Nazionale Under-21: È tempo di cambiamento?

La nazionale Under 21 cerca un nuovo commissario tecnico: dopo la sconfitta in finale per mano dell’Inghilterra, Salvatore Campagna ha consegnato le dimissioni alla FIGC. Una scelta che, nonostante le ripetute difese da parte dei giocatori convocati, ha visto conferma anche a mente fredda. Non sappiamo se dietro ci siano altri motivi, ma il risultato è sempre lo stesso: il posto è vacante e gli azzurrini cercano CT.

Il futuro che verrà

Il nuovo selezionatore dovrà intraprendere un percorso per le Olimpiadi di Tokyo S5-S6, ma per farlo dovrà tenere conto di numerose defezioni a cavallo della stagione. Infatti, tenendo in considerazione i 23 convocati di Campagna, solo in 11 saranno a disposizione del futuro mister per la competizione: gli altri 12 passeranno in nazionali maggiori, tra chi potrebbe addirittura vestire azzurro in occasione dell’Europeo e chi vestirà la maglia verde del Messico o del Senegal. Sono 11 nomi di tutto rispetto, quelli a disposizione: le due punte De Meo e Serafini, i centrocampisti Calcagno, Agosta, Nicolino e Zalotov, i difensori Fregosi, Sanna, Magnoni e Fazzini ed il portiere Aloi. E ci saranno anche tanti altri esclusi eccellenti e alcuni papabili che saliranno dall’U19 che andranno a rinforzare le fila.

Dopo le dimissioni, in parecchi hanno dichiarato apertamente l’interesse per la panchina: il principale candidato sembra essere Arnaldo Figoni. Sponsorizzato da Campagna stesso, l’allenatore del Chievo è stato quest’anno vincitore della Serie B. Si era già candidato l’anno scorso, ma si era piazzato dietro Campagna, Michelini e Sedda.

Altri candidati pubblici di rilievo sono stati Mario Torsello e Ivan Torcolini. Hanno un curriculum rispettabile dalla loro: il primo è allenatore del Bologna e molto apprezzato in alcuni ambienti del progetto, mentre il secondo ha portato la Lupa Roma a giocarsi i playoff di serie C. I dubbi potrebbero essere solo sulla esperienza come allenatore, ma hanno già dimostrato di potersela giocare con chiunque. Tuttavia, c’è da ricordare che queste non sono candidature ufficiali. Ancora non è stato aperto l’annuncio e quindi potrebbero comparire profili vecchi e nuovi, anche dell’ultimo secondo. Pare che gli admin non abbiano ancora aperto l’annuncio perché, oltre alla panchina U21, sarebbe da assegnare anche quella dell’Under 19. Indiscrezioni parlano infatti di come anche Giacomo Sedda, indipendentemente dal suo successo (o fallimento) nell’europeo U19, potrebbe lasciare la panchina per ricoprire l’incarico da CT con il neonato Messico, e quindi i posti disponibili per le panchine Under sarebbero due.

Indubbiamente, nella stagione che verrà, ci sarà un profondo rinnovamento in FIGC, che potrebbe portare ad un cambiamento ulteriore del movimento calcistico nostrano. Se sarà evoluzione, rivoluzione o regressione, solo il tempo lo dirà.

L’esperto D’Anteo alla guida del Pordenone

Oggi, ai microfoni di Devil Project, abbiamo Alessandro D’Anteo, allenatore di grandissima esperienza, il nuovo mister del Pordenone. Allenatore fin dalla S1, ora alla corte del Presidente Luca Bisceglie, è stato sulle panchine di Lazio, Progetto Gaming, Lucchese, Juventus e Ravenna.

Giornalista: Buonasera Sig. D’Anteo, la ringrazio per avermi concesso questa intervista. Inizierei chiedendole del suo nuovo incarico al Pordenone, cosa l’ha convinta a sedersi sulla panchina dei neroverdi?

D’Anteo: Buonasera. Per impegni lavorativi, non ho possibilità di allenare in A o in B perché non riesco a seguire le live. Dopo aver lasciato la panchina del Ravenna cercavo un’altra avventura e penso che il Pordenone sia il top in Serie C, sia per gruppo che per forza di squadra.

Giornalista: Quali sono gli obiettivi societari per questa prossima stagione?

D’Anteo: Inutile nascondersi, l’obiettivo è la promozione, ovviamente senza tralasciare la filosofia del Progetto, ovvero tenere attivi e far divertire gli utenti nel gruppo.

Giornalista: Di certo la sua esperienza in campionati come Serie A e Serie B si farà sentire nella terza divisione del Progetto. Si può dire la stessa cosa dei suoi giocatori?

