Sondaggio: cosa pensa un neo-iscritto del Progetto?

Un giorno mi son svegliato ed ho pensato: “quando sono entrato nel progetto non sapevo cosa mi aspettasse, non capivo molto le dinamiche eppure doveva ancora iniziare la prima stagione, non c’erano gli stipendi, i presidenti, i giornalisti e tante altre cose; chi si iscrive adesso e viene catapultato in questa realtà, cosa penserà? Quale sarà la prima impressione?”
E così ho iniziato ad intervistare tutti quelli che facevano il post di presentazione e dopo diverse testimonianze, questo è il risultato

1) Come hai conosciuto il gruppo “Diventa un calciatore su Football Manager”?
Me ne ha parlato un amico (57%)
Ho visto un amico seguire il progetto e mi ha incuriosito (29%)
Facebook (14%)

Ho formulato questa prima domanda per capire un po’ cosa veramente faccia crescere il progetto portando persone nuove all’interno di esso. Dalle risposte che mi hanno dato gli intervistati si può vedere quanto siano influenti ed importanti le amicizie per coinvolgere le persone e proprio per questo ho voluto dividere chi è entrato perché un amico gli ha parlato del progetto (più della metà degli intervistati) e chi invece è entrato incuriosito da un amico che seguiva il progetto, mentre è molto bassa la percentuale di ragazzi che si sono iscritti grazie a facebook ed è sorprendentemente nulla quella invece di ragazzi iscritti perché hanno visto le nostre live su twitch.

2) Nel post di presentazione hai dovuto mettere i dati e le caratteristiche del tuo calciatore; rispecchiano la realtà o hai semplicemente creato “il calciatore che avrei voluto essere”?
Realtà (64%)
Metà e Metà (22%)
Inventato (14%)

Questa domanda è più che altro una curiosità mia, ma come mi aspettavo la grande maggioranza ha messo le caratteristiche che ha nella realtà quando gioca a calcio. Un altro motivo per il quale ho fatto questa domanda era per vedere se ci fosse qualche ragazzo che per un motivo o per un altro fosse impossibilitato a giocare a calcio e grazie al progetto avesse la possibilità di vedersi in campo e uno l’ho trovato! Credo che per chi ha organizzato tutto questo, sia molto bello poter dare ad un ragazzo che non può giocare a calcio per un problema fisico o di salute la possibilità di vedere il suo “alter ego” in campo.

3) In passato alcune squadre “piccole” si son lamentate perché molti ragazzi seguivano la fede calcistica e quindi preferivano le big, adesso questo fenomeno sembra aver cambiato rotta e molti preferiscono il gruppo alla squadra del cuore; pensi che la tua fede calcistica influrià nelle decisioni future che dovrai prendere in sede di mercato?
No (43%)
Vorrei andare nella squadra del cuore (22%)
Preferisco guardare al gruppo squadra (14%)
Non lo so ancora (14%)
Andrò dove giocherò di più (7%)

Questa domanda qui ci voleva! Ricordo ancora in passato quando le squadre con meno tifosi si lamentavano perché quando i DS provano ad intavolare una trattativa per un giocatore, questo preferiva andare in una big o comunque nella sua squadra del cuore. A differenza di quanto si possa pensare sui nuovi iscritti che ancora non familiarizzano col gioco di ruolo e con l’appartenenza ad un gruppo, questa tendenza è passata, soprattutto per noi “vecchi” del progetto; ormai si sono formati i vari gruppi squadra che sono diventati molto più importati del tifo calcistico e quindi possiamo vedere ad esempio tifosi della Juventus giocare nel Torino. A vedere dalle risposte direi che questa tendenza continuerà (fatta eccezione per alcuni casi) perché la maggior parte degli intervistati ha detto che non seguirà il cuore calcistico! Se così fosse andremo ancora di più verso il “Gioco di Ruolo” vero e proprio dove ognuno interpreterà il ruolo del calciatore professionista che non guarda al tifo.

4) Alcuni sono entrati nel progetto solo per curiosità poi hanno mollato quasi subito, altri sono rimasti ma in maniera molto anonima (qualche commento ogni tanto nel gruppo di squadra), altri si fanno vedere spesso con commenti anche nel gruppo principale poi ci sono quelli che si son buttati in questo progetto a capofitto iniziando fin da subito a creare meme, seguire live ed informarsi per un secondo ruolo oltre a quello di calciatore; tu a quale di queste categorie pensi di appartenere?
Sarò super attivo (36%)
Commenterò nel gruppo principale (22%)
Seguirò le live quando posso (21%)
Resterò anonimo (14%)
Non lo so ancora (7%)

Ovvio che appena iscritto non sai benissimo cosa ti aspetta quindi non puoi sapere quanto ti “impegnerai nel progetto”, però questa domanda era per capire l’animo con cui uno si fosse iscritto e mi ha piacevolmente sorpreso il fatto che la maggior parte degli intervistati si sono iscritti con le buone intenzioni di essere attivi o comunque molto partecipi alla vita nella community.

5) Hai letto la guida per i nuovi utenti? Se si, come l’hai trovata? C’è qualcosa che dovrebbero specificare maggiormente? Se no, https://www.facebook.com/groups/1390140837688973/permalink/1527347447301644/ ti converrebbe leggerla così puoi avere le idee più chiare sul progetto, toglierti eventuali dubbi e rispondermi alla domanda.
L’ho letta e mi è chiara (57%)
Non l’ho ancora letta (36%)
L’ho letta ma mi ha lasciato dubbi (7%)

Questa domanda aveva un doppio fine: il primo era scoprire se i nuovi utenti avessero letto la guida, il secondo era mettere comunque in evidenza il link della guida nel post. Devo ammettere che sono rimasto sorpreso dalle risposte (sperando sempre nella sincerità degli intervistati) visto che mi aspettavo una percentuale minore di ragazzi che avevano letto la guida

6) Cosa ti aspetti da questo progetto?
Divertirmi e fare nuove amicizie (69%)
Non so ancora (16%)
Veder crescere il mio calciatore (15%)

L’ultima domanda non poteva che essere sulle aspettative dei neoiscritti! Come si può vedere la grande maggioranza si aspetta di divertirsi e di conoscere nuove persone che poi, come è successo per molti di noi, possono diventare anche grandi amici.

Lucca Comics e Progetto FM: un mese dopo

Da sempre le fiere sono la miglior opportunità per dare un volto alle persone conosciute online su blog e facebook.

Questo Lucca Comics and Games 2018 è l’occasione per me di incontrare gli amici di “Diventare calciatori su fm”, un gioco di ruolo sul calcio su FB.

Il tutto parte da Jessica, la mia fidanzata, che venerdì 02 novembre mi propone di andare in Toscana… la sua prima fiera cosplay!

