Articoli

FukamiHB nel paese delle meraviglie.


Carissimi lettori, diamo il benvenuto ad una splendida ragazza che ha deciso di condividere con noi la sua passione per il disegno e di metterla a disposizione (anche) di Progetto Gaming!

Benvenuta Fukami Hanamura, presentati ai noi lettori.

Oddio, che dire! Mi chiamo Marika alias FukamiHB (ovvero la matita che tutti i disegnatori odiano XD), nasco a Chiavari più di 30 anni fa (suspence) e amo il Giappone e disegnare!

Cosa fai nella vita?

Disegno, disegno tutto il giorno! Faccio collaborazioni con qualche casa editrice, con i nerd creativi che si inventano giochi fantasmagorici (es. Robot Blow) e illustrazioni su commissione. Produco anche fumetti su soggetti miei e altrui, con preferenza per il genere Fantasy e Horror!

Questa tua passione per il disegno com’è nata? Hai un ricordo particolare che ti ha spinto ad appassionarti al disegno?

Oddio, qui si tratta di ipnosi regressiva…
Tutta colpa di Kazuo Nakamura che disegnò in epoca vittoriana uno splendido Haran Benjo e un ancor più bell’Hiroshi Shiba, che nella fragile mente di una bimba teledipendente ebbe un impatto devastante. Insieme ovviamente ai grandi Shingo Araki e Akemi Takada!!

Prima di entrare nel vivo dell’intervista, ti fa di fare un giochino? per appassionati ovvio rispondi la prima cosa che ti viene in mente.

Oddio, devo avvisarti che è pericolosissimo! ma intrigante! Vai!

Ok, iniziamo, per descriverTi come rispondereti: se fossi un colore?

Blu.

Un manga?

Patlabor.

Un anime?

Devilman tecnicamente non è un anime, quindi UruseiYatsura.

Un cartone animato che trasmettevano su bim bim bam?

Lady Oscar.

Un gioco da tavolo?

Arkham Horror.

Un videogioco?

Era Horror e The Witcher III.

Un film della marvel?

Il primo Thor, ma non perché mi piace l’attore (ride).

Thor il fratello buono o quello cattivo?

Oddio, non ho letto il fumetto, ho visto solamente il film! Quindi quello buono (ride).

Una serie tv?

Jessica Johns.

Lucca comics o Comicon di SanDiego?

Comicon, perché pur non avendolo mai visitato sono un’inguaribile ottiimista! Non è vero, sono crepuscolare.

Ok giochino terminato, in pochi passi abbiamo “toccato” le tue passioni e i tuoi gusti. Tornando a noi, sappiamo che lavorerai come illustratrice a PROGETTO GAMING, come è nata questa collaborazione?

Beh, come nascono tutte le bellissime cose, da un gesto spontaneo. Un gentilissimo fanciullo ha notato alcuni miei disegni condivisi su una pagina di nerd assatanati per i gdr Fantasy (fra cui me) e mi ha scritto, facendomi molti esageratissimi complimenti e chiedendomi se fossi disposta a disegnare per lui e i ragazzi che gli arricchiscono la vita ogni giorno! Ed io ovviamente ho risposto: “Ma, non so, devo vedere i miei impegni…” Poi ho guardato, e tra una raccolta fondi e una fiera in Olanda, ho ricavato una nicchia per questa superfantasmagorica proposta!

Per i lettori, è possibile avere un piccolo annuncio su questa proposta? Un piccolo spoiler.

Oh, certo, se avessi io le idee chiare in primis certamente si! In realtà stiamo ancora definendo i primi soggetti, posso solo anticipare che si tratta di individui alquanto permalosi e che amano la birra!

Beh promette molto bene! Direi di aspettare allora qualche tuo capolavoro con molta suspance.

Oddio, ma sei matta? Capolavoro? Ma no (ride). Cercherò di non deludervi!

Per quanto riguarda PROGETTO GAMING, il fantastico fanciullo che ti diede fastidio (rido) oltre d occuparsi di grandi e piccoli in progetti con finalità sia ricreative che educative nel mondo ludico, ti ha mai accennato a PROGETTO FM come gdr?