D’Anteo: I ragazzi sono nel progetto già da un po’ quindi conoscono bene come funziona. Inoltre, hanno statistiche tali da darci un discreto vantaggio rispetto alla concorrenza.

Giornalista: Parlando un po’ del suo stile di gioco, che impronta intende dare alla squadra, sotto il punto di vista tattico?

D’Anteo: Sono sempre stato un amante del 4231, modulo che usai sia alla Lazio che al Progetto Gaming, anche se alla Juventus usai molto il 352 nella stagione dello scudetto. Penso proprio, vista anche la campagna acquisti, che questa stagione tornerò alle origini, usando il modulo con le ali.

Giornalista: Chi sarà il giocatore sul quale punterà tutto la prossima stagione?

D’Anteo: Nelle squadre che ho allenato ho sempre deciso di puntare sulla squadra e non sul giocatore e qui, a Pordenone, non sarà diverso.

Giornalista: Sicuramente questa dichiarazione farà piacere ai suoi giocatori. Un’ultima domanda: il mercato porterà volti nuovi in rosa? Qualche giocatore è in uscita?

D’Anteo: Del mercato se ne occupa il Presidente Bisceglie, che fino a questo momento ha fatto un ottimo lavoro. Io sono molto contento della rosa che ho allo stato attuale, ma nel calcio tutto è possibile.

Giornalista: Direi che è abbastanza, la ringrazio per il tempo dedicatomi e le auguro i migliori successi sulla panchina del Pordenone.

D’Anteo: Grazie a lei!

Articolo di Alfredo Aloi

La nuova Serie A

Si è stilato il 1 luglio – data in game – il calendario della Serie A, Stagione 5. Le tre squadre promosse dalla Serie B sono Chievo, Avellino e Benevento.

Sono previsti due soli turni infrasettimanali: mercoledì 25 settembre e mercoledì 4 dicembre. Saranno invece quattro le soste in concomitanza con le partite delle nazionali: 8 settembre, 13 ottobre, 17 novembre e 22 marzo 2020. Non è prevista la pausa invernale, si gioca anche domenica 29 dicembre, giornata nella quale Lazio e Benevento saranno impegnate nella Supercoppa Italiana.

Si parte il 10 agosto, con i biancocelesti detentori del titolo chiamati subito ad un’ardua prova contro il Milan, a San Siro. Il campionato si chiude domenica 10 maggio 2020.

Gli incontri ad alta quota sono: Lazio – Cremonese alla 7ª giornata, Progetto Gaming – Cremonese alla 11ª, Progetto Gaming – Lazio alla 13ª.

I derby: Drink Team – Progetto Gaming alla 1ª, Inter – Milan, Torino – Juventus e Sassuolo – Cesena alla 3ª, Avellino – Benevento alla 8ª, Benevento – Napoli alla 11ª, Avellino – Napoli alla 17ª e per finire Cesena – Bologna alla 19ª.

Si stima che la nuova stagione prenderà il via durante la seconda metà di settembre. Tifosi in fibrillazione e aspettative molto alte per tutte le compagini, dal momento che la maggior parte delle squadre ai nastri di partenza si sono rinforzate, e continuano a farlo, in questo mercato estivo. Tanta carne al fuoco, dunque, per quello che potrebbe essere il campionato della massima serie più equilibrato di sempre.

Salvo Crescimone, il simbolo del Verona

Oggi, ai microfoni di Devil Project, abbiamo Salvo Crescimone, Capitano, Direttore Sportivo e Presidente dell’Hellas Verona.

Giornalista: Buongiorno Sig. Crescimone, la ringrazio per avermi concesso questa intervista. Partirei chiedendole del suo Verona, quali sono le ragioni che l’hanno spinta a prelevare la società?

Crescimone: Buongiorno, grazie a lei per avermi contattato. Le ragioni che mi hanno spinto ad assumere il ruolo da Presidente sono un po’ ovvie, è la mia prima squadra qui nel progetto, squadra di cui sono capitano e DS. Quando l’ex presidente (Denis Coghi ndr.) ha detto che non avrebbe potuto fare più il Presidente, per via della regola del monoruolo introdotta anche in Serie C, ho deciso di fare un po’ da “prestanome” e prendere io la gestione del Verona.

Giornalista: Questo è sicuramente un grandissimo gesto da parte sua. Che effetto fa rivestire questa grande importanza per un’unica squadra nel progetto?

Crescimone: Secondo me rivestire ruoli dirigenziali nel progetto è un modo per entrare ancora di più nel gioco. Ad esempio, se fossi rimasto solamente giocatore, ad ora avrei anche un rapporto molto diverso con la maggior parte delle persone del progetto e probabilmente non sarei neanche così tanto attivo.

