Gambardella a nudo nel PG

Oggi ai nostri microfoni Giuseppe Gambardella, per tutti Pippo, un pilastro da S2 nel Progetto.

Chi è Giuseppe Gambardella al di fuori dal Progetto?

Posso riassumermi in una definizione pirandelliana: ”Uno, Nessuno, Centomila”.
Al di fuori del Progetto sono: un marito fedele, un padre in continua crescita con i suoi figli, un amico leale, un uomo in carriera, un uomo ancora volitivo e desideroso di dare il meglio di sé nei vari aspetti della vita e nelle relazioni con gli altri.

Come e cosa lascia a Cittadella? Come era il rapporto con Baldacci e La Rosa?

Lascio il Cittadella con sommo rammarico, lascio al Cittadella tante soddisfazioni ed il merito di avermi dato la consapevolezza e l’esperienza dirigenziale.
Il mio rapporto con Baldacci era ed è buono (spero) anche se, nell’ultimo periodo forse eravamo diventati un po spigolosi; il mio rapporto con La Rosa è stato ed è buono, un rapporto che non ha mai subito nessuna inclinazione.

Come mai è approdato alla Fiorentina? Che obiettivo si pone in questo nuovo progetto tecnico?

Sono approdato alla Fiorentina, perché adoro le sfide e non mi spaventa l’impegno. L’obiettivo che mi propongo allenando questa squadra è quello di salvarla dalla Serie C e proseguire il cammino sempre piu in alto .

Come si trova alla corte del Patron Di Stefano nella terra natia di De Andrè?

Alla corte del presidentissimo mi trovo benissimo in quanto c’è un gruppo molto affiatato (forse ora un poco meno) e coinvolgente.

Cosa l’ha spinta ad acquistare l’Inter con l’ex admin De Donatis che obiettivo avete per questa stagione?

La spinta che mi ha condotto ad acquistare l’Inter con l’amico De Donatis è stata la mia eterna passione per i colori di questa squadra.
Gli obiettivi sono: gettare le basi per la prossima stagione ad alto livello e aumentare il coinvolgimento della squadra.

Come mai ha deciso di lasciare la maglia azzurra e scegliere quella verde-gialla del Senegal?

Ho deciso di lasciare la maglia azzurra per una semplice questione anagrafica (troppo vecchio); ho scelto di vestire la maglia del Senegal per acquisire esperienza internazionale.

Sappiamo che ha deciso di intraprendere il ruolo di vice in terra emiliana alla corte di Namane. Cosa la spinta ad accettare questa nuova avventura?

Per quanto concerne il mio ruolo saltuario di vice nel Sassuolo è stata una scelta per la stima e simpatia della dirigenza che da subito mi ha colpito.

Quali sono le persone con le quali ha stretto di più nel Progetto? E quali avrebbe voluto fossero migliori?

Le persone con le quali ho stretto di più nel Progetto sono poche, ma significative. Per fare qualche nome: Davyd, Alberto, Danilo ed Umberto, probabilmente per ragioni di affinità, ma sono certo che se ne aggiungeranno presto altre nessuno ma proprio nessuno – avrei voluto fosse migliore, ognuno lo è a suo modo, e questo è il bello dell’amicizia: il confronto per crescere insieme nel rispetto delle proprie individualità.

Cosa ha lasciato a Udine? Si pente di alcune decisioni prese? Si sarebbe comportato in un altro modo a posteriori?

Ad Udine ho lasciato il rammarico di non aver potuto dare il meglio di me non per volontà, ma per mancanza di conoscenze in quel tempo.
Non mi pento in genere delle decisioni prese, poiché prima di eseguirle, le valuto attentamente.
A posteriori è facile dire come mi sarei potuto comportare in una determinata situazione, ma con il senno di poi, non si va da nessuna parte. Ritengo che ogni scelta ”sbagliata” che si può aver commesso è stata comunque “giusta” per comprendere i propri errori facendoli diventare punti di forza per arrivare a quello che sono oggi, un uomo che ha acquisito delle conoscenze e che continuerà ad acquisirne ancora, perché non si finisce mai di imparare.

Articolo scritto da Davyd Andryiesh, revisionato da Stefano Santoro


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