Dungeon Crawler: Vivere e Morire nel Dungeon

Stanchi e feriti, vi accorgete di aver finito le scorte di pozioni curative, lo stesso vale per il cibo.
Mentre sentite il tremendo verso di qualche orrendo abominio sulle vostre tracce farsi sempre più vicino, la luce della torcia inizia a farsi sempre più fioca.
In breve, sarete inghiottiti dalle tenebre e capite che non potrete godervi quei favolosi tesori che avete depredato lungo questi squallidi corridoi.
Date loro un’ultima occhiata e poi, l’oblio.

Scene così vi saranno familiari se giocate di ruolo con Master che non conoscono la pietà, che farà pagare cari gli errori ai giocatori sprovveduti che si sono avventurati nelle profondità di qualche Dungeon senza essersi preparati a dovere.
I tremendi labirinti sotterranei in questa visione non sono un posto dove lootare facilmente, ma un luogo inaccessibile, pregno di pericoli e trappole letali.

Nei primi anni in cui D&D si stava diffondendo non era raro incappare in avventure del genere, lo stesso Gary Gygax (Co-creatore, insieme a Dave Arneson, del famosissimo regolamento) aveva iniziato in questo modo: un master che usava l Dungeon come arma contro i giocatori.
Un modo di vedere l’avventura in maniera più cruda e molto meno epica in cui l’astuzia (o la paranoia in alternativa) e le capacità del singolo avventuriero erano le armi più preziose, immagine che affonda le proprie radici in tempi antichissimi, fino al mito del Labirinto del Minotauro nel quale Teseo risolve la situazione con l’astuzia.
Questa filosofia di gioco oggi è piuttosto rara ma , tra la seconda metà degli anni ‘80 e i primi anni 90, ha avuto una grossa diffusione grazie a giochi come Dungeon Master, Eye of The beholder e parecchi altri RPG particolari denominati Dungeon Crawler.

Boia, ma che è? Andiamo con ordine:
Iniziamo col dire che il termine Dungeon Crawling termine significa letteralmente “Strisciare nel Sotterraneo”, quindi indica il muoversi a fatica in un luogo pericoloso e pieno di insidie, e nasce come caratteristica tipica dei primissimi giochi di ruolo cartacei (come già accennato) e di conseguenza anche di quelli virtuali. 
Il primo gioco documentato che ne fece uso fu il tristemente perduto pedit5, risalente al 1975, e gettò le basi per ogni futuro CRPG. La struttura di base venne infatti ripescata e migliorata a più riprese, facendo in modo che la caratteristica subisse nel tempo una evoluzione a un sottogenere a sè stante.
Due tappe essenziali per questo stadio furono Alkabeth:World of Doom e Rogue (che diede vita a sua volta al genere Roguelike, ma questa è un’altra storia).

Una schermata di pedit5 (sì, quella che trovate su Wikipedia)

Il primo gioco interamente Dungeon Crawler uscì nel 1981: Wizardry: Proving Grounds of the Mad Overlord, che si distanziò dai predecessori tramite una interfaccia e una prospettiva nuova, dando vita al sottogenere.
Da Alkabeth riprende la visuale in prima Persona che veniva usata per l’esplorazione dei Labirinti, da Rogue l’idea di ambientare l’intero gioco in un complessissimo Dungeon (ma non la randomizzazione ad ogni partita, per quello dovremo aspettare titoli come Dungeon Hack) e da entrambi i “genitori” il movimento su griglia e a turni, aggiungendo la gestione di un party.

Una schermata di Dungeon Master, classicone del genere Dungeon Crawler

Si viene quindi a creare in seguito un nutrito sottogenere basato quasi interamente sull’esplorazione, con elementi survival (risorse estremamente limitate e in alcuni casi anche un sistema di Fame da dover tenere d’occhio) dalle tinte cupissime, quasi Horror: tetro, buio e con suoni poco invitanti.

Un tipo di giochi che ho amato e che amo tutt’ora alla follia.
Oggi quindi, dopo aver accennato al discorso nello scorso articolo, voglio provare a incuriosirvi e, magari, convincervi a provarne almeno uno, non parlandovi ulteriormente della storia del genere nè dei dettagli tecnici, ma di quello che mi ha lasciato a livello emotivo, condividendo con voi i motivi della mia passione per un genere quasi estinto.

