Da qualche settimana, ogni martedì sera a partire dalle ore 21:00 sul canale Twitch di Progetto Gaming, viene trasmessa in diretta una nuova avventura, che abbiamo scelto di denominare “PG Calcio“. Grazie al famosissimo simulatore manageriale di calcio Football Manager 2019 e attraverso l’uso di un database personalizzato, tantissimi giocatori si catapultano in un mondo “nostalgico”, allenando i loro idoli del passato. Immersi nella stagione 2003/04, ci ritroviamo campioni del calibro di Vieri, Cruz, Del Piero, Trezeguet, Adriano, Montella, Inzaghi, Kakà… insomma, non un brutto periodo per essere appassionati di calcio in Italia, vero?.

Martedì 4 febbraio abbiamo avuto l’onore di avere in collegamento telefonico Andrea Dossena. Ex giocatore di Napoli, Liverpool e tanti altri club importanti, nel 2003 si apprestava ad iniziare la sua carriera professionistica all’Hellas Verona. Oggi il giocatore lombardo è alla sua prima esperienza da allenatore al Crema, presso il girone D della Serie D italiana. Sono state tantissime le domande che gli sono state poste da Alessandro. Vediamo cosa ci ha risposto l’attuale allenatore cremasco.

Ale: Mi han detto di doverti fare questa domanda, tu puoi benissimo non rispondere: quanto è stato brutto allenarsi con Morganella e Anselmo? (ex compagni di Andrea al Palermo nel 2013)
Andrea: Brutto no, però, era un periodo complicato del Palermo, con un presidente vulcanico che, secondo me, in quel periodo aveva perso un po’ la rotta della società, della squadra, di come si doveva lavorare. E, infatti, quando la maggior parte delle volte si è in quelle situazioni lì, và a finire sempre in tragedia sportiva, che è quella che sta subendo il Palermo che è dovuto ripartire dalla Serie D.
Ale: È vero, è vero. Però vedo entusiasmo, è arrivato anche Santana. Che sia la volta buona?
Andrea: Sicuramente il Palermo non fa parte della categoria della Serie D, quindi sicuramente riusciranno a fare bene, anche se non è scritto che arrivino primi, perché i punti non sono così tanti, però se non sarà quest’anno, nel giro di un paio d’anni, il Palermo tornerà dove merita, come minimo in Serie B. Ha un bacino di tifosi importante, uno stadio importante, basterebbe poco per avere delle fondamenta solide, per poter poi investire in un bacino che ti risponde sicuramente presente.

Ale: Sicuramente, infatti anche noi abbiamo molti tifosi del Palermo all’interno della nostra community: sono tanti e sono appassionati. Ti faccio subito un’altra domanda: qual’è stato il calciatore più forte con cui hai mai giocato?
Andrea: Senza ombra di dubbio Gerrard. È stato il giocatore più completo, nel senso che oltre ad avere un grandissimo carisma (sia dentro sia fuori dal campo), in campo era quel tipo di giocatore che tutto quello che faceva, lo faceva da più forte: riusciva a farti vedere in poco tempo un grandissimo tackle difensivo e una rovesciata dentro l’area di rigore avversaria, era uno specialista nei calci di punizione. Era il più completo, era il più forte in tutto. Sicuramente è Gerrard il più forte.
Ale: A Napoli hai avuto un giocatore simile a Gerrard, ovvero Marek Hamsik. Chiaramente con le dovute proporzioni…
Andrea: Purtroppo a Marek mancava la parte difensiva di Gerrard, la grinta con la quale si caricava la squadra sulle spalle nei momenti di difficoltà… Se serviva la sciabola usava la sciabola, se serviva il fioretto usava il fioretto. Era bravissimo in tutto, per questo dico che è completo.