Oddio, no! Fallo tu!

Progetto FM è un gdr dove ognuno di noi può diventare un calciatore virtuale, far parte di una squadra con allenatore, presidente e dirigente sportivo. A fine stagione potresti essere pure comprata e con i soldi dello stipendio, puoi potenziare le tue abilità sul campo, diventando il calciatore migliore. Ma sopratutto, in un mondo virtuale di calcio, ci si diverte parecchio perché conosci un mondo di persone. Si è un pò lontano rispetto ai tuoi gusti, ma chissà forse ti ho messo la pulce nell’orecchio.

Ma si tratta di un gdr?

Si, io ne faccio parte. Sono in squadra con il fanciullo che ti ha pedinato (rido): è il mio presidente e allenatore.
Hai avuto modo di dare un occhiato alla pagina di PROGETTO GAMING o al sito internet?

Si, lo avevo guardato subito! Non appena il fanciullo mi scrisse!!!

A primo impatto cosa te ne sembra?

Mi sembra la Tana del Bianconiglio di chi, come me, ama giocare a qualsiasi cosa, e perdersi nelle immagini e nei colori che cercano i bimbi, tipo quando si perdono a guardare le vetrine dei negozi di giocattoli!

Cosa ti aspetti da questa nuova avventura con PROGETTO GAMING?

Di divertirmi, di farmi conoscere come disegnatrice, e di trovare altre persone come te e Alessandro!

Fantastico Marika, noi di PROGETTO GAMING siamo felicissimi di averti in squadra. Ti ringrazio per il tempo dedicatoci e ci vediamo presto!

Grazie a te, sei una superintervistatrice e hai un nome bellissimo!


In Arrivo due Fumetti degli Incredibili!

Dopo così tanti anni avremo finalmente il film che tanto desideravamo. Gli Incredibili 2 sarà realtà, e a breve potremo godercelo appieno nei cinema. Il primo film è stato un enorme successo, piacendo a tutti e lasciando appagati gli spettatori che sono andati a vederlo. Tutti volevano il sequel che però la Pixar sembrava non voler annunciare, fino a pochi mesi fa con l’annuncio ufficiale, ma ora non si stanno fermando qui. Forse per cavalcare l’onda dell’hype, magari per approfondire e rendere più espanso l’universo narrativo della storia, ma la Disney sembra essere in accordi con la Dark Horse Comics per produrre due fumetti sulla super famiglia.

 

La prima è “Incredibili 2: Eroi a Casa” che seguirà le avventure dei due figli maggiori, Violet e Dash. Un fumetto che mira principalmente a un pubblico giovane, con un’atmosfera molto leggera e tranquilla, senza aggiungere nulla di troppo importante alla trama. 48 pagine nel quale si potrà leggere dell’avventura dei due fratelli che dovranno occuparsi della casa e delle faccende mentre i genitori cercano nuovi lavori per mantenere la famiglia. Comprenderà una piccola avventura supereroistica di loro che sventeranno una minaccia mentre fanno la spesa, così come un sipario comico dove dovranno tenere a bada il fratellino JackJack. A lavorare sulla storia saranno Liz Marsham (Disney Princess Beginnings) e Nicoletta Baldari (Star Wars: Forces of Destiny).

 

Il secondo invece è “Incredibili 2: Crisi di Mezz’Età! E altre Storie #1”. Il primo titolo di una mini trilogia scritto da Christos Gage e Landry Q. Walker, con il contributo artistico di Gurihiru, J. Bone, Andrea Greppi e Roberta Zanotta. Questo è ciò che la Dark Horse ha rivelato di questo fumetto: ci sarà una storia che si focalizzerà su Mr. Incredibile che sventerà un attacco da parte di Bomb Voyage, e ciò metterà in discussione i suoi poteri e il suo ruolo come super eroe. Ci sarà anche una mini avventura nel quale Mr. Incredibile racconterà a JackJack come favola della buonanotte una delle sue avventure giovanili come eroe, e una dove JackJack dovrà combattere un avversario pericoloso al parco giochi.

