star wars IX

Star Wars IX: la fine di un viaggio.

Sarà stata colpa dell’aria natalizia, del fatto che finalmente dopo un bel periodo di piena lavorativa ero a godermi la serenità di casa senza dover puntare la sveglia ad orari improbabili, ma negli ultimi giorni non vedevo l’ora di fiondarmi in sala per Star Wars: l’Ascesa di Skywalker.

Di comune accordo con mia moglie, iniziata da poco alla saga, decidiamo di andare nel pomeriggio, avendo la sala cinema nel centro commerciale a tre chilometri da casa. Per farvi capire, ci abbiamo messo più tempo a parcheggiare che a raggiungere il centro.

Arriviamo alla biglietteria del multisala, faccio vedere i biglietti sullo smartphone, facciamo il pieno di pop-corn e coca-cola e via, si parte.

Mia moglie si rende subito conto di quanto sia emozionato, come un bambino che va per la prima volta al luna park, quando durante il trailer nella combo Carrie Fisher + soundtrack rischio di commuovermi come mia nonna davanti all’album in bianco e nero di cinquant’anni prima.

Il film

Prima della visione del film ho visto molte persone, alcune anche che stimo molto, criticare aspramente il film, definendolo l’ennesima “disneyata” che ha rovinato una saga durata oltre quarant’anni.

Altri invece l’hanno definita bella, giusta.

Se dovessi giudicare il film dal punto di vista “tecnico”, per me Star Wars: l’Ascesa di Skywalker ha meritato ampiamente la vetta del box office nel periodo natalizio.

Ritmo abbastanza sostenuto, valorizzazione di qualche personaggio lasciato indietro nell’episodio VII e qualche siparietto leggero che allenta un po’ la tensione di questo eterno conflitto interiore che affligge alcuni protagonisti.

Ci sono state poche cose che mi hanno fatto storcere il naso, come trama, ed una di queste accade proprio nel finale. No, non farò spoiler, ma credo sia abbastanza semplice da individuare.

Per tutto il film ho avuto l’eterna sensazione di rivedere un mito, come da bambino, ma sotto un occhio più critico. Ho apprezzato molto il valzer tra i riferimenti ad episodio IV, V e VI senza però abusarne, facendo capire quanto fossero importanti, ma facevano parte pur sempre di un passato lontano.

Con una Rey finalmente cresciuta dal punto di vista interpretativo, mi sento di fare un grande apprezzamento ad Oscar Isaac che con il suo Poe Dameron è riuscito finalmente a colmare il vuoto lasciato da Harrison Ford ed il suo Han Solo, anche se vuoi per la nostalgia, vuoi per la bravura di Ford, di Han Solo ce n’è stato uno ed inimitabile.

Sulla scia di Carrie Fisher

Il tributo a Carrie Fisher e la centralità data al personaggio di Leia Organa è stata la vera ciliegina sulla torta.

Un personaggio a volte passato in secondo piano, almeno nell’universo cinematografico, che ha saputo essere l’artefice e la vera condottiera della Resistenza. Donna eticamente molto forte, nonostante la distruzione di Alderaan da parte dell’Impero, non ha mai ceduto al rancore o al lato oscuro della Forza, nonostante abbia ricevuto un addestramento Jedi molto lieve.

A differenza di suo fratello Luke, il quale per anni ha preferito esiliarsi piuttosto che continuare la lotta ed affrontare i suoi errori, Leia non ha mai smesso di alimentare la speranza e, grazie anche alla maestria di J. J. Abrams, Carrie Fisher e il suo ricordo si rendono protagonisti di una delle performance più emozionanti e profonde di sempre.

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Carrie Fisher nei panni di Leia Organa.

La fine di un epoca

La visione di questo film ha significato per me, e credo per moltissimi altri, la posa della parola fine su un qualcosa che ci ha accompagnato per anni.

Essendo un classe 1991, i primi ricordi di Guerre Stellari li ho in formato VHS su un tubo catodico Sony. Ricordo ancora oggi di quando un parente regalandomi una sciabola si sorprese di me, cosino biondo con le scarpe di ginnastica che si illuminavano, quando esclamavo “non passerò mai al lato oscuro” mentre brandivo il giocattolo in plastica contro il mio povero gatto nero che nella mia testa doveva essere Dart Fener; nella realtà è stato solo un fedelissimo e coccolone compagno di vita, cosa che ho scoperto solo qualche anno dopo crescendo.

Subito dopo, a sei anni, complice mio padre che lavorava alla Reggia di Caserta (scelta come location per le riprese nel Palazzo Reale di Naboo), ebbi la fortuna di vedere dal vivo la produzione di Star Wars: la Minaccia Fantasma. Ricorderò sempre quando vidi da vicino e toccai con mano C1-P8, con il tecnico che con un telecomando enorme lo faceva muovere e faceva accendere e spegnere tutte le lucine del piccolo androide. Vedere a pochi passi un ancora quasi sconosciuta Natalie Portmann e dare finalmente una faccia a George Lucas, un uomo con capelli e barba bianchi che per me era paragonabile solo ai grandi di cui sentivo parlare dai miei genitori, che fossero Spielberg, Freddie Mercury o Ramses il Grande.

Parliamo del 1997, all’epoca non esisteva Internet nelle case italiane e le fotografie potevi vederle solo su riviste o album fotografici.

Adesso, a distanza di tanti anni, mi sono ritrovato a rivivere incosciamente quegli anni.

Ringraziando profondamente Abrams per la maestria con cui, dopo quarant’anni, è stato capace di dare un senso di pace a chi è entrato nell’universo di Star Wars da bambino e ne è uscito da uomo o donna fatto e finito, in molti casi da genitore.

Da un fan eternamente innamorato della saga, grazie.


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