in tutto il girone di andata) ha pesato molto; però abbiamo le carte in regola per stare in Serie A, lavoriamo ogni giorno per dimostrarlo e guadagnarci quel posto che ci spetta.
Non voglio parlare di fortuna o sfortuna, la fortuna la si crea.

Era stato momentaneamente messo in lista prestito per il mercato di gennaio. Lo avevano cercato anche squadre importanti, per esempio la Lazio che voleva un’alternativa di livello alle sue due punte; poi sembrava dovesse andare a fare il titolare inamovibile in Serie B, ma non se ne fece più nulla. Ci racconti.
Fui messo tra i partenti ma con molta controvoglia da parte di Alberto De Donatis, ma ho sempre insistito per andare esclusivamente in Serie B, perché a me personalmente pesava moltissimo questa astinenza dal gol, volevo fermarmi, fare un passo indietro e dire “Ok Claudio, ricominciamo tutto.”
Cosa non necessaria: sono riuscito a ritrovare la porta, non come un tempo, ma piano piano sto tornando; devo davvero ringraziare il Mister Danilo Trojer per aver insistito nel tenermi e lo stesso Alberto che ha sempre detto di non volersi privare di un giocatore come me.

A proposito di gente che rimane a Genova e gente che va: come ha preso la partenza di Mark Aperio?
Malissimo personalmente, ma era una cosa che serviva a lui; poi siamo molto amici anche fuori dal campo, quindi ho capito il suo punto di vista e l’ho appoggiato (prima insultato per una settimana, e poi appoggiato). Alla fine il nostro rapporto di amicizia non era legato solo al campo, spero che al Progetto Gaming possa ritrovarsi l’Aperio che tutti conoscevamo, daghe Mark!

Cosa ne pensa invece di questa semi-utopia di De Donatis, che fra un numero indefinito di stagioni vorrebbe acquistare l’Inter per poi comporla di soli interisti. Lei che è nerazzurro lo seguirebbe?
Certamente, sarebbe diciamo il coronamento di un sogno. Quando iniziai tutto questo era finalizzato ad andare a giocare in nerazzurro, è sempre stato quello l’obiettivo finale; fui cercato dall’Inter tra la Stagione 2 e 3, ma il gruppo Genoa per quanto mi riguarda è molto difficile da abbandonare, sono stato molto fortunato da questo punto di vista, ovunque sono andato ho sempre trovato persone splendide. Poi ovviamente spero che Albe saprà chi indicare come allenatore per questa eventuale Inter… coff coff.

Ci tolga una curiosità: lei non ha mai acquistato una squadra da presidente, come mai?
Diciamo che per ora su questo non posso dire nulla! Sto ancora valutando diverse possibilità, quindi per ora so che ci sarà anche un Però presidente, ma non so dire dove potrà avere la scrivania; a seconda di come si concluderà la stagione, potrebbe anche essere in Serie A.

Siamo in conclusione, ci lasci un suo pensiero personale per chiudere.
Quello che sto per dire non lo dice il Claudio Però allenatore o giocatore, ma lo dice la persona che c’è dietro ad entrambi. Non avrei mai immaginato di trovare così tanta gente fantastica in questo gruppo, ho stretto un sacco di nuove amicizie; quando iniziammo io e Mark penso che l’unica motivazione per non giocare nella stessa squadra fosse perché lui sarebbe andato al Milan e io all’Inter, le nostre squadre fuffa; dopo due anni reali dalla creazione del personaggio posso dire che ci sono davvero poche società con un gruppo a me totalmente sconosciuto dove io andrei, e questa è una cosa bellissima. Poi come ho già detto sono stato fortunato con il Genoa e l’Entella, poiché c’erano i presupposti per far sì che entrambe le squadre fossero più di un semplice gruppo di gioco, quindi voglio davvero ringraziare Filippo e Alessandro per l’impegno e le ore di lavoro che hanno speso dietro al Progetto, sperando che un giorno la gente possa davvero capire quanto abbiano lavorato per far si che fosse quello che è oggi.

IlCarro intervista: Gabriele Marchi


Oggi IlCarro ha deciso di intervistare Gabriele Marchi, giocatore della Fiorentina e allenatore di Foggia e Varese.

Tu sei uno dei giocatori più attivi del progetto. Come lo hai scoperto? Cosa ti ha dato fino a ora? Ci sono persone a cui ti sei legato?

Innanzitutto vi ringrazio per avermi invitato. La questione è semplice: conoscevo entrambi i creatori del Progetto da molto prima della sua nascita. Filippo tramite Pavoni Ingrifati e Alessandro grazie a Progetto Gaming. Beh, difficile rispondere all’ultima domanda, sicuramente è il mio “svago” principale da quasi 2 anni a questa parte, ed è già tantissimo. Con chi più e chi meno mi sono legato a davvero tante persone.

Hai giocato fin da subito nella Fiorentina. La scelta è dovuta al tuo amore per la Viola fuffa. Ti sei mai pentito di questa scelta? O sei fiero di aver giocato 3 stagioni e mezzo nella stessa squadra?

Assolutamente no, se mi fossi pentito me ne sarei tranquillamente andato. Sono fierissimo della mia scelta, ho deciso di passare fino ad oggi il mio tempo nella Fiore e per il prossimo futuro, poi si vedrà, ma non sono affatto deluso di aver giocato a Firenze per tutto questo tempo.

Sei anche un allenatore. Cosa ti ha spinto a intraprendere anche questa carriera? Ti sei sempre trovato bene con i tuoi giocatori?

Non saprei perfettamente. Al tempo credo l’interesse verso il progetto mi spinse ad allenare e gestire una squadra. Per il resto, non ho sempre avuto rapporti idilliaci. Ho avuto i miei rapporti più personali, e quelli che si sono limitati ad un rapporto tranquillo

A quale allenatore fuffa fai riferimento? Chi consideri il tuo “mentore”?

Sinceramente? A nessuno. Mi ispiro a me stesso, perché non ho mai “coltivato” fino in fondo un idea di gioco di un allenatore. Non riesco a trovare nessuno al quale io possa essermi ispirato o somigliare… Lascio a chi starà leggendo questo articolo una domanda… Secondo voi, quale allenatore può essere simile a me medesimo? Per qualsiasi motivo.

Una domanda più generale: delle squadre di A e B quale ha fatto la sessione di mercato migliore? E quale la peggiore?

Beh mi sembra anche stupido rispondere a questa domanda: per budget, per palmares e per “visibilità” chiunque preferirebbe giocare in A. Quindi consegno il mio voto, che non interesserà a nessuno, alle società di A.

Ultima domanda: Se dovessi andare via dalla Fiorentina, dove vorresti andare?

Boh! Visto che moltissimi sono certi di sapere già la risposta, lascio rispondere a loro. Vi dico solo una cosa, nulla è scontato.