FM Sound #1: Alberto De Donatis


Di Valerio Cicchinelli. Grafica a cura di Simone Bonaldi


Il calcio è un sport universale. Quest’affermazione per quanto possa sembrare troppo netta, ha in se più di un fondo di verità. Aldilà dei numeri e della grandezza di questo fenomeno sportivo infatti, c’è tutto un affresco di storie ed episodi che vanno a legarsi con le varie fasi della vita della società e delle persone in generale. Dalle tradizioni orali dei nostri nonni, vecchi tifosi ancora legati ad una visione romantica del gioco, agli eventi politici legati a doppio filo con i delicati equilibri internazionali, tanti sono gli aneddoti che è possibile ritrovare nella cultura di massa, che nutre e si nutre di quelle che sono le emozioni e le vicende espresse da questa attività sportiva. Tra i tanti campi interconnessi con questa è innegabile come la musica occupi una grande fetta della scena. Ogni squadra ha il suo inno, ogni competizione la sua sigla, ogni tifoseria la sua canzone e ogni giocatore il suo coro. Tanti i momenti accompagnati da una colonna sonora che diventa simbolo e impalcatura di un ricordo indelebile. Pensiamo a ” Seven Nation Army ” dei Whitestripes per esempio, trasformatasi da canzone simbolo di certo Alternative/Rock a vera e propria mania dopo la vittoria dei mondiali del 2006. Oppure alla bellissima ” Grazie Roma ” di Antonello Venditti, scritta da un cantautore innamorato del calcio e della propria squadra, la Roma per l’appunto, capace così di legare ancora di più una tifoseria forte ed orgogliosa come quella romanista. E ancora gli show per gli eventi più grandi, l’inno della champions, i brividi allo stadio quando sentiamo un coro cantato da 40000 anime unite da una sola passione. Insomma la musica, che è già elemento fondamentale della nostra comunicazione, è decisamente legata a doppio filo con il calcio e le sue storie. Per questo motivo abbiamo deciso di aprire questa rubrica dove andremo ad intervistare gli elementi del campionato di FM proponendo loro di raccontarci attraverso le loro preferenze musicali, opinioni e sensazioni legati ad un giocatore, una partita o all’anima stessa del progetto. Un nuovo e inedito punto di vista dunque, attraversato da note e liriche che potranno dirci qualcosa di più su come viviamo questa passione e su quanto sia forte il legame tra musica e pallone.

Per l’occasione abbiamo deciso di invitare a questa prima intervista uno dei volti più noti del nostro progetto, la persona che ad ogni live ci dona perle su perle con la sua ironia, le sue espressioni e anche con la sua cultura. Stiamo parlando ovviamente di Alberto De Donatis, admin di Progetto Gaming e già Ct della Nazionale Italiana, capitano e Ds del Genoa e Ds del Crema. De Donatis ha più e più volte dimostrato il suo grande amore per la musica e dato il ruolo abbiamo pensato che fosse giusto partire proprio con lui per quella che speriamo possa divenire una rubrica di confronto, scambio e divertimento. Nell’intervista effettueremo sia delle domande relative al progetto, le domande in FM, sia sulla vita privata, quelle AM.  Mettetevi dunque comodi, si parte con la intervista di FM SOUND.


AM ( Amplitude Modulation ): la vita privata.

Buonasera Sig. De Donatis, “Progetto X”  innanzitutto la ringraziamo per averci concesso quest’intervista. Sappiamo della sua grande passione e ci è sembrato naturale cominciare questo percorso partendo proprio da lei e dal suo punto di vista. Prima di passare però alle domande specifiche le chiederei di raccontarci il suo amore per la musica, quella che sente più adatta a se e le band che hanno influito maggiormente sulla sua crescita personale.

Buonasera Progetto X, che piacere! Il mio amore per la musica, eh, quanto tempo avete? Sono cresciuto ascoltando un po’ passivamente Queen e Michael Jackson e un po’ di britpop, causa sorella maggiore. Negli anni del liceo ho cominciato a virare verso un approccio più personale, ma è stato il primo anno di università ad aprirmi le orecchie. Avevo tanto tempo a disposizione, ero per la maggior parte del tempo solo e con finalmente una buona connessione internet. Ricordo ancora adesso il momento in cui ho ascoltato per la prima volta, a luci spente, ” Interstellar Overdrive ” dei Pink Floyd: mi ha trapassato il cervello. Da lì i gusti si sono ampliati ed evoluti; dovessi indicare due generi preferiti andrei sul post-punk/new wave di Joy Division, The Cure e simili da un lato, e sull’alternative rock anni 90 dall’altro. Band che hanno influito ce ne sono parecchie: HIM e Queen agli inizi, Pink Floyd in maniera enorme, Beatles a carrettate, ancora Joy Division, vissuti come una malattia, Cure, Oasis, Smashing Pumpkins come una bella passione, David Bowie a corrente alternata, Nirvana e Pearl Jam per testa e cuore, Ministri da fanboy. Chi mi ha portato a suonare la batteria invece sono stati probabilmente i System of a Down.

Volendo parlare di lei nella vita di ogni giorno, cosa può dirci circa la sua professione? Qual è il lavoro di Alberto e quale canzone pensa possa descrivere il ruolo e il suo impiego?

La mia professione? Insegnante di inglese. Cerco sempre di infilare citazioni di canzoni o di far rapportare i ragazzi ad una musica che, nella quasi totalità dei casi, è percepita come “vecchia” o “troppo difficile”. Per descrivere il mio lavoro userei “A Day in the Life” dei Beatles: la straordinarietà della vita quotidiana, elevata a livelli lirici e musicali incredibili.

A proposito di scuola, ci interesserebbe il suo punto di vista circa lo stato della stessa, la sua condizione e la colonna sonora che potrebbe raccontare al meglio l’attuale condizione di questo elemento culturale così fondamentale per la società.

Lo stato della scuola non è positivo. Servirebbero più risorse, e si parla di tagli. Servirebbe più chiarezza, e aumenta la burocrazia. Ultimamente sono rimasto scottato e decisamente amareggiato dalla mancanza di etica e di responsabilità di alcuni miei colleghi. Non sono un ottimista di mio, ma per alla scuola dedico “Day of the Lords” dei Joy Division: “There’s no room for the weak, where will it end?”.

Ultimamente sappiamo che è stato alle prese con un trasloco e con la sistemazione di una nuova casa. Conoscendo la fatica e l’impegno che questo comporta, qual è, se c’è stata, la musica che ha accompagnato questo spostamento e con quali brani identificherebbe le due abitazioni, sia quella nuova che quella vecchia?

Che bellissima domanda, non ci avevo pensato. C’è stata tanta musica in questa piccola casa sul mare in questi 6 anni, e spero ce ne sarà altrettanta in quella nuova in collina, vicini permettendo. Ci sono stati momenti bellissimi e pagine terribili che mi rimarranno per sempre cucite addosso. Direi “Here is the House” dei Depeche Mode per quella che sto per lasciare e “Brand New Start” degli Alter Bridge per quella nuova.

Capitolo vita privata: senza voler essere indiscreti ciò che ci intriga sapere è se c’è un autore che sente più vicino a quella che è la sua storia personale. L’artista insomma che attraverso le sue liriche e i suoi testi riesce sempre a farle ritrovare un paragone o ricordo rispetto a quello che è il suo presente.

Come tutti ho la sensazione che delle volte le canzoni parlino proprio a te, che siano state scritte spiandoti dal buco della serratura. Nei periodi più bui ho avuto un legame fortissimo con Ian Curtis dei Joy Division e Roger Waters dei Pink Floyd. Ma se dovessi scegliere una canzone che mi centri perfettamente, “Release” dei Pearl Jam. Parla del rapporto di Eddie Vedder con suo padre, figura fondamentale che non c’è più. Quando al loro concerto dell’anno scorso, hanno aperto proprio con quella canzone, sono scoppiato in un pianto a dirotto. “Dear Dad, can you see me now? I am myself, like you somehow”.

Cercando qualche informazione in più su di lei, abbiamo scoperto dei trascorsi radiofonici avuti qualche tempo fa. Sappiamo anche che questa rappresenta una sua grande passione. Nell’ambito di quest’ultima come è arrivato a fare questa esperienza e come si poneva Alberto De Donatis verso i propri ascoltatori?

La radio si. In realtà era la prima volta che mi cimentavo con questo medium. Avevo già presentato manifestazioni qui nel Ponente ligure, soprattutto di stampo musicale, ma il coinvolgimento diretto, cieco ma profondissimo, della radiofonia mi ha conquistato. Progetto Gaming aveva intenzione di aprire una collaborazione con la webradio ” RadioSpeed “, e così Filippo Ballarini mi ha proposto la cosa, questo prima che diventassi admin di Progetto FM nel Maggio 2018. Sarà per la musica, sarà per la voce magari, non saprei. In ogni caso mi sono molto divertito ;era bello sapere che diverse persone da tutta Italia si ritagliavano un piccolo spazio per ascoltare me, i miei ospiti o le mie scelte musicali. Intimo, ma splendido.

C’è un brano legato alla sua squadra del cuore, un inno o comunque qualcosa che le riporta alla mente dei bei ricordi relativi al calcio giocato ?

Sono interista, quindi i bei ricordi scarseggiano! Scherzi a parte, sarebbe facile citare gli inni della squadra. E allora vi dico “You Get What You Give” dei New Radicals; oltre al titolo che racchiude bene l’essenza dell’Inter, mi riporta alla mente al 1998, a Ronaldo, a quell’Inter adolescente, piena di sogni e amarezze.

FM ( Frequency Modulation ): Le domande sul progetto!

Passiamo al progetto FM dunque. La prima cosa che mi viene da chiederle è di assegnare un testo o una citazione, ovviamente corredata della relativa musica, al rapporto che ha con il suo compagno di live, ovvero Filippo Scudetto Ballarini.

Mamma mia, dovrei assegnargli qualcosa di orribile, visto che Fil è musicalmente un unno! In realtà in live ci troviamo bene. Così come mi trovavo bene con Ale ( Alessandro Pironti , ndr. ), e sono felice di assegnargli “The Pretender” dei Foo Fighters. Non che lui faccia finta, ma in fondo quando andiamo in live un po’ di cinema lo dobbiamo fare. E in ogni caso ha scelto lui questa traccia come protagonista della sua umiliazione canora al TwitchCon di Berlino!