Giornalista: Concordo con lei sul fatto che rivestire più ruoli determini un’attività migliore. Posso chiederle del mister Nico Scardace? Quali sono le ragioni che hanno portato alla sua nomina sulla panchina gialloblu?

Crescimone: Certo, in realtà prima di lui l’allenatore doveva essere Mihai Più, ma poi, sempre a causa del monoruolo in Serie C, ha dovuto lasciare il ruolo. A quel punto avevamo poche scelte e Scardace era quella migliore dal mio punto di vista.

Giornalista: Spero per entrambi che egli possa ricambiare la fiducia offertagli. Ha già stabilito gli obiettivi per questa stagione?

Crescimone: Gli obiettivi per questa stagione sono gli stessi della scorsa cioè la promozione in serie B, che, purtroppo, l’anno scorso, per colpa di alcuni inattivi e di alcuni depotenziamenti, non siamo riusciti a raggiungere.

Giornalista: Vedo che l’ambizione non le manca, cosa può dirmi dei suoi giocatori e compagni di squadra dei quali è anche il Capitano? Che aria si respira a Verona?

Crescimone: A Verona tutti hanno voglia di tornare in alto, abbiamo avuto alcuni innesti dalla serie A, ma ovviamente in Serie C, dove le partite non si vedono in live, è difficile costruire una squadra senza inattivi, ma posso dire che noi a Verona ci proveremo.

Giornalista: Ovviamente le auguro di riportare il Verona dove merita. Un’ultima domanda: nel Girone A sarà presente lo Spezia, affiliata del Verona nella S4, che rende la sfida promozione ancora più avvincente, considerando che affronterà anche il suo ex Presidente e Allenatore (Denis Coghi, Presidente e Allenatore attuale dello Spezia ndr.), cosa ne pensa in merito?

Crescimone: Ovviamente sarà strano affrontare Denis, visto che da quando mi sono iscritto nel progetto non l’ho mai affrontato in nessun modo. Sarà anche strano battermi contro i miei vecchi giocatori dello Spezia, dato che in S4 ero DS anche di quella squadra, sarà strano ma allo stesso momento divertente. Che vinca il migliore!

Giornalista: Bene direi che è abbastanza, la ringrazio per il tempo concessomi e le auguro i migliori successi con il suo Verona.

Crescimone: Grazie a lei, è stato un piacere.

Articolo di Alfredo Aloi

È davvero così importante?

Giovedì 29 agosto. Sono le 02:23, e da due giorni a questa parte, mentre scrivo questo articolo, un dilemma si è posto tra i miei pensieri. Un quesito che mi tormenta sempre più con il passare del tempo e dei minuti.

Tutto è iniziato con la visione di un post normalissimo, studiato per attirare click e coinvolgere tutto il progetto. La sfida che lancia Giovanni Esposito è interessante. Trovare, tra tutti gli allenatori di Progetto FM, un tecnico che ci attirasse col suo modo di giocare e allo stesso tempo elencarne un altro che ci provoca l’effetto opposto. Secondo un mio punto di vista – senza voler creare polemiche o flame evitabili – il signor Esposito ha indirettamente posto il quesito tanto, tantissimo discusso negli ultimi vent’anni a questa parte nel calcio fuffa; preferite il “bel giuoco” o il risultato nel concreto?

Naturalmente, il post ha avuto un notevole successo con tantissimi riscontri. Ed è qui, che dalla trachea fino alla lingua arriva quell’amaro in bocca particolare: molti, moltissimi utenti hanno scritto solo chi gli piace come allenatore elogiandone il suo splendido gioco. Pochi o nessuno, invece hanno detto il contrario.

Alcuni di voi, già annoiati fino a questo punto, potrebbero dire: “Beh? Che problema c’è? Rosichi solo perchè non sei stato nominato, pur essendo uno degli allenatori più vincenti?” Escludendo l’ultima domanda, il problema sorge. Ed oggi, cari Lettori di MK-Ultra, che risponderemo insieme a questo dannatissimo quesito.

È davvero importante giocare bene nel calcio per vincere?
Posso dirlo con fermezza e totale sincerità; tra S2 ed S3, quando portai l’Inter a compiere il noto Triplete Italiano, nessuno di quei trofei fino in fondo è farina del mio sacco. Sì insomma, classica tattica scaricata e poi modificata per far rendere di più la squadra (cercando di basarmi sulle statistiche dei singoli, ovviamente). Ed è qui che mi vorrei focalizzare leggermente, perchè per quanto si dominasse e giocasse bene… Quella tattica, non è mai stato il mio credo calcistico. Non è un qualcosa di mio, e che ritengo una mia creazione, genialata o intuizione. Non ho mai avuto quindi – ai tempi in cui allenavo – la soddisfazione di poter vincere le partite e di portare a casa il risultato seguendo il mio reale pensiero e credo calcistico.

