IlCarro intervista Lorenzo Savini

Lorenzo Savini, benvenuto. Ci parli di lei nel Progetto e al di fuori di esso.
Allora, innanzitutto un caloroso benvenuto a tutti i lettori che hanno deciso di perdere tempo leggendo le mie dichiarazioni. All’interno del Progetto sono un centrocampista dell’Avellino. Altri ruoli, al momento, non ne ho.
Al di fuori del Progetto sono uno studente universitario che vive tra Rimini, città dove risiede la mia famiglia, e Forlì, città dove studio.

Prima di parlare dell’Avellino, è noto che ultimamente è stato piuttosto vicino agli admin dando loro una mano nell’organizzazione di Progetto Gaming, non solo per quanto riguarda FM. Vuoi parlarci di questa esperienza e magari far capire ai lettori il grande dietro alle quinte di PG?
Sì, sicuramente i più attivi e i più presenti si saranno accorti che non sono un utente “nullafacente”. Da qualche mese a questa parte è nata una grande amicizia soprattutto con Alessandro, con il quale ho un gran bel rapporto. Naturalmente vado d’amore e d’accordo con tutti gli admin, ma sento quotidianamente Alessandro per i più svariati motivi, ed è per questo che ci fidiamo l’uno dell’altro (almeno dal mio punto di vista).
Comunque, mi sono accorto di una cosa “lavorando” dietro le quinte e dando una mano: Progetto Gaming ha un enorme potenziale, sotto tutti i punti di vista. L’entrata della società Crema all’interno di Progetto Football Manager è solo l’inizio di ciò che accadrà. Bisogna continuare a crederci e lavorarci tutti i giorni, perché Progetto Gaming si può togliere tante soddisfazioni. Forse è proprio questo il miglior pregio di Alessandro: la costanza.

Un suo pensierò più sviluppato sull’ingresso del Crema Calcio?
È un grandissimo passo in avanti per Progetto Gaming. A mio parere entrare anche nel mondo del calcio reale o fuffa che dir si voglia è un ottimo modo per farsi conoscere. Chissà, magari un giorno potrò dire “ho giocato con Javier Zanetti”…
A parte gli scherzi, ora bisogna saper gestire bene tutto il gruppo, ancora di più di come non si sia già fatto: bisogna far cogliere a tutti l’importanza di quanto accaduto e al tempo stesso non tralasciare gli altri 2300 utenti che ci sono. È un lavoro molto difficile, ma a farlo ci sono delle persone in gamba, quindi sono molto fiducioso.
Detto ciò, forza Crema!

All’Avellino invece come sta andando?
Molto bene. Ad essere sinceri all’inizio ero parecchio titubante: aspettai molto prima di ascoltare l’offerta del DS Damiano Mattia, insieme ad uno degli ex presidenti Nicolò Baiardi. Proprio per questo motivo scelsi di inserire una clausola all’interno del mio contratto, di modo tale che un club fosse libero di pagare quella cifra e comprarmi senza problemi.
Inizialmente anche in-game la situazione non era rosea: la squadra era un tantino altalenante, sbagliavamo partite molto semplici. Ultimamente però abbiamo iniziato a vincere tanto e giocare bene, con conseguente miglior attacco del campionato e quarto posto a -4 punti dal Vicenza capolista. L’obiettivo è sicuramente quello di centrare la promozione diretta, ma le avversarie sono molto forti. Staremo a vedere.

Per quale motivo ha deciso di lasciare il Milan per andare comunque in Serie B?
Inizialmente, dopo lo scandalo Serveropoli avevo intenzione di rimanere. Ci sono stati alcuni fatti, che non starò qui a citare, che mi hanno fatto cambiare idea e chiedere la cessione all’allora DS Bicocchi. Le uniche due squadre interessate erano Inter e Avellino, ma la prima non formulò mai ufficialmente un’offerta. Ecco quindi come sono arrivato all’Avellino.

Ci parli dell’atmosfera dello spogliatoio dell’Avellino. Ci sono dei leader o qualcuno che tira le fila in particolare?
Diciamo che, essendo uno dei membri più attivi nel Progetto e aiutando anche gli admin quando necessario, sono diventato per tutti un punto di riferimento. Anche il mio mister e il mio DS ogni tanto mi chiedono qualcosa, ma l’atmosfera è molto bella… si ride, si scherza insieme. Come in molti spogliatoi c’è chi è più presente e chi meno, ma siamo tutti in armonia, uniti per centrare la promozione. Una menzione in particolare la vorrei fare per Damiano Mattia: sta svolgendo il ruolo di direttore sportivo in maniera impeccabile, fa i salti mortali per tenere attivo tutto il gruppo (finora in questa stagione non abbiamo avuto malus inattività se non per un giocatore che ha abbandonato il Progetto). Quindi vorrei fargli i miei più sentiti complimenti, perché dal mio punto di vista, sta svolgendo un ottimo lavoro.

E Scarpati, invece, che tipo di allenatore è? Alcuni dicono sottovalutato.
Mi metto in prima fila ad urlarlo: Scarpati secondo me è uno degli allenatori più sottovalutati all’interno del Progetto. Mette grande voglia, prepara ogni gara al meglio. È anche un ragazzo molto simpatico, si sta bene con lui. È proprio il prototipo di allenatore che secondo me si dovrebbe sedere sulla panchina di ogni squadra di questo GDR.

Alla luce delle belle parole spese finora, se non dovesse essere Serie A a fine stagione, resterebbe ad Avellino?
Tutti vogliono che io rimanga, ma non ne sono così sicuro. Ho due clausole diverse, in base alla categoria nella quale l’Avellino giocherà la prossima stagione. Penso che faremo fede alle clausole per vendermi, perché sono dei prezzi ragionati e giusti per il mio cartellino.
Traendo le somme, non penso di rimanere ad Avellino se non dovessimo salire in A. Ma manca ancora qualche mese, quindi staremo a vedere cosa accadrà.
Tengo a precisare che adesso, il primo obiettivo, è arrivare in Serie A. Al mercato ci si penserà a tempo debito.

Lei stesso ha ricordato la sua forte presenza all’interno del Progetto. Ma è vero che sta pensando di cimentarsi anche come allenatore, magari a partire dalla prossima stagione?
Si, è proprio così. Ho organizzato e partecipato al Fantasy PG, dove sono arrivato agli ottavi e ho perso contro un grandissimo allenatore come Fabrizio Lopresto. Al torneo di FM Milano ho fatto una figuraccia, ma lasciamo perdere. Voglio mettermi in gioco, soprattutto nella gestione dello spogliatoio: voglio essere protagonista di Progetto Football Manager, in tutti i suoi aspetti.

E da dove le piacerebbe partire?
Domanda molto interessante. Sicuramente la Serie C sarà la mia ultima scelta. Non perché sia meno attraente o meno competitiva, ma perché vorrei allenare in tempo reale la mia squadra. Quindi sceglierei la Serie A perché ho notato che la Serie B è molto più competitiva: non c’è un divario tecnico enorme tra le squadre di B nelle prime 15 posizioni, ogni gara è sofferta. In Serie A invece non è proprio così secondo me. Mi proposi come allenatore del Drink Team per la prossima stagione, quando Trojer diede le dimissioni. Filippo non mi scartò a priori: sarebbe una bella sfida con la quale iniziare.

E questa Serie B così competitiva secondo lei chi la vince?
Chi la vince non saprei dirlo, ma so dire che Chievo e (spero) Avellino saranno le due squadre che otterranno la promozione diretta. Per i play-off vedo bene il Frosinone o il Benevento: Frattoni è un grande allenatore, si toglierà delle soddisfazioni.

Tornando a Progetto Gaming in tutte le sue sfaccettature, ci può svelare qualche anticipazione su qualche novità che arriverà da qui a breve?
Il canale Twitch di Progetto Gaming sta crescendo sempre di più, grazie anche alla forte community di Progetto Football Manager che segue le live anche al di fuori del Progetto Calcio. Prossimamente arriveranno altri streamers per arricchire ulteriormente la programmazione giornaliera di live sul canale e molto altro è in cantiere!

Bene, grazie per il suo tempo, concludiamo pure con un suo pensiero libero a piacere.
Spero vivamente di incontrare il Genoa in Serie A il prossimo anno. Grazie a voi per l’intervista!





Apperò! IlCarro intervista Claudio Però

Claudio Peró, un piacere averla qui con noi. Solitamente iniziamo così: ci racconti di lei dentro e fuori dal Progetto.
Ciao Nicholas, il piacere è tutto mio. Diciamo che non sono il tipico “role player” con una seconda identità, sono esattamente come molti mi conoscono… un tenero e coccoloso bestemmiatore, no battute a parte sono uno a cui piace divertirsi e fare un po lo scemo tra amici, cosi da rendere la giornata più serena, quindi diciamo che chi mi ha conosciuto sa che non ci sono differenze tra i “due profili”, infatti quando presi la panchina dell’Entella feci un discorso a tutti i ragazzi spiegando proprio questo.

Visto che l’ha citata, partiamo proprio dall’Entella. Un resoconto di quanto fatto finora dal suo arrivo a Chiavari a oggi? Tiri un po’ le somme.
Prima di tirare le somme calcistiche voglio parlare del gruppo; era un gruppo non dico di inattivi, ma diciamo semi-attivi e non avevano chiarissimo l’idea del Progetto, non erano inseriti del tutto. Il risultato più bello che posso raggiungere è stato proprio questo: tirare su un gruppo vero, un gruppo unito, un gruppo forte.
Per molti che lo vedono da fuori potrebbe risultare una banda di pazzi, che parlano di trash, figa, bestemmiano e si insultano dalla mattina alla sera, ma appena uno dei ragazzi dice che c’è un problema c’è la fila per dargli sostegno in ogni momento del giorno o della notte; ciò che abbiamo creato è una vera famiglia, e questa è la cosa credimi che mi rende in assoluto più orgoglioso della squadra.
Per quanto riguarda i meriti sportivi è una bella sfida questa, siamo ancora in lotta per i playoff, purtroppo abbiamo buttato via parecchi punti per strada, ma siamo ancora li nel gruppone, tutti rincorrono tutti e perdono punti preziosi. Ovviamente speriamo di arrivare tra le prime due, in caso contrario sono sicuro che la prossima stagione saremo ancora qui a parlare del medesimo obbiettivo, perché i ragazzi meritano la massima serie sia per attività che per come e quanto si sono avvicinati al Progetto.