Se dovessi io chiederle di esprimere attraverso uno strumentale o un accompagnamento orchestrale quello che per lei rappresenta tutto il progetto gaming ed FM, quale sarebbe la sua risposta e quale sensazione in particolare le restituisce la partecipazione della community.

Un misto tra ” Comfortably Numb ” dei Pink Floyd e ” Tubthumping ” dei Chumbawamba. Ovvero, costruzione di qualcosa di semplice, ma potente ed emotivo, mischiato con un casino inverecondo. Proviamo a mixarle insieme! Anzi no vi prego, non fatelo.

Ct della Nazionale, DS del Crema, Ds e capitano del Genova. Per ognuno di questi ruoli ci può suggerire una canzone o un album che le viene in mente pensando ad ogni singola esperienza e ruolo da lei assunto ?

Ci proviamo!

Ct della Nazionale: ” Stairway to Heaven ” dei Led Zeppelin. Che altro posso sperare di raggiungere?

DS del Crema: qualcosa dei Cream, per ovvie ragioni, “Sunshine of Your Love”!

DS e Capitano del Genoa, spesso inscindibili: ” Silverfuck ” degli Smashing Pumpkins, che saliscendi!

Al Crema la panchina è affidata ad un altro volto noto del campionato, cioè Alessandro Pironti. Qual è il rapporto con il suo allenatore e quale musica, secondo lei, sarebbe più adatta a descrivere quest’ultimo.

Ale è molto più del mio allenatore al Crema, è una figura fondamentale nel gioco e un amico, oltre che un grande intenditore di musica. Mi viene, non so perchè, “All the Young Dudes”, scritta da Bowie per i Mott the Hoople, da dedicare a noi due ragazzini ultratrentenni.

Campionati e nazionali: per ognuna di queste competizioni una colonna sonora. Quale?

Serie A: ” Princes of the Universe ” dei Queen, da dedicare a Lazio e Cremonese e ai rispettivi mister che hanno ucciso il campionato.

Serie B: ” My Favourite Game “, The Cardigans. Musica da auto se ce n’è una, con tutti che scappano, rallentano, si sorpassano.

Serie C: ” Anarchy in the UK ” dei Sex Pistols. E chi ci capisce qualcosa? Disordine organizzato.

La mia nazionale è una superband, ma non alla “We are the World”, bensì più alla Audioslave. Andiamo con “Cochise”. Le under sono qualcosa di giovane e minaccioso, tipo “Violence” dei Blink-182. Il Senegal? ” Sex On Fire ” dei Kings of Leon.

In questa intervista abbiamo voluto indagare un po’ sulla sua persona e i suoi punti di vista. Ci sembra però interessante sapere quale associazione le viene in mente rispetto a noi, cioè a ” Progetto X “.

Progetto X in una canzone, vediamo.: direi ” Informer “, di MC Snow.

Ci nomina gentilmente dei giocatori che per lei sono da considerare dei top del progetto e quelli che considera possano essere degli astri nascenti delle varie competizioni? Nemmeno a dirlo, con una canzone, ovviamente..

Calciatori fortunatamente ne abbiamo tanti, è una community molto positiva. Purtroppo a livello musicale andiamo male, specialmente nel mio povero Genoa. Dai, faccio un elenco, ma di utenti in generale.

Salvatore Campagna: ” Master of Puppets ” – Metallica. Non devo spiegare, vero?

Federico Gallarato:  ” Everlong “- Foo Fighters. Giganti del suono, ma con dolcezza qui.

Paolo Di Stefano: ” Noi Fuori ” – Ministri

Paolo Puzzer & Veronica Di Paolo: ” Old School Hollywood ” dei SOAD (System of a down, ndr. ). Semplicemente me li ricordano.

Nicholas Michelini: ” Beautiful Disaster ” dei 311

Danilo Trojer: Direi ” La Crisi ” dei Bluvertigo.

Paolo Bianchi: qualcosa di figo e di acchiappafighe, tipo ” Sweet Child O’ Mine ” dei Guns n’ Roses.

Nicola Filippone: ” Genova per noi ” di Paolo Conte

Mark Aperio: ” Johnny Come Home ” – FYC ( Fine Young Cannibal, ndr. ). Torna a casa!

Claudio Però: ” Blasphemous Rumours ” dei Depeche Mode

Yuri Monti: qualcosa degli Slipknot, data la maschera. ” Duality” dai.

Piergaetano Fulco: REM con ” The One I Love “. ( Qui DeDonatis ci mima il gesto del cuore, ndr. )

Giacomo Sedda: John Lennon con ” Working Class Hero “

Angela Iadicicco: Lady – ” Modjo “

Salvatore Grassadonia: Lynyrd Skynyd con la loro ” Freebird “. Parte lenta, ma ti travolge.

Mariano Pizzuti: ” Foxey Lady ” di Jimi Hendrix

Luca Franceschi: Zero Assoluto. No scherzo, non posso. Non ce la faccio. Andiamo con qualcosa di irlandese, ” New Year’s Day ” degli U2.

Davide D’Alessandro: The Cure e la loro ” Close to me “.

Daniele Collano: ” Money ” dei Pink Floyd.

Pippo Gambardella: ” I Will Follow ” degli U2.

Donato Sodano: ” Painkiller ” dei Judas Priest. In realtà non c’entra niente con lui, ma era abbastanza minacciosa per il suo ruolo da ranger.

Luca Maso: tutto l’album ” Songs for the Deaf ” dei Queens Of The Stone Age. Gli si addice il titolo.

Luigi Frunzio: ” White Riot ” dei The Clash.

Andrea Conte: ” Monkeywrench ” dei Foo Fighters.

Giovanni Minnicelli: “From Me To You ” dei Beatles. Easter egg!

Gabriele Marchi: ” Teen age Riot ” dei Sonic Youth.

Riccardo Serafini: ” Learn to Fly ” dei Foo Fighters.

Gioacchino Giamberduca: ” Thunderstruck ” degli AC/DC.

Gianluca Pattarozzi: ovviamente il mio coro per lui in inglese.

Nico Scardace: ” Black ” dei Pearl Jam. Povero cuore spezzato.

Claudio Franco: qualcosa di alto livello, tipo Battiato. Facciamo ” Prospettiva Nevskij ” .

Luca Brian Santoro: faccio scegliere a lui, immagino qualcosa di Brutal.

Angelo Giraldi: ” Polaroid #25 ” dei Kill Kenny, lui sa.

Dovesse decidere una colonna sonora ufficiale di questa intervista, quale sarebbe ? E quella dell’intero progetto FM?

Colonna sonora per questa intervista? Abbiamo citato così tanta musica e così diversa che mi viene in mente solo ” London Calling ” dei Clash, un mix geniale di stili e generi.

In conclusione, ci consiglia a noi e ai nostri lettori, qualcosa da mettere in cuffia e ascoltare con voglia e curiosità?

Consigli per gli ascolti, dunque; Come avrete capito sono legato ad un certo tipo di musica “passata”, quindi consigliare qualcosa diventa difficile. Potrei dire Zen Circus o Sunny Day Real Estate, ma in realtà mettete su un bell’album, ascoltatelo tutto dall’inizio alla fine e cercate di capire cosa vi lascia, in quanto a musica e parole. Unknown Pleasures dei Joy Division, The Wall dei Pink Floyd, Low di David Bowie, Revolver dei Beatles, Ten dei Pearl Jam. Ascoltate musica, tanta, col cervello e col cuore. Poi scegliete.

Grazie ancora per la disponibilità, il tempo e le bellissime risposte che ci ha dedicato. E’ stato un vero piacere poter parlare con lei di musica.

Che intervista meravigliosa, è stata una delle cose più stimolanti che abbia mai fatto, grazie di cuore.


A conclusione di questa prima intervista, così come di tutte quelle che verranno, vi lasciamo con un’ultima una piccola sorpresa: alla fine di ogni articolo infatti, troverete di volta in volta una playlist Spotify dove saranno raccolte tutte le canzoni scelte, in modo da poterle ascoltare e poter comprendere ancora meglio le intenzioni delle varie personalità facenti parte del progetto. Non ci resta che augurarvi un buon ascolto.



Alcuni brani potrebbero essere assenti perché non reperibili su Spotify.

Italia – Norvegia: storia di tenacia e determinazione

New York, 23 Giugno 1994.

L’afa riempie le case degli italiani, sono le 10 del mattino in Italia e le scuole sono ormai chiuse. I bar sono pieni, per strada non si vede nemmeno un cane. L’Italia è ancora a 0 punti dopo l’inaspettata sconfitta nella prima uscita di USA’94, contro l’Irlanda.

L’Italia di Arrigo Sacchi e la Norvegia di Olsen scendono in campo con i seguenti uomini;

Il direttore di gara è il tedesco Helmut Krug. I 74.000 tifosi sugli spalti non aiutano ad allentare la pressione sulle spalle degli Azzurri.

La gara inizia subito ad alti livelli. Casiraghi fa a sportellate con i rocciosi difensori nordici. Il divin codino inventa calcio. Tutto bello, fino al 21′, quando su un mancato fuorigioco causato da Benarrivo, Leonhardsen si ritrova a tu per tu con Pagliuca che, in uscita disperata, tocca la palla con la mano fuori area. Espulsione per il numero 1 azzurro, ed ecco che Sacchi sorprende tutti: fuori il fantasista, l’uomo amato da tutti, Baggio. Dentro Marchegiani.

Qualcuno pensa sia un suicidio, ma l’Italia cresce minuto dopo minuto con un Casiraghi indemoniato che pressa alto e un impressionante Berti. Finisce il primo tempo con un’Italia convinta, ma sempre sullo 0-0.

Nella ripresa, altra doccia gelata: Baresi, il capitano, si infortuna dopo 4 minuti di gioco del secondo tempo. Allora ecco che esce anche il capitano ed entra un giovane difensore di 24 anni del Parma, Apolloni. Fascia a Paolo Maldini.

Nel frattempo Beppe Signori entra in partita ed inizia a creare seri grattacapi alla difesa norvegese. Poi all’improvviso, al 69′, la forza di volontà degli Azzurri ripaga; cross dalla sinistra, teso, su cui si fiondano i due centrocampisti centrali. Dino Baggio con un’incornata batte il portiere norvegese. Finalmente Italia!