Spargo subito la notizia sul gruppo per offrire passaggi last minute: arruolo Filippo B. per l’intero viaggio e Paolo V. per il solo ritorno.

La giornata di sabato 03 novembre si preannuncia una di quelle sfacchinate tanto pesanti quanto avvincenti: meteo incerto e rientro in nottata.

Alle 03.30 la sveglia interrompe le poche ore di sonno: l’idea è di partire molto presto per sfruttare al meglio la giornata e non incontrare nessun tipo di inconveniente.

Partiamo da Como alle 04.00, in 40 minuti siamo da Filippo a Milano: questa l’unica deviazione. Il viaggio, infatti, scorre veloce ed alle 08.00 siamo già all’uscita autostradale Lucca, come previsto.

Come temevo, nonostante la partenza ad orario folle, si presenta comunque il problema parcheggi: la città è piena di cartelli con la grande “P”, ma sono tutti pieni.

Continuiamo a girare a vuoto fintanto che non scorgo un parcheggio privato, dentro un cortile, ovviamente a pagamento.

Prima di dare 20€ al custode ci ricorda che il cancello verrà chiuso alle 21.00 : cosa vuoi che sia, mica dobbiamo stare a Lucca fino a quell’ora…

08.40 finalmente possiamo sgranchirci le gambe e camminare: solita accortezza da ingegnere, salvo la posizione dell’auto e in 10 minuti siamo alle mura.

Per entrare in città occorre fare la fila sotto il metal detector, esibite borse e zaini, compilare il modulo Daspo ed essere vaccinati: purtroppo molti ragazzi han dovuto abbandonare pezzi dei loro cosplay per il solito abuso di potere di alcuni steward…

Ore 08.55 non c’è fila e agevolmente andiamo a ritirare il braccialetto: strumento che si rivelerà inutile, dato che per entrare negli stand chiedono comunque anche il biglietto.

Gli espositori aprono le porte alle 09.00 , ma non vogliamo essere i primi ad entrare: cogliamo così l’occasione per fermarci a rifiatare in un bar e notifichiamo la posizione al gruppo de “i sardi”.

Su 1.900 utenti del gruppo, infatti, almeno duemilatrecentocinquantuno sono di Cagliari e dintorni: perciò “i sardi” sarà la convenzione con cui chiamerò l’intero branco.

Le strade si riempiono sempre più di colsplayers, ed ecco che finalmente, tra fiumi di ragazze vestite da Harley Quinn, spuntano i sardi!

Paolo V., Maurizio D., Arnaldo F. , Giacomo S. e, più tardi, Angelo Z. . Seguono, poi, amici dall’anagrafe meno nobile: Luca F. , Alessandro D’A. e Lucia Z.

Si sa come va a finire quando la comitiva è composta da più di una persona: il gruppo si sgretola e si passa il tempo a rincorrersi.

Il primo punto di frattura è lo stand dei giochi da tavolo: lì è facile perdermi, dato che i board games sono la mia più grande passione.

Neanche fingo di interessarmi al gruppo, che già sto percorrendo tutti gli outlet e negozi vari, sincerandomi solo di non smarrire Jessica.

La parte “Games” di Lucca non è particolarmente avvincente, messa a confronto col Modena Play. Comunque non importa quanto una fiera sia grande o piccola, se c’è modo di giocare, io gioco! Peccato solo che il poco tempo a disposizione non permette di fossilizzarsi ai tavoli.

Usciti dal padiglione iniziamo a vagare per la città, senza cartina: la città non è grande ed in poco tempo siamo in grado di orientarci perfettamente.

Tra un messaggio e l’altro per trovare un punto d’incontro con i sardi, capita spesso di interrompere la chat per scattare foto ai cosplay.

Quest’anno, dato il poco preavviso, non sono riuscito ad organizzarmi con un costume: ricordo però le emozioni che si prova quando la gente ti ferma per una foto o un apprezzamento. Ogni richiesta di fermarti è un premio al tuo impegno per quei mesi di lavoro in cui ti sei costruito la tua opera d’arte.

Sono lenti i movimenti con cui interpreti il ruolo e metti in posa il tuo personaggio: cerchi di farne apprezzare ogni dettaglio.

Ci sono due tipi di cosplay che apprezzo particolarmente: quelli ottimi e quelli super originali, fatti comunque con un minimo di impegno.

Ho sempre rispetto il lavoro di chiunque: purtroppo, però, vedere cinquecento costumi tutti uguali nasconde chi quel cosplay l’hanno fatto perfetto, facendotelo quasi evitare.

Una breve lista di cosplay che ho apprezzato: lo Zio Fester, il Gatto e la Volte Steampunk, Bender, due genitori truccati da Puffi col loro cucciolo sul passeggino col cappellino a fungo, C17 e C18, il gruppo di Hercules, il gruppo delle Principesse Disney (fantastica Mulan che si faceva i selfie!), il gruppo Peter Pan, Cappuccetto Rosso e l’Esorcista scarrozzata su un letto con ruote a una piazza e mezzo.

Dopo qualche concentrico giro sulle mura ci siamo riuniti al gruppo sardo col quale tentiamo di andare al Japan Town: un giardino chiuso accessibile solo mediante braccialetto. La lunga fila per entrare ci permette di rifiatare, senza smettere di ammirare le sfilate di cosplay.

Entrati nell’area Japan veniamo accolti da una boccata d’aria fresca: tanto spazio in cui potersi muovere liberamente, dopo ore di spalla contro spalla.

Ricordavo questa zona come una elite dei migliori costumi, con un palco per le sfilate e altre cose uniche: ritrovo, invece, solamente i negozi lungo il perimetro quadrato e lo stand Bandai.

Non ha ancora piovuto (e mai pioverà, per fortuna), la luce cala e fa posto al freddo: in tutto questo inizia a salire anche un certo languorino.

I sardi, così, prenotano in una pizzeria a mezz’oretta da Lucca, a Bagni di Lucca, ipotizzando che tutti i ristoranti in città sarebbero stati pieni.

Si sono ormai fatte le 18.00 e facciamo il punto della situazione sulle mostre e stand mancanti: anche frugando in tutte le viuzze non rimane troppo da vedere.

Forse 24 euro per il biglietto è un prezzo eccessivo rispetto a quanto offerto: ma LC&G c’è solo una volta all’anno e va vissuta senza rimpianti.

Alle 19.00 gli espositori chiudono le serrande e i sardi si congedano, dandoci appuntamento alle 20.30. Guardandoci intorno, ogni ristorante è libero, perciò non servivano tanti chilometri per mangiare.

Il cellulare notifica solo un quarto d’ora a pieni per arrivare all’auto: il traguardo è ormai vicino.

