I migliori Film per Natale secondo pG – Grinchini, vi sfido!!

Oh-oh-oh, Avventurieri!!

E’ il vostro ranger preferito che vi parla!!

Le feste sono ormai alle porte e non importa che siate (come me) degli euforici elfi giocattolai o l’infastidita progenie del Grinch, il Natale sta arrivando!!

I cenoni, il Panettone (ma anche il Pandoro dai), quella calda atmosfera di luci e sorrisi e gli armistizi tra nani e orchi che ora si scambiano doni.

Le corse per i regali, la paura di ricevere il trentesimo paio di guanti dalla zia.

Ehi, ma hai 27 anni?!?

Capite il problema della preveggenza ora?! Ma anche questo è Natale.

Parlo a voi, adesso, miei scorbutici grinchini. Davvero il pensiero del divano, la coperta, il cielo plumbeo, una cioccolata/the caldi, la giusta compagnia, quelli lucine danzanti e un buon film non vi fanno sciogliere??

No, non rispondete. Prima create l’atmosfera che vi ho descritto e scegliete uno dei film che vi propongo. Ci gioco la mia reputazione di ranger…

Quale reputazione??

[…non rispondere, è Natale… ricorda l’albero, no non per spaccarglielo in testa… ok calmo, così bravo…]

Ci gioco la mia reputazione di elfo giocattolaio…??

Meglio

..che avrete cambiato idea e che nel vostro profondo starete cantando come Bublè al risveglio dall’estivazione, pronto per il periodo degli amori!!

Quindi iniziamo la carrellata di film che, in caso non conosciate, dovete assolutamente vedere per entrare in pieno spirito natalizio!!

 

 

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The Nightmare before Christams

Il genio e lo stile unico di Tim Burton in una storia conosciuta in tutto il mondo. Anche i “mostri” posso capire e amare il Natale.

Jack Skeletron è a capo del Paese di Halloween, abitato dalle creature della festività. Vagabondando il nostro amico non-morto trova un circolo di alberi-porta e viene attirato da quello con decorazioni natalizie. Giunto in una città piena di neve, luci e felicità capisce di aver trovato ciò che intimamente desiderava. Torna così ad Halloween e fa di tutto per portare lo spirito natalizio tra il suo popolo, fallendo nel tentativo. Proverà allora a realizzare il Natale tutto da solo, così da mostrarne la magia… Ma cosa succederebbe se ai bambini di tutto il mondo arrivassero come doni degli horror-regali?? E se il Natale venisse, così, definitivamente cancellato?!

 

 

 

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Il Grinch

Il Dottor Destino di Babbo Natale, il Voltaren di Rudolph, insomma: il Donald Trump del Natale. Il Grinch è una creatura che odia questa festa con tutto il sé stesso e a nessuno dei Nonsochi, del Paese di Chinonsò, è consentito invitarlo ai festeggiamenti. Questo bizzarro popolo ama scambiarsi doni e nulla vede in più in questo giorno. Non la pensa così Cindy Lou che contravvenendo ai divieti del sindaco riesce a convincere il verde umanoide ad unirsi alla festa. Le cose non possono che prendere una brutta piega ma forse è proprio questo che, alla fine, permetterà a tutto il paese di capire davvero cosa significhi il Natale.

 

 

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A Christmas carol

Il canto di Natale di Dickens è immancabile. Quale che sia la vostra versione preferita non è veramente Natale finché non si guarda la storia di quell’avaro di Ebenezer Scrooge e di come imparò l’importanza dell’altruismo e della fratellanza.

Avanti quindi con Topolino, Flintstone, Muppets, Looney Tunes e chi più ne ha più ne metta per quest’intramontabile capolavoro.

Davvero non lo conoscete?? Allora il vostro romantico ranger non può che dirvi di iniziare con la poesia di “Topolino e la magia del Natale” e la sua toccante melodia.

 

 

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Miracolo nella 34esima strada

I meno giovani, come me, ricorderanno la bambina (Mara Wilson), protagonista di questo film, anche per altri lungometraggi come “Matilda 6 Mitica!” e per la fanciullesca cotta che avevamo per lei. Anche questa volta siamo alla riscoperta del Natale ma Susan (Mara), seppur bambina, non crede alle favole e non si lascia ingannare dal Babbo Natale dei grandi magazzini che le fa da babysitter. Eppure lui sostiene di essere il vero, l’unico e inimitabile Santa Claus… e se fosse vero?? Una storia che fa esultare i più piccoli e scalda i cuori dei grandi che possono riprendere a sognare.

Dopotutto Babbo Natale esiste se solo avete la forza di crederci davvero!!

 

 

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Oceania

Oceania?!!? Ma non è un film natalizio!! Ti stai rimbambendo amico mio…

Touché, non è un film natalizio. Tuttavia cosa c’è di più magico del Natale… e di qualche centinaia di amici incantatori?? Ma certo, la Disney!! E poi il film esce nelle sale cinematografiche proprio durante le feste!!

Che dire, almeno per il 2016 mettiamolo in lista e facciamoci un caldo regalo.

 

 

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Mamma, ho perso l’aereo

Non poteva non rientrare tra i film consigliati! Chi tra noi tardi ventenni e più non ha visto questo film allo sfinimento, sognando di poter difendere la propria casa e inventando sistemi di sicurezza da far impallidire lo S.H.I.E.L.D.?!
La famiglia di Kevin è troppo occupata ad organizzare le vacanze di Natale per poter dedicare tempo ai più piccoli, tanto da dimenticarsene uno (Kevin per l’appunto) a casa da solo!!
Mentre mamma e papà faranno di tutto per tornare dal proprio bambino e assicurarsi che stia bene, lui… beh avrà a che fare con dei ladri pronti a tutto!! Purtroppo per loro Kevin è a conoscenza dei loschi piani, ha una casa tutta per sé e la fantasia tipica dei piccoli.
Tutta l’allegria di una commedia leggera per passare una sera di festa insieme.

 

 

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Anastasia

Uno dei film d’animazione non-Disney più amati dagli occidentali della nostra generazione (e non solo!). Belle colonne sonore e atmosfera romantica; entra in lista per via dell’ambientazione!!

La storia si svolge tra la Russia e Parigi, agli inizi del ‘900.

Anya, uscita dall’orfanotrofio, vuole ritrovare la sua famiglia e per questo si dirige in Francia. Tutto ciò che possiede è infatti un ciondolo appartenuto ai suoi famigliari che reca la scritta “Insieme a Parigi”. Durante il viaggio incontra due truffatori che cercano una sosia da spacciare come la perduta figlia dell’imperatore di Russia, Anastasia. Anya si fa convincere e mentre i due la istruiscono sul proprio ruolo, in lei riemergono ricordi del passato. Anya si scopre essere davvero Anastasia e sua madre, l’imperatrice in esilio, la sta cercando.

Sì, si ritrovano e vissero per sempre felici e contenti…

No, non è così semplice. Rasputin, l’uomo che aveva cercato di uccidere Anastasia quando era ancora una fanciulla, non è morto come si credeva.  Inoltre l’amore è sbocciato tra la nostra protagonista e Dimitri, uno dei due imbroglioni. Riuscirà la nostra principessa a ritrovare la madre e vivere serenamente o Rasputin concluderà ciò che aveva iniziato anni prima?? Se non sapete come va a finire… che state aspettando?! E’ uno di quei titoli che si deve aver visto almeno una volta nella vita.

 

 

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It’s a wonderful life – la vita è meravigliosa

“Strano, vero? La vita di un uomo è legata a tante altre vite. E quando quest’uomo non esiste, lascia un vuoto.”

Film in bianco e nero del 1946 con James Steward nei panni di George Bailey, giovane onesto e avventuroso a cui il destino ha riservato una vita tranquilla come gestore di una cooperativa di risparmio. L’azienda deve fare i conti con Henry Potter (no, leggete meglio. HENRY. Niente stupidi sventolii di bacchetta), capitalista senza scrupoli che spadroneggia in città. Le cose si mettono male quando il socio di George perde un’importante somma. Distrutto dalla vicenda il nostro protagonista se la prende con la famiglia e poi decide di farla finita gettandosi da un ponte. Prima che possa farlo tuttavia interviene un angelo. Beh, un angelo di serie B… uno di quelli che deve guadagnarsi le ali compiendo una buona azione. Questi gli mostra come sarebbero andate le cose se lui non fosse mai nato… George comprende il significato ed il valore della sua esistenza e decide di tornare a casa dai suoi cari, trova un escamotage per evitare la bancarotta e festeggia il più bel Natale della propria vita.

Ah! Ricordatevi: ogni volta che suona una campana ad un angelo spuntano le ali.

 

 

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Una poltrona per due

 Ahhhhhhhh! Questo sì, lo conosco anch’io!

Non mi stupisco e proprio per questo mi rifiuto di “recensirlo”. Da anni ormai è ospite fisso sulle reti Mediaset, la sera della viglia di Natale.

Commedia che riesce sempre a strappare un sorriso e che ormai tutti, anche i polemici, si aspettano di trovare in tv mentre siedono coi propri cari e finisco il giro di primi… del pranzo.

 

 

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The family man

Il vostro romantico ranger ama questo film e visto che la rubrica è mia… “Così sia scritto e così sia fatto”, eccolo qui!!

Jack Campbell (Nicolas Cage) ha tutto ciò che si può desiderare, essendo l’uomo più influente di Wall Street: donne, macchine, soldi, una favolosa carriera. Non potrebbe chiedere di meglio. Forse…

E se un giorno incontrasse qualcuno che gli facesse vivere una realtà alternativa mostrandogli come sarebbero andate le cose non abbandonando la sua ex ragazza per un posto di lavoro a Londra?! Viene così catapultato nel ruolo di marito e padre di due figli, con una casa in periferia ed un lavoro modesto.

Cos’è la felicità?? Da cosa dipende?? I soldi possono farci sentire completi se non abbiamo nessuno che ci apprezza per ciò che siamo??

E Jack?? Vorrà tornare “l’uomo potente” di Wall Street o sceglierà di essere l’eroe dei suoi “normali” figli???

 

 

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Edward mani di forbice

Altro titolo che ha segnato i miei Natali da giovane avventuriero. Ancora Tim Burton… con Johnny Depp. Basterebbe questo e invece c’è anche di più!

Una notte un’anziana signora racconta alla nipote la favola di come è nata la neve. Narra così le vicende di un giovane (Depp), un umano artificiale a dire il vero, con delle forbici al posto delle mani. Questo perché il suo creatore morì prima di poterlo completare.

Molti anni dopo, una rappresentante di cosmetici in visita alla villa del vecchio inventore incontra Edward e decide di portarlo a casa con sé. Il ragazzo, nonostante l’aspetto intimidatorio, stringe amicizia con il vicinato e la sua nuova famiglia, oltre ad innamorarsi dell’acquisita-sorella Kim.

Tuttavia questo momento idilliaco ha vita breve ed Edward si ritrova ingiustamente incastrato in situazioni davvero spiacevoli. Accusato di furto, di stupro e maltrattato da Jim, il fidanzato di Kim.

Edward decide così di tornare alla dimora natia, seguito dalla ragazza che nel frattempo ha rotto con il suo boyfriend e che desidera scusarsi e dichiarare il suo amore. Purtroppo anche l’iracondo e borioso Jim ha qualcosa da dire…

E poi e poi… basta! Guardatelo!! Non saprete altro da me o, sono certo, mi odiereste durante la romantica visione della pellicola. Preparatevi ad amarlo!!

[per i/le più deboli di cuore: munirsi di fazzoletti]

 

 

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Jack frost

Natalizio e malinconico, questo film strappa una lacrima che tuttavia risveglia quei sentimenti puri e autentici spesso trascurati.

La famiglia Frost è la classica famiglia da copertina, forte e unita nonostante il lavoro conduca Jack lontano da casa anche per lunghi periodi. Un brutto giorno, mentre torna per le feste, Jack muore a causa di un incidente stradale. Il figlio Charlie e la moglie devastati dall’accaduto cercano di andare avanti con ogni mezzo.

A Natale Charlie costruisce, in piena solitudine, un pupazzo di neve come tanti… O meglio lo sarebbe se, la notte successiva, non si animasse. Sì, avete sentito bene!! E’ lo spirito del padre tornato per mostrare al figlio che la vita prosegue e che lui non lo lascerà mai.

Charlie inizialmente rifiuta di credere a questa storia per poi convincersi, tenendo la madre all’oscuro. I due riprendono il rapporto ed il ragazzo ricomincia a vivere… tuttavia l’inverno non dura tutto l’anno e l’aumentare della temperatura potrebbe far sciogliere Jack, definitivamente…

 

 

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Topolino

Il padrone di casa Disney annovera vari titoli natalizi nella propria filmografia. Tuttavia il vostro amichevole ranger di quartiere vi consiglia, oltre al canto di Natale (di cui sopra), “Topolino e la magia del Natale”. Tre mini-storie con protagonisti i più amati degli eroi Disneyani che ci fanno riflettere sui valori che sono alla base di questa festa e che dovrebbero far parte di tutti noi ogni giorno.

 

 

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Fantaghirò

Sarò ripetitivo ma come per “Una poltrona per due” questo è un must della programmazione natalizia. Nessuna recensione, nessuno spoiler, nessuna anticipazione. Nel caso questo titolo non vi richiami nulla alla memoria, aspettate le feste e godetevi quest’epopea fantasy.

[ricordate di guardarlo con gli occhi di quando eravate bambini!]

 

 

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Star Wars

Star Wars… Basta pronunciare il nome per vedere gente tremare di entusiasmo e altre affilare coltelli pronte a scannarvi. Tanto amato quanto odiato, questo universo fantascientifico è legato al periodo natalizio probabilmente per questioni di marketing. A noi poco importa, ci permette di tornare (ancor più) bambini e goderci le feste come quando andavamo a letto presto, pronti a ringraziare il buon Babbo la mattina seguente.

Non ho altro da aggiungere se non: Rogue One, tra meno di due settimane al cinema!!
[Questo è il sito internet che stavate cercando… spolliciate la nostra pagina fb! Che la forza sia con voi!!]

 

 

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Un Natale da Charlie Brown

Anche in questo caso si pone l’accento sui valori del Natale, o meglio: quei valori universali che il Natale celebra. Charlie Brown soffre di depressione post-natalizia, così la “psicologa” Lucy gli assegna il compito di regista della recita di Natale della banda. Il risultato è discreto ma l’albero scelto come elemento scenografico è spoglio e bruttino.

Charlie si domanda, allora, quale sia il significato del Natale e Linus gli spiega che è la gioia data dal ritrovarsi e dallo stare insieme…

L’albero una volta addobbato è splendido.

 

 

 

Ecco qui, abbiamo finito… o forse no!!

Sono curioso di sapere quali sono i vostri film di Natale preferiti (nel caso degli elfi giocattolai come me) e se la mia abilità “Inspirare Spirito Natalizio” ha funzionato (nel caso dei grinchini)!!

Aspettando i vostri messaggi vi faccio gli Auguri con le parole del Bardo:

 

“A very merry Christmas

And a happy New Year

Let’s hope it’s a good one

Without any fear”

 

Buone feste Avventurieri!!

 

Buone feste!! See ya!

 

 

[Ma come parlano oggi?!]

Music in Games: “PaRappa the Rapper”

I mondi della musica e dei videogiochi spesso si sono intersecati se non addirittura influenzati a vicenda: esistono molti casi nel mondo musicale e ludico in cui le avventure grafiche hanno avuto come base delle canzoni o viceversa e per questo motivo abbiamo deciso di inaugurare una rubrica dal titolo M.I.G., ovvero “Music In Games”, proprio per parlarvi di questo. E quindi attaccate le cuffie e allacciate le cinture perché si parte.

Il primo capitolo del nostro viaggio tra musica e videogiochi si fermerà alla stazione PaRappa the Rapper (パラッパラッパー Parapparappa), conosciuto anche come “PaRappaRappa” o “PaRappa the Rappa”. Pubblicato nel 1996 in Giappone e l’anno dopo in Nord America ed Europa, Parappa the Rappeparappatherapper_promo1r è un videogioco musicale per PlayStation creato da Masaya Matussura e dalla sua compagnia NanaOn-Sha in collaborazione con l’artista Rodney Greenblat, a cui si deve lo stile grafico dell’avventura così particolare. Infatti, anche se lo scenario è tridimensionale,  le creature che incontreremo sono o animali antropomorfizzati (rane, scarafaggi, cani) o sono oggetti inanimati resi umani (cipolle e fiori).

Cominciamo a parlare della trama del gioco: PaRappa è un cane antropomorfo che ha due sogni, sfondare nel mondo della musica e conquistare il cuore della graziosa margherita Sunny Funny. Per riuscire a realizzare i propri obiettivi PaRappa dovrà affrontare una serie di prove ed allenamenti lungo i sei stage che compongono il gioco coadiuvato dai suoi due migliori amici, Katy Kat (una gatta iperattiva) e PJ Berri (un orsetto sovrappeso) e prima di ogni stage ripeterà il suo motto che è “I gotta believe!” (nella versione italiana “Devo avere fiducia!”). Inoltre PaRappa ha anche un rivale sentimentale: Joe Chin, un cane narcisista megalomane ed arrogante.

Come funziona il gioco? Noi impersoneremo PaRappa e dovremo farlo rappare in ognuno degli stages che parappa_the_rapperil gioco ci porrà di fronte con un meccanismo alternato a turni tra noi e lo sfidante, cosa tanto cara ai giochi giapponesi. Ogni sfida ci metterà di fronte un Rap Master che dovremo battere premendo a tempo i tasti che appariranno sullo schermo e che andranno ad illuminare una barra nella superficie alta dello schermo che andrà a riempire il “U Rappin meter” e determinerà il livello della nostra performance: se sarà Bad o Awful saremo costretti a ripetere lo stage, se sarà Good o Cool andremo avanti nella nostra avventura.

PaRappa the Rapper è stato il primo gioco della PlayStation ad usare in gioco la tecnologia Motion Capture per dei movimenti di danza più realistici ma soprattutto è stato il settimo gioco più venduto nel 1997 in Giappone e uno tra i primi giochi ad avere la musica come argomento centrale nelle sue tematiche e dinamiche. Il vasto merchandising che si è sviluppato in Giappone ne hanno fatto un personaggio indimenticabile e hanno reso possibile un sequel, uno spinoff, un anime di 26 episodi e l’inserimento di PaRappa come personaggio utilizzabile in PlayStation All-Stars Battle Royale. Bel traguardo per il nostro cagnolino rapper: alla fine lui davvero ci ha creduto e ci è riuscito!

Con questo siamo alla fine della prima puntata della nostra serie “Music in Games”: non mi resta che salutarvi con la speranza di rivederci alla prossima occasione!

Riconosci queste citazioni dei videogiochi?

Se anche voi avete qualche citazione bella sui videogiochi, non esitate a commentare!

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È ora di uno Switch?

Rivelata al pubblico la nuova console Nintendo. Siete mai stati in un negozio cinese? Di quelli molto grandi con moltissima merce di ogni tipo solitamente a basso costo (e qualità solitamente a pari passo)? Personalmente mi capita di andarci ogni tanto; attirato dai prezzi bassi un giretto non posso negarglielo. Nei negozi di questo tipo passeggio senza meta e senza scopo e vengo attirato dagli oggetti più strani e inusuali o dalle controparti economiche di oggetti (soprattutto elettronici) ben più costosi. Mentre osservo l’oggetto di dubbia utilità che in quel momento ha catturato la mia attenzione mi capita spessissimo di pensare tra me: “Bellissimo! Lo voglio! A questo prezzo poi!… Sì ma che me ne faccio? Ah, certo! Potrei usarlo per…”. Da qui in poi è un brainstorming continuo alla ricerca della collocazione e della mansione ideale per quell’oggetto così economico ed invitante quanto, in fin dei conti, inutile: una magistrale opera di auto convincimento a non perdere l’occasione data da un prezzo così ghiotto, dei validi motivi che mi illudano di quanto mi serva quell’oggetto. Ogni tanto vince il buon senso e lo ripongo sullo scaffale; molte volte no. Perchè questo racconto di shopping più o meno compulsivo? Cosa ha a che fare con la nuova console made in Nintendo? La risposta è presto detta: a mente fredda ho riconosciuto in me le stesse fasi dell’acquisto compulsivo tipico da negozio cinese: esaltazione per il prodotto, volontà di approfittare di un’offerta irripetibile (basandosi sui rumor del prezzo di lancio), opera di convincimento di quanto non possa vivere senza quel bene, periodo di calma, riflessioni a freddo (con conseguente disillusione). Sebbene il Nintendo Switch sia effettivamente qualcosa di originale e goloso è pur vero anche che si tratta a conti fatti di un tablet con una risoluzione infima (720p) ed un chip Tegra (già presente nell’Nvidia Shield ad esempio). Nonostante abbia i controller staccabili nulla vieta di comprare dei mini controller bluetooth per tablet (ce ne sono di tutti i gusti, dai più simil Xbox della iPEGA fino alle repliche dei controller delle vecchie glorie videoludiche come quelli della 8Bitdo). E collegare il tablet alla tv sarebbe poi questa gran rivoluzione? Non basta forse un qualsiasi adattatore HDMI? Per non parlare poi della presenza di Switch nell’e-sport come mostrato nel video di presentazione: E-sport su console con la potenza di un tablet di fascia media e pad come controllo per competere a Splatoon… Credo che gli stadi pieni di fan che Nintendo ci ha mostrato siano un po’troppo ottimistici. Insomma, sono in piena fase disillusione per un oggetto tanto cool e nuovo quanto di dubbia collocazione nel mercato. Basterà il software di alta qualità che contraddistingue i titoli Nintendo a farmi cambiare idea? Non lo so. Quello che so per certo è che ai prossimi video rilasciati od anteprime il ciclo del negozio cinese ricomincerà e dimenticherò tutti gli aspetti che mi hanno fatto dubitare in favore di una smania di possedere questa nuova chicca videoludica.

 

Noi giochiamo… e tu? :-)

“Chi sono io? Non ho un ruolo importante nel villaggio, sono un semplice contadino…”. “Bah, contadino! tutti i lupi mannari sostengono di essere dei contadini! al rogo!” Gli sguardi corrono di viso in viso, cercando di carpire un’emozione che possa far cadere in trappola l’avversario, o solo cercando appigli ai quali aggrapparsi per scagionare sé stessi, mentre un moderatore cammina tra i tavoli, in attesa di chiamare tutti al voto e decidere chi dovrà essere eliminato dal gioco. Stiamo giocando a Wherewolf: possiamo essere in 8 o anche in 54, ci basta un mazzo di carte e voglia di stare insieme e divertirci in maniera complessa ma alla portata di tutti, siamo tutti accomunati solo da una cosa, la voglia di giocare e restare giovani, mentalmente e nell’animo. Il gioco è cosa antica e componente essenziale della vita di un individuo. Col gioco rafforziamo le nostre abilità cognitive, sociali, razionali, mnemoniche, fisiche e chi più ne ha, più ne metta. Il gioco non smette mai di essere entusiasmante, perché sono i giochi stessi a evolversi, con un’offerta sempre più articolata, per tutti i gusti, le età, il numero di giocatori e il tempo che pensiamo di dedicare alla sessione ludica. A un certo punto, però, moltissimi smettono di giocare, sostenendo che “sono ormai grandi per queste cose”. Grandi? E che diamine vuol dire “esser grandi”? Farà forse buon gioco a chi produce balocchi per bambini, far credere che gli svaghi sono per i piccoli, che gli adulti “sono seri” e altre castronerie simili, ma lasciatevi servire: forse agli adulti il gioco serve anche di più, per evadere da realtà complesse e spesso grigie, per riscattare una giornata piena di bocconi amari da mandare giù e quando, più in generale, sentiamo il rischio che i rimpianti crescano, lasciando i sogni al palo, a ridursi come una stanca fiamma sotto gocce di pioggia. Forse un giorno, da padre di famiglia, tornerò a casa dopo una giornata d’ufficio, stanco e con tanti “vaffa” non recapitati ai meritevoli destinatari e avrò la forza, dopo cena, di posizionare la mappa al centro del tavolo, riprendere le schede della volta prima e chiamare a raccolta la famiglia: “Damlaaaaaaa, Danielaaaaa, Davideeeee (sì, tutto con la D…), è ora di ammazzar draghi, impugnate le vostre matite, controllate le schede, si parte per il mondo di Dungeons & Dragons” (edizione 3.5 o 5, ovviamente). Ecco perché ora esiste Progetto Gaming, in poche e sconclusionate righe: noi vogliamo vivere… quindi vogliamo giocare; noi vogliamo stare assieme, felici… quindi vogliamo giocare; noi vogliamo che chiunque possa sedersi al nostro tavolo e condividere il viaggio… quindi vogliamo giocare. Vorremmo che la magia del gioco, che sa essere svago, allenamento, sessione educativa, sogno, libertà, riscatto, raggiunga tutti, dandogli nuova linfa. Quando ci ritroviamo, fisicamente o virtualmente, siamo tutti amici (anche chi incontriamo per la prima volta è un nostro grande amico), sappiamo di essere in luoghi sicuri al riparo dallo scherno e giochiamo liberi, al più banale dei card game o al più elaborato dei giochi da tavolo, con l’intimo e inconfessabile (oops!) sogno che la sessione non finisca mai. Dai, un altro turno, uno ancora soltanto…

 

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