Devil May Cry: storia di una saga che si avvicina al ventennale

Ci sono giochi che segnano una generazione pur non portando innovazione e giochi che riscrivono completamente un genere partendo da zero. Poi ci sono quelli che creano sotto-generi. Siamo nell’ormai lontano 7 dicembre 2001, in Europa usciva il primo capitolo dell’iconica saga Devil May Cry. Un titolo che ha preso il genere action e lo ha rinnovato, andando a creare il genere dello Stylish-Action, dove a contare davvero è la capacità del giocatore.

In vent’anni di sviluppo del mercato molte cose sono cambiate. Con l’avanzamento della tecnologia tanti brand sono nati e morti in poco lasso di tempo. Ciò non è accaduto per DMC che, sin da subito grazie alla frenesia dei suoi combattimenti e ad un protagonista carismatico come pochi, è entrato nei cuori di ogni appassionato del media. Ovviamente certe meccaniche di gameplay possono subire il peso del passare degli anni, ma ciò non preclude un’esperienza di gioco unica, capace di offrire divertimento illimitato.

La saga nasce dalla mente di Hideki Kamiya durante la settima generazione di console, facendo vivere ai suoi fan gioie e dolori, soprattutto dopo l’uscita del reboot non all’altezza delle aspettative. Dopo svariati leak e speculazioni, all’E3 2018 viene finalmente annunciato Devil May Cry 5.

Il primo capitolo della saga, Devil May Cry, è stato in grado di riscrivere un genere. Inizialmente nato come quarto capitolo della saga di Resident Evil, sin da subito gli sviluppatori si resero conto di aver creato un titolo del tutto nuovo, basato su combattimenti all’arma bianca e con armi da fuoco, il tutto condito da heavy metal e design gotico. Il titolo narra le avventure di Dante, figlio del demone Sparda il quale ha salvato l’uminà da una guerra che coinvolse le due razze, e Eva, un’umana. La storia inizia con Trish, un demone dalle fattezze umane, che recluta il nostro protagonista per aiutarla a salvare il mondo da Mundus, un demone intenzionato a conquistare il mondo umano.

Il titolo divenne subito un punto di riferimento sia della console PlayStation 2 che tra i videogiocatori. Dante ha a disposizione una vasta gamma di armi, tra cui la famosa spada Rebellion e le fidate pistole Ebony e Ivory, tutte sbloccabili andando avanti con la campagna principale la quale è composta da una serie di 20 missioni. Essendo metà umano e metà demone, Dante ha la possibilità di trasformarsi in demone aumentando di conseguenza i danni inflitti, rigenerare la salute e ottenere abilità uniche. Essendo uno Stylish Action il combat system è basato sul mettere a segno combo per aumentare il proprio punteggio stile che va da D ad SSS. Più variegate e lunghe saranno le combo, più alto sarà il punteggio stile. All’uccisione dei vari avversari, verranno donate delle Red Orbs utili per potenziare Dante. Un gioco chiave della storia videoludica, ma non privo di difetti in quanto la trama non è molto solida e la telecamera, non potendo essere mossa dal giocatore, risulta fastidiosa durante i combattimenti.

L’opera fu strappata dalle mani di Kamiya per essere donata a Hideaki Itsuno, segnando la fine del rapporto tra Kamiya e Capcom, ottenendo come risultato un secondo capitolo completamente diverso da predecessore. Sbarcato su PlayStation 2 nel 2003, seppur vendette molto, deluse critica e fan e divenendo l’anello debole della saga a causa di una direzione artistica non all’altezza, IA quasi assente e un livello di sfida diminuito rispetto al precedente capitolo. In questo capitolo Dante entra in contatto con Lucia, la quale può essere giocata in alternativa del protagonista. Nonostante i miglioramenti alla telecamera, Dante risulta essere cupo e al contempo anonimo, le ambientazioni sono più spaziose ma meno dettagliate che in passato. Con le lamentele ricevute Capcom si mise così al lavoro sul terzo capitolo, nella speranza di attirare di nuovo i fan.

E ci riuscì. Devil May Cry 3: Dante’s Awakening è il degno erede del primo capitolo, quello che i fan aspettavano con tanta ansia. Quando nel 2005 arrivo sugli scaffali, il titolo riuscì sin da subito a riconquistare fan e critica, colpiti dalla caratterizzazione di Dante non più cupo e adulto, ma spensierato e spavaldo. Il titolo si apre con un’enorme torre che appare in centro città all’interno della quale è presente Vergil, fratello di Dante, che è in cerca di potere per poter sconfiggere il re dei demoni. Avanzando con la storia faremo la conoscenza di svariati personaggi, andando a scoprire il passato del meta-umano dai capelli bianchi e la sua evoluzione. Diretto nuovamente da Itsuno, il gioco offre una difficoltà più alta e viene aggiunta una nuova meccanica al combattimento: gli Stili. Tramite questa nuova componente, sono permesse combo ancora più variegate e spettacolari. Poi arrivò la prima Special Edition nella quale era possibile impersonare anche Vergil sia nella campagna che nel Bloody Palace, un’arena a livelli dove, per avanzare, bisogna sconfiggere i demoni di turno.

Tre anni dopo, causa del basso tasso di vendite di PlayStation 3, venne pubblicato per la prima volta in formato multi piattaforma Devil May Cry 4 che andrà a rappresentare il coronamento tecnico della saga PS2 tramite un’operazione di rimodernamento delle meccaniche di gameplay. Ma la vera mossa audace da parte del team è stata l’inserire un personaggio nuovo: Nero. Al suo fianco avremo il tanto amato Dante nei panni di co-protagonista. Questa manovra ricorda molto la scelta di Kojima attuata in Sons of Liberty, dove Solid Snake funge da aiutante per Raiden. Nero ha un equipaggiamento limitato dalla pistola Blue Rose e dalla spada Red Queen, la quale aumenta la propria potenza grazie all’Exceed system. Tuttavia, la novità di questo capitolo è data dal braccio demoniaco del protagonista con il quale è in grado di lanciare e prendere a pugni gli avversari. Quando ci ritroveremo nei panni di Dante, ciò che salta all’occhio è la possibilità di poter cambiare stile durante i combattimenti, cosa che non avveniva nel capitolo precedente. La parte deludente però sta nel fatto che dovremo ripercorrere gli stage fatti da Nero.

Al TGS del 2010 venne mostrato per la prima volta il reboot della saga, questa volta in mano al team occidentale Ninja Theory. Passeranno 3 anni e quando DmC arrivò sugli scaffali, si scatenò un putiferio a causa del cambio artistico voluto da Capcom stessa. Le vicende sono ambientate in un universo parallelo a quello che abbiamo imparato a conoscere. Il Dante di questo capitolo si presenta con capelli neri, corti e con atteggiamento più spavaldo della versione di Dante’s Awakening. Se non si è interessati al lato artistico dell’opera, il titolo risulta essere ben sviluppato. Abbandonata la meccanica degli Stili, il titolo presenta nuove features come la presenza di armi demoniache e armi angeliche, selezionabili tramite i grilletti del pad. Le origini dei personaggi sono state riscritte da zero, così come quelle del mondo demoniaco. Quest’ultimo celato dietro il consumismo, i media e alla finanza. Ciò ha offerto al team di sviluppo una maggiore manovrabilità e libertà nel creare una storia che, a suo modo, risulta unica.

Dopo ben dieci anni di attesa, all’E3 2018 venne mostrato il primo trailer del quinto capitolo dell’iconica saga. Il cambiamento più evidente riguarda, sin da subito, la direzione artistica. L’adozione del RE Engine come motore grafico ha permesso al team di sviluppo la creazione di personaggi meno “anime-like” e più realistici. Con un inizio atipico per la serie, siamo testimoni della sconfitta di Dante contro un possente demone, il che dona alla narrazione quel tocco di serietà che tanto mancava ai capitoli precedenti. E proprio nella narrazione che, Devil May Cry 5, mostra il suo lato fan-service. Demoni, armi, tutto ciò che abbiamo imparato a conoscere li troviamo miscelati in perfetta armonia come se fossero parte di una lettera d’amore alla serie. Dal punto di vista strutturale, DMC 5 non cambia molto rispetto ai titoli precedenti. 20 missioni da affrontare con un determinato personaggio in mappe abbastanza lineari nonostante l’apertura delle ambientazioni. La novità in questo capitolo ricade proprio sui personaggi. Oltre ai conosciuti e famosi Dante, Nero, Trish e Lady, faremo la conoscenza di V. Si presenta in modo atipico, sia per il suo stile di combattimento sia per come viene presentato al giocatore. Diversamente dai restanti personaggi, lui non combatte mai in prima persona ma comanda evocando Shadow, Griffon e Nightmare con i quali porta i demoni nemici in fin di vita per poi giustiziarli con il suo bastone. Inoltre, è dotato di un libro di poesie con il quale, tramite la lettura, ricarica in combattimento la sua riserva di Devil Trigger. Essendo un personaggio nuovo, non è esente da problemi e critiche. I minion da lui utilizzati non sono sempre responsivi e il suo stile di combattimento poco si adatta a quello frenetico e complesso tipico della serie. Nonostante piccoli difetti, DMC 5 risulta essere il sogno che si avvera di ogni fan della saga. Con un combat system sopraffino, è in grado di tenere incollati per centinaia di ore senza mai stancare. Capcom è riuscita nella difficile impresa di riportare la saga ai fausti di un tempo, restando fedele all’anima della serie ma, al tempo stesso, rivedere le meccaniche più datate.

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