È una cosa che non ho mai fatto notare a nessuno, e che mi sono sentito di confidare in pubblico solo ora che sono lontano dalle panchine e dal campo. Ma torniamo al nostro reale dilemma dopo aver aperto questa piccola parentesi. Penso sempre al come mai, si cerchi di valorizzare anche l’aspetto estetico oltre che fare risultato nel mondo del calcio.

Per quello che credo io: per me non ha senso. Così come non ha senso la domanda: “Si può vincere solo giocando di catenaccio e cinismo?“. Insomma, da ambe le parti non c’è un reale guadagno. Questo perchè, a mio modo di vedere, giocare bene o giocare male nel calcio non dovrebbe contare. È il risultato finale che ti dirà se hai avuto ragione o meno.Questo, è quello che pensa un ex-allenatore come il sottoscritto. Attenzione però, non sto dicendo che chi gioca bene allora è da ripudiare, o che io provi un odio calcistico infinito nei suoi riguardi. Sto semplicemente dicendo, che se si vuole vincere in questo sport ed in questo torneo, il come gioca una determinata squadra… Dovrebbe essere superfluo. Insomma, quante squadre, tra Progetto FM e Calcio Fuffa abbiamo visto giocare splendidamente per poi arrivare seconde o terze in classifica? E quante invece giocare in maniera rocciosa, macchinosa e lenta ed arrivare nelle ultime posizioni? Oppure viceversa?

Ecco. In fondo è la prima legge del calcio: vince la squadra più forte, perde la squadra più debole. Quindi, un allenatore di Progetto FM, che porta le sue idee di calcio in questo Torneo ed in questo GDR, non è detto che sia più forte di altri o il più forte di tutti se fa giocare bene la sua squadra. Come invece, al contrario, non è detto che chi pratica un gioco poco propenso allo spettacolo sia il più debole di tutti o poco ci manca.

E mi ritrovo quindi, alle 03:00 del mattino, a sottolineare di più questa mia opinione. Perchè quello che esce fuori dal post del signor Esposito – i commenti ovviamente – fanno trasparire appunto questo. Mi rivolgo quindi a tutta la community, cercando un parere ed un vostro pensiero personale: un allenatore, non è bravo quando riesce a vincere partite indipendentemente dallo stile di gioco che porta in campo insieme ai suoi giocatori?

Perchè in quel caso, ne avremmo anche altri oltre ai vari Campagna e Michelini, posso tranquillamente fare i nomi di allenatori che, tra giocare bene o giocare male, riescono comunque a vincere partite e a lottare per un qualcosa di più concreto. Ho deciso di non nominarli tutti altrimenti non si finirebbe più, quindi ne cito solo alcuni: Federico Gallarato, Giacomo Sedda, Riccardo Serafini, Gabriele Marchi, Luca Ciampaglia, Walter D’Auria, Alessandro D’Anteo, Mattia Agosta, Nicola Filippone, Arnaldo Figoni ed ultimo – ma non per importanza – Roberto Casalati.

Quindi, rispondendo alla domanda: È davvero così importante giocare bene nel calcio per vincere? La risposta, la mia e defitiniva è un netto “No”. No, perchè nel lungo andare se non disponi di una rosa di qualità, tra panchina e titolari, puoi giocare il più grandissimo e spettacolare calcio di sempre, ma non vincerai mai nulla. La bellezza poi è estetica, è oggettiva in determinati casi come può esserlo soggettiva, decisamente superflua se l’obiettivo degli allenatori è vincere.

Ognuno poi, è libero, assolutamente libero di giocare come meglio crede. Solo che, per un mondo “competitivo” come quello di Progetto Gaming, per vincere non serve assolutamente giocare benissimo o giocare malissimo. Sono altri i fattori che portano una squadra e un allenatore a farsi riconoscere come vincenti.

Cremonese: Ciak si gira

Calciomercato di S5 che continua, per l’ennesima volta, a regalare grandissime operazioni di mercato.

Grandissime operazioni non solo dal punto di vista dei giocatori protagonisti, ma anche ai loro enormi prezzi.

E dopo el golpe del proyecto con Filippo Ballarini al PG e Riccardo Serafini al Vicenza, Lorenzo Savini, ex Milan e Avellino, è un nuovo giocatore della Cremonese.

Il ragazzo si è mostrato protagonista già in questa stagione, dove era passato dal Milan finalista di Europa League (poi annullata causa Progettopoli) all’Avellino in Serie B e aveva partecipato con gol e assist alla scalata dei Lupi Verdi in Serie A.

Le cifre: 2,7M ai campani (non pagando quindi la clausola da 3M) e 700k di ingaggio, cifra monstre pur considerando il budget della Cremonese.

E siamo solo a metà del calciomercato, linea allo studio.

De Meo, Franco, Staniscia – Intervista a Marco Fazzini

Benvenuto Marco e grazie mille per aver accettato di parlare ai microfoni di Progetto MK-Ultra!

Grazie a voi!

Iniziamo subito con le presentazioni, chi è Marco Fazzini nel Progetto?

Marco Fazzini nel progetto è presidente da tre stagioni del Brescia, e da due stagioni del San Marino. Sono stato Ds del Cittadella ottenendo ottimi risultati, per poi passare al Brescia. Da calciatore ho iniziato nel Modena, ma sono subito passato alla Cremonese, dove sotto la guida di Campagna, sono diventato uno dei migliori terzini del progetto. Sono appena passato in prestito al Bologna per mia volontà, in cerca di nuovi stimoli

Chi è invece Marco Fazzini fuori dal Progetto?

Sono un ragazzo di 19 anni di Ascoli Piceno, che da quest’anno intraprenderà gli studi di ingegneria chimica, guarda caso, proprio a Bologna. Ho la passione per la musica elettronica e punto nel giro di pochi mesi, a diventare DJ.

Bene, l’intervista di oggi sarà divisa in due parti, corrispondenti ai progetti che vuoi illustrare, ovvero quello del San Marino e del Brescia, da chi vuoi iniziare per primo?

San Marino.

Qual è la Storia del San Marino fino a questo momento?

La storia del San Marino è una storia breve ma molto intensa. Io e Luca Sverze abbiamo deciso di acquistare una società di C due anni fa. La nostra scelta era ricaduta sull’Ascoli, di cui sono tifoso, ma era ultima in classifica. Per questo motivo, abbiamo deciso di comprare il San Marino e costruendo la squadra. Siamo arrivati entrambi gli anni ai playoff senza riuscire a vincerli. Abbiamo costruito un ottimo gruppo nell’arco delle due stagioni, con ragazzi molto attivi, come ad esempio Paulis, Frottin, Kesselar, Menghetti e sempre propensi a fare il bene della squadra. Ci sono stati incidenti di percorso, come i ban di mister Rosti e di Strizzi, ma ne siamo usciti rafforzati. Ora il nuovo DS De Meo, sta lavorando per puntellare la rosa con elementi di valore, sotto richiesta del mister. Ah, vi starete chiedendo chi sia il mister: Giuseppe Staniscia! Abbiamo deciso di puntare su di lui e sul suo riscatto e siamo sicuri farà benissimo.

Potresti descriverci in maniera precisa qual è il progetto che volete creare intorno al Nuovo Mister Staniscia?

Mister Staniscia è qui per rilanciarsi e noi, vogliamo lanciarci verso la Serie B. Sì ok, perderemmo l’affiliazione con il Brescia, ma poco importa. I ragazzi che sono in squadra non meritano di essere trattati come una squadra B qualunque, devono divertirsi. Abbiamo quindi intenzione di creare un progetto solido, vendendo giocatori non idonei e prendendo ragazzi estremamente attivi, che magari possano servire anche al Brescia in ottica futura.

Sembrano premesse per un’ottima stagione. Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Portare per la prima volta, una squadra della Repubblica di San Marino in B sarebbe fantastico, quindi puntiamo a farlo nel giro di due stagioni.

Bene, adesso è il momento di parlare del Brescia, ma lo facciamo ricollegandoci a una figura che si può considerare come il filo che collega il San Marino alle Rondinelle, ovvero Alessandro De Meo. Opinioni su di lui in quanto Dirigente o Direttore Sportivo?

De Meo è un vero e proprio stakanovista. Non si ferma un attimo ed è sempre a trattare e lavorare per il bene della squadra. È un must have, una persona che tutte le società dovrebbero avere per la sua professionalità. È anche molto bravo come DS, lo pongo al mio stesso livello come abilità nel trattare e convincere le controparti.

Il Brescia invece ha già un progetto inoltrato con Franco, subentrato durante la scorsa stagione. Opinioni su di lui fino a questo momento?

Claudio è subentrato dopo una mia crisi isterica quando ero allenatore. Ha iniziato a macinare punti su punti e sembravamo proiettati verso le prime posizioni. Purtroppo però, con l’arrivo delle Beowulf, siamo scesi molto ed abbiamo iniziato a perdere posizioni. Piena fiducia in lui comunque. Abbiamo preso Mazzei in attacco, ma ora vogliamo rinforzare ulteriormente il reparto avanzato.

Franco, Palladino e lo stesso De Meo portano sul gruppo un personaggio dal grande Ego, com’è allora lo spogliatoio del Brescia?

Lo spogliatoio del Brescia è attivissimo, soprattutto sul gruppo WhatsApp e sul gruppo Facebook segreto. Franco, Palladino e De Meo tengono carichissimi gli altri, grazie anche a Montecalvo, che è un dispenser di risate e i vari Maiello, Carnevali, Lombardo e Mezzadri. Gli altri sono meno partecipi, ma ci stiamo lavorando.

Obiettivi per questa stagione e per il futuro col Brescia invece?

Con il Brescia puntiamo assolutamente ai playoff, ma speriamo in qualcosina di più. Confidiamo in Franco e nel suo lavoro, ma anche in De Meo, che ha il compito di rimpinguare la rosa con elementi attivi e forti.

Questa è stata l’ultima domanda, ti ringrazio per le risposte e ti saluto, alla prossima!

Grazie a te mio caro.

Football Manager 2020: primo video ufficiale

La pagina facebook ufficiale del noto videogame ha rilasciato poco fa il primo video del nuovo capitolo della serie manageriale sul calcio più famosa al mondo, Football Manager, targata Sports Interactive.

Football Manager ha molti ammiratori ed è tra i titoli più venduti in Italia ogni anno.

Noi ci abbiamo perfino creato il gioco di ruolo sul calcio più grande d’Italia, Progetto Football Manager.

Primo Video Football Manager 2020

Il Miglio Verde – una chiacchierata con Bifano e Urbano.

Premessa doverosa: succede che qualcuno sbagli, violi le regole e che quindi venga sanzionato.
Generalmente si va da sanzioni minori come la multa sullo stipendio, con percentuali variabili a seconda della gravità dell’infrazione.
Ma nei casi più gravi, si viene bannati.

Il ban, generalmente, si ridiscute ogni fine anno e gli Admin decidono, secondo valutazioni che riguardano possibilità di recidiva, sincero pentimento e rinnovata fiducia, se riammettere un utente o meno.
L’intervista ha per protagonisti due riammessi, due utenti “celebri” non solo per la sanzione, ma anche per la loro attività nel progetto.
Si tratta di Alberto Bifano e Silvio Urbano.

Salve Alberto.
Innanzitutto bentornato nel Progetto Football Manager: qual è stata la prima sensazione che hai provato una volta rientrato in gioco?

Ciao a tutti, grazie per l’accoglienza. Sono rientrato nel gruppo semplicemente per divertirmi con chi ho stretto un buon rapporto d’amicizia. Ho notato che molti dei ragazzi che conoscevo mi han riaccolto subito, ma anche chi ha parlato male di me, dopo il ban alle spalle, ha poi fatto la bella faccia come se io non sapessi cosa hanno detto.

E’ passato un bel po’ di tempo dal tuo ban. Sei rimasto, in qualche modo, in contatto col Progetto? 

Sono rimasto in contatto con gli amici, ma non parlavamo molto del progetto perché non era più una cosa che ci accomunava. Alcuni di loro facevano parte del vecchio giornale “IlCarro”, altri conosciuti all’Inter e un paio di giocatori del Milan che allenavo. Sono ancora molto legato con tutti e come ho detto prima, è soprattutto per divertirmi con loro che sono rientrato.

Al momento del tuo rientro hai trovato collocazione nella Lucchese: è stata una scelta contingente o programmata? In base a cosa hai scelto loro? 

Vi svelo un piccolo retroscena: ero rimasto in buoni rapporti anche con la Salernitana e con il mister Sangiorgio, tant’è che parlai con lui, che mi propose di andare da loro se fossi tornato. Il giorno del reintegro, non conoscevo la nuova regola riguardante lo scambio inattivi-attivi. Pensavo fosse come quando fui bannato, cioè che solo le squadre con nuova presidenza, potessero acquistare nuovi utenti in cambio di inattivi. Dunque avevo escluso la Salernitana per questo. Poi dovetti scegliere tra le squadre che mi contattarono. Tra queste c’erano molte proposte importanti e ho scelto la Lucchese. Mister Sangiorgio mi contattò subito dopo spiegandomi che potevo andare alla Salernitana e non era come pensavo io, ma ormai per la Lucchese era tutto ufficiale. Ho scelto la Lucchese tra le squadre che mi volevano perché ho fiducia nel mister Deidda e nel DS Gallo, che conosco abbastanza bene e so che potrebbe essere l’inizio di un buon percorso di reintegro. Diciamo però che ho rifiutato molti soldi offerti da altre squadre.

Il tuo rientro vuol dire che l’Amministrazione della community ha deciso di avere fiducia in te. Se dovessi dare un suggerimento ad un nuovo utente, cosa diresti? E a un utente bannato che, magari, desidera di rientrare?

Ringrazio chi ha deciso di ridarmi fiducia. Ad un utente bannato direi di pensare a ciò che ha sbagliato e di riparare agli errori per poter rientrare. Ad un nuovo utente dico di godersi il gioco e trovare qualcuno con cui si trova a proprio agio per divertirsi. Di fare domande a chi è indicato a rispondere per quanto riguarda il gioco e capire come comportarsi all’interno del gruppo. Vi ringrazio per l’intervista e ringrazio gli admin per l’opportunità.

Salve Silvio. Innanzitutto bentornato nel Progetto Football Manager: qual è stata la prima sensazione che hai provato una volta rientrato in gioco? 

Innanzitutto grazie per l’intervista, beh la sensazione principale è stata di felicità per essermi tolto questo grande peso che sarebbe il ban dal Progetto, appunto.

Al momento del tuo rientro, hai trovato già collocazione in una squadra? Come ti hanno accolto?

Allora credo che si sappia che sono tornato al Drink, avevo comunque mantenuto ottimi rapporti con tutti e con Ballarini. Appena sono tornato è stata comunque una bella accoglienza tipo Cioè che mi dice: “Magari non ti sbannano!”

Quindi il rapporto non è mai venuto meno fra te e il Progetto, o le persone che ne fanno parte. Sei parte di quelli che dimostrano che c’è sempre la possibilità di rimediare ad un errore. Nel tempo che sei stato fuori hai seguito il progetto, o le sue Live? Come hai ingannato l’attesa? 

Sì, mi sono fatto vivo a volte nelle live, e quando avevo il tempo le seguivo. Le vedevo comunque con meno frequenza, visto seguirle più attivamente che non mi avrebbe portato nessun beneficio in game, diciamo. Mi sono comunque abbastanza informato sulla vita del Progetto attraverso diversi amici lì dentro.

Per essere rientrato vuol dire che si è fatto affidamento sulla possibilità che la fiducia in te sia ben riposta. Se dovessi dare un suggerimento ad un amico che compie un errore, cosa gli diresti? 

Beh c’è da dire sicuramente una cosa, una persona se vuole rientrare lo decide a prescindere da un consiglio di una persona X. Dipende anche dal tipo di errore. Credo che comunque gli direi di non perdersi d’animo e di aspettare la fine del ban e rientrare più forte di prima. Gli direi anche di non fare più cazzate del genere, e ovviamente di comportarsi bene durante il periodo di ban e non escogitare account fake e altro.

Qui si conclude l’intervista, con una piccola riflessione da condividere: gli errori si compiono, e generalmente il ban è proprio l’ultima ratio, cui si giunge se ciò che si è fatto è grave. Ma generalmente conta molto, agli occhi di chi deve giudicare il rientro (che dopotutto è sempre possibile) che la persona dia modo di dimostrare che il suo interesse per il gioco è genuino.
Perché Progetto Football Manager è un gioco.
Una simulazione di dinamiche complesse, ma sempre un gioco: vincere è bello, soprattutto quando lo si fa regolarmente.
Divertirsi, con tutti, è vitale.

Dove osano i Ruolatori – Intervista a Nadir

“Vogliamo portare un elemento educativo all’interno del sistema fantacalcistico, questa è l’innovazione” con questa frase Adrian Nadir, dirigente della Reggina, riassume e pone curiosità su quello che è il Progetto che i dirigenti della Reggina vogliono mettere in piedi.

Benvenuto Adrian e grazie per aver accettato di parlare ai Microfoni del Progetto MK-Ultra!

Grazie a Voi!

Chi è Adrian Nadir all’interno e fuori dal Progetto?

Ho conosciuto questo progetto per mezzo di Yuri Monti, e mi sono subito appassionato. Sono un attaccante, e ho esordito con il Ravenna a poche giornate dalla sosta invernale (S4). Sono stato subito acquistato dal Bologna, e venduto in S5 al Milan. La mia è una carriera lampo. Nella vita di tutti i giorni sono un libero professionista, mi occupo di psicologia e di narrativa.

Chi è invece Adrian Nadir nei panni del Dirigente della Reggina?

