Assassin’s Creed: come un brand ha riscritto gli open-world

Vi è mai capitato di osservare un monumento storico e pensare “wow, chissà come doveva essere vivere in quel periodo”? Ci troviamo nell’autunno del 2007 e nel mercato europeo, tre anni dopo l’avvento delle console di settima generazione, arriva quello che sarà poi il primo capitolo di una delle saghe più famose e discusse dell’intero panorama videoludico.

Originariamente creato come spin-off della Prince of Persia Saga con il nome di Prince of Persia: Assassin, il team di sviluppo rivoluzionò l’intero progetto per dare vita a quella endecalogia che noi tutti, appassionati e non, conosciamo.

Divisa in tre saghe, la prima, la saga di Desmond composta da 5 capitoli, si apre con il nostro protagonista all’interno di una sessione confusa dell’Animus, un macchinario che, tramite le sequenze di DNA, riesce a far rivivere i ricordi dei propri antenati. Il soggetto in questione è Altair Ibn-l’Ahad, un assassino vissuto in Terra Santa durante la Terza Crociata del 1191 che, per riscattare il proprio onore e sventare il complotto dei Templari, ha il compito di uccidere i comandanti corrotti delle due fazioni cristiane e musulmane e recuperare un antico manufatto dai poteri divini chiamato Mela dell’Eden.

Il titolo divenne da subito molto apprezzato da pubblico e critica, raggiungendo ampi consensi anche nel mercato nipponico sulla rivista Famitsu. Nonostante la ripetitività delle meccaniche e l’estrema facilità dei combattimenti, il gioco ha dato il via a tutta una serie di novità che, fino a quel momento, nessuno era stato in grado di portare. Con la possibilità di scalare le pareti degli edifici e raggiungere posizioni elevate, Assassin’s Creed ha riscritto le regole di costruzione degli open-world, con l’aggiunta di torri d’osservazione che, una volta in cima, apriranno la mappa andando così a scoprire gli obiettivi primari utili per andare avanti nella trama.

Gli anni passano e, due anni dopo l’uscita del primo capitolo, nel 2009 arriva Assassin’s Creed II ambientato, questa volta, nella nostra tanto amata Italia Rinascimentale. L’antenato protagonista è Ezio Auditore, giovane ragazzo fiorentino proveniente da una famiglia di banchieri che entra a far parte della Confraternita per vendicare la morte della sua famiglia, operata dai Templari. Durante il suo viaggio per l’intera penisola farà la conoscenza di personaggi del calibro di Leonardo da Vinci, Caterina Sforza e Lorenzo de Medici.Con un combat system nettamente migliorato, aggiunta di missioni secondarie che vanno dall’esplorazione di vecchie catacombe a corse contro il tempo, varietà di obiettivi durante la storia principale, nuove meccaniche di gameplay come l’aggiunta di una seconda lama celata e la possibilità di comprare armature e armi, il tutto condito con un personaggio carismatico come pochi, non c’è da stupirsi se viene considerato il miglior capitolo del brand, nonché il più amato dal pubblico.

Questo enorme successo segnerà la saga per i capitoli successivi i quali arriveranno a cadenza annuale, ognuno dei quali accompagnato da fumetti e romanzi atti ad approfondire la storia.

Fu così che, nel 2010, arriva Assassin’s Creed Brotherood. Ambientato nella Roma del 1500, Ezio, ormai trentenne, rifonda la Confraternita e, durante la sua ricerca della Mela, è costretto a scontrarsi con Cesare Borgia, figlio dell’allora papa Alessandro VI. Riutilizzando la stessa formula del capitolo precedente, la novità è data dalla presenza, più attiva, della Confraternita. Ezio può chiamarne i membri per eliminare i possibili ostacoli in modo da poter proseguire senza destare sospetti. Ogni membro possiede equipaggiamento unico e ognuno ha delle proprie abilità utili al fine di completare le relative missioni in giro per il Mediterraneo.

Da questo capitolo è presente una modalità multiplayer PvP che durerà fino ad Assassin’s Creed IV: Black Flag in cui i giocatori dovranno darsi la caccia a vicenda senza destare sospetti.

A novembre 2011 arriva il terzo ed ultimo capitolo della trilogia di Ezio, chiamato Assassin’s Creed Revelations. In questa nuova avventura Ezio, divenuto Mentore della Confraternita, abbandona l’Italia per intraprendere un lungo viaggio che lo porterà fino a Masyaf, storica roccaforte della Confraternita all’interno della quale Altair ha costruito una biblioteca segreta. Riproponendo le medesime meccaniche dei capitoli precedenti, in Rrevelations si assiste alla prima evoluzione delle meccaniche di free-roaming grazie all’aggiunta della lama uncinata, permettendo così movimenti più rapidi durante l’esplorazione. La città di Costantinopoli, così come la Roma di Brotherood, ha nei suoi quartieri vecchi covi della Confraternita in mano ai Templari i quali, una volta liberati, dovranno essere difesi utilizzando classiche meccaniche da tower defense.

Nel 2012 assistiamo alla prima evoluzione del brand. Terminata la trilogia di Ezio con un cortometraggio animato chiamato Embers, Assassin’s Creed III introduce una delle meccaniche più richieste e amate: le battaglie navali. Connor, giovane nativo americano,vedendo il proprio villaggio distrutto per colpa di un incendio doloso nel quale perde la madre, entra in contatto con un vecchio mentore della Confraternita diventando, così, parte attiva della Rivoluzione americana. Migliorando le meccaniche di gameplay dei precedenti capitoli, assistiamo alla comparsa delle prime componenti RPG del brand. Dovremo cacciare determinati animali e utilizzare i materiali ottenuti al fine di ottenere nuovo equipaggiamento. Le battaglie navali, punto davvero interessante del titolo, risultano essere ben costruite e variegate, con la possibilità di scelta tra diversi tipi di palle di cannone e l’utilizzo di speciali bocche di fuoco per centrare i punti deboli delle imbarcazioni rivali. Con questo capitolo termina la saga di Desmond per dare inizio alla saga dell’Iniziato.

Lo stesso giorno dell’uscita di Assassin’s Creed III ecco spuntare quello che è il primo, ed unico, capitolo su PS Vita. Chiamato Assassin’s Creed III Liberation, vestiamo i panni di Aveline de Granpè, un’assassina che ha il compito di liberare gli schiavi trasportati in Messico. Per adempiere alla sua missione ed assassinare i i Templari schiavisti, Aveline disponde dell’abilità di potersi camuffare sia tra l’aristocrazia dell’epoca sia tra gli schiavi. Ogni cambio di abito le conferirà vantaggi e svantaggi impedendole o permettendole di svolgere certe azioni.

Con l’inizio di questo nuovo ciclo l’intero brand viene rivoluzionato. Le sezioni del presente, quelle al di fuori dell’Animus, avverranno con visuale in soggettiva dove il protagonista non può far altro che assistere inerme a tutto ciò che lo circonda. Assassin’s Creed IV: Black Flag, uscito nel 2013 e prequel di Assassin’s Creed III, narra le avventure del nonno di Connor, Edwar Kenway. Questa volta però il protagonista non è un membro della Confraternita, bensì un pirata in cerca di fama e denaro delle isole cubane. Il gameplay verterà quasi ed esclusivamente sul navale dove potenziare la propria imbarcazione è l’unico modo per poter andare avanti con la storia principale, vista la presenza di una componente GDR dove il livello varia da zona a zona.

L’arrivo nei negozi delle console di ottava generazione è stata l’opportunità per molti sviluppatori di creare opere più complesse e realistiche, sia a livello tecnico sia di gameplay. Ed è qui che, nel 2014, Assassin’s Creed Unity fa la sua comparsa. Forse il titolo che ha più deluso i fan dal punto di vista tecnico, Unity fu pubblicizzato come una vera e propria evoluzione dell’intero franchise. Grazie alla potenza di calcolo delle nuove console, gli sviluppatori hanno potuto creare una Parigi più viva rispetto alle città dei precedenti titoli, un parkour più realistico e veloce e una componente di personalizzazione del personaggio da capogiro.

In concomitanza all’uscita di Unity, su cross-gen arriva Assassin’s Creed: Rogue. Riprendendo le medesime meccaniche di Black Flag, il titolo è ambientato alcuni anni prima gli eventi di Connor e questa volta prenderemo parte alla vita di Shay Cormac, ex Assassino che cambia partito a causa di un torto subitogli dal suo vecchio mentore.

Nonostante il flop, nel 2015 Ubisoft ripropone la stessa formula ma in salsa londinese. I fratell Frey, Evie e Jacob, durante la ricerca di un manufatto dell’Eden, guidano la rivoluzione popolare scoppiata a causa dell’oppressione della popolazione da parte dei ricchi industriali. Riprendendo la feature di Brotherood, all’arsenale dei protagonisti si aggiunge un nuovo equipaggiamento: il lanciacorda, utile per passare da un tetto ad un altro. Essendo due i protagonisti, sarà possibile utilizzare uno dei due in qualsiasi momento del gioco. Evie predilige gli attacchi furtivi, Jacob quelli frontali. Nonostante queste piccole novità, il titolo non raggiunge il successo sperato cosicché Ubisoft prende la decisione prendersi del tempo per rivalutare il futuro dell’intera opera, terminando così la saga dell’Iniziato.

Nel 2017, con l’annuncio di Assassin’s Creed Origins, nell’aria incomincia a farsi sentire odore di nuovo. Con quasi l’intero Egitto come mappa esplorabile, sin da subito si percepisce che l’Assassin’s Creed cui siamo abituati non esiste più, che l’eterna lotta tra Assassini e Templari non è stata altro che un misero mezzo per raccontare una realtà più dura e misteriosa. Ed è qui che facciamo la conoscenza di Bayek di Siwa, medjay del piccolo villaggio di Siwa diventato uno spietato guerriero a causa della morte del figlio da parte di un misterioso culto. Abbandonato tutto ciò che rendeva l’opera unica, Origins si mostra, già nella prima ora, come un GDR, con avanzamenti di livello, punti abilità, livelli delle aree e missioni. Con questo capitolo ha inizio la saga di Layla, una giovane archeologa alla ricerca dei manufatti dell’Eden.

Riutilizzando la stessa formula di Origins, nel 2018 Ubisoft propone Assassin’s Creed Odyssey, titolo ambientato nella Grecia del V secolo a.C., con protagonisti i fratelli Alexios e Kassandra. Se con Origins il brand ha assunto una deriva più marcata verso il GDR, con Odyssey abbiamo la sua più totale appartenenza al genere. Dialoghi multipli, romance, tutto ciò che contraddistingue i GDR RPG è in questo nuovo titolo. Abbandonata la lama celata, divenuta già dal primo capitolo l’arma iconica dell’opera, al suo posto è sub-entrata la lama della lancia di Leonida la quale permette invulnerabilità alle cadute e uccisioni furtive più complesse.

Secondo alcune voci di corridoio, Ubisoft starebbe attualmente lavorando ad un nuovo titolo con protagonista la civiltà vichinga con nome in codice Assassin’s Creed Ragnarok

Devil May Cry: storia di una saga che si avvicina al ventennale

Ci sono giochi che segnano una generazione pur non portando innovazione e giochi che riscrivono completamente un genere partendo da zero. Poi ci sono quelli che creano sotto-generi. Siamo nell’ormai lontano 7 dicembre 2001, in Europa usciva il primo capitolo dell’iconica saga Devil May Cry. Un titolo che ha preso il genere action e lo ha rinnovato, andando a creare il genere dello Stylish-Action, dove a contare davvero è la capacità del giocatore.

In vent’anni di sviluppo del mercato molte cose sono cambiate. Con l’avanzamento della tecnologia tanti brand sono nati e morti in poco lasso di tempo. Ciò non è accaduto per DMC che, sin da subito grazie alla frenesia dei suoi combattimenti e ad un protagonista carismatico come pochi, è entrato nei cuori di ogni appassionato del media. Ovviamente certe meccaniche di gameplay possono subire il peso del passare degli anni, ma ciò non preclude un’esperienza di gioco unica, capace di offrire divertimento illimitato.

La saga nasce dalla mente di Hideki Kamiya durante la settima generazione di console, facendo vivere ai suoi fan gioie e dolori, soprattutto dopo l’uscita del reboot non all’altezza delle aspettative. Dopo svariati leak e speculazioni, all’E3 2018 viene finalmente annunciato Devil May Cry 5.