La partita sarà una continua sofferenza, con l’Italia che prova a ripartire, ma ha in campo sia Maldini che Signori infortunati, con Massaro che va a coprire il settore basso di sinistra e Albertini che prova a far rifiatare la squadra recuperando e smistando palloni. Nel finale la Norvegia segna con Reckdal, ma l’arbitro vede un fallo di mano in mischia ed annulla la rete. Ultima uscita di Marchegiani, triplice fischio. L’Italia conquista i suoi primi 3 punti di USA 94 tra grinta e sofferenza.

Speriamo che i ragazzi di De Donatis, nella prossima live, riescano a far loro lo spirito di quella bella e tenace Italia. Italia di Progetto Football Manager che scenderà in campo a Bari con i seguenti uomini:

1 D’ALESSANDRO

2 SEDDA

3 BALLARINI

4 DEL PRETE

5 BONALDI

6 FILIPPONE

7 IADICICCO

8 DE DONATIS (C)

9 GALLARATO

10 DEIDDA

11 SODANO

12 LUPIA

13 CIANCOLINI

14 CONTE

15 ABATE

16 SANTORO

17 SICILIANO

18 AUGUGLIARO

19 BISCEGLIE

20 GALLO

21 CAMPAGNA

22 ARUTA

23 RICCI

Juventus – Torino: più di un derby

La pioggia sembra non voler cessare e Torino è un via vai di tram, automobili e gente vestita di cappotti grigi. Questa è la pioggia che preannuncia la primavera e da quì a qualche settimana scoppierà il caldo.

Già da qualche giorno, il buon Santoro invia video di sfottò a mia moglie per fare in modo che io li veda. Nemmeno il tempo di realizzare lo 0-1 impartito al Progetto Gaming in Europa League (con 90 minuti ancora da giocare), che c’è già il derby.

In casa Torino quest’anno ci aspettavamo che andasse meglio, ci aspettavamo di poterci affermare come realtà solida anche nel gioco, ma per vari motivi ci siamo ritrovati a condurre una prima parte di stagione “sciapita”, senza demeriti e senza onori. Da Gennaio però qualcosa è cambiato.

Magari Sedda è solo un tecnico alla Allegri, un allenatore a diesel, che partono piano e poi si ritrovano con la piena potenza di fuoco sul finale.

Già dalla mattina si parte, lo sfottò in pubblica piazza con la dirigenza juventina è parte del derby. Nei bar e nelle scuole ci si confronta su chi sia la squadra più forte, se la Juventus campione d’Italia oppure il Torino che sta facendo sognare quella parte di città romantica e nostalgica.

In casa Torino si preferisce rimanere con un profilo basso, la tensione c’è e tutti l’avvertono, ma io non posso non godermi un giorno simile.

Io, juventino sfegatato nel fuffa, da quando ho messo piede in questo progetto ho sempre voluto ruolare in un unico modo: contro le squadre blasonate e il tifo mainstream. Sì, perché parliamoci chiaramente, è facile tifare per una grande piazza e grandi squadre come Milan, Juventus, Napoli, Roma o Inter. Ma avete mai pensato cosa significhi portare in alto il blasone di squadre come Torino, Genoa, Sampdoria e tutte quelle squadre che sono additate come “fascia media”? Per me questo è uno stimolo immenso. È lo stimolo che mi ha alimentato fin da S2, quando scelsi di vestire granata e aiutare nel costruire un gruppo con determinati aspetti caratteriali e filosofia di approccio al gioco.

11 Marzo 2019 – ore 20:30.

L’Allianz Stadium è già pieno. Lo spicchio di stadio con i 2.075 tifosi granata tra la tribuna Est e la curva Nord viene sovrastato dai fischi dei bianconeri, che sono ben 39.432. Ma loro sono lì, cantano e sventolano bandiere col toro bendato sopra.

Siamo nello spogliatoio, già tutti carichi. C’è silenzio, il mister spiega le ultime indicazioni, ma alcuni di noi sanno già cosa fare. Guardo i miei compagni, vedo che alcuni fanno avanti e indietro nervosamente, mentre qualcun’altro si è immerso nella sua musica preferita.

“Ok ragazzi, ci siamo. È tempo di uscire” esorta il mister.

Ci disponiamo in fila indiana, davanti a tutti c’è Sedda, stasera capitano in assenza di Pauletto. Si guarda con aria di sfida con Agosta, capitano e fantasista della Juventus fin dalla prima stagione. I più concentrati sembrano essere Frunzio e Deidda, con Gianluca Pusceddu gasato a mille per la tensione che si respira in quel minuscolo tunnel.

20:50, si entra in campo.

Il Derby della Mole ha inizio

Inno della Serie A di rito, sguardi dritti verso la tribuna Ovest, scambio di saluti per le telecamere e poi via verso le proprie posizioni in campo.

Sedda stringe la mano ad Agosta, entrambi sono fieri della fascia che portano al braccio e sanno che sarà battaglia vera.

Noi ci disponiamo con Fagone in porta, davanti a lui ci siamo io, Avogaro, Sedda e Frunzio da sinistra verso destra. A fare da diga a centrocampo Gianluca, con Figoni e Deidda a creare occasioni in mezzo al campo. Davanti a me sulla trequarti c’è Vanali, al lato opposto sulla destra Iadicicco. In attacco il solo Pennisi.

La Juventus si schiera a specchio nell’altra metà campo, con Carrano tra i pali, Bassissi, Amadori, Gallorini e Stranges. In mediana Del Prete, regia affidata ai piedi educati di Pejcic e Agosta. Il mio diretto avversario sarà Paudice, sulla fascia opposta ad occupare Frunzio ci sarà Zirattu. Bicocchi, ex granata, unica punta.

L’arbitro osserva le due squadre, porta il fischietto alla bocca, guarda l’orologio, si parte!

Abbiamo pagato caro due svarioni difensivi del nostro portiere, purtroppo.

Entrambe le squadre hanno lottato alla pari, purtroppo la differenza l’ha fatta Carrano che è riuscito ad ipnotizzare il nostro attacco.


A malincuore mi tocca ammettere che per quest’anno il derby è bianconero, essendo l’andata conclusasi con un 1-1 e questo ritorno con un amarissimo 2-0.

E, lasciatemelo dire, è per partite come queste che non ci stancheremo mai di ruolare! Onore ai rivali gobbi, anche se stamattina un tifoso mi chiedeva dove fosse Piazza Castello…

La follia nel calcio: Triestina Asylum Project

Quando è entrata a far parte del campionato di Serie C del progetto, in molti si sono domandati quale fosse lo scopo di un’iniziativa simile. Attuare un servizio di recupero sociale attraverso lo sport non rappresenta una novità, ma lo è se il contesto nel quale viene attuato è di livello professionistico. Ci stiamo ovviamente riferendo alla ” Triestina Asylum ” o ” Tristina “ come cinicamente viene chiamata nell’ambiente. La squadra, composta per lo più da criminali affetti da disturbi mentali, è attualmente penultima in classifica ed alterna buone prestazioni a cali di concentrazione clamorosi. La nuova proprietà, insediatasi a metà campionato, si dichiara ambiziosa e sta cercando attraverso il duro allenamento e al lavoro del proprio direttore sportivo, Mariano Pizzuti, detto Potter, di risollevarsi dalla posizione attualmente ottenuta.  Tanti sono i dubbi circa le modalità attuate dal management del progetto e proprio per rispondere a queste domande abbiamo deciso di contattare direttamente la presidenza, rappresentata dal dr. Yuri Monti, per poter richiedere un incontro. Con una certa sorpresa abbiamo ricevuto piena disponibilità e siamo riusciti ad ottenere un’intervista a cui hanno partecipato anche due giocatori della squadra, ovvero Valerio Giuseppini, difensore centrale della formazione e Andrea Belli, terzino sinistro. In pochi lo sapranno ma la squadra tiene i suoi allenamenti e la sua preparazione all’interno di un carcere, un luogo in cui i calciatori possiedono anche un alloggio permanente nel quale poter continuare a scontare le proprie pene. Arrivati dunque alla struttura non abbiamo potuto non notare il clima un po’ macabro della stessa; l’effetto è di base estraniante e da subito ci lascia perplessi. Veniamo invero accolti con molta cortesia da una delle guardie, che ci dà il benvenuto e ci accompagna subito verso l’ufficio nel quale si terrà tutta l’intervista. Ci ritroviamo perciò a percorrere un corridoio in disuso dove le celle che lo costeggiano sono vuote e pulite e il silenzio sembra essere irreale. L’unica cosa che riusciamo ad ascoltare sono i rintocchi dei nostri passi ed difficile non pensare a come, ogni Lunedì e Mercoledì, i soggetti internati all’interno delle mura si giochino poi i 3 punti necessari a scalare la classifica di serie c. Arrivati all’ufficio troviamo il presidente e i giocatori ad aspettarci. Il Dott. Monti ci saluta con la sua solita maschera da Clown e ci presenta uno ad uno gli intervistati. Non abbiamo purtroppo il piacere di conoscere di persona il Ds nonché seconda presidenza della società, ovvero il già citato Dott. Potter, che ci viene detto essere particolarmente impegnato nella gestione delle economie dell’azienda. Inutile nascondere una certa inquietudine iniziale; il clima infatti è degno di un horror e dalle finestre filtra molta poca luce. A questo si aggiunge un clima di tranquillità che sembra però irreale, quasi indotto. Preso dunque posto e preparata ogni cosa per poter cominciare l’intervista, partiamo proprio dal presidente della Triestina.


Buongiorno Presidente, innanzitutto la ringrazio per la disponibilità. Passando subito alle domande, come è nata l’idea di acquisire la triestina?
 
Buongiorno a lei signor Cicchinelli asd, lei ha davvero un bel coraggio a venire qui lo sa? Non lo farebbero in molti ed io apprezzo i coraggiosi, ma stia attento che a volte il troppo coraggio è sintomo di stupidità, asdasdasd. Per rispondere alla sua fastidiosa curiosità; Trieste aveva un ex ospedale psichiatrico ormai in disuso, sito in una grossa area con padiglioni e altre cose che potevano esserci utili, abbiamo pensato di ristrutturarlo e di farci un bel campo da calcio, portando qui i peggiori criminali e psicopatici provenienti da varie parti d’italia. Così nasce l’Asylum.

Si fa un gran parlare del fatto che lei indossi costantemente una maschera da Clown, da cui deriva anche il suo soprannome, Clownz. Come mai questa scelta e perché proprio questo soggetto ?
 
Mettiamo subito in chiaro una cosa; vuole essere mio amico ? Allora non pronunci mai più la parola CLOWNZ senza la Z finale, io non sono un pagliaccio da due soldi, sono IL CLOWNZ e la cosa capisce bene che è ben diversa HAAASDasdasd. E ricordi bene una cosa, SIGNOR CICCHINELLI! Io non indosso una maschera, io sono la maschera!

Il progetto Asylum si prefissa il recupero di criminali affetti da disagio mentale, ecco, ci può spiegare in grandi linee quali sono i metodi, i percorsi e le prospettive che riservate ai vostri internati ?
 
Metodi? Percorsi? Prospettive asdasd? Li raduniamo tutti insieme, gli diamo una palla e preghiamo che nessuno ci lasci le penne, le basta ?

In questo momento la squadra gravita al penultimo posto della classifica ma avete sempre dischiarato una certa ambizione in quanto a risultati. Com’è il clima con i suoi collaboratori e come valuta il vostro operato fino a questo momento ?
 
Guardi qui tocca un tasto piuttosto dolente; forse lei non lo sa ma l’allenatore del Crema era il mio mister qui a Trieste, e per questa spiacevole vicenda io non ho ancora avuto modo di sfogare la mia rabbia, avrei voglia di spaccare un bel visino…asdasd…ma oggi sarò il Clownz buono e le risponderò. Il nostro operato fin ora è stato deludente, non siamo riusciti ancora a far capire a quella feccia che voi chiamate giocatori che questo è calcio e non una rissa da saloon, quest’ anno speriamo di arrivare almeno al quartultimo posto, ma vi posso garantire che il prossimo anno, l’ Asylum sarà nei primi posti a combattere per la promozione asdasdasd, ovviamente se i ragazzi saranno ancora tutti vivi. ringrazio comunque il Ds Pizzuti e il nuovo mister Fulco, anche detto lo sceriffo, che mi supportano e sopportano asdasdasd.
 
Passando a lei Sig. Belli, nell’ambiente la chiamano fallani, da dove viene questo soprannome?
 
Il nomignolo che oramai fieramente porto da almeno 2 decadi mi fu rifilato dal Jullare e Valerio…Trattasi di un personaggio scroccone in un doppiaggio di Ruffini ( Comico televisivo, ndr. )
 
Ci descriva un po’ le sue caratteristiche o quelle a cui pensa di essere più portato. C’è un giocatore a cui sente di ispirarsi?
 
Sportivamente parlando sono un campione olimpico di sbornie che si sta disintossicando in questa struttura.
 
Com’è il rapporto coi suoi compagni e con il mister? Sente la fiducia della squadra nei suoi confronti ?
 
Sento la fiducia maggiormente dello psicologo e dei miei compagni di cella, ma non vi dirò chi sono perché mi picchiano di notte.
 
Molto bene…e per quanto riguarda lei Sig. Gritino, anche da lei vorrei un commento sul suo soprannome se possibile?
 
Il mio soprannome è semplice, bello e simpatico da pronunciare! È d’impatto, facile da ricordare ed è un rafforzativo della parola “cretino”… In realtà è solo perché sono talmente stupido e dislessico che non riesco a dire “cretino” e mi esce fuori “Gritino”!
 
Secondo lei qual è la caratteristica principale che deve avere un buon difensore centrale? Quali sono, secondo lei, i giocatori più forti visti in questo ruolo?
 
Un buon difensore deve essere stronzo, forte, potente e deve immedesimarsi nel pensiero dell’attaccante per cercare di anticipare le sue mosse… Sin dai miei primi anni di vita non sono mai riuscito a capire il mio di cervello, ma entrare in quello degli altri mi resta decisamente più facile! Ma ci sono altre persone che fanno i difensori centrali nel progetto?! Pensano tutti a stare davanti alla porta cercando di segnare! Nelle poche partite che ho giocato, oltre ad aver già sdraiato tante persone ho segnato 2 gol, potrei dire che sono io il più forte ma non vorrei sbilanciarmi o potrei ottenere due settimane di cella d’isolamento…
 
Come centrale di difesa lei si trova spesso a fare i conti con molti bomber di razza. Cosa pensa in quei momenti, quando deve marcarli o togliere loro il tempo di reazione. Come agisce?
 
Ha mai provato a correre dietro ad un maiale impazzito pensando che ti farai il suo bello stinchetto al forno con le patate da li a poche ore?! Penso a questo! Infatti gioco sempre con una bustina di Ariosto nascosta nel calzettone!
 
Ora passiamo alle domande generiche. Saranno le stesse per tutti voi, un po’ come fosse un’intervista a tre. La prima curiosità che io ed i nostri lettori hanno è la seguente: cosa vi piace fare aldilà dello giocare a calcio? Ci sono interesse per i quali vi sentite portati o che vi aiutano magari a concentrarvi nel vostro percorso?
 
CLOWNZ: Si fidi di me, lei non vuole che io risponda a questa domanda!
 
FALLANI: Mmmhh cosa mi piace e mi aiuta oltre al calcio… 3 dosi di asdasd al di e sfogarmi maltrattando e offendendo Mr #Fulcout.
 
GRITINO: Ho tante passioni ma tante tante… Però finisco sempre per non fare niente e a dire solo cazzate… quando non sono chiuso nella cella di isolamento… Mi concentro sulle parole che mi dissero il mio Ds ed il Presidente per convincermi a giocare, “se diventi un calciatore famoso poi se scopa! “
 
Quali sono le vostre prospettive di vita? Cosa pensate di fare una volta che sarete riabilitati, ci avete già pensato ?
 
CLOWNZ: Spero di svegliarmi domattina … Asdasd.
 
FALLANI: Uscireeee??? Sono matto mica stronzo!
 
GRITINO: Voglio comprarmi uno chalet di montagna, andare a pescare nei torrenti, nei laghi, e vivere il mio isolamento, non quello dell’asylum! Voglio stare in pace, non dire più cazzate ma pensare solo a tutte quelle dette in questi anni.
 
Cosa avreste fatto se non questo? Avete ricevuto altre proposte per quanto riguarda il percorso riabilitativo o avresto voluto intraprendere un’altra carriera rispetto a quella del calciatore?
 
CLOWNZ: Sarei stato qualcosa di molto più pericoloso di quello che sono attualmente.
 
FALLANI: Mi scusi egregio Cicchinelli ma ho lottato per arrivare qui dentro! C’era una fila che manco alla posta il giorno delle pensioni! Da ex alcolista in lenta ripresa le direi cosa vuoi di più dalla vita?
 
GRITINO: Non ci ho mai pensato… sono nell’asylum da tanto tempo, non so cosa avrei potuto fare… Forse il coglione in televisione o al cinema, magari accanto a Boldi e De Sica in qualche cinepanettone!
 
Capitolo delicato: l’amore. Siete fidanzati o avete qualche anima affine che vi aspetta?
 
CLOWNZ: Lei aspetterebbe uno come me ? Signor Cicchinelli! HAAAASDASDASD
 
FALLANI: Amore? É una guerra persa…AMIR non mi vuole.

GRITINO: Ho una compagna che da anni mi è vicina e sostiene di assecondarmi ed aiutarmi… In realtà penso sia più pazza di me! E’ la classica persona che a primo impatto pensi “che carinaaaa! quanto è dolce, educata, sofisticata ma allo stesso tempo semplice!” Dopo due giorni capisci che è un potenziale serial killer, fredda e spietata come un sicario! Viso pallido e sguardo perso nel vuoto…
 
Siamo praticamente alla fine di questa intervista, a cui vi ringrazio di aver partecipato. Volevo, se fosse possibile, proporvi un piccolo e assolutamente innocuo test. Vorrei sottoporvi tra immagini prese da un test di Rorschach e chiedere ad ognuno di voi cosa vede all’interno di ognuna delle tre figure. La cosa non ha alcun fine o valore scientifico ovviamente, non essendo laureato in nessuna delle discipline inerenti a questo esame, ma ho pensato, dato il contesto, che fosse interessante potervi chiedere questo sforzo. E’ possibile  ?
 
CLOWNZ: Lei vuole che io faccia il giochino delle immagini ? Forza giochiamo pure…

Viene mostrata la prima immagine:

CLOWNZ: In questa ci vedo una zucca di Halloween con delle orecchie asdasdasd.

FALLANI: Questo è un giullare che ride e si fa beffe di me.

GRITINO: Il simbolo della Dainese ubriaco.

Viene mostrata la seconda immagine:

CLOWNZ: In questa una donna che si guarda allo specchio.

FALLANI: Sono sicuro, sono i lividi sulla mia schiena.

GRITINO: Una fettina di emmenthal tagliata a cazzo.

Viene mostrata la terza immagine:

CLOWNZ: IO QUESTA NON LA COMMENTO ! NON È SPECULARE ! MI DA FASTIDIOOOOOO.

FALLANI: Questa è una bozza della tattica del nuovo mister.. Lui la chiama Beowulf. Ma secondo me si è solo soffiato il naso su un fazzoletto e vuole far vedere che ci capisce qualcosa..

GRITINO: Una pizza funghi e salsiccia.


La duplice presidenza di Lenny Cazzamalli (e dei suoi 4 compagni di cordata)

Botta e risposta con Lenny Cazzamalli, uno dei cinque presidenti del Bologna, tra gli artefici dell’acquisizione del Ravenna Calcio.

In questa intervista esploreremo genesi, prospettive e sogni proibiti di queste due fantastiche società.

  • L’acquisto del Ravenna ha sconvolto il panorama calcistico della serie C. L’ormai ex presidente Franceschi ha deciso di cedere alle lusinghe della vostra cordata. Come si è sviluppato questo passaggio di mano?

L’idea di acquistare il Ravenna è nata qualche giorno dopo l’acquisizione del Bologna.

Abbiamo voluto sfruttare la possibilità di ottenere un’affiliata, interrogandoci su quale club di serie C potesse fare al caso nostro. In linea teorica, avremmo potuto rilevare una società senza presidenza e insediarci. Poi, durante uno dei nostri meeting, è uscito fuori il nome del Ravenna, squadra presieduta Franceschi, nostro calciatore al Bologna. La ciliegina sulla torta è stata la presenza di Meneghetti, il quale svolge la funzione di DS per noi, ma anche per il Ravenna.

Una volta entrati in contatto, la trattativa è stata semplice. L’ex presidente Franceschi, visto il poco tempo a disposizione, non era più in grado di seguire il Ravenna in modo adeguato. Alla luce di ciò, si è dimostrato ben felice di lasciare la successione a gente che conosceva da tempo, facilitando la cessione con reciproca soddisfazione. Di tutta risposta, ci siamo impegnati a rispettare le volontà del presidente uscente, confermando l’Allenatore D’Anteo e garantendo un futuro roseo al Ravenna.

  • Qual è il rapporto tra voi presidenti, a livello decisionale? Come riuscite ad accordarvi tra le varie strade proposte durante i vostri meeting?

Tra noi presidenti c’è fiducia e stima reciproca.

Tre di noi (il sottoscritto, Gamberini e Torsello) siamo compagni di squadra dalla S1,quindi abbiamo avuto modo di conoscerci e confrontarci su molti argomenti.

Gli altri due presidenti, Terzo e Pisasale, pur essendo con noi da poco tempo, si sono rivelati profondi conoscitori del progetto. Entrambi rappresentano figure poliedriche e competenti, alternandosi tra vari ruoli del nostro mondo virtuale. Come avremmo potuto non essere felici, quando hanno manifestato il desiderio di entrare nella coordata?  

Le decisioni da prendere vengono stabilite di comune accordo, seguendo un orientamento molto democratico, all’interno della nostra chat dirigenziale di whatsup.

Ciò nonostante non interferiamo a livello tattico, riponendo massima fiducia in mister Torsello, mentre per il mercato ci confrontiamo con Meneghetti, il quale gode del nostro totale ed incondizionato rispetto.

  • Ora vi ritrovate a dover gestire due società, come intendete portare avanti due realtà così distanti tra loro?

Per noi anche gestirne una rappresenta una grossa novita..immagina 2…scherzi a parte…

Per quel che riguarda il Bologna la questione è più semplice: siamo un gruppo unito, motivato e di sani principi. Il discorso riguardante il Ravenna è leggermente più complicato, trattandosi di una società appena nata, e sicuramente necessiteremo di più tempo per creare la giusta amalgama tra i giocatori. Comunque siamo convinti di riuscire a costruire qualcosa di buono.

  • Avete confermato mister D’Anteo, considerato uno dei migliori allenatori in circolazione, ma ultimamente abbiamo assistito ad un netto peggioramento delle prestazioni. Di chi è la colpa?

La conferma di mister D’Anteo, campione in carica della serie A, era un paletto imposto dalla vecchia presidenza, che noi abbiamo accettato subito senza riserva.

Anzi, lo consideriamo un lascito prezioso dell’ex Presidente Franceschi: siamo contenti di averlo tra noi e spero possa restare anche negli anni a venire. La conferma del mister rappresenta anche un segnale allo spogliatoio, il quale inizialmente ha subìto l’impatto del passaggio di proprietà.

  • Durante la sessione invernale, avete prelevato Nadir dall’attacco ravennate, ma senza ancor aver trovato un sostituto. I tifosi, giustamente, borbottano. Il calciomercato è chiuso?

Il “caso Nadir”, come spiegato al gruppo Ravenna, è stato dettato da esigenze di mercato.

Alcune squadre di serie A si erano interessate al giocatore, in quanto in poco tempo si è fatto apprezzare per attività, goal e voglia di stare nel progetto. Quindi abbiamo deciso di portarlo fin da subito a Bologna, onde evitare di farcelo soffiare da altri club.

Ad oggi (28/05) il mercato non è ancora chiuso. Stiamo sondando molti prospetti ma, guardando prezzi e caratteristiche tecniche, non abbiamo ancora trovato un valido sostituto.

In ogni caso vorrei tranquillizzare i tifosi: cercheremo di prendere una punta.

  • Quali sono i prospetti più interessanti del Ravenna? Si stanno creando delle gerarchie nello spogliatoio?

A Ravenna abbiamo trovato un buon gruppo, seppur destabilizzato dalla partenza di Nadir.

In questo primo periodo si stanno mettendo in luce Federico Farolfi Marini, Gabriele Corno, Ivan Piastra, Derek Boschi, Gabriele Giampaoli e Luca Marchetti. Si iniziano ad intravedere quelli che potrebbero essere i nuovi leader della squadra. Sicuramente mi sarò dimenticato qualcuno, e di questo voglio scusarmi sin da subito.

  • Vi siete presentati promettendo la serie A in soli 3 anni. Volete confermare questa vostra dichiarazione?

Certo: noi vogliamo il meglio per il Ravenna e per i suoi tesserati.

Quest’anno ormai la classifica è andata, maa ci servirà per mettere le basi per il prossimo anno. Fidatevi, saremo protagonisti.

  • Passiamo al Bologna. Inaspettatamente siete in corsa per l’Europa League. È sempre stato questo il vostro obiettivo?

A Bologna abbiamo avuto due stagioni (la 1 e la 3) dove ci siamo salvati per il rotto della cuffia, mentre nella S2 abbiamo cullato il sogno Europa quasi fino alla fine.

A livello di rosa, come segnalato anche dagli addetti ai lavori, non siamo da squadra a rischio retrocessione. La salvezza dello scorso anno ha unito notevolmente lo spogliatoio. La conferma di quasi tutta la rosa, e l’arrivo di un mister preparato che già conosceva l’ambiente, ci hanno portato ai livelli che meritiamo: in lotta per un posto in Europa.

  • Lo spogliatoio del Bologna è notoriamente molto compatto. Chi sono gli artefici principali di un tale attaccamento alla maglia?

Sicuramente siamo un bel gruppo, una vera famiglia, dove tutti sono ben accolti.

Da noi le new entry non hanno difficolta a integrarsi, nonostante le differenze di età e di provenienza. Ma se devo fare un nome, e credo che tutto il Bologna sia d’accordo con me, credo che l’artefice principale sia proprio Luca Franceschi. Lui è la bandiera del Bologna.

Fin dalla S1 ha creato un ottimo gruppo, consolidandolo poi nell’arco delle stagioni successive, nonostante tutte le difficolta che abbiamo affrontato (soprattutto in S3).

Si sa che quando ci sono delle basi solide, poi viene tutto più facile, quindi voglio sfruttare questo spazio per mandare un grosso ringraziamento a Luca per tutto ciò che ha creato.

  • La rosa sembra soddisfare mister Torsello, che sta sfruttando al massimo il capitale umano del Bologna. All’interno di quest’ultima, quali sono i perni della vostra formazione tipo? E quali saranno le rivelazioni del girone di ritorno?

Il problema è che a Bologna non abbiamo una formazione tipo. Abbiamo sempre fatto giocare tutti a rotazione. Vincere è importante, ma vogliamo dare a tutti la possibilità di vedersi in campo. La nostra politica vuole essere quelle di far sentire tutti importanti all’interno del progetto.

E di questo devo dire che nessuno si è mai lamentato, escludendo qualche discussione avuta in S3. Ma questa è la nostra filosofia, nel pieno spirito di questo progetto.

  • Quali sono i reparti che più vi preoccupano?

Il reparto che forse sta rendendo meno è l’attacco. Sostituire Cusumano (22 reti lo scorso anno) non era semplice. Gli acquisti di Nadir e D’Amato dovrebbero garantire al mister soluzioni altezza.

  • Volete lasciare un messaggio ai tifosi delle due società?

AI momento abbiamo preso la presidenza sino al temine della S5, ai tifosi voglio dire di stare tranquilli. Seguiteci, perché insieme potremo toglierci grandi soddisfazioni!

Fulmine a ciel sereno a Salerno!

Fulmine a ciel sereno a Salerno! Il DS Stefano Stranges, decide di abbandonare la Salernitana. Andiamo subito a chiedere al diretto interessato del perché di questa scelta.

Ciao Stefano. Voci di corridorio arrivate su Progetto X, confermate poi dal comunicato della Salernitana, ti danno dimissionario, in quanto pare che ti abbiano offerto un posto da DS al Lecce. È corretto?

Si, purtroppo poiché vige la regola del monoruolo, per rispetto del regolamento ho dovuto fare una scelta. e poiché mi piace dare una mano a chi è in difficoltà ho deciso di lasciare Salerno per cercare di dare una mano a Lecce. Poi comunque sono venuto a sapere che a Lecce non c’è presidenza e quindi non potevo venire assunto. Approfitto, visto il nuovo regolamento, per concentrarmi sul Campobasso. Ho anche approfittato per ripassare il regolamento e fare il nuovo patentino da ds e ho ottenuto il 97%, ora aspetto Filippo Ballarini per l’esame orale in modo da essere pronto per la prossima stagione.

Un giocatore della S1 come te, come faceva a non sapere che il Lecce non avesse presidenza?

In realtà tra la memoria che ogni tanto mi gioca brutti scherzi, i tanti pensieri che ho questo periodo e la voglia di dare una mano ad una squadra che nel calcio fuffa mi sta simpatica, non mi è venuto proprio in mente, magari ne avevo sentito parlare ma non mi sono ricordato, come non ricordo più che squadre ci sono in c senza presidenza e chi è stata comprata e non ricordo se c’è un’altra squadra in A senza presidenza. dovrei segnarmelo da parte. credo sia più grave che la squadra stessa che sa di non avere presidenza e che senza presidenza non si può contattare un DS non mi abbia detto nulla. Mi servirà da lezione per non aiutare più nessuno, perché non è la prima volta che vengo danneggiato dal mio altruismo.

È onorevole cercare di aiutare il prossimo in ogni situazione difficoltosa che si crea: Livorno, Salernitana e ora la voce del Lecce, per non parlare di Catania per poi mollare e diventare presidente del Campobasso. Ma se fossi Presidente di una società, il tuo DS di fiducia ti lasciasse con le mani in mano da un giorno all’altro, non ti sentiresti preso un po’ in giro? Il DS penso abbia una missione che non possa essere svolta in meno di una stagione. Questi tuoi cambi continui durante la S4 non ti renderanno certamente agli occhi agli addetti al lavoro, una persona affidabile. Come rispondi a queste considerazioni?

Innanzitutto mi spiace come sia andata a Livorno, se fosse andata diversamente e il presidente avesse dato retta a Del Prete magari ora sarei ancora li. Mi spiace per Catania che ho dovuto abbandonare per realizzare il sogno di comprare una squadra e seguire il cuore comprando quella della provincia di origine di mia madre. Purtroppo, quando ho seguito il cuore, come spesso capita, non ho seguito la mente e non ho pensato che se anche fossi stato solo presidente come ora a Campobasso non sarei potuto rimanere a Catania come DS, per il regolamento sui conflitti di interessi. Anche per Salerno mi spiace e anche qui il regolamento mi ha messo davanti ad una scelta difficile, quando ho deciso di dare una mano al Lecce speravo di poterlo fare restando a Salerno essendo in due serie diverse, però poi giustamente mi hanno ricordato che il monoruolo impedisce di ricoprire due ruoli in A e B e quindi per cercare di dare la mia mano al Lecce per rialzarsi ho dovuto dimettermi da DS a Salerno, non prima di aver trovato un sostituto proprio per non lasciare il ruolo scoperto, ovviamente collega segnalato ma starà a loro poi scegliere.