Ale: com’è stato il passaggio dalla Serie A alla Premier League? È stato piacevole tornare in Italia con la maglia del Napoli?
Andrea: Tornare è stato piacevole. Mi piaceva tanto la Premier League, era emozionante, volevo provare a giocare in Inghilterra e mi è piaciuto, tant’è che poi ci sono tornato. Però in quell’anno lì c’erano i mondiali (Sudafrica 2010) e volevo provare a giocarmi le mie carte per poter essere convocato. Parlai con Lippi e mi consigliò di tornare in Italia per avere maggiori possibilità di essere convocato. Mi trasferii al Napoli, ma alcuni infortuni mi hanno impedito di esprimermi al meglio, tant’è che non fui convocato per il Mondiale. Venni poi convocato per la Confederations Cup dell’anno successivo. Arrivai in un Napoli che era sulla rampa di lancio, mancava solo da unire i puntini per far chiudere il cerchio. La scelta Napoli si è dimostrata azzeccatissima, perché era un Napoli in via di sviluppo, non tra i primi della classe. Poi ho avuto anche tanta fortuna, perché ogni anno sei davanti al bivio se cambiare squadra o rimanere a giocare dove ti trovi in quel momento, e in quell’anno mi andò bene. La scelta di cui mi pentii e si rivelò sbagliata invece fu quella di quando andai al Palermo, perché la società mi fece delle promesse appena arrivato nel mercato di riparazione di gennaio ma dopo due settimane avevo capito che erano solo chiacchiere. Andai via da un Napoli secondo classifica e andai al Palermo penultimo per mettermi in gioco, ma la società non allestì una squadra in grado di salvarsi come avevano promesso, non avevano costruito un progetto.

Ale: Ti chiedono se c’è un giocatore con il quale hai stretto un rapporto di amicizia particolare. C’è qualcuno con cui ti sei legato maggiormente?
Andrea: Siamo un gruppo di tre/quattro ragazzi, abbiamo fatto le giovanili insieme per dieci anni nel Hellas Verona, abbiamo esordito lì e siamo rimasti amici. Cossu e Pegolo sono quelli che hanno fatto carriera da professionisti insieme a me.

Ale: come mai in Inghilterra la mentalità calcistica è così superiore rispetto a quella italiana?
Andrea: In Inghilterra l’arbitro non fischia mai. Ciò comporta che i giocatori stiano in piedi, evitino di simulare. Se ti accasci a terra per far perdere tempo i giocatori avversari non si fermano e quindi vai a penalizzare solo la tua squadra. Quindi, stai in piedi e giochi. Per questo è molto più veloce e bello. I campi sono molto più belli, il grande senso civico che hanno gli inglesi viene portato proprio allo stadio. Per quanto riguarda la tifoseria, al Napoli se facevi quattro vittorie di fila, al San Paolo non c’era nemmeno un buco libero; bastavano due pareggi per perdere 30.000 tifosi. Nel calcio inglese invece, si va allo stadio. Indipendentemente dalla posizione, lo stadio è pieno. Pensa che la lista di attesa per avere l’abbonamento del Liverpool è stimato tra i 5 e i 10 anni.

Ale: Qual è il calciatore con il quale avresti voluto assolutamente giocare?
Andrea: Soprattutto per vedere come si allenava, essendo lui terzino come me, ti dico Paolo Maldini. Paolo in 22 anni di carriera ha fatto 14 panchine, e già questo deve far capire che grande calciatore era. Magari vedendolo mentre si allenava potevi capire che tipo di giocatore era, come si allenava per far si che abbia fatto solo 14 panchine. Parlando con suoi ex compagni, mi è stato confidato che prima degli allenamenti nei suoi ultimi anni di carriera prendeva un antiinfiammatorio fortissimo, per lienire il dolore e allenarsi tutti i giorni.

Ale: Tornando sul Napoli, cosa ne pensi di questo momento “no”? Mentre cosa ne pensi della partita di ritorno contro il Chelsea? Cosa non andò, oltre all’infortunio di Maggio?
Andrea: In questo momento secondo me il Napoli deve finire di risolvere i problemi che ci sono al di fuori del campo. Problemi che ci sono tra presidenti e ragazzi. Dal resto ci sono sempre problemi tra padre e figlio. Ma se il padre va contro il figlio e il figlio contro il padre, da questo scontro nessuno ci guadagna. Non ci guadagna il presidente che vede svalutato il suo capitale e non ci guadagnano i calciatori che non vedono arrivare i risultati sperati. Questa situazione deve essere risolta al più presto, perché in campo si è visto che non si riesce a lasciare fuori queste divergenze. Quando arriveranno i risultati, tutto passa in secondo piano e in quell’occasione si dovrebbe cercare di fare pace. Per quanto riguarda la partita contro il Chelsea, noi partimmo forti, Lavezzi sbaglia una-due occasioni chiotte che avrebbero messo ko gli avversari. Maggio rimedia un infortunio e sono catapultato dentro al campo, nonostante non fossi in grandissime condizione fisiche in quel periodo. Si è visto anche l’anno scorso nella semifinale di Champions League tra Barcellona e Liverpool, non è scontato che con un 3-0 sei a posto, soprattutto quando vai a giocare in Inghilterra. In quella partita non riuscimmo a contenerli, eravamo un pugile messo all’angolo che non riusciva a reagire. La spinta che i tifosi davano era impressionante.