È ora di uno Switch?

Rivelata al pubblico la nuova console Nintendo. Siete mai stati in un negozio cinese? Di quelli molto grandi con moltissima merce di ogni tipo solitamente a basso costo (e qualità solitamente a pari passo)? Personalmente mi capita di andarci ogni tanto; attirato dai prezzi bassi un giretto non posso negarglielo. Nei negozi di questo tipo passeggio senza meta e senza scopo e vengo attirato dagli oggetti più strani e inusuali o dalle controparti economiche di oggetti (soprattutto elettronici) ben più costosi. Mentre osservo l’oggetto di dubbia utilità che in quel momento ha catturato la mia attenzione mi capita spessissimo di pensare tra me: “Bellissimo! Lo voglio! A questo prezzo poi!… Sì ma che me ne faccio? Ah, certo! Potrei usarlo per…”. Da qui in poi è un brainstorming continuo alla ricerca della collocazione e della mansione ideale per quell’oggetto così economico ed invitante quanto, in fin dei conti, inutile: una magistrale opera di auto convincimento a non perdere l’occasione data da un prezzo così ghiotto, dei validi motivi che mi illudano di quanto mi serva quell’oggetto. Ogni tanto vince il buon senso e lo ripongo sullo scaffale; molte volte no. Perchè questo racconto di shopping più o meno compulsivo? Cosa ha a che fare con la nuova console made in Nintendo? La risposta è presto detta: a mente fredda ho riconosciuto in me le stesse fasi dell’acquisto compulsivo tipico da negozio cinese: esaltazione per il prodotto, volontà di approfittare di un’offerta irripetibile (basandosi sui rumor del prezzo di lancio), opera di convincimento di quanto non possa vivere senza quel bene, periodo di calma, riflessioni a freddo (con conseguente disillusione). Sebbene il Nintendo Switch sia effettivamente qualcosa di originale e goloso è pur vero anche che si tratta a conti fatti di un tablet con una risoluzione infima (720p) ed un chip Tegra (già presente nell’Nvidia Shield ad esempio). Nonostante abbia i controller staccabili nulla vieta di comprare dei mini controller bluetooth per tablet (ce ne sono di tutti i gusti, dai più simil Xbox della iPEGA fino alle repliche dei controller delle vecchie glorie videoludiche come quelli della 8Bitdo). E collegare il tablet alla tv sarebbe poi questa gran rivoluzione? Non basta forse un qualsiasi adattatore HDMI? Per non parlare poi della presenza di Switch nell’e-sport come mostrato nel video di presentazione: E-sport su console con la potenza di un tablet di fascia media e pad come controllo per competere a Splatoon… Credo che gli stadi pieni di fan che Nintendo ci ha mostrato siano un po’troppo ottimistici. Insomma, sono in piena fase disillusione per un oggetto tanto cool e nuovo quanto di dubbia collocazione nel mercato. Basterà il software di alta qualità che contraddistingue i titoli Nintendo a farmi cambiare idea? Non lo so. Quello che so per certo è che ai prossimi video rilasciati od anteprime il ciclo del negozio cinese ricomincerà e dimenticherò tutti gli aspetti che mi hanno fatto dubitare in favore di una smania di possedere questa nuova chicca videoludica.

 

Noi giochiamo… e tu? :-)

“Chi sono io? Non ho un ruolo importante nel villaggio, sono un semplice contadino…”. “Bah, contadino! tutti i lupi mannari sostengono di essere dei contadini! al rogo!” Gli sguardi corrono di viso in viso, cercando di carpire un’emozione che possa far cadere in trappola l’avversario, o solo cercando appigli ai quali aggrapparsi per scagionare sé stessi, mentre un moderatore cammina tra i tavoli, in attesa di chiamare tutti al voto e decidere chi dovrà essere eliminato dal gioco. Stiamo giocando a Wherewolf: possiamo essere in 8 o anche in 54, ci basta un mazzo di carte e voglia di stare insieme e divertirci in maniera complessa ma alla portata di tutti, siamo tutti accomunati solo da una cosa, la voglia di giocare e restare giovani, mentalmente e nell’animo. Il gioco è cosa antica e componente essenziale della vita di un individuo. Col gioco rafforziamo le nostre abilità cognitive, sociali, razionali, mnemoniche, fisiche e chi più ne ha, più ne metta. Il gioco non smette mai di essere entusiasmante, perché sono i giochi stessi a evolversi, con un’offerta sempre più articolata, per tutti i gusti, le età, il numero di giocatori e il tempo che pensiamo di dedicare alla sessione ludica. A un certo punto, però, moltissimi smettono di giocare, sostenendo che “sono ormai grandi per queste cose”. Grandi? E che diamine vuol dire “esser grandi”? Farà forse buon gioco a chi produce balocchi per bambini, far credere che gli svaghi sono per i piccoli, che gli adulti “sono seri” e altre castronerie simili, ma lasciatevi servire: forse agli adulti il gioco serve anche di più, per evadere da realtà complesse e spesso grigie, per riscattare una giornata piena di bocconi amari da mandare giù e quando, più in generale, sentiamo il rischio che i rimpianti crescano, lasciando i sogni al palo, a ridursi come una stanca fiamma sotto gocce di pioggia. Forse un giorno, da padre di famiglia, tornerò a casa dopo una giornata d’ufficio, stanco e con tanti “vaffa” non recapitati ai meritevoli destinatari e avrò la forza, dopo cena, di posizionare la mappa al centro del tavolo, riprendere le schede della volta prima e chiamare a raccolta la famiglia: “Damlaaaaaaa, Danielaaaaa, Davideeeee (sì, tutto con la D…), è ora di ammazzar draghi, impugnate le vostre matite, controllate le schede, si parte per il mondo di Dungeons & Dragons” (edizione 3.5 o 5, ovviamente). Ecco perché ora esiste Progetto Gaming, in poche e sconclusionate righe: noi vogliamo vivere… quindi vogliamo giocare; noi vogliamo stare assieme, felici… quindi vogliamo giocare; noi vogliamo che chiunque possa sedersi al nostro tavolo e condividere il viaggio… quindi vogliamo giocare. Vorremmo che la magia del gioco, che sa essere svago, allenamento, sessione educativa, sogno, libertà, riscatto, raggiunga tutti, dandogli nuova linfa. Quando ci ritroviamo, fisicamente o virtualmente, siamo tutti amici (anche chi incontriamo per la prima volta è un nostro grande amico), sappiamo di essere in luoghi sicuri al riparo dallo scherno e giochiamo liberi, al più banale dei card game o al più elaborato dei giochi da tavolo, con l’intimo e inconfessabile (oops!) sogno che la sessione non finisca mai. Dai, un altro turno, uno ancora soltanto…

 

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