La Casertana, la filosofia e il suo portierone

La Tassoneria Casertana ha una linea societaria netta sugli stipendi, ci confida Simone Moricca DS e neo-presidente della società, ogni giocatore parte con almeno 100k di stipendio.

In S4, avendone avuto la possibilità, la società ha portato gli stipendi in un range compreso tra i 150k ed i 200k. Sfumata la promozione in B, si è sentito il bisogno di “ricostruire” il merito di uno stipendio da categoria superiore e quindi la decisione di tornare al minimo di 100k.

“C’è chi per meriti particolari, ed è anche il caso di Luca che è l’ex portiere della Nazionale, lo stipendio è più alto. È giusto che a chi porta un valore aggiunto sia riconosciuto un merito extra”, afferma Moricca.

Il ragionamento nasce dalla volontà di tenere un bilancio in ordine e poter reagire senza affanni agli imprevisti. La dirigenza campana ha individuato un limite di spesa complessivo per i salari e sta lavorando per mantenere il bilancio in regola e non avere problemi finanziari, che, spalle al muro, si risolverebbero solamente con decisioni drastiche che in condizioni normali mai si prenderebbero.

I bonus attività sono una “non soluzione”.

“I bonus attività hanno un grande difetto: sono imprevedibili” – sentenzia il presidente – “un giocatore medio non sa se e quanti ne può garantire. Per fare un lavoro di programmazione sul bilancio hai bisogno di dati certi. Gli stipendi sono un dato certo, da quelli non si scappa. I bonus attività dal punto di vista finanziario sono un imprevisto.”

La Casertana preferisce ritoccare gli stipendi a metà stagione, quando le tendenze sulle attività e sui coinvolgimenti sono almeno intuibili se non delineati. Il monito di Moricca è di non fare troppo affidamento sui bonus attività altrimenti si rischia di finire in rosso e di dover cedere qualcuno a condizioni svantaggiose pur di tornare in pari, cosa che non è nello stile di un DS cauto e razionale come lui.

Aggressività sul mercato e stipendi bassi VS. Oculatezza e Coesione

“Mantenere stipendi bassi per avere fondi extra per il mercato è controproducente! Si rischia di investire milioni, su un giocatore che potrebbe rendere poco o non trovarsi bene o diventare inattivo o addirittura bannato. Andasse male, come si rientra dalla perdita? E sul lato sportivo, del resto, se gli stipendi sono troppo bassi come fai a potenziare i giocatori? Ti condanni ad un ciclo di mediocrità. Un giocatore solo non risolve la stagione, se il resto del gruppo non lo può supportare adeguatamente.”

Il fatto di avere stipendi simili, continua Simone, almeno in partenza, evita gelosie. I giocatori partono tutti alla pari e chi ha le doti emerge, ma importa prima di tutto il risultato della squadra. Se funziona bene la squadra, è più facile accettare qualche panchina, anzi si riescono a gestire meglio le energie.

L’attività come parametro per l’attribuzione di stipendi più alti

Una maggiore attività consente alla società di avere più soldi da dedicare anche agli stipendi, oltre che al mercato. Ci sono però dei casi, ad esempio i top player, come Luca, o chi serve la squadra non solo sul campo di gioco che vanno premiati.

Luca Invernizzi, ex portiere della Nazionale, in prima battuta è stato coinvolto all’interno del Progetto da Alessandro Pironti. La cosa che più lo ha affascinato è la parte più “ruolistica” e caciarona del progetto, che poi col tempo è cresciuto fino a diventare quello che conosciamo adesso.

Luca Invernizzi, dalla A alla C, con lo stipendio ritoccato al ribasso, questa scelta è una sfida: dopo aver fatto bene in serie A, Luca vuole capire se è in grado di gruppo che lotta nelle serie minori e farlo crescere.

“Lo stipendio ritoccato è invece una scelta nata da due esigenze: da una parte la volontà di investire in una squadra in cui credo parecchio. Dall’altra, molti di quei soldi andavano a ripagare i debiti che da sempre accumulo per la mia dipendenza da alcool e gioco d’azzardo.

Alcuni nuovi compagni, non posso dire i nomi per riservatezza, mi stanno portando verso una vita di sobrietà e ritiro spirituale. Ne uscirò più forte.

Anche se questa nuova vita di sobrietà forse prenderà di sorpresa alcuni miei vecchi compagni di Progetto Gaming. Ora vedo il mio corpo come un tempio: fatto principalmente in stile gotico/romanico, con simpatiche decorazioni a mosaico.” *ride*

Risate a parte, continua Luca, la gestione oculata della squadra, insieme a dei risultati che, anche senza la promozione, rimangono veramente ottimi fanno venire la voglia di sacrificarsi, e se servirà, Luca sarà pronto a farlo anche in futuro.

Amo pensare che all’interno del progetto ti diverti se ti impegni, è vero secondo voi?

Luca: Il Progetto è divertente a tanti livelli, e in modo diverso, per persone diverse. Concordo che il massimo ce l’hai quando sei attivamente coinvolto, ma credo dipenda dal fatto che se “fai squadra” entri sul serio a far parte del gruppo.

Simone: Sicuro. Io ho iniziato da semplice difensore centrale, poi sono stato addestrato da DS “così mi dai una mano ché devo pensare anche ad altro”, in più ho preso il patentino da allenatore perché non si sa mai, con la Ternana (e in cantiere ci sono anche il Taranto e la Casertana) sto tornando al mondo del kit design che avevo iniziato anni fa grazie ad Alfonso “th3answer”, che mi fa piacere ricordare come il primo maestro della community italiana e da pochi giorni sono anche presidente della Casertana. E meno male che non sono ancora coinvolto in giornali vari… Più ti fai coinvolgere, più ti trovi immerso e da questo non c’è via di fuga. Sarebbe magnifico se un giorno si potesse superare il monoruolo e le società satellite potessero avere sia DS che allenatore diversi da quelli della società di riferimento… Le persone vanno formate e devono essere lasciate in grado di spiccare il volo, senza presenze ingombranti. Ma è la mia opinione da DS in Serie C, non mi aspetto sia troppo condivisa nelle alte sfere.

Il #fulcOUT, dal sogno alla realtà!

Simone: Il monoruolo prima ci ha regalato il #fulcOUT giusto, con Daniele che era tornato in presidenza e ha dovuto rinunciare al ruolo dopo pochi giorni, e poi quello sbagliato, con Pier Gaetano che purtroppo essendo DS anche della Ternana ha dovuto lasciare e farsi sostituire da me. La cosa buona è che siamo riusciti comunque a tenerli in società, anche se con il ruolo di marketing manager. Daranno una mano a vivacizzare lo spogliatoio, finalmente lavoreranno… E poi comunque li abbiamo spediti in Messico, voglio dire. Fora di ball. #fulcOUT dal lato giusto del Muro.

Grazie a Simone e a Luca abbiamo potuto scoprire un po’ di più sull’universo Tassoneria Casertana, una società che spicca per grande affiatamento e simpatia, il cui vero fiore all’occhiello è l’oculatezza nel trattare stipendi e bilancio, cosa che il DS dentro di me apprezza tantissimo. Valorizzare i propri giocatori dovrebbe essere un atteggiamento condiviso dalla community, che troppo spesso, invece, si lascia abbagliare da tecnicismi e da schede dalla CA fantasmagorica, anteponendo i risultati al puro divertimento, proprio del Gioco di Ruolo a cui stiamo giocando tutti.

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