How to nostalgia – Emulazione su PC

Una rapida occhiata al magico mondo dell’emulazione su PC, e su quali programmi possono fare al caso nostro nel momento in cui volessimo provare a riportare in auge giochi ormai passati

#sigiocapoveri: Anodyne 2, A Short Hike, Mutazione

Tripletta! Questa settimana i nostri cari amici di Epic hanno deciso di regalarci ben tre titoli dal loro infinito catalogo. E considerato il periodo di quarantena che siamo tutti giustamente chiamati a osservare, non possiamo che gioire per l’opportunità che ci viene data. Questa rubrica, sempre leggera e a contenuto videoludico, vi raccomanda comunque di seguire le regole attualmente vigenti, per far che si che il domani nel quale potremmo tornare ad essere liberi di girare senza ledere noi stessi e gli altri, possa essere sempre più vicino, sempre più vero.

Ma passiamo al gioco, anzi no, passiamo al #sigiocapoveri!

Anodyne 2: Return To Dust

Epic Games Store ( 12/19 Marzo )

Action RpG

Il primo titolo della settimana è il seguito di un gioco in pixel art pubblicato nel 2013, dal quale però si distacca cambiando forma e sostanza. Il gioco ci parla di un mondo afflitto dalla ” polvere “( Dust ), una maledizione che sta portando il mondo di New Thelander a decadere e i suoi abiti a immergersi in uno stato di ansia e depressione. In questo scenario ecco che fa la comparsa Nova, ovvero il personaggio che saremo chiamati a guidare. Evocati dal ” Centro “, la forza creatrice del mondo, ci sarà affidata la salvezza del mondo e dei suoi abitati. Per affrontare l’impresa avremo bisogno del nostro potere, ovvero rimpicciolirsi fino al punto da entrare nell’animo delle persone, e della ” Vacuum Gun “, un’aspirapolvere capace di aspirare la polvere dal mondo interiore dei Thelander. Ed è da questo canovaccio che si sviluppa tutto il gameplay del gioco, che si alternerà tra momenti in 3D, quelli svolti nel mondo di gioco, e altri in 2D, ovvero i dungeon che ci troveremo a percorrere una volta entrati in contatti con l’abitante di turno. Ma accedere all’animo di uno di questi ultimi non sarà gratuito: dovremo infatti risolvere una piccola sequenza da Rhytm-Game, utile a sincronizzarci con la persona che vorremo salvare. Ricco di altri elementi tutti da scoprire, il gioco è figlio degli anni ’90, permeato da quell’incedere tipico delle esperienza di quell’epoca. Una storia di crescita, solidarietà e guarigione che mai come adesso può farci del bene scoprire.

A Short Hike

Epic Games Store ( 12/19 Marzo )

Adventure

Se avete bisogno di un’esperienza che rappresenti un’evasione, un piccolo viaggio, un percorso che sia leggero e rilassante, A Short Hike fa al caso vostro. Claire, una giovane uccellina partita con la zia per un weekend, si ritrova suo malgrado coinvolta in una gita fuori porta. Accorgendosi di non avere alcun segnale sul cellulare, e in attesa di una importante e misteriosa chiamata, si convincerà ad esplorare l’isolotto sul quale si trova per raggiungere l’unico punto in cui sembra poter trovare nuovamente rete: Hawk Peak. Solo questa la premessa narrativa, che lascerà totale spazio ad un gameplay che potrà permetterci di perdere poco tempo o infinite ore nell’esplorare dell’isolotto sul quale è ambientata la vicenda. Su di esso avremo modo di incontrare molti NPC, che potremo aiutare o sfidare in alcuni minigiochi, così come trovare delle piume dorate in grado di migliorare la nostra abilità nel volo o nella scalata. Fantastica la messa in scena, sognante e brillante sia nell’aspetto visivo, sempre molto colorato e vibrante, che sotto il profilo sonoro. Una piccola perla, un piccolo viaggio con il quale ” uscire “ da questi giorni ” monotoni “.

Mutazione

Epic Games Store ( 12/19 Marzo )

Adventure/rpg

Conclude il terzetto, ma non per importanza, l’avventura Mutazione, sviluppata dallo studio indipendente danese Die Gute Fabrik. La nostra storia, o meglio, quella di Kai, giovane protagonista del gioco, ha inizio quando la stessa prenderà il largo su di una piccola imbarcazione in direzione dell’isola Mutazione. Salutata la madre, Gaia, la nostra controparte avrà modo, durante il viaggio, di rileggere la lettera di una certa Mori, nella quale verremo informati circa le precarie condizioni di salute di una persona che presto scopriremo essere nostro nonno. L’isola, ormai isolata dal resto del mondo, ha subito l’impatto di un meteorite, ” Drago Lunare “. L’evento ha causa la decimazione della stessa e delle piccole mutazioni agli sopravvissuti, che ne hanno modificato colore e aspetto. Arrivati dunque in questa comunità e in questo ecosistema autosufficiente, Kai si ritroverà a interagire con tutti i personaggi che lo compongono, scoprendone i lati personali e umani. Avremo modo di parlare con molti di loro, con un sistema di risposte che andrà a rispecchiare vari tipi di ” emotività “. Oltre a questo, ci verrà consegnato da nostro nonno un particolare tamburello con il quale far crescere rapidamente piante e arbusti. Questa meccanica aprirà tutto un sistema ” botanico “ nel quale trovare e decidere, durante le fasi di esplorazione, quali sementi coltivare in base al tipo di terreno trovato. Un sistema che, a dispetto delle prime impressioni, sarà infine fondamentale per la sopravvivenza di Mutazione. Composto da otto capitoli, anche questo gioco rappresenta un viaggio, un percorso umano di crescita e apertura, che ci porterà ad empatizzare con Kai e i personaggi di questa particolare avventura.

Dungeon Crawler: Vivere e Morire nel Dungeon

Stanchi e feriti, vi accorgete di aver finito le scorte di pozioni curative, lo stesso vale per il cibo.
Mentre sentite il tremendo verso di qualche orrendo abominio sulle vostre tracce farsi sempre più vicino, la luce della torcia inizia a farsi sempre più fioca.
In breve, sarete inghiottiti dalle tenebre e capite che non potrete godervi quei favolosi tesori che avete depredato lungo questi squallidi corridoi.
Date loro un’ultima occhiata e poi, l’oblio.

Scene così vi saranno familiari se giocate di ruolo con Master che non conoscono la pietà, che farà pagare cari gli errori ai giocatori sprovveduti che si sono avventurati nelle profondità di qualche Dungeon senza essersi preparati a dovere.
I tremendi labirinti sotterranei in questa visione non sono un posto dove lootare facilmente, ma un luogo inaccessibile, pregno di pericoli e trappole letali.