 

Nulla di grande o entusiasmante insomma, però comunque piacevole e interessante da sapere. Non è mai sbagliato o brutto creare nuovi contenuti, specie se non strettamente necessari, che offrono anche piccole storie carine. Hanno tutte un tono estremamente amichevole verso un pubblico giovanile, come si nota dall’introduzione delle mini avventure alla fine. Di sicuro, chi ama leggere fumetti ed è fan dei film potrebbe interessarsi molto a questi giornalini e trovarli piacevoli anche da leggere nonostante la loro leggerezza.

Joss Whedon abbandona Batgirl

Tempo fa la Warner Bros. aveva annunciato che avrebbero fatto un film sulla famosa eroina del mondo di Batman. La notizia fu subito ben accolta in maniera positiva: un’altra protagonista donna, un’eroina molto amata, e sopratutto diretto e scritto da Joss Whedon. Il nome di Whedon, nel mondo del cinefumetto, è ormai sinonimo di qualità per molti, considerando l’arduo lavoro svolto nel riuscire a portare sullo schermo gli Avengers. Fino a ora dunque, ha sempre consegnato lavori eccellenti o comunque piacevoli al pubblico, nonostante avesse avuto problemi con vari attacchi personali su twitter, ed era quello perfetto per Batgirl.

Fino a ora, quantomeno. La notizia è purtroppo la seguente: Joss Whedon abbandona il progetto di Batgirl. La notizia viene rilasciata da The Hollywood Reporter e lascia molti appassionati con l’amaro in bocca. Erano in tanti che volevano vedere questa pellicola, che purtroppo dovrà essere rivisto. Le motivazioni che avrebbero spinto Whedon ad abbandonare il progetto sarebbe il suo “fallimento” nel riuscire a trovare una storia adatta per l’eroina. Sarebbe dunque una decisione personale abbandonare il progetto, non un licenziamento, preferendo non metter mano a qualcosa quando pieno di incertezze.

“Batgirl è un progetto così eccitante, e la Warner e la DC sono partners collaborativi di grande supporto, che ci son voluti mesi per realizzare che in realtà non avevo una storia. Sono grato a Geoff e Toby e tutti quelli che mi hanno accolto quando sono arrivato, e così comprensivi quando io ho… beh, c’è una parola più sexy per -fallito-?”

Ammirevole dunque che piuttosto di continuare con un progetto incerto vuole abbandonare. Il risultato finale potrebbe essere soltanto qualcosa di inconsistente o brutto, quindi la sua scelta è anche comprensibile. Inoltre sappiamo già che Whedon vorrà di certo evitare di scatenare qualche putiferio come già accaduto in passato per la realizzazione di un cinefumetto. I fan del genere sono davvero molto critici e severi, desiderando lavori altamente fedeli all’originale, eppure nuovi e piacevoli. Difficili da soddisfare dunque, e la Warner Bros. lo sa molto bene, non potendosi permettere di fallire ancora.

Che ne sarà dunque di Batgirl? Voci dicono che la Warner Bros. è convinta di voler continuare il progetto. Un’altra eroina donna come protagonista, di un personaggio tanto amato, è un film che sarà necessario per sedimentare il loro universo cinematografico. Bisognerà vedere dunque cosa decideranno di fare, ma soprattutto chi penseranno a sostituire Whedon. Ci sono molte donne registe che sono ottime candidate, che han dimostrato di saper capire certi personaggi, ma la decisione finale spetta alla Warner. Siete tristi della dipartita di Whedon dal progetto?