Quale è stata la chiave nel realizzare questo processo? Oltre sicuramente al fatto che lei è un utente della prima ora e quindi risulta di per sé ben predisposto nel trasmettere il senso del Progetto.
L’aiuto di tutti, devo essere sincero. Poi grazie ai Fulco, che erano una parte molto importante della vecchia guardia dell’Entella, sono stato accolto benissimo; penso anche il fatto di aver messo le cose in chiaro sin dal primo giorno abbia aiutato a creare questo tipo di rapporto all’interno, poi ovviamente quando arriva un nuovo allenatore non lo si conosce si è diciamo un po’ più tutti motivati a far meglio, un po’ come nella realtà. Infatti molti dei miei ragazzi sono passati da 0/100K di bonus a raddoppiare se non a triplicare questa cifra, quindi è questo quello che intendo; fortunatamente è stato un gruppo aperto a questo tipo di esperienza, alcuni meno di altri ovviamente, però purtroppo succede, non tutte le ciambelle escono col buco (ride, ndr).
Per fare un bellissimo esempio, ho parlato bene o male con tutti i ragazzi in privato: ce n’era uno fomentatissimo dalla possibile lotta per i playoff, dopo cinque partite di campionato dove effettivamente avevamo fatto bene se ne esce dal nulla dicendo “Mi sono rotto, addio”. Sono cose che destabilizzano, ma alla fine siamo sopravvissuti fino a gennaio con due difensori centrali di ruolo (ride ancora, ndr).

Veniamo ora al Genoa. Stagione da incubo finora, inutile negarlo, specialmente rispetto a quelle che erano le aspettative.
È esclusivamente un aspetto tattico, oltre a parecchia malasorte, che vi condanna attualmente in zona retrocessione? O c’è dell’altro secondo lei?

Beh, la Serie A, essendo la massima serie, è un sogno ambito da molti. Tutti, chi più chi meno, lavorano sodo dietro alla propria squadra al fine di portare le situazioni a loro vantaggio; è ovvio che in una competizione cosi accanita paghi ogni punto perso, ed è ancora più scontato che l’inizio non proprio prolifico dell’attacco, soprattutto il mio (una sola rete in tutto il girone di andata) ha pesato molto; però abbiamo le carte in regola per stare in Serie A, lavoriamo ogni giorno per dimostrarlo e guadagnarci quel posto che ci spetta.
Non voglio parlare di fortuna o sfortuna, la fortuna la si crea.

Era stato momentaneamente messo in lista prestito per il mercato di gennaio. Lo avevano cercato anche squadre importanti, per esempio la Lazio che voleva un’alternativa di livello alle sue due punte; poi sembrava dovesse andare a fare il titolare inamovibile in Serie B, ma non se ne fece più nulla. Ci racconti.
Fui messo tra i partenti ma con molta controvoglia da parte di Alberto De Donatis, ma ho sempre insistito per andare esclusivamente in Serie B, perché a me personalmente pesava moltissimo questa astinenza dal gol, volevo fermarmi, fare un passo indietro e dire “Ok Claudio, ricominciamo tutto.”
Cosa non necessaria: sono riuscito a ritrovare la porta, non come un tempo, ma piano piano sto tornando; devo davvero ringraziare il Mister Danilo Trojer per aver insistito nel tenermi e lo stesso Alberto che ha sempre detto di non volersi privare di un giocatore come me.

A proposito di gente che rimane a Genova e gente che va: come ha preso la partenza di Mark Aperio?
Malissimo personalmente, ma era una cosa che serviva a lui; poi siamo molto amici anche fuori dal campo, quindi ho capito il suo punto di vista e l’ho appoggiato (prima insultato per una settimana, e poi appoggiato). Alla fine il nostro rapporto di amicizia non era legato solo al campo, spero che al Progetto Gaming possa ritrovarsi l’Aperio che tutti conoscevamo, daghe Mark!

Cosa ne pensa invece di questa semi-utopia di De Donatis, che fra un numero indefinito di stagioni vorrebbe acquistare l’Inter per poi comporla di soli interisti. Lei che è nerazzurro lo seguirebbe?
Certamente, sarebbe diciamo il coronamento di un sogno. Quando iniziai tutto questo era finalizzato ad andare a giocare in nerazzurro, è sempre stato quello l’obiettivo finale; fui cercato dall’Inter tra la Stagione 2 e 3, ma il gruppo Genoa per quanto mi riguarda è molto difficile da abbandonare, sono stato molto fortunato da questo punto di vista, ovunque sono andato ho sempre trovato persone splendide. Poi ovviamente spero che Albe saprà chi indicare come allenatore per questa eventuale Inter… coff coff.

Ci tolga una curiosità: lei non ha mai acquistato una squadra da presidente, come mai?
Diciamo che per ora su questo non posso dire nulla! Sto ancora valutando diverse possibilità, quindi per ora so che ci sarà anche un Però presidente, ma non so dire dove potrà avere la scrivania; a seconda di come si concluderà la stagione, potrebbe anche essere in Serie A.

Siamo in conclusione, ci lasci un suo pensiero personale per chiudere.
Quello che sto per dire non lo dice il Claudio Però allenatore o giocatore, ma lo dice la persona che c’è dietro ad entrambi. Non avrei mai immaginato di trovare così tanta gente fantastica in questo gruppo, ho stretto un sacco di nuove amicizie; quando iniziammo io e Mark penso che l’unica motivazione per non giocare nella stessa squadra fosse perché lui sarebbe andato al Milan e io all’Inter, le nostre squadre fuffa; dopo due anni reali dalla creazione del personaggio posso dire che ci sono davvero poche società con un gruppo a me totalmente sconosciuto dove io andrei, e questa è una cosa bellissima. Poi come ho già detto sono stato fortunato con il Genoa e l’Entella, poiché c’erano i presupposti per far sì che entrambe le squadre fossero più di un semplice gruppo di gioco, quindi voglio davvero ringraziare Filippo e Alessandro per l’impegno e le ore di lavoro che hanno speso dietro al Progetto, sperando che un giorno la gente possa davvero capire quanto abbiano lavorato per far si che fosse quello che è oggi.

IlCarro intervista Luca Magnoni

Ben trovato Luca. Raccontaci di te, dentro e fuori dal campo.
Ciao! Innanzitutto grazie per l’intervista. Nel Progetto sono un difensore centrale in forza alla Cremonese e uno dei presidenti del Varese. Nella vita sono uno studente di ingegneria al Politecnico.

Sei uno degli utenti nati in quest’ultima stagione, cosa ti ha colpito di più del Progetto?
Mi ha colpito molto il fatto che riesca a unire una comunità così grande e variegata di utenti in maniera così attiva e “genuina”. Ho avuto modo di conoscere persone molto simpatiche e disponibili, che si impegnano tantissimo per le loro squadre, e questo mi ha fatto molto piacere.

Cosa ti ha convinto maggiormente a scegliere i grigiorossi?
Mi sono trovato molto bene all’Albese e davvero difficilmente avrei cambiato. Poi mi è arrivata l’offerta di giocare in Serie A, ma rimanendo in famiglia, e quindi ho accettato al volo. Sicuramente una scelta dettata dall’ambizione della mia persona ma anche dalla consapevolezza di trovare al mio arrivo un altro ottimo ambiente.

Voci parlano di un possibile trasferimento di Pisati alla Cremonese; voi due condividete la presidenza del Varese, cosa ne pensi?
Cesare è uno dei miei migliori amici sia fuori che dentro al Progetto, nonché una delle persone più attive e disponibili. Sicuramente sarei molto felice di averlo in squadra, non lo nascondo.

Rimanendo in tema, pare che la tua società abbia messo gli occhi anche su Feldkircher, promettente difensore centrale. Lui è un tuo carissimo amico nella vita reale; quanto è importante secondo te avere amici che si conoscono bene, all’interno nello stesso contesto del Progetto, ai fini di godere al meglio del gioco?
Penso che non sia una cosa così necessaria, in quanto ho visto che è molto facile creare nuove amicizie all’interno dei gruppi squadra, ma ovviamente fa molto piacere ritrovare i propri amici nel Progetto. Riguardo a Felky sarei felice di averlo in squadra, sono sempre stato sicuro che la sua “stupidità” e le sue doti da mematore prima o poi gli sarebbero state utili a qualcosa.

Agli occhi di un utente che è nel Progetto da appena mezza stagione, perché due società come Lazio e la tua stessa Cremonese stanno facendo così bene, creando un grande gap di classifica con tutte le altre?
Sinceramente non saprei. Penso sia un insieme di molti fattori, tra cui un ottimo ambiente dove tenere attivi i giocatori, una certa programmazione a livello societario e degli allenatori a mio parere davvero ottimi. Poi conosco poco le altre società, non so quante e quali differenze ci siano e quindi non saprei aggiungere molto altro a riguardo.

Parliamo un po’ del Varese ora. Cosa ti ha spinto ad acquistare una squadra a pochi mesi dal tuo ingresso nel Progetto, e quali sono gli obiettivi societari?
Avevo voglia di confrontarmi con nuove sfide assumendo un ruolo societario e abbiamo trovato la possibilità di acquistare la società della nostra città. L’obiettivo è quello di creare un gruppo attivo che possa puntare alla promozione a partire dalla prossima stagione.

Al Varese non avete ancora completato la rosa, ma ci sono già almeno un paio di prospetti interessanti. Quali ti senti di segnalare tra tutti in un rapporto forza/attività?
È ancora presto per dirlo; ho visto i ragazzi particolarmente entusiasti per questo inizio di avventura e questo rende entusiasta anche me, ma al momento li metto tutti sullo stesso piano.

Con gli altri presidenti, gli stessi Pisati e Feldkircher, condividi la stessa linea di pensiero? Utilizzerete parte del budget per fare mercato o lo investirete quasi esclusivamente per far crescere i giocatori che state ricevendo con la creazione della società?
Penso ci assesteremo su una via di mezzo: parte del budget sarà usato nel mercato per migliorare dove possibile la rosa, ma una buona fetta verrà utilizzata per premiare i giocatori più attivi della squadra. Per ora siamo tutti concordi in questo e le decisioni vengono prese di comune accordo.

E i tuoi obiettivi da calciatore, invece, quali sono?
Sul lungo periodo ti direi la vittoria dello Scudetto come traguardo di squadra, mentre mi piacerebbe raggiungere un posto nella Nazionale maggiore sul piano personale.

A proposito di Nazionale, sei stato convocato più volte nella nuova Italia Under 19, diventando già lì una colonna portante. Sei d’accordo con il netto cambio di rotta di tutti i CT che, da questa stagione più che mai, antepongono l’attività alla scheda in-game per selezionare i loro convocati?
Su questo mi trovate completamente d’accordo. Penso che, vista la struttura del gioco e il peso dell’attività per il miglioramento delle squadre, sia il metodo migliore. Per quanto riguarda le mie convocazioni sono davvero molto onorato, è sempre gratificante vedere il proprio impegno ripagato, in qualsiasi ambito.

Grazie della tua disponibilità Luca, abbiamo finito. Buona fortuna per la tua carriera, come dirigente e come calciatore.
Grazie a voi, è stato un piacere.


