La rinascita di Bruni: dal ban alla rinascita

Buonasera a tutti lettori di Progetto X. Quest’oggi, ai nostri microfoni, abbiamo il capitano del Catanzaro, Graziano Bruni.

L’utente, già attivo agli albori del progetto, fu bannato per la questione Pizzopoli, salvo poi scontare la sua pena e rientrare nel progetto, dove spicca adesso come uno degli utenti di punta del Catanzaro, di cui è diventato – come detto poc’anzi – capitano.

Buonasera signor Bruni, benvenuto ai nostri microfoni. Innanzitutto le chiedo di presentarsi per coloro che non la conoscono

G: “Ciao a tutti! Sono Graziano e ho 24 anni, nato e cresciuto in Calabria. Attualmente vivo in Lombardia e lavoro a scuola come insegnante di sostegno. Sono un appassionato di sport in particolare calcio e sci. Giocavo a calcio a 11 livello regionale fino a ormai 3 anni fa e ora gioco in una squadra di calcio a 5. Sono innamorato della Roma, infatti quando ho la possibilità di scappare giù a Roma la prima cosa che faccio è andare allo stadio, il mio idolo è Francesco Totti.”

In quale squadra militava prima dello scoppio del caso pizzopoli che portò al suo ban? Come ne fu coinvolto?

G: “Ricordo che giocavo nella Spal di Piu , il gioco mi aveva talmente preso da diventare subito DS. Lì commisi un piccolo errore che mi costò subito caro. Inizialmente Pizzo chiese agli admin di andare sotto la sua guida per potermi fare da chioccia, questa proposta fu accolta ma subito dopo revocata con conseguente ban.”

Come ha vissuto il periodo del ban? Prime sensazioni e pensieri che, in quel momento, la accompagnavano

G: “In un primo momento ero accecato dalla rabbia. Non volevo crederci, poi con il passare del tempo l’ho accettato definitivamente. Adesso un mio amico mi ha chiesto se mi avesse fatto piacere tornare, io ho risposto prontamente di si. Lui ha chiesto a Filippo ed eccomi qua. Ci tenevo a ringraziare il mio amico, Vincenzo De Pascale, centrocampista del Catania , Filippo e tutti gli altri admin”

Rientrato in questa S5, lei si sta dimostrando uno dei gioielli del Catanzaro, tanto da diventarne pure capitano. E’ stato facile per lei rientrare in questo modo nel Progetto, garantendo attività e voglia di fare?

G: “Innanzitutto la ringrazio per le belle parole e per la stima nei miei confronti. Si devo dire che è stato facile, però questo mio rapido ambientamento è sicuramente dovuto a Paolo Bianchi il nostro pres, a Nico il nostro allenatore, a Gabri il DS e a tutto il resto dei ragazzi che compongono la squadra.”

Parliamo allora del Catanzaro. Come si trova nella società calabrese? Com’è il rapporto con i suoi compagni di squadra?

G: “Mi trovo veramente bene, con tutto la squadra! Abbiamo un gruppo fantastico e lo stiamo dimostrando anche con i risultati. Tutto il gruppo è unito e concentrato verso il nostro vero e unico obiettivo: la serie B!”

Può magari raccontarci qualche aneddoto che l’ha vista protagonista? E, sempre parlando di rapporti con i compagni, credo che lei possa anche far da “chioccia” agli utenti con meno esperienza. E’ così?

G: “Sicuramente i primi messaggi con il presidente. Lui si presentò in modo molto carino , io risposi altrettanto però nella mia testa pensavo: “tanto non firmerò mai per il Catanzaro”. Io essendo cosentino, nel calcio fuffa, non mi sarei mai immaginato di firmare per una nostra eterna rivale. Mi contattarono così un altro paio di società, feci le miei valutazioni e alla fine la scelta è caduta proprio su quella che non mi sarei mai aspettato. Con i compagni cerco di trasmettere sempre le mie conoscenze, di mettermi sempre al servizio della squadra e metterci sempre per primo la faccia in qualsiasi tipo di situazione!”

Il rientro, l’acquisto da parte del Catanzaro e la nomina a capitano. Come si è sentito, a seguito di tutte queste emozioni?

G: “Una vera gioia immensa. Il rientro come ho già detto prima è sicuramente stato inaspettato da parte mia. Pensavo che il ban fosse permanente e invece per fortuna mi sbagliavo. Riguardo alla fascia da capitano, Ricordo ancora quando Paolo (il nostro presidente) fece il post per avere la fascia. Non esitai nemmeno un attimo a commentare e ho cominciato a desiderarla a crederci e a sperarla come non mai quella fascia. Ringrazio, ancora una volta, la dirigenza per avermi concesso l’onore di indossarla. Sono pronto anche a questa sfida!”

Una domanda anche sul “modus operandi” della società: la sua squadra utilizza la tecnica del “gruppo allargato”, che permette una maggiore coesione tra giocatori della società madre e di quella affiliata. Cosa ne pensa e come si trova, con questo metodo?

G: “Un’idea unica, originale e affascinante. Io francamente lo trovo inutile cambiare in ogni sessione pezzi della squadra. Bisogna dare continuità alla squadra e al gruppo che si crea. Noi adesso siamo una grande famiglia e nessuno di noi vorrebbe andar via da questo splendido gruppo. Inoltre, trovo anche corretto dare un’occasione di giocare in A, nel Fublet, a chi gioca in C nel Catanzaro. Mi associo, quindi, alla politica societaria e la condivido pienamente!”

Ultima domanda: obiettivi di squadra e personali?

G: “L’obiettivo della squadra è palese ovvero conquistare la serie B vincendo i playoff. L’obiettivo personale è sicuramente esordire in champions, vincerla e conquistare il pallone d’oro!”

Oltre a Bruni, siamo riusciti ad intercettare anche il presidente, Paolo Bianchi, a cui abbiamo rivolto alcune domande. Eccole:

Buonasera presidente. Come lei stesso diceva prima, su determinate cose non transige. Si considera quindi una sorta di sergente di ferro, è corretto? E, soprattutto, nella sua persona si incentrano le politiche di Fublet e Catanzaro. Può parlarcene un po’?

P: “Sergente di ferro non mi piace, perché in realtà la “linea di condotta” delle squadre è venuta da se, con la collaborazione di ogni singolo giocatore. Non ho mai detto, per fare un esempio “voglio che il Fublet/Catanzaro eviti i flame nel gruppone”, semplicemente il gruppo si è autoregolato e quindi i miei interventi in 5 stagioni sono stati veramente pochi.

Sulle politiche in realtà sono identiche e piuttosto semplici: tutti sono liberi di scegliere che fare della loro carriera: vuoi rimanere? Resti. Vuoi provare altre esperienze? Basta chiedere.

Direi che fino ad ora ha funzionato visto che nessuno, in genere, vuole lasciare la maglia giallorossa/biancaverde.

Per qualcuno visto da fuori può essere limitante, perché magari non cedere corrisponde ad avere pochi fondi, ma preferiamo investire su chi abbiamo piuttosto che comprare per forza da fuori.

E anche il Catanzaro è stato aggiunto per questo, per avere un parco di giocatori che ai possa intercambiare tra “prima squadra” e “seconda squadra” senza praticamente che se ne accorgano”

Il suo calciatore ha speso molti elogi per la società ed ha parlato parecchio bene di lei. Questo è sicuramente indice di una squadra affiatata e gestita bene. Riguardo ciò, potrebbe darci un suo parere?

P: “Io sono molto contento di Graziano, dico davvero.

Il mio problema è che come presidente sono molto “Morattiano”…mi innamoro dei miei giocatori.

E non parlo solo degli iperattivi, ma anche di quelli da commentino.

Credo che ognuno mi arricchisca in qualcosa e io cerco di dar loro del mio, a mia volta.

È un gioco, è vero, ma dietro ci sono persone e mi piace sapere cosa c’è dietro un nickname.

Abbiamo in porta uno dei migliori giocatori della val d’Aosta, questo non lo sa magari nessuno al di fuori della squadra.

Abbiamo padri di famiglia, persone che hanno appena avuto figli, neodiciottenni, ubriaconi, siamo un gruppo che normalmente non starebbe insieme, e invece…

Graziano devo dire che ha preso il ruolo di capitano molto seriamente e ci sta dando una grandissima mano.

Abbiamo pescato un jolly dai nuovi giocatori e, finché ne avrà piacere, la maglia giallorossa sarà sua.

Poi magari in futuro diventerà bianco verde….chi può dirlo?”

Ecco, una domanda su Graziano. E’ stato nominato capitano quest’anno, nonostante i problemi passati. C’è stato magari un momento in cui non era considerato il migliore, in ottica di capitano?

P: “Sono sincero, per un attimo ci ho pensato. Però poi mi son detto: <<perché non dargli fiducia?>>

Io non so cosa sia successo, e non voglio neanche saperlo; poteva anche non dirmi del ban, invece mi ha informato. Poteva non candidarsi, invece ha deciso di metterci la faccia.

Se una persona ha entusiasmo e voglia, perché limitarla? Ben venga Bruni capitano se questo è il suo modo di interpretare il ruolo! La squadra non poteva fare scelta migliore”

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