Comunque nella mia situazione se il mio DS mi dicesse che vorrebbe dare una mano ad una società in difficoltà lo lascerei andare perché comunque è anche giusto che gli utenti facciano ciò che sentono. L’ho sempre fatto da DS con i giocatori, lo farei come presidente con allenatore e DS qualora mi trovassi nella situazione. Non lo considero tradimento o altro se lo fanno per il bene di una squadra, perché io apprezzo quando qualcuno si mobilita per aiutare il prossimo, importante è che sia sincero e mi spieghi la situazione come ho sempre fatto io con le squadre che ho dovuto abbandonare.

Curiosità: ma chi ti ha contattato per diventare DS del Lecce?

Sono stato contattato da Mariano Pizzuti per trattare il nostro giocatore Cristian fato. Parlando del più e del meno mi ha detto che sarei potuto andare a lavorare come DS a Lecce dalla prossima stagione. Da lì siamo entrati nei dettagli e ha detto che sarei potuto andare anche subito (intanto mi aveva accennato la situazione tipo, da quel che ricordo), dopodiché mi ha detto che non potevo essere DS a Lecce a Salerno che aveva chiesto e gli hanno detto del monoruolo e allora per dare una mano a loro ho dovuto lasciare Salerno. Ma questa è l’ultima volta che aiuto qualcuno. Mi terrò stretta la prossima squadra che vorrà contare sul mio lavoro e se mi cercheranno altri declinerò educatamente. Basta pagare per la propria bontà d’animo.
Qualcuno chieda al Lecce come mai sapendo di non avere presidenza mi è stato offerto un ruolo nonostante sia vietato da regolamento.

Eppure te dovresti saperlo, caro Stefano…

Si, ma se io tra mille pensieri che ho in testa mi dimentico dovrebbe essere chi vive questa situazione e conosce il regolamento a non farmi una proposta che sa che non può farmi… Vabbè magari non ci hanno pensato sul momento neanche loro perché distratti dalla trattativa: ormai è andata!

Ultima domanda: cosa pensi della nuova regola messa dagli admin ieri sera sul fatto di non poter più di due incarichi all’anno?

Una regola positiva, che alla fine penso non servirà comunque se non in casi eccezionali. Alla fine  gli admin sanno fare il loro lavoro in maniera impeccabile e se inseriscono un nuovo regolamento vuol dire che lo hanno prima studiato per bene, valutando pro e contro; se poi hanno trovato abbastanza pro per ritenerlo applicabile, lo fanno sempre per il bene del progetto (e di chi vi fa parte). Non sarà la prima né l’ultima regola che posteranno per rendere sempre migliore il progetto. Io non correrò il rischio di violarlo perché come detto già ieri, appena una squadra deciderà di puntare su di me, me la terrò stretta, quindi neanche ci arriverò a due squadre all’anno.

Grazie per le risposte Stefano!

Parallelamente cerchiamo di contattare Mariano Pizzuti per avere una versione generale delle cose, tirando in ballo tutte le parti coinvolte.

Ciao Mariano! Dalle dichiarazioni raccolte, pare che sia stato tu a offrire l’incarico di DS del Lecce a Stranges, ci racconti la tua versione dei fatti?

Si parlava dell’acquisizione del cartellino del giocatore, e si parlava di correttezza e trasparenza per le clausole dell’acquisizione del ragazzo, una volta conclusa la pratica, gli raccontano dello stato particolare del Lecce e mi diceva che il ragazzo è un carattere particolare è sicuramente avrebbe riattivato qualcuno; successivamente lui si propose per venire a riattivare la squadra come assistente DS, io gli dissi che non era fattibile (perché pensavo che ogni squadra potesse avere 1 sola persona a ruolo), e gli dissi, eventualmente sentiamoci per S5 (mea culpa il discorso della mancata presidenza e di dover interagire con gli Admin). Poi chiesi se si potessero avere 2 persone con lo stesso ruolo (la fonte resterà anonima a vita) e mi disse di sì. Ma ripeto mia colpa non aver parlato con gli Admin per la mancata presidenza

Ringraziamo Pizzuti per la dichiarazione.

Chiudiamo infine il cerchio con il rappresentante della Salernitana, Mirko Sangiorgio.

Un fulmine a ciel sereno la dimissione di Stranges da DS della Salernitana. Cosa è successo?

Eh sì proprio un fulmine al ciel sereno. Semplicemente questo pomeriggio ha annunciato che ha ricevuto una proposta dal Lecce ed è stato costretto a dimettersi perché deve aiutare la società pugliese. Come un buon samaritano.

Senza sapere oltretutto, che il Lecce è una società senza Presidenza e che non può scegliere da sè il DS di turno. Come è stata presa questa decisione inaspettata?

Esattamente, è una cosa alquanto strana e immotivata. Personalmente l’ho presa molto male e anche gli altri presidenti e i giocatori. Stefano era il primo a scrivere che non bisognava mollare, che dovevamo raggiungere la serie A, che si trovava benissimo a Salerno. In realtà se ne è andato nella maniera più codarda possibile. Ha lasciato una squadra in crisi di risultati, non ha rispettato la parola data. Ha acquistato dei giocatori per cui si è preso la massima responsabilità e non ha concluso nemmeno la stagione. Sinceramente l’abbiamo tutti presa molto male soprattutto a causa delle belle parole che diceva continuamente.

Dopo questa situazione, come vi siete mossi? Voci dicono che Stranges avesse trovato il suo sostituto da proporvi. O siete ancora alla ricerca?

Visto che è finito il mercato non è urgente la situazione. Stranges ci ha proposto un sostituto ma ovviamente non possiamo dare valore alla candidatura di chi ci ha abbandonati in questo modo. Stiamo valutando e decideremo per il meglio, senza fretta.

Grazie mille per la breve intervista Mirko! Buon proseguimento!

Grazie a te e a voi per la possibilità di fare emergere sempre la verità. Per ultima cosa voglio dire che Stefano è una bravissima persona, un ragazzo sempre gentile e disponibile però forse non è particolarmente adatto al ruolo di direttore sportivo ma per lui vedo più un ruolo di “amico e aiuto di tutti” e spero che ascolti il mio consiglio. Buon proseguimento anche a voi!

Atalanta: sogno CL anche su ProgettoFM

Come nel calcio fuffa, l’Atalanta del nostro campionato si sta rivelando una outsider davvero insidiosa. Mentre per gli uomini di Gasperini la stagione si è conclusa con un’ insperata qualificazione in Champions League, i ragazzi di mister Pellegrino sono in perenne lotta europea.

Ad inizio stagione i media del gioco la davano all’ottava posizione come piazzamento finale. Complici anche i crolli di Inter, Torino e Sampdoria, i bergamaschi si ritrovano a pari punti (e una partita in meno) col Progetto Gaming per un testa a testa per l’Europa dei grandi. Assodato che primo e secondo posto sono blindati dalle corazzate Lazio e Cremonese, la Juventus gode di un terzo posto con un +2 sui cremaschi e una gara da disputare.

Nello scontro diretto, il PG è in vantaggio per aver vinto entrambe le gare di campionato. Mentre il PG nella prossima uscita dovrà fronteggiare la Samp di Filippone, gli orobici dovranno fronteggiare un Bologna altrettanto insidioso e nei turni immediatamente successivi Cremonese e Lazio.

Girone d’andata da CL

A supporto di quanto detto, vi mostriamo il ruolino di marcia dell’Atalanta nel girone d’andata.

Unica ad avere una differenza reti positiva in doppia cifra (eccetto Lazio e Cremonese che sono di un altro pianeta), sta a testimoniare come mister Pellegrino abbia trovato un equilibrio tattico per i suoi ragazzi, trovando spesso la via del pareggio che le ha permesso di chiudere al terzo posto davanti al Napoli, grazie proprio a quei 6 punti conquistati.

Merito sicuramente anche di Davide Hay, capocannoniere della squadra con ben 17 gol all’attivo in 22 presenze. Come detto, tale risultato è dovuto ad un equilibrio ben preciso il quale porta a pensare che anche la difesa abbia qualche merito.

Infatti la maggior parte dei palloni recuperati sono opera del centrale difensivo Petruccelli (87) e capitan Cesaride (57). Petruccelli unico ad aver giocato tutte le partite dell’Atalanta finora. Irrinunciabile.

Mentre il vero genio della squadra rimane l’ormai noto Baseggio, che con i suoi 43 Passaggi chiave e 13 occasioni create si dimostra essere il vero cervello della squadra.

Tattiche “buggate”? Facciamo un pò di chiarezza.

Martedì sera è arrivata inaspettatamente una live sul gruppo Progetto Football Manager, dove il nostro admin, Alessandro Pironti, ha voluto parlare dei malumori che la community ultimamente sta portando fuori riguardanti presunte tattiche “buggate” (qui e qui i video, un’ora e mezzo circa in totale): cercherò di  fare riflessioni strettamente personali su tematiche che magari non sono uscite da questa live molto interessante nei contenuti, aggiungendo e citando magari qualche parte dei vari interventi anche indirettamente nel mio discorso, per completare questo pezzo.

Faccio una premessa, provando inizialmente a parafrasare Football Manager con i cardgame: all’interno di questo genere di giochi esiste un meta, che definito in breve è l’insieme dei mazzi che vengono maggiormente giocati all’interno del gioco perché più performanti di altri: quelli più performanti vengono creati generalmente dai così detti “pro player”, i quali poi condividono le loro creazioni alla community, formata per la maggior parte da giocatori occasionali, per permetterne l’utilizzo nelle modalità classificate, nei tornei, in quanto più efficaci, e quindi permettendo di ottenere più facilmente vittorie. La struttura base di certi tipi di mazzi che fanno parte del meta di quel periodo, resta sempre la stessa, poi ovviamente possono essere inserite modifiche che rendono più o meno efficace quel mazzo contro specifici mazzi magari, con il quale abbiamo meno possibilità di vittoria (le così dette tech card). Chi scarica o utilizza mazzi di terzi, o non ha la competenza necessaria per capire come può evolvere il meta, come creare un mazzo performante, o semplicemente vuole provare un certo mazzo dopo aver letto le statistiche sull’efficacia all’interno del meta stesso, dove è necessario imparare solo il gameplay del mazzo e fare un po’ di pratica: ovviamente vincerà più facilmente chi saprà leggere meglio le partite, saprà usare meglio il mazzo e avrà un po’ più di fortuna (quella serve sempre).

