Viaggio nella uncensored Library

Quello che ha fatto la fortuna di Minecraft è sicuramente l’assoluta libertà che viene data, su questo non ci piove.Ormai sono 10 annetti buoni che è sul mercato e rappresenta ancora oggi una delle esperienze Sandbox definitive e Online si trovano una infinità di mappe creata da altri utenti pronte da esplorare e giocare.
Se ne trovano di ogni tipo: Avventure in villaggi abbandonati, miniere gremite di mostri, navi aliene, castelli… insomma, se ti ci metti quasi sicuramente troverai quello che cerchi.
Pensavo che non avrei più trovato mappe che mi avrebbero stupito, ma indovinate un po’? 
Mi sono dovuto ricredere perchè ecco che un mio amico mi fa sapere dell’esistenza della Uncensored Library.

Online dal 12 Marzo 2020, giornata mondiale contro la censura virtuale, questa è molto più di una semplice mappa dove giocare.
Qui si parla di roba seria e no, non scherzo.

Costruita su iniziativa della RSF (Reporter Sans Frontiere, un’associazione NGO con sede in Francia), la U.L. racchiude al suo interno la riscrittura di centinaia di articoli censurati in Russia, Messico, Vietnam, Egitto e Arabia Saudita.
Ogni file è scritto in doppia lingua: Inglese e quella originale dell’articolo in questione.
Minecraft diventa così un potentissimo mezzo per continuare una lotta la cui importanza non sarà mai abbastanza ribadita, permettendo di aggirare in maniera assolutamente geniale le Censure dei vari paesi e arrivando a centinaia di migliaia di potenziali utenti.
Appena saputo dell’esistenza di un progetto così ambizioso e importante mi sono fiondato sul sito, scaricata la mappa, ho iniziato il mio viaggio.

Il primo impatto è stato impressionante. Mi aspettavo qualcosa di più scarno e semplice, ma il team che ha costruito l’ambiente si è dato da fare sia dal punto di vista strutturale che estetico.
L’edificio è dannatamente ben fatto e si vede proprio l’impegno e la volontà di fare qualcosa di volutamente complesso, creando un vero e proprio monumento virtuale liberamente (e piacevolmente) esplorabile e pieno di simbolismi abbastanza forti e sotto certi aspetti impressionanti.

Ecco la statua virtuale nel giardino della Biblioteca

Dopo una breve passeggiata ci troviamo di fronte all’imponente edificio che sicuramente ha richiesto parecchie ore di lavoro e progettazione da parte del team, creando un risultato sorprendente. Già da fuori possiamo intuirne le dimensioni e la mole di materiale racchiuso al suo interno.

E dire che il meglio che riesco a fare è una stanza quadrata con un letto

Faccio il mio ingresso all’interno dell’edificio, trovandomi in una gigantesca sala con una cupola attorno alla quale si trovano le bandiere di diversi paesi, sotto la scalinata una pianta del complesso con annessi dei comodissimi teleport che conducono nelle sei sale della mappa.
Ogni ala si occupa di un paese specifico e, come scopro in seguito, è dedicata a giornalisti morti in nome della libertà di espressione.

Un po’ indeciso su dove andare, decido di iniziare l’esplorazione nell’ala dedicata all’organizzazione dietro questo enorme progetto.
Sembra una sala semplice nella quale troneggia un motto significativo.

“Non c’è libertà senza la libertà di stampa”.
Al suo interno trovo un file che mi racconta a grandi linee l’idea e la storia della RSF.

Il file non è molto lungo ma le informazioni iniziano a far vedere la portata che ha questa mappa.
Tra le varie informazioni che ci vengono date possiamo trovare anche l’indice della libertà di stampa aggiornata al corrente anno.
Lo leggo con attenzione, pur credendo di sapere già cosa contiene il documento che ho davanti, ma mi ritrovo a scoprire cose nuove (verificate in seguito tramite altre fonti).

La mia seconda tappa è la Sala dedicata al Messico e qui ho avuto un tuffo al cuore. In questa stanza si trovano 12 monumenti con foto e nomi di altrettanti giornalisti uccisi perchè hanno parlato troppo.
La sensazione che provo è strana.
Sono solo blocchi virtuali, lo so, ma le persone a cui sono dedicate no.
Sono esistite e hanno lottato fino alla fine per quello in cui credevano.
Non so esattamente come sentirmi al riguardo, ma è sicuramente un simbolo molto forte.
Leggo un articolo impressionante firmato a nome di Javier Valdez che, non lo nascondo, mi lascia scosso.

Il monumento dedicato a Javier  Valdez nell’Ala del Messico

Il viaggio prosegue, questa volta entro nell’ala dedicata all’Egitto.
Al centro della stanza una colonna con i libri che contengono la versione inglese degli articoli e uno in particolare mi colpisce.
All’inizio non capisco bene cosa sto leggendo, mi sembra un racconto di fantasia.
Solo quando raggiungo la fine del file capisco cosa sto leggendo: come avevo ipotizzato, è una brevissima fan fiction in prima persona ambientata nel mondo di Harry Potter; non sarebbe niente di che se non fosse che l’autore, un ragazzo egiziano che è anche il protagonista della narrazione, lo ha scritto in carcere, dove si trova tutt’ora.
Uno sfogo di fantasia inviato al portale giornalistico Egiziano Mada Masr che ha portato alla luce la storia del ragazzo.

Continuo così la mia esplorazione, tra gli articoli disponibili e le ale rimanenti, una più impressionante dell’altra e ognuna con una rappresentazione artistica di come viene oppressa la libertà di informazione nei vari paesi con un risultato da un lato affascinante, dall’altro agghiacciante.
Qui interrompo il racconto di quanto ho visto e di come sono sentito.
So che non è esaustivo come avrei voluto, ma soffermarmi ulteriormente sui dettagli e a descrivere tutto quello che potrete trovare sarebbe ingiusto nei vostri confronti.
Non sono qui per privarvi dell’esperienza che rappresenta parlando di tutto quello che vi troverete.
Sarebbe un delitto e tremendamente sbagliato nei confronti di chi ci ha lavorato così tanto.
Il loro obbiettivo è mostrarvi quello che è stato nascosto, non farvi sapere che esiste.
E io vorrei invogliarvi, nel mio piccolo, a visitare questo luogo virtuale e che vediate con i vostri occhi quella che potrebbe essere una frontiera per la comunicazione in nome di qualcosa di più grande, portando la libertà rappresentata da Minecraft a livelli più alti e importanti, ben oltre il semplice gioco, permettendoci di esplorare, nel virtuale, il nostro stesso mondo.
Sappiamo che la censura esiste e viene applicata pesantemente, ma vederlo, leggerlo e sapere che quello che leggiamo è costata la vita di persone con un coraggio incredibile è il vero pugno nello stomaco.


Ora, se pensare che io stia esagerando e che è solo una mappetta come tante altre, fermatevi un attimo e pensate a cosa sono serviti questi mattoncini.
Il problema che viene affrontato è ben noto, ma vedermelo sbattuto in faccia in questo modo lo ha reso più tangibile e più difficile da ignorare per chiunque.
Anche se non entrerete mai nella Uncensored Library, lei sarà sempre lì a gridare in maniera eclatante quello che hanno cercato di nascondere e tenere sotto silenzio, perchè la verità ha trovato una via.
Se volete dargli un’occhiata (e vi consiglio davvero di farlo) andate all’indirizzo https://www.uncensoredlibrary.com/en dove troverete, oltre al download della mappa vera e propria, tutte le informazioni al riguardo e un documentario sul progetto.

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