Observer: recensione

Il team di sviluppo di Layers of Fear, Bloober Team, ha lanciato nel mercato una nuova avventura in soggettiva ambientata in una Cracovia cyberpunk.

Il protagonista dell’avventura, Daniel Lazarski, è un observer, un detective con impianti cibernetici che gli permettono di interfacciarsi con le menti di altri individui rivivendone eventi di vita vissuta, sogni e paure mescolando il tutto con immagini allegoriche e mostri in agguato dove, Daniel, non può fare altro che riversare la propria coscienza.

Le vicende del titolo iniziano con Daniel, stereotipo del vecchio detective stanco, che, su richiesta del figlio, è costretto a raggiungere un vecchio complesso residenziale nella zona malfamata della città. Questo inaspettato evento sarà l’inizio di un doloroso viaggio che lo condurrà sulle tracce di un pericoloso assassino, apparentemente al centro delle macchinazioni della Chiron Corporation, la società che controlla il paese.

“Come nel più classico del genere, non mancheranno sequenze horror dove saremo braccati da entità tecnorganiche”

Data la sua natura cyberpunk, la trama idealizzata da Blooper Team non risulta banale e scontata, ma propone una storia profonda e intima, facendo provare al giocatore le stesse sensazioni che prova il protagonista. Tutto ciò che accade nei bassifondi decadenti della città è un miscuglio di mezze verità e relazioni opportunistiche capaci di depistare il giocatore, non lesisando, al contempo, sugli indizi. Alcune delle scelte di design operate sono la diretta conseguenza di elementi tratti dalla sceneggiatura. Ad esempio, le sezioni stealth rischiano di essere anticlimatiche, così come la natura del mostro tecncorganico che inseguirà Daniel durante i suoi viaggi nelle maglie neurali, trovano nella trama spiegazioni sensate ma, al contempo, spezzano l’elevata natura narrativa del titolo. Le sezioni di gioco che mostrano più il fianco sono quelle all’interno delle maglie neurali, caratterizzate dalla costante ricerca nello spaventare il giocatore tramite i soliti espedienti ormai fin troppo abusati. Ugualmente a quanto realizzato per Layers of Fear, gli sviluppatori hanno reso questo tipo di sequenze come lunghi corridoi ideati per destabilizzare il protagonista – e il giocatore – martellandolo con una fortissima dose di psichedelia multisensoriale. Una sfida continua alla fotosensibilità che, nella maggior parte dei casi, supera la soglia del fastidio. Tra voci sussurranti, cambi repentini di inquadratura, allucinazioni ed enigmi di una semplicità disarmante, sono, purtroppo, la parte meno interessante e riuscita del titolo. Fortunatamente si riprende nel momento in cui iniziano le, poche, sezioni investigative.

“Sezione di gioco all’interno di una maglia neurale”

Quando Daniel non è impegnato all’interno delle maglie neurali, il titolo di Bloober Team da il meglio di sé, offrendo un’ambientazione cyberpunk di tutto rispetto. Il complesso residenziale in cui è ambientata la storia è un insieme di degrado e distacco sociale, celato grazie ad una sottile patina olografica che fatica ad arginare la natura decadente del complesso. Una struttura fragile che dopo poco mostra al giocatore la vera natura di ciò che nascondeva: una società oramai schiava della tecnologia, che non riesce più a stabilire interazioni sociali concrete se non tramite uno schermo. Non è un caso infatti che ci ritroveremo spesso a parlare con gli inquilini tramite uno schermo posto sulle porte dei vari appartamenti. I dialoghi a scelta multipla, seppur poco influenti sulle future vicende di gioco, offrono una maggiore coscienza del mondo in cui ci troviamo provocando una costante sensazione di angoscia ed oppressione che si amplificano grazie alla natura labirintica e claustrofobica del complesso. Per investigare sulle scene del crimine, il protagonista ha la possibilità di utilizzare diverse modalità di visione, ognuna utile nell’identificazione di diversi tipi di oggetti. Queste fasi non sono molto dinamiche, in quanto l’obiettivo è solo quello di identificare tutti gli oggetti presenti sulla scena. Nonostante ciò, sono meccaniche che funzionali al modo in cui il titolo racconta la storia tramite osservazioni del protagonista, narrazione ambientale e dialoghi che sviluppano la trama principale alla quale si uniscono mini-quest secondarie.

Dal punto di vista tecnico, il titolo non è da capogiro. Nonostante la presenza dell’Unreal Engine 4, il titolo appare datato, con modelli caratterizzati da una scarna mole poligonale, shader plasticosi e animazioni abbastanza legnose. Il sistema di illuminazione, invece, risulta essere piuttosto convincente e aiuta a rendere l’atmosfera molto più suggestiva. Peccato che il titolo soffra di cali di frame incompatibili con i moderati requisiti che richiede, colpa di una mancata ottimizzazione. Malgrado le debolezze dal lato tecnico, lo stesso non si può dire di quello artistico. L’ambientazione di gioco è particolarmente ispirata, in grado di portare su schermo un lato del cyberpunk mai visto fin’ora.

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