Vedendo i compagni di viaggio Filippo e Jessica convinti e decisi, li seguo e ripongo in tasca lo smartphone, disattivando navigatore.

Cammina cammina, però, sembra quasi che stiamo girando intorno. Ormai rassegnati, dinnanzi a noi si materializza un imponente negozio della Chicco mai visto prima: ci arrendiamo così all’evidenza di esserci persi.

E per fortuna che da buon ingegnere sono paranoico e mi ero salvato la posizione sul cellulare, ormai unica nostra ancora di salvezza: mancano ancora 37 minuti e 2 chilometri.

Sono le 19.40 ed abbiamo già percorso 24 km, qualche passo in più non sarà un problema: l’unica ansia ormai è di trovare il parcheggio chiuso, nonostante avessimo un buon margine di tempo.

20.20 , ecco finalmente il cancello tanto atteso… ancora aperto! “Stiamo partendo, pochi minuti e siamo lì” notifichiamo con bluff ai sardi.

Usciamo dalla città, sapendo di doverci poi tornare per prendere l’autostrada: finalmente alle 21.00 il meritato ristoro.

La pizza non è delle migliori, ma la compagnia sarda la rende comunque apprezzabilissima: tra un’Ichnusa e l’altra, però, sono già le 22.00 ed è ora di ritornare.

L’adrenalina di questa lunga giornata mi permette di guidare spedito ed essere a Milano in sole 3 ore, dove lasciamo gli amici Paolo e Filippo.

Finalmente alle 02.00 anche noi di Como rincasiamo, chi sa se i sogni saranno belli quanto la giornata appena trascorsa.

Fabio Bicocchi

Esport Palace Bergamo: il nirvana di ogni gamer

Con colpevole ritardo (maledetto lavoro, a cosa serve? Boh!), eccoci qui a scrivere le nostre impressioni riguardo la visita avvenuta il 13 Ottobre scorso in quel di Bergamo, più precisamente al palazzetto Esport di Bergamo.

Cibo e videogame: accoppiata vincente

Partiamo dal fatto che, grazie alla vicinanza con stazione e casello autostradale, l’arena in questione gode di un’ottima posizione geografica. Non è difficile arrivarvi in treno, stazione a 10 minuti di cammino, e nemmeno in auto. Gode di un discreto parcheggio che, nella norma, dovrebbe garantire un agevole posteggio.

Il concept di questa attività è abbastanza semplice e, se bene in molti lo richiedano da anni, è l’unica realtà in Italia del suo genere.

In questo luogo i giocatori possono giocare con oltre 30 postazioni di pc gaming, 1 playstation 4, 2 postazioni da gare automobilistiche oltre a poter streammare direttamente sul proprio canale Twitch, grazie a 2 postazioni streaming dedicate e 1 pc adibito all’uso esclusivo dell’editing video.

Il tariffario non è proibitivo ed è sempre presente il personale dello sponsor hardware principale, Ak Informatica, per qualsiasi controversia tecnica e assistenza alla scelta della postazione migliore anche per i gamer più esigenti. Tutto questo si trova al primo piano, con relativo servizio bar e terrazzino fumatori.

Il piano terra è l’ambiente dedicata al ristoro. Quì infatti è possibile usufruire di pasti caldi, cocktail e vari servizi di bar e caffetteria, grazie soprattutto alla presenza di una cucina e dei barman che effettuano anche servizio al tavolo, sia dentro che nell’immediato esterno del locale.

L’unione fa la forza

Nello stesso locale troviamo lo shop di Ak informatica, società che utilizza principalmente componentistica MSI, Intel e Nvidia.

Proseguendo su, verso il secondo piano del palazzetto, troviamo la zona riservata dei MorningStars, il celebre team professionista di Overwatch, Hearthstone e Fortnite sponsorizzato da Samsung.

Vi starete chiedendo, che cavolo ci fanno tutte queste aziende, talvolta competitor tra loro, nella stessa struttura? Semplice, promuovono l’esport in Italia.

Pensate solo per un momento quanto sarebbe difficoltoso, per un singolo imprenditore, gestire i costi di un posto simile. Ecco che allora nascono delle partnership che hanno un ruolo fondamentale e creano un qualcosa di strabiliante per il giocatore e l’utente finale.

Prova sul campo

Cogliendo l’occasione della visita, abbiamo provato in anteprima il nuovo capitolo dell’immortale Lara Croft, Shadow of the Tomb Raider.

Inutile dirvi che, con dei pc veramente all’altezza (per l’esattezza QUESTO), il gameplay è risultato subito fluido e privo di intoppi.

Da segnalare il gran numero di adolescenti che hanno voluto provare il titolo, a testimoniare il fatto che dal 1996 ad oggi, dopo ben 22 anni, Lara Croft sa ancora come catturare l’attenzione dei giocatori, giovani o navigati che siano.

Conclusione

Concludo dicendo che questa realtà ha un ottimo potenziale, sia in termini di attrezzature, ma soprattutto in termini di competenza dello staff che ci lavora. Menzione speciale per le ragazze di Ak Informatica, Jessica e Alessandra, che hanno lavorato letteralmente senza sosta sulle postazioni per fare in modo che tutto andasse per il meglio durante l’evento. Di seguito potete trovare la galleria con gli scatti della giornata.

GALLERIA FOTOGRAFICA – CREMA NERD 2018

Crema NERD 2018 nel meraviglioso outdoor delle Piscine di Crema, a cura di Progetto Gaming e Semper Ludens.

Ecco cos’è stato il Crema NERD 2018:

VIDEOGAMING: gioco libero e tornei con Semper Ludens, T2Caster e i ragazzi di Diventa un calciatore su Football Manager!

GIOCHI DA TAVOLO: gioco libero e tornei con Progetto Gaming, Il Dado Incantato, Dunwich Buyers Club, Anonima Giocatori, Fublet, ComiXrevolution e Boardgame Empire Club!

GIOCHI DI RUOLO: tanti tavoli e tanti master grazie alla presenza di Sesso Droga e D&D e No Lands Comics.

CARD GAMES: tanti tavoli a disposizione e tornei Magic tipo Booster draft, Pauper, Commander 1vs1 e MULTIplayer con la presenza di Thellah & Emross.

COSPLAY, MUSICA E POOL PARTY: dj-set di Sesso Droga e D&D, tanti cosplayer presenti: Aika Rain, Giada Bessi Cosplay, ma anche videomaker e fotografi, tra i quali spicca il grandissimo Inserius Photography.

Microsoft si sbottona sul Gamescom

Microsoft al Gamescom 2018

Con un comunicato consultabile al seguente link, Microsoft ha ufficialmente annunciato la sua presenza al Gamescom che si terrà a Colonia, Germania, il prossimo 21 Agosto.