IlCarro intervista: Gabriele Marchi


Oggi IlCarro ha deciso di intervistare Gabriele Marchi, giocatore della Fiorentina e allenatore di Foggia e Varese.

Tu sei uno dei giocatori più attivi del progetto. Come lo hai scoperto? Cosa ti ha dato fino a ora? Ci sono persone a cui ti sei legato?

Innanzitutto vi ringrazio per avermi invitato. La questione è semplice: conoscevo entrambi i creatori del Progetto da molto prima della sua nascita. Filippo tramite Pavoni Ingrifati e Alessandro grazie a Progetto Gaming. Beh, difficile rispondere all’ultima domanda, sicuramente è il mio “svago” principale da quasi 2 anni a questa parte, ed è già tantissimo. Con chi più e chi meno mi sono legato a davvero tante persone.

Hai giocato fin da subito nella Fiorentina. La scelta è dovuta al tuo amore per la Viola fuffa. Ti sei mai pentito di questa scelta? O sei fiero di aver giocato 3 stagioni e mezzo nella stessa squadra?

Assolutamente no, se mi fossi pentito me ne sarei tranquillamente andato. Sono fierissimo della mia scelta, ho deciso di passare fino ad oggi il mio tempo nella Fiore e per il prossimo futuro, poi si vedrà, ma non sono affatto deluso di aver giocato a Firenze per tutto questo tempo.

Sei anche un allenatore. Cosa ti ha spinto a intraprendere anche questa carriera? Ti sei sempre trovato bene con i tuoi giocatori?

Non saprei perfettamente. Al tempo credo l’interesse verso il progetto mi spinse ad allenare e gestire una squadra. Per il resto, non ho sempre avuto rapporti idilliaci. Ho avuto i miei rapporti più personali, e quelli che si sono limitati ad un rapporto tranquillo

A quale allenatore fuffa fai riferimento? Chi consideri il tuo “mentore”?

Sinceramente? A nessuno. Mi ispiro a me stesso, perché non ho mai “coltivato” fino in fondo un idea di gioco di un allenatore. Non riesco a trovare nessuno al quale io possa essermi ispirato o somigliare… Lascio a chi starà leggendo questo articolo una domanda… Secondo voi, quale allenatore può essere simile a me medesimo? Per qualsiasi motivo.

Una domanda più generale: delle squadre di A e B quale ha fatto la sessione di mercato migliore? E quale la peggiore?

Beh mi sembra anche stupido rispondere a questa domanda: per budget, per palmares e per “visibilità” chiunque preferirebbe giocare in A. Quindi consegno il mio voto, che non interesserà a nessuno, alle società di A.

Ultima domanda: Se dovessi andare via dalla Fiorentina, dove vorresti andare?

Boh! Visto che moltissimi sono certi di sapere già la risposta, lascio rispondere a loro. Vi dico solo una cosa, nulla è scontato.

Bar IlCarro 2000: Calciomercato di riparazione S4, inizio


Buongiorno lettori, l’articolo che state per leggere necessita di due premesse, che verranno ivi presentate.

La prima premessa è molto semplice e riguarda il funzionamento di questo articolo: quattro giornalisti all’interno de IlCarro hanno deciso di esprimere la loro opinione su alcuni dei temi di questo inizio di calciomercato. Non esistono pensieri completamente giusti o sbagliati, sono solo pareri personali. Tuttavia, non è solo questo: ognuno dei presenti farà una domanda e gli altri tre risponderanno almeno una volta, ma al massimo due volte. Quindi in totale ci saranno quattro domande e un numero di risposte che può variare da 3 a 6. Si può decidere se dare la propria idea in autonomia o rispondere all’intervento di un altro. In questa occasione, sono stati Cesare Pisati (P), Lorenzo Savini (S), Gabriele Marchi (M) e Alessio Costantino (C) a porsi domande e darsi risposte come filosofi.

L’altra premessa è doverosa: quest’articolo è stato composto tra il 10 e il 12 Maggio, i giorni prima che il mercato aprisse. A causa di problemi personali, non è stata trascritta prima dell’apertura di mercato. Non si faranno dunque riferimenti alla trattativa Aperio, a quella Gallo o ad altre che sono state fatte dopo Lunedì 13. Cari lettori, vi invitiamo a tenere in considerazione il contesto in cui sono state dette le risposte, un po’ come quando a scuola dovevate studiare i poeti del Quattrocento o del Seicento. Forse le risposte sono “invecchiate” bene, un po’ come “2001: Odissea nello spazio” o “Quarto Potere”, classici della cinematografia.

Dopo questa doverosa introduzione all’articolo, possiamo iniziare con la prima domanda.

C: “È una sessione che ha visto numerosi trasferimenti. In particolare, secondo me una squadra si è distinta nelle operazioni, non per forza in bene o in male, ed è il Progetto Gaming. La squadra di Pironti ha eseguito numerose transizioni, tante per essere un mercato di gennaio.
Alla luce di tutte le trattative svolte dai Lombardi, come giudicate il mercato di Progetto Gaming? È una scossa di assestamento dovuto ai tanti cambiamenti di Giugno oppure si tratta di un’altra rivoluzione, dovuta anche al cambio di allenatore?”

S: “Innanzitutto, un saluto a tutti i lettori. Dunque il Progetto Gaming si è mosso tantissimo sul mercato, sia in entrata, sia in uscita. Tutti gli acquisti a titolo definitivo effettuati hanno una chiave di lettura molto semplice: tutti gli utenti portano 300k di bonus ciascuno nelle casse della società lombarda. Il progetto a lungo termine è chiaro a tutti e condivisibile. Talvolta, tuttavia, si rinuncia a degli ottimi giocatori pur di avere utenti iperattivi in squadra. Naturalmente solo la seconda metà di stagione potrà dirci se il Progetto Gaming ha una squadra all’altezza delle alte aspettative che tutti hanno, o se dovremo attendere una o più stagioni.”

P: “Buonasera a tutti i lettori. Il mercato del PG è, per me, formidabile. Pironti aveva già annunciato le sue intenzioni: avere solo giocatori da 300k di bonus. Si preferisce rischiare investendo su giocatori che potranno ripagare alle spese solo dalla prossima stagione. Probabilmente manca ancora qualche colpo di mercato, che verrà fatto nella sessione estiva.”

M: “Come i miei colleghi, auguro una buona giornata a tutti i lettori, io a differenza loro noto un mercato utilizzato principalmente per colmare, alcuni buchi che erano stati creati in estate, per forse un eccessiva fretta nel creare una squadra con tutti i partecipanti attivi, senza però perdere troppo dal punto di vista meramente tattico.
Invece in questo inverno, a parer mio, hanno capito che Roma non si costruisce in un giorno, e hanno deciso di puntare subito tutto sull’attività, perdendo anche parecchio dal punto di vista di qualità in-game.”

S: “Già nella puntata di mercoledì 8 Maggio di VAR Sport (con Alberto De Donatis, Alessandro Pironti, Salvatore Campagna, Andrea Conte e Claudio Però) se ne è parlato abbondantemente, ma vorrei sentire una vostra opinione. Con pochi mesi di distanza, abbiamo visto il DS della Lazio, Gianluca Pattarozzi, acquistare Salvatore Campagna per 1,5M e il ds del Pordenone, Luca Bisceglie, acquisire le prestazioni di Luigi Gentile per 2,5 milioni compresi bonus.[Prezzo cambiato dopo l’apertura di mercato, N.d.R] Secondo voi, si assisterà ad un progressivo aumento dei prezzi? Cosa, secondo voi, ha dato origine a queste cifre di acquisto per questi due utenti?”

C: “Dunque, in realtà secondo me al momento non assisteremo ad un aumento dei prezzi. Durante tutta questa sessione invece, a parte per due casi limite come Zirattu e Gentile, ho visto prezzi molto più contenuti rispetto solo al mercato estivo. Secondo me, sia una maggior competenza da parte dei DS, che iniziano anche a far tesoro degli errori dei predecessori, sia anche la presenza di meccaniche come le affiliazioni, a cui sempre più società si stanno rivolgendo, hanno ridotto i prezzi.
Poi ci sono sempre casi limite. Il Pordenone penso avesse altre aspettative sul giocatore, vi ricordo che in un primo momento doveva essere l’allenatore, anche se poi non valeva comunque la cifra spesa. Credo si tratti di una scelta errata da parte dei nero-verdi e di un enorme plusvalenza dell’Atalanta.
Per Campagna stiamo parlando dello scorso mercato, ma si tratta di un errore del Livorno, che l’ha valutato poco, anche in proporzione a cosa aveva fatto il giocatore in quell’anno.”

M: “Io non sono completamente d’accordo con il mio collega, soprattutto per una questione: non è completamente vero questo “abbassamento” dei prezzi, basta vedere molte trattative recenti come 1.1M per Della Morte, quasi 3,5M per Amato, sono trattative al limite, e non credo assolutamente in un abbassamento dei prezzi. Per il resto molte trattative attuali sono andate davvero vicine al diventare realtà, dove si è parlato di addirittura offerte di 2.2M per giocatori neo creati.”

P: “Beh, sono un Maometto della politica: se io non vado dalla politica è la politica a venire da me. “Belinate” a parte, le due domande sono molto semplici, così come le loro risposte. I prezzi continueranno a salire? Sì, senza ombra di dubbio. Da questo punto di vista ci stiamo comportando come il calcio fuffa: un incredibile aumento dei prezzi. Questa crescita vede protagonisti non solo i giocatori più attivi del Progetto, ma anche gli inattivi o poco partecipi, coloro che non portano bonus.
Perché accade tutto ciò? Da buon marxista posso dire che è colpa del capitalismo e ho ragione. Ogni stagione vengono introdotti una quantità incredibile di milioni (300, circa, calcolo fatto a mente) tra bonus e premi stagionali delle squadre. In questo lasso di tempo però il numero di nuovi giocatori non aumenta allo stesso modo, portando a un aumento del valore reale dei cartellini a causa dell’inflazione. A complicare la situazione c’è anche la comparsa di nuove squadre umane che, aumentando la domanda, portano all’incremento vertiginoso dei prezzi. Questo è un circolo vizioso e penso che la domanda da fare sia “come spezzare il ciclo?”.”

P: “Allora, Milan-Ternana, Cremonese-Albese, Juve-Pro-Vercelli hanno una cosa in comune: l’affiliazione. Vi chiedo cosa pensate di questa novità, come cambierà il progetto e se, per i calciatori, giocare in una squadra che ha un’affiliata è una cosa positiva o negativa.”

M: “Assolutamente positiva! Non vedo come possa essere negativa una cosa che invogli la gente a prendere presidenze per migliorarsi e far migliorare il proprio progetto. Una cosa davvero ottima, anche se per me si sarebbe potuta gestire anche fra A e B, non soltanto tra A e C, ma va benissimo comunque. Una gran bella trovata!”

S: “Secondo me, come ha detto il collega Marchi, è una grandissima e bellissima novità. Perché per i giocatori neo-iscritti potrebbe risultare difficile arrivare ad alti livelli, con tutti i giocatori attivi di cui il progetto fortunatamente dispone, quindi è un ottimo modo per spronare i nuovi arrivati per puntare ad essere titolare in una squadra di A in poco tempo. Vedremo in futuro, con il proseguire del progetto, come e se questa mia supposizione verrà rispettata.”

C: “Assolutamente la novità delle affiliazioni è stata alquanto positiva, e ha incominciato a mostrare il motivo per cui esistono: basti pensare a Magnoni, passato dall’Albese alla Cremonese, a Terlati, da Cagliari a Torino, oppure a ben quattro giocatori che passeranno dal Perugia al Frosinone. Tutte spese molto contenute, per giocatori con un certo potenziale o che servivano in una determinata porzione del campo. Vedendo questo, anche altre società hanno incominciato a dotarsi di un’affiliata: rispetto ad inizio anno, pure Juventus, Lazio, Fublet e Sampdoria hanno deciso di usufruirne, magari per il mercato di S5.
L’unico contro è che eventuali progetti indipendenti che nasceranno avranno più difficoltà a trovare giocatori inizialmente, ma questo forse è dovuto anche al fatto che le iscrizioni vanno un po’ ad ondate e che il campionato di C sia ancora in formazione.”

M: “Allora, questo mercato di gennaio, anche se non ancora ufficialmente iniziato, sembra già averci dato tante informazioni, verso gli acquisti possibili e quelli impossibili per il mercato invernale. Volevo chiedervi, Secondo voi quali sono le squadre che hanno gestito (o gestiranno) al meglio questo calciomercato? Quali invece peggio? E invece quale potrebbe essere l’acquisto del mese?”

P: “Allora, squadre che hanno gestito male il mercato non le ho viste (parleranno i risultati). Ho apprezzato molto il mercato del PG, molto coraggioso. Altri grandi colpi sono stati fatti dalla Cremonese e dalla Juve Domo. Campagna ha portato in serie A Magnoni, mentre la Domo è riuscita a non vendere i pezzi pregiati: Cipolla, Davide… I piemontesi hanno tutte le carte in tavola per essere promossi in Serie B.”

C: “Dunque, credo che al momento sia difficile stabilire chi abbia sbagliato. Alla fine, sono sempre i risultati a dire chi si sia rinforzato o chi si sia indebolito. Ci sono state alcune trattative che per il livello tecnico dei giocatori hanno rinforzato parecchio le squadre in cui approderanno: mi riferisco a Invernizzi Luca alla Casertana, Puzzer al Bari, Amato al Bologna, Mancusi al Foggia. Ecco, forse il Milan si è indebolito tanto: sono stati venduti due giocatori offensivi come Zirattu e Massessi ed il livello dei nuovi arrivati non sembra essere lo stesso. Magari però sono più funzionali per il gioco che propone ed allora meglio così per loro, questo non lo possiamo sapere.”

S: “Come hanno detto i miei colleghi, è difficile al momento dire la squadra che ha meglio agito sul mercato. Bisognerà aspettare l’arrivo dei nuovi acquisti nelle nuove squadre per vedere se il loro impatto sarà positivo o negativo. Anch’io sono rimasto sorpreso dal Milan: ha venduto giocatori a cifre importanti, come Zirattu e Massessi, e non ho visto delle manovre in grado di colmare i buchi lasciati lì davanti. Vedremo se, a mercato aperto, il Milan si muoverà per fare acquisti, fresco anche del nuovo Direttore Sportivo.”

IlCarro racconta: pazza Inter amala

Quest’oggi IlCarro ha deciso di dare i natali a una nuova rubrica, nella quale verranno raccontate sine ira et studio le storie di questo Progetto, sia di giocatori che di club. La prima protagonista di questa avventura è la squadra nerazzurra più amata di Milano: l’Inter.

Stagione 1
L’Internazionale Milano è, ovviamente, una delle prime squadre create nel campionato ideato da Progetto Gaming. L’allenatore ai tempi era Mattia Crippa e il direttore sportivo era Cristian Marchese. Il mercato era totalmente diverso dalla situazione odierna, non solo per le cifre, ma anche per le possibili trattative: il sistema era infatti basato sul “semplice” Draft e i trasferimenti dei giocatori erano legate alle scelte, un po’ come avviene, nello sport fuffa, in NBA e MLS. Il migliore arrivo, per il DS Marchese, è stato Palmirotta, ai tempi ottimo difensore. L’inizio di questa storia non è dei migliori: nelle prime nove partite di Serie A l’Inter non riesce ad ottenere nemmeno una vittoria e, infatti, si temeva la retrocessione. Crippa è però capace di recuperare punti e, a fine anno, arriva al quarto posto, a meno 2 dalla Juve e dietro a Drink Team e Udinese, che vinse il campionato. Impossibile capire cosa abbiano pensato giocatori e dirigenti: con un avvio migliore lo scudetto sarebbe stato un premio ottenibile. La partita Drink Team – Inter 2 – 3 rimarrà alla storia per la doppietta di Ciampaglia, che ai nostri microfoni ha detto: “La mia partita più celebre e quella che mi ha reso l’attaccante che sono ora. […] Una consacrazione”.

Stagione 2
È l’anno della gloria, una stagione quasi perfetta: il mercato, gestito da Crippa e Marchese, permette di completare e rinforzare la rosa. Fece però notizia la cessione di Cusumano; però dal Fublet fu acquistato per 1,2M (allora una grande cifra) Stefano Martino. In panchina è confermato Mattia Crippa, visti i risultati ottimi ottenuti in S1. Dopo due giornate però c’è un cambio in panchina: il 28 dicembre 2017 Cristian Marchese diventa allenatore dell’Inter. IlCarro ha ritrovato il messaggio più significativo tra Marchese e il capitano Ciampaglia durante la ricerca del nuovo mister, il messaggio che ha cambiato la storia nerazzurra:” Lu, ma se mi comprassi FM e mi candidassi come allenatore?” Questo è l’inizio del mito. Il primo atto dell’impresa storica corrisponde al pareggio con il Bologna, in campionato, e la vittoria contro il Rubin Kazan per 7-1. I milanesi hanno fatto tutto bene e arrivano anche i risultati che contano: in S2 lo scudetto e la Coppa Italia sono nerazzurre. L’Inter è, per ora, l’unica squadra che può vantare il double italiano. Il capitano ricorda con affetto quei momenti e più volte ha detto:”Sono stati momenti indimenticabili… eravamo sul tetto d’Italia e potemmo guardare tutti dall’alto verso il basso. Il nostro, ai tempi, era un DNA vincente…”

Stagione 3
Dopo la vittoria della Supercoppa Italiana, nella finale giocata contro il Milan per 4-2, ci si aspettava un nuovo ciclo vincente, ma questo non si verificò. La stagione iniziò con una campagna acquisti immensa e dispendiosa: Altomare, Alves, Pettignelli, Trementozzi e Baiardi arrivarono a Milano; ovviamente anche i contratti pesavano molto sul bilancio nerazzurro. La partenza fu negativa, sia in campionato che Champions League. Le partite contro Genoa, Lecce e Wolfsburg furono segnali di speranza perché portarono l’Inter a scalare la classifica in entrambe le competizioni. A un certo punto emerse la crisi del bilancio; il commento di Ciampaglia: “per mancanza mia ma in primo luogo di Marchese, i conti nel bilancio non tornano e ci ritroviamo con un passivo di 2M circa. Abbiamo per forza di cose dovuto abbassare i contratti a tutti i nostri giocatori. Un vero e proprio colpo basso; ma le crisi economico-societarie non finiscono qui, no di certo; mi dovetti dimettere come DS per problemi personali e a sostituirmi ci pensò Schiattareggia, il quale grazie a buoni acquisti e cessioni mirate riesce a portare un minimo in attivo il bilancio. Poi si arriva nel periodo di novembre/dicembre in-game, settembre nella vita reale, ed accade un evento che lasciò scossi tutti: le dimissioni di Marchese come allenatore dell’Inter”. Tutte le migliori storie hanno un colpo di scena, e quello di questa storia è il seguente: Luigi Giglio, allora terzino fondamentale dell’Inter, investì la somma di 200€ per comprare l’Inter, diventandone così unico presidente. Ciampaglia diventa nuovo allenatore dell’Inter. L’Inter termina la stagione al 7º posto, ma ottenne comunque la qualificazione in Europa League grazie al caso “Serveropoli”.
L’attività complessiva della squadra, dopo l’addio di Marchese, calò drasticamente. Nel frattempo, in quell’Inter targata Ciampaglia, Marika Calcagno diventa giocatrice dell’Inter, grazie al bonus ingaggio delle nuove presidenze. A fine anno fu ceduta a causa delle tensioni tra lei e Schiattareggia.

Stagione 4
Inizio amaro: Federico Gallarato dà l’addio all’Inter e approda alla Lazio, trattativa già comunque ufficializzata nel mercato invernale della stagione precedente. Il resto del mercato, per detta di figure importanti nell’Inter, è stato “abbastanza confuso e travagliato”, anche per colpa del caso Marchese – Udinese. Ciampaglia dice questo:” Decido di chiedere la cessione e di trovare nuovi stimoli. Discussi molto con Giglio ma mi fece capire che l’Inter è parte integrante di me. Mi scorre nelle vene. Ci fece capire come tenesse tantissimo sia a me che a Marchese e mi diede un valido motivo per restare. Ci siamo quindi rimboccati le maniche e abbiamo riportato alla nostra corte Antonio Cusumano, ceduto durante la Stagione 1. Abbiamo poi ingaggiato Daniele Broccolo come DS e grazie a lui acquistato i vari Manduci, Seminaroti, Thomas Rafaniello, Trazza ed altri.” Ma una sorpresa era in serbo: Marchese e Schiattareggia non avvisarono tutti i giocatori dell’abbassamento dell’ingaggio e non inviarono loro la copia del contratto come da regolamento. L’Inter ha perciò subito una pesante sanzione: i soldi dei bonus dei giocatori non sarebbero stati aggiunti al budget della società milanese. Dopo un paio di cambi in panchina, fu scelto come allenatore l’interista Pietro Alaimo.
Questa storia non ha ancora un finale, ora l’Inter è in undicesima posizione, a 25 punti. Non è chiaro il destino di questa stagione: si trova alla stessa distanza dalla retrocessione e dalla Europa League, competizione nella quale ha passato i gironi. Solo in tempo ci darà una risposta.

IlCarro intervista: Claudio Manfredi Franco, il Dittatore del Brescia.

Buongiorno Claudio, grazie per accettato di parlare ai Microfoni de IlCarro!

Buonasera, è sempre un piacere.

Iniziamo subito chiedendo, chi è Claudio Manfredi Franco al di fuori del Progetto Gaming?

Sono un classico studente fuori sede, che lavoricchia quando può. Studio psicologia.

Sappiamo anche che sei un grande appassionato di Film, Serie TV e Anime, perciò vorrei farti una particolare richiesta, potresti paragonare i seguenti ragazzi: Campagna, De Donatis, Gallarato, Michelini e Trojer insieme ad altre persone conosciute al Progetto, a dei personaggi di opere che hai visto?

Come lo sapete? Dai simpatica sta cosa. Trojer, direi Marshall Eriksen. Bravo ragazzo, solare e amico di tutti, ogni tanto un po’ sfigato. Gallarato sembra un po’ Gohan, potenzialmente una bomba, ma troppo insicuro per incidere realmente. Michelotto, direi DitoCorto. Organizzato, con un fine e sempre sorridente con tutti. Add, Saitama. Campagna ha il disturbo narcisistico di Don Draper, e gli uccellini di Varys. Io sono un Bojack Horseman, con la cazzutaggine dei protagonisti degli Shonen Jappo. Per gli altri, beh, perderei tempo che vorrei spendere per parlare di Me e del Brescia.

Chi sei invece all’interno del Progetto?

Mister del Brescia, fantasista del ProgettoGaming.

Puoi raccontarci la tua storia? Come sono state le tue esperienze al Lecce, al Livorno e ora al Progetto Gaming come calciatore?

A Lecce è andato tutto bene, promozione diretta ma gruppo non presentissimo. A Livorno non ho espresso al massimo le mie capacità, giocando con poca costanza. Nel PG ho trovato un bel gruppo e un gran Mister. Mi diverto e non sono presenti elementi nocivi.

Parliamo di elementi “nocivi”, a un certo punto della tua carriera la tua strada si è incrociata con quella di Tommaso Altomare, potresti raccontarci la storia del “Dissing”?

Non ho dissato nessuno. Non parlo mai male a vuoto. Ho elencato dei fatti, dei comportamenti scorretti, oltre ad aver giustamente sottolineato una scarsezza fuori dal normale in termini di competenze in game. Il tempo mi ha dato ragione. Ripeto, non parlo mai a vuoto.

Passiamo finalmente al Claudio allenatore, sempre per l’angolo della Tattica, hai delle Chicche Tattiche da poter illustrare ai nostri lettori? Consigli per il Cambio da FM17 a FM19?

Certamente, sono pieno di chicche tattiche. Se volete lezioni, vi faccio un prezzo di favore. I soldi li devolverei interamente in beneficenza, nelle mie tasche. Aggratisse, mi limito a dire che se non sapete allenare, non proponetevi alle squadre. I presidenti mettono soldi anche per avere risultati, non c’è tempo e spazio per i presuntuosi. Skillatevi un po’ offline prima, e quando dico un po’, intendo qualche mese.

Prima di arrivare alla Corte del Brescia, hai allenato il Livorno che è sceso in B nella Scorsa Stagione, ricordi positivi e negativi di quella esperienza?

Prima parte di campionato ottima, purtroppo ho perso ambizioni e tempo verso la fine. I ricordi belli li associo agli elementi più attivi della rosa, bravi ragazzi. Quelli brutti, direi le ultime quattro-cinque giornate. Tanta sfiga. Ovviamente la giornata più emozionante fu la vittoria dei playoff, da assoluti sfavoriti.

Bene, adesso è il momento di arrivare a parlare del Brescia, cosa ti ha portato alla Leonessa?

Ho rifiutato panchine in precedenza, non avevo tempo. Ho finito la sessione invernale e mi è scaduto il contratto lavorativo. Avendo tempo da perdere, ho iniziato a guardarmi intorno in cerca di panchine. Campagna mi ha fatto il nome del Brescia, squadra in evidente difficoltà. Mi ha messo in contatto con De Meo, ho visto le schede dei giocatori, c’era molto potenziale inespresso. Ho accettato subito, anche in virtù della competenza della presidenza stessa.

Hai qualche nome in particolare per il potenziale inespresso? Nel Brescia c’è qualche Golden Boy? C’è qualche mancanza in qualche ruolo del Campo? Avete bisogno di qualcosa?

La rosa era corta, ho dovuto inventarmi qualcosa con quello che mi son trovato tra le mani. I buchi dei ruoli li abbiamo coperti col mercato, arriveranno a gennaio. Mezzadri dall’Albese, gran bel prospetto, Giordano dal Livorno, colpo low cost che ci permetterà di fa rifiatare il buon Palladino. Abbiamo altri colpi in canna per renderci ancor più competitivi. Pensa, abbiamo vinto quasi tutte le partite con la rosa incompleta, figurati con i nuovi arrivi. Dei ragazzi già a disposizione, oltre a Palladino che tutti conoscono, segnalo Montecalvo e Martellucci in difesa e Colombo. Colombo farà grandi cose, fidati.

Con la rosa a disposizione a Gennaio, a cosa può aspirare il Brescia in questa Stagione?

Passi falsi del Chievo permettendo, il primo posto è quasi sicuro. L’obbiettivo è massimizzare i punti in queste undici partite prima di gennaio. Sarà difficile, ma non troppo.

Hai promesso la Champions entro 3 anni al Brescia, cosa ti porta a fare una tale promessa? Lucida follia o qualche asso nella manica?

Non capisco perchè tutte ste sorprese, Lazio e Cremonese da neo promosse sono lassù. Sono un mister migliore di Salvo e Nicholas. Piazzando i colpi giusti, il Brescia inizierà a far quel che vuole. Fidatevi. Tutti bravi con sti 4-4-2, 4-2-4. Sono moduli che conosco e che so contrastare. Anche troppo mainstream. Il Brescia arriva in A e inizia a fare quel che vuole.

Hai detto che la competenza della Dirigenza del Brescia ti ha convinto a firmare per loro, cosa ne pensi dei Presidenti allora? Hanno promesso qualche progetto per farti firmare? Nel cantiere Brescia c’è qualcosa?

Sono tutti degli stakanovisti, sempre presenti e attivi nel muoversi per il bene della squadra. Parlavo di De Meo, ma anche Fazzini e Sverze sono altrettanto preparati. Sverze è sempre il primo a mettersi a disposizione, ne ho visti pochi nel progetto essere così attrezzati. Palladino invece è un gran motivatore, oltre che anima del gruppo. Il cantiere Brescia è stato riaperto da quando sono arrivato. Sta piano piano crescendo e maturando. Visioniamo giornalmente profili e stiamo puntando a migliorare l’attività complessiva. Entro una stagione diventeremo una realtà che farà gola a molti utenti. Serietà e lavoro, oltre al divertimento sono il nostro punto fermo.

Da Allenatore, cosa ne pensi di Campagna, Gallarato, Michelini e Scardace, dopo averci giocato contro?

Gallarato l’ho detto prima, Campagna bravo bravissimo, ma quando ha bisogno viene a chiedermi consigli. Michelini vince, l’importante è quello. Il suo modo di allenare però non mi diverte, mette sempre lo stesso modulo. Non ha bisogno di cambiare perché è l’avversario che deve adattarsi a lui, considerando anche la rosa che ha a disposizione, peró così mi annoierei. Il 90% del divertimento nasce dallo studiare gli avversari, cambiando assetto e particolari. Parlo per me, eh. Scardace ha tanta grinta e voglia, gli consiglio di ripartire dal primo tempo di Palermo-Brescia.

Top Allenatori di A e B?

Campagna e Franco.

Sappiamo che hai avuto anche un’esperienza da Presidente nella Scorsa Stagione, ovvero quando sei stato uno dei Dirigenti del Parma, cosa ricordi di più di quell’esperienza?

Facevo fare tutto a Campagna e Michelinho. Era divertente far gruppo, tutti bravi ragazzi. A livello pratico ero totalmente inutile (ride ndr.)

Domanda finale, poi posso finalmente liberarti, fatti una domanda e datti una risposta!

Sta chiusa è tremenda. Non perdo tempo a farmi domande. Se vi manca la fantasia per far domande, non scrivete nel giornale. Ciao.

Grazie per aver risposto ai Microfoni de IlCarro!

IlCarro intervista: Giacomo Sedda, in Sedda al Toro!

Il Torino è certamente una delle squadre più carismatiche e famose all’interno del Progetto Gaming, perciò abbiamo voluto intervistare uno dei suoi personaggi più storici, protagonista anche di una delle dualità più belle del Progetto, Giacomo Sedda.

Buonasera Giacomo, grazie per aver accettato di parlare ai Microfoni de IlCarro!

Buonasera, e grazie a voi!

Bene, iniziamo subito chiedendo, chi è Giacomo Sedda fuori dal Progetto Gaming?

Sono un… quasi trentenne sardo, di Villacidro. Nella vita mi occupo di informatica, principalmente di robotica, sono un grande appassionato di calcio, motori e “nerdone”.

Prossima domanda, Sedda o Deidda? Com’è nata questa battuta sui cognomi?

Oddio… in realtà la cosa ha avuto origine perchè molto simili, anche nel modo in cui si pronunciano, e perché spesso venivo taggato in ogni post dal sopra citato Maurizio. Non aiutava di sicuro il fatto che fossimo rispettivamente allenatore e DS del Torino, cosa che aiutava alla confusione. Siamo anche compaesani, quindi con cadenza identica nel parlato. Per chi non ci ha mai visto in faccia dev’essere stato facile sia confonderci che credere fossimo la stessa persona, alcuni ancora ci confondono dopo averci conosciuto (ciao Damla!).

Chi è Sedda invece nel Progetto Gaming?

Allenatore del Torino, presidente dei Granata ma anche del Cagliari, rompicoglioni di prima categoria verso gli admin… e un decente terzino destro? Onestamente penso che Pironti, Ballarini e De Donatis siano arrivati ad odiarmi, dal numero di volte che vedono il mio nome apparire nella casella di facebook (ride ndr.)

Iniziamo dal Terzino Destro, sei qui dalla Stagione 1, puoi raccontare la tua storia da Veterano del Progetto Gaming?

Beh come giocatore, son sempre stato al Torino come DC/DD e poi anche TFD. Non mi sono mai mosso di società, né mai lo farò. La cosa piu simpatica è il modo in cui sia finito nel Toro. Son stato praticamente nei primi ad iscrivermi, quindi tutte le rose erano ancora incomplete, e in disperata ricerca di terzini. Istintivamente dissi al buon Ballarini di volermi iscrivere al Cagliari, dovendo subire l’onta di leggere che fine fu fatta fare ai gloriosi rossoblu… Scambiati di posizione per un fublet (minuscola volontaria) di cui nessuno aveva sentito parlare… Quindi, scelsi la seconda squadra (se volete posso fornire anche foto, ho le maglie da allegare) che ho sempre seguito in italia. Non ero granchè all’inizio, ma seguivo sempre le live – all’epoca le mentali erano decise dalla tua presenza in live – e potei usare gli stipendi per le doti tecniche… finendo al livello in cui sono ora. Prettamente difensivo, ma mi piace cosi, son sempre stato il primo a uscire per cartellini anche nella realtà.

Bene, si può dire quindi che hai gettato le basi del Torino insieme agli altri ragazzi, perciò hai assistito a tutte le leggende createsi nello spogliatoio. Iniziamo con una delle più recenti, iniziamo con Pauletto Killer, come è nata questa figura mitologica?

(ride ndr.) Pauletto killer. Beh, alla fine della stagione 1 ci trovavamo in una situazione che dire di merda sarebbe eufemistico. I pochi attivi erano il nucleo portante, ma erano meno degli 11 titolari. Dato che non avevamo un nome forte dovevamo crearlo, quindi iniziammo a creare dei personaggi ed un “brand” e dato che quello della squadra forte ed elegante era per noi impossibile (anche per classifica e altro), puntammo sull’ignoranza e casinismo come punto cardine per ruolare le nostre attività. Pagelloni ignoranti, sempre in mezzo alle cagnare e cosi via, dopotutto solo cosi siamo riusciti ad attrarre persone come Conte alla nostra scuderia. Il perchè fu scelto Massimo? Guardalo in faccia, era la persona ideale nel ruolo ideale.

Parlando proprio di Conte, un altro motto della squadra a quanto pare sia “Conte è Scarso”, sei per il sì o per il no?

Sì, assolutamente. Ora si sta montando la testa, ma la prima stagione passata ad allenarlo fu un incubo e LUI LO SA.

Bene, domanda finale sullo Spogliatoio, Team Vanali o Team Pusceddu? Qual è la storia dietro questo scontro?

Team Vanali. La questione è nata lo scorso anno, in quanto Paolo era, appunto, fortissimo. Al punto da essere il salvatore della patria anche in nazionale, ma Pusceddu quest’anno lo sta scavalcando nelle gerarchie, creando appunto una sorta di Guerra Santa tra il Vero Dio e il Nuovo Messia. Come dire, son due con un ego smisurato, difficile farli convivere nello stesso spogliatoio! Ovviamente team Vanali da giocatore, da presidente e da allenatore darei altre risposte.

Passiamo adesso al Sedda allenatore, qual è la storia del Ragazzone sulla panchina del Torino da Stagione 1?

Inizialmente non mi sentivo cosi bravo ad allenare da espormi in un torneo online, quindi accettai di buon grado la candidatura di Bucci, restando in disparte. Infatti la mia prima richiesta ufficiale arrivò, in realta, per allenare la Fiorentina, in quanto fu la prima piazza che si liberò. Ma ritirai la candidatura perchè il mio allenatore, all’epoca, non gradiva l’idea di avere un giocatore Mister da un altra parte. I risultati però scarseggiavano, portandolo a dimettersi alla fine. Al che, con noi in zona retrocessione rossa, decisi di provare a salvarci e presi la panchina del Toro. Da penultimi arrivammo a 3 punti dall’Europa, con una bella cavalcata terminata con un 5 a 4 nello scontro diretto col Sassuolo di Agosta (maledetto).

Apriamoci all’angolo della tattica, in questa Stagione 4 si è passati ad un cambio di Gioco, da FM17 a FM19, ciò ha comportato un grande stravolgimento di equilibri, con squadre cardine come il Genoa vicine alla zona retrocessione. Vogliamo quindi chiedere, cos’è cambiato a livello tattico su Football Manager? Statistiche? Modi di giocare?

Credo i modi di giocare, ma non solo. I grandi cambiamenti del 19 son anche rappresentati dalla coesione squadra e equilibrio spogliatoio, cose che prima non erano così importanti. il match engine, che prima favoriva molto i moduli centrali, ora sembra invece favorire i moduli che più concentrano le loro forze sulle fasce, e non tutte le società erano pronte a questo tipo di stravolgimento, sia dal punto di vista tattico che dal punto di vista umano. Con la nuova versione inoltre, sembra sia cambiato parecchio il metodo di impostazione del lavoro difensivo, sulla quale alcuni allenatori devono ancora trovare una quadra. Non è strano infatti che alcune squadre sulla carta più forti siano giù. Alla fine il passaggio ad un simulatore nuovo chiede tempo per essere studiato, e alcuni allenatori piu di altri hanno potuto studiare sicuramente di più e i risultati si vedono.

Da allenatore del Torino, se puoi dircelo, come ti sei adeguato con questi cambiamenti? Hai qualche chicca tattica per i nostri lettori?

Al momento, son passato temporaneamente ad un 4-4-2 per garantirci più copertura, ma sto studiando varianti tattiche che ci permettano di tornare a sfruttare tutta la rosa in pieno. Non ho grandi soluzioni nel senso di perle, però posso dire che potrebbe tornare di moda un modulo che usai nella stagione 1 particolarmente “difensivo”.

Bene, passiamo adesso al Deidda presidente del Torino, quali sono gli obbiettivi per questa stagione?

Andare piu in fondo possibile nelle tre competizioni, la finale di Coppa Italia ci è sfuggita contro le milanesi (motivi diversi) per ben due volte di fila, mi piacerebbe riuscire a giocarla. Sull’Europa League, finché non si incontra qualche umana son confidente si possa andare avanti.

Bene, come sempre, vogliamo offrire uno spazio per le squadre di C e B, da Presidente del Cagliari, descriva il suo progetto e dia un motivo per entrare in terra Sarda!

Il Cagliari è ahimè già pieno. Come motivazione avrei detto che si entra a far parte di un bel gruppo, che punta a risalire in Serie A il prima possibile per tornare a far parte dei grandi, pieno di attivi e di gente che tiene fino al midollo per i colori che porta!

Bene, arriviamo alla parte finale dell’Intervista. Appelliamoci al Sedda Persona, colui che segue le live, che commenta e che grazie a questo Progetto ha potuto fare amicizia con tanti ragazzi. Com’è il rapporto con Bicocchi? Com’è quello con Deidda, il condividere l’avventura nel Progetto ha rafforzato l’amicizia che c’era già fra voi due? Ci sono altre persone con il quale hai stretto una grande amicizia?

Prima di tutto, ciao Fabio! Allena quel cazzo di Senza Palla che sei sempre in fuorigioco (ride ndr.). Sì, grazie al progetto ho stretto molte amicizie che vanno oramai al di là. Il sopra citato Fabio, per esempio, mi farà compagnia ad una cerimonia di un altro presidente del Toro a luglio (no spoiler). Giusto per dimostrare quanto stringenti i rapporti stiano diventando. Se dovessi contare le amicizie, beh… in ordine sparso: Conte, Pauletto, D’Anteo, Franceschi con cui ci amiamo e ci odiamo, Martinelli, il buon Ballarini al quale ho quasi rotto lo scheletro a calcetto, l’ovvio Pironti (al quale è lievemente più difficile farlo senza pagarne le conseguenze…), il Pirotecnico Frunzio, l’incroyable De Donatìs e tanti altri. Benedetti, appunto, che ancora piange all’idea di essere diventato il mio ds… Deidda, beh, già mi sentiva spessissimo, ora il ritmo dei nostri scambi è quasi da stalking (ride ndr.).

Penultima domanda, quante bestemmie segna il bestemmiometro nel momento in cui stiamo scrivendo?

Ultima domanda, poi posso finalmente liberarti! Fatti una domanda e datti una risposta!

Un unico rammarico che ho da quando son al progetto, e al Toro in generale, è quello di non aver allenato sin da subito. Quindi, se mi chiedessi di cambiare qualcosa della mia carriera nel progetto, mi candiderei subito come allenatore tutto qua.

Va bene, grazie mille per l’intervista e alla prossima!

Alla prossima! Grazie ancora.

Il Carro intervista Pietro Alaimo

Oggi, IlCarro, è andato nel Centro Sportivo Suning per intervistare il nuovissimo allenatore del Biscione Pietro Alaimo.

IlCarro: Salve Pietro,
Per iniziare l’intervista, ci parli velocemente di chi è Pietro Alaimo al di fuori dal progetto.

Salve a tutti! Al di fuori del progetto rimango un ragazzo appassionatissimo di Football Manager e di calcio in generale. Vivo con passione e con annessa ansia le partite della mia squadra del cuore, ma penso che potrei seguire volentieri anche una partita di un campionato sconosciuto.

IlCarro: Come è venuto a conoscenza di questo Progetto?

Sono venuto a conoscenza del Progetto grazie ad alcuni ragazzi che mi seguono su YouTube. Ci ho messo un po’ a decidere ma alla fine, grazie anche ai loro continui messaggi, ho dato una possibilità al Progetto e devo dire che non ho rimpianti della scelta. Grazie Anto, Luca, Christian, Andrea e Gabri.

IlCarro: Cosa o chi l’ha convinta ad andare in una piazza così complicata?

Se non è complicato non mi piace. Ho iniziato con una SPAL che veniva da tante sconfitte consecutive; ho allenato poi l’Akragas in C con la medesima situazione, questa scelta è stata fatta principalmente col cuore. C’erano anche altre offerte molto interessanti e colgo l’occasione per ringraziare le persone che hanno pensato a me come loro allenatore. Ma bisogna dar soprattutto merito a Ciampaglia, è soprattutto grazie a lui se oggi sono qui.

IlCarro: Lei arriva in un Inter con problemi seri di risultati e uno spogliatoio non molto compatto. È convinto di avere le capacità per cambiare tutto ciò?

Bisogna vedere prima di tutto come si comporterà la squadra nelle prime partite. Oggi ho avuto modo di conoscere alcuni elementi e mi sembra un gruppo unito con grande voglia di dare una svolta alla stagione. La situazione non mi sembra poi così tragica: il campionato è appena iniziato e ci sono ancora tanti punti a disposizione. Di problemi con lo spogliatoio non ne sono a conoscenza ma, se anche ci fossero, non devono essere elemento di scusa o di mancanza di risultati.

IlCarro: Quali sono – se ci sono – i giocatori con cui ha legato maggiormente in queste prime ore?

Ne conosco diversi: Ciampaglia, Cusumano e Marchese. Diciamo che con loro è stato più facile ma anche gli altri giocatori sono stati subito cortesi.

IlCarro: Ha intenzione di continuare con i suoi moduli già testati ai tempi dell’Akragas oppure ha intenzione di cambiare del tutto la sua visione di calcio per adattarsi alla nuova squadra?

Naturalmente mi adatterò a quello che offrirà l’Inter. Nei prossimi giorni parlerò coi giocatori e con la dirigenza e studieremo insieme un modulo adatto sin da subito per la squadra. Non mi sembra il caso di sperimentare in una situazione del genere.

IlCarro: Ci sono dei giocatori cardini per la sua visione del gioco o non esistono gerarchie in questa Inter?

Ci deve essere voglia di Inter. Questa è la cosa più importante. Poi chiaramente abbiamo il capitano, il vice, il veterano ma prima viene l’Inter.

IlCarro: Quali sono i suoi obbiettivi nel breve e nel lungo termine?

Prima di tutto la squadra deve ritrovare la fiducia nei propri mezzi. Siamo l’Inter, una squadra che che ha scritto pagine importanti di questo sport. Quindi anche i giocatori devono essere consapevoli di poter e dover far meglio. Poi vedremo, la stagione come ho detto prima è appena iniziata.

IlCarro: Lei arriva a Milano dopo due avventure terminate anticipatamente, nonostante due ottimi inizi con entrambe le società.
Malgrado ciò lei ha continuato a stupire tutti, e rimane ancora uno dei migliori allenatori sul mercato.
Come mai tutta questa ammirazione verso la sua persona?

Con la SPAL abbiamo iniziato alla grande con un bel gruppo e con Bisceglie. Poi purtroppo ci siamo fatti prendere dallo sconforto: il mercato ci ha sicuramente penalizzato ed alla fine il Presidente è stato costretto a mandarmi via. Con l’Akragas è stata una lunga e bella avventura: abbiamo vinto la C quando nessuno se lo aspettava. Forse è stato quel risultato ad averci montato troppo la testa e ci siamo posti un obiettivo difficile per la serie B. I risultati negativi sembravano non aver fine e per rispetto di quel bellissimo gruppo ho deciso di fare un passo indietro.
Son contento che le persone abbiano fiducia nelle mie capacità. Apprezzare un allenatore che non è mai stato in A ed ha ottenuto più sconfitte che vittorie è sicuramente particolare ma piacevole.

IlCarro: Prenderà esempio dal precedente allenatore seguendo il suo precedente Progetto oppure punterà su un gioco completamente diverso?

Guarderò sicuramente le precedenti partite dell’Inter e cercherò di capire e valutare cosa bisogna modificare. Ho parlato di modifica, non di rivoluzione. La squadra per ora non ha bisogno di altri scossoni.

IlCarro: Ci sono dei giocatori che vorrebbe portare all’Inter o è soddisfatto del gruppo attuale?

Il gruppo attuale è di altissimo livello! Ma è palese che siamo in pochi, abbiamo la rosa corta -anzi cortissima-, quindi cercheremo sicuramente di muoverci sul mercato. Lo faremo con attenzione ma siamo obbligati a farlo. Vorrei portare i migliori talenti all’Inter, ne ho qualcuno in mente ma non posso fare nomi.

IlCarro: Ora, descriva velocemente i 5 membri più vicini a lei attualmente nel Progetto.

Sono tutti ragazzi con i quali mi sento praticamente ogni giorno su Telegram. Aggiungerei un altro membro del Progetto Raffaele -nuovo allenatore della Fiorentina, N.d.R-, che ho avuto modo di conoscere dal vivo insieme ad Andrea e Christian. Sono ragazzi in gamba, simpatici e non Juventini.

IlCarro: Grazie mille per la disponibilità e buona fortuna alla sua Inter, vuole lasciare un ultimo messaggio al gruppo?

Grazie, speriamo di poter regalare delle emozioni importanti al nostro pubblico che ci segue sempre nonostante i cattivi risultati. L’Inter, c’è solo l’Inter. AMALA

IlCarro intervista Nicola Filippone, il Gattuso doriano

A seguito del grande rumore mediatico generato dal falso ingaggio al Genoa e alla cessione di Davyd Andryiesh, IlCarro si è interessato a Nicola Filippone, giocatore, allenatore e dirigente della Sampdoria sin dalla Season 1 e recentemente diventato presidente del Locri. Famoso per “Lo esci l’anello?” e le sue solite sclerate live, Nicola racconta e si racconta a tutto tondo nella realtà di Progetto FM.

Buonasera Nicola, grazie per aver accettato di parlare ai microfoni de IlCarro!
Grazie a voi per quest’occasione.

Benissimo, iniziamo con una domanda di rito: chi è Nicola Filippone fuori da Progetto FM?
Nicola Filippone Leonardo é un ragazzo Calabrese DOC DOP IGP di trent’anni, che da nove è un militare dell’Esercito Italiano. È amante fin da bambino di giochi manageriali di guerra, strategia e calcio.

Invece, chi è Nicola Filippone nel Progetto Gaming?
È il mister della Sampdoria da fine Stagione 1, difensore centrale e mediano (scarso) della Sampdoria e presidente del LOCRI 1909 insieme a Costantino in Serie C/C.

Bene, iniziamo subito… Lo esci l’anello?
Inizialmente la mia promessa era quella di uscire l’anello se l’anno scorso avessimo fatto il Triplete, poi sono sceso di pretese e sarebbe bastato vincere un trofeo. Ora sono arrivato a dire “se fai una tripletta o almeno se ti metti a segnare Maria forse forse”. Tuttavia lei, insieme a Tomassetti e a tutto lo spogliatoio, si sono coalizzati contro me e quindi non segna proprio nessuno: perciò NO, NON LO ESCO.

Ricordi in quale momento preciso, questa frase iconica è nata? Oppure, quando è esplosa? Chi l’ha resa così famosa? Chi è quello che ha chiesto di più l’anello?
Se non ricordo male è nata la stagione scorsa, mentre stavamo facendo una live e ci trovavamo come sempre tutti gli allenatori con gli Admin. Si parlava delle coppie del progetto e di come il progetto avesse cambiato o migliorato il proprio rapporto: come di consueto Maria era a seguire la live e io facevo il cazzone, quando ad un certo punto lei si inizia a lamentare che, nonostante lei segnasse tanto, io non gli facevo la proposta né gli regalavo nulla, che elogiavo solo Sentenza Congedo e che lei era sempre messa in disparte. Quindi ha deciso che sarebbe entrata in sciopero se non uscivo l’anello: appena sentito questo Pironti e Ballarini hanno fatto partite l’hasthag #escilanello, con tutta la chat di Twitch a seguirli a ruota. In più tutti i nostri ragazzi blucerchiati iniziarono a martellarmi nei nostri gruppi personali con meme, frasi e video, arrivando ai nostri giorni e ricevendo sempre la stessa risposta, “NO, NIENTE ANELLO”, nonostante il 17 agosto 2019 ci sposiamo davvero e ancora non gli ho fatto né l’anello né la proposta.

Fantastica storia e fantastico anche il fatto che lo proposta non sia ancora arrivata. Iniziamo col Filippone giocatore, qual è il suo rapporto con lo spogliatoio doriano? Incide il fatto di essere anche il Mister?
Il mio rapporto è di profondo amore, rispetto e fratellanza con tutti i ragazzi della Samp, anche con chi è andato via è rimasto un bellissimo rapporto e un ricordo indelebile. Il fatto di essere mister può incedere o no, perché è proprio il mio carattere esuberante e caloroso che coinvolge e fa animare i cuori. Pensa che il mio giocatore fa più panchina che altro perché ho sempre prediletto far giocare e far vedere gli altri ragazzi in live, prendendo sempre l’ingaggio minimo con il mio personaggio in game, per garantire ai nostri ragazzi un giusto stipendio e tributo per il loro impegno dentro e fuori il campo. Filippone è così, altruista e pensa sempre al bene degli altri andando contro il suo interesse. Dove non arrivo con la bravura tattica su FM cerco di arrivare con l’entusiasmo e il sorriso.

Hai detto di essere un medianaccio/difensore centrale, ti ispiri a qualche giocatore in particolare?
Al mio conterraneo Rino Gattuso.

Oltre te che sei dalla prima Season nella Samp, chi sono le altre colonne dello spogliatoio?
Diciamo che quasi tutta la Sampdoria è composta da gente della prima stagione come Costantino, Di Matteo, Siciliano, Nucci, Galimi, Parravicini, Scomparin, Bartucci; poi innesti venuti nella stagione 2 come Baldacci e Franceschino, gente arrivata via draft come Fragale, Di Rubba o mio fratello Simone; l’arrivo di Maria nella stagione 3 che ha portano una ventata di prese in giro e parapiglia tra me e lei. Gli innesti di Erddalane, Mengarelli, Pugnetti e Tomassetti hanno dato come una nuova linfa vitale in rosa. Senza tutti loro non ci sarebbe la Sampdoria e senza ognuno di loro non potrei essere il mister Filippone ciclista che si conosce oggi.

Passiamo dal Giocatore al Mister Filippone, IlCarro vorrebbe rendere anche più interessanti le interviste con gli allenatori, magari parlando di una cosa a molti sconosciuta: la tattica.
Ovviamente non vogliamo che i segreti della Doria si disperdano, ma se si può, vorremmo sapere qualche chicca tattica sulla squadra.

La nostra unione è la forza della Spogliatoio, tutti uniti per un unico e grande obbiettivo chiamato Famiglia Sampdoria. I ragazzi si applicano tanto in allenamento seguendo le mie istruzioni anche quando stravolgono tutti i piani tattici passando dal nostro cavallo di battaglia 4-3-3 spregiudicato finendo a un 4-4-2 più cauto e ragionato. Le fasce sono sempre state la nostra forza e la nostra superiorità in campo, l’applicazione tecnico-tattica dei ragazzi elogia la loro totale fiducia in me, anche se le cose ultimamente vanno male con questo FM19. Il bello di essere uniti è il poter contare su ognuno di loro a livello umano e a livello anche di conoscenze di game con consigli e aiuti nel far rendere al meglio la squadra.

Adesso arriviamo ad uno degli argomenti topici di questi ultimi giorni: Filippone-Genoa. Come è nata questa enorme trollata?
È nata subito dopo aver sentito in live che il “Presidentissimo Grifondoro” [Paolo Di Stefano, ndr] si era dimesso e si stava iniziando a trovare i profili giusti, avendo già ricevute proposte. Allora ho subito contattato il “NonCugino Potere Fortissimo” De Donatis dicendogli “facciamo uno scherzo?” e lui rispose “ti annunciamo al Genoa?” e da lì è stato un crescendo di risate e trollate: io che venivo annunciato, io che sono stato messo nel gruppo GENOA su Whatsapp tra lo stupore di tutti tranne della dirigenza che sapeva e teneva il gioco. I miei ragazzi Doriani che hanno iniziato a insultarmi, i ragazzi del Locri idem, quasi tutto il progetto incredulo e combattuto. Sono stati due giorni di panico e paura.

Chi sono i protagonisti coinvolti ne “La Grande Trollata”?
Ricordiamo che oltre ai vari post della pagina del Genoa, una cosa che aveva suscitato scalpore fu per esempio un post della Pagina Ufficiale del Locri che annunciava l’allontanamento dalla dirigenza di Alessio Costantino.

Io e De Donatis in primis, poi la dirigenza del Genoa, i collaboratori della Sampdoria e quelli del Locri.

Ricapitoliamo gli avvenimenti più importanti: dichiarazioni in live, dichiarazioni della Pagina Ufficiale del Genoa e del Locri e anche l’articolo di Andrea Conte.
Di questi eventi, chi è l’autore? C’è qualche aneddoto particolare da poter raccontare?

La dichiarazione in Live è stata presa tra De Donatis e il Presidentissimo dopo il mio pieno appoggio di far scattare una guerriglia tra tutto il progetto. La presentazione ufficiale, ovviamente, doveva essere un tramite per avere credibilità e visibilità nel progetto, e se ne sono occupati la dirigenza del Genoa coi loro grafici. Le dichiarazioni nella pagina del Locri sono state pilotate da Costantino e da chi gestisce la pagina Amaranto. L’articolo di Conte é stata la ciliegina sulla torta a cui anche io non ne ero a conoscenza e a destabilizzato ancora di più gli increduli. Trovarmi nello stesso momento nelle chat di Genoa, Sampdoria e Locri non è stato per niente facile e a tratti non sapevo nemmeno come gestire il tutto: perché poi c’erano le varie chat personali aperte con gli interessati di ogni società, più amici del progetto che volevano sapere, più giornalisti già pronti a fare interviste. Un vero macello che mi ha fatto divertire davvero molto e spero che abbia fatto passare due giorni con suspense a tutto il progetto.

Qualcuno al di fuori della vicenda ti ha scritto? Se sì, che cosa?
Si, sì, mi hanno scritto chiedendomi se era tutto vero, se non fosse una finzione, se mi ero ubriacato, se fossi diventato matto, se era successo qualcosa internamente, visto anche i comunicati stampa. Devo dire che ho dovuto mentire un bel po’ con le lacrime dalle risate e cercando di non farmi scappare nulla. Nel progetto Filippone viene accostato alla Sampdoria insieme a Costantino e quindi giustamente chi è dalle prime stagioni si è trovata spiazzata da tutto questo putiferio, rendendo il tutto ancora più particolare e bello. Chiedo scusa a tutti inoltre se ho potuto turbare o dare fastidio, chiedo venia ai NonCugini per avergli fatto prendere un colpo (uno su tuttio Truddaiu che ha abbandonato il gruppo Genoa chiedendo subito la cessione). Io ero, sono e sarò sempre un CICLISTA BLUCERCHIATO.

Riprendendo parte della risposta, Alessio Costantino viene accostato a Nicola Filippone per antonomasia, cosa ne pensa di Costantino, dentro e fuori il progetto?
Chi è per me Alessio? Alessio per me è il Progetto Sampdoria: è colui che mi ha fatto conoscere e amare questo splendido gruppo e questa unica Famiglia Blucerchiata, è il mio braccio destro in tutto e per tutto, per me è un fratello minore con cui mi sentivo più che con Maria (adesso coi suoi impegni all’università e tutto ci sentiamo di meno ma sempre in prima linea). Per me Alessio è la Sampdoria: nonostante accostano spesso solo me alla Samp, non bisogna dimenticare che Ale grazie al suo operato, nell’ombra, da DS in tutte queste stagioni ha creato una squadra attiva forte che lotta per le massime coppe Europee. A lui va ogni massimo tributo e ringraziamento per il tempo impiegato e per quello che mette nella causa Doriana, per impegni extra ha dovuto dimettersi da DS della Sampdoria – per chi non lo sapesse – lasciando spazio al nostro capitano Siciliano, suo subentrante. Per me Alessio è un amico e finché saremo insieme saremo una cosa sola e lotteremo per il bene comune dei Blucerchiati.

Benissimo, arriviamo ora al Filippone dirigente, parlando dell’altro argomento discusso degli ultimi giorni: Davyd Andryesh. Il ragazzo ha detto di aver già chiesto la cessione nel prestagione a causa della poca attività della squadra, cosa ne pensa di questa considerazione del ragazzo?
Di Davyd giocatore in game non ci si può discutere nulla, né come attività – porta 300k di bonus – né come calciatore, visto che è uno dei centrocampisti centrali più forti e giovani in circolazione. Detto ciò, Davyd è anche un ragazzo giovanissimo nella vita reale con sogni, ambizioni, desideri e tante volte queste cose non vanno di pari passo con la mentalità che può avere un gruppo saldo come quello della Sampdoria PG. Il nostro gruppo è formato prevalentemente da 25-30enni, gente che lavora che ha famiglia, che ha bimbi che studia, gente che tante volte tralasciano gli impegni primari per scambiare opinioni con noi. Persone che nonostante tutto non si inattivano garantendo il minimo, che seguono le live – quando possono – anche a lavoro, utenti che per il bene della squadra non chiedono aumenti ogni 3×2, ma si abbassano gli stipendi per garantire un corretto equilibrio nel bilancio. Ragazzi e ragazze che hanno formato una famiglia che questo mese non ha avuto inattivi se per Azzetti – giocatore che ha abbandonato – e per il riattivato Nucci, assente per problemi personali gravi. Si, è vero che magari nel gruppo Whatsapp non si scrivono mille messaggi ogni giorno, non ci sono i classici buongiorno e buonasera come in qualsiasi gruppo x, ma quando si deve parlare di cose serie ci sono tutti. Chi prima chi dopo, chi più chi meno. Quando vengono interpellati dicono sempre presente, magari non saranno creatori di meme o spammatori seriali, ma sono la Sampdoria e se vedono che le cose vanno male o se la squadra non gira sono i primi a incitare e a bloccare ogni mio minimo accenno di auto-esonero. Sono i primi a dare indicazioni e sono i primi a mettersi a disposizione. Ecco per me i miei ragazzi non li cambierei per nessun altro giocatore del progetto – non me ne voglia a male nessuno – né li venderei perché sono poco attivi o perché questo o perché quello. Loro sono la Sampdoria e insieme affronteremo tutte le battaglie che si presenteranno di fronte.

Fomentiamo un po’ il mercato: avete già preso o avete in mente il sostituto di Davyd?
Mi è giunta pomeriggio la conferma del nostro DS Siciliano che abbiamo concluso la trattativa-lampo col Parma per Luca Di Prato, un ottimo prospetto giovanissimo nonché un giocatore attivo che porta bonus. La sua duttilità a centrocampo e sulla trequarti sarà una marcia in più nelle sfide che ci attendono. Sono sicuro che s’inserirà alla grande nel nostro spogliatoio e saprà darà il suo prezioso contributo in campo. Benvenuto tra noi, Luca.

Bene, chiudiamo la questione Andryiesh con una domanda generale: alla fine di tutto, che sensazione c’è con l’addio di Davyd? Amarezza o Amorevole Nostalgia?
Sarò sincero: io ci credevo tanto in Davyd. Quando l’ho preso sono andato contro tanti luoghi comuni e contro tanti “avvisi”, perché per me tutto meritano un’occasione e non ci si deve fermare alle apparenze e alle parole altrui. Col senno di poi trovo molto amarezza per questa sua voglia di “fuga”, trapelata dopo le cattive prestazioni della squadra di cui mi assumo tutte le responsabilità. Auguro tutto il bene di questo mondo a Davyd per la sua nuova avventura che possa essere la sua consacrazione, un buona fortuna a tutta la Dea lasciando un abbraccio di stima e rispetto al suo grande Mister Ciccio.

Ok, siamo alle battute finali: facciamo finta che davanti a te ci siano dei potenziali giocatori, dacci qualche motivo per interessarci al Locri!
Basta pensare che in società siamo io e Costantino, DS Siciliano e allenatore Di Matteo; quattro colonne portanti della Sampdoria, un team affiatato che sogna la serie B nonostante arrivi dalla Serie D. Una squadra composta da quindici ragazzi volenterosi, attivi, sognatori, nonostante siano dei nuovi utenti del progetto. Un gruppo che si trova in 2^ posizione nella Serie C/C a pari punti col Cagliari capolista solo per classifica avulsa. [Nel momento in cui è stata fatta l’intervista, Cagliari e Locri e Latina erano a pari punti.]

Qualche nome da tenere sott’occhio, sia nella Samp che nel Locri?
Abbiamo la fortuna di avere con noi ragazzi davvero meravigliosi e splendidi, io vi direi “non guardate troppo nel nostro orticello altrimenti sono costretto a uscire i carri armati”. Scherzi a parte, nel Locri abbiamo gente attivissima come Giamberduca (Mister del Milan), Aiello (Ds Siena), De Francesco (Ds Ancona), Torcoli sempre presente. Nella Sampdoria abbiamo Fregheil Fragale, Nick Di Rubba, il Senegalese Scomparin, ST7 Tomassetti, il Presidentissimo Baldacci, il Capitano Siciliano, lo stesso Costantino, mio fratello Simone e quella babba di Maria, blucerchiati fino all’osso che potrete magari solo osservare e sognare.

Penultima domanda, una targata IlCarro, cosa ne pensi di Salvatore Campagna?
Salvatore Campagna sta diventando un’icona e un baluardo grazie alla sua Cremonese Corsara che sta lottando per le prime posizioni della classifica nonostante sia solo una neopromossa. Questa è la dimostrazione – insieme al grande lavoro di Michelini alla Lazio – che se si sta in alto non è solo fortuna, ma è grazie alle competenze in game e grazie alle tantissime ore sul gioco. Così si riesce a trovare il giusto equilibrio della squadra creando un gruppo unito e attivo nello spogliatoio. Avrà certo i suoi modi messinesi che potrebbero farlo sembrare altezzoso e signorile, ma penso che Salvatore sia un bravo ragazzo nonostante faccia parte della scuderia V.P., un caro saluto Salvo.

Ultima domanda, così posso finalmente lasciarti in pace: fatti una domanda e datti una risposta!
Lasciarci in pace no, perché nonostante sia stata un’intervista durate ore dovuta purtroppo alla concomitanza del mio essere di servizio, mi ha molto fatto piacere poter essere qui insieme a te Damiano e alla tua professionalità. Per la domanda beh: riuscirò mai ad andare a giocare e allenare alla mia squadra del cuore ovvero la Juve? No, amo troppo la Sampdoria. Uscirò questo agognato anello a Maria? No, perché, appunto, amo di più la Sampdoria.

Grazie mille per l’intervista!
Grazie a te Damiano e grazie a IlCarro per il tempo dedicatomi. Un saluto a tutto voi della Redazione e a tutti i ragazzi e ragazze di Progetto Gaming.