Il primo capitolo della saga, Devil May Cry, è stato in grado di riscrivere un genere. Inizialmente nato come quarto capitolo della saga di Resident Evil, sin da subito gli sviluppatori si resero conto di aver creato un titolo del tutto nuovo, basato su combattimenti all’arma bianca e con armi da fuoco, il tutto condito da heavy metal e design gotico. Il titolo narra le avventure di Dante, figlio del demone Sparda il quale ha salvato l’uminà da una guerra che coinvolse le due razze, e Eva, un’umana. La storia inizia con Trish, un demone dalle fattezze umane, che recluta il nostro protagonista per aiutarla a salvare il mondo da Mundus, un demone intenzionato a conquistare il mondo umano.

Il titolo divenne subito un punto di riferimento sia della console PlayStation 2 che tra i videogiocatori. Dante ha a disposizione una vasta gamma di armi, tra cui la famosa spada Rebellion e le fidate pistole Ebony e Ivory, tutte sbloccabili andando avanti con la campagna principale la quale è composta da una serie di 20 missioni. Essendo metà umano e metà demone, Dante ha la possibilità di trasformarsi in demone aumentando di conseguenza i danni inflitti, rigenerare la salute e ottenere abilità uniche. Essendo uno Stylish Action il combat system è basato sul mettere a segno combo per aumentare il proprio punteggio stile che va da D ad SSS. Più variegate e lunghe saranno le combo, più alto sarà il punteggio stile. All’uccisione dei vari avversari, verranno donate delle Red Orbs utili per potenziare Dante. Un gioco chiave della storia videoludica, ma non privo di difetti in quanto la trama non è molto solida e la telecamera, non potendo essere mossa dal giocatore, risulta fastidiosa durante i combattimenti.

L’opera fu strappata dalle mani di Kamiya per essere donata a Hideaki Itsuno, segnando la fine del rapporto tra Kamiya e Capcom, ottenendo come risultato un secondo capitolo completamente diverso da predecessore. Sbarcato su PlayStation 2 nel 2003, seppur vendette molto, deluse critica e fan e divenendo l’anello debole della saga a causa di una direzione artistica non all’altezza, IA quasi assente e un livello di sfida diminuito rispetto al precedente capitolo. In questo capitolo Dante entra in contatto con Lucia, la quale può essere giocata in alternativa del protagonista. Nonostante i miglioramenti alla telecamera, Dante risulta essere cupo e al contempo anonimo, le ambientazioni sono più spaziose ma meno dettagliate che in passato. Con le lamentele ricevute Capcom si mise così al lavoro sul terzo capitolo, nella speranza di attirare di nuovo i fan.

E ci riuscì. Devil May Cry 3: Dante’s Awakening è il degno erede del primo capitolo, quello che i fan aspettavano con tanta ansia. Quando nel 2005 arrivo sugli scaffali, il titolo riuscì sin da subito a riconquistare fan e critica, colpiti dalla caratterizzazione di Dante non più cupo e adulto, ma spensierato e spavaldo. Il titolo si apre con un’enorme torre che appare in centro città all’interno della quale è presente Vergil, fratello di Dante, che è in cerca di potere per poter sconfiggere il re dei demoni. Avanzando con la storia faremo la conoscenza di svariati personaggi, andando a scoprire il passato del meta-umano dai capelli bianchi e la sua evoluzione. Diretto nuovamente da Itsuno, il gioco offre una difficoltà più alta e viene aggiunta una nuova meccanica al combattimento: gli Stili. Tramite questa nuova componente, sono permesse combo ancora più variegate e spettacolari. Poi arrivò la prima Special Edition nella quale era possibile impersonare anche Vergil sia nella campagna che nel Bloody Palace, un’arena a livelli dove, per avanzare, bisogna sconfiggere i demoni di turno.

Tre anni dopo, causa del basso tasso di vendite di PlayStation 3, venne pubblicato per la prima volta in formato multi piattaforma Devil May Cry 4 che andrà a rappresentare il coronamento tecnico della saga PS2 tramite un’operazione di rimodernamento delle meccaniche di gameplay. Ma la vera mossa audace da parte del team è stata l’inserire un personaggio nuovo: Nero. Al suo fianco avremo il tanto amato Dante nei panni di co-protagonista. Questa manovra ricorda molto la scelta di Kojima attuata in Sons of Liberty, dove Solid Snake funge da aiutante per Raiden. Nero ha un equipaggiamento limitato dalla pistola Blue Rose e dalla spada Red Queen, la quale aumenta la propria potenza grazie all’Exceed system. Tuttavia, la novità di questo capitolo è data dal braccio demoniaco del protagonista con il quale è in grado di lanciare e prendere a pugni gli avversari. Quando ci ritroveremo nei panni di Dante, ciò che salta all’occhio è la possibilità di poter cambiare stile durante i combattimenti, cosa che non avveniva nel capitolo precedente. La parte deludente però sta nel fatto che dovremo ripercorrere gli stage fatti da Nero.

Al TGS del 2010 venne mostrato per la prima volta il reboot della saga, questa volta in mano al team occidentale Ninja Theory. Passeranno 3 anni e quando DmC arrivò sugli scaffali, si scatenò un putiferio a causa del cambio artistico voluto da Capcom stessa. Le vicende sono ambientate in un universo parallelo a quello che abbiamo imparato a conoscere. Il Dante di questo capitolo si presenta con capelli neri, corti e con atteggiamento più spavaldo della versione di Dante’s Awakening. Se non si è interessati al lato artistico dell’opera, il titolo risulta essere ben sviluppato. Abbandonata la meccanica degli Stili, il titolo presenta nuove features come la presenza di armi demoniache e armi angeliche, selezionabili tramite i grilletti del pad. Le origini dei personaggi sono state riscritte da zero, così come quelle del mondo demoniaco. Quest’ultimo celato dietro il consumismo, i media e alla finanza. Ciò ha offerto al team di sviluppo una maggiore manovrabilità e libertà nel creare una storia che, a suo modo, risulta unica.

Dopo ben dieci anni di attesa, all’E3 2018 venne mostrato il primo trailer del quinto capitolo dell’iconica saga. Il cambiamento più evidente riguarda, sin da subito, la direzione artistica. L’adozione del RE Engine come motore grafico ha permesso al team di sviluppo la creazione di personaggi meno “anime-like” e più realistici. Con un inizio atipico per la serie, siamo testimoni della sconfitta di Dante contro un possente demone, il che dona alla narrazione quel tocco di serietà che tanto mancava ai capitoli precedenti. E proprio nella narrazione che, Devil May Cry 5, mostra il suo lato fan-service. Demoni, armi, tutto ciò che abbiamo imparato a conoscere li troviamo miscelati in perfetta armonia come se fossero parte di una lettera d’amore alla serie. Dal punto di vista strutturale, DMC 5 non cambia molto rispetto ai titoli precedenti. 20 missioni da affrontare con un determinato personaggio in mappe abbastanza lineari nonostante l’apertura delle ambientazioni. La novità in questo capitolo ricade proprio sui personaggi. Oltre ai conosciuti e famosi Dante, Nero, Trish e Lady, faremo la conoscenza di V. Si presenta in modo atipico, sia per il suo stile di combattimento sia per come viene presentato al giocatore. Diversamente dai restanti personaggi, lui non combatte mai in prima persona ma comanda evocando Shadow, Griffon e Nightmare con i quali porta i demoni nemici in fin di vita per poi giustiziarli con il suo bastone. Inoltre, è dotato di un libro di poesie con il quale, tramite la lettura, ricarica in combattimento la sua riserva di Devil Trigger. Essendo un personaggio nuovo, non è esente da problemi e critiche. I minion da lui utilizzati non sono sempre responsivi e il suo stile di combattimento poco si adatta a quello frenetico e complesso tipico della serie. Nonostante piccoli difetti, DMC 5 risulta essere il sogno che si avvera di ogni fan della saga. Con un combat system sopraffino, è in grado di tenere incollati per centinaia di ore senza mai stancare. Capcom è riuscita nella difficile impresa di riportare la saga ai fausti di un tempo, restando fedele all’anima della serie ma, al tempo stesso, rivedere le meccaniche più datate.