Ad attendere i fan, un nuovo episodio di InsideXbox, che verrà trasmesso in diretta dalle ore 16:30 sulle seguenti piattaforme xbox.com, Mixer, Twitch, YouTube, Facebook e Twitter.

Anticipazioni

Microsoft anticipa che ci saranno numerose sorprese per i propri fan, dai nuovi accessori ai giochi stessi.

Tra le novità, accessibili per la prima volta ad un pubblico europeo, ci sono 25 giochi da provare, tra i quali Forza Horizon 4, PlayerUnknown’s Battlegrounds e Ori and the Will of the Wisps e la nuova modalità di gioco di State of Decay 2, disponibile negli store da settembre.

Tutte le modalità di gioco saranno disponibili solo all’interno dello stand Microsoft, nei seguenti orari di apertura al pubblico:

  • Martedì 21/08 9:00 – 19:00 (giornata dedicate solo al trade e alla stampa)
  • Mercoledì 22/08 9:00 – 20:00
  • Giovedì 23/08 9:00 – 20:00
  • Venerdì 24/08 9:00 – 20:00
  • Sabato 25/08 9:00 – 20:00

 

 

 

Alla scoperta di Fabrizio Corselli e “il canto della spada”


Per iniziare, parlaci un po’ di te, Fabrizio

Sono nato nel 1973 a Palermo. Ho vissuto otto anni a Milano, dove ho lavorato nel settore educativo e dove mi sono formato artisticamente. Dal 2001 porto avanti una serie di attività didattiche, insegnando composizione poetica ed Epos nelle Scuole, ma anche presso Biblioteche, Associazioni e altro ancora. Dall’anno scorso sono diventato Tutor Formativo (MIUR, Alternanza Scuola/Lavoro) per l’Epica e la Narrazione orale in ambito lavorativo e turistico. Sono Maestro di Canto della Spada e adesso ho anche un castello a disposizione per portare avanti le mie attività di formazione. Attualmente rivesto la carica di Direttore di Collana e Curatore editoriale presso una Casa editrice di Roma, e dedico molto del mio tempo al Gioco di Ruolo, soprattutto orientando i miei sforzi sullo studio dell’improvvisazione e della narrazione orale in campo ludico.

Nel tuo tempo libero, cosa ami fare?

Amo dedicarmi alle attività ludiche di vario tipo, nella fattispecie al Gioco di Ruolo, come ho già accennato, uscire con gli amici, e dedicare tanto tempo alla mia compagna.

Hai accennato poco fa al Canto della Spada. Ammetto di non conoscere affatto questo tipo di attività. Puoi spiegarci meglio?

Intanto bisogna fare subito un preambolo. Io sono nato in Sicilia, una terra che è luogo del mito e ricca di storia; grazie ad alcune sue tradizioni, nella fattispecie il Cunto e la narrazione orale araba, nel tempo ho sviluppato l’interesse per la Poesia, grazie alla cultura greca di cui è pregna, per i Cantastorie e i Cuntastorie, l’amore per l’epica cavalleresca e per la cultura araba. Da questo coacervo di arti è nato così il Canto della Spada: uno stile di narrazione orale che deriva le sue componenti principali dalla tradizione antica; in particolar modo combina la forza espressiva dei poeti orali del passato, quali gli scaldi vichinghi, i Bardi celtici o gli stessi Cantastorie, con l’aspetto coreografico della spada di legno, di derivazione cuntistica.

C’è da dire, anche, che tale arte non si presta soltanto a storie di epoca medievale o risalenti all’epica cavalleresca o di mitologia classica, ma impiega il Fantasy come genere strumentale e come straordinario bacino immaginativo cui attingere.

La peculiarità sta nel fatto che, durante il Canto della Spada, viene impiegato il “verso” quale solenne strumento di narrazione rispetto a un approccio più prosastico, elevando il tono del canto perché possa essere all’altezza della materia trattata, in particolare donando all’epos il linguaggio che gli spetta di diritto, e soprattutto si predilige l’aspetto improvvisativo e creativo rispetto a quello meramente declamatorio di testi o elementi preesistenti della tradizione passata.

Perfetto. Ma non riesco ancora a capire la presenza della Spada in tutto ciò; soprattutto come si possa unire la Poesia a un’arma di questo tipo.

La spada di cui fa uso il Cantore durante le sue performance è detta “Livrea”: un elemento di scena che permette di espletare con facilità le funzioni coreografiche in piena sinergia con la narrazione epica; soprattutto nella costruzione di scene di combattimento.

La spada, in generale, promuove l’armonia e il controllo della scena, la coordinazione dei movimenti, e in particolare esalta la sincronia fra l’elemento orale (il verso) e l’azione narrativa (che può essere tanto il portare il colpo di punta, di taglio, la parata… quanto il vestirsi di una nuova forma in virtù della metamorfosi iconica; la spada diventa così l’artiglio di un drago, l’onda del mare, una lancia, l’ala di un corvo, uno scudo, un tronco d’albero, un dardo appena scoccato…).

Il Canto della Spada ricerca una maggiore eleganza nei movimenti, una più spiccata cadenza, derivando alcuni elementi dalla danza insieme ad altri appartenenti alla Scherma. Per questo motivo si pone maggiore attenzione all’aspetto coreografico e a una più attenta analisi, in fase compositiva, del rapporto parola/movimento. Questo fa sì che la fase orale vada di pari passo con quella motoria in maniera armonica e soprattutto sincronica, dove il corpus tecnico promuove una precisa serie di movimenti base, passi, varianti, stili e combinazioni atti a unificare queste due dimensioni.

Anche l’ampio uso di tagli e affondi, ma anche di rotazioni e roteazioni, spirali e impennate conducono sempre più verso un percorso fatto di movimenti coreografici che obbligano il Cantore a una specifica capacità dinamica, prontezza nell’improvvisare e nel corrispondere l’azione al momento creativo, movimenti angolari e movimenti simulati come il batter d’ali (il ciclo del “Canto del Cigno”). Tutto questo all’interno di un’unità narrativa in cui la storia prende pieno campo (fra spada e voce).

Passiamo ad altro. Qual è il tuo rapporto con il Gioco di Ruolo? E quanto la tua attività di Cantore si sposa con la dimensione ludica?

Adoro il Gioco di Ruolo. È stato amore a prima vista, senza di esso non potrei stare. Ho iniziato nel 1987 con “Uno Sguardo nel buio” per poi procedere con altri sistemi di gioco. Essendo un Cantore, comunque legato allo storytelling e all’improvvisazione, amo tantissimo i giochi di narrazione e non solo; anche giochi di carte come Once upon a time che spesso impiego nei miei corsi di formazione. Nel tempo ho molto amato giochi come Nobilis e Changeling. Tutto ciò, in ogni caso, si ripercuote anche nella scelta di alcune classi specifiche come il Bardo (non declassato a mero factotum) oppure il Bladesinger al quale peraltro è applicabile lo stile del Canto della Spada, in una maniera del tutto singolare e accattivante; proprio su questa classe ho tenuto diversi stage di narrazione. Anche gli spadaccini e gli arcieri li trovo molto vicini al mio modo di intendere l’arte dell’improvvisazione. Una Ludoteca mi ha addirittura chiesto di tenere uno stage di Canto della Spada per 7th Sea.

La parte del Bardo mi interessa molto. Questa figura è stata sempre oggetto di svariate critiche e accese discussioni fra i giocatori di ruolo. Puoi approfondirla secondo la tua ottica di esperto in narrazione orale e improvvisazione?

Il problema del Bardo risiede, come prima cosa, in un fastidioso quanto rigido preconcetto di base, ma ancor più asseconda un modo di pensare che è tipico di quei giocatori legati alle meccaniche del combattimento e poco rivolti al gioco di ruolo; così come il pensare all’organizzazione di un party secondo la modalità “Tank – Guaritore”, già di per sé fa venire l’orticaria. Nelle nuove generazioni si è perso molto dello spirito del passato (e non parlo di Old School; anche questa etichetta è ai limiti della sopportazione). Togliere la componente artistica al Bardo significa snaturare la classe; mi spiego meglio. La parte improvvisativa e creativa che è propria del personaggio viene quasi sempre demandata a un tiro di competenza e non all’abilità del giocatore. Per questa classe, nella fattispecie per il suo giocatore, l’improvvisare canti, il suonare uno strumento musicale, fraseggiare fra una situazione e l’altra, anche quando è in combattimento (si veda lo Scaldo) è nodale. Tolto questo il Bardo rimane un coacervo di abilità spurie (che nell’ottica del combattimento viene visto con diffidenza). Quando i giocatori giocano un Bardo con me come Master, io pretendo da loro molto, soprattutto a livello di improvvisazione. La maggior parte dei giocatori ruolo, e non solo questi, non ha un’adeguata educazione e una profonda preparazione estetica per comprendere al meglio la classe del Bardo. Per esempio, se nella fase di concettualizzazione concepiamo un Bardo legato al tema dei Draghi, di conseguenza molte delle sue abilità o tratti si legheranno a esso in maniera indissolubile: il Bardo impiega tre o più ditali d’argento per stringare le corde del liuto, come fossero artigli e, di conseguenza, la figura del drago diventa unità mensurale in fase di composizione. Possono sembrare elementi marginali e tralasciabili, ma per questa classe sono fondamentali. Comunque è solo un esempio.

Giochi quindi da trent’anni. Mi piacerebbe sapere, però, come si sia evoluto a oggi il tuo percorso all’interno del GdR, e quali sistemi tu stia giocando adesso, come master o come giocatore.

Mah! In trent’anni se ne vedono di tante, ed è normale che ci sia una evoluzione, per quanto lenta possa essere, non solo in termini di giocatore e master, ma anche di studioso a livello narrativo. Come ho già detto, mi sono sempre più avvicinato nel tempo ai giochi narrativi, poi ho anche rivestito la carica di coordinatore torneistico, organizzando alcuni campionati regionali (AD&D 2.a Edizione). Alla fine, sono approdato nel 2016 con la produzione homemade del gioco di ruolo di Eidyllion, insieme al Chimerae Hobby Group. Ormai gioco solo questo insieme a Museborn, e si è anche costituito un bel gruppo di appassionati che lo giocano costantemete in tutte le sue sfaccettature, soprattutto l’espansione Timeshift.

Un piccolo approfondimento?

Va bene! Eidyllion nasce da un vuoto che ho avvertito nel tempo, un qualcosa che ancora mancava nella mia esperienza di Master e Cantore. Da qui ho avuto l’idea di sviluppare il metaplay come luogo di produzione immaginifica, di creare un gioco dove il ruolo principale fosse identificato da Narratori sottoforma di Guardiani rispetto ai personaggi giocanti che qui assumono il ruolo di loro proiezioni. In sostanza, le semidivinità giocano di ruolo.

Nello specifico, la meccanica base di Eidyllion nasce inizialmente come sistema didattico per l’insegnamento dell’Improvvisazione orale, in particolare come approfondimento della composizione epica per le Scuole. In seguito, Eidyllion è stato ampiamente sviluppato, e aggiunte tutte le parti necessarie per farne un sistema completo. In sintesi: Il Twilight World è un mondo generato dalla propria divinità dormiente, una Musa. Una grande e pacifica Arcadia dove i Guardiani, suoi abitanti, conducono la propria vita all’insegna del dileggio; chi protende la mano a un albero per coglierne i frutti spontanei, chi sdraiato sul bordo d’un fiume a frangerne il corso con le proprie dita, con tono dimentico, cibandosi di ogni più piccola traccia di Armonium: una potente energia che nasce dall’Ispirazione, dall’atto creativo, e che plasma e altresì compenetra l’interno piano, mentre i Guardiani stessi la impiegano per alimentarne i poteri e la propria essenza.

Quando ancora la città di Parnasos, “La Città dei Cantori”, nonché capitale del Mondo del Crepuscolo, godeva del proprio momento aureo, gli Antichi, Guardiani della Prima Era, scoprirono l’esistenza degli Eidyllia: circoli di narrazione, nei quali il creativo sforzo collettivo dei partecipanti avrebbe generato ingenti quantità di Armonium, non solo per sé, ma anche per mantenere intatto il mondo circostante. L’atto del Narrare divenne così, per tali creature, lo strumento per eccellenza con il quale glorificare l’operato della Musa. Nello specifico: il giocatore impersona un Guardiano. In questa maniera, egli lo condurrà all’interno di un Eidyllion, “sfidando” gli altri Narratori a un’ardua prova d’Improvvisazione e Narrazione. Ogni Eidyllion cela inoltre grandi sorprese e, grazie al potere vivificante dell’Armonium, i personaggi della propria narrazione prendono vita, di modo che i loro stessi autori possano muoverne i fili a mo’ di marionette, a proprio piacimento. Ma tutto ha un prezzo, poiché le creature del Crepuscolo si aggirano continuamente nell’ombra, pronte a insinuarsi nel tessuto narrativo di un Guardiano, e a prendere così il posto del proprio elemento tematico, per poi squarciare, una volta per tutte, il velo dell’illusione. Proprio quell’illusione di cui si nutre ogni Narratore.

Nello specifico, i giocatori impersoneranno dei Cantori (i Museborn), in tutte le loro possibili declinazioni; formato così un “Circolo di Narrazione” o “Eidyllion”, per l’appunto, essi a turno si cimenteranno nel raccontare una leggenda, una storia o un racconto in cui, alternandosi, vestiranno i panni dei relativi personaggi principali. Una volta concluso l’Eidyllion, ogni Guardiano verrà valutato (dai giocatori avversari), aspirando così alla vittoria finale. Durante le varie sessioni, il Guardiano ha la possibilità di ottenere punti speciali, con i quali evolversi, acquistando abilità, tratti, e livelli di Potere (Trascendenza).

Il gioco sviluppa ampiamente la dimensione “extra board”, rendendo ancora più completa e interattiva la narrazione, momento in cui il giocatore si dividerà fra l’interpretazione del proprio personaggio (intradiegetico), in quanto proiezione della narrazione, e quello del Guardiano/Narratore (extradiegetico). Eidyllion si gioca con la doppia scheda.

Per chi volesse maggiori informazioni può visitare il sito del CHG http://www.chimerae.it/prodotti.CHEID.html

Leggevo all’interno del Canto della Spada una sezione intitolata “La Forgia dei Nani”, dedicata proprio al Gioco di Ruolo. Ce ne vuoi parlare?

La Forgia dei Nani è una sezione del Canto della Spada che focalizza l‘attenzione sul Gioco di Ruolo da un punto di vista della narrazione orale e dell’improvvisazione; anche da un punto di vista di approfondimento tecnico, non solo narratologico, ma anche retorico-stilistico. Troppo spesso si sente parlare di narrazione e improvvisazione, ma sempre in modo non adeguato e troppo ludico, o limitato a qualche esperienza di gioco.

Narrare, orale o scritto che sia, significa soprattutto creare nella mente del lettore immagini forti, vivide, come se egli stesse vivendo quella situazione in prima persona. Perciò non basta soltanto descrivere, bisogna fare in modo che tale esposizione sia pervasa da una forte sensorialità, sia intensa alla mente del lettore o dell’ascoltatore, che egli possa “vedere realmente” i personaggi, i luoghi, gli oggetti descritti e le azioni che si sviluppano all’interno della scena proposta dal Game Master. E per questo ci vuole un po’ di studio.

La Forgia dei Nani ha diversi obiettivi fra i quali sviluppare nel partecipante la consapevolezza della differenza fra descrivere e narrare, comprendere il valore della componente orale nell’Improvvisazione, comprendere il genere Fantasy quale genere strumentale in appoggio al gioco, riscoprire il piacere della narrazione orale e della letteratura fantastica, soprattutto dell’inventare, del creare storie secondo la “tradizione antica”, comprendere il valore performativo della parola, approfondire il concetto di atto immaginativo in rapporto a una sessione di gioco, la ritmica e la cadenza e tanto altro.

La Forgia dei Nani si sviluppa secondo la formula della lectio magistralis o dello stage o comunque una serie di interventi didattici presso Associazioni, Scuole e Librerie.

Durante gli incontri tengo anche una serie di interventi didattici atti a insegnare diverse tecniche di narrazione fantastica e figurativa. La formula tipica è quella dello stage intensivo di tre o sei ore, in base alle necessità dell’ente che ne fa richiesta.

A proposito di improvvisazione e narrazione orale, perché hai proprio scelto la Poesia, nella fattispecie il verso a carattere epico come tu lo definisci?

Lei ha scelto me. Peraltro è un genere che va contro ogni logica editoriale. Il fatto che nel 2018 ci sia ancora qualcuno che compone epica in versi fa storcere il naso se non creare stupore. Per me è un modo di riappropriarsi della tradizione antica, quando ancora le storie fantastiche di draghi, orchi ed eroi venivano narrate intorno al fuoco o presso le corti dei Re.

Ribadisco: sono nato in un’isola che è luogo del mito, dove la tradizione orale è stata sempre forte e preponderante, partendo dai poeti greci ai Cantastorie e all’opera dei pupi.

Rimanendo su questo tema, emerge dalla tua biografia che sei uno scrittore di poemi a carattere epico-mitologico, ma hai anche scritto prosa, giusto?

Allora. Distinguiamo le due dimensioni. Come compositore di epica fantasy amo molto la tematica dei draghi. Drak’kast – Storie di Draghi è il primo poema fantasy pubblicato in Italia, a cura di Edizioni della Sera, e presenta una spiccata correlazione con il mondo draconico, non solo in termini di ambientazione ma sviluppa in via teorica un vero e proprio modo di creare versi usando il drago come unità ritmica. Il mito, in toto, è la mia principale fonte d’ispirazione.

Diverso invece è Terra Draconis – Cronache dei Regni di Andrara (Brigantia Editrice) che segue le orme del Silmarillion tolkieniano e di Mille e una Notte, in un unicum letterario che ha più il gusto di un’opera mitopoietica. Ha pur sempre uno spiccato stile poetico, ma è il mio primo lavoro in prosa. Terra Draconis è stato addirittura impiegato da alcuni Master per svariati spunti tematici e per il suo carattere di atlante fantasy. È evidente che il tema dei draghi sia uno dei miei favoriti; del resto, sento spesso dire ai miei giocatori che “dove c’è il Corselli, c’è sempre un drago”.

Comunque il verso è il mio strumento di creazione per eccellenza e non lo baratterei mai per altro. Il linguaggio epico è potente e solenne allo stesso tempo, e ben si presta al Canto della Spada, in una forte intesa con il movimento d’arma”. Per capirlo meglio, bisogna provarlo. Soprattutto non stiamo parlando di filastrocche o versi in rima appassionata.

Progetti per il futuro

Tantissimi! Soprattutto legati al Gioco di Ruolo e alla Narrazione. Ho intenzione di portare avanti i corsi di formazione per Cantori con la mia Scuola di Bardi, soprattutto destinando alcune attività ai bambini tramite la sezione “Cuccioli di Drago”, e poi dedicarmi alle nuove espansioni per Eidyllion. Non per ultimo, condurre come master una campagna di Museborn (sempre homemade, derivato da Eidyllion, che struttura al meglio la gestione dei personaggi secondo una modalità GdR canonica).

CPIT2: Rho ospita il Campus Party Italia

Campus Party Global 2018

Si avvicina sempre più l’appuntamento con CPIT2, fiera del digitale attesa da tutti gli addetti ai lavori.

Un evento organizzato nell’ex area Expo2015, a due passi dalla Fieramilano.

Evento della durata di 5 giorni, dal 18 al 22 Luglio 2018, che dura 24 ore no stop.