Proprio da poco ho ripreso in mano alcuni di questi giochi che mi fecero scoprire, da piccolo, il potere catartico della bestemmia. 
Pensavo che, una volta cresciuto, avrei avuto vita facile ma AHAHAHAHAHAH NO.
Sono infami come me li ricordavo e mi hanno donato la stessa di angoscia e tensione costante che provai all’epoca.

La consapevolezza che una sola mossa sbagliata poteva rovinarti irrimediabilmente la partita mi teneva sempre sull’attenti, stando bene attento ad ogni dettaglio su schermo nella speranza (per lo più vana) di trovare qualcosa che mi potesse essere utile, donandomi sensazioni dannatamente uniche ad ogni Sfida superata.

E sì, si parla proprio di questo: di Sfida, ovvero la forza motrice alla base di ogni gioco.
Ma in cosa consiste in questo caso?
Mostri? Anche, ma non solo.
Anzi secondo me sono solo una piccola parte degli ostacoli che vi troverete ad affrontare.
Il tipico Dungeon Crawler si basa sull’esplorazione, risoluzione di enigmi e la ricerca di passaggi segreti, evitando trappole e per quanto possibile i combattimenti.
Non sono quindi le bestie che abitano il Labirinto, ma è il sotterraneo stesso il vero nemico.
Scoprire dove andare e come è il punto cardine dell’intera avventura. 
Vi troverete spesso a girare senza avere la minima idea di cosa state facendo o di dove state andando, con la perenne sensazione di avere sbagliato strada o di avere tralasciato qualcosa

Vi sentirete persi, impotenti, ma proprio quando le cose sembrano senza una via d’uscita notate quell’asse, chiave o svolta che prima vi era sfuggita e quello che proverete sarà solo soddisfazione.
Avete messo a posto un pezzo del puzzle, mosso un passo verso la vostra vittoria in una continua scalata al successo.
Nulla di ciò che troverete sarà regalato e la sensazione di esservi guadagnato ogni centimetro è tremendamente appagante.
Non è anche per questo che giochiamo? Per avere quel senso di soddisfazione mentale?
Ad oggi purtroppo il genere è praticamente morto, ma autore di un’eredità preziosissima che, ancora oggi, lascia segni indelebili nel Videogioco moderno.

La più evidente è di sicuro una visuale in prima persona che ha dato un enorme contributo allo sviluppo per quel tipo di telecamera ormai data quasi per scontata in certi tipi di gioco.

Dungeon Hack

O ancora si può vedere l’impatto che la filosofia di solitudine e di punizione ha avuto in titoli come i vari Souls (in particolare in Demon’s Souls), il che non ci sorprende tanto visto che la saga affonda le proprie radici nella serie di King’s Field (sempre della stessa From Software) che pesca a piene mani (indovinate un po’?) dai Dungeon Crawler più spietati

Un lascito più particolare e, se vogliamo, in parte estraneo è forse dato da un sottogenere della musica Ambient, chiamata appunto Dungeon Synth, che tende a ricreare le atmosfere cupe e medievaleggianti di questi sotterranei virtuali.

Gnoll, un artista Dungeon Synth. Così vi fate un’idea di cosa intendevo

Ma un attimo. Ho detto praticamente morto. Cosa è successo?

Succede che, dalle profonde e buie segrete del tempo, si è accesa una piccola fiammella.

Nel 2012 esce, quasi a sorpresa, Legend of Grimrock, un gioco che riprende fedelmente e senza scrupoli tutti i canoni più spietati del genere: Movimento su griglia, enigmi veramente bastardi, Permadeath e la possibilità di salvare unicamente nei Save point e solo una volta. E se non vi bastasse per i più masochisti c’è pure l’opzione che toglie l’automap e sarete costretti ad armarvi con carta e penna come si faceva una volta.

Una schermata di Legend of Grimrock.
Uhm… Non sono più tanto sicuro di volere passare di qua

Il successo fu tale che nel 2015 ebbe un sequel, ancora più infame, se possibile.

Non ve lo nascondo, è un genere abbastanza di nicchia, non adatto a chi cerca un gioco particolarmente rilassante e poco impegnativo, ma se avete la voglia (e pazienza) di riscoprire un certo tipo di GDR e di filosofia del gaming e avete il desiderio cimentarvi in una sfida ardua valutate l’idea di farvi un giro su GOG che pullula di titoli del genere, compreso il citato Legend of Grimrock

Andiamo, non avrete mica paura del Buio?

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento