Recensione di Borderlands 3

Arrivare è dura, sottolineare i propri punti di forza ancora di più. Per arrivare alla recensione di Borderlands 3, uscito il 13 Settembre per Xbox One, PlayStation 4 e PC, abbiamo impiegato più di cinquanta ore per determinare con attenzione un giudizio che fosse meritevole della vostra considerazione. Abbiamo messo mano a ogni modalità, a ogni singolo personaggio dei quattro disponibili, ai loro punti di forza e debolezza, a quello che Gearbox ha proposto per sottolineare con forza quanto sia denso e coinvolgente ogni aspetto della produzione di questo terzo capitolo della serie Borderlands.
Recentemente ho scritto e pubblicato un articolo in cui spiegavo la storia di Gearbox e delle sue produzioni, da Brothers in Arms a Duke Nukem Forever, a Borderlands. Ho trattato dei suoi punti di forza, di domande a cui Gearbox, nel suo possibile, nel bene o nel male, ha sempre risposto.
La storia di Borderlands 3 parte accompagnata dalle note di Put it one the Line di The Heavy, su un bus sparato ad alta velocità contro Psycho e Skag su una strada devastata, in quel di Pandora, uno scenario a cui siamo già abituati. Ed è ciò che ho trovato coinvolgente, nel suo inizio lastricato di morte. Colpisce subito, nell’immediato; non perde tempo, sa che deve essere rapido per contestualizzare e argomentare un mondo, una delicata nonché decisiva e sensata decisione narrativa in un caos fatto di bossoli, black humor e Claptrap.
Per impadronirsi delle cripte in tutto l’universo, i due villains di Borderlands 3 sono i gemelli Troy e Tyreen, che guidano un esercito di banditi chiamato “I Figli della Cripta”, fanatici capaci di compiacerli in ogni modo, anche il peggiore. Coinvolgenti e spietati, faranno di tutto pur di impedire ai Crimson Raiders di arrivare prima di loro alla Grande Cripta, che darà loro un potere infinito e in grado di controllare tutto ciò su cui il loro sguardo si posa.
Le domande che avevo già posto, nell’articolo antecedente, erano sulle formule già conosciute, rodate e riuscite nei primi Borderlands. Ma Gearbox avrà risposto, alle mie domande?

I quattro personaggi, ma non solo…

Come nei precedenti capitoli della serie, la scelta dei personaggi si basa su caratteristiche e abilità di ognuno di loro. In tal senso, Gearbox ha riformulato totalmente ogni sua proposta per avvicinarsi allo stile che preferisce e aggrada il videogiocatore.
Zane Flynt è un agente in grado di capitalizzare i momenti più concitati in uno scontro a fuoco con l’ausilio di una barriera capace di proteggerlo, di palesare un’immagine fittizia e dimensionale di se stesso per ingannare i nemici, o utilizzare un drone che sarà utile nei momenti più complessi.
Amara è una Sirena capace di sgominare orde di nemici evocando sei braccia; Moze è dotata di un robot armato, in grado di devastare con mitragliatori al posto delle braccia chiunque; poi c’è FL4K, un domatore di mostri, un personaggio misterioso.

Ogni Cacciatore della Cripta che si sceglie avrà un proprio albero delle abilità adattato e un aumento delle capacità effettive delle stesse. I punti esperienza fungeranno in tal senso per sbloccare dettagli in più per ogni abilità, anche passiva. Rinunciando allo slot granate, si potrà persino equipaggiarne due per volta adattando così alla build più immediatezza e attenzione nella gestione del proprio armamentario.
L’inventario, rispetto ai capitoli precedenti della serie, non ha subìto grossi cambiamenti, se non miglioramenti effettivi per quanto riguarda gli slot possibili nello zaino che si possono aumentare attraverso l’intera esperienza di gioco acquisendoli da Marcus, NPC già presente nei precedenti capitoli invece che da Earl, il quale venderà skill per le armi o l’equipaggiamento pagabili col caro, vecchio Eridium. Cionondimeno non mancherà anche la possibilità di organizzare al meglio l’inventario, che non è mai stato più importante in un Borderlands come in questo, affinché ogni arma possa avere la propria utilità con nemici tosti o boss.

A tal proposito, la cura spasmodica e attenta per le armi proposte in Borderlands 3 aumenta rispetto a Borderlands 2 anche in termini numerici e qualitativi rimarcando fortemente ogni differenza per una qualsivoglia arma, che ha sempre un diverso produttore. Ma ciò che rende importante la potenza di fuoco in Borderlands 3 è la scelta degli elementi utilizzati che possono causare danni radioattivi, corrosivi, infuocati, elettrici e ora ghiacciati determinando l’esito dei combattimenti. Poiché non soltanto si tratta di un loot and shooter, ma di un FPS che necessitava di una miglioria anche su un lato legato alla spettacolarizzazione e di come intendere il danno, è stata integrata la possibilità di usufruire delle armi con delle opzioni secondarie. Penso a un fucile a pompa che ha danno da impatto e poi può essere modificata la scelta del modo in cui utilizzarla appiccando le pallottole all’avversario, che verrà poi devastato da un’esplosione. La ricerca continua del miglior equipaggiamento fornirà sempre ai personaggi una costruzione totale per quanto riguarda i combattimenti, che non stancheranno mai.

Uno shooting migliorato

Infatti, non stancheranno mai per la fluidità nello shooting. L’azione è dinamica e coinvolgente. Dal primo istante in cui si accede al gioco si nota immediatamente la scelta di buttare il giocatore in mezzo all’azione. Non fungerà mai, o almeno non direttamente, in una ricerca del riparo migliore per sparare. Perché lo shooting in Borderlands 3 è istantaneo, si palesa subito: è sparare, sparare e sparare, muoversi veloci e correre, utilizzare le abilità disposte per ogni personaggio.

La cura raggiunta è convincente, realistica, persino soddisfacente. Riesce a catturare nella sua profondità per un lato dinamico e fruibile in funzione della potenza di fuoco. In funzione del divertimento, che non manca mai nelle sequenze di combattimento.
Borderlands 3 non ha momenti morti, soprattutto nella sua proposta di shooting, che riesce a convincere nella sua semplicità migliorando aspetti che in Borderlands 2 erano sembrati troppo lineari.

Un universo di mondi aperti…

In Borderlands 2 ciò che era cucito attorno a Jack il Bello era Pandora, in zone ancora ora suggestive per chi decide di rivivere le avventura della corposa remastered uscita nel 2016. In Borderlands 3, dopo un avvenimento della campagna principale, sarà disponibile la Sanctuary III, una nave spaziale che aprirà la possibilità di conoscere i vari pianeti liberamente esplorabili durante l’intera esperienza. In tal senso, le mappe di gioco, rispetto alle zone nei titoli precedenti del franchise, sono state strutturate affinché il videogiocatore tornasse per motivi non soltanto legati alla trama principale, ma anche per le missioni secondarie e le aggiunte che strutturano in larga parte la chimica effettiva del titolo.

I pianeti sono diversi tra loro, basti a pensare a Promethea e ai suoi grattacieli e strade a Eden-6, una giungla paludosa dominata da diverse creature. Sebbene siano soltanto due esempi, di pianeti esplorabili ce ne sono ben sei, ognuno con le proprie caratteristiche e diversità, con zone ampie ed ispirate, nonostante si noti soltanto a metà dell’avventura, quando la trama si evolve inaspettatamente e si slega in diversi scenari che, alla base, garantiscono dei considerevoli colpi di scena.
Complice una direzione artistica ottimale, quel che cattura di ogni pianeta è l’ambientazione. Che siano le strade di Promethea o la giungla di Eden-6, ad averci lasciati sgomenti è la direzione artistica e il level design, ispirato e, a differenza di Borderlands 2, meglio utilizzato soprattutto nelle varie zone proposte, sempre ampie e diverse fra loro. I colori sono vivaci, vivi e travolgenti. Riescono a catturare, sottoscrivono la volontà di stupire, il vero messaggio di fondo di Gearbox e la propria volontà a migliorare il brand.

Buono ma non ottimale…

Laddove si nota una cura particellare del cel shading e un miglioramento dei modelli poligonali delle strutture e degli NPC, c’è un calo esponenziale di cali di frame durante i momenti concitati o quando si apre l’inventario. Non fastidioso né limitante per quanto concerne l’intera esperienza, ma da sistemare quanto prima in una patch risolutiva che migliori in larga parte il comparto grafico, che è stato comunque affinato e limato dai vecchi difetti presenti in Borderlands 2. Non esente da alcuni crash o bug che non si possono trascurare, soprattutto in sede di recensione, il titolo pecca di queste minuscole nonché importanti peculiarità, a cui Gearbox metterà una pezza con un aggiornamento in vista del DLC gratuito previsto in Ottobre.

Mayhem for life…

Come se non bastasse le modalità presenti in Borderlands 3, una volta concluso, sono ben tre, un caso straordinario:

– La Modalità Normale, in cui sarà possibile continuare l’avventura lasciata in sospesa per concludere le missioni secondarie in vista del New Game Plus.

– La Modalità Mayhem, che è la più riuscita e rinnova progressivamente l’endgame di Borderlands: scegliendo dove mettere la maschera sulla Sanctuary, sarà infatti possibile aumentare il livello dei nemici per accaparrarsi bottini più ambiti e aumentare la barra che sblocca i Livelli Duro, che resteranno bloccati fino alla fine della campagna principale.

– La Modalità Vero Cacciatore della Cripta, un vero e proprio New Game Plus in cui si può ripercorrere la storia principale con un livello di sfida superiore mantenendo armi, livello, equipaggiamento e scudi.

Oltre ad arricchire complessivamente un titolo che già esagera per un numero esaltante di missioni secondarie, sfide e innumerevoli Easter Eggs presenti nell’intera esperienza, il picco massimo si raggiunge proprio grazie all’endgame, che garantisce ulteriori ore di divertimento e alimenta, a suo modo, una sistematica e attenta cura per offrire al videogiocatore una conclusione che, alla fine, si dimostra un inizio. Che sia con un amico o da soli, quello che si evince da Borderlands 3 è la sua voglia di donare al videogiocatore degli istanti da ricordare, da portare con sé.

In sintesi…

Gearbox è un team coraggioso, capace di amalgamare un rinnovamento con le formule già provate nei recenti episodi della serie. Non ha momenti morti né si stroppia in una scrittura non sempre ottimale. Raccogliere l’eredità di Jack il Bello è complesso, soprattutto per i Calypso, ma convincono soprattutto nelle battute finali dell’esperienza di gioco.
Borderlands 3 è un titolo che si espande, esagera, migliora e aggiunge senza togliere niente di quello che si è già visto nel 2012. Risponde alle domande con convinzione e decisione, rimarca la sua intenzione di stupire in futuro. Oltre a presentare uno shooting coinvolgente, offre un’avventura lunga venticinque ore, ne alimenta altre cinquanta non contando il New Game Plus e il raggiungimento degli obiettivi sbloccabili su Xbox One, gli achievements su PC o i Trofei su PlayStation 4.
Borderlands 3 unisce vecchio e nuovo, alimenta e rinnova ancora le sue meccaniche, tenendo legata la sua lore a livelli unici, da lasciare di stucco. In ogni sua peculiarità, ecco che stupisce.

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