Nei primi anni in cui D&D si stava diffondendo non era raro incappare in avventure del genere, lo stesso Gary Gygax (Co-creatore, insieme a Dave Arneson, del famosissimo regolamento) aveva iniziato in questo modo: un master che usava l Dungeon come arma contro i giocatori.
Un modo di vedere l’avventura in maniera più cruda e molto meno epica in cui l’astuzia (o la paranoia in alternativa) e le capacità del singolo avventuriero erano le armi più preziose, immagine che affonda le proprie radici in tempi antichissimi, fino al mito del Labirinto del Minotauro nel quale Teseo risolve la situazione con l’astuzia.
Questa filosofia di gioco oggi è piuttosto rara ma , tra la seconda metà degli anni ‘80 e i primi anni 90, ha avuto una grossa diffusione grazie a giochi come Dungeon Master, Eye of The beholder e parecchi altri RPG particolari denominati Dungeon Crawler.

Boia, ma che è? Andiamo con ordine:
Iniziamo col dire che il termine Dungeon Crawling termine significa letteralmente “Strisciare nel Sotterraneo”, quindi indica il muoversi a fatica in un luogo pericoloso e pieno di insidie, e nasce come caratteristica tipica dei primissimi giochi di ruolo cartacei (come già accennato) e di conseguenza anche di quelli virtuali. 
Il primo gioco documentato che ne fece uso fu il tristemente perduto pedit5, risalente al 1975, e gettò le basi per ogni futuro CRPG. La struttura di base venne infatti ripescata e migliorata a più riprese, facendo in modo che la caratteristica subisse nel tempo una evoluzione a un sottogenere a sè stante.
Due tappe essenziali per questo stadio furono Alkabeth:World of Doom e Rogue (che diede vita a sua volta al genere Roguelike, ma questa è un’altra storia).

Una schermata di pedit5 (sì, quella che trovate su Wikipedia)

Il primo gioco interamente Dungeon Crawler uscì nel 1981: Wizardry: Proving Grounds of the Mad Overlord, che si distanziò dai predecessori tramite una interfaccia e una prospettiva nuova, dando vita al sottogenere.
Da Alkabeth riprende la visuale in prima Persona che veniva usata per l’esplorazione dei Labirinti, da Rogue l’idea di ambientare l’intero gioco in un complessissimo Dungeon (ma non la randomizzazione ad ogni partita, per quello dovremo aspettare titoli come Dungeon Hack) e da entrambi i “genitori” il movimento su griglia e a turni, aggiungendo la gestione di un party.

Una schermata di Dungeon Master, classicone del genere Dungeon Crawler

Si viene quindi a creare in seguito un nutrito sottogenere basato quasi interamente sull’esplorazione, con elementi survival (risorse estremamente limitate e in alcuni casi anche un sistema di Fame da dover tenere d’occhio) dalle tinte cupissime, quasi Horror: tetro, buio e con suoni poco invitanti.

Un tipo di giochi che ho amato e che amo tutt’ora alla follia.
Oggi quindi, dopo aver accennato al discorso nello scorso articolo, voglio provare a incuriosirvi e, magari, convincervi a provarne almeno uno, non parlandovi ulteriormente della storia del genere nè dei dettagli tecnici, ma di quello che mi ha lasciato a livello emotivo, condividendo con voi i motivi della mia passione per un genere quasi estinto.

Proprio da poco ho ripreso in mano alcuni di questi giochi che mi fecero scoprire, da piccolo, il potere catartico della bestemmia. 
Pensavo che, una volta cresciuto, avrei avuto vita facile ma AHAHAHAHAHAH NO.
Sono infami come me li ricordavo e mi hanno donato la stessa di angoscia e tensione costante che provai all’epoca.

La consapevolezza che una sola mossa sbagliata poteva rovinarti irrimediabilmente la partita mi teneva sempre sull’attenti, stando bene attento ad ogni dettaglio su schermo nella speranza (per lo più vana) di trovare qualcosa che mi potesse essere utile, donandomi sensazioni dannatamente uniche ad ogni Sfida superata.

E sì, si parla proprio di questo: di Sfida, ovvero la forza motrice alla base di ogni gioco.
Ma in cosa consiste in questo caso?
Mostri? Anche, ma non solo.
Anzi secondo me sono solo una piccola parte degli ostacoli che vi troverete ad affrontare.
Il tipico Dungeon Crawler si basa sull’esplorazione, risoluzione di enigmi e la ricerca di passaggi segreti, evitando trappole e per quanto possibile i combattimenti.
Non sono quindi le bestie che abitano il Labirinto, ma è il sotterraneo stesso il vero nemico.
Scoprire dove andare e come è il punto cardine dell’intera avventura. 
Vi troverete spesso a girare senza avere la minima idea di cosa state facendo o di dove state andando, con la perenne sensazione di avere sbagliato strada o di avere tralasciato qualcosa

Vi sentirete persi, impotenti, ma proprio quando le cose sembrano senza una via d’uscita notate quell’asse, chiave o svolta che prima vi era sfuggita e quello che proverete sarà solo soddisfazione.
Avete messo a posto un pezzo del puzzle, mosso un passo verso la vostra vittoria in una continua scalata al successo.
Nulla di ciò che troverete sarà regalato e la sensazione di esservi guadagnato ogni centimetro è tremendamente appagante.
Non è anche per questo che giochiamo? Per avere quel senso di soddisfazione mentale?
Ad oggi purtroppo il genere è praticamente morto, ma autore di un’eredità preziosissima che, ancora oggi, lascia segni indelebili nel Videogioco moderno.

La più evidente è di sicuro una visuale in prima persona che ha dato un enorme contributo allo sviluppo per quel tipo di telecamera ormai data quasi per scontata in certi tipi di gioco.

Dungeon Hack

O ancora si può vedere l’impatto che la filosofia di solitudine e di punizione ha avuto in titoli come i vari Souls (in particolare in Demon’s Souls), il che non ci sorprende tanto visto che la saga affonda le proprie radici nella serie di King’s Field (sempre della stessa From Software) che pesca a piene mani (indovinate un po’?) dai Dungeon Crawler più spietati

Un lascito più particolare e, se vogliamo, in parte estraneo è forse dato da un sottogenere della musica Ambient, chiamata appunto Dungeon Synth, che tende a ricreare le atmosfere cupe e medievaleggianti di questi sotterranei virtuali.

Gnoll, un artista Dungeon Synth. Così vi fate un’idea di cosa intendevo

Ma un attimo. Ho detto praticamente morto. Cosa è successo?

Succede che, dalle profonde e buie segrete del tempo, si è accesa una piccola fiammella.

Nel 2012 esce, quasi a sorpresa, Legend of Grimrock, un gioco che riprende fedelmente e senza scrupoli tutti i canoni più spietati del genere: Movimento su griglia, enigmi veramente bastardi, Permadeath e la possibilità di salvare unicamente nei Save point e solo una volta. E se non vi bastasse per i più masochisti c’è pure l’opzione che toglie l’automap e sarete costretti ad armarvi con carta e penna come si faceva una volta.

Una schermata di Legend of Grimrock.
Uhm… Non sono più tanto sicuro di volere passare di qua

Il successo fu tale che nel 2015 ebbe un sequel, ancora più infame, se possibile.

Non ve lo nascondo, è un genere abbastanza di nicchia, non adatto a chi cerca un gioco particolarmente rilassante e poco impegnativo, ma se avete la voglia (e pazienza) di riscoprire un certo tipo di GDR e di filosofia del gaming e avete il desiderio cimentarvi in una sfida ardua valutate l’idea di farvi un giro su GOG che pullula di titoli del genere, compreso il citato Legend of Grimrock

Andiamo, non avrete mica paura del Buio?

#sigiocapoveri: Offworld Tradin Co. & Gonner

Purtroppo la situazione nazionale non è migliorata e anzi, sembra lungi dal farlo nel breve periodo. E date le nuove misure messe in campo per evitare l’espandersi di questa epidemia che sta colpendo il nostro paese, molti di noi si ritrovano fermi in casa, magari annoiati per aver dovuto rinunciare a impegni ricreativi o lavorativi. E’ allora importante fare di necessità virtù, ed Epic può aiutarci in questo intento. Anche questa settimana due nuovi titoli che andranno a rimpolpare la nostra sconfinata libreria videoludica e che ci permetteranno di esplorare nuovi gradi di sfida. E la cosa bella è che potremmo farlo senza nemmeno inserire il codice della carta di credito! #sigiocapoveri.

Offworld Trading Company

Epic Games Store ( 5/12 Marzo )

RTS

Siete stati nominati CEO di un’azienda incaricata di colonizzare Marte. Quali saranno le vostre scelte in questa veste? Offworld Trading Company vi da questo compito e questa possibilità, in un gioco strategico di stampo economico dove dovremmo decidere come gestire lo sviluppo di una nuova colonia planetaria. Ed è dunque in questo mercato libero ambientato nel 2063 che ci ritroveremo invischiati, dovendoci rimboccare le maniche per gestire i vari livelli economici del quale il gioco è composto. Dalla sussistenza alla ricerca degli elementi necessari per la stessa, o delle risorse per sostenere le nostre industrie e il nostro sviluppo, tutto sarà nelle nostre mani. C’è un ma: il nostro operato sarà giudicato da un vero e proprio mercato finanziario, che ci assegnerà degli indici di affidabilità e ci sottoporrà a tutti quei meccanismi di tipici del mercato. Durante le nostre sessioni dunque, dovremmo confrontarci con altre aziende rivali, da tenere sott’occhio ed eventualmente danneggiare nelle maniere più disparate, così come far fronte agli eventuali attacchi che subiremo dai nostri avversari.

Gonner

Epic Games Store ( 5/12 Marzo )

Platform/roguelike

Questo non è un gioco per i deboli di cuore. No, non è per via di jumpscare infilati a caso, ma per il grado di sfida e la natura procedurale e rogue-like del titolo. Se deciderete di provare il gioco di Ditto, giovane sviluppatore svedese del team Art In Heart, preparatevi ad una sequela interminabile di Game Over, ad una sequela infinita di crisi di nervi, ad una importante dose di probabili bestemmie e di sconforto, e forse, alla fine, alla soddisfazione di una partita ben riuscita. Accompagnata dalla Morte in persona, noi, piccola gocciolina azzurra, dovremo muoverci all’interno di dungeon procedurali dove affrontare un grande quantitativo di mostri, alla ricerca del Boss a guardia dell’area, tentando di migliorare la nostra performance morte dopo morte. Ma è solo l’inizio, perché dopo ogni decesso ci sarà la possibilità di spendere i punti accumulati per dotarci di nuove armi, gustosi power up ed un equipaggiamento che ci permetterà di affrontare al meglio la partita subito successiva. Un prodotto hardcore ricco di stile e fascino.

#sigiocapoveri: Inner Space

Chi di voi, come me, vorrebbe in questo momento salire su di una navicella spaziale e partire lontano da tutto questo clamore e isteria collettiva? Non avendone la possibilità, tutto ciò che possiamo fare è lavorare con l’immaginazione, facendoci magari aiutare dal mondo videoludico, che attraverso i cari amici di Epic ci regala un titolo che fa proprio al caso nostro. Levate le mani dalle tasche, non serve prendere la carta di credito. State leggendo #sigiocapoveri, siamo qui per voi.

Inner Space

Epic Games Store ( 27/05 Marzo )

esplorazione

Il gioco di questa settimana, targato PolyKnight Games, rappresenta un’esperienza esplorativa collegata al mondo dei simulatori di volo, arricchita però con alcune meccaniche prese in prestito da tanti esponenti del proprio genere di appartenenza. In questo gioco sarete ” il cartografo “, un piccolo aereo che avrà il compito di esplorare dei pianeti sconosciuti e riconnettere le connessioni tra di loro, recuperando i reperti di una cultura passata che potranno anche essere utili per potenziare le proprie navicelle. Non avremo un solo mezzo a disposizione ma varie modelli con le proprie abilità e le proprie peculiarità da saper sfruttare in ogni situazione. A rispondere alle nostre domande un piccolo sottomarino, colui che ci risveglierà dal nostro sonno, detto ” l’Archeologo “. A fare da padrone è soprattutto la scenografia, gli ambienti costruiti, che ci faranno immergere in scenari magici e misteriosi. Un gioco che ci permetterà di vivere un’esperienza ricca e allo stesso tempo rilassante, utile per distaccarsi un po’ e prepararsi alla prossima settimana.

Il curioso caso di League of Legends

Proprio qualche mese fa, precisamente il 27 Ottobre 2019, uno dei patrimoni più importanti (se non il più importante) dell’esport internazionale ha compiuto un decennio.
Non c’è bisogno di spiegare cosa sia League of Legends. Tutti lo conoscono, in molti ci hanno giocato e in altrettanti continuano a giocarci. Ciò che incuriosisce, però, è come questo progetto nato dal nulla e con un destino che sembrava incline al fallimento sia diventato l’esport per eccellenza, lo sport elettronico più completo e seguito nel panorama mondiale, un po’ come il calcio negli sport in generale.

L’idea di un successore spirituale di DotA nacque già in tempi remoti: due membri attivi della community di DotA credettero che il gameplay di quest’ultimo fosse così innovativo da rappresentare la nascita di un nuovo genere di gioco e di meritare un’importanza professionale non indifferente. Così Riot Games, società fondata nel 2006 da Marc Merrill e Brandon Beck e con le menti più creative dietro Dota-Allstars (tra cui Steve “Guinsoo” Feak e Steve “Pendragon” Mescon), fa partire il progetto LoL, con attualmente più di mille dipendenti addetti alla cura del gioco. Il gioco si presenta come un MOBA tradizionale, più semplificato per abbracciare più utenti ma sempre difficile da padroneggiare. Tutto focalizzato sulla Landa degli Evocatori, la mappa principale più conosciuta.

Rappresentazione semplificata della Landa degli Evocatori

La BETA del gioco aveva grossi difetti anche per l’epoca: una grafica non molto curata, un gameplay che lasciava a desiderare ed un design dei personaggi che non era il massimo. L’unica nota positiva era la “lore” che, seppur ancora acerba, poteva risultare interessante. Il punto di forza di Riot Games è sempre stata, a differenza di molte case videoludiche, la particolarità di interagire direttamente con il pubblico, e proprio lo stesso pubblico era responsabile dei cambiamenti interni del gioco stesso. Un po’ come se, nel basket, i giocatori decidevano le regole e l’equipaggiamento per giocare. Proprio questo punto di forza, però, è stato per un bel po’ il suo peggior difetto.

Dare troppa fiducia al pubblico non ha fatto altro che rovinare ulteriormente un’esperienza di gioco già approssimativa, ed i continui campioni sempre meno bilanciati (i giocatori più nostalgici ricorderanno il vecchio Mordekaiser o Yasuo nella Season 3) non facevano altro che peggiorare la situazione. A ciò si aggiungeva la gestione della community inefficiente, con un sistema di controllo dei giocatori pressoché inesistente. Nonostante tutti questi difetti, era il titolo più giocato al momento ed aveva abbassato la cresta ad un certo World of Warcraft, colosso della Blizzard. Il gioco negli anni cambiò e fu migliorato notevolmente, ma la continua irresponsabilità della Riot riguardo le grosse lacune che il suo gioco presentava da anni, ha fatto reagire proprio la Blizzard e la sua risposta non si fece attendere.

I due anni del terrore

Nel 7 Novembre 2014, tramite diversi cinematic trailer, viene annunciato Overwatch, un nuovo e fresco FPS targato Blizzard. Qui faremo la conoscenza dei primi personaggi confermati nel roster: da Tracer a Winston, da Reaper a Widowmaker. Il trailer riscuote un discreto successo al pubblico, ma tutti vogliono vedere ben altro. Così, il 13 Maggio 2015, viene mostrato il primo trailer di gameplay del gioco che aveva solo bisogno di qualche rifinitura. Dal gameplay si mostra molto simile al suo predecessore spirituale, Team Fortress 2, mettendo in luce soprattutto una particolarità che spaventa proprio Riot: il gioco avrà meccaniche MOBA ed i personaggi saranno divisi in classi. La Beta del gioco viene rilasciata il 10 Dicembre 2015, proprio durante l’inizio della sesta season di LoL. Tutti i videogiocatori fan e non di Blizzard si fiondano sul titolo ed il numero degli stessi giocatori cresce esponenzialmente. Blizzard fa sul serio e da quel momento è guerra fredda.

Il gioco completo viene rilasciato su PC e console il 24 Maggio 2016. La situazione diviene incontrollabile ed Overwatch, secondo “SuperData Research”, incasserà oltre 269 milioni di dollari nello stesso mese, superando Uncharted 4, l’attuale ultimo canto del cigno di Naughty Dog. Questo fattore non solo migliora la condizione già agiata di Blizzard, ma fa addirittura schizzare il mercato PC in generale, facendolo crescere ad un ulteriore 8%. Solo un piccolo ma non insignificante contrattempo lo disturba: Team Fortress 2.

Molti giocatori e testate giornalistiche specializzate additarono proprio Blizzard di plagio per la non indifferente somiglianza tra il titolo targato Valve ed Overwatch. Siti come Gamasutra e PC Gamer, infatti, li hanno confrontati, facendo notare come Team Fortress 2 sia una pietra miliare degli sparatutto ed un’influenza fondamentale non solo per Overwatch, ma per tutto il genere degli sparatutto (soprattutto per quelli a classi). A rispondere alle accuse è proprio Jeff Kaplan, direttore del team di sviluppo di Overwatch, dichiarando apertamente che aveva proprio preso ispirazione dall’intera serie Team Fortress, e considera questi paragoni un “enorme complimento”.

A parte questa piccola controversia, arriviamo nel 2018 e tutto procede a gonfie vele in casa Blizzard: World of Warcraft, sua gallina dalle uova d’oro, continua ad essere giocato e seguito nonostante gli oltre 10 anni di età sulle spalle ed Overwatch continua a macinare vendite ed ad accogliere sempre più giocatori. Riot, d’altro canto, non se la sta passando nel migliore dei modi: lentamente alcuni giocatori di LoL abbandonano la nave. Certi lo fanno per completo disinteresse, altri per nostalgia o perché il gioco è cambiato troppo e “non è più come prima” ed altri vogliono solo “disintossicarsi” dal gioco per fare altro. Però, la sua fetta di appassionati c’è sempre, crede ancora al progetto LoL e sa che le cose possono migliorare.

Blizzard fino a quel momento è quasi imbattibile ed è destinata ad essere ancora una volta, dopo il periodo WoW, un vizio e una virtù per ogni giocatore. Ha solo un problema: si piace troppo. Al momento di concludere, vuole provare il passo più lungo della gamba. E la vanità, nell’economia di mercato videoludico, non è ben vista.

Resurrezione

Blizzard vuole fare il grande passo nel mondo dell’esport, fondando la Overwatch League, il più importante torneo di Overwatch, con 20 squadre partecipanti nel globo. Proprio per questo, Blizzard sigla il 9 gennaio 2018 un contratto di partnership esclusiva con Twitch di 90 milioni di dollari. Nasce qualcosa di grandioso. Durante la settimana di apertura, oltre 10 milioni di spettatori sono lì ad assistere al torneo. Per Riot sembra davvero finita… per un breve periodo, però. Tutto in casa Blizzard crolla improvvisamente come un castello di carte. La Overwatch League perde subito credibilità: gli stessi ascolti continuano a scendere vertiginosamente, e si susseguono controversie sempre nello stesso mese. Prima aleggia il mistero sulla condizione e sul morale di una delle squadre partecipanti, gli Shanghai Dragons (collezionando alla fine del torneo 0 vittorie e 40 sconfitte, record assoluto negli esport); poi vengono sospesi ben 7 pro player, tra i quali Neko per la vendita di un account ed Xqc (personaggio tanto amato quanto odiato nella community) per commenti omofobi. Pochi mesi dopo Fortnite diventa un fenomeno di costume ed il resto è storia.

Proprio dagli involontari errori di Blizzard, Riot si rialza completamente e spara tutti i colpi in canna lasciandoci un anno a dir poco incredibile: investono tutto il possibile su continui eventi in game, dando persino profondità alle skin dei vari champ (la linea Odissea ne è un esempio); migliorano e svecchiano champ tanto vecchi che parevano dimenticati; la lore viene completamente rivoluzionata offrendo anche una sua evoluzione; ed il gioco viene finalmente bilanciato ed aggiornato bisettimanalmente. Tutto in un anno solare. Oltre a tutti i fattori interni, torna alla ribalta il personaggio pubblico che Riot ha sempre rinnegato ma alla fine perdonato, Tyler1. Proprio Tyler1, tornato su LoL dopo 3 anni, non farà altro che bene a lui ed a Riot Games, registrando anche il picco di 386 mila spettatori in un singolo stream, attuale record per uno streamer individuale.

Tyler1 al suo primo stream dopo il ban

Al contrario di Blizzard, Riot vuole chiudere definitivamente i conti dopo aver picchiato come un fabbro, cercando ancora di superare se stesso e trovare ancora una volta il successo proprio dove Blizzard aveva fallito: l’esport. Camminano a passo felpato dalle fasi a gironi alle semifinali del mondiale di LoL (“contenendosi” a stadi di piccola capienza) per poi dipingere la loro Gioconda il 3 Novembre, il giorno della finale. Alla cerimonia d’apertura hanno dimostrato in poco più di un quarto d’ora che i sogni possono realizzarsi. Anche il caso volle che proprio in quella finale partecipassero i Fnatic, una squadra europea nonché favorita al titolo. Da quel momento la parola “esport” viene davvero conosciuta e riconosciuta nel vecchio continente e nel mondo, mostrando uno spettacolo di emozioni all’Incheon Munhach Stadium, uno stadio dalla capienza di poco più di 50 mila persone. Oltretutto diviene l’evento esport più visto di sempre, raggiungendo un picco di oltre 200 milioni di spettatori simultanei durante le finali. L’impresa è compiuta: League of Legends ha raggiunto l’immortalità.

La cerimonia d’apertura della finale del LoL World Championship

In un certo senso, però, anche prima della sua rivoluzione, LoL è sempre stato presente. Il mondo ci offre una moltitudine di titoli, giochiamo quelli di nostro interesse, li concludiamo e passiamo ad altro. Ma proprio LoL, come un caro amico, sarà sempre lì. Quell’icona con la L sul desktop è lì che aspetta sempre il nostro ritorno. Quell’icona ci farà giocare con persone vicine e lontane; ci invoglierà a migliorarci giorno per giorno; a rilassarci con partite complesse o mordi e fuggi; e, perché no, a mostrarci quanto il suo mondo sta cambiando. È vero, a volte ci riempirà di insulti, ma alla fine ci darà una pacca sulla spalla e finirà tutto in un “gg wp”.

Certi dicono che si ritorna dove si è stati bene, ma con LoL non succede mai. Come una seconda pelle, rimarrà sempre parte della vita di molti videogiocatori. Gli stessi giocatori che si prepareranno a partite che, anche a distanza di altri 10 anni, non saranno mai uguali.

How to nostalgia – Breve guida agli strumenti per i giochi PC

NOSTALGIA, NOSTALGIA CANAGLIA che ti prende quando ripensi ai giochi che hanno reso grande la nostra gioventù. Quante scatole di cartone abbandonate sugli scaffali a prender polvere. Quanti manuali riposti con cura a fianco di CD e floppy che a volte avremmo quasi il timore di sfogliare, per non perderci nel turbinio di ricordi che scatenerebbero.

Capiterà anche a voi, a volte, di rimanere svegli nella notte e viaggiare lungo il viale dei ricordi fino a raggiungere un voi stesso di dimensioni più contenute, intento a battere con ferocia sulla tastiera nel tentativo di superare un livello di Prince of Persia o rapito dalla grafica di Wing Commander e dagli improbabili salti da effettuare in Rayman.

Qualche volta quasi verrebbe la voglia di riprenderli in mano, spolverarli, tossire, pensare al coronavirus e fare scorta di disinfettanti e pasta, chiudersi in casa ed installare tutto quanto sui capienti sistemi moderni. Questo, prima di ricordarsi che quasi certamente non ci sarà mai modo di far girare Oni, Dark Omen o Popolous, pensati per PC ormai obsoleti. O forse…

RESTA DI STUCCO, È UN BARBATRUCCO! O quantomeno, è una serie di escamotage piuttosto interessanti quella che ci permetterà di ritornare a giocare ai nostri giochi preferiti, in attesa che Windows 10 scarichi l’ennesimo aggiornamento che manderà in palla il sistema, cancellerà i nostri dati o, semplicemente, renderà inutilizzabile il nostro PC. Ai nostri tempi, chiaramente, non sarebbe successo.

Qui di seguito andremo a proporvi alcune soluzioni valide tanto su Windows quanto su Linux, nella maggior parte dei casi, con una breve spiegazione che non pretende, né si propone, di essere esaustiva quanto di fornire una panoramica sulle possibilità che abbiamo di tornare, per un po’, bambini.

Posto che abbiamo mai smesso di esserlo.

DOSBox

https://www.dosbox.com/

DOSBox è una delle soluzioni più pratiche al nostro problema. Si tratta, infatti, di quello che potremmo definire un emulatore di sistema: una volta installato sul nostro PC, o scelta la versione proposta dalla community (generalmente una buona scelta nel caso in cui si vogliano emulare anche dispositivi grafici come la sempreverde 3DFX o provare a far girare anche giochi per Windows 95), ci troveremo di fronte alla storica interfaccia di MS-Dos, in tutta la sua intramontabile gloria.

Con una breve serie di comandi, potremo ritornare a giocare ai classici tra i classici: da Commander Keen a SimCity 2000, da Tie Fighter a Sensible Soccer e via discorrendo. Se un gioco è stato pensato per girare su DOS, quasi certamente DOSBox ci permetterà di poterlo rivivere. Talvolta sarà addirittura possibile lanciare dei giochi originariamente pensati per Windows 95, giacchè molti di questi dispongono di una modalità DOS (Windows 95 è un sistema basato su DOS, tant’è vero che esiste una vera e propria modalità nativa all’interno del sistema stesso accessibile con pochi clic) e sono, pertanto, in grado di venire emulati dal nostro simpatico programma.

COME FUNZIONA

Chiaramente DOSBox non conterrà alcun eseguibile una volta installato: saremo noi a dover recuperare dagli scaffali i nostri giochi preferiti e provvedere ad installarli, o copiarli, all’interno del nostro PC. Ci servirà quasi certamente un lettore CD/DVD interno od esterno o, più spesso, di un lettore floppy. Tuttavia, se da un lato non è facile repire dei lettori funzionanti e compatibili coi sistemi moderni, altrettanto è difficile che i nostri supporti siano ancora leggibili a distanza di decenni. Questo non vuol dire che in rete non sia possibile trovare delle copie di backup dei nostri stessi dischi, messe a disposizione da appassionati. È bene ricordare che, nonostante siano passati anche decenni dalla pubblicazione dei giochi stessi, questi rimangono generalmente protetti dalle leggi sul diritto d’autore. Non scaricate giochi di cui non possedete una copia fisica.

La procedura non è priva di complicazioni, ma l’abbondanza di guide online e l’ottima documentazione rendono relativamente agevole l’intero processo. Certamente si renderà necessario imparare l’uso di comandi come ‘mount‘ per caricare il lettore CD o le cartelle contenenti i giochi (ad esempio ‘mount C: C:\DOS‘ per poter caricare come partizione C: il contenuto della cartella DOS sul nostro disco C:) o del ‘dir‘ (per esplorare la directory ed il suo contenuto), del cd (per muoversi tra le directory) e via discorrendo, ma non si tratta di nulla di eccessivo.

SCUMMVm

https://www.scummvm.org/

Così come DOSBox si occupa di emulare l’intero ambito dei giochi DOS, SCUMMVm gestisce principalmente le avventure grafiche basate sull’eccezionale sistema SCUMM (Script Creation Utility for Maniac Mansion) della LucasArts, oggi assorbita dalla Disney. Anche qui, questo programma si rivela utilissimo per poter tornare a giocare avventure grafiche del calibro di Monkey Island, Day of the Tentacle, Flight of the Amazon Queen, Indiana Jones and the fate of Atlantis e molti altri.

A differenza di DOSBox, SCUMMVm presenta una semplice interfaccia grafica che con pochi, semplici passaggi, permetterà di rigiocare ad alcune delle pietre miliari della storia del videoludo. Anche qui, chiaramente, sarà necessario procurarsi i supporti originali dei giochi che vogliamo rivivere. A meno che non vi chiamate Guybrush Threepwood e non vogliate presentarvi come un temibile pirata.

VirtualBox

https://www.virtualbox.org/

Per emulare sistemi più recenti, la soluzione più adatta potrebbe essere un programma (gratis) chiamato VirtualBox. Grazie a questo programma potremo ‘virtualizzare’ degli hard disk su cui andare ad installare vari sistemi operativi. Sia che si tratti di una vecchia versione (Windows 98, 2000, XP, od anche 7), sia che si tratti di un ambiente sicuro in cui installare gli aggiornamenti per Windows 10 (e trovarci preparati di fronte all’invevitabile pioggia di problemi derivanti). Persino ancora che si tratti d’installare una distribuzione di Linux per un eventuale passaggio futuro.

Ora, non avremo un controllo capillare su quelle che saranno le componenti della nostra VM (Virtual Machine – Macchina Virtuale), ma potremo definire alcuni degli elementi più importanti della stessa. Ad esempio potremo decidere se dovrà avere accelerazione hardware per il 3D, quanta memoria RAM e video avrà a disposizione, se ci sarà un lettore floppy virtuale e via discorrendo.

COME FUNZIONA

L’installazione del nostro sistema potrà avvenire sia tramite supporto fisico (ad esempio un CD di Windows XP) o tramite immagine (generalmente, ma non necessariamente, dei file .ISO) da caricare nel lettore della nostra macchina. Saremo chiaramente vincolati al possesso di una chiave originale del sistema che vorremo andare a replicare, perlomeno nel caso dei sistemi Windows. Fatto ciò, dovremo ricordarci d’installare tutti i drivers necessari al funzionamento del sistema e per reperirli dovremo, talvolta, piangere lacrime amare.

Specialmente nel caso di 95/98, infatti, potrebbero essere necessarie varie ricerche prima di riuscire a trovare il necessario, ma i nostri sforzi saranno ricompensati con la possibilità di rimettere in moto grandi clasici come Fifa 98, Quake II, Vietcong, Monkey Island 3, Resident Evil 2 e via discorrendo. Anche qui, il processo d’installazione sarà quello di un qualsiasi videogioco dell’epoca: dovremo inserire alternativamente il supporto fisico nel nostro lettore, od utilizzare un’immagine del disco per l’installazione.

Un’interfaccia grafica ragionevolmente intuitiva e la disponibilità di ‘guest additions’, che sono una serie di programmi e di accorgimenti messi a disposizione per poter rendere il sistema ospitato (guest) pienamente fruibile dall’utente, rendono questo programma un’ottima opzione per il retrogamer che non abbia tempo o mezzi per costruire una propria macchina fisica con componenti dell’epoca ma voglia comunque tornare giovane per qualche ora.

PCEM/86Box

https://pcem-emulator.co.uk/

Se VirtualBox è il programma di riferimento (insieme a VMWare) per l’emulazione di sistemi operativi, PCEM è sicuramente uno dei progetti più ambiziosi per quanto riguarda l’emulazione di interi PC. Stante la possibilità di emulare tramite ROM ogni singolo componente del PC, potremo ricreare macchine dal’8088 fino al Pentium II senza particolare difficoltà. Dovremo procurarci i file necessari per emularle, dichiarare al nostro programma che genere di piattaforma vogliamo, ed iniziare uno dei più tediosi processi di sempre per la selezione del nostro disco virtuale.

A differenza di VirtualBox, infatti, con PCEM dovremo diventare un po’ più ‘tecnici’ nelle nostre scelte. Numero di cilindi, teste e settori saranno il nostro incubo mentre cercheremo di ricordarci perchè ci siamo avvenutrati in questa improba impresa.

Destinato agli appassionati più esigenti, od ai più masochisti, PCEM emulerà per noi con precisione quasi maniacale ogni singolo componente per arrivare a darci un’esperienza paragonabile alla macchina reale. Posto che il nostro processore sia sufficientemente potente per supportarlo. Ad esempio, un Pentium 2 MMX a 230mhz sarà difficilmente supportato da un i5 di terza generazione, o persino più recente. L’emulazione delle componenti richiederà uno sforzo considerevole da parte della macchina ospite e, ciò nonostante, potremmo incorrere in problemi di sincronizzazione audio all’interno dei nostri giochi. Chiaramente anche qui, ed a maggior ragione, dovremo procurarci i drivers necessari per i nostri sitemi.

Nondimeno, per chi volesse avere un controllo capillare non solo sul sistema emulato ma anche sui singoli elementi, PCEM e la sua variante 86Box sono la scelta ideale. Con un livello di compatibilità superiore persino a DOSBox, parlando di sistemi su hardware ‘reale’, siamo al limite del sogno erotico del perfezionista.

GOG

https://gog.com

Esiste un’alternativa ulteriore per gli appassionati di retrogaming per PC. Il sito GOG.com, inizialmente abbreviazione di Good Old Games, offre una vastissima selezione di titoli recenti e meno recenti a prezzi onesti e, soprattutto, senza alcuna DRM. Comprato il gioco potremo scaricare il nostro installer e dedicarci subito al nostro acquisto senza passare per programmi terzi, configurazioni, compatibilità, ricerche, guide… Insomma, per chi ha qualche euro in più da spendere e poca voglia di smanettare un pochino, GOG rappresenta una vera manna.

Con un catalogo che raccoglie non solo giochi vecchissimi ma anche titoli molto recenti (il sito appartiene alla CD Project Red, quelli di The Witcher per intenderci) a loro volta privi di DRM, vale assolutamente la pena gettare un occhio a questo sito. Certo, può essere fastidioso per qualcuno spendere cifre importanti quali 2-3€ (nei periodi di saldo) per portarsi a casa Wolfenstein 3D o Doom, o magari per tornare a giocare su Windows 10 alla serie Anno od a Dragon Age: Origins una volta stufi di rigiocare Settlers II o Warrior Kings, ma per l’utente un meno interessato all’ambito tecnico e più interessato a quello del gioco in sè, parliamo di una vera e propria manna dal cielo.

L’anomalia: Ultima 4

Buonasera viandanti, prego, prendete posto accanto a me davanti al fuoco in questa fredda notte, e ascoltate ciò che ho da dirvi. Vi narrerò di misteri e eroiche gesta dimenticate che…
Come dite? 
Siete davanti allo schermo del pc e io non sono un cantastorie?
Oh, grazie per aver rovinato il gioco eh.
Ma dai, un minimo di fantasia no, eh? Ma fare finta anche solo per un attimo?
Tipo un Gioco di ruolo? No?
Vabbè, pazienza. Ma se sieti qui avete voglia di leggere qualcosa e visto che ne ho accennato poco prima parliamo di GDR.
Anzi, di uno in particolare, una vera e propria mosca bianca anell’intera industria. Un’anomalia che lo eleva, nonostante siano passati 34 anni dalla sua pubblicazione.
E sì, si parla del lontano 1985 ragazzi miei. 

Il mondo dei videogiochi è costellato da una miriade di titoli che appartengono a questa categoria e il genere stesso ha una antichissima tradizione nel medium.
Si parte dal leggendario dnd del 1975 fino ai giorni nostri, ma c’è una saga che, negli anni 80, ha dettato legge nel Videogioco di ruolo come poche altre: parlo della serie Ultima che detta standard decisamente alti per l’epoca con la sua prima trilogia (vi dico solo che ha gettato le prime basi per il genere Dungeon Crawler e quindi una rudimentale telecamera in Prima Persona). Ma è con il suo Quarto capitolo, ritenuto da molti uno dei migliori videogiochi mai pubblicati (e se proprio lo volete sapere probabilmente nella mia personalissima top 10) che avviene qualcosa di assolutamente inaspettato e, tristemente, mai ritentato in seguito.

Se cercate su Wikipedia, la prima cosa che dicono di Ultima 4 è che rappresenta un caso molto particolare a causa della trama che vi accompagna lungo il gioco.
Se nei primi capitoli della saga (quattro se contiamo Alkabeth, ufficialmente rinominato Ultima 0), abbiamo delle trame abbastanza standard nella quale voi siete un eroe che combatte il male (Mondain nel primo, la sua amante Minax nel secondo e l’orrendo Exodus nel terzo, crezione demoniaca dei villain dei precedenti capitoli), Ultima 4 ha luogo in un mondo finalmente in pace.

Una schermata di Alkabeth


Nessuna minaccia aleggia sulle terre di Britannia, chiamata fino al capitolo precedente Sosaria, che sta anzi vivendo l’Era della Luce, una sorta di rinascita dalle ceneri dopo secoli di tremende minacce e guerre.
Voi non sarete quindi un eroe venuto a combattere in nome del Bene o in missione  per mantenere in equilibrio il delicato status quo fermando una catastrofe imminente.
Niente di tutto questo.
Sarete molto di più.
Sarete un individuo destinato a diventare l’Avatar, l’incarnazione delle otto virtù, una guida divina arrivato a Britannia per mostrare alla popolazione come vivere una retta e nel rispetto del prossimo.
Non saremo catapultati quindi in un’avventura Epica e segnata da sanguinose battaglie ma in un lungo cammino morale ed Etico, cambiando radicalmente la filosofia sul quale si regge.

Il contrasto netto si nota già dalla cover del gioco. Non è più rappresentato un eroe in lotta contro una possente creatura nè la figura demoniaca di Exodus.

Le cover dei primi tre giochi della saga Ultima

Invece è presente solo un uomo di spalle, vestito con una lunga tunica bianca che divide un mare, richiamando fortemente l’immagine di un personaggio Biblico più che un tipico Eroe (ad eccezione della copertina per la versione NES, che piazza un megaserpentone che pare davvero poco amichevole che si appresta ad attaccare l’eroico Avatar), dandogli quindi uno spessore diverso, più, se vogliamo, spirituale.

A sinistra la cover originale di Ultima 4, a destra la versione per NES. Ok, è una figata ma non in linea con lo spirito del gioco

Già da qui ci rendiamo conto il genere di Anomalia che rappresenta Ultima 4. Ma questa trama si riflette anche nel gioco stesso, rendendovi il lavoro più difficile di quanto possiate pensare inizialmente.
Infatti non vi basterà “essere l’Avatar”, macchè, vi piacerebbe. 
Infatti, sebbene il gameplay sembri essere lo stesso dei precedenti titoli, presto ci accorgeremo che necessiteremo di un codice morale da seguire in maniera ferrea e non sarà sempre facile.
Dovrete comportarvi come si richiede al vostro ruolo di Guida riflettendolo sul gameplay stesso, guadagnarvi lo status tramite le vostre azioni fuori e nelle battaglie, nelle scelte e con il vostro impegno. 
Finirete quindi a incarnare sul serio ogni singola virtù scrupolosamente in ogni singolo momento della vostra partita, rendendo Ultima 4 uno dei pochi veri esempi di Gioco di Ruolo propriamente detto su pc a causa di questi elementi che non saranno più visti nemmeno all’interno della stessa serie.

E sì. Questa è una schermata di gioco.
Non serve il graficone per fare un capolavoro!


Ad esempio, per raggiungere il massimo grado della Compassione non dovrete uccidere le creature non malvage, rinunciando a preziosi punti esperienza e quindi rinunciare spesso a salire di livello e diventare più forti. 
Se però fuggiremo dalle battaglie e dimostreremo di non avere  il Valore calerà per incarnarne l’essenza.
Potremmo dover sacrificare denaro, cibo o addirittura punti ferita per essere l’esempio del sacrificio e dell’altruismo.
Se ruberemo, anche se per bisogno, non saremo Onesti e così via.
Sarete quindi costretti a ragionare sul significato delle virtù e comprenderle è la chiave per arrivare al finale e, perchè no, farvi un paio di domande su voi stessi che non fa mai male.
Un passo necessario è infatti la meditazione. 
Una volta trovate le Rune, il Mantra e l’Altare giusto dovremo passare circa due minuti fermi a non fare nulla.
Qui i fatti sono due: o state lì a non fare nulla o, come il vostro personaggio, pensate.


Il fatto di dover vivere, seppur virtualmente, in maniera irreprensibile mi ha donato sensazioni uniche e, per quanto sia ovviamente molto datato a livello tecnico, ben più intense di quante ne abbia mai sentito, perchè qui si parla di immedesimazione, di Gioco di Ruolo vero e proprio, e, vista la natura delle azioni che dovrete seguire, anche fortemente didattico oltre che di intrattenimento.
Essere una Guida, più che un Guerriero, è stato strano ma appagante e per certi versi illuminante. 
Rispondere alle ultime domande poste dal gioco e vedere la schermata finale rimane uno dei momenti videoludici che non mi dimenticherò mai per l’emozione che mi ha dato.

La fase finale del gioco (totalmente deconstestualizzata e spoilerfree)


Era solo un testo con una immagine, ok, ma l’impegno per arrivarci, i lunghi ragionamenti e vedere che questi si sono rivelati corretti è stato qualcosa di unico, come davvero unica è l’avventura di Ultima 4, diversa da tutto quello che potreste mai trovare nel panorama videoludico, che ha fatto la storia e, tristemente, rimane l’unico esempio nell’intero Medium di GDR Etico\Morale che svetta su una miriade di Epic\Fantasy.
Inutile dire quanto il suo sistema complesso abbia, ancora oggi, fatto scuola in titoli che conoscerete di sicuro (il Karma di Fallout per dirne uno?)

Se volete un consiglio, superate l’aspetto grafico, fate lo sforzo di entrare nello spirito di Ultima 4 e recuperate questa perla assoluta.
Un po’ per la vostra stessa cultura videoludica e un po’ per voi stessi.
Dai, seriamente, la trovate pure gratis su GOG, che scuse avete? 
Chissà che anche voi non veniate rapiti da questo capolavoro come lo è stato per me e per molti altri

La fine della mia partita e di un viaggio indimenticabile


#sigiocapoveri: AC Syndicate & Faeria

Una settimana senza dubbio movimentata questa quasi conclusa, con innumerevoli eventi che hanno turbato la quiete pubblica nazionale. Ma in risposta alle molte preoccupazione rispetto a situazioni serie e che fortunatamente non verranno sottovalutate, ecco per noi due bei giochi che ci permetteranno di scaricare un po’ le eventuali tensioni, permettendoci di vivere mondi avventurosi nel quale rifuggire. Ovviamente, come sempre, senza spendere un solo euro, perché noi #sigiocapoveri!

Assassin’s Creed Syndicate

Epic Games Store ( 20/27 Febbraio )

Action

Una delle saghe più importanti della precedente generazione, che con il suo stile e le sue meccaniche è entrata di diritto nella storia del videogiochi e della cultura popolare. Partita da primo capitolo tanto sorprendente quanto afflitto da qualche leggerezza di troppo, oggi questo titolo rappresenta una delle colonne portanti dell’industria, forte anche della sua meticolosa ricostruzione scenica profusa ogni volta in ogni suo episodio. Syndicate nello specifico è ambientato nella Londra del 1868, da vivere nei panni dei gemelli Frye. I due, fratello e sorella, già assassini, ci guideranno all’interno della criminalità organizzata dell’epoca Vittoriana, qui impegnata nella lotta contro il potere politico templare. Come sempre il gioco ci fornirà un colpo d’occhio e una caratterizzazione degli ambienti notevole, facendoci così assaporare le contraddizioni di una società scossa dalle innovazioni tecnologiche e le divisioni sociali. Molti i personaggi storici che avremo modo di incontrare lungo la nostra avventura, alcuni dei quali particolarmente iconici, come Dickens, Darwin e Marx. Dal punto di vista del gameplay il gioco ripropone i suoi pezzi forti, arricchiti però da alcune innovazioni che all’epoca fecero del titolo un ottimo ponte per quello in cui si sarebbe poi evoluta la serie.

Faeria

Epic Games Store ( 20/27 Febbraio )

card-game

Alzi la mano chi, almeno una volta nella propria vita, ha giocato ad un gioco di carte collezionabili. Probabilmente molti di noi, se non quasi tutti. Negli anni, oltre al famosissimo ” Magic: The Gathering “, molte sono state le proposte ludiche e videoludiche ad arricchire questa già vasta categoria. Faeria è uno di questi, un titolo free to play che con la sua grafica e la sua atmosfera fiabesca ci porta un approccio diverso nel novero dei ” card-game “. Sebbene molte delle attività eseguibili nel gioco ricalchino ovviamente quelle di altri esponenti del genere, è sul campo di battaglia che il titolo mostra le armi migliori. Niente visuale classica, bensì una griglia isometrica composta da poco meno di una quarantina di esagoni sui quali si muoveranno le creature da noi evocate. Oltre a questo i giocatori potranno contare sulle ” terre “, uno dei richiami al già sopracitato ” Magic “, che in questo caso non serviranno solo a produrre mana ma anche a formare il vero e proprio tabellone di gioco, da tenere d’occhio attentamente per poter arrivare ad evocare i mostri di livello più avanzato. Solo rispettando gli attributi e la presenza delle terre potremo perciò schierare le nostre truppe, in un escalation tattica che ci porterà ad una vera e propria ” partita di scacchi “. Ma il gioco è dotato di molte altre meccaniche renderanno l’esperienza ancora più ricca e sfidante, che scoprirete mano a mano durante le sessioni di gioco. Qualcosa da provare e ” toccare ” con mano, adatta a tutti coloro, appassionati e non, che vorranno provare questa nuova voce nel coro dei giochi con le carte.

198X – Una lettera d’amore sgrammaticata per gli anni ’80

198X è un gioco con premesse eccellenti, ma che non riesce a concretizzarsi in nulla più di una demo molto curata. Ottimo l’impianto grafico, buono il sonoro, ma una storia poco convincente non basta a tenere insieme dei pur godibili assaggi di giochi tipicamente anni ’80.