Film e Fumetti per Overwatch

Il gioco che ha coinvolto milioni di giocatori e appassionato molte persone sta per subire un cambiamento. Overwatch è un gran bel gioco, non solo perché è ben costruito per il suo genere, ma perché attira con la sua “bellezza”. Sono molti infatti che incominciano Overwatch o lo ammirano per i personaggi colorati e ben caratterizzati, la cura dei dettagli nell’ambiente che li circonda. Eppure, in teoria, il gioco non ha una storia. Quello che però non offre il gioco la Blizzard ci ha regalato tramite corti animati di qualità superba e corti fumetti che abbiamo apprezzato parecchio. Ora però sembra che la compagnia voglia crescere e ambire a progetti ben più grossi, vedendo il responso positivo dei fan.

Un film per Overwatch?

“Siamo una piattaforma e un portfolio, questi franchise esistono attraverso molteplici piattaforme. Quindi non è soltanto il gioco come autista, ma il suo contenuto lineare come un modo per espandere il pubblico ed espandere l’opportuna, poi gli esports. Perché riunisci tutti assieme e stai parlando di un franchise come pochi altri”

“Se il copione e la storia non sono giusti non lo faremo. Non è una di quelle situazioni dove qualcuno dice che non gli importa fin quando vien fatto. Non accadrà così. Noi pensiamo che se vien fatto bene ha la possibilità di espandere il pubblico di base, ben oltre le fondamenta del gioco stesso”

Queste sono le parole di Tim Kilpin riguardo la possibilità di un film su Overwatch. Hanno già dimostrato coi loro corti animati che la qualità grafica non manca, e che dunque è una grossa possibilità. Quello che preoccupa tutti, anche la Blizzard, è il bisogno di trovare una storia e un copione ben fatto per riuscire a mettere assieme tutti i pezzi. Perché per quanto amiamo i personaggi del gioco ci vuole anche qualcosa di ben fatto sottostante. Non è quindi una conferma, ma l’idea di fare un film sembra essere pronta a nascere, ed è possibile dunque che in futuro vedremo anche pellicole più corpose oltre ai corti animati.

Fumetti più Lunghi

“Posso dire che abbiamo un obbiettivo comune sul fronte dei fumetti. Ci piacerebbe fare fumetti più lunghi. Sentiamo che ciò ci permetterebbe di fare storie più profonde, lasciar respirare un po’ di più alcuni personaggi. Quello è un obbiettivo definitivo a cui ambiremo il prossimo anno”

Michael Chu ha spiegato di come è ancora in cantiere l’idea di incominciare a fare pubblicazioni ufficiali di Overwatch. Il gioco non offre moltissima narrativa, e bisogna ammettere che un modo per apprezzare ancora di più certi personaggi è stato tramite i brevi fumetti già pubblicati. Permettono di raccontare vicende che il gioco, per com’è strutturato, non potrà fare, creando legami più profondi con certi personaggi. Oltre al fatto che così la Blizzard avrebbe l’opportunità di tentare un approccio anche a chi non è videogiocatore o non gli interessa di uno sparatutto.

Ricordiamo che in passato avevano già provato a pubblicare un fumetto, però non è andato poi a buon fine purtroppo. Il motivo ci è ignoto, ma non è dunque nuovo il pensiero di Blizzard di espandere la narrativa per il loro gioco campione. Sembrerebbe però che per l’anno futuro ci possiamo aspettare qualcosa di nuovo, perché sono convinti, vogliono provarci e assicurarsi di fare qualcosa di bello. Dunque speriamo che vada a buon fine il progetto questa volta, e che ci offrano storie spettacolari che possiamo apprezzare.

Watchmen

A metà degli anni ‘80 il fumetto americano stava vivendo una svolta epocale. A differenza degli anni precedenti il pubblico stava crescendo, e non avendo più a che fare solo con bambini l’unico modo per preservare lettori sempre più esigenti era alzare l’asticella della proposta editoriale, o almeno diversificarla.

In quel periodo l’ambiente fumettistico britannico era parecchio più scoppiettante di quello americano, grazie alle riviste a fumetti, che facevano da palestra per numerosissimi autori che sarebbero maturati da lì a poco.

Uno dei nomi di spicco di questa ondata di autori che iniziarono ad essere “importati” negli USA era senza dubbio alcuno Alan Moore. Lo scrittore di Northampton, famoso per il suo talento ma anche per la sua personalità eccentrica, fu chiamato a ridare linfa a “Swamp Thing”, dopo il suo successo in patria con “V per Vendetta”. Il successo di critica e pubblico della serie fu enorme, e trasformò una serie destinata al dimenticatoio in una delle pietre miliari della storia del fumetto americano. La produttività di Moore rispetto alla qualità del suo lavoro in quegli anni è disumana e ineguagliata. Mentre scriveva la sua run di Swamp Thing, Moore iniziò a lavorare con il collega e compatriota Dave Gibbons a quello che è a parere di chi scrive (e non solo) il suo capolavoro, “Watchmen”.

Concepito in fase di progettazione come un tributo ad eroi ormai dimenticati della Golden Age, in corso di scrittura si trasformò in quella che è considerata la più seminale mini supereroistica di sempre, e l’inizio del filone revisionistico.

Sviluppata in dodici capitoli e corredata di imprescindibili extra (pubblicità, articoli di giornale, capitoli di un libro…) è in tutto e per tutto un romanzo di fantascienza distopica, premiato addirittura, caso più unico che raro per un romanzo a fumetti, con uno Hugo, premio dato alle migliori produzioni fantasy e fantascientifiche.

L’idea parte da un concetto piuttosto semplice. Cosa sarebbe successo al nostro mondo se i supereroi negli anni ‘30 fossero esistiti davvero e non solo su carta?

Oggi può sembrare un’idea poco originale, di storie simili ce ne sono parecchie. L’approccio realistico, e di conseguenza crudo alle storie supereroistiche era invece al tempo una cosa inedita e spiazzante.

In Watchmen, per essere più precisi, non ci sono supereroi. Il termine “supereroi” implica un forte codice morale, e l’essere un simbolo di speranza per la gente comune. Moore e Gibbons usano il termine “vigilanti” per definire i loro protagonisti, che di super hanno ben poco (a parte uno). Fu l’inizio della decostruzione del fumetto supereroistico.

“Watchmen” non è, come è facile pensare, il nome del gruppo di “eroi”, ma sta proprio per “Guardiani”. L’opera intera è una riflessione sul ruolo dell’eroe e sull’assurdità del supereroe, se visto in un contesto realistico.

I vigilanti operano al di fuori della legge, seguono solo in linea teorica un codice morale. Calati in questa ambientazione, non sono persone comuni con un forte senso della giustizia, ma gente che pone se stessa al di sopra della legge, non sempre in modo giustificato.

I protagonisti della serie non sono un vero gruppo, ma il rimasuglio di quello che era stata una congrega di eroi chiamati Minuteman negli anni ‘40. In quel periodo i vigilanti erano temuti ma tollerati, o addirittura adorati come celebrità.

I Minutemen rappresentati da Darwyn Cooke in “Before Watchmen”

Le cose precipitarono anni dopo con l’avvento del Dottor Manhattan (il cui nome è un ovvio riferimento al Progetto Manhattan), l’unico super della serie. Nato per colpa del più classico espediente supereroistico, un esperimento finito male, il Dottor Manhattan è, senza esagerare troppo, Dio.

Il personaggio non percepisce più il tempo in modo lineare, e diventa capace di manipolare la realtà a suo piacimento. Quando la narrazione usa il punto di vista del Dottore, ogni cosa è vista come simultanea. Non esiste più prima e dopo, causa ed effetto. Ogni cosa è istantanea e dissolta nella totale onniscenza del personaggio. Un onniscenza solitaria, triste, che fa perdere di significato al Tempo. Manhattan è così potente che si trova a rimpiangere di essere un umano qualsiasi, capace di provare empatia, o una qualunque emozione. Tutto quello che Manhattan vede è qualcosa di lontano e inarrivabile. Chiunque per lui è già morto.

Unito a questo suo lato più malinconico è, inutile dirlo, potente all’inverosimile. Si lascia coinvolgere nella guerra in Vietnam, vincendola in modo del tutto impari, cambiando il corso della Storia.

Questa incredibile forza però fa capire alla popolazione che gli eroi sono temibili. E dove c’è paura, c’è intolleranza, dove c’è intolleranza c’è repressione (eh, queste storie a fumetti che concetti bizzarri che mostrano). Nixon riesce ad ottenere un secondo mandato, e gli U.S.A. diventano incontrastati leader mondiali.

I vigilanti vengono resi illegali negli anni ‘70, e quelli in attività scelgono se appendere il mantello al chiodo (vengono rese illegali maschere e mantelli) o darsi alla latitanza.

Il Dottor Manhattan nella solitudine di Marte

I protagonisti della vicenda, negli anni ‘80, sono rimasugli decaduti di quell’epoca.

La narrazione inizia in medias res, negli anni ‘80, in una versione parallela del mondo in cui il fumetto è uscito, con l’omicidio del Comico, uno degli ultimi sopravvissuti dei Minutemen. In seguito a questo omicidio Rorschach, un altro membro della squadra e l’unico ancora attivo nonostante il decreto anti-maschere, inizia a seguire la sua indagine per riuscire a catturare questo “Killer di Maschere”, coinvolgendo i vecchi compagni non più in attività, il secondo Gufo Notturno, la seconda Silk Spectre e Ozymandias.

Ozymandias insieme alle action figure di sè stesso

 

Mentre i primi due, dopo essersi ritirati, vivono una vita modesta, Ozymandias, dotato di un’intelligenza superiore alla media, è diventato un imprenditore e patrono dei media (ancora, questi fumetti che strane idee che ci fanno vedere) che assume un ruolo di primaria importanza nella società, circondandosi di un ambiente bizzarro ed edonistico.

La trama è strutturata come un giallo, la linea temporale è alternata e Moore usa in maniera molto efficace il cambio di punto di vista, continuando a cambiare narratore esterno. Aspetto che aggiunge ulteriore fascino al libro è la presenza di una sotto-opera, “I Racconti del Vascello Nero”, un fumetto letto da un bambino presente in alcune scene che sembra del tutto slegata dal contesto, ma che più la vicenda prosegue più diventa una sua allegoria.

Tutto porta al gran finale, memorabile ed enorme, che dona senso al tutto, e che lascia il lettore sbigottito.

L’indimenticabile prima apparizione del Dr. Manhattan

 

Gibbons di suo raggiunge l’eccellenza stilistica, con un tratto iperrealistico per il tempo e un uso magistrale della struttura della pagina. Ognuno dei dodici capitoli mostra l’avanzare del tempo su un orologio, che va a richiamare l’Orologio dell’Apocalisse (ah, mancano tre minuti a mezzanotte, sappiatelo). In particolare le sequenze dedicate a Manhattan sono incredibili.

La struttura delle vignette è di tre vignette per tre, combinate all’occorrenza, cosa affatto scontata per il fumetto americano, a differenza ad esempio della tradizione francese ed italiana.  Anche prima dell’esplosione stilistica, nel bene e nel male, che la Image darà nel decennio successivo, già il fumetto americano stava rompendo la gabbia tradizionale: basti vedere, senza andar lontano, Swamp Thing. Watchmen invece è rigidissimo. Magistrale, ad esempio, l’introduzione del Dottor Manhattan, che unisce le sei vignette a sinistra della tavola, donando un’enorme potenza all’introduzione del personaggio.

Purtroppo, a differenza che all’estero, in Italia esiste attualmente una sola edizione disponibile di Watchmen, in un formato lussuoso e abbastanza costoso (45€). Ho ancora in mente la Forbidden Planet di Londra, dove avevo visto un ripiano di scaffale dedicato solo alle varie edizioni del libro, da una più che dignitosa edizione economica da una ventina di euro ad edizioni maestose, per accontentare tutti. Watchmen è tuttora posizionato in alto nelle classifiche di vendita, e ha un più che meritato posto tra i classici del fumetto che qualunque appassionato, e non solo, dovrebbe possedere in libreria.

 

INVINCIBLE – di Robert Kirkman

Le persone comprano fumetti per un sacco di motivi diversi: c’è chi vuole leggere qualcosa sul treno, chi si ricorda di quando era ragazzino, chi davvero non riesce a rispondere al richiamo della natura senza un volumetto in mano e via discorrendo.

Io principalmente li compro per potermene lamentare.

 

Mi dà una certa soddisfazione spalare merda su un fumetto, che posso farci: ognuno ha i suoi hobby e io ho dovuto scegliere tra questo e ammazzare le coppiette che si appartano per pomiciare. Ho scelto quello più socialmente accettabile. Di poco.
Capirete quindi il fastidio che genera, in me, un fumetto senza qualcosa di cui lamentarsi. Mi fa prudere le dita. Mi irrita. E’ la sensazione che mi lascia Invincible, di Kirkman, pubblicato da Saldapress in Italia.

Intanto è disegnato e colorato benissimo. Un tratto minimale, preciso e dinamico. Avevo la speranza che con il cambio di disegnatore, avvenuto dopo qualche numero, la situazione peggiorasse, ma niente da fare: la qualità è rimasta altissima. I colori pastello, che si piegano a sottolineare i momenti di tensione con eleganza, sono praticamente perfetti. Poi uno non deve incazzarsi.

Fosse solo quello avrei anche potuto farcela. Quanti fumetti disegnati benissimo hanno almeno il buon gusto di essere noiosi come i parenti sotto le feste? E invece anche qui, Invincible è divertente. Troppo perfino. Come si permette Kirkman, di essere così divertente? Non si rende conto della situazione in cui mi mette? Il fumetto non si ferma mai, gioca con il ritmo continuamente, propone senza sosta nuovi nemici, nuovi ostacoli, nuovi problemi. Quel furbone dell’autore, per non rischiare di rimanere senza materiale, infila continuamente splash page con perfidi scienziati pazzi che tramano nell’ombra, vignette di mostri extradimensione pronti ad attaccare, alieni immortali e inarrestabili in viaggio verso la terra; il tutto nel mezzo della storia precedente in modo da ritrovarsi, alla fine della saga corrente, con altro materiale da lanciare addosso al lettore. Questo è giocare sporco, signor Kirkman. Non creda che non me ne sia accorto.

Ora, parliamoci chiaro. Quando ho cominciato a leggerlo una speranza l’avevo. La storia spensierata di questo ragazzo, figlio del più grande super eroe della terra, era divertente, spigliata e leggera e io ho creduto che fosse quello il suo punto debole. Era una boccata d’aria fresca in mezzo ai super eroi musoni e grigi dell’era moderna, certo, ma a lungo andare si sarebbe seduto: un fumetto senza nervo, senza interesse. Quando, intorno all’episodio 10, l’autore scopre le sue carte e sconvolge il mondo leggero del personaggio che ci ha presentato mi sono ritrovato a lanciare il volume che avevo in mano contro il muro. Maledetto Kirkman.

Mi rimaneva giusto la soddisfazione di sapere che i volumi in cui Invincible era pubblicato, quando io ho cominciato a leggerlo anni fa, erano costosi. 15 euro per 6 episodi. A volte 12 per 4. In questo modo nessuno lo avrebbe cominciato per sbaglio, e io di certo non gli avrei fatto pubblicità. Il problema è che ora la Saldapress ha cominciato a pubblicarlo spillato a meno di 4 euro per 3 storie. E, orrore!, il primo numero a un euro di meno.

E’ finita che al momento leggo un fumetto di cui non mi posso lamentare. Vorrei smettere, ma non ci riesco, è troppo divertente. Quindi occhio, se vi capita di vederlo in fumetteria, in mezzo agli spillati della Marvel e della DC, non fatevi fregare dall’aspetto innocuo e colorato. Non dite “massì, mi compro il primo, costa 2.90, chemmifrega”. Non ci cascate.

Io vi ho avvisato.