Con le tende gratuite concesse ai visitatori, CPIT2 si presta ad essere uno dei maggiori geek camping d’Italia.

Un appuntamento in cui trovare ispirazione, aggiornarsi, conoscere il futuro e tutto ciò che il velocissimo mondo digitale ha da offrire.

“CPIT2 è innovazione e creatività allo stato puro perché attraverso la condivisione di passioni e interessi è l’occasione per far nascere quelle idee che cambieranno il futuro del mondo. Campus Party Italia vuole diventare l’appuntamento di riferimento dell’innovazione nel nostro Paese”.

Queste sono le parole di Carlo Cozza, Presidente di CPIT2.

Temi CPIT2

Ma cosa dobbiamo aspettarci da questa fiera, giunta alla sua seconda edizione?

Beh, da vedere c’è molto, come ad esempio l’area che forse subirà maggiore afflusso, ovvero la Games Area, Robots & Drones.

Al suo interno infati saranno organizzati tornei online, sarà possibile incontrare cosplayer, giocatori esperti di livello nazionale, maestri dell’entertainment e tutto ciò che ruota intorno all’esperienza videoludica.

Ma non è solo quello CPIT2.

Infatti a presenziare la fiera ci saranno numerosi esperti in criptovalute, tema sempre più caldo per chi vive nel digitale.

Ci saranno anche numerosi workshop che tratteranno di fotografia, blockchain, programmazione, animazioni 3D e tanto altro ancora.

Chi vuole divertirsi, invece, basta che si diriga verso uno dei numerosi palchi che ospiteranno speaker, concerti e dj-set vari.

Previsione CPIT2

I primi numeri parlano di 4 mila tende, 7 palchi, 20 mila visitatori attesi, 350 speaker provenienti da tutto il mondo, 450 ore di contenuti, centinaia di partner, tra aziende, istituzioni, community e università.

Cosa state aspettando per prendere i biglietti di questo fantastico evento?

cpit2-alt

Tommaso Altomare: ecco come si presenta il nuovo mister del Palermo

Ciao Tommaso,
Abbiamo appreso da qualche giorno il tuo insediamento sulla panchina del Palermo dopo la non molto fortunata esperienza avuta col Benevento, qual è il motivo che ti ha spinto ad accettare una panchina di A?

Salve e grazie per avermi concesso questo tempo.

La lontananza dai campi di calcio è difficile da tenere a bada, quindi ho subito accettato questa bellissima sfida.

Sfida sicuramente difficile e complicata, ma bella e piena di avventura.

Sicuramente la mia avventura a Benevento non è andata bene, ma ringrazio chi ha creduto in me e nelle mie potenzialità.

Alcuni addetti ai lavori hanno notato che prediligi il modulo 4-2-3-1 ad ali larghe. C’è un motivo particolare per cui credi che questa formazione possa essere vincente in questa Serie A?

Verissimo, il 4-2-3-1 è un modulo che prediligo e che faccio mio. Credo che questo tipo di formazione possa esaltare il gioco e l’aspetto della squadra dando profondità durante la manovra offensiva e aiutare il reparto arretrato nella manovra difensiva. Ho avuto ancora poco tempo per entrare in confidenza con la squadra, ma credo che tutti uniti e concentrati possiamo migliorare passo dopo passo nell’apprendimento della tattica.

Qual è il peso di un giocatore carismatico e d’esperienza come Alessandro Pironti? Credi che possa fare la differenza?

Bhe, avere in squadra uno come Alessandro non può che far comodo a qualsiasi allenatore, un giocatore duttile che sa sia difendere che impostare. Ale può ricoprire diversi ruoli dal mediano difensivo al trequartista in fase di impostazione del gioco e poi è sicuramente  utile per rafforzare il nostro spogliatoio e aiutarci nelle partite più difficili dando la giusta carica con la sua esperienza.

Come valuti la personalità di Luigi Frunzio, può essere il punto di riferimento dello spogliatoio?

Credo che parlare di Frunzio in questa squadra come uomo e giocatore è riduttivo, lo si deve vedere come un’uomo spogliatoio e come un ragazzo immagine per questa società.

Luigi rappresenta la nascita e la storia del Palermo in questo Progetto. Sicuramente Luigi e Ale saranno i punti cardini, ma voglio ricordare che la squadra è composta da altri ragazzi che sono e saranno anche loro la colonna portante di questo progetto.

Voglio cogliere l’occasione di ringraziarlo per aver rappresentato la squadra anche dalla panchina e averla portata ad alti livelli.

Le prossime partite vi vedono contro Drink Team, Milan e Crotone. Speravi in un calendario un po’ più agevole per iniziare?

Il calendario è qualcosa che non possiamo controllare, l’urna ci ha dato questo e partita dopo partita affrontiamo le giornate. Ora ci aspettano tre partite difficili con squadre importanti che vivono nei piani alti, ma noi siamo il Palermo e non dobbiamo avere paura di nessuno e giocare i 90 minuti a viso aperto contro tutti e tutti.
Il mio motto è quello di crederci sempre perché il Calcio è uno sport bellissimo dove nulla è scritto. Voglio ricordare l’impresa della Roma (fuffa, ndr) che ha capovolto una qualificazione impossibile. Quindi noi ci crediamo e lottiamo sempre.

Qual è l’area di gioco in cui cercheresti un rinforzo nella prossima sessione di mercato?

Parlare di mercato ora mi sembra impossibile, ancora non conosco la squadra e non ho preso confidenza con i ragazzi, ma pian piano mi faro qualche idea in testa e tirerò le mie somme e da lì in poi vedrò e vedremo insieme alla società cosa migliorare. Comunque preferisco investire tanto sul centrocampo di solito, sui giocatori capaci di impostare e difendere.

Chi è il tuo allenatore modello e a chi ti ispiri?

Qui mi fai una domanda per me difficile da rispondere perché il mio credo calcistico parte da lontano. Il mio stile di calcio è influenzato da moltissimi allenatori che mi hanno dato e mi danno spunto ancora oggi nel mettere in campo la mia squadra. L’allenatore che mi colpisce in fondo e Capello ai tempi della Roma per poi arrivare al mio preferito che è José Mourinho dal quale ho preso il suo modulo di gioco della grande Inter del 2010.

Preferisci il “Tiki taka” oppure il classico catenaccio e contropiede tutto italiano?

Non ho preferenza, il mio calcio deve essere bello e intelligente. Deve piacere e far piacere, deve essere un collante tra il Tiki Taka e il catenaccio. Credo che le due cose possano convivere e funzionare insieme, quindi voglio cercare di far giocare un calcio stile Barça, ma con l’influenza del gioco italiano. Ecco la mia risposta.

Arancina o arancino?

Sincero? Non ti so rispondere. Le mie origini sono calabresi, nato e vissuto per 25 anni nella bella Calabria da dove ho ereditato tutte le origini. Quindi alla domanda da te posta non saprei rispondere, ma posso dirti che preferisco il peperoncino e ‘Nduja agli arancini.

Hai già provato il gioco da tavolo Fublet? Come valuti l’idea di Paolo Bianchi e Bruno Carfì?

Idea Bellissima e strepitosa. Ancora non ho avuto l’opportunità di provarlo e di giocarci ma vorrei farlo subito, infatti vorrei comprarlo per giocarci a casa con gli amici, essendo io un patito dei giochi da tavolo, e sicuramente sarà in budget prossimamente.
Complimenti a chi giorno dopo giorno crede in questa realtà e in questo progetto portandolo avanti con dedizione e voglia e non mollando un’attimo.
Al mondo d’oggi è difficile trovare persone con questa voglia ed io voglio ringraziarli per il grande lavoro che fanno per farci appassionare sempre di pi facendoci immergere con anima e corpo in questa fantastica avventura che si chiama Progetto Gaming.

Fublet: un successo al PLAY di Modena 2018

Adulti e bambini innamorati di Fublet

Fublet, Fublet, Fublet, quanto ci piaci caro Fublet!

Sì, perché la creatura di Paolo Bianchi e Bruno Carfì targata Anonima Editori ha riscosso un enorme successo al PLAY di Modena.

Ma partiamo dall’inizio.

La giornata inizia con Alessandro, Damla, Filippo, Luigi, Paolo e Bruno che sono già a Modena da giovedì.

Ci siamo sentiti telefonicamente e li raggiungo in auto da Milano, nonostante le tangenziali milanesi non siano il prototipo di “viabilità modello” alle otto del mattino.

Metà mattinata arrivo allo stand e si inizia a dare una mano a Paolo e Bruno nell’allestimento dei tavoli da gioco e Filippo nell’allestimento della postazione di ProgettoFM.

Alessandro, Damla e Luigi saranno impegnati al PLAY Trade, insieme ad altri autori, editori e commercianti del settore, per buona parte della giornata.

Inizialmente pensavamo che quattro tavoli fossero troppi, dato che non volevamo creare un effetto di “vuoto” con un solo tavolo occupato su quattro disponibili.

Poi, ecco che arriva il primo curioso. Un espositore.

Paolo inizia a dimostrare il gioco, spiega meccaniche, l’espositore sembra abbastanza preso.

Parliamoci chiaro, presentando un gioco ad una fiera di soli giochi da tavolo, il rischio di trovare persone del settore molto critiche e che si annoino facilmente è molto alto!

Comunque, la dimostrazione va bene, l’espositore ringrazia calorosamente Bruno e Paolo e se ne va dopo quasi un oretta di gioco.

Fublet testato dal pubblico

Arrivano le 14:00, finalmente si apre al pubblico!

Bastano una manciata di minuti e già i primi due visitatori sono incuriositi dal gioco.

Vogliono provarlo.

Paolo gli mette a disposizione un tavolo ed inizia ad arbitrare la dimostrazione.

Dopo poco, ecco che arrivano due bambini, affascinati da questo gioco sul calcio.

Secondo tavolo occupato, con Bruno intento a spiegare ed arbitrare la partita.

I bambini prendono il gioco con curiosità, mentre l’autore spiega loro dinamiche e regole di gioco.

Dopo un paio di turni incerti per capire come girano le dinamiche del gioco, i bambini iniziano a giocare con gusto.

Finita la partita, chiedono alla mamma di acquistarne una copia. E non saranno gli unici.

Man mano che il tempo passa, sempre più persone si fermano a guardare le partite gestite da Paolo e Bruno, mentre io e Filippo continuiamo a promuovere il gioco e il ProgettoFM.

Si chiacchiera, qualcuno si iscrive al ProgettoFM, qualcun’altro attende qualche minuto prima di provare Fublet.

Alla fine, fortunatamente, i tavoli sono sempre pieni.

Il Feedback

Giocando a Fublet si capisce che è un gioco facile da imparare e mai scontato.

Sì, perché nonostante il gioco si strutturi in sole cinque fasi per giocatore, le variabili di sviluppo

In serata, infatti, lo abbiamo provato anche io e Luigi e, nonostante io sia un tipo di giocatore abbastanza negato alle troppe regole ed un neofita dei giochi da tavolo, l’ho trovato abbastanza fluido ed intuitivo.

Stessa cosa confermata da vari giocatori adulti e, soprattutto, dai bambini.

Sì, perché vedere bambini tra i dieci e quattordici anni appassionarsi così tanto ad un gioco strategico è un qualcosa di stupefacente.

Complimenti quindi ai ragazzi di Fublet, sperando che questo sia solo un piccolo passo verso una scalata di successo.

Ah, quasi dimenticavo, non perdetevi il lancio di Fublet anche su Kickstarter.

Lancio che avrà luogo a breve, molto breve.

 

Venerdì 6 Aprile saremo al PlayTrade!

PlayTrade è un evento che si terrà a Modena di tipo Business to Business, dedicato ai vari operatori del mondo ludico italiano.
Al suo interno editori, negozianti, autori di giochi e professionisti dell’informazione ludica trovano uno spazio dedicato al conoscersi, ad approfondire e consolidare la propria professionalità.
Progetto Gaming sarà al Play Trade, per tante buone ragioni: ad esempio perché durante il 6 Aprile ci sarà un’area business dedicata agli editori, ma anche quattro sale per le conferenze, per non parlare di uno “speed date” in cui game designer ed editori potranno conoscersi e valutare i prototipi portati.
Ma chi dovrebbe partecipare al Play Trade? Proviamo a vedere assieme che vantaggi può dare questo evento.
Se siete editori, avrete occasione per promuovere il vostro brand, parlare dei vostri prodotti presso distributori o negozianti, presentare a stampa e addetti il vostro catalogo e le attività, aggiornarvi sulle normative… beh, qui lo spazio è sold out, quindi speriamo vi siate già iscritti!!!
Notizie ancora migliori se siete giornalisti o blogger: avrete la possibilità di individuare momenti di incontro, accreditarvi, professionalizzare la vostra attività, aumentare i momenti di relazione con gli editori, gli operatori e gli altri addetti.
Siete negozianti? conoscerete novità, individuerete fornitori e operatori, acquisirete competenze sui prodotti.
Gli autori e i game designer si presenteranno per cercare opportunità, crescere nella loro professione e incontrare distributori!
Cosa state aspettando, quindi? E’ possibile iscriversi seguendo il link entro il 26/03:  www.play-modena.it/playtrade
Let’s Play (Trade)!