Sono uno dei due presidenti, con Antonino, e la mia intenzione è quella di mantenere un’atmosfera goliardica ma rispettosa. Pretenderò ed alimenterò un sincero coinvolgimento al progetto, perché alla Reggina vorrei solo gente motivata. Questa è una casacca pesante, e non tutti possono indossarla. Inoltre, le nostre richieste saranno da squadra di Serie A. Le serie inferiori ci stanno strette, ed emergeremo presto dal fango della categoria più bassa. La mia storia parla chiaro: da esordiente in serie C, a Golden Boy desiderato da mezza Serie A nel giro di 15 partite. Io ho la scalata nel sangue.

Qual è la Storia della Reggina nel Progetto fino a questo momento?

La storia della Reggina è travagliata. Molti giocatori sono stati introdotti dal presidente uscente, il quale cercherà di portarli altrove. Diversi utenti sono stati bannati, e la squadra è tutta da rifondare. Abbiamo acquistato la Reggina per strutturare una società sana, funzionale e vincente. Ci serve nuova linfa, vogliamo una rosa composta da tanti leader. Fortunatamente, lo staff è professionale e preparato. Inoltre, ho la fortuna di avere con me Alessandro Terzo, considerato un’istituzione in questo ambiente. Questa Reggina rifondata, utilizzerà la casacca del 1914: un ritorno alle origini ed alla tradizione, per ripartire da dove tutto è iniziato.

Hai parlato di innovazioni e di elementi educativi da introdurre nel Sistema del Progetto, quali sono i progetti di questa Reggina?

Il progetto Reggina 1914 è ambizioso, e prevede un nuovo modo di concepire il GDR. Navigheremo tra le acque torbide delle vicende umane, fornendo meme che rimandino a fatti ed antefatti, sviluppando narrazioni attorno a vari campi della storiografia. Il nostro stile sarà sobrio e vintage, rigorosamente in bianco e nero o collegato ad elementi pittorici. Pur trattando tematiche storiche, quali guerre, pietre miliari dello sviluppo umano, catastrofi e scoperte, manterremo sempre un profilo non politicizzato. O meglio, faremo sempre in modo di coltivare il gusto per la storia e la conoscenza, ma in primis per la civiltà. Razzisti, omofobi, sessisti verranno messi fuori rosa, a costo di perdere soldi. La satira e l’ironia, applicati alla cultura, possono rappresentare un terreno insidioso. Vogliamo importare un nuovo elemento educativo nel progetto, e diventare un’eccellenza. Saremo i primi ad introdurre un approccio intellettuale al mondo fantacalcistico. Attualmente stiamo strutturando le idee, al fine di fornire un quadro chiaro e limpido del nostro motore narrativo. Ci serve tempo.

In giro si parla persino di Gradi Militari, per ricordare le Origini Storiche della Reggina, ovvero quelle di una squadra militare.

I gradi serviranno per mantenere una gerarchia nitida, e stabilire i ruoli e le funzioni di ogni elemento della Reggina. Tutto partirà da noi Presidenti: i Generali, o Rettori. Il resto verrà stabilito con calma, in questi giorni. Stileremo una lista di onori ed oneri per ogni grado, dal giocatore semplice, al Capitano, passando per il DS e l’Allenatore. Non mancheranno i disertori. Comunque, il tutto è ancora in cantiere.

Ci saranno criteri legati ai Bonus Attività?

Questo lo stabiliremo durante il calciomercato. La squadra è in divenire, perché ancora non abbiamo sotto mano i profili di nostro interesse. Più riusciremo a coinvolgere i giocatori, più bonus entreranno nelle nostre e nelle loro tasche.

Quale sarà il metodo di rotazione delle riserve e dei titolari?

Il primo obiettivo sarà riuscire ad avere una panchina visto che, attualmente, siamo senza mezza squadra. Poi si stabiliranno delle gerarchie, e ognuno si giocherà il posto. I ragazzi svegli e vivaci si ritaglieranno un grande spazio nella nostra formazione tipo. Questi aspetti li valuterà il nostro allenatore Alessandro Terzo, ma sicuramente ci saranno delle pesanti ingerenze da parte di noi presidenti…

Ultima domanda, parliamo invece della strada che volete intraprendere, seguendo questa filosofia di squadra, quali sono i vostri obiettivi di questa stagione e gli obiettivi per il futuro?

Sarà un’annata di transizione, a meno che il mercato non riesca a darci ciò che esattamente desideriamo. Dobbiamo recuperare una società in crisi, farla diventare sana. Poi faremo la storia, in tutti i sensi. Vorrei la A in 4 anni, e la UEFA in 6.

Grazie Mille per l’intervista, ci vediamo alla Prossima!

Alla Prossima!