Allo stesso modo, la presenza all’interno della community di Football Manager di forum, gruppi che permettono lo scambio di opinioni, e di giocatori che effettuano test estremi su delle tattiche, per ottenere tattiche funzionanti sopra la media per infine condividerle a chi vuole semplicemente provarla o utilizzarla per le proprie carriere. All’interno del Progetto FM, come in qualsiasi altro torneo online, ci sono numerose squadre, ognuna con un proprio allenatore, i quali adotteranno tattiche e stili di gioco tra loro differenti, creando allo stesso modo dei cardgame, un meta di tattiche più o meno variegate.

Anche in questo caso le tattiche scaricabili possono essere revisionate in base ai propri gusti, sistemate in base alla partita su istruzioni di squadra, individuali o all’avversario. Come in tutti i giochi quindi, ci sono cose che funzionano meglio (in questo caso tattiche) e tattiche che funzionano peggio contro altre tattiche. Queste tattiche “sbilanciate”, che ormai hanno preso il nome di “buggate” (in parte inflazionando il termine). La questione che ha infiammato la community di Progetto FM, e che ha portato a fare una live a riguardo, verte proprio su questo punto: esistono tattiche “buggate”? Qualcuno bara?

La risposta breve è: nessuno bara, visto che l’utilizzo di tattiche di terzi (dell’amico o scaricate dal forum/gruppo di turno) è consentito nel progetto. Sarebbe difficile eventualmente controllare chi usa una tattica piuttosto che un’altra, purché rispettino una regola fondamentale: non è permesso giocare con tattiche con 0 punte, per esempio, che nel 17 (e magari anche nel 19) ha portato ad avere tattiche realmente considerate buggate, bandite dalla Sports Interactive e dal Progetto FM stesso: chi continuò ad utilizzarle dopo il ban di tali moduli, anche solo per 10 minuti durante una partita, se opportunamente segnalata, si beccava multe o sanzioni peggiori. La squadra di Admin quindi si rifà quindi ai comunicati o alle istruzioni che indica la casa madre del gioco.

È vero che comunque alcune di queste tattiche sono più performanti in generale o solo per i dettagli, come calci piazzati (angoli, punizioni, rimesse) ben impostati, o realmente buggati, come è stato per il caso delle rimesse lunghe, che nel Touch per la cronaca non è propriamente stato corretto (qua sì che si è sfruttato un bug del motore grafico), piuttosto che per uno stile tattico difficile da contrastare e rendono bene (ma non sempre) anche con rose più deboli in maniera sorprendente.
In questa linea molto sottile parte il dibattito, che alla fine è puramente morale: usare tattiche scaricate è moralmente corretto? A questa domanda rispondo analizzando come gli allenatori del progetto, osservando da allenatore, scarso ma che pur sempre allenatore, e suddividerli in 2 categorie che saranno divisi in altre sottocategorie.

Categoria degli allenatori che testano tanto una tattica.

Questa è la categoria degli allenatori, che perde (o ha perso) ore e ore a testare una o più tattiche, al fine di trovare la giusta quadra per la squadra a disposizione, oppure stravolgendone la vecchia filosofia, cambiando completamente il mercato, o stravolgendo i giocatori con potenziamenti indirizzati verso un cambio modulo. La possibilità di fare certi studi avanzati sul gioco è stato anche possibile in quanto il periodo di passaggio tra la stagione 3 e la stagione 4 è stato di due mesi (dicembre-gennaio di pausa) ma, con l’arrivo del gioco, che è stato a inizio novembre, ha dato la possibilità a chi ne avesse avuto voglia e tempo, di avere fino a 3 mesi di tempo per studiare le meccaniche del gioco, scoprire cosa funzionasse meglio o meno, e decidere se adattare la propria tattica e il proprio stile di gioco o stravolgerlo.

I casi forse più eclatanti, ma sicuramente quelli più chiacchierati, sono stati quelli della Lazio di Michelini e della Cremonese di Campagna che hanno stravolto il modulo di gioco rispetto alla stagione passata, passando dal 4-3-2-1 basato sul gioco centrale ad un 4-4-2/4-2-4, basato sul gioco sulle fasce, in quanto hanno notato, studiando il gioco, che erano moduli davvero efficaci, se settati nella giusta maniera. La loro forza è stata trovare un modulo, magari scaricato, ma sicuramente opportunamente adattato, comunque testato in tutte le salse, creando salvataggi ad hoc con le proprie squadre (i due allenatori hanno dimostrato anche durante la live, ma già da prima agli admin), di aver fatto decine di salvataggi diversi per testare al meglio, e con risultati che sono stati soddisfacenti offline, e poi, risultati alla mano, online. È stato quindi un lavoro di programmazione che poche squadre hanno fatto.

Un caso invece analogo ma incentrato su mantenere il proprio stile tattico della stagione precedente, riguarda il Chievo Verona ed il suo 4-1-2-1-2 (o 4-4-2 rombo come adora chiamarlo il mister Figoni) che ha deciso di studiarsi e cercare di riportare l’idea di calcio che proponeva già con il suo Chievo nella stagione 3. Anche in questo caso, le dure ore di lavoro stanno portando risultati per il momento gli stanno dando ragione.
Esempi conosciuti ne potrei fare diversi altri, ma preferisco concentrarmi su casi di squadre comunque conosciute e con più risalto mediatico.

Categoria degli allenatori che hanno fatto pochi o nessun test.

In questa categoria ci sono sempre quelli che stanno allenando provando a creare tattiche proprie da 0 oppure scaricarle perché obiettivamente forti, e date in pasto alla squadra senza un minimo test o con pochissimi test, oppure con la convinzione che essendo tattiche performanti, possano girare con qualsiasi rosa. Diversi allenatori che, per fatti personali (studio, lavoro, famiglia) o altro, non possono o non vogliono impiegare del tempo per fare un numero di test sufficienti per trovare una quadra tattica alla propria squadra, quindi o creano tattiche che magari spesso non sono impostate nella giusta maniera o che avrebbero bisogno di più tempo per essere testate offline, al fine di migliorarle ed adattarle al meglio alla propria rosa (in questo caso mi ci metto io personalmente con la Lucchese, per esempio), oppure preferisce preparare la partita singola, senza dare una identità alla squadra, altrimenti preferisce scaricare una tattica pronta che dovrebbe essere già performante, magari che permette di avere risultati sopra la media, ma non obbligatoriamente: penso al Foggia che dovrebbe utilizzare, una tattica scaricata, ma molto probabilmente adattata un minimo, e che nonostante tutto, non sta portando risultati eccelsi alla formazione di mister Marchi, ma che sicuramente porta partite scoppiettanti e piene di gol, fatti e subiti, specie ultimamente (infatti in una intervista dei colleghi dello Spezzino, mister Marchi ammette che la difesa deve essere rivista): sicuramente sarà necessario uno studio ulteriore di approfondimento per cercare di rendere la difesa magari meno perforabile o ragionare come Zeman, che a Foggia ha lasciato grandi ricordi, con il motto: “vince chi fa un gol in più”.

A parità di moduli ma con rose differenti vince la rosa più forte.

Affermazione che si collega perfettamente con quanto detto sopra, che rafforzo con un esempio stupido per rendere l’idea: il “famosissimo e rottissimo” 4-4-2 applicato alla Cremonese di turno (mi perdoni mister Campagna), contro lo stesso 4-4-2 applicato al Foggia (mi riperdoni anche lei mister Marchi), è per ovvii motivi più efficace sulla Cremonese, in quanto dispone di una rosa molto più forte. Applicando le giuste modifiche di adattamento a quella specifica partita, il Foggia potrebbe probabilmente anche sfangarla.

Non tutte le squadre sono adatte ad una stessa tattica.

Ovviamente scaricare una tattica performante non preclude che funzioni per tutte le rose: ogni rosa ha le sue peculiarità, che vanno studiate e conosciute. Per trovare la quadra migliore è necessario quindi, o costruire una tattica che risalti le caratteristiche della squadra o trovare quella più adatta alla propria squadra. Quindi i moduli scaricati NON saranno “rotti” su tutte le squadre, perché magari non sono impostati gli allenamenti giusti o semplicemente la rosa non è adatta a fare un certo tipo di gioco, in quanto oltretutto ogni squadra avendo le proprie peculiarità, si snaturerebbe su determinati dettami tattici, o non permetterebbe al meglio la resa della stessa.

Anche i potenziamenti e le strategie di mercato fanno la differenza!

Nella strategia della costruzione della tattica, c’è come già accennato sopra, quello dei potenziamenti: sono un fattore spesso fondamentale che permettono, sulla carta, di migliorare il giocatore in funzione di correggere difetti, migliorare ulteriormente il giocatore o aumentarne la duttilità tattica. Va da sé che per le squadre con giocatori che hanno a disposizione esigui fondi per potenziarsi, sarà più difficile fare un lavoro ottimale e al più sarà necessario sfruttare il principio costi/benefici, cioè: cosa conviene scegliere di potenziare tra 6 attributi deboli per quel ruolo, per esempio, potendone migliorare decentemente massimo 3? È normale anche che quindi il tasso di errore nello scegliere il potenziamento giusto sia più alto.

Viceversa, squadre che hanno giocatori i quali dispongono ognuno di loro di buoni budget per potenziarsi, se hanno allenatori bravi a consigliare i propri giocatori o se i giocatori stessi sono autosufficienti a migliorarsi in maniera autonoma, il tasso di errore sarà più basso e sarà possibile anche fare eventualmente qualche errore veniale. Sbagliare i potenziamenti può essere deleterio e portare risultati sotto l’aspettativa media durante il campionato.
A ciò si aggiunge la strategia di mercato, dove si sceglie chi acquistare o vendere, al fine di preparare al meglio la rosa per il modulo (o i moduli) che si stanno pensando per la nuova stagione: comprare giocatori poco funzionali ad una tattica non aiuta sicuramente a farla funzionare al meglio. La selezione dei giocatori in questo senso deve essere molto attenta, non solo guardando il fattore attività, ma in questo senso è meglio prima guardare se la scheda è (o può essere) adatta agli schemi del mister, e poi si valuta l’attività.

C’è un ma in tutto ciò: il problema di overperformance dei giocatori completamente fuori ruolo.

In tutto ciò il gioco ha, personalmente parlando, dei problemi riguardanti l’interpretazione dei ruoli. Questo perché si vedono tattiche dove uno o più giocatori sono posizionati fuori ruolo e, dove nonostante tutto, il o i giocatori fuori ruolo, riescano a rendere nella stessa maniera di una tattica con giocatori con i ruoli appresi appieno: questo per me è un problema del gioco non da poco: nella realtà mettere diversi giocatori fuori ruolo dovrebbe far sì che quella squadra, oltre a permettere l’assimilazione degli schemi, dovrà allenare alcuni giocatori in un certo ruolo che durante un periodo del campionato indefinito non daranno le prestazioni sperate, ma avranno bisogno magari di maggiore adattamento. Un giocatore su FM, anche solo se ha le skill adatte a quel ruolo (che è diverso dalla posizione), rende bene comunque anche se fuori ruolo: questo fenomeno dovrebbe capitare una partita su 10 in questi casi, non 8 su 10. A sto punto mi chiedo: che me ne faccio dei pallini sui ruoli?

Conclusioni

In conclusione, per chi si lamenta soprattutto di chi sta facendo campionati sopra la media, ricordatevi che c’è sempre sotto di esso un lavoro maggiore di chi non sta avendo risultati, quanto meno è quasi sempre così. Uno che scarica una tattica e non capisce che genere di calcio dovrebbe proporre, capire se quello stile è consono alla propria rosa, potrà probabilmente far galleggiare in una posizione maggiore, ma a mio parere personale, distruggerebbe la profondità  di Football Manager: è sempre stato un gioco di una profondità altissima, per chi lo vuole vivere al massimo, per appassionati del genere manageriale, è un gioco totalmente diverso dagli altri giochi di calcio. Forse sì, scaricare una tattica e metterla in pasto alla squadra senza personalizzarla è moralmente un insulto a chi sfrutta al massimo il gioco, sbattendo la testa per ore per cercare di trovare una quadra ad una propria tattica creata da 0. Ma se uno preferisce i risultati con il minimo sforzo, alla soddisfazione di aver trovato una quadra dopo numerose prove, è consentito. Per alcuni d’altronde, vincere è l’unica cosa che conta. Quindi se si volesse battere chi preferisce il massimo risultato con il minimo sforzo, sarà necessario studiare le tattiche che vengono usate/scaricate di più, fare tanta analisi sulle partite e diverse prove, magari lavorare ad un modulo ad hoc per provare a battere una determinata squadra. Chi preferisce partire da zero adora queste sfide.

“La tecnica è il pane dei ricchi, la tattica è il pane dei poveri.“ —  Carlo Mazzone 

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Cambio di privacy del gruppo Facebook di Progetto Football Manager

Da qualche giorno il gruppo Facebook di Football Manager ha modificato la propria privacy passando da “pubblico” a “segreto”. La decisione è stata presa per proteggere il gruppo dalle segnalazioni che potrebbero portare alla cancellazione dello stesso.

Tutto è nato da un gruppo chiamato Indonesian Reporting Commission (IReC) che ha iniziato una sorta di “guerra” tra pagine Facebook, guerra che ha portato in primis alla cancellazione di un gruppo avversario e poi avrebbe colpito gruppi e pagine che non avevano preso parte alla vicenda e che avevano l’unica “colpa” di essere gruppi visibili e di una certa grandezza.

In virtù della vicenda, Facebook stessa ha deciso di tutelarsi avvisando gli utenti di modificare la privacy dei propri gruppi e di impostarla su “segreto” per almeno 28 giorni. Per gli utenti che sono già all’interno del gruppo cambia poco. Per chi invece non è iscritto il gruppo scompare dalla ricerca su Facebook diventando di fatto invisibile.

Questa vicenda però va a impattare il bonus per le condivisioni: per il prossimo mese conteranno solo le condivisioni dei post della pagina Facebook di Progetto Gaming. Quindi attenzione giocatori, correte sulla pagina Facebook di Progetto Gaming (e mettete “mi piace”, se non lo avete ancora fatto, ma lo avete già fatto, vero?) e condividete i post della pagina per il prossimo mese!

Lo scambio dell’anno – la parola a Di Caccamo

Nella serata del 9/05/2019 una vera e propria bomba ha sconvolto il mercato di gennaio.
Protagoniste Progetto Gaming e Juventus che, con uno scambio pirotecnico, fanno arrivare alla corte della squadra bianconera una delle figure più carismatiche e conosciute del progetto, Bicocchi, in cambio di altri 2 pezzi da 90, Bisceglie e Di Caccamo.
Oggi abbiamo la fortuna di poter sentire dalla viva voce di quest’ultimo le sue impressioni sul trasferimento e cosa si aspetti dalla sua nuova avventura.

Giuseppe, iniziamo in maniera molto soft: sei contento del tuo trasferimento al Progetto Gaming?
Sono molto felice del mio trasferimento al PG, sono una squadra che cerca di raggiungere grandi traguardi: e come in tutte le cose per raggiungere grandi traguardi bisogna saper affrontare grandi responsabilità

Entri a far parte di una rosa che si sta rivoluzionando tanto, sia nel modo di giocare che nei membri della rosa. Recentemente il presidente Pironti ha dichiarato “voglio una rosa di super attivi, solo persone che possano portare bonus alti a fine stagione per consentirci di migliorare di anno in anno”.
A livello contrattuale, ti senti di poter sposare questa filosofia?
Sono una persona che tiene tanto ai bonus, soprattutto per rendere conto alla squadra del mio apporto. Mi piace essere presente e rendermi utile anche all’economia e alla squadra in se e per se.

Guardando il trasferimento da fuori, chi pensi che ci abbia guadagnato di più dallo scambio? (ricordiamo che oltre a Bicocchi la squadra di Crema ha anche fornito un conguaglio di 500k alla Juventus)
Penso che il Progetto Gaming abbia guadagnato molto dalla trattativa: io e Bisceglie siamo stati venduti nemmeno ad 1 milione e mezzo l’uno… prezzi bassissimi rispetto a cio chè il mercato prospettava, sono volati colpi da 3Milioni per giocatori simili a noi due.

Scendiamo in campo: hai già conosciuto qualche membro dello spogliatoio oppure per te saranno tutti volti nuovi? E che ambiente pensi/ti aspetti di trovare all’interno di Progetto Gaming?
Lo spogliatoio ha già trasmesso tanta positività sia a me che a Bisceglie, siamo stati entrambi accolti benissimo e adoro l’aria che si respira all’interno di esso.

E cosa lasci? Chi/cosa ti mancherà di più dell’ambiente bianconero?
Lascio un ambiente che fino all’ultimo mi ha stupito, di recente in negativo, a meno di pochi elementi, che mi mancheranno un sacco e lo sanno già. Le recenti situazioni mi hanno lasciato molto perplesso, come le dichiarazioni rilasciate da alcuni membri sulla mia trattativa.

Cosa non ti è andato giù e perchè pensi che siano state rilasciate certe dichiarazioni? Hai qualcosa da dichiarare sull’argomento?
Ho avuto la sensazione di essere stato piano piano sostituito senza essere avvertito, percependo la cosa solo all’arrivo di persone che avevano già deciso il mio posto fuori rosa e oggettivamente non mi è piaciuto molto come trattamento.
Anche nelle dichiarazioni ai saluti secondo me si è sbagliato in quanto ogni mia azione, magari interpretata in maniera sbagliata, è sempre stata fatta con l’intento di aiutare la Juventus e non destabilizzare nessuno.

Vuoi farci un esempio pratico per capire meglio cosa possa essere stato frainteso?
Voglio essere chiaro, mi è stato detto di aver destabilizzato uno spogliatoio, di essere stato fautore delle dimissioni di Trovato e di aver creato problemi a Terlati, ma questa non era assolutamente la mia intenzione.
Dopo alcuni risultati non ottimali, tra cui la sconfitta contro il Liverpool, un po’ di malcontento e sconforto c’è stato, inutile negarlo, anche perché l’allenatore aveva già dimostrato di saper fare molto meglio!
Io e altri membri della squadra abbiamo sollevato la questione con il fine di cercare di aiutare il più possibile la Juventus ad uscire dal periodo buio, ma evidentemente sono state fraintese le nostre motivazioni. In questo c’è un po’ di amarezza ovviamente, ma voglio che si sappia che con Terlati mi sono sempre trovato benissimo.

Tu tra l’altro sei stato un membro storico della rosa, giusto?
Si, ho sempre buttato sangue e orgoglio per la numero 7 della Juventus, nonostante lo scandalo Progettopoli e tutto il resto. Ma nessun rancore, ora il mio unico pensiero e quello di iniziare la mia nuova avventura al Progetto Gaming con tantissima voglia di rimettermi in gioco!

Colgo l’occasione delle tue dichiarazioni per farti una domanda che può essere utile a tutto il progetto: nel momento in cui ti sei sentito un po’ messo in disparte, non ti è mai passata per la testa l’opportunità di poterne parlare con il tutor del progetto? Se ricapitasse, pensi che potresti farlo?
Diciamo che il problema non è stato notato fin che non mi è stata messa davanti il possibile trasferimento. E va da se che quando le cose si svolgono così non hai i tempi tecnici per parlare coi tutor.

Ad ogni modo nuova squadra, nuova vita, nuovi compagni e nuove sfide! Nella rosa di Progetto Gaming sembra che dovrai giocarti il ruolo con Franco, altro pezzo da 90 del progetto. Pensi di poter mettere in difficoltà il mister nelle scelte?
Spero di poterlo fare, per me sarà una nuovissima sfida, magnifico mettersi finalmente di nuovo in gioco!

Pensi che questa tua nuova avventura possa esserti utile anche in ottica Nazionale?
Sicuramente più spazio significa più possibilità, quindi si.

Come ben sai Progetto X è la testata giornalistica più seguita del progetto (o forse no, ma non è importante). Vuoi usare questo potentissimo mezzo di comunicazione per dire qualcosa ai tuoi nuovi tifosi?
Spero di poter regalare tante emozioni ai tifosi del progetto e, perchè no, anche l’entrata in Champions!

Articolo a cura di Paolo Bianchi
Grafica di Simone Bonaldi

Revisione a cura di Stefano Dimartino, Salvatore Grassadonia